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Attualità

Santa Monica e Sant’Agostino: quando amare significa non smettere di aspettare

Ci sono figli che crescono accanto a noi e figli che, per diventare adulti, sembrano avere bisogno di allontanarsi da tutto ciò che abbiamo insegnato loro. Ci sono ragazzi che cercano la propria strada percorrendone cento sbagliate, che contestano, provocano, si chiudono, cadono. E ci sono madri e padri che, davanti a quella porta chiusa, continuano silenziosamente ad amare.
La storia di Santa Monica e Sant’Agostino appartiene al IV secolo, eppure possiede qualcosa di terribilmente contemporaneo.
Agostino è giovane, intelligente, inquieto, ba fame di vita, di conoscenza, di piacere, di verità; cerca molto e proprio perché cerca molto spesso cerca nei luoghi sbagliati. Non è il ragazzo perfetto che talvolta costruiamo nelle agiografie,è un uomo che attraversa contraddizioni, passioni, ambizioni, errori. Vuole capire il mondo prima ancora di capire se stesso. Monica, sua madre, assiste a tutto questo e compie forse il gesto più difficile per chi ama davvero: non smette di credere in suo figlio quando suo figlio sembra aver smesso di credere perfino nella possibilità di diventare altro. Non lo salva con la forza, non può.

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Santa Monica e Sant’Agostino

Redazione-  Ci sono figli che crescono accanto a noi e figli che, per diventare adulti, sembrano avere bisogno di allontanarsi da tutto ciò che abbiamo insegnato loro. Ci sono ragazzi che cercano la propria strada percorrendone cento sbagliate, che contestano, provocano, si chiudono, cadono. E ci sono madri e padri che, davanti a quella porta chiusa, continuano silenziosamente ad amare.
La storia di Santa Monica e Sant’Agostino appartiene al IV secolo, eppure possiede qualcosa di terribilmente contemporaneo.
Agostino è giovane, intelligente, inquieto, ba fame di vita, di conoscenza, di piacere, di verità; cerca molto e proprio perché cerca molto spesso cerca nei luoghi sbagliati. Non è il ragazzo perfetto che talvolta costruiamo nelle agiografie,è un uomo che attraversa contraddizioni, passioni, ambizioni, errori. Vuole capire il mondo prima ancora di capire se stesso. Monica, sua madre, assiste a tutto questo e compie forse il gesto più difficile per chi ama davvero: non smette di credere in suo figlio quando suo figlio sembra aver smesso di credere perfino nella possibilità di diventare altro. Non lo salva con la forza, non può.
Non lo converte con un ordine, non potrebbe. Non gli sottrae la libertà per evitargli di sbagliare.
Lo accompagna con quella forma altissima dell’amore che è la presenza, prega, soffre, attende e soprattutto resta.
Quanto abbiamo bisogno, oggi, di riscoprire il verbo restare.
Viviamo in un tempo velocissimo; cambiamo immagini, relazioni, opinioni, amicizie. Basta un gesto sullo schermo per cancellare qualcuno dalla nostra vista, ma un essere umano non è un profilo da bloccare quando diventa complicato. Un ragazzo non è il suo errore. Un adolescente non coincide con la sua ribellione. Una caduta non è una sentenza. Lo imparo continuamente nell’oratorio, stando in mezzo ai giovani.
Chi entra in un oratorio vede palloni, voci, corse, confusione, risate. Io, invece, sempre più spesso penso di vedere domande che camminano.
Dietro un ragazzo apparentemente distratto può esserci una solitudine che nessuno ha ancora riconosciuto. Dietro l’arroganza può nascondersi la paura di non essere abbastanza. Dietro una provocazione può esserci una richiesta disperata: qualcuno si accorge di me? Ed è qui che Monica diventa straordinariamente moderna.
Lei ci insegna che educare non significa fabbricare figli a nostra immagine. Significa custodire una libertà anche quando quella libertà ci fa paura. Agostino deve attraversare la propria notte.
Monica non può attraversarla al posto suo, questa è una verità che ogni genitore, ogni sacerdote, ogni educatore prima o poi deve accettare: possiamo indicare una strada, ma non possiamo camminarla al posto di un altro. Possiamo però lasciare una luce accesa.
L’oratorio, per me, dovrebbe essere proprio questo: una luce accesa. Non una fabbrica di ragazzi perfetti. Non un luogo nel quale si entra soltanto se si possiede già la fede. Non uno spazio riservato ai “bravi”. Al contrario: deve esserci posto anche per chi dubita, per chi contesta, per chi non sa pregare, per chi arriva soltanto per giocare a pallone e magari, senza saperlo, sta cercando qualcuno disposto ad ascoltarlo. Cristo non ha mai avuto paura dell’inquietudine dell’uomo, perché dovremmo averne noi? Agostino, del resto, arriva a Dio attraversando le proprie domande. La sua conversione non cancella l’uomo inquieto che è stato: gli permette finalmente di comprenderlo. Quella sete che lo aveva portato lontano diventa sete dell’Assoluto e qui la sua vicenda incontra profondamente i nostri giovani.
Abbiamo forse commesso l’errore di giudicarli troppo e ascoltarli troppo poco. Diciamo che sono distratti, dipendenti dai telefoni, fragili, incapaci di sacrificio. Qualche volta è vero, ma sarebbe intellettualmente disonesto fermarsi qui.
Questa generazione porta addosso anche le contraddizioni che noi adulti le abbiamo consegnato.
Abbiamo costruito una società nella quale bisogna apparire felici mentre molti sono terribilmente soli. Abbiamo moltiplicato le connessioni e impoverito, talvolta, la relazione. Abbiamo insegnato a competere prima ancora che a comprendere. Abbiamo dato ai ragazzi strumenti potentissimi senza sempre offrire loro una ragione per usarli e poi ci stupiamo della loro inquietudine.
Forse dovremmo imparare da Monica, Lei non domanda ad Agostino di essere immediatamente diverso. Continua a vedere in lui qualcosa che il presente ancora non mostra, è questa, in fondo, la pedagogia di Dio.
Dio guarda l’uomo non soltanto per ciò che è, ma anche per ciò che può diventare,
per questo credo che ogni ragazzo incontrato nei nostri oratori debba trovare almeno un adulto capace di guardarlo così. Non qualcuno pronto a catalogarlo, ma qualcuno disposto a scommettere sul bene che ancora non si vede.
Educare significa avere memoria del futuro di un altro.
È sapere che dentro una vita confusa può esistere una grande vocazione; che dietro un adolescente difficile può maturare un uomo straordinario; che una domanda apparentemente insolente può essere l’inizio di una ricerca autentica. Se Monica avesse guardato soltanto il presente di Agostino, avrebbe avuto molte ragioni per disperare.
Lei invece guarda oltre e
Agostino diventerà uno dei più grandi pensatori della storia cristiana, l’uomo che comprenderà come pochi la profondità del desiderio umano. Non perché non abbia conosciuto lo smarrimento, ma forse proprio perché lo ha conosciuto. C’è una lezione immensa in tutto questo,
non sempre chi si perde è perduto, a volte sta cercando,
e noi adulti dobbiamo imparare la differenza.Quando guardo i ragazzi dell’oratorio penso spesso che il nostro compito non sia riempire le loro teste di risposte, ma creare luoghi nei quali non abbiano paura di pronunciare le domande.
Una Chiesa che sa ascoltare i giovani non deve temere le loro inquietudini. Deve temere piuttosto la propria incapacità di accoglierle. Monica e Agostino ci consegnano allora due responsabilità. Ai giovani Agostino dice: non abbiate paura di cercare, ma abbiate il coraggio di chiedervi se ciò che state inseguendo vi rende davvero liberi. A noi adulti Monica dice qualcosa di ancora più difficile: non stancatevi troppo presto dei vostri ragazzi;
quando sbagliano, restate,
quando si chiudono, restate.
Quando sembrano lontanissimi da ciò che avete sperato per loro, continuate ad amarli senza trasformare l’amore in possesso. Perché nessuno conosce il momento segreto nel quale una parola ascoltata anni prima tornerà improvvisamente a bussare al cuore. Forse è questo il miracolo più bello dell’educazione cristiana: seminare senza pretendere di assistere immediatamente al raccolto. Santa Monica morì dopo aver visto ciò per cui aveva pregato tanto a lungo. Ma la grandezza della sua vita non sta semplicemente nell’avere ottenuto la conversione del figlio. Sta nell’averlo amato durante il tempo dell’attesa,
è lì che Monica parla alle madri di oggi, ai padri, agli educatori,
ai sacerdoti, a chiunque abbia davanti un giovane che sembra essersi smarrito. Non chiedetegli soltanto: dove stai andando? Ogni tanto abbiate il coraggio di dirgli:
“Qualunque strada tu stia attraversando, qui troverai ancora qualcuno che crede nel bene che porti dentro.”
Questo vorrei fosse ogni nostro oratorio, una porta aperta,
una casa nella quale tornare.
Una comunità che non domanda anzitutto quanto sei stato bravo, ma quanto bisogno hai di essere ascoltato.
Perché forse, da qualche parte, esiste ancora un Agostino inquieto che cerca senza sapere esattamente cosa e forse esiste una Monica che continua a pregare per lui nel silenzio.
Tra quei due cuori c’è lo spazio della Grazia, ed è proprio lì che noi siamo chiamati a stare.

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Esteri

“Se affonda Ceuta, crolla l’Europa”. Il terrore nell’exclave spagnola invasa: uno stupro al giorno, arrestato un marocchino per violenza su una 16enne

“Ceuta NON SI ARRENDE! Ma se affonda la nostra Città, AFFONDA L’EUROPA INTERA!”. Il grido disperato contro l’invasione! 🇪🇸 🛑 Un incubo a occhi aperti fatto di violenze, stupri e paura quotidiana! Quello che sta accadendo a Ceuta (la famosissima exclave spagnola situata in territorio marocchino) è un vero e proprio disastro sociale e umanitario! Dopo l’anomala e massiccia ondata migratoria dello scorso luglio, la piccola città europea è letteralmente sotto assedio! Oggi hanno riaperto le scuole, ma sui volti dei genitori e dei bambini c’era solo il TERRORRE. Le misure di sicurezza sono state potenziate e moltissimi bambini sono stati addirittura “esiliati” nel continente per paura che girassero per strada! Le spiagge sono invase da accampamenti abusivi, ma l’orrore più grande riguarda i crimini atroci contro le donne: i dati ufficiali parlano di UN’AGGRESSIONE SESSUALE AL GIORNO a partire da fine estate! Proprio nelle scorse ore, un migrante marocchino è stato braccato dalla Polizia e sbattuto in carcere con la gravissima accusa di aver stuprato brutalmente una ragazzina di soli 16 anni nel quartiere di “El Principe”! Di fronte a questa catastrofe totale, il Presidente di Ceuta (Juan Jesus Vivas) è volato a Bruxelles, al Parlamento Europeo, e ha puntato il dito contro il Marocco, accusandolo di “complicità” nell’invasione! “Non ci arrenderemo mai!” ha tuonato il Presidente, avvertendo le istituzioni di Bruxelles con una frase pesantissima: “Vi conviene difendere i nostri confini… perché se affonda Ceuta, affonda la Spagna e crolla l’Europa intera!”. Leggi i dati della Polizia e il dramma dei cittadini nel nostro approfondimento esclusivo di politica internazionale! 👇 🗣️ A vostro parere ha ragione il Presidente di Ceuta? L’Unione Europea dovrebbe usare la “mano di ferro” e schierare l’esercito per difendere i propri confini da queste ondate migratorie totalmente incontrollate che generano orrore e violenze? Diteci la vostra opinione senza filtri nei commenti e condividete questa notizia!

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Ceuta, migranti

Ceuta – Ci sono confini geografici che, sulla carta, sembrano lontanissimi dalle nostre case, ma che in realtà rappresentano la trincea di difesa dell’intera civiltà europea. E in questo momento, l’avamposto spagnolo di Ceuta (la celebre exclave situata in territorio marocchino) sta vivendo un vero e proprio incubo a occhi aperti.
Oggi, in un clima surreale e tesissimo, sono riaperte ufficialmente le scuole locali. Ma sui volti delle madri, dei padri e dei bambini non c’era l’abituale sorriso del primo giorno di lezione, bensì il marchio indelebile del terrore. Dopo la spaventosa e incontrollata ondata migratoria del mese di luglio, la città è di fatto sotto assedio. Le misure di sicurezza intorno agli edifici scolastici sono state potenziate ai massimi livelli per cercare di placare un’angoscia collettiva ormai insostenibile.

Un’estate rubata: spiagge occupate e bambini chiusi in casa

Il racconto dell’estate appena trascorsa a Ceuta ha i contorni drammatici di uno scenario di guerra civile. Per intere settimane, migliaia di famiglie sono state letteralmente costrette a barricarsi in casa. Moltissimi genitori, disperati per i gravissimi rischi di sicurezza derivanti dalla massiccia e sregolata presenza di migranti sbandati per le strade, hanno dovuto “esiliare” i propri figli mandandoli dai parenti nel continente spagnolo.
Chi è rimasto intrappolato in città ha perso il diritto alla spensieratezza. Perfino i luoghi sacri dell’estate, come le spiagge libere e i parchi, sono diventati inaccessibili, trasformandosi in immensi accampamenti abusivi occupati dai migranti. Ma il vero orrore di questa invasione silenziosa ha un volto ancora più oscuro e abominevole: quello della violenza di genere.

Il bollettino dell’orrore: uno stupro al giorno

I dati ufficiali forniti dalle autorità spagnole fanno letteralmente gelare il sangue nelle vene. A partire dal 31 luglio, la piccola exclave ha dovuto fare i conti con un’esplosione di violenze sessuali senza precedenti nella storia recente. Le statistiche parlano di una media agghiacciante: quasi un’aggressione sessuale al giorno.
Il numero degli stupri denunciati oscilla tra i 25 e i 35 casi accertati, senza ovviamente contare l’oscuro “sommerso” di tutte quelle donne e ragazze che, per vergogna o terrore di ritorsioni, non hanno avuto la forza di rivolgersi alla polizia. E tra le vittime innocenti di questa brutalità ci sono anche giovanissime minorenni.

L’ultimo caso: arrestato un marocchino per lo stupro di una 16enne

La goccia che ha fatto traboccare il già colmo vaso dell’indignazione spagnola è arrivata proprio nelle scorse ore. Un giudice di Ceuta ha infatti disposto il carcere preventivo per un migrante marocchino accusato della brutale aggressione sessuale ai danni di una ragazzina di soli 16 anni.
L’orrore si è consumato nel quartiere di El Principe, una delle zone che sta maggiormente subendo la pressione migratoria. Subito dopo la denuncia disperata presentata dai genitori della minore, le forze di polizia si sono messe alla ricerca dell’uomo. Il marocchino è stato braccato e fermato domenica scorsa, proprio mentre si trovava nei pressi della frontiera, cercando disperatamente di varcarla per fuggire in Marocco e sottrarsi alla Giustizia. Pur non avendo ammesso le proprie colpe (e pur essendo teoricamente destinato all’espulsione), il giudice lo ha sbattuto in cella con la pesantissima accusa di violenza sessuale su minore.

L’urlo del Presidente Vivas a Bruxelles: “Non ci arrenderemo”

Di fronte a questo totale disastro umanitario e sociale, la politica non poteva più tacere. E così, il Presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, è volato direttamente a Bruxelles per tenere una drammatica conferenza stampa al Parlamento Europeo. Le sue parole sono state pietre lanciate contro l’ipocrisia internazionale.
Vivas non ha esitato un secondo a puntare il dito direttamente contro il governo di Rabat: «Quello che è successo a luglio è stato reso possibile solo grazie alla partecipazione diretta o al consenso del Marocco. Si sono comportati in modo scorretto, mancando di rispetto non solo alla Spagna, ma all’intera Unione Europea».
Infine, il Presidente ha lanciato un monito disperato che suona come una chiamata alle armi per tutta l’Europa, affinché non volti la testa dall’altra parte: «Da Ceuta si è levato un grido di dolore, che è diventato ormai una causa nazionale sostenuta da milioni di spagnoli: Ceuta non è in vendita, Ceuta non si arrenderà mai, Ceuta si difenderà a ogni costo. E spero diventi una battaglia per tutti voi. Perché se affonda Ceuta, affonda la Spagna. E se affonda la Spagna, affonda l’Europa intera».

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Attualità

Il miracolo biancoceleste infiamma la Capitale, il plauso di Antonio Mazzocchi: “La Lazio in vetta zittisce tutti i gufi, la gestione Lotito è da applausi”

La Lazio vola in vetta alla classifica e Antonio Mazzocchi zittisce tutti i gufi e la stampa locale! 🦅⚽️ Con tre vittorie consecutive, i biancocelesti si prendono il primo posto insieme alla Roma e scatta il plauso del Presidente dei Cristiano Riformisti alla gestione lungimirante di Claudio Lotito. Un duro e ironico affondo contro i media romani che profetizzavano “tragedie” estive: “Certe redazioni dovrebbero chiedere le dimissioni dei loro giornalisti e sostituirli con Gattuso per dare una scossa!”. Scoprite tutta la verve del comunicato nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Lazio, calcio

Roma – Ci sono momenti in cui il calcio smette di essere un semplice sport domenicale per trasformarsi in una gigantesca ondata di passione, orgoglio e riscatto sociale che travolge l’anima di un’intera città. All’ombra del Colosseo e lungo le sponde del Tevere, la sponda biancoceleste della Capitale sta vivendo giorni di pura estasi sportiva, respirando un entusiasmo collettivo che non si avvertiva da anni. Davanti al clamoroso e trionfale avvio di stagione della Lazio, si leva alta, ferma e fiera anche la voce della politica e del tessuto civile. Il Movimento dei Cristiano Riformisti, per bocca del suo presidente, l’onorevole Antonio Mazzocchi, ha espresso una piena, totale e incondizionata soddisfazione per il primato in classifica, trasformando il momento sportivo in una profonda riflessione sulla lungimiranza gestionale e sul valore del lavoro silenzioso.

La Lazio vola e fa sognare il proprio popolo. Dopo aver inanellato ben tre vittorie consecutive, contrassegnate da un gioco spettacolare e da una solidità caratteriale spaventosa, la squadra si trova a guardare tutti dall’alto verso il basso, condividendo la vetta solitaria del campionato proprio in un suggestivo ed elettrizzante testa a testa con i cugini della Roma. Un primato che riaccende la fede dei tifosi e che, secondo Mazzocchi, dimostra in modo inoppugnabile la bontà del percorso intrapreso e la cecità di chi, solo fino a poche settimane fa, profetizzava disastri e fallimenti societari.

Il trionfo della programmazione: Mazzocchi blinda il Presidente Lotito

Il cuore dell’intervento del leader dei Cristiano Riformisti si configura come un vero e proprio scudo istituzionale alzato a difesa della presidenza biancoceleste, troppo spesso finita nel mirino di critiche ingenerose. Il Movimento ha voluto manifestare il proprio sincero e profondo compiacimento per l’eccellente, rigorosa e lungimirante guida societaria del Presidente Claudio Lotito. Da oltre vent’anni al timone del club, Lotito ha dimostrato ancora una volta la straordinaria capacità di mantenere la barra dritta nei momenti di tempesta, risanando i bilanci senza mai rinunciare alla competitività sportiva e riportando, passo dopo passo, la Lazio nell’aristocrazia del calcio italiano.

«Questo straordinario avvio di stagione dimostra la bontà del lavoro svolto finora», sottolinea con fermezza l’onorevole Antonio Mazzocchi, evidenziando come i successi sul rettangolo verde siano il frutto naturale di una stabilità aziendale che pochi altri club in Italia possono vantare. La strategia della formica, che punta sulla competenza, sullo scouting e sul rifiuto di spese folli e fuori mercato, ha pagato ancora una volta, trasformando lo scetticismo estivo in una splendida, luminosa e trasparente realtà da primato.

La stoccata ai media locali: «Certe redazioni cambino i registi del catastrofismo»

L’analisi di Mazzocchi si sposta poi sul terreno dell’informazione sportiva capitolina, regalando un affondo ironico, tagliente e privo di ipocrisie contro i network che avevano dipinto l’estate laziale con i colori del dramma imminente. Rilevando come i catastrofici scenari ipotizzati da una certa stampa locale siano stati clamorosamente e sonoramente smentiti dai fatti, il Presidente dei Cristiano Riformisti non usa giri di parole per pungere i professionisti del pessimismo mediatico. Di fronte a una classifica che cancella ogni presunta e “probabile tragedia”, la critica si fa satira pungente.

«Qualche ben noto media romano farebbe bene a chiedere le dimissioni di qualcuno all’interno delle proprie redazioni», ironizza con spavalda lucidità l’onorevole Mazzocchi, lanciando una provocazione che sta già facendo discutere i salotti sportivi della Capitale. «Suggeriamo magari, per dare una scossa all’ambiente, di sostituirlo con il vulcanico Gennaro Gattuso». Una battuta che fotografa perfettamente il clima di festa e di riscatto di una tifoseria che per mesi ha dovuto subire processi preventivi e che oggi, taccuino alla mano e sciarpa al collo, si gode un primato legittimo, meritato e baciato dal sole di una Roma che torna a tingersi orgogliosamente di biancoceleste.

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Politica

La battaglia per il futuro della scuola, l’affondo di Fabio Rampelli: “Basta con le classi ghetto che bloccano l’integrazione, tuteliamo l’identità nazionale”

“No alle classi ghetto, salviamo l’integrazione e la scuola italiana!”. 🇮🇹 L’affondo del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) accende il dibattito sull’istruzione: pieno sostegno al Ministro Valditara sul tetto del 30% per gli alunni stranieri non italofoni. “In passato abbiamo assistito a situazioni assurde nelle periferie, con un solo bimbo italiano su 25 e gravi ritardi nella preparazione. La sinistra ha fallito, ora riportiamo legalità, equilibrio e orgoglio nazionale nelle aule”. Leggete l’articolo completo per scoprire tutti i dettagli della svolta! 👇🏫✨

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Rampelli

Roma – Ci sono stanze in cui si disegna, giorno dopo giorno, il destino sociale e culturale di una nazione, e quelle stanze sono le aule delle nostre scuole. È lì che i bambini imparano a diventare cittadini, a conoscersi e a costruire le fondamenta della comunità del domani. Ma quando la gestione delle iscrizioni e la distribuzione degli alunni si piegano a logiche burocratiche o ideologiche, il rischio è quello di creare fratture insanabili nel tessuto sociale, specialmente nelle periferie delle grandi città. Nel vivo del dibattito sul riavvio dell’anno scolastico, si leva ferma e decisa la voce di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia, che interviene a sostegno delle ultime direttive ministeriali per rivendicare un profondo cambio di rotta nell’organizzazione degli istituti italiani.

Al centro della riflessione di Rampelli vi è la netta e convinta promozione della linea tracciata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, volta a porre un limite rigido alla composizione delle classi. «Ha ragione il ministro Valditara quando afferma che le classi nelle scuole non possono superare il 30% di presenze straniere», dichiara il vicepresidente della Camera, specificando come il tetto debba applicarsi in particolar modo ai neo alunni non italofoni, coloro cioè che affrontano le prime e più complesse barriere linguistiche. Una scelta che la destra di governo rivendica come un atto di buonsenso e di tutela, finalizzato a garantire una didattica equa, efficace e inclusiva per tutti gli studenti, senza distinzione di origine.

I ritardi del passato e il superamento delle classi ghetto: l’accusa alla sinistra

L’analisi dell’esponente di Fratelli d’Italia si addentra nei ricordi di stagioni scolastiche contrassegnate, a suo dire, da gravi squilibri gestionali dovuti a un approccio ideologico della sinistra e a decisioni organizzative dissennate da parte di alcuni dirigenti. «Ci sono stati anni terribili nel corso dei quali abbiamo dovuto assistere a classi con un solo bambino italiano su 25», ricorda con severità Fabio Rampelli, evidenziando le ricadute immediate di questa concentrazione. «Questo ha provocato evidenti problemi di integrazione ma anche di ritardo nella preparazione complessiva di tutti gli alunni. Le cause risiedono in una politica assurda che riteneva surrettiziamente razzista creare condizioni di equa distribuzione sul territorio».

Secondo il vicepresidente della Camera, lo spaccato delle periferie urbane mostra tuttora la presenza di classi composte da una netta minoranza di alunni italiani. Una situazione che si muoverebbe in aperto contrasto con le storiche linee guida del DPR emanato sotto la presidenza Ciampi nel 1994, un testo normativo a cui, secondo Rampelli, solo i governi di destra hanno cercato di dare concreta e rigorosa attuazione tra mille resistenze demagogiche. Lo stop definitivo alle cosiddette “classi ghetto” diventa così una priorità assoluta per scardinare un modello ritenuto fallimentare e foriero, paradossalmente, di nuove forme di intolleranza, isolamento e discriminazione reciproca.

Identità nazionale e merito: la ricetta per una scuola a misura d’uomo

La sfida lanciata da Fratelli d’Italia mira a rimettere al centro della scuola pubblica il concetto di comunità nazionale e di integrazione reale, un percorso che non può prescindere dalla piena e approfondita conoscenza della lingua italiana e della storia del Paese. Solo attraverso una distribuzione equilibrata e sostenibile delle presenze è possibile evitare sia il fenomeno dell’isolamento culturale sia la nascita delle cosiddette “classi pollaio”, garantendo ai docenti le condizioni ambientali necessarie per svolgere il proprio lavoro con serenità, dignità e autorevolezza.

«Dobbiamo bloccare le classi ghetto tanto care alla sinistra che non ha mai interpretato nel giusto modo questo tripudio dell’identità nazionale», conclude Fabio Rampelli, sigillando un intervento politico che promette di animare l’agenda parlamentare dei prossimi mesi. La scuola del futuro, nell’orizzonte del governo, deve smettere di essere un terreno di scontro ideologico per riscoprirsi un’istituzione solida, trasparente e basata sul merito, capace di accogliere e valorizzare ogni studente all’interno di un percorso di crescita condiviso, ordinato e orgogliosamente italiano.

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