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Attualità

Santa Monica e Sant’Agostino: quando amare significa non smettere di aspettare

Ci sono figli che crescono accanto a noi e figli che, per diventare adulti, sembrano avere bisogno di allontanarsi da tutto ciò che abbiamo insegnato loro. Ci sono ragazzi che cercano la propria strada percorrendone cento sbagliate, che contestano, provocano, si chiudono, cadono. E ci sono madri e padri che, davanti a quella porta chiusa, continuano silenziosamente ad amare.
La storia di Santa Monica e Sant’Agostino appartiene al IV secolo, eppure possiede qualcosa di terribilmente contemporaneo.
Agostino è giovane, intelligente, inquieto, ba fame di vita, di conoscenza, di piacere, di verità; cerca molto e proprio perché cerca molto spesso cerca nei luoghi sbagliati. Non è il ragazzo perfetto che talvolta costruiamo nelle agiografie,è un uomo che attraversa contraddizioni, passioni, ambizioni, errori. Vuole capire il mondo prima ancora di capire se stesso. Monica, sua madre, assiste a tutto questo e compie forse il gesto più difficile per chi ama davvero: non smette di credere in suo figlio quando suo figlio sembra aver smesso di credere perfino nella possibilità di diventare altro. Non lo salva con la forza, non può.

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Santa Monica e Sant’Agostino

Redazione-  Ci sono figli che crescono accanto a noi e figli che, per diventare adulti, sembrano avere bisogno di allontanarsi da tutto ciò che abbiamo insegnato loro. Ci sono ragazzi che cercano la propria strada percorrendone cento sbagliate, che contestano, provocano, si chiudono, cadono. E ci sono madri e padri che, davanti a quella porta chiusa, continuano silenziosamente ad amare.
La storia di Santa Monica e Sant’Agostino appartiene al IV secolo, eppure possiede qualcosa di terribilmente contemporaneo.
Agostino è giovane, intelligente, inquieto, ba fame di vita, di conoscenza, di piacere, di verità; cerca molto e proprio perché cerca molto spesso cerca nei luoghi sbagliati. Non è il ragazzo perfetto che talvolta costruiamo nelle agiografie,è un uomo che attraversa contraddizioni, passioni, ambizioni, errori. Vuole capire il mondo prima ancora di capire se stesso. Monica, sua madre, assiste a tutto questo e compie forse il gesto più difficile per chi ama davvero: non smette di credere in suo figlio quando suo figlio sembra aver smesso di credere perfino nella possibilità di diventare altro. Non lo salva con la forza, non può.
Non lo converte con un ordine, non potrebbe. Non gli sottrae la libertà per evitargli di sbagliare.
Lo accompagna con quella forma altissima dell’amore che è la presenza, prega, soffre, attende e soprattutto resta.
Quanto abbiamo bisogno, oggi, di riscoprire il verbo restare.
Viviamo in un tempo velocissimo; cambiamo immagini, relazioni, opinioni, amicizie. Basta un gesto sullo schermo per cancellare qualcuno dalla nostra vista, ma un essere umano non è un profilo da bloccare quando diventa complicato. Un ragazzo non è il suo errore. Un adolescente non coincide con la sua ribellione. Una caduta non è una sentenza. Lo imparo continuamente nell’oratorio, stando in mezzo ai giovani.
Chi entra in un oratorio vede palloni, voci, corse, confusione, risate. Io, invece, sempre più spesso penso di vedere domande che camminano.
Dietro un ragazzo apparentemente distratto può esserci una solitudine che nessuno ha ancora riconosciuto. Dietro l’arroganza può nascondersi la paura di non essere abbastanza. Dietro una provocazione può esserci una richiesta disperata: qualcuno si accorge di me? Ed è qui che Monica diventa straordinariamente moderna.
Lei ci insegna che educare non significa fabbricare figli a nostra immagine. Significa custodire una libertà anche quando quella libertà ci fa paura. Agostino deve attraversare la propria notte.
Monica non può attraversarla al posto suo, questa è una verità che ogni genitore, ogni sacerdote, ogni educatore prima o poi deve accettare: possiamo indicare una strada, ma non possiamo camminarla al posto di un altro. Possiamo però lasciare una luce accesa.
L’oratorio, per me, dovrebbe essere proprio questo: una luce accesa. Non una fabbrica di ragazzi perfetti. Non un luogo nel quale si entra soltanto se si possiede già la fede. Non uno spazio riservato ai “bravi”. Al contrario: deve esserci posto anche per chi dubita, per chi contesta, per chi non sa pregare, per chi arriva soltanto per giocare a pallone e magari, senza saperlo, sta cercando qualcuno disposto ad ascoltarlo. Cristo non ha mai avuto paura dell’inquietudine dell’uomo, perché dovremmo averne noi? Agostino, del resto, arriva a Dio attraversando le proprie domande. La sua conversione non cancella l’uomo inquieto che è stato: gli permette finalmente di comprenderlo. Quella sete che lo aveva portato lontano diventa sete dell’Assoluto e qui la sua vicenda incontra profondamente i nostri giovani.
Abbiamo forse commesso l’errore di giudicarli troppo e ascoltarli troppo poco. Diciamo che sono distratti, dipendenti dai telefoni, fragili, incapaci di sacrificio. Qualche volta è vero, ma sarebbe intellettualmente disonesto fermarsi qui.
Questa generazione porta addosso anche le contraddizioni che noi adulti le abbiamo consegnato.
Abbiamo costruito una società nella quale bisogna apparire felici mentre molti sono terribilmente soli. Abbiamo moltiplicato le connessioni e impoverito, talvolta, la relazione. Abbiamo insegnato a competere prima ancora che a comprendere. Abbiamo dato ai ragazzi strumenti potentissimi senza sempre offrire loro una ragione per usarli e poi ci stupiamo della loro inquietudine.
Forse dovremmo imparare da Monica, Lei non domanda ad Agostino di essere immediatamente diverso. Continua a vedere in lui qualcosa che il presente ancora non mostra, è questa, in fondo, la pedagogia di Dio.
Dio guarda l’uomo non soltanto per ciò che è, ma anche per ciò che può diventare,
per questo credo che ogni ragazzo incontrato nei nostri oratori debba trovare almeno un adulto capace di guardarlo così. Non qualcuno pronto a catalogarlo, ma qualcuno disposto a scommettere sul bene che ancora non si vede.
Educare significa avere memoria del futuro di un altro.
È sapere che dentro una vita confusa può esistere una grande vocazione; che dietro un adolescente difficile può maturare un uomo straordinario; che una domanda apparentemente insolente può essere l’inizio di una ricerca autentica. Se Monica avesse guardato soltanto il presente di Agostino, avrebbe avuto molte ragioni per disperare.
Lei invece guarda oltre e
Agostino diventerà uno dei più grandi pensatori della storia cristiana, l’uomo che comprenderà come pochi la profondità del desiderio umano. Non perché non abbia conosciuto lo smarrimento, ma forse proprio perché lo ha conosciuto. C’è una lezione immensa in tutto questo,
non sempre chi si perde è perduto, a volte sta cercando,
e noi adulti dobbiamo imparare la differenza.Quando guardo i ragazzi dell’oratorio penso spesso che il nostro compito non sia riempire le loro teste di risposte, ma creare luoghi nei quali non abbiano paura di pronunciare le domande.
Una Chiesa che sa ascoltare i giovani non deve temere le loro inquietudini. Deve temere piuttosto la propria incapacità di accoglierle. Monica e Agostino ci consegnano allora due responsabilità. Ai giovani Agostino dice: non abbiate paura di cercare, ma abbiate il coraggio di chiedervi se ciò che state inseguendo vi rende davvero liberi. A noi adulti Monica dice qualcosa di ancora più difficile: non stancatevi troppo presto dei vostri ragazzi;
quando sbagliano, restate,
quando si chiudono, restate.
Quando sembrano lontanissimi da ciò che avete sperato per loro, continuate ad amarli senza trasformare l’amore in possesso. Perché nessuno conosce il momento segreto nel quale una parola ascoltata anni prima tornerà improvvisamente a bussare al cuore. Forse è questo il miracolo più bello dell’educazione cristiana: seminare senza pretendere di assistere immediatamente al raccolto. Santa Monica morì dopo aver visto ciò per cui aveva pregato tanto a lungo. Ma la grandezza della sua vita non sta semplicemente nell’avere ottenuto la conversione del figlio. Sta nell’averlo amato durante il tempo dell’attesa,
è lì che Monica parla alle madri di oggi, ai padri, agli educatori,
ai sacerdoti, a chiunque abbia davanti un giovane che sembra essersi smarrito. Non chiedetegli soltanto: dove stai andando? Ogni tanto abbiate il coraggio di dirgli:
“Qualunque strada tu stia attraversando, qui troverai ancora qualcuno che crede nel bene che porti dentro.”
Questo vorrei fosse ogni nostro oratorio, una porta aperta,
una casa nella quale tornare.
Una comunità che non domanda anzitutto quanto sei stato bravo, ma quanto bisogno hai di essere ascoltato.
Perché forse, da qualche parte, esiste ancora un Agostino inquieto che cerca senza sapere esattamente cosa e forse esiste una Monica che continua a pregare per lui nel silenzio.
Tra quei due cuori c’è lo spazio della Grazia, ed è proprio lì che noi siamo chiamati a stare.

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Esteri

Caos e rivolte a Ceuta, il clamoroso fallimento di Sanchez: 5000 irregolari in strada e cittadini esasperati che bruciano gli accampamenti

Il modello socialista spagnolo è un disastro totale! Cittadini esasperati a Ceuta organizzano ronde e bruciano le baracche dei 5.000 irregolari abbandonati dal Governo! 🔥 🇪🇸 Altro che problema risolto in 48 ore come ci voleva far credere la sinistra! Il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha letteralmente perso il controllo dell’exclave di Ceuta, costringendo Madrid a decretare lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale. Ci sono almeno 5.000 stranieri irregolari che bivaccano nelle piazze e sulle spiagge, e la sicurezza cittadina è crollata: ieri i militari sono stati vigliaccamente assaltati e presi a pugni, finendo in ospedale! Di fronte all’inazione totale dello Stato, i cittadini di Ceuta (i “caballas”) sono esplosi di rabbia: ogni sera scendono in strada in massa, eludono i cordoni della Polizia (che moralmente sta dalla loro parte) e puntano agli accampamenti sulle spiagge! Ieri decine di residenti hanno appiccato il fuoco e bruciato le baracche abusive degli immigrati tra gli applausi della folla, boicottando anche la distribuzione di cibo della Croce Rossa (definita “una mafia”). “Se loro possono fare i falò sulle nostre spiagge e ridono di noi, lo facciamo anche noi”, urlano esasperati. Leggi tutta l’assurda cronaca di questa guerra sociale nel nostro articolo! 👇 ⚔️ Voi cosa ne pensate? È giusto che i cittadini debbano farsi giustizia da soli quando lo Stato non difende più i propri confini?

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Migranti marocchini a Ceuta

Ceuta – La propaganda politica, spesso e volentieri, si scontra in modo disastroso contro il muro inossidabile della realtà. Solo poche settimane fa, la sinistra italiana e internazionale esaltava a gran voce il presunto “modello” del governo socialista spagnolo di Pedro Sanchez, celebrando la prontezza con cui (secondo la loro narrazione) Madrid avrebbe risolto in sole 48 ore l’epocale invasione migratoria che aveva colpito Ceuta il 30 luglio scorso.
Oggi, a distanza di un mese, la bolla di quella narrazione trionfalistica è clamorosamente esplosa. La realtà della rovente exclave spagnola in terra marocchina è quella di un territorio sfuggito al controllo statale. Per la primissima volta, il governo di Madrid si è visto costretto a decretare lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale. I numeri, peraltro ufficiali e snocciolati dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, parlano di almeno 5.000 immigrati irregolari ancora liberi di bivaccare all’interno dei confini cittadini. E, secondo il sindaco e i residenti disperati, la stima reale sarebbe persino molto più alta.

Il collasso sociale e i militari mandati in ospedale

Il “grande lavoro” del governo socialista ha portato Ceuta sull’orlo del baratro, trasformandola in una miccia pronta a esplodere da un momento all’altro. L’emergenza non è solo umanitaria, ma è diventata un gravissimo e insostenibile problema di ordine pubblico, sanitario e sociale.
Ceuta ha letteralmente perso la sua sicurezza quotidiana. Il senso di impunità tra gli irregolari ha raggiunto livelli intollerabili, culminando in episodi di violenza inaudita contro le divise. Nelle scorse ore, gli immigrati hanno assaltato fisicamente un gruppo di militari spagnoli, spedendoli dritti in ospedale. Subito dopo, un altro nutrito gruppo ha vigliaccamente aggredito due soldati presso il molo Alfau durante un normalissimo e legittimo controllo di identificazione. La reazione? Un violentissimo pugno sferrato in pieno petto a un militare. I due aggressori sono stati arrestati, ma queste fotografie descrivono perfettamente un clima di guerriglia urbana insostenibile.

La rabbia dei “caballas”: giustizia fai-da-te e baracche in fiamme

Di fronte alla drammatica e colpevole inazione del governo centrale, che si limita a inutili appelli pacifisti senza ripristinare la legalità, i cittadini di Ceuta (i fieri “caballas”) hanno deciso di prendere in mano la situazione, esasperati da una convivenza impossibile.
Da giorni, ogni singola sera, colonne di residenti inferociti scendono in strada organizzando vere e proprie ronde. Il loro obiettivo? Puntare le spiagge trasformate in accampamenti abusivi, distruggere le capanne e creare un disturbo sistematico e quotidiano agli irregolari per spingerli, per sfinimento, ad andarsene. La tensione ha raggiunto il suo apice ieri, quando decine di cittadini sono riusciti a eludere lo sbarramento delle forze dell’ordine e hanno raggiunto l’immensa spiaggia di El Trampolin. Qui, tra gli applausi scroscianti della folla, hanno appiccato il fuoco e bruciato le baracche e le tende degli stranieri. “Se loro possono fare i falò e bivaccare sulla nostra spiaggia, allora possiamo farlo anche noi”, ha urlato uno dei residenti. “Guarda come ridono di noi… ci trattano da fessi!”, ha fatto eco un altro cittadino.

L’equilibrio precario tra residenti e Polizia

In questo clima da guerra civile strisciante, si è creato uno stranissimo e precario equilibrio tra i cittadini esasperati e i poliziotti in tenuta antisommossa. I manifestanti, infatti, non odiano le divise: durante le marce intonano cori di totale sostegno alle forze dell’ordine, ringraziandole per il loro lavoro. Ma quando la Polizia, per ovvi ordini superiori, sbarra loro l’accesso alle spiagge, la tensione sale.
Come riportato dai cronisti del quotidiano El Mundo presenti sul posto, i poliziotti “fingevano la carica, ma era chiaramente l’ultima cosa che desideravano fare” contro i loro stessi concittadini. I residenti lanciavano asciugamani e detriti nei falò improvvisati, ma guardando in faccia gli agenti quasi a volerne chiedere il tacito benestare. E la rabbia della piazza si scaglia duramente anche contro chi nutre gli invasori: la distribuzione giornaliera dei pasti caldi da parte della Croce Rossa viene boicottata, e l’organizzazione umanitaria viene apertamente insultata e definita dai cittadini come una “mafia”.
Senza un intervento durissimo per ristabilire i confini e le espulsioni, il rischio è che ogni sera, in questa bomba a orologeria chiamata Ceuta, si consumi un’escalation di violenza da cui sarà impossibile tornare indietro.

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Esteri

Tra brogli denunciati e restrizioni al voto, i democratici preparano lo scudo legale contro le ingerenze di Trump

“Il SAVE Act è una nuova forma di Jim Crow”. Lo ha detto Chuck Schumer, senatore democratico di New York e leader della minoranza del suo partito alla Camera Alta. Schumer avrà anche esagerato, ma la nuova legge elettorale, fortemente voluta da Donald Trump, imporrebbe severi limiti al diritto di voto degli afro-americani, che durante le leggi di Jim Crow furono sottoposti a segregazione razziale fra il 1876 e gli inizi degli anni Sessanta.

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Donald Trump

Redazione-  “Il SAVE Act è una nuova forma di Jim Crow”. Lo ha detto Chuck Schumer, senatore democratico di New York e leader della minoranza del suo partito alla Camera Alta. Schumer avrà anche esagerato, ma la nuova legge elettorale, fortemente voluta da Donald Trump, imporrebbe severi limiti al diritto di voto degli afro-americani, che durante le leggi di Jim Crow furono sottoposti a segregazione razziale fra il 1876 e gli inizi degli anni Sessanta. La legge tanto voluta da Trump colpirebbe anche altri gruppi minoritari, le donne, gli studenti universitari e tutti quelli che hanno difficoltà a ottenere documenti, come il passaporto, necessari a dimostrare di avere il diritto al voto. Il SAVE Act (Safeguard American Voter Eligibility Act) è stato approvato alla Camera con un voto di 218-213, ma il Senato non ha preso in considerazione il disegno di legge. Il presidente del Senato, John Thune, repubblicano del Dakota del Sud, non lo ha portato al voto a causa del filibuster, ossia della soglia di 60 consensi necessari per procedere al voto, dato che i repubblicani hanno solo 53 seggi al Senato.

Trump non avrà dunque questa legge a suo favore, ma ciò non toglie l’insicurezza creata dalle sue frequenti asserzioni secondo cui le elezioni americane sarebbero piene di brogli e che lui accetterà gli esiti solo se saranno giusti e onesti. Sappiamo già che, quando i repubblicani perdono, Trump è solito gridare alla frode. Lo ha fatto in maniera pericolosa a conclusione delle elezioni presidenziali del 2020. Va ricordato che lo stesso giorno della certificazione della vittoria di Joe Biden, il 6 gennaio 2021, Trump tenne un comizio a Washington durante il quale incitò i suoi sostenitori a opporsi alla cerimonia di certificazione. Le immagini dei disordini e dell’assalto al Campidoglio sono ancora vive nella mente di tutti. Si teme dunque che, in caso di sconfitta alle elezioni di medio termine, Trump non esiterebbe a ripetere gli eventi del 6 gennaio 2021. I democratici, che vengono visti come probabili vincitori della maggioranza alla Camera e potenzialmente anche al Senato, si stanno dunque preparando ad affrontare simili episodi.

Si teme che Trump possa ripetere ripetere il tormentone della frode elettorale in distretti e Stati controllati dai democratici per inviare agenti dell’ICE o del Dipartimento di Giustizia a sequestrare schede elettorali. Questo tipo di azione è già avvenuto nel 2026, quando agenti dell’FBI sono stati inviati a un centro elettorale nello Stato della Georgia e hanno sequestrato le schede elettorali dell’elezione del 2020. Inoltre, c’è stato un caso simile, sempre nel corrente anno, in cui Chad Bianco, lo sceriffo della Contea di Riverside, nel sud della California, ha fatto sequestrare 650 mila schede elettorali sostenendo che vi fossero irregolarità. Si teme anche che Trump potrebbe inviare agenti dell’ICE nelle vicinanze dei seggi per condurre retate di migranti, intimidendo gli elettori, specialmente gli ispanici.

I democratici, ma anche i funzionari di tanti altri Stati, sono preoccupati per la retorica di Trump, che continua a sostenere che le elezioni americane non sono sicure perché voterebbero anche non cittadini. Ciò non è vero, anche se ci sono state delle sviste e pochissimi individui non aventi diritto al voto sono stati identificati. La realtà è che non esistono molti incentivi a votare illegalmente, anche perché si rischiano pene severe, tra cui anni di carcere e ingenti multe. La realtà è invece diversa, come ci conferma l’alto assenteismo al voto in America. Persino nelle elezioni presidenziali, l’affluenza al voto raramente raggiunge il 60 per cento (con il 62% raggiunto nel 2020 e percentuali comprese fra il 52 e il 58% in altre elezioni recenti).

Nonostante tutto, i timori di interventi pericolosi da parte di Trump hanno già spinto i democratici a programmare una strategia di difesa in caso di interferenza. È stata organizzata una fitta rete di avvocati pronti a presentare ricorsi di emergenza ai magistrati, anche se non tutti i piani sono completamente chiari. Ciò che però rimane chiaro è la possibilità di azioni fuori dalle righe da parte di Trump. Nel 2020 Trump non riuscì a far ribaltare l’esito elettorale per il fatto che il vicepresidente Mike Pence fece il suo dovere, così come fecero altri funzionari dei parlamenti statali a maggioranza repubblicana. Inoltre, i collaboratori di Trump nel suo primo mandato hanno dimostrato un minimo di professionalità. Nel suo secondo mandato, i suoi collaboratori sono stati selezionati seguendo il principio della pura fedeltà al presidente. Da ricordare semplicemente che il procuratore generale, recentemente confermato dal Senato, aveva lavorato come avvocato personale di Trump dal 2023 fino al 2025, quando entrò a fare parte del governo come vice procuratore generale.

Per adesso, però, Trump continua a tentare di limitare il voto degli americani. Il presidente ha ordinato al servizio postale di non distribuire schede elettorali a individui i cui nomi non appaiono in liste in possesso del governo federale. Queste liste sono in realtà in possesso delle autorità statali, che per Costituzione hanno il dovere di dirigere le elezioni, con un ruolo limitato del governo federale. Fino al momento, la Corte Suprema non si è pronunciata in maniera definitiva, ma si attende una decisione a breve. Comunque vada, il compito dei democratici non è solo quello di combattere per vincere le elezioni. Devono anche battersi per mantenere la democrazia che Trump vorrebbe secondo questa interpretazione limitare, seguendo la strada di regimi autoritari.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Attualità

Pensioni di settembre in pagamento dal 1° del mese alle Poste: tutte le info utili, gli orari migliori e come proteggersi dai furti

Informazione di servizio importantissima per tutti i nostri nonni! Da martedì 1° settembre via al pagamento delle pensioni negli uffici postali! 📬 💶 Poste Italiane comunica ufficialmente che i ratei pensionistici del mese di settembre saranno disponibili a partire da martedì 1° settembre in tutti gli uffici del territorio nazionale! I pensionati che hanno scelto l’accredito diretto su Libretto di Risparmio, Conto BancoPosta o Postepay Evolution, potranno ritirare comodamente il denaro contante 24 ore su 24 recandosi semplicemente agli sportelli automatici ATM Postamat esterni, senza dover fare nessuna fila allo sportello! E attenzione a un vantaggio importantissimo: chi ha la carta di debito ha diritto a una POLIZZA ASSICURATIVA TOTALMENTE GRATUITA che rimborsa fino a 700 euro all’anno in caso di furto o scippo dei soldi avvenuto nelle due ore successive al ritiro della pensione! Un consiglio d’oro per evitare le resse? Poste consiglia di evitare le primissime ore del mattino e i primi giorni del mese, recandosi negli uffici a tarda mattinata o nel pomeriggio per non dover sopportare estenuanti tempi di attesa. Leggi tutte le regole per il ritiro e per le deleghe nel nostro articolo completo! 👇 👴 Avvisate i vostri genitori e i vostri nonni condividendo questo articolo utile!

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La rinnovata sede dell'ufficio postale di Carsoli

Redazione  – Il momento dell’accredito della pensione rappresenta, per milioni di famiglie e di anziani italiani, un appuntamento vitale e irrinunciabile. È il giorno in cui si tirano le somme del mese appena trascorso, si fanno i calcoli per la spesa quotidiana, si pagano le bollette e, con i sacrifici di una vita intera, si cerca magari di dare un piccolo ma preziosissimo aiuto economico a figli e nipoti.
In vista della fine della stagione estiva, Poste Italiane ha diramato un’importante comunicazione ufficiale valida per tutto il territorio nazionale, al fine di organizzare al meglio i flussi di utenza e garantire a tutti i pensionati un servizio rapido, sicuro e privo di stress. In tutti gli uffici postali italiani, le pensioni del mese di settembre saranno regolarmente in pagamento a partire da martedì 1° settembre 2026.

Accrediti diretti e l’utilità degli sportelli automatici Postamat

A partire dalla medesima data di martedì 1° settembre, i ratei pensionistici di settembre saranno immediatamente e automaticamente disponibili per tutti quei cittadini titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una carta prepagata Postepay Evolution che, nel corso del tempo, abbiano intelligentemente scelto l’opzione del comodo accredito diretto.
Per questa vastissima fetta di utenza, la procedura di riscossione del denaro è ancora più semplice, rapida e tecnologica. I possessori di una Carta di Debito associata ai propri conti correnti o ai libretti, e i titolari di Postepay Evolution, avranno infatti la totale libertà di prelevare il proprio denaro in contante recandosi presso uno qualsiasi degli sportelli automatici ATM Postamat distribuiti capillarmente su tutto il territorio nazionale, operando in qualsiasi orario (anche quando gli uffici sono chiusi al pubblico) e senza alcuna necessità di dover entrare in filiale e mettersi in fila allo sportello fisico.

Regole d’oro per il ritiro in sede e l’opzione della delega

Naturalmente, moltissimi pensionati preferiscono ancora il rassicurante e tradizionale contatto umano con l’operatore postale di fiducia. Per coloro che desiderano effettuare il ritiro della pensione direttamente allo sportello interno, Poste Italiane ricorda che è strettamente necessario presentarsi muniti di un documento di identità in corso di validità (Carta d’Identità, Patente di guida o Passaporto) e della propria tessera sanitaria contenente il Codice Fiscale.
Qualora l’anziano si trovasse impossibilitato a recarsi fisicamente in ufficio per motivi di salute o impedimenti personali, la normativa vigente ricorda che è sempre possibile delegare una terza persona di fiducia al prelievo della somma spettante, compilando gli appositi moduli forniti dall’azienda e allegando le copie dei documenti d’identità sia del delegante che del delegato.

La polizza assicurativa gratuita: uno scudo contro i malintenzionati

C’è un dettaglio fondamentale, purtroppo spesso sconosciuto a molti anziani, che Poste Italiane tiene a ribadire a tutela dei propri clienti più fragili. Il giorno del pagamento delle pensioni, purtroppo, attira spesso nei paraggi degli uffici postali truffatori o borseggiatori senza scrupoli.
Per questo motivo, l’azienda offre ai possessori di Carta di Debito associata a conti o libretti una preziosissima e totalmente gratuita polizza assicurativa. Questa copertura prevede un risarcimento economico fino a un massimo di 700 euro all’anno nel malaugurato caso in cui il pensionato subisca il furto del contante appena prelevato, purché l’evento criminoso avvenga nelle due ore immediatamente successive al prelievo effettuato presso gli uffici postali o agli sportelli ATM Postamat. Una garanzia in più per tornare a casa con maggiore serenità.

Il consiglio pratico per saltare le code e le lunghe attese

Infine, un consiglio di puro buonsenso logistico. Poste Italiane suggerisce vivamente a tutti i pensionati (ove gli impegni personali lo rendano possibile) di recarsi a ritirare la pensione preferibilmente durante le ore di tarda mattinata oppure nelle ore pomeridiane (per gli uffici abilitati al doppio turno). Ancora meglio sarebbe privilegiare i giorni immediatamente successivi ai primi del mese.
Evitare la prima mattinata del 1° del mese significa non ammassarsi tutti insieme nelle sale d’attesa, scongiurando tempi di permanenza superiori alla media e abbassando i livelli di stress.
Per ulteriori delucidazioni, dubbi o informazioni specifiche sulle proprie deleghe, è sempre possibile consultare il sito istituzionale www.poste.it o contattare il numero telefonico di assistenza clienti 06 45263322.

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