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Politica

Sforzini: “Cari fratelli in camicia nera, l’errore di Togliatti e il suicidio politico di chi si fa comandare dagli estremisti”

“Cari fratelli in camicia nera…”. Il durissimo editoriale di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) spiega perché la Destra non deve farsi “comandare” dai suoi estremisti! 🏛️ 📜 Quando un partito politico cerca di rincorrere le sue “frange estreme” per non perdere i loro voti, finisce inevitabilmente per diventare ostaggio delle loro ossessioni e delle loro follie! In un meraviglioso editoriale, denso di storia e di politica pura, Luca Sforzini ripesca dalla memoria il clamoroso “Appello ai fratelli in camicia nera” lanciato nel 1936 da Togliatti, per spiegare un concetto formidabile: se cerchi di blandire gli estremisti parlando come loro, alla fine non sarai tu a conquistare l’estremista, ma sarà l’estremista a conquistare te! Sforzini lancia un monito durissimo contro i “cattivi consiglieri” (le cornacchie nere) che spingono verso l’integralismo religioso: “Non possiamo combattere l’integralismo islamico costruendo un integralismo cristiano! La Destra deve difendere lo Stato di diritto, non tornare all’Ottocento!”. E poi, il capolavoro politico: “Prendere i voti delle frange estreme va bene. Significa portare le periferie dentro la città, ma SENZA CONSEGNARE LORO LE CHIAVI DEL MUNICIPIO. Altrimenti il programma lo scriverà lo scemo del villaggio”. Leggi tutta l’analisi nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi, cosa ne pensate? I grandi partiti italiani sono finiti “in ostaggio” delle loro ali più estreme (a destra come a sinistra)?

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Togliatti

Redazione – La grande politica, quella che segna i destini delle Nazioni, non si impara soltanto nei salotti televisivi, ma affonda le sue radici nello studio attento degli errori del passato. Ed è proprio sfogliando il grande libro della storia d’Italia che Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) firma un nuovo, illuminante e spietato editoriale intitolato: “Cari fratelli in camicia nera”.
Il testo si ricollega direttamente al caldissimo dibattito interno al fronte conservatore italiano di questi giorni (scosso dalle polemiche sulle derive estremiste del generale Vannacci), utilizzando un clamoroso e inaspettato parallelismo storico risalente all’agosto del 1936, quando il segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti, lanciò una strategia che la destra di oggi farebbe benissimo a studiare a memoria.

Il paradosso di Togliatti: quando il cacciatore diventa preda

Novant’anni fa, ricorda Sforzini, Togliatti pubblicò il celebre “Appello ai fratelli in camicia nera”. Il tentativo era politicamente geniale e spericolato al tempo stesso: parlare direttamente alla base sociale del fascismo per intercettarne il malcontento, cercando di portare i delusi verso il comunismo. Ma il rischio insito in questa mossa era mortale: “Confondere a tal punto linguaggi, rivendicazioni e riferimenti da rendere progressivamente incerto il confine tra chi avrebbe dovuto conquistare e chi avrebbe dovuto essere conquistato”.
È questa la trappola in cui cade ciclicamente ogni partito politico: cosa fare delle proprie ali estreme, dei nostalgici arrabbiati e degli integralisti? La via più facile è blandirli e assecondarli. Ma così facendo, avverte Sforzini, “quasi senza accorgersene si comincia ad adottarne il linguaggio, poi le categorie, infine le ossessioni. A quel punto non si sta più conquistando un elettorato radicale: se ne viene lentamente conquistati culturalmente”.

Parlare al nostalgico senza diventare nostalgici

Il compito di una vera, solida e ambiziosa classe dirigente di destra dovrebbe essere l’esatto opposto: “Parlare al nostalgico senza diventare nostalgica, al tradizionalista senza trasformare la tradizione in un codice penale, al cattolico senza trasformare lo Stato in un confessore, a chi domanda sicurezza senza considerare la libertà un fastidioso intralcio”.
Se non si mantiene questa barra dritta, il partito non allarga il proprio campo d’azione, ma sposta drammaticamente il proprio baricentro verso il precipizio. Ed è in questo vuoto di leadership che si inseriscono le famigerate “cornacchie nere” della politica: i cattivi consiglieri che sussurrano all’orecchio del leader che per crescere bisogna diventare più duri, ortodossi e spietati, spacciando il ritorno al passato per un’idea di futuro.

Da Cavour alla Sharia: il rifiuto dello Stato Etico

L’affondo di Sforzini colpisce durissimo i teorici dell’integralismo religioso applicato alla politica. Assecondare le derive estremiste significa fare un salto indietro dall’era contemporanea all’Ottocento, ipotizzando uno Stato che decida “quali siano le vite giuste, le famiglie giuste, le religioni accettabili e persino le opinioni moralmente autorizzate”.
Una destra simile non sarebbe “conservatrice”, perché conservare significa custodire il bello, non restaurare le macerie superate dalla storia. Il Risorgimento italiano si fonda sulla geniale formula di Camillo Benso conte di Cavour: “Libera Chiesa in libero Stato”. Come ricorda Sforzini in un passaggio da manuale: “Non possiamo combattere l’integralismo islamico costruendo un integralismo cristiano. Non si risponde a una teocrazia con un’altra teocrazia”. Tutti i cittadini (cristiani, musulmani, ebrei o atei) sono egualmente sottomessi alla Legge civile e repubblicana, e nessuna fede può ergersi a codice penale dello Stato.

Aprire le porte della città, ma non consegnare le chiavi

L’editoriale si chiude con una lezione di scienza politica purissima. Il problema non è allontanare i voti degli estremisti (i voti non si rifiutano mai). Il compito della grande politica è prendere le paure, la rabbia e l’insofferenza delle “periferie” per dare loro una forma istituzionale e razionale. In sintesi: “Significa portare le periferie dentro la città, senza consegnare loro il municipio”.
Quando una forza politica si arrende a chi grida più forte, finisce inevitabilmente per scoprire che il proprio programma di governo “non è più stato scritto da chi aveva immaginato il viaggio, ma dallo scemo del villaggio”. Un partito può sopravvivere a mille sconfitte elettorali, ma muore il giorno in cui si fa fagocitare dai suoi estremisti. La lezione finale per i leader di oggi è chiara: allargare i confini del campo è vitale, ma “esiste una differenza decisiva tra aprire le porte della città e consegnarne le chiavi”.

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Politica

“Oltre i vecchi schieramenti tradizionali”: Punta Italia svela il suo nuovo manifesto basato su competenze e concretezza

“Basta con la politica delle false promesse! Noi ripartiamo dal basso”: il nuovo movimento PUNTA ITALIA scrive direttamente alla redazione di Cavaliere News! 🇮🇹 ✉️ Quando il giornalismo libero riesce a stimolare il dibattito politico, è sempre una vittoria per i cittadini! Dopo la nostra recente analisi, i promotori del nuovo e ambizioso progetto politico nazionale PUNTA ITALIA hanno voluto scrivere direttamente alla nostra Redazione per spiegare in anteprima le loro mosse! “Punta Italia è attualmente un progetto politico in fase di studio e costruzione”, ci hanno scritto, dimostrando una rara onestà intellettuale. Nessuna sede nazionale faraonica (per ora) e nessuna leadership imposta dall’alto: prima vogliono ascoltare i cittadini e verificare il reale interesse della base. Ma la cosa più forte è il rifiuto netto di farsi ingabbiare dalla vecchia politica! PUNTA ITALIA non vuole farsi etichettare con i vecchi “schieramenti tradizionali” (destra/sinistra), ma vuole fondare un nuovo metodo basato su “interventi concretamente pianificabili anziché su false promesse”. I 5 pilastri del loro nuovo manifesto? Territorio, Partecipazione, Produttività, Opportunità e Socialità. Insomma, superare le chiacchiere da bar per rimettere in moto l’Italia attraverso le competenze e le capacità produttive della gente che lavora! Leggi il testo integrale della lettera inviata al nostro giornale nell’articolo completo! 👇 🗳️ E voi siete d’accordo con PUNTA ITALIA? È finalmente arrivata l’ora di abbandonare le vecchie etichette ideologiche per concentrarsi solo su progetti concreti e realizzabili?

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Logo ufficiale PUNTA ITALIA

Redazione – Il compito primario di un giornale libero, indipendente e profondamente radicato nel territorio come Cavaliere News non è soltanto quello di raccontare passivamente i fatti, ma di stimolare il dibattito, fare domande e, soprattutto, dare voce ai protagonisti della scena pubblica e politica nazionale. Oggi avevamo dedicato ampio spazio alla nascita di un nuovo, intrigante soggetto politico denominato PUNTA ITALIA, analizzandone i tratti salienti e il forte richiamo al pragmatismo.
La nostra analisi ha colto nel segno, tanto da spingere i promotori di questo innovativo progetto a scriverci direttamente per chiarire, precisare e approfondire con i nostri lettori la natura esatta del loro percorso. Pubblichiamo dunque con grande piacere la lettera giunta in Redazione, che svela in anteprima le mosse future di un movimento che promette di scuotere il panorama politico italiano.

Non un partito preconfezionato, ma un progetto “in costruzione”

La prima, fondamentale precisazione giunta alla nostra testata riguarda la struttura stessa del movimento. In un’epoca in cui nascono partiti personalistici nel giro di una notte, pronti a lanciare slogan a raffica senza avere alcuna base reale, PUNTA ITALIA sceglie orgogliosamente la strada della serietà e della prudenza.
“PUNTA ITALIA è attualmente un progetto politico in fase di studio e costruzione”, si legge nella nota inviata a Cavaliere News. La presentazione del manifesto, circolata in questi giorni, non aveva lo scopo di imporre dall’alto una nuova segreteria o un nuovo leader incontrastato, ma aveva il nobile intento di “introdurne l’identità e i principi fondamentali e, nello stesso tempo, verificarne interesse, condivisione e possibilità di sviluppo”. È proprio per questa profonda onestà intellettuale, in attesa di raccogliere e misurare il consenso della base cittadina, che il movimento non ha ancora formalizzato una struttura dirigenziale definitiva né individuato una sede nazionale fisica. Prima si costruiscono le fondamenta e le idee, poi si scelgono le poltrone: un netto (e apprezzatissimo) cambio di rotta rispetto ai costumi della “vecchia politica”.

Oltre il bipolarismo: il rifiuto degli schieramenti tradizionali

Uno degli aspetti politicamente più dirompenti della lettera inviata alla nostra Redazione riguarda la futura collocazione elettorale del movimento. Dove si posizionerà PUNTA ITALIA? A destra, a sinistra o al centro? La risposta dei promotori è tranchant e rifiuta categoricamente le vecchie e logore etichette del Novecento.
“La collocazione politica non vuole essere definita in questa fase attraverso una semplice appartenenza agli schieramenti tradizionali”, scrivono i portavoce. Il progetto rifiuta l’idea di doversi schierare per partito preso solo per assecondare il gioco delle alleanze o delle risse televisive. L’intento è quello di superare i vecchi steccati ideologici per concentrarsi esclusivamente su ciò che serve realmente al Paese per rimettersi in marcia.

Il Metodo: la politica della concretezza contro le false promesse

Se non ci sono etichette prestabilite, qual è dunque il collante che terrà uniti i futuri militanti e amministratori di PUNTA ITALIA? La risposta risiede in un metodo di lavoro rivoluzionario e basato sulla pura concretezza amministrativa.
Il progetto, si legge nella lettera, nasce per “partire dai territori e costruire, attraverso la partecipazione, competenze e capacità produttive una politica della progettualità e degli interventi concretamente pianificabili”. L’obiettivo dichiarato e ambizioso è quello di mandare definitivamente in soffitta la vecchia e dannosa “politica fondata sulle promesse” (quelle puntualmente non mantenute dopo le elezioni), per sostituirla con la cultura del “fare”, del merito e della progettazione a lungo termine.
A chiudere la missiva indirizzata al nostro giornale, c’è un potente promemoria che funge da vero e proprio manifesto programmatico. I cinque pilastri intoccabili su cui PUNTA ITALIA sta fondando il proprio futuro sono: Territorio, Partecipazione, Produttività, Opportunità e Socialità. Noi di Cavaliere News, che del territorio e della voce dei cittadini abbiamo fatto la nostra bandiera, non possiamo che guardare con enorme interesse e curiosità agli sviluppi futuri di questo promettente e coraggioso cantiere politico.

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Politica

Mazzocchi (Cristiano Riformisti) lancia l’allarme: “Le ‘cornacchie nere’ vogliono una Sharia cristiana e fanno perdere voti a Vannacci”

“Vogliono imporci una Sharia cristiana e grottesca”: l’Onorevole Mazzocchi (Cristiano Riformisti) sposa la dura analisi di Sforzini e attacca duramente le “cornacchie nere” del Generale Vannacci! ✝️ 🏛️ Vola stracci (pesantissimi) all’interno del fronte conservatore! Dopo il brillantissimo e spietato editoriale di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale), scende in campo anche l’On. Antonio Mazzocchi, esponente del Movimento dei Cristiano Riformisti, sganciando una vera e propria “bomba” politica sul programma del Generale Roberto Vannacci. “Siamo sconcertati”, tuona Mazzocchi, “Non si deve mai confondere la fede con la Santa Inquisizione! La religione deve restare un fatto privato”. L’accusa alle “cornacchie nere” (i cattivi consiglieri estremisti che ronzano attorno a Vannacci) è durissima: pretendere di sovrapporre la legge religiosa alla legge dello Stato significa voler instaurare in Italia “una versione cristiana integralista e grottesca della Sharia islamica!”. Un autogol pazzesco che, secondo Mazzocchi, farà perdere totalmente l’orientamento e un sacco di voti a Vannacci e a Futuro Nazionale. Leggi la durissima presa di posizione politica nel nostro articolo! 👇 🗳️ Siete d’accordo con l’On. Mazzocchi? Politica e religione dovrebbero restare sempre rigidamente separate per il bene della libertà individuale?

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Onorevole-Mazzocchi

Redazione – La politica italiana si arricchisce di un nuovo, durissimo capitolo di scontro interno al fronte conservatore. La bufera mediatica sollevata dal recente e acutissimo editoriale di Luca Sforzini (in cui accusava di “ridicolo” gli estremisti gravitanti intorno al Generale Vannacci) non accenna minimamente a placarsi. A gettare benzina sul fuoco e a rincarare pesantemente la dose ci ha pensato nelle scorse ore l’Onorevole Antonio Mazzocchi, esponente di spicco del Movimento dei Cristiano Riformisti (CR), con una dichiarazione pubblica dai toni estremamente severi e preoccupati.

Fede o Santa Inquisizione? L’affondo contro l’estremismo

Il nocciolo della vibrante protesta mossa dall’On. Mazzocchi riguarda la pericolosissima, e sempre più marcata, sovrapposizione tra la sfera spirituale e quella civile all’interno del programma politico promosso dal generale Roberto Vannacci.
“Non bisogna assolutamente confondere la vera fede con la Santa Inquisizione”, ha esordito categoricamente Mazzocchi, tracciando una linea rossa invalicabile. L’esponente politico ha ricordato come la storia debba essere maestra di vita: “Anche la Chiesa Cattolica ha saputo riconoscere e superare alcuni gravissimi errori commessi nei secoli scorsi”. Il Movimento dei Cristiano Riformisti si dichiara dunque letteralmente sconcertato di fronte alla lettura di alcuni passaggi chiave del programma del Generale, accusato di confondere in maniera dilettantesca e pericolosa il piano oggettivo della Politica (che deve occuparsi del benessere collettivo) con quello strettamente intimo della Religione, la quale, in una moderna democrazia, deve obbligatoriamente rimanere un fattore di natura privata e personale.

Il rischio di una folle “Sharia cristiana”

L’affondo politico di Mazzocchi tocca il suo apice dialettico in un passaggio di rara potenza comunicativa, che evidenzia la distanza abissale tra un sano conservatorismo liberale e il fanatismo religioso.
“In Occidente, fortunatamente, vengono giustamente riconosciute e valorizzate le nostre profonde radici cristiane, ma viene riconosciuta e difesa con altrettanta forza la sacra libertà individuale di ogni cittadino”, prosegue il comunicato. Ed è qui che arriva la stoccata finale, durissima e senza appello: “Motivo per cui, pretendere di sovrapporre la legge morale alla legge dello Stato significa proporre al Paese la versione cristiana integralista e grottesca della Sharia islamica. Un’accusa pesantissima, che respinge al mittente qualsiasi tentativo di trasformare l’Italia in uno “Stato Etico” guidato da precetti confessionali anacronistici.

L’assist a Luca Sforzini: il problema delle “cornacchie nere”

A conclusione del suo intervento, l’Onorevole Mazzocchi ha voluto sposare in pieno la brillante e spietata analisi formulata poco prima da Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale). Secondo Mazzocchi, infatti, i veri responsabili di questa “sbandata integralista” sono proprio i cattivi consiglieri che circondano il Generale.
“È ormai del tutto evidente”, conclude l’esponente dei Cristiano Riformisti, “che le cosiddette ‘cornacchie nere’ – tanto aspramente e giustamente criticate da Sforzini – che svolazzano costantemente attorno al Generale, gli stanno facendo perdere rapidamente il senso dell’orientamento politico”.
Il monito finale è puramente elettorale: inseguire queste utopie estremiste, ridicole e oscurantiste non porterà consensi, ma costerà “un bel po’ di voti” allo schieramento di Futuro Nazionale. I moderati e i cristiani liberali, insomma, hanno tracciato la loro linea rossa: il rispetto delle tradizioni non si può mai barattare con la libertà degli individui. La palla, ora, passa direttamente nel campo di Vannacci: continuerà a farsi consigliare dalle “cornacchie nere” o raddrizzerà il tiro prima che la profezia di Sforzini (quella di venire seppelliti da una risata) si avveri del tutto?

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Politica

Sforzini avverte le “cornacchie nere”: in politica si sopravvive agli scandali, ma non si sopravvive mai al ridicolo

“In politica sopravvivi agli scandali, ma non sopravvivi MAI al ridicolo”. La durissima e lucidissima analisi politica di Luca Sforzini contro le “cornacchie nere”! 🦅 🎭 Sapevate che l’arma di distruzione di massa più letale in politica non sono le inchieste giudiziarie, ma le risate? In un editoriale brillante e tagliente come un rasoio, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia un monito a quelle frange estreme della politica che lui chiama ironicamente “le cornacchie nere” (vicine agli ambienti di Vannacci). Essere provocatori e “politicamente scorretti” funziona, avverte Sforzini, ma c’è un limite invalicabile: quando la gente smette di indignarsi e inizia a considerarti una MACCHIETTA COMICA, hai perso per sempre. Le cornacchie nere, a furia di sfornare proposte sempre più bizzarre e anacronistiche per farsi notare, stanno diventando involontariamente comiche. E come ricorda saggiamente Sforzini: “L’ufficio stampa di un partito può chiedere smentita per un articolo di giornale sbagliato… ma non potrà MAI chiedere una rettifica a una risata!”. Leggi la sua splendida analisi sulla comunicazione politica nel nostro articolo! 👇 💭 Siete d’accordo con Sforzini? Quanto pesa oggi, secondo voi, l’ironia (o i meme sui social) nel distruggere la credibilità di un politico?

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Cornacchie nere

Redazione – In politica esiste una linea di demarcazione sottilissima, una soglia invisibile ma invalicabile che, se superata, segna inesorabilmente la fine di qualsiasi credibilità istituzionale. A tracciare i contorni di questo confine fatale è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in un suo brillante ed elegantissimo editoriale intitolato: “Una risata seppellirà le cornacchie nere? Quando la politica diventa involontariamente comica”.
L’analisi di Sforzini parte da un presupposto granitico e inconfutabile: la politica moderna sopravvive (e spesso prospera) grazie agli scandali, che a volte portano perfino voti insperati. La politica si nutre volentieri della provocazione, utilizzandola come clava per rompere i vecchi linguaggi e costringere l’avversario a giocare sul proprio terreno. Ma c’è una cosa a cui nessun leader e nessun partito può sopravvivere: il momento esatto in cui il pubblico smette di indignarsi e comincia, inesorabilmente, a ridere.

“Una risata vi seppellirà”: dal terrore alla caricatura

Sforzini recupera dal cassetto della storia un vecchio e celeberrimo motto della tradizione anarchica ottocentesca: “Una risata vi seppellirà”. Questa formula fortunata racchiude una grandissima verità sociologica. Un leader politico può difendersi senza problemi dalle accuse in tribunale, può reagire alle feroci contestazioni di piazza e può dominare i talk show rispondendo a qualsiasi polemica. Ma diventa fragilissimo, quasi di cristallo, quando perde la propria sacra autorevolezza e si trasforma, agli occhi spietati dell’opinione pubblica, in una grottesca caricatura di se stesso.
“La storia politica conosce bene questo fenomeno”, nota acutamente Sforzini. “Essere considerati pericolosi può persino rappresentare una risorsa. Essere considerati ridicoli, mai”. Ed è proprio questo il gigantesco scivolone comunicativo che, negli ultimi giorni, dovrebbe cominciare a preoccupare seriamente quelle che Sforzini ribattezza ironicamente le “cornacchie nere” (un’efficace metafora per indicare quegli ambienti dell’estremismo tradizionalista che ultimamente riempiono le cronache).

Da terribili a macchiette: il disastro dell’estremismo

Il vero campanello d’allarme per queste “cornacchie nere” non è l’aumento fisiologico delle critiche (che in democrazia sono sempre salutari), ma il fatto che, accanto all’indignazione, stia montando inesorabilmente l’ironia collettiva. Le loro proposte politiche vengono isolate dai media, esasperate e trasformate in barzellette.
Reagire accusando i comici o chi fa satira, sottolinea Sforzini, sarebbe un errore da principianti. La satira deforma e ingrandisce, certo, ma per riuscirci ha un disperato bisogno di materia prima. E qualcuno, ultimamente, sta fornendo questa materia prima con un entusiasmo quasi autolesionista. “Le cornacchie volevano essere terribili. Stanno diventando macchiette”, sentenzia il Presidente di Rinascimento Nazionale. Quando si inseriscono sistematicamente proposte bizzarre ed eccentriche all’interno di un serio programma nazionale, non si sta facendo politica innovativa: si sta creando un nuovo genere letterario comico.

Il paradosso Vannacci e l’arte di rompere le convenzioni

Sforzini fa poi un esempio pratico e ineludibile, citando il caso di Roberto Vannacci. Il generale, osserva l’autore, “ha costruito una parte importante della propria fortuna politica proprio sulla capacità di trasgredire convenzioni linguistiche e culturali consolidate”. Ha intercettato un malessere reale della pancia del Paese, rompendo il politicamente corretto.
Il dramma sorge quando i suoi “seguaci” (le cornacchie nere, appunto) tentano di imitare questa tattica esagerandola. Nel maldestro tentativo di apparire sempre più puri, più duri e più riconoscibili, finiscono per ottenere l’effetto opposto: risultare anacronistici e ai limiti del buffo. Rompere una convenzione per cercare la verità è politica; rompere una convenzione solo per farsi notare è, invece, pura stravaganza teatrale.

Il potere invincibile della risata e dei meme

Il pubblico, avverte Sforzini, possiede un’arma spietata: il senso del ridicolo. Non legge i programmi elettorali di cento pagine, ma ascolta, guarda e, se ne trova il motivo, ride di gusto. Da quel momento, l’avversario politico non ha più alcun bisogno di organizzare cordoni sanitari o demonizzare il mostro: gli basta raccontarlo.
Una singola battuta ben riuscita o un “meme” sui social network viaggiano alla velocità della luce, distruggendo mesi di lavoro di segreterie e uffici stampa. La comunicazione ufficiale può correggere un dato economico sbagliato o chiedere smentite a un giornale, ma “non può chiedere una rettifica a una risata”. L’unica soluzione possibile per le cornacchie nere? Smettere di offrire gratuitamente agli avversari il materiale per le barzellette. Smettere di trasformare ogni posizione in una sterile prova di forza. Perché alla fine, la sconfitta politica più dolorosa non è perdere un’elezione, ma guardare negli occhi gli elettori e scoprire che, al posto dell’interesse o del timore, è comparso un raggelante sorriso di scherno.

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