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Il Vate del colore che sposa l’Adriatico: la monumentale vela di Mario Vespasiani ridisegna il paesaggio e l’anima di Grottammare

L’arte monumentale sposa l’infinito del mare Adriatico! 🌊🎨 Nel meraviglioso borgo antico di Grottammare non perdere la spettacolare installazione di Mario Vespasiani: una vela dipinta gigante alta 5 metri che unisce il cielo alla pietra del Paese Alto. ⛵❤️ Tra un immenso polpo rosso corallo e le isole dell’immaginazione, l’opera fa parte della mostra “Cantami o Musa” che si snoda fino al Museo Fazzini. Un viaggio mentale gratuito e ricco di pura poesia visiva per riscoprire il valore della bellezza e del territorio. Leggi qui per scoprire i dettagli del percorso d’arte, gli orari e tutti i segreti della visione di Vespasiani! 👇

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Vela monumentale di Mario Vespasiani

Grottammare – Ci sono opere d’arte che rifiutano la rassicurante e geometrica reclusione delle sale museali metropolitane per andare a cercare un dialogo intimo, fisico e viscerale con gli elementi primordiali della natura. Nel cuore antico, fiero e silenzioso del Paese Alto di Grottammare, abbarbicato su una rupe che domina la costa marchigiana, si sta compiendo in queste calde sere di fine estate un autentico miracolo visivo, capace di stupire e catturare gli sguardi di residenti e turisti. Nell’ambito del prestigioso e apprezzato percorso espositivo intitolato “Cantami o Musa”, l’artista di fama internazionale Mario Vespasiani ha installato una monumentale vela dipinta a mano, alta ben cinque metri. Questo immenso dispositivo poetico e visionario, affacciato a picco sull’infinito del mare Adriatico, si impone nello spazio con la forza di un archetipo, agendo non come una semplice aggiunta decorativa, ma come una lente d’ingrandimento in grado di modificare profondamente la percezione emotiva del paesaggio circostante.

La ricerca estetica di Vespasiani si configura da sempre come una forma di arte totale, un cammino filosofico in cui il gesto pittorico si fa strumento di conoscenza e di cura delle relazioni umane. Il blu profondo della grande tela dialoga istante dopo istante, a seconda dei capricci della luce solare, con l’azzurro del cielo e il riflesso mutevole dell’acqua salata, mentre sulla sua superficie prendono forma isole immaginarie e territori fluttuanti che non appartengono alla fredda geografia dei cartografi, ma alla dimensione pura della visione interiore. Al centro dell’ordito, la presenza magnetica e misteriosa di un gigantesco polpo rosso corallo introduce un’immagine ancestrale potente: una creatura degli abissi che evoca il senso dell’ignoto, della profondità e della metamorfosi continua. Quel rosso vivo, emergendo con violenza dal campo azzurro, sembra infondere un vero e proprio battito cardiaco e vitale all’intera installazione.

Dalla Lanterna di Genova all’orizzonte piceno: la trama invisibile della memoria

Ad impreziosire la parte alta della vela spetta la rappresentazione della storica Lanterna di Genova, un esplicito e colto riferimento filologico alla celebre esposizione d’avanguardia che ha visto Vespasiani protagonista nel 2025 presso il Galata Museo del Mare del capoluogo ligure. Attraverso questo dettaglio, l’artista edifica una propria e originale geografia dell’immaginario, unendo due affacci marittimi distanti, due porti e due punti di una rotta ideale che la pittura riesce a riunire miracolosamente attraverso il filo della memoria. La visione del pittore marchigiano non procede per fredde citazioni accademiche, ma per corrispondenze e risonanze intime: un’immagine richiama un luogo, un luogo evoca un ricordo d’infanzia e quella memoria genera una nuova forma d’arte capace di parlare oltre il tempo e oltre lo spazio fisico nel quale l’opera viene collocata.

La grande vela rappresenta la sintesi più efficace della sua maturità artistica: essa è contemporaneamente pittura rupestre e installazione contemporanea, segno grafico e mappa d’orientamento per l’anima, superficie bidimensionale e presenza scultorea nello spazio urbano di prossimità. Ma soprattutto, la tela si offre come una straordinaria metafora dell’atto creativo stesso. Proprio come la vela raccoglie la forza invisibile del vento per trasformarla in movimento propulsivo per l’imbarcazione, così l’artista fa proprie le intuizioni, le suggestioni e le fragilità della società contemporanea per tramutarle in una visione concreta, indicando allo spettatore che l’immaginazione non è mai una fuga vigliacca dalla realtà, ma lo strumento più potente che possediamo per comprenderla, abitarla e trasformarla.

Un viaggio sensoriale dal borgo antico fino alle sale del Museo Fazzini

In questo panorama mozzafiato a picco sul mare, l’attitudine di Vespasiani trova la sua consacrazione. Il vecchio incasato medievale, la linea dell’orizzonte adriatico, le nuvole e l’opera d’arte finiscono per fondersi in un’unica, maestosa immagine collettiva, costruita e regalata dallo sguardo dell’autore. È un risultato che non nasce semplicemente da una raffinata tecnica pittorica, ma da una rara capacità di concepire l’opera come un’esperienza umana totale e condivisa. La pittura di Vespasiani non offre risposte dogmatiche o definizioni statiche; genera visioni aperte, moltiplica i territori dell’anima e attraversa le solitudini dei nostri giorni con la forza della bellezza pulita, dimostrando che esistono ancora terre dello spirito che possono essere raggiunte solo attraverso la fantasia.

La monumentale vela di Grottammare non è un elemento isolato, ma costituisce la porta d’accesso a un percorso culturale ed espositivo ricchissimo che si snoda capillarmente per tutto il mese di agosto. I visitatori e gli appassionati d’arte contemporanea possono approfondire la conoscenza dell’universo espressivo dell’artista visitando le altre opere collocate nello spazio espositivo di Piazza Peretti e all’interno delle sale del rinomato Museo Fazzini, compiendo una vera e propria passeggiata nella bellezza. Per ricevere informazioni dettagliate sul percorso d’arte, per prenotare visite guidate o per approfondimenti sul catalogo della mostra, il comitato organizzatore ha messo a disposizione il numero di telefono dedicato 333.6361829. Lasciatevi spettinare la coscienza dal vento dell’Adriatico e dal colore di un artista che ha fatto dell’immaginazione una forma sublime di conoscenza civica.

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Quando l’intelligenza artificiale riempie gli scaffali: il futuro del libro sarà sempre più legato all’autenticità

Il libro del futuro potrebbe avere una nuova etichetta: “scritto da un essere umano”. Non è una provocazione, ma una possibilità che sta prendendo forma nel dibattito internazionale sull’evoluzione dell’editoria. Negli Stati Uniti, infatti, la crescita dei libri realizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (IA) sta imponendo al mondo editoriale una domanda destinata a diventare sempre più centrale: chi ha realmente scritto il libro che abbiamo tra le mani?

Il fenomeno è particolarmente evidente nel mercato dell’autopubblicazione. Una recente ricerca condotta su oltre 14.000 ebook autopubblicati e venduti su Amazon tra il 2023 e il 2026 ha rilevato una forte crescita dei titoli nei quali è stata individuata una consistente presenza di testo generato dall’IA. Lo studio evidenzia anche un effetto di saturazione: il numero dei libri che riescono a ottenere vendite è cresciuto molto più rapidamente dei ricavi complessivi, riducendo di conseguenza il valore medio generato dai singoli titoli.

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PROF. ALBERTO RAFFAELLI

Redazione-  Il libro del futuro potrebbe avere una nuova etichetta: “scritto da un essere umano”. Non è una provocazione, ma una possibilità che sta prendendo forma nel dibattito internazionale sull’evoluzione dell’editoria. Negli Stati Uniti, infatti, la crescita dei libri realizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (IA) sta imponendo al mondo editoriale una domanda destinata a diventare sempre più centrale: chi ha realmente scritto il libro che abbiamo tra le mani?

Il fenomeno è particolarmente evidente nel mercato dell’autopubblicazione. Una recente ricerca condotta su oltre 14.000 ebook autopubblicati e venduti su Amazon tra il 2023 e il 2026 ha rilevato una forte crescita dei titoli nei quali è stata individuata una consistente presenza di testo generato dall’IA. Lo studio evidenzia anche un effetto di saturazione: il numero dei libri che riescono a ottenere vendite è cresciuto molto più rapidamente dei ricavi complessivi, riducendo di conseguenza il valore medio generato dai singoli titoli.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto la tecnologia. Concerne il mercato, la concorrenza e soprattutto la fiducia del lettore.

Negli Stati Uniti alcuni casi recentissimi hanno acceso ulteriormente i riflettori. Il mondo editoriale si è trovato a confrontarsi con libri sospettati di essere stati prodotti, almeno in parte, attraverso l’IA e con contratti editoriali messi in discussione proprio per l’incertezza sull’effettiva paternità dei testi. La vicenda ha aperto una riflessione sulla necessità di stabilire criteri più chiari per distinguere l’utilizzo dell’IA come semplice strumento di supporto dalla produzione sostanziale di un’opera.

E la risposta non sta necessariamente nel proibire la tecnologia.

Una delle strade che stanno emergendo è quella della trasparenza. La Society of Authors ha lanciato nel 2026 un’iniziativa denominata “Human Authored”, pensata per identificare le opere scritte da esseri umani in un mercato nel quale i contenuti generati dall’IA sono sempre più presenti.

Il concetto potrebbe sembrare sorprendente: fino a pochi anni fa un autore non aveva certo bisogno di dimostrare di essere umano. Oggi, invece, l’autore umano potrebbe doverlo dichiarare.

Anche il mondo delle librerie sta affrontando la questione. Barnes & Noble, per esempio, ha chiarito nel 2026 di adottare misure per escludere dai propri cataloghi online i libri generati dall’IA e di non ordinarli per i propri punti vendita, pur lasciando aperta la possibilità di valutare titoli dichiaratamente generati dall’IA qualora esistesse una domanda specifica del pubblico.

Ma cosa potrebbe significare tutto questo?

Secondo il Prof. Alberto Raffaelli, esperto di cultura editoriale e ideatore della community social Segnalazioni Letterarie (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks: quasi 48.000 i membri), il punto non sarà soltanto stabilire se un libro sia stato scritto con l’IA, ma comprendere quanto dell’autore rimanga realmente dentro quelle pagine.

“L’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario – osserva Raffaelli –, ma non dovrebbe cancellare la centralità dell’autore. Un libro non è soltanto una successione corretta di parole: è esperienza, sensibilità, memoria, visione, emozione. Il lettore cerca una voce, non semplicemente un testo”.

Tale riflessione apre un’altra prospettiva interessante. Potremmo assistere, nei prossimi anni, alla nascita di nuove forme di certificazione o dichiarazione della provenienza del contenuto: “Human Authored”, “AI Assisted”, “AI Generated”. Non necessariamente come marchi di qualità, ma come strumenti di informazione per permettere al lettore di sapere in quale modo è stata realizzata l’opera che sta acquistando.

“La trasparenza – aggiunge Raffaelli – potrebbe diventare un valore commerciale oltre che etico. Se il lettore saprà che dietro quelle pagine esiste una persona che ha vissuto, studiato, sofferto, osservato e trasformato la propria esperienza in racconto, tale consapevolezza potrebbe diventare parte stessa del valore del libro”.

È una sfida che coinvolgerà anche gli editori. Negli Stati Uniti si discute già della necessità di stabilire pratiche condivise tra autori, agenti ed editori, mentre l’Authors Guild ha aggiornato nel 2026 le proprie linee guida sull’utilizzo dell’IA da parte degli scrittori.

Il futuro, quindi, potrebbe portarci davanti a una situazione apparentemente paradossale: più l’IA sarà capace di scrivere, più il mercato potrebbe sentire il bisogno di valorizzare chi scrive senza delegare alla macchina la propria voce.

E qui il ruolo delle librerie potrebbe diventare decisivo. In mezzo a migliaia di titoli disponibili, il lettore potrebbe cercare non soltanto il genere, la trama o il prezzo, ma anche una garanzia di autenticità. Potrebbe voler sapere chi c’è dietro quella storia. E addirittura ci potrebbero essere scaffalature divise secondo questi nuovi criteri (idem dicasi per i bookstore on line).

Perché nell’epoca dei contenuti generati in pochi secondi, il vero lusso potrebbe diventare una cosa apparentemente antica: una voce umana riconoscibile. È questa, forse, la grande rivoluzione che dall’America potrebbe arrivare anche nelle librerie italiane: non la scomparsa dell’autore, ma la sua rivalutazione.

E il libro del futuro potrebbe dunque avere una nuova domanda sulla copertina, invisibile ma fondamentale: “Chi parla davvero attraverso queste pagine?”

Libro Intelligenza Artificiale

INTERVISTA AL PROF. ALBERTO RAFFAELLI: QUANDO L’IA SCRIVE, CHI RESTA DIETRO LE PAGINE?

Professor Raffaelli, negli Stati Uniti si discute sempre più del rischio che il mercato venga invaso da libri generati dall’IA. Dobbiamo davvero preoccuparci?

Credo che dobbiamo soprattutto essere consapevoli. L’IA non è nemico della letteratura, ma uno strumento potentissimo che può essere utilizzato bene oppure male. Il vero rischio nasce quando la tecnologia viene impiegata per produrre quantità enormi di libri privi di una reale identità autoriale. In quel caso non abbiamo più soltanto un’evoluzione tecnologica: abbiamo una trasformazione profonda del concetto stesso di libro.

 

Potremmo arrivare al punto in cui un lettore, entrando in libreria, vorrà sapere se il libro è stato scritto da un essere umano?

È assolutamente possibile. Anzi, credo che la trasparenza diventerà sempre più importante. Potremmo vedere indicazioni come “scritto da autore umano”, “realizzato con assistenza dell’IA” oppure “generato dall’IA”. Non necessariamente per creare una graduatoria tra libri buoni e cattivi, ma per consentire al lettore di compiere una scelta consapevole. Sapere come nasce un’opera potrebbe perciò diventare parte dell’esperienza stessa dell’acquisto.

Ma un libro scritto con l’aiuto dell’IA può essere considerato autentico?

Dipende da quanto spazio lasciamo alla macchina e quanto all’autore. Se l’IA viene utilizzata per correggere, organizzare, suggerire o supportare un processo creativo che rimane profondamente umano, siamo davanti a uno strumento. Se invece la macchina concepisce, sviluppa e scrive praticamente tutto, allora dobbiamo porci una domanda diversa: chi è realmente l’autore? L’autenticità non consiste nell’assenza assoluta di tecnologia, ma nella presenza riconoscibile di una persona dietro ciò che leggiamo.

 

Lei parla spesso del rapporto tra autore e lettore. L’IA rischia di spezzarlo?

Potrebbe, se dimenticassimo che la letteratura nasce anche da un incontro. Quando leggiamo un romanzo, una poesia o un’autobiografia, non incontriamo soltanto delle parole: incontriamo una sensibilità. Pensiamo a ciò che può trasmetterci una pagina scritta dopo un’esperienza realmente vissuta. Una macchina può imitare uno stile, costruire una frase perfetta, persino suscitare emozioni. Ma l’esperienza umana che ha generato quella pagina appartiene a qualcun altro. E questa differenza, secondo me, continuerà ad avere un peso enorme.

Secondo Lei le librerie italiane dovranno cambiare il modo di presentare i libri?

Probabilmente sì. La libreria del futuro potrebbe diventare anche un luogo nel quale il lettore viene aiutato a comprendere la storia editoriale del libro. Non soltanto “questo è un bestseller”, ma anche “questo è un libro nato da un’esperienza personale”, “questo autore ha utilizzato determinati strumenti tecnologici”, “questa opera è frutto di una collaborazione tra uomo e macchina”. Il libraio dal canto suo potrebbe assumere ancora maggiore importanza come figura capace di orientare il pubblico in un mercato sempre più affollato.

 

C’è però un paradosso: più l’IA diventa brava a scrivere, più potrebbe aumentare il desiderio di leggere qualcosa di autenticamente umano. È così?

È proprio questo il fenomeno che trovo più affascinante. Quando tutto diventa facilmente riproducibile, ciò che è autentico acquista valore. In futuro potremmo assistere a una vera rivalutazione dell’autore, della sua storia, della sua voce e persino delle sue imperfezioni. Una frase non perfetta, ma profondamente vissuta, potrebbe emozionare più di un testo tecnicamente impeccabile. L’IA potrebbe quindi ottenere un risultato inatteso: ricordarci quanto abbiamo bisogno degli esseri umani.

Allora quale sarà il vero valore di un libro nell’era dell’IA?

Credo che il valore sarà sempre meno legato alla semplice quantità di contenuti e sempre più alla loro autenticità. In un mondo nel quale possiamo generare migliaia di pagine in pochi istanti, ciò che farà la differenza sarà la capacità di dire qualcosa che abbia una voce, una memoria, un pensiero e un’anima. Il lettore non comprerà soltanto una storia: comprerà la possibilità di entrare in contatto con qualcuno attraverso quella storia. E finché esisterà questo incontro, il libro avrà ancora un futuro straordinario.

Libro etica intelligenza artificiale

La rivoluzione dell’IA non sembra dunque destinata a decretare la fine del libro, ma potrebbe cambiare profondamente il modo in cui lo scegliamo, lo acquistiamo e, soprattutto, lo consideriamo.

Dalle riflessioni del Prof. Alberto Raffaelli emerge una certezza: in un mercato sempre più affollato di contenuti, l’autenticità potrebbe diventare il nuovo valore aggiunto della letteratura. Sapere che dietro una pagina esiste una persona, con la propria esperienza, la propria sensibilità e il proprio universo emotivo, potrebbe tornare a essere un elemento decisivo per il lettore.

Forse nelle librerie di domani non cercheremo soltanto il bestseller, il titolo più pubblicizzato o quello diventato virale sui social. Cercheremo anche una voce nella quale riconoscerci. Perché una macchina può scrivere una storia, e anche bene. Ma una vita, con le sue ferite, le sue conquiste, i suoi ricordi e le sue emozioni, non può essere semplicemente generata con un comando.

Ed è proprio qui che potrebbe nascere la nuova sfida dell’editoria: in un futuro sempre più tecnologico, restituire al lettore il piacere di riconoscere, tra milioni di parole, quelle che hanno davvero qualcosa di umano da raccontare.

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Il trionfo assoluto di Johnny Depp e Dior: il successo di “Sauvage” è la vittoria del merito contro le polemiche sterili

Il trionfo clamoroso di Johnny Depp e Dior: il profumo “Sauvage” sbaraglia ogni record e zittisce le polemiche! 🎸 ✨ Ci sono vittorie che sanno di riscatto puro. Negli anni più bui delle sue vicende legali, quando tutta Hollywood gli sbatteva la porta in faccia per colpa della spietata “cancel culture”, la Maison Dior ha fatto una scelta di enorme coraggio: non ha abbandonato Johnny Depp! Nonostante le polemiche strumentali e i finti moralisti, il brand francese ha confermato l’attore come volto del profumo “Sauvage”. E oggi, i numeri gli danno clamorosamente ragione! L’accordo tra l’icona globale e Dior sta registrando un successo di vendite e un consenso popolare senza precedenti nella storia (Sauvage è il profumo più venduto al mondo!). È la dimostrazione pazzesca che la qualità, il lavoro duro, la coerenza e la fedeltà, alla fine, battono sempre le chiacchiere da bar e i tribunali dei social network! Il pubblico non ha premiato solo una fragranza fantastica, ma ha premiato la verità e la resilienza di un uomo che ha saputo rialzarsi più forte di prima! Leggi tutta l’analisi di questo fenomeno culturale nel nostro articolo! 👇 🖤 E voi cosa ne pensate di Johnny Depp? Qual è il vostro profumo preferito in assoluto?

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Johnny Depp

Redazione – Ci sono prodotti commerciali che nascono, vivono il loro breve momento di gloria sugli scaffali e poi svaniscono nel dimenticatoio. E poi ci sono icone, simboli che trascendono la semplice logica del mercato per trasformarsi in veri e propri manifesti culturali. È questo il caso straordinario, per non dire leggendario, del profumo Sauvage di Dior e del suo storico e indissolubile legame con la star hollywoodiana Johnny Depp.
Oggi ci troviamo di fronte a un risultato eccezionale, un ritorno in grandissimo stile che rappresenta l’ennesima, schiacciante conferma di una regola d’oro: la serietà, la determinazione e la coerenza, alla fine, pagano sempre. E lo fanno battendo, con l’eleganza dei numeri e del consenso popolare, ogni goffo tentativo di polemica sterile orchestrato dai detrattori.

Il profumo del riscatto: una vittoria sulla “Cancel Culture”

Per comprendere la reale portata di questo trionfo, bisogna fare un passo indietro e guardare al passato recente dell’attore. Negli anni più bui della sua complessa e dolorosa vicenda giudiziaria e personale, quando gran parte di Hollywood gli aveva cinicamente voltato le spalle per assecondare la spietata “cancel culture”, la Maison Dior ha compiuto una scelta di enorme e inaudito coraggio.
Mentre altri marchi stracciavano i contratti milionari spaventati dall’ombra dello scandalo, Dior ha scelto di non abbandonare la sua icona globale. Ha creduto nell’uomo prima ancora che nel divo, mantenendo intatto l’accordo per la linea Sauvage. Quella scelta, all’epoca duramente attaccata da chi vorrebbe sempre frenare ogni grande progetto con polemiche strumentali e moralismi di facciata, si è rivelata la strategia più vincente e umanamente potente dell’ultimo decennio nel mondo della moda e del lusso.

I numeri di un trionfo globale senza precedenti

Oggi, i dati di vendita e di gradimento parlano in modo talmente chiaro da non lasciare il benché minimo spazio alle interpretazioni. L’accordo tra l’icona Johnny Depp e Dior continua a registrare un consenso popolare letteralmente senza precedenti nella storia della profumeria maschile. Sauvage è diventato il profumo più venduto al mondo, superando nelle classifiche persino le storiche fragranze femminili.
Questo trionfo non è figlio del caso o di una semplice e banale mossa pubblicitaria, ma è un successo costruito giorno dopo giorno attraverso la massima trasparenza, una cura maniacale e artigianale per i dettagli olfattivi e visivi, e una visione strategica formidabile e lungimirante da parte dell’azienda francese. Hanno dimostrato al mondo intero che, con la forza incredibile della resilienza e delle idee, si possono superare montagne di ostacoli e tempeste mediatiche.

Il vero cambiamento premiato dal pubblico

La storia del Grande Ritorno di Sauvage è la dimostrazione lampante di come le difficoltà possano essere trasformate, con lavoro duro e intelligenza, in una gigantesca e irripetibile opportunità di crescita concreta. Il pubblico, i consumatori e i cittadini comuni (che spesso sono molto più saggi dei critici da salotto) hanno compreso perfettamente questo messaggio profondo.
La gente non ha comprato semplicemente un profumo: ha comprato un ideale di libertà, ha premiato il riscatto di un uomo, ha sposato l’eleganza ribelle di Johnny Depp e la fedeltà assoluta di Dior. Hanno acquistato una goccia di verità e di merito, premiando la sostanza contro l’ipocrisia.
Questo è il vero cambiamento che le persone riconoscono e decidono di premiare ogni santo giorno. Una bellissima lezione di vita e di marketing: avanti tutta, senza sosta, perché la qualità, alla fine, ha sempre l’ultima parola.

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L’uomo che ho adorato!

Nella mia vita ho adorato una sola persona. Naturalmente, l’adorazione è una dimensione superlativa del rispetto che l’uomo, in generale, ha attribuito a Dio! In realtà, per me egli aveva assunto davvero una dimensione quasi divina! La sua erudizione era straordinaria! Conosceva diverse lingue che, insieme all’albanese, diventavano davvero molte.

Sapeva parlare con tutti e farli sentire molto bene. Parlava loro di ciò che riguardava la loro professione o una parte importante della loro vita! La sua semplicità assumeva una dimensione divina, in una forma umana sorprendente, mentre non gli mancava la conoscenza di quasi ogni cosa.

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Artur Nura in Vaticano

Redazione-  Nella mia vita ho adorato una sola persona. Naturalmente, l’adorazione è una dimensione superlativa del rispetto che l’uomo, in generale, ha attribuito a Dio! In realtà, per me egli aveva assunto davvero una dimensione quasi divina! La sua erudizione era straordinaria! Conosceva diverse lingue che, insieme all’albanese, diventavano davvero molte.

Sapeva parlare con tutti e farli sentire molto bene. Parlava loro di ciò che riguardava la loro professione o una parte importante della loro vita! La sua semplicità assumeva una dimensione divina, in una forma umana sorprendente, mentre non gli mancava la conoscenza di quasi ogni cosa.

Rispettava chiunque ed era un cristiano davvero speciale. In quel periodo, le persone conosciute per la loro dimensione culturale e pubblica tenevano nei loro studi la fotografia del dittatore! Quella presenza era per loro una necessità, ma non per lui! Lui teneva soltanto Cristo e nel suo appartamento c’erano pochi mobili e moltissimi libri! Le persone che entravano lì erano amanti della semplicità e della conoscenza! Nelle case dei suoi colleghi, naturalmente, andavano persone che avevano a cuore l’apparenza e la carriera nel sistema di allora! Da lui, invece, soltanto amici e studenti!

Un giorno lo incontrai per strada, quando qualcuno lo aveva fermato e cercava in qualche modo di offrirgli qualcosa! Da quanto avevo capito, era evidente che lui stesso aveva fatto un favore a quell’altra persona e che quel favore doveva essere stato molto importante per chi lo aveva ricevuto. Ma quella persona non riusciva a capire che colui che l’aveva aiutata tanto non accettava regali per questo motivo!

«Ma perché no?! Lei ha fatto per me ciò che nessun altro avrebbe fatto! Nessuno fa una cosa del genere… semplicemente per aiutare un’altra persona…!» gli diceva quell’uomo, mostrando chiaramente sul volto un’incredibile meraviglia!

«Non ha importanza. Ho fatto qualcosa che era possibile per me. L’importante è che questa cosa ti abbia aiutato, quindi goditi ciò che hai ricevuto…» gli disse, con un sorriso così semplice e nobile da disarmare la sua sorpresa.

A quel punto erano ormai circa vent’anni che, per ragioni oggettive, non lo incontravo più, dai tempi lontani dell’ex sistema comunista! In quel periodo aveva lasciato la Patria, proprio quando le strade verso l’Europa avevano appena iniziato ad aprirsi. Ormai avevo saputo che era tornato e che era lì da quasi un anno… e da quasi un anno non riuscivo a decidere se andare a incontrarlo oppure no!?

Naturalmente, questo drammatico dilemma aveva le sue ragioni. Una riguardava la sua vecchiaia. Mentre lui rimaneva l’unica persona che avessi mai adorato, io avevo imparato a conoscere la vecchiaia, questo fenomeno umano drammatico, dopo aver accompagnato i miei genitori negli ultimi anni della loro vita!

«Meglio non arrivare alla vecchiaia» dice un’antica filosofia popolare, e dopo la mia esperienza con i miei genitori avevo compreso colui o colei che l’aveva pronunciata e tutti quelli che, a seconda delle circostanze e del destino, continuavano a ripeterla! Io stesso, quando facevo gli auguri di compleanno, non usavo mai l’espressione così popolare tra gli albanesi: «Che tu possa arrivare a cent’anni!». Dicevo semplicemente: «Buon compleanno», aggiungendo: «Anche se fosse il tuo centocinquantesimo, ma che tu possa viverlo e godertelo…».

In altre parole, avevo davvero paura che avrei perso l’unica persona che avessi mai adorato nella mia vita, a causa della vecchiaia! Non volevo perderlo! Non avevo adorato né i miei genitori, né me stesso, né nessun altro nella vita, se non lui! Una strana voce dentro di me mi preannunciava una simile paura. La ragione, o quella parte di noi che chiamiamo razionale, mi suggeriva invece di non preoccuparmi! La ragione mi diceva che anche nella vecchiaia sarebbe rimasto una persona degna di adorazione! Non sarebbe stato come gli altri. Sarebbe rimasto altrettanto cristiano, altruista e semplice come un tempo!

Alla fine, Dio o il destino volle che le ragioni e il tempo si combinassero affinché andassi a incontrarlo insieme a una sua conoscente. Anche lei aveva una storia di ammirazione simile alla mia nei suoi confronti. In realtà, la sua ammirazione derivava dai racconti di altri sulle sue imprese multidimensionali, sia dal punto di vista scientifico sia da quello religioso, umano e altruistico. E, naturalmente, anche per la sua unicità nella semplicità!

All’ego personale, che è una caratteristica profondamente umana, generale e onnipresente, nessuno poteva sfuggire, tranne lui! Naturalmente ammettevo che esistessero anche altre persone capaci di andare oltre il proprio io, ma mai e poi mai avrebbero potuto raggiungere la sua dimensione! Io stesso cercavo, almeno in parte, di superare il mio ego per assomigliargli.

Questa sua straordinaria dimensione anti-ego, di tanto in tanto, mi aveva persino spinto alla gelosia quando non mi trattava nello stesso modo in cui trattava suo figlio. Naturalmente, sotto questo aspetto esageravo, ma la responsabilità non era mia: era della sua straordinaria natura altruistica e della sua meravigliosa semplicità, quasi cristiana.

Dopo essere entrati nella sua stanza, vidi che era ancora lo stesso uomo di vent’anni prima e ci salutammo con grande affetto! Lo osservavo con grande emozione e ritrovavo in lui le stesse espressioni e la stessa dinamica di allora. La vecchiaia si manifestava soltanto modestamente, e questo mi diede una potente gioia interiore. Dunque, bisognava ascoltare la ragione: anche nella vecchiaia era una persona davvero speciale…

In realtà era ingrassato e, con ogni probabilità, non gli mancavano i mezzi economici. Sapevo che avevano ricevuto una cospicua eredità. Con lui c’era anche una donna che, a quanto pareva, si prendeva cura di lui e naturalmente veniva pagata per questo. Sembrava una persona molto semplice, forse provata dalla vita! In ogni caso, quella scena e quei pensieri rafforzarono in me l’idea che fosse rimasto quello che era stato vent’anni prima.

«Mi perdoni, non la conosco! Può dirmi chi è?» disse lui.

«Io sono Ardi Nuri e la signorina è Edlira, sua nipote» ci presentammo, e nei suoi occhi percepii una gioia del tutto particolare! Una cosa che mi rese immensamente felice!

Subito la conversazione tra noi si fece calorosa e cominciammo a parlare del tempo trascorso e del presente, naturalmente anche da un punto di vista filosofico, sociale e politico! In quel momento entrò un suo amico, con una camicia bianca, che accompagnò il barbiere nella stanza!

Il barbiere, appena entrato, mi riconobbe e, con grande piacere, manifestò il suo rispetto nei miei confronti. Naturalmente per il modesto lavoro che svolgevo come giornalista nel rapporto con il pubblico. Lui stesso, dopo aver notato attentamente questa cosa, con una curiosità molto benevola volle saperne di più su questa mia dimensione nel rapporto con gli altri!

Gli spiegai con piacere che stavo cercando di costruire il mio modesto modello di controcorrente! In realtà, sebbene non in maniera esplicita, gli stavo dicendo che avevo seguito modestamente il modello che avevo imparato da lui, naturalmente in circostanze diverse dalle sue e molto più modeste.

«Loro, il pubblico, oltre ai modelli pragmatici e abusivi dei politici, così diffusi ovunque, hanno anche la possibilità, qui e ora, di confrontarsi con altri modelli, come il mio…» continuai a dirgli, sottolineando che nel mio lavoro cercavo di rispettare Chiunque come Qualcuno, aggiungendo che nessuno è perfetto, tranne Dio.

In quel momento mi schiarii le idee e pensai, tra me e me, che avevo dimenticato che soltanto lui poteva essere un’eccezione. E giustamente ricordai il filosofo che avevo appena riassunto in poche parole: lo avevo imparato da lui molti anni prima. In quell’istante non riuscii più a trattenermi e gli dissi che lo avevo sempre adorato e che era stata l’unica persona capace di conquistare in me una simile convinzione nel corso della mia vita! Naturalmente questo lo fece molto piacere e fu evidente che si sentì molto bene!

Stava cantando all’uomo semplice che gli stava tagliando i capelli Il barbiere di Siviglia e, quando questi ebbe finito il lavoro, chiese alla donna che lo assisteva di portargli i soldi per pagarlo! Lei gli diede una somma pari a quanto il barbiere meritava, mentre lui la rimproverò scherzosamente, dicendo al parrucchiere che aveva pensato di dargli il triplo di quella cifra…!

«È colpa sua! Questa è la segretaria che ho io!» disse, continuando a ridere con lui.

Io ricordai, in un’immagine completa e nitida, come se stesse accadendo proprio in quel momento, un episodio impressionante di vent’anni prima! Rivedevo con gli occhi della memoria il momento in cui, parlandomi dello spirito della fede in Dio, aveva portato la mano alle labbra, vi aveva soffiato sopra e aveva diretto quel soffio verso il cielo…!

«Niente può ostacolarlo! Esso è libero di andare ovunque, fino al cielo. Il soffio cambierebbe direzione, o si fermerebbe, soltanto nel caso in cui una materia, un oggetto, gli si ponesse davanti» mi aveva detto, spiegandomi filosoficamente l’idea della ricchezza, che tanto quanto ti aiuta, tanto ti sottrae libertà…!

Mentre ricordavo quel momento unico, rimasto così profondamente significativo nella mia memoria, pensai naturalmente con il massimo rispetto possibile che egli rimaneva il professore più competente e migliore della mia vita, ma la mia unica adorazione della vita aveva subito un grande cambiamento…!

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