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Salute

SALUTE – PERCHE’ LA MUSICA FA BENE AI GIOVANI. I BENEFICI DELLA MUSICOTERAPIA SPIEGATI DA ADELIA LUCATTINI,ORDINARIO DELLA SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

La musica tocca corde profonde, soprattutto durante l’adolescenza e la giovinezza, un periodo della vita, caratterizzato da profonde trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali. Per i giovani, la musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, una bussola identitaria e, in molti casi, una terapia quotidiana.

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SALUTE - PERCHE’ LA MUSICA FA BENE AI GIOVANI. I BENEFICI DELLA MUSICOTERAPIA SPIEGATI DA ADELIA LUCATTINI,ORDINARIO DELLA SOCIETA’ PSICOANALITICA ITALIANA

Redazione-  La musica tocca corde profonde, soprattutto durante l’adolescenza e la giovinezza, un periodo della vita, caratterizzato da profonde trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali. Per i giovani, la musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, una bussola identitaria e, in molti casi, una terapia quotidiana.

“I motivi principali per cui la musica ha questo straordinario valore terapeutico – spiega la psicoanalista e psichiatra Adelia Lucattini,  Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana – si sviluppano, su tutti i livelli di sviluppo (bio-psico-sociale) integrati e interagenti tra loro”.

“Dove le parole non arrivano, si inceppano o diventano un ostacolo alla comunicazione – avverte Lucattini – nel silenzio comunicativo o nel caos emozionale, la musica rappresenta un canale privilegiato, il fil rouge che unisce giovani di ogni generazione. Attraverso le cuffie costantemente collegate agli smartphone, non c’è solo intrattenimento, ma la ricerca di un baricentro. La musica si rivela così un potentissimo “regolatore emotivo” spontaneo, capace di dare forma alla rabbia, espressone alla tristezza e voce ai conflitti interiori che i ragazzi non sanno o non possono verbalizzare”. Ma come può una melodia trasformarsi in uno strumento di cura e in che modo, la musicoterapia, oggi, si inserisce nei percorsi clinici e multidisciplinari di supporto psicologico per i più giovani? Vediamolo insieme ad Adelia Lucattini in questa intervista.

 

Dott.ssa Lucattini, per gli adolescenti l’ascolto della musica è quasi una costante quotidiana. Prima ancora di diventare un percorso clinico guidato, in che modo l’uso spontaneo che i ragazzi fanno della musica rappresenta una forma di autoregolazione emotiva profonda e di auto-cura?

 

Nell’adolescenza la musica ha un valore particolare, perché accompagna una delle trasformazioni profonde della vita: il passaggio dall’identità infantile a un’identità più autonoma, personale e sociale. Se nel bambino piccolo la musica è soprattutto ritmo, voce, corpo, ninna nanna, presenza materna e “involucro sonoro”, nell’adolescente diventa anche scelta, appartenenza, linguaggio emotivo e ricerca di sé.

Il riferimento ad Anzieu è molto importante: l’“involucro sonoro” nasce precocemente nella relazione madre-bambino, ma in adolescenza viene in qualche modo rielaborato. L’adolescente ha bisogno di separarsi dai genitori, ma anche di costruire nuovi contenitori psichici. La musica può diventare proprio questo: un nuovo involucro, non più soltanto familiare, ma personale e gruppale. La playlist, il concerto, la band, il genere musicale preferito, la canzone ascoltata in cuffia, diventano luoghi simbolici in cui il ragazzo può riconoscersi, consolarsi, differenziarsi, pensare.

Gli studi sulla musica e lo sviluppo mostrano che il coinvolgimento musicale attivo – suonare, cantare, comporre, improvvisare – favorisce funzioni intellettive ed emotive importanti. Alcuni studi statunitensi condotti nelle high school hanno evidenziato che due anni di lezioni musicali di gruppo migliorano la codifica neurale del linguaggio e la maturazione dei processi uditivi, con effetti collegati anche all’attenzione, alla lettura e all’apprendimento. Non è quindi solo “ascoltare musica”: è fare esperienza attiva del suono, del ritmo, della coordinazione, dell’attesa, dell’ascolto dell’altro.

Nelle scuole superiori anglosassoni, la partecipazione a cori, orchestre e gruppi musicali è considerata come esperienza di crescita socio-emotiva che favorisce l’apprendimento delle materie curriculari. La musica di gruppo sostiene competenze come cooperazione, perseveranza, autoregolazione, senso di appartenenza, fiducia in sé e capacità di stare dentro una relazione senza perdere la propria voce. Anche studi su studenti universitari mostrano che la partecipazione agli ensemble musicali, basta pensare alle fanfare delle università francesi, può favorire bisogni psicologici fondamentali come relazione, competenza e autonomia (Contributions to Music Education, 2023),

Negli ultimi anni, anche all’interno di contesti terapeutici, si utilizza molto la scrittura di testi o la creazione di playlist condivise. Qual è il valore psicologico, in termini di identità e autostima, nel vedere la propria sofferenza o la propria rabbia “oggettivata” e trasformata in una canzone, prendendo in qualche modo le distanze dal proprio dolore?

La correlazione tra musica e cervello in adolescenza è oggi molto studiata, perché proprio durante questa fase della vita è estremamente plastico, emotivamente sensibile e ancora in piena maturazione. La musica non coinvolge una sola area cerebrale, ma attiva contemporaneamente funzioni mentali, la psiche, “circuiti” emotivi, cognitivi, motori e relazionali: memoria, attenzione, linguaggio, immaginazione, vitalità e valorizzazione dell’esperienza.

Lo psicoanalista Theodor Reik aveva intuito molto precocemente che la dimensione uditiva è profondamente legata ai processi inconsci e affettivi. In adolescenza questo aspetto diventa ancora più evidente: i ragazzi spesso usano la musica come un linguaggio emotivo alternativo, capace di esprimere ciò che non riescono ancora a dire apertamente. Molte emozioni adolescenziali (rabbia, malinconia, senso di esclusione, desiderio amoroso, bisogno di appartenenza) trovano nella musica una forma di rappresentazione e contenitore.

Dal punto di vista neuropsicologico, ascoltare o scrivere musica e poi metterla in pratica stimola il rilascio di dopamina e coinvolge i circuiti cerebrali del piacere e della motivazione. Per questo la musica può favorire sentimenti positivi, aumentare il senso di vitalità e aiutare gli adolescenti a modulare stati emotivi intensi o instabili. Ma non si tratta solo di “sentirsi meglio”, la musica aiuta anche a costruire identità. L’adolescente sceglie musiche che “lo rappresentano”, che raccontano qualcosa di sé, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare (Journal of Creativity in Mental Health, 2026).

 

Uno dei più grandi ostacoli con i pazienti adolescenti, come mi spiegava poco fa, è proprio quello di abbattere il silenzio o la difficoltà a verbalizzare il proprio malessere, secondo il Suo parere, la musicoterapia, sia essa l’ascolto guidato o l’improvvisazione attiva riesce a superare queste resistenze e a fare emergere vissuti traumatici o conflitti profondi che altrimenti, rimarrebbero inespressi? E come è possibile, secondo Lei,  che la musica possa stimolare l’intelligenza dell’adolescente?

 

La musica può stimolare profondamente l’intelligenza dell’adolescente perché coinvolge contemporaneamente emozioni, pensiero, memoria, immaginazione e capacità relazionali. Le neuroscienze in accordo con la psicoanalisi, mostrano che l’esperienza musicale attiva molte aree cerebrali insieme e favorisce l’integrazione tra mondo emotivo e cognitivo. Studi recenti confermano inoltre che la musica sostiene la regolazione emotiva, la resilienza psicologica e la capacità di mentalizzazione, aspetti centrali proprio durante l’adolescenza.

Numerosi autori hanno evidenziato come la musica comunichi direttamente con il mondo affettivo e inconscio attraverso il ritmo e il suono. In adolescenza questo aspetto è particolarmente importante, perché il ragazzo vive emozioni intense e spesso difficili da verbalizzare. La musica diventa allora una forma di pensiero emotivo: permette di contenere stati interni confusi, dare forma alle emozioni e trasformare l’impulsività in esperienza rappresentabile.

Philippe Gutton ha mostrato come l’adolescenza sia il tempo della “pubertà psichica”, cioè di una profonda riorganizzazione interna. In questa fase la musica può aiutare il ragazzo a costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero, accompagnando il delicato lavoro di costruzione dell’identità. L’importanza dell’esperienza estetica nella crescita mentale, la musica, come altre esperienze artistiche, favorisce la capacità di pensare, immaginare e tollerare la complessità emotiva. Attraverso il suono e il ritmo, l’adolescente può avvicinare aspetti profondi di sé senza sentirsi troppo esposto o minacciato dalla parola diretta. L’“involucro sonoro” come di una prima struttura psichica fondata sulla voce, sui suoni e sulla musicalità della relazione. In adolescenza questo involucro viene in parte ricostruito attraverso le musiche amate, le canzoni ascoltate ripetutamente, le esperienze musicali condivise, che diventano contenitori emotivi e strumenti di identificazione.

Le ricerche più recenti confermano che la musica attiva anche i sistemi neuropsicologici collegati alla regolazione interna, alla memoria autobiografica e al senso di identità personale. Inoltre, gli interventi di musicoterapia negli adolescenti possono ridurre ansia, isolamento emotivo e sintomi depressivi, migliorando la capacità di esprimere e comprendere i propri stati interni. La musica, quindi, non stimola soltanto abilità artistiche, ma sostiene la crescita mentale dell’adolescente, la creatività e la trasformazione delle emozioni in pensieri condivisibili (Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry, 2026).

Che tipo di Musica, a Suo avviso, è adatta agli adolescenti?

Tutti gli studi affermano che non esistano generi musicali “giusti” o “sbagliati” per gli adolescenti. La musica più importante è quella che il ragazzo sente come propria, quella che gli permette di riconoscersi, emozionarsi, pensare e sentirsi vivo. In adolescenza la musica è profondamente legata alla costruzione dell’identità e alla regolazione emotiva, ogni ragazzo sceglie sonorità che parlano del suo mondo interno, delle sue emozioni, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare.

Una ricerca dell’Universidad Autónoma de Madrid, dimostrano infatti che non è tanto il genere musicale in sé a essere terapeutico o dannoso, quanto il modo in cui la musica viene vissuta, sia in solitudine che in compagnia. La ricerca contemporanea evidenzia che la musica può aiutare gli adolescenti a regolare emozioni intense, ridurre ansia e solitudine e favorire processi di autoriflessione e costruzione dell’identità.

Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, la musica può essere considerata uno spazio privilegiato di trasformazione mentale. Sigmund Freud aveva già intuito che l’esperienza artistica permette di dare espressione simbolica a desideri, conflitti ed emozioni profonde che non riescono a trovare facilmente parole. In adolescenza questo processo è particolarmente importante, perché il ragazzo attraversa una fase di intensa turbolenza emotiva e identitaria.

La mente cresce attraverso la capacità di trasformare emozioni grezze e confuse in pensieri pensabili. Il ritmo, la melodia e la ripetizione permettono di organizzare ciò che inizialmente appare caotico o travolgente. Thomas Ogden sottolinea l’importanza degli spazi creativi e immaginativi nello sviluppo del Sé. Attraverso la musica l’adolescente può entrare in contatto con aspetti profondi della propria interiorità senza sentirsi immediatamente esposto al giudizio o costretto alla verbalizzazione diretta. La musica diventa così una forma di pensiero emotivo, un luogo psichico in cui il ragazzo può sentirsi esistere, immaginare sé stesso e costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero.

E’ fondamentale non solo ascoltare musica, ma viverla attivamente, praticarla, suonare, cantare, improvvisare, comporre. Quando l’adolescente vive la musica, sperimenta un processo creativo che rafforza identità, fiducia in sé e capacità relazionale. Fare musica significa trasformare emozioni interne in qualcosa di comunicabile, condiviso e pensabile, un’esperienza profondamente evolutiva per la mente adolescenziale.

Anche molti musicisti e artisti hanno raccontato questa funzione vitale della musica nell’adolescenza. David Bowie diceva della musica: “Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso”, mentre Ezio Bosso sottolineava che “la musica ci insegna la cosa più importante che esista, ascoltare”. Questo è centrale anche sul piano psicologico, attraverso la musica l’adolescente impara ad ascoltare sé stesso, le proprie emozioni e gli altri, a dipingere l’affresco della propria vita.

Quali consigli si sente di dare?

 

– È importante ascoltare la musica, in quanto aiuta i ragazzi a comprendere meglio se stessi. La musica favorisce la regolazione emotiva e permette di dare forma a stati d’animo difficili da esprimere a parole;

-Suonare o cantare stimola mente e creatività. La pratica musicale migliora attenzione, memoria, concentrazione e capacità di espressione personale;

-Fare musica insieme riduce isolamento e solitudine. Band, fanfare, cori e gruppi musicali favoriscono relazioni, ascolto reciproco e senso di appartenenza;

-Favorisce un migliore rendimento scolastico e universitario. Disciplina, memoria, organizzazione mentale e capacità di concentrazione vengono rafforzate dalla pratica musicale;

-Aiuta a costruire identità e autostima. Attraverso la musica ci si può riconoscere nel proprio stato d’animo e nelle proprie emozioni e sentirsi in molti casi, più sicuri di se stessi;

-La passione musicale può diventare anche una professione. Musicista, cantante, produttore, insegnante o musicoterapeuta: la musica può trasformarsi in un percorso lavorativo e creativo;

-La musica aiuta sempre a combattere ansia e depressione. La musica e musicoterapia sostengono il benessere psicologico e la regolazione delle emozioni.

Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione

Marialuisa Roscino

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Salute

Il boom delle diagnosi metaboliche alla clinica Ini di Canistro: le richieste superano l’offerta per l’open day dedicato alla salute

🍎 Il successo dell’open day alla clinica Ini di Canistro conferma quanto sia crescente la richiesta di prevenzione metabolica nel nostro territorio. Dalle nuove diete personalizzate alla tecnologia Dexa, ecco come la struttura sta affrontando l’obesità.

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#Canistro #Salute #Nutrizione #Abruzzo

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Redazione-  Canistro, in provincia dell’Aquila, è diventato lo scorso fine settimana il centro di un importante presidio di medicina preventiva. La clinica Ini, situata lungo la strada che collega la Valle Roveto al cuore dell’Abruzzo, ha fatto registrare il tutto esaurito durante l’open day dedicato alla nutrizione e alla prevenzione metabolica. L’iniziativa ha richiamato decine di cittadini, determinati a monitorare il proprio stato di salute per contrastare i rischi legati al sovrappeso e all’obesità, patologie che negli ultimi anni hanno assunto i connotati di una vera emergenza sanitaria su scala nazionale.

Le trenta visite effettuate hanno rapidamente saturato l’agenda dell’Ambulatorio di Nutrizione della struttura, una realtà che opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il centro di Canistro è parte integrante del Gruppo INI, un colosso della sanità privata che vanta una storia ultradecennale, con radici solide in Abruzzo, nel Lazio e in tutto il Centro-Sud Italia. Con un network composto da dieci strutture sanitarie, oltre 1.200 posti letto e una forza lavoro che sfiora i 2.000 dipendenti, il gruppo si conferma un punto di riferimento per il territorio montano rovetano e per le comunità limitrofe.

Un protocollo medico di alta precisione

La giornata di screening si è distinta per l’accuratezza diagnostica. Il dottor Alessandro Grosso, responsabile dell’ambulatorio, ha guidato un percorso multidisciplinare che ha permesso ai pazienti di accedere a una valutazione clinica a 360 gradi. Ogni partecipante è stato sottoposto a un’anamnesi alimentare rigorosa, affiancata da esami di laboratorio mirati. Un elemento di eccellenza è stato l’impiego della tecnologia Dexa total body, un esame strumentale avanzato che permette di analizzare la composizione corporea con estrema precisione, distinguendo tra massa grassa, massa magra e densità ossea.

Questi dati, incrociati con le valutazioni del peso e la storia clinica del soggetto, hanno permesso al dottor Grosso di delineare un piano terapeutico cucito su misura. L’attenzione verso il singolo individuo è stata il cardine delle sessioni ambulatoriali: “Le visite sono state estremamente approfondite”, ha spiegato il medico al termine della maratona diagnostica. “La durata di ogni consulto è stata strutturata per non lasciare nulla al caso, garantendo una valutazione accurata delle abitudini e delle criticità di ogni cittadino che si è rivolto alla nostra struttura”.

Dopo il successo, si prepara il secondo appuntamento

Il grande interesse dimostrato dalla popolazione ha generato una lista d’attesa significativa, con numerose richieste rimaste inevase a causa della capienza limitata del primo open day. Per rispondere a questa crescente domanda di salute, la direzione della clinica ha già annunciato l’organizzazione di una seconda giornata di screening dedicata alla nutrizione e alla prevenzione metabolica, le cui date saranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali della struttura.

L’obiettivo di queste iniziative resta quello di intercettare precocemente le insidie metaboliche. “Le patologie che minacciano chi vive una condizione di sovrappeso sono silenziose ma pericolose”, avverte il dottor Grosso. “Diabete, ipercolesterolemia, dislipidemia e insulino-resistenza sono condizioni su cui dobbiamo intervenire agendo energicamente sui corretti stili di vita”. A seguito delle visite, il medico ha prescritto regimi alimentari personalizzati, spaziando dalle diete Wlcd, ovvero “very low carb diet”, a percorsi basati sulla chetosi o, in molti casi, sul recupero della dieta mediterranea.

Il piano d’azione non si limita alla tavola. Il dottor Grosso ha ribadito con forza un concetto che spesso viene trascurato: la dieta, da sola, non è sufficiente. Il successo clinico passa imprescindibilmente attraverso un programma costante di attività fisica. La sinergia tra corretta alimentazione e movimento resta l’unica via percorribile per garantire la salute del metabolismo a lungo termine. La risposta positiva dei pazienti, metà dei quali ha già pianificato un controllo per il prossimo mese, testimonia quanto sia forte il bisogno di presidi sanitari radicati nel territorio, capaci di accompagnare i cittadini in un percorso verso il benessere fisico duraturo, lontano dalle mode e vicino alla scienza medica certificata.

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Salute

Tramonto della lettura: quando le immagini prevalgono sui contenuti. le conseguenze sulla mente.Intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana

Se per secoli il libro è stato il principale strumento di accesso alla conoscenza e di allenamento del pensiero, oggi il primato dell’immagine sulla parola scritta non è solo un cambio di formato, ma una vera e propria “trasformazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association. Intervista di Marialuisa Roscino

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Redazione-  Se per secoli il libro è stato il principale strumento di accesso alla conoscenza e di allenamento del pensiero, oggi il primato dell’immagine sulla parola scritta non è solo un cambio di formato, ma una vera e propria “trasformazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

“Questa nuova realtà digitale sta trasformando il modo in cui la nostra mente analizza la realtà, gestisce le emozioni e costruisce il proprio senso critico” – evidenzia Lucattini -, che approfondendo gli aspetti psicologici nei più giovani legati a questo cambiamento di visionare sui social una notizia, una comunicazione, avverte: “La lettura è un atto creativo, quando leggiamo, il nostro cervello deve ‘costruire’ i volti, le voci, le ambientazioni. È una palestra di immaginazione. Quando ci limitiamo a guardare un contenuto visivo, quel lavoro è già fatto per noi. Il rischio? Una mente che si passivizza, meno capace di visualizzare scenari complessi o di dare forma alla propria interiorità”.

Nei giovani, nel periodo di lungo termine, ciò può tradursi in un’incapacità di sopportare lo sforzo mentale che un contenuto lungo, scientifico o letterario richiede, inevitabilmente, con il rischio di compromettere la capacità di elaborare un pensiero critico e di sapersi relazionare in modo efficace con gli altri.

Nell’intervista di oggi approfondiamo tutti questi aspetti importanti da non sottovalutare!

Dott.ssa Lucattini, la lettura è una “palestra” per la nostra mente, in particolare per le nostre riflessioni. Cosa stiamo perdendo, secondo Lei, in termini di capacità di analisi se smettiamo di sviluppare i processi mentali con testi complessi se ci affidiamo solo alla brevità delle immagini, che spesso ci vengono imposte dai social, per esprimere un pensiero, una riflessione o un’idea?

Quando rinunciamo ai testi complessi, non perdiamo soltanto l’abitudine a leggere: perdiamo una forma di educazione del pensiero. La lettura lunga obbliga la mente a sostare, collegare, inferire, distinguere il vero dal verosimile, tollerare l’ambiguità e costruire nessi tra emozioni, memoria e ragionamento. L’immagine, invece, arriva subito, colpisce, emoziona, semplifica; ma se diventa l’unico linguaggio, rischia di impoverire la capacità di analisi, perché riduce il tempo della riflessione.

Dal punto di vista mentale, leggere testi complessi significa coltivare l’abitudine all’attenzione sostenuta, al pensiero simbolico, all’immaginazione, alla capacità critica e alla mentalizzazione, cioè alla possibilità di comprendere non solo “che cosa vedo”, ma “che cosa significa”. Se prevale solo la comunicazione breve, visiva, frammentata e rapida, il rischio è una mente più reattiva che riflessiva, capace di rispondere subito impulsivamente, ma meno abituata a pensare in profondità.

(Journal of Experimental Psychology General, 2024).

 

L’immagine, senz’altro, ci offre una risposta pronta, mentre la lettura ci pone domande, ma quanto incide a Suo avviso,  la “dieta digitale” basata su immagini brevi sulla nostra capacità di mantenere una memoria a lungo termine e di costruire ragionamenti logici articolati?

Incide molto, soprattutto se questa “dieta digitale” diventa esclusiva. Le immagini brevi danno una gratificazione immediata, ma spesso non chiedono alla mente di trattenere, collegare e rielaborare. La memoria a lungo termine, invece, si costruisce attraverso attenzione, ripetizione, associazione e profondità emotiva e cognitiva.

La lettura di testi articolati obbliga a seguire un filo logico, a mantenere in memoria ciò che è stato detto prima, ad anticipare ciò che verrà dopo e a costruire nessi causali. Il consumo continuo di immagini rapide, video brevi e frammenti visivi può invece abituare la mente al salto, all’interruzione, alla risposta immediata. Non significa che le immagini siano negative in sé: possono essere molto potenti se integrate al pensiero. Il rischio nasce quando sostituiscono stabilmente la parola, la narrazione e la complessità. In quel caso si indebolisce non solo la memoria, ma anche la capacità di costruire un ragionamento coerente, articolato e personale (Psychological Bulletin, 2025).

È possibile secondo Lei usare le immagini senza per forza sacrificare il contenuto? In che modo, possiamo farle convivere?

Sì, è possibile usare le immagini senza sacrificare il contenuto. Anzi, le immagini fanno parte da sempre della nostra vita psichica: sono una delle prime forme con cui pensiamo, sogniamo, ricordiamo e comunichiamo. In psicoanalisi potremmo dire che sono anche un linguaggio dell’inconscio.

Il problema non è l’immagine in sé, ma l’immagine imposta, ripetitiva, veloce, che non lascia spazio alla costruzione interiore. Le immagini dei social spesso arrivano già pronte, già interpretate, già cariche di emozione, rischiano di comprimere la capacità di “vedere con la mente”, di fantasticare, di creare immagini proprie.

Il libro fa il movimento opposto, non dà tutto subito. Attraverso le parole, l’arricchimento del linguaggio, la varietà lessicale e l’articolazione del pensiero, permette al lettore di generare immagini interne. Le immagini e le parole possono convivere molto bene quando l’immagine apre domande, sostiene la narrazione e amplifica il pensiero. Le immagini dei social media diventano dannose quando sostituiscono la parola, la fantasia e la possibilità di pensare (Frontiers of Psychology, 2016).

I recenti dati scientifici parlano chiaramente, c’è un netto calo della lettura dei testi in generale e più particolare, nei più giovani. Quali strategie “costruttive” è possibile al riguardo mettere in atto per trasformare il linguaggio visivo da “nemico della profondità” a strumento per invogliare maggiormente le persone a tornare a leggere?

Il linguaggio visivo può diventare un alleato della lettura, non necessariamente un suo nemico, quando viene integrato con la parola e con la narrazione (The Australian Journal of Language and Literacy, 2025). L’immagine, infatti, è da sempre una via privilegiata di accesso alla vita psichica: precede la parola, accompagna la fantasia, alimenta il sogno, il ricordo e l’immaginazione (Journal of the American Psychoanalytic Association, 2015). In questo senso può funzionare come una soglia, un primo richiamo emotivo capace di avvicinare anche i più giovani al desiderio di leggere.

Il punto è non lasciare che l’immagine resti chiusa in se stessa, consumata rapidamente e poi subito sostituita da un’altra, perché la fruizione veloce e ripetitiva dei contenuti visivi può indebolire attenzione, controllo cognitivo e continuità del pensiero. Occorre trasformarla in un invito alla narrazione, alla curiosità, alla parola, cioè in un’apertura verso un significato più profondo. Una copertina, un’illustrazione, una scena cinematografica, un fumetto, un booktrailer o anche un contenuto social ben costruito possono aprire uno spazio interno, evocare atmosfere e far nascere il desiderio di conoscere la storia che sta dietro l’immagine (Social Network Analysis and Mining, 2025).

 

Con i giovani è importante partire dai linguaggi che già abitano: serie, videogiochi, graphic novel (romanzi a fumetti), BookTok, fanfiction, immagini digitali, perché la motivazione alla lettura cresce quando si collega agli interessi personali e al mondo emotivo del lettore. Da lì si può costruire un ponte verso testi più complessi, senza contrapporre rigidamente immagine e libro. La lettura non dovrebbe essere vissuta soltanto come dovere scolastico o prestazione, ma come esperienza personale, emotiva e creativa, capace di rafforzare linguaggio, immaginazione e identità (Reading Research Quarterly, 2025).

In questa prospettiva, l’immagine non sostituisce la profondità, ma la prepara, se diventa stimolo e non saturazione. Può diventare un passaggio tra immediatezza e pensiero, tra emozione e parola, tra fantasia e capacità di costruire significati. Il compito educativo è proprio questo, aiutare bambini e adolescenti a non fermarsi alla superficie visiva, ma a trasformare ciò che vedono in racconto, immaginazione e pensiero (Educational Research, 2024).

Se la lettura è la palestra del pensiero, quali sono “le abilità mentali” che i ragazzi di oggi rischiano di non sviluppare affatto?

I ragazzi rischiano di sviluppare meno alcune abilità fondamentali: attenzione prolungata, memoria di lavoro, capacità di collegare causa ed effetto, pensiero simbolico, immaginazione, linguaggio articolato e pensiero critico. La lettura educa la mente a restare dentro un ragionamento; senza questa abitudine, il pensiero rischia di diventare più rapido, ma anche più frammentato e meno profondo (Psychological Bulletin, 2025).

Esiste una correlazione tra la riduzione della lettura profonda e l’aumento di stati d’ansia o di stress nei giovanissimi?

Sì, ma più che una relazione automatica e lineare, parlerei di una correlazione indiretta. Quando diminuisce la lettura profonda, spesso aumenta il tempo trascorso in ambienti digitali rapidi, frammentati e iperstimolanti. Questo può ridurre gli spazi di silenzio, concentrazione, elaborazione emotiva e capacità di astrazione, che aiutano i ragazzi a dare forma alle proprie ansie. La lettura, invece, permette di sostare nei pensieri, riconoscere emozioni, immedesimarsi e trasformare la tensione interna in racconto, inoltre, li appassionano rendendoli più desiderosi di studiare, informarsi e creare relazioni profonde. Quando questa funzione manca, il contenimento del pensiero non è sufficiente, l’ansia rischia di essere e restare più immediata, scaricata nel corpo anche perché meno pensabile (Journal of Medical Internet Research, 2026).


Quali consigli si sente di dare loro per trovare o non perdere il piacere e l’importanza di leggere un libro o un articolo lungo di un quotidiano o di una rivista?

 

-Partire da ciò che incuriosisce e piace davvero, non da quello che “si deve” leggere, spesso romanzi difficili, adatti in un momento successivo;

-Usare immagini, film, serie o anche i social come porte d’ingresso verso un libro o un articolo adatti all’età;

-Leggere poche pagine al giorno, ma con continuità. La voce dei genitori genera un legame profondo con il libro e la lettura;

-Tenere lontano smartphones o tv accesa durante la lettura, per favorire la concentrazione, il piacere dell’ascolto, proteggere attenzione e memoria;

-Sottolineare parole, frasi, immagini mentali, dando un’interpretazione personale poichè leggere è anche dialogare con il testo e far dialogare i figli con se stessi e il racconto;

– Condividere ciò che si legge con amici, genitori, insegnanti, in questo modo la lettura diventa relazionale e rafforza i rapporti anche extrafamiliari, con gli amici e in ambito scolastico;

-Scegliere libri che vi emozionano, perché il piacere nasce quando il libro parla anche di noi, ci coinvolge e appassiona. Tutti i sentimenti e le emozioni vengono trasmessi ai figli che apprendono, amano e vivono insieme a voi.

Lucattini

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Salute

Roma, FondItalia finanzia il piano per formare e assumere i primi duecento infermieri provenienti dall’Argentina

🚨 PIANO INFERMIERI DALL’ESTERO! FondItalia stanzia 500mila euro per il nuovo Avviso FEMI 2026.01, un progetto con FederTerziario, UGL e AIOP per formare e assumere i primi 200 infermieri stranieri. I corsi di lingua e qualificazione partiranno in Argentina presso l’Università di Cordoba, con contratti di assunzione minimi di 12 mesi in Italia. Sostegno del Ministero degli Esteri per colmare il deficit sanitario. I dettagli 👇#fonditalia #federterziario #aiop #ugl #infermieriesteri #argentina #sanità #lavorosanità #marziobartoloni #pagineutili

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Alessandro Franco_Segretario Generale FederTerziario

La conferenza stampa alla fondazione Willy Brandt con i vertici di FederTerziario Ugl e Aiop per la sanità

Roma – Un innovativo, strategico e ambizioso modello di cooperazione internazionale e formazione professionale, mirato a colmare la cronica e drammatica carenza di personale sanitario e a favorire un flusso migratorio regolare e qualificato verso le strutture ospedaliere della penisola, è stato presentato ufficialmente nel cuore della capitale. Presso i locali della Fondazione Willy Brandt a Roma, si è svolta la conferenza stampa di lancio del nuovo strumento finanziario denominato Avviso Femi duemila ventisei punto zero uno. L’importante iniziativa assistenziale, nata dalla stretta collaborazione sinergica tra i vertici del fondo interprofessionale FondItalia, i dirigenti sindacali di FederTerziario, i rappresentanti della sigla dell’Ugl e gli esponenti dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata Aiop, si propone di investire risorse ingenti per l’addestramento pre-partenza di professionisti paramedici residenti nei Paesi terzi da inserire stabilmente negli organici aziendali.
I dettagli del piano di reclutamento, presentati nel corso di un dibattito moderato dal giornalista del quotidiano Il Sole Ventiquattro Ore Marzio Bartoloni, coordinatore editoriale della bacheca di Ventiquattro Ore Salute, prevedono una dotazione finanziaria iniziale pari a cinquecentomila euro. Questo stanziamento permetterà di finanziare progetti formativi mirati all’apprendimento linguistico e alla qualificazione specialistica di candidati stranieri, i quali al termine del percorso didattico sottoscriveranno contratti di assunzione della durata minima di dodici mesi con le cliniche private italiane associate al fondo esattoriale.

I percorsi universitari a Cordoba e l’appoggio del ministero degli Affari Esteri per i flussi regolari

Il direttore generale di FondItalia, Egidio Sangue, ha evidenziato come l’avviso offra una risposta concreta e strutturale a una delle sfide più complesse del sistema sociosanitario, coniugando lo sviluppo delle competenze professionali con i processi di integrazione regolare e trasparente. La sperimentazione strategica prenderà il via ufficiale in Argentina, un Paese culturalmente e storicamente affine alla nostra penisola, avvalendosi della collaborazione accademica di prestigiosi atenei sudamericani come l’Università di Cordoba. Il progetto formativo oltreoceano avrà una durata complessiva di trecentottanta ore di lezione, garantendo l’acquisizione degli standard di sicurezza e qualità richiesti dai protocolli medici del Servizio Sanitario Nazionale.
L’impianto programmatico ha incassato il pieno e convinto sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il Capo di Segreteria Marco Petacco, portando i saluti formali del Sottosegretario di Stato Massimo Dell’Utri, ha ricordato la grande disponibilità manifestata dal personale paramedico di Buenos Aires e ha auspicato che l’America Latina si trasformi in un bacino strutturato a cui attingere per superare la logica dell’emergenza. Un plauso al progetto è giunto anche dal Senatore Mario Alejandro Borghese, eletto nella Circoscrizione dell’America Meridionale, il quale ha rimarcato il potenziale degli accordi commerciali tra il mercato del Mercosur e l’Unione Europea per favorire il rientro dei lavoratori oriundi italiani.

Il supporto di FederTerziario Formazione e la pianificazione della domenica in sala stampa

La confederazione di FederTerziario prenderà parte attiva al Comitato di Indirizzo del programma attraverso l’azione del segretario generale Alessandro Franco e del presidente della sezione sociosanitaria Simone Bentrovato, i quali monitoreranno l’andamento dei corsi in collaborazione con i partner di Inforjob e Jobconsult all’interno del partenariato intitolato La Salute bene Comune. Sul fronte della logistica si registra il grande interesse manifestato dal direttore generale dell’Aiop Filippo Leonardi, il quale ha confermato la disponibilità immediata delle strutture ospedaliere private ad accogliere fino a mille cinquecento infermieri stranieri nel prossimo futuro, mettendo a disposizione dei professionisti anche soluzioni abitative e alloggi aziendali per contrastare l’alto costo della vita nelle aree metropolitane.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione del piano Femi e l’arrivo dei primi infermieri argentini negli ospedali della Marsica e dell’Abruzzo in modo totalmente neutrale, offrendo guide utili e servizi speciali per aggiornare i lettori attenti ai temi della salute, della scuola, del lavoro e delle riforme del terzo settore in Italia.

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