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Spettacolo

Nuova musica dal mar adriatico: la band croata “Trio Gušt” conquista le radio con il brano in italiano “Tempi Passati”

🎵 La band croata Trio Gušt conquista le radio con il brano in italiano “Tempi passati”, un inno nostalgico alla vita mediterranea che sta scalando le classifiche estere. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Musica #Croazia #Mediterraneo #Radio

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la band croata Trio Gušt

Roma – Il panorama sonoro del mar Adriatico si arricchisce di un ponte culturale inatteso che unisce la penisola italiana alla vicina sponda balcanica. Una ventata di allegria dal sapore nostalgico sta scalando le classifiche radiofoniche non solo nei Balcani, ma anche oltreoceano. La tarantella moderna e le sonorità che richiamano la tradizione del Bel Paese sono sbarcate con prepotenza nelle stazioni radio della Croazia, conquistando il pubblico e gli addetti ai lavori. Tuttavia, la particolarità che rende questa notizia di grande interesse mediatico risiede nella provenienza degli artisti: a firmare il successo non è un gruppo italiano, bensì la celebre band croata Trio Gušt, che ha scelto di incidere un singolo interamente nella nostra lingua per celebrare le radici comuni che legano le due nazioni bagnate dalle stesse acque.

La nascita del progetto tra sponde adriatiche e tradizioni condivise

Il brano che sta facendo ballare e riflettere gli ascoltatori si intitola Tempi passati e rappresenta un omaggio dichiarato a un’epoca in cui la vita scorreva più lentamente, scandita dai ritmi della natura e dei rapporti di vicinato. La vicinanza geografica tra Italia e Croazia ha giocato un ruolo fondamentale nella genesi di questo progetto artistico. La sponda orientale e quella occidentale dell’Adriatico condividono da secoli non solo rotte commerciali, ma anche una sensibilità artistica e un comune patrimonio culturale.

A spiegare le motivazioni che hanno spinto la formazione a cimentarsi con la lingua italiana è il frontman del gruppo. Zelimir Dundić, cantante e volto noto della formazione Trio Gušt, ha voluto sottolineare il legame profondo che unisce i due popoli. “L’Italia ci è vicina, proprio dall’altra parte del mare, quindi siamo molto vicini anche per quanto riguarda i gusti musicali. È tutta una questione di Mediterraneo”, ha dichiarato l’artista, evidenziando come la musica resti il veicolo più potente per abbattere ogni barriera territoriale. L’obiettivo dichiarato era ricreare le atmosfere tipiche delle estati passate, dei piccoli porti di marittimi e dei borghi costieri dove la comunità si raccoglieva nelle piazze al calar del sole.

Dalle frequenze croate agli Stati Uniti: il successo globale di tempi passati

La risposta del pubblico e dei programmatori radiofonici non si è fatta attendere. Il brano Tempi passati è entrato stabilmente nella rotazione delle principali emittenti radiofoniche della Croazia, riscuotendo consensi trasversali. La freschezza dell’arrangiamento, unita alla sincerità del messaggio, ha varcato rapidamente i confini nazionali. Nelle ultime ore, la canzone ha ottenuto una vetrina internazionale di prestigio, entrando a far parte della programmazione della nota radio online statunitense Rocco’s Musica Musica.

Zelimir Dundic non nasconde l’orgoglio per questo traguardo inaspettato. “Volevamo ricordare il vero stile di vita del Mediterraneo com’era una volta. È già stata trasmessa dalle radio in Croazia e, da ieri, è entrata anche nella programmazione della radio online americana. Che si diffonda la storia di uno stile di vita mediterraneo sano e gioioso”, ha aggiunto il cantante, auspicando che il messaggio di armonia possa raggiungere un pubblico sempre più vasto. La melodia trasporta l’ascoltatore in una dimensione senza tempo, ricordando i profumi della macchia mediterranea e il suono delle onde che si infrangono sugli scogli.

Collaborazioni internazionali e firme d’autore dietro al successo

Dietro a questo progetto transnazionale si cela una fitta rete di collaborazioni artistiche consolidate nel corso degli anni. Il testo di Tempi passati porta la firma del noto giornalista Ivo Scepanovic, una figura di spicco nel panorama culturale balcanico che vanta già una solida storia di cooperazione con la scena musicale italiana. Scepanovic ha infatti collaborato in passato con numerosi cantautori e strumentisti della penisola, tra cui Tiziano Cannas Aghedu, Ermanno Fabbri, Daniele Di Marco e Francesco Digilio.

Tra i frutti più noti di queste sinergie creative spicca il brano Mi manca il calcio, pubblicato durante il periodo pandemico e capace di raccogliere ampi consensi di pubblico. La componente musicale di Tempi passati è stata invece curata da Toni Lasan, il quale in passato aveva già lavorato con artisti italiani grazie alla mediazione dello stesso Scepanovic, firmando il brano Parachute, cantato in inglese dalla celebre mandolinista europea Sanya Vrancic. Questa fitta trama di relazioni dimostra come l’arte non conosca confini e come la collaborazione tra professionisti di nazionalità diverse possa generare prodotti culturali di altissimo profilo, capaci di unire geografie lontane attraverso le note di una chitarra e la poesia di un testo in lingua italiana.

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Spettacolo

L’urlo rock che distrugge il tabù della salute mentale: i CTRL+Z lanciano “Lorazepam”, il singolo-specchio nato per esorcizzare gli attacchi di panico

La salute mentale si prende il centro della scena con la forza dirompente dell’alternative rock! 🧠🎸⚡ Esce venerdì 18 settembre “Lorazepam”, lo spettacolare e cupo nuovo singolo dei baresi CTRL+Z (Red&Blue Music Relations / ADA Music Italy). Un brano-manifesto viscerale, nato per distruggere i tabù legati agli attacchi di panico, alla solitudine urbana e all’uso degli ansiolitici. Con un sound design potentissimo influenzato da Tool e Incubus, la band di Claudio Salvucci trasforma un dramma privato in un canto collettivo di riscatto e guarigione emotiva. Guardate il lyric video su YouTube e scoprite tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇❤️🎵

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CTRL+Z Cover

Bari – Ci sono canzoni che non nascono per accomodarsi passivamente nelle playlist riempitive dei canali commerciali o per alimentare la retorica della spensieratezza artificiale, ma che erompono nella scena indipendente come una necessità viscerale, una scossa elettrica destinata a rompere il silenzio su uno dei drammi più diffusi, dolorosi e taciuti della società contemporanea. Il disagio psicologico, le nevrosi metropolitane e il peso invisibile dei disturbi d’ansia rappresentano una ferita aperta che colpisce milioni di giovani, troppo spesso intrappolati nell’isolamento degli schermi digitali e nell’apparenza dei social network. Da venerdì 18 settembre 2026, questa drammatica e trasparente istantanea generazionale si trasforma in un manifesto di pura resistenza acustica. Arriva infatti in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Lorazepam”, il travolgente e cupo nuovo singolo della band alternative rock CTRL+Z, rilasciato sotto l’egida strategica di Red&Blue Music Relations e distribuito capillarmente da ADA Music Italy.

Il brano si configura come una discesa spietata, affilata e priva di filtri protettivi nei corridoi di una quotidianità frammentata, segnata da attacchi di panico laceranti, solitudine urbana e dal ricorso terapeutico ai farmaci ansiolitici. Sul piano puramente sonoro, “Lorazepam” segna un ritorno della band alle atmosfere più scure, ruvide e taglienti delle origini, traducendo l’instabilità emotiva in una metrica serrata che picchia dritto allo stomaco dell’ascoltatore. La vera e propria svolta etica del pezzo risiede nella sua evoluzione produttiva, capace di convertire una sofferenza individuale in una risorsa di riscatto collettivo: nato inizialmente come il diario segreto del trascorso biografico di uno dei membri della band, il testo si è progressivamente arricchito e rimodellato durante le sessioni in studio, accogliendo le confessioni e le testimonianze spontanee di amici e collaboratori accorsi nei laboratori creativi del gruppo.

Dalle jam a Bari alle influenze dei Tool: il profilo di una corazzata alternative rock

I CTRL+Z sono una delle realtà più eclettiche, colte e interessanti emerse dal fervore culturale della Puglia negli ultimi anni, un collettivo solido nato a Bari nel 2019 dall’onestà intellettuale e dalla complicità fraterna di Claudio Salvucci (voce e testi), Massimiliano Santamato (basso) e Giulio Chirico (chitarra), la cui formazione è stata successivamente completata e blindata nel 2021 dall’ingresso di Fabio Zampetta (batteria) e Claudio Lacalamita (chitarra). Tutti i componenti della band vantano una rigorosa formazione musicale e accademica, un patrimonio di competenze e soft skill che ha permesso al quintetto barese di edificare un sound unico, polifonico e riconoscibile, che rifiuta le scorciatoie delle produzioni di plastica per esplorare arrangiamenti ricchi di contaminazioni transnazionali.

L’universo sonoro della compagine è un crocevia d’avanguardia dove le metriche taglienti dell’hard rock e del grunge d’oltreoceano collidono felicemente con le strutture geometriche del rock progressivo e le pulsazioni del rap hardcore metropolitano. Le loro bussole e i riferimenti dichiarati spaziano dal misticismo matematico dei Tool e degli A Perfect Circle all’energia nu-metal degli Incubus, senza dimenticare la complessità monumentale di band storiche come King Crimson e Yes. Una fitta rete di influenze cucita su misura per un pubblico giovane-adulto (compreso nella fascia d’età tra i 18 e i 40 anni), curioso, esigente e aperto alla diversità dei generi, che vede nelle canzoni del gruppo un taccuino in cui riconoscere la propria storia e le proprie fragilità.

L’urlo liberatorio contro i mostri invisibili: «La musica per esorcizzare il buio»

Il ruolino di marcia dei CTRL+Z punta dritto a un posizionamento di rilievo nel mercato discografico e nei grandi festival dello Stato nei prossimi due anni, forti di un’estetica visiva coerente supportata da un team d’élite di grafici e produttori. L’uscita di “Lorazepam” — accompagnata dal lancio ufficiale del lyric video su YouTube — si propone come un promemoria etico e civile contro il tabù della salute mentale, invitando la platea nazionale a spegnere per un attimo gli smartphone per riscoprire il valore terapeutico della condivisione e dell’ascolto pulito nel salotto della musica live, dove il sudore e l’empatia dei club valgono più dei freddi numeri dello streaming fine a se stesso.

«Lorazepam nasce per esorcizzare momenti bui molto più comuni di quanto si pensi», spiega con spavalda fermezza e calore la band barese, svelando lo spirito profondo che pulsa dietro la traccia. «Raccontando i dettagli e i momenti che ritornavano sempre nelle storie di chi soffre d’ansia, la canzone è diventata un coro collettivo. In questo tempo imperfetto e spietato, mettere a nudo le proprie vulnerabilità sul palco è l’unico modo che abbiamo per restare umani, resistere e vincere la paura». I motori della ADA Music sono caldi e le frequenze radiofoniche sono pronte: spegnete le nevrosi della settimana e lasciatevi travolgere dal flusso dei CTRL+Z, perché la grande bellezza del rock italiano passa da Bari, ed è pronta a dimostrare che l’onestà del gesto artistico può strapparci dal baratro, un accordo alla volta.

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Spettacolo

Il punk anni ’90 dei Prozac+ diventa una ballata acustica: Bussoletti lancia la sua “Acida” tra chitarre alla Manu Chao e i cori di Lele Battista

Il punk storico anni ’90 dei Prozac+ rinasce in una splendida e intima veste acustica! 🎸🎤✨ Da venerdì 18 settembre arriva in radio e nei digital store “Acida”, la sorprendente e accattivante reinterpretazione firmata dal cantautore romano Bussoletti (Red&Blue Music Relations / ADA Music Italy). Un brano-manifesto che abbandona le chitarre distorte per abbracciare un sound design caldo alla Manu Chao, impreziosito dalle percussioni di Leziero Rescigno e dai cori di Lele Battista. Già vincitore del Premio Amnesty con Dario Fo e autore di colonne sonore per Elio Germano, Bussoletti lancia una risorsa terapeutica ed emotiva per un’intera generazione: “Canto questo pezzo perché non ho mai smesso di sballarmi di arte e di vita”. Scoprite tutta la storia nell’articolo! 👇❤️🎶

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Bussoletti Cover

Roma – Ci sono canzoni che non appartengono semplicemente alla storia della discografia, ma che sono rimaste tatuate nella memoria collettiva come autentici manifesti generazionali, capaci di fotografare l’anima, le inquietudini e i sogni di un’epoca. Il punk-rock italiano degli anni Novanta ha vissuto una stagione d’oro irripetibile, una scarica di adrenalina acustica che ha fatto da colonna sonora all’ultima giovinezza cresciuta senza l’asfissia protettiva degli smartphone e dei filtri digitali. Affrontare un simile monumento della musica patria senza rimanere schiacciati dal confronto richiede un’immensa onestà intellettuale e il coraggio civile di rischiare. Da venerdì 18 settembre 2026, questa sfida artistica diventa realtà: arriva in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali di streaming “Acida”, il nuovo e attesissimo singolo del cantautore romano Bussoletti, rilasciato per l’etichetta Red&Blue Music Relations e distribuito da ADA Music Italy.

Per la prima volta nella sua fortunata e duratura carriera, l’artista capitolino si misura con una cover, spinto da un sentimento di profonda devozione e gratitudine verso la band di Pordenone. Con il massimo rispetto per l’opera originale dei Prozac+, la nuova versione di “Acida” abbandona le spigolosità distorte del rock alternativo per abbracciare la dimensione calda, intima e trasparente che da sempre caratterizza la scrittura di Bussoletti. L’arrangiamento si arricchisce di un sound design d’eccellenza, grazie alle trame di chitarra in pieno stile Manu Chao ricamate da Salvatore Romano (colonna dell’Orchestraccia), ai raffinati telai vocali tessuti da Lele Battista e al groove disegnato dalle percussioni di Leziero Rescigno, vero e proprio punto di riferimento della scena indie nazionale.

Dall’Auditorium Parco della Musica alla registrazione: una scintilla nata dal vivo

La genesi di questa produzione non è nata nei laboratori asettici di uno studio di registrazione, ma sul palcoscenico dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, durante un memorabile concerto svoltosi nell’insolita notte di un 29 febbraio. In quell’occasione, l’esecuzione acustica del brano ha attivato un’alchimia tangibile e immediata con la platea, scortando il pubblico verso un’emozione densa di occhi lucidi e spensieratezza colta. Il passaggio di pura elettricità vissuto con i fan ha convinto il cantautore a fissare su nastro quel flusso sonoro, trasformando una reinterpretazione estemporanea in un progetto discografico solido e cucito su misura per l’airplay radiofonico dello Stato.

«Questa canzone appartiene a un’intera generazione», racconta con spavaldo orgoglio e calore Bussoletti, svelando la filosofia che muove il brano. «È il grigo di un ventenne che sogna di superare tutto intero l’adolescenza, la colonna sonora di un decennio spesso dimenticato. Canto Acida dei Prozac+ perché non ho mai smesso di sballarmi: prima era la sfrontatezza della giovinezza, ora è la meraviglia dell’arte, dei viaggi e della splendida vita quotidiana. La vita continua oltre i vent’anni senza perdere valore, ma solo cambiando colore». In netto e affascinante contrasto con la morbidezza folk e percussiva dell’abito sonoro, l’interpretazione vocale di Luca Bussoletti resta un urlo liberatorio e viscerale, un tributo sincero che cura le nostalgie del passato senza filtri artificiali.

Dai successi con Dario Fo al cinema con Elio Germano: il profilo di Bussoletti

Luca Bussoletti si conferma come una delle figure più poliedriche, colte e interessanti del panorama indipendente italiano. Il cantautore romano arriva dal clamoroso successo su Spotify del singolo “Ponte Milvio”, che ha superato la soglia dei 100 mila stream anche grazie a un suggestivo ed eccezionale flash-mob urbano ripreso dai principali media nazionali. Artista trasversale, Bussoletti ha saputo far collidere la musica con la saggistica e la settima arte: ha firmato insieme a Francesco Arpino la colonna sonora del docufilm Rai “Tommaso, Maestrelli e il calcio a colori” (congedandosi con il brano dei titoli di coda “La ballata degli ultimi”) ed è attualmente presente nelle sale cinematografiche con la canzone “Vento”, composta per la pellicola “Ritorno al Tratturo” con protagonista Elio Germano.

Il merito e l’onestà intellettuale del suo percorso artistico sono stati certificati da prestigiosi riconoscimenti dello Stato e della critica, tra cui spiccano il Premio Lunezia, il Premio Donida e il solenne Premio Amnesty “Arte e Diritti Umani”, incassato grazie allo storico duetto con il Premio Nobel Dario Fo nel singolo “A solo un metro”. Accanto alla trincea discografica, Bussoletti conduce quotidianamente su Radio Roma Sound il seguitissimo drive-time show Green Carpet — che gli è valso il prestigioso premio Microfono d’Oro nella categoria Spettacoli — ed è autore di una fortunata raccolta di racconti per la casa editrice Round Robin, mentre si prepara al debutto nel mercato editoriale con il suo primo romanzo. I taccuini dei network radiofonici sono pronti a essere aperti venerdì mattina: spegnete gli smartphone e allacciate le cuffie, perché la nuova “Acida” è pronta a viaggiare nel tempo per ricordarci la bellezza del nostro cammino.

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Dalle corazzate pop con Celentano agli Abbey Road di Londra: Manuela Dia lancia “La danza umana”, l’inno latino-jazz che ci insegna a restare vivi

La grande musica d’autore ritrova la sua anima più colta, ironica e travolgente, e il domani non fa più paura! 🎶🕺✨ Arriva venerdì 18 settembre in radio “La danza umana”, lo spettacolare nuovo singolo della cantautrice piacentina Manuela Dia. Vincitrice del Premio Tenco e storica vocalist per Celentano, Dalla e Jovanotti, l’artista firma un capolavoro latin-jazz registrato tra Piacenza e i mitici Abbey Road Studios di Londra con un’orchestra di fuoriclasse (da Malaman a Ottolini). Un brano-manifesto che usa la metafora del teatro greco per insegnarci a resistere, sorridere e ballare sopra le nevrosi della società digitale. Guardate il bellissimo video surreale su YouTube e scoprite tutti i dettagli nel nostro articolo! 👇❤️🇬🇧

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Manuela Dia Cover

Piacenza – Ci sono canzoni che non nascono semplicemente per accarezzare le frequenze distratte dei palinsesti radiofonici commerciali o per riempire di vuota retorica i canali digitali, ma che erompono nella scena indipendente come un vero e proprio atto di ribellione intellettuale, un manifesto etico e antropologico nato per ricordarci chi siamo. La musica, quando torna a sposare la complessità della saggistica classica alla visceralità del ritmo corporeo, si riscopre l’unica vera risorsa terapeutica ed etica capace di far crollare il torpore dell’isolamento contemporaneo. Da venerdì 18 settembre 2026, questo straordinario e travolgente cortocircuito culturale sbarca ufficialmente nella rotazione radiofonica nazionale. Entra infatti in programmazione “La danza umana”, il magnetico e accattivante nuovo singolo della cantautrice e polistrumentista piacentina Manuela Dia, un brano già andato rubato sulle piattaforme di streaming e pronto a conquistare l’airplay dello Stato.

La traccia si configura come una profonda, ironica e trasparente riflessione sulla fragilità e sulla dignità della condizione umana nel XXI secolo. Il nucleo concettuale affonda le radici nella filosofia dell’Antica Grecia dove, tanto nei canovacci della commedia quanto nella devastante intensità della tragedia, la danza corale scortava costantemente lo spettacolo, che andava avanti a oltranza nonostante le sventure del destino. La title track diventa così la metafora millimetrica del nostro presente: ogni giorno ciascun individuo è chiamato a salire sul palcoscenico della vita, a indossare maschere pirandelliane diverse, a improvvisare nuovi passi, inciampando e cadendo per poi trovare la forza civile di rialzarsi. Un alternarsi di leggerezza e malinconia sorretto da sonorità latinoamericane che colpiscono dritto allo stomaco dell’ascoltatore.

Dalla corte di Lucio Dalla e Adriano Celentano al trionfo al Premio Tenco

Il profilo di Manuela Dia è quello di un’autentica ed eccezionale artigiana della musica, una musicista schiva, colta e poco incline alle passerelle effimere del materialismo mediatico, ma dal background culturale enciclopedico. Nata come vocalist d’élite, la sua voce ha impreziosito i tour e i dischi dei più grandi mostri sacri della canzone italiana, collaborando fianco a fianco con giganti del calibro di Adriano Celentano, Jovanotti, Lucio Dalla, Toto Cutugno e Pino Donaggio. Non contenta di questo ruolo all’ombra delle stelle, ha intrapreso con fiera determinazione un cammino solista monumentale, studiando chitarra classica, armonia jazz, improvvisazione e composizione, arrivando a scrivere e cantare fluidamente in ben quattro lingue senza mai cedere ai cliché delle produzioni standardizzate di plastica.

Il merito e l’onestà intellettuale della sua scrittura sono stati certificati da trionfi storici nel palmarès della critica, avendo incassato sia il prestigioso Premio Tenco sia il Premio Recanati per la musica d’autore. Le sue bussole espressive tracciano una mappa sentimentale raffinatissima, che si nutre delle canzoni e delle pause di Tom Waits, Chet Baker, Leonard Cohen, David Bowie, Erik Satie, Paolo Conte, Enzo Jannacci e João Gilberto. Questa fitta rete di influenze si è fusa in un sodalizio fraterno e duraturo con il produttore e arrangiatore Massimo Braghieri Paramour, la mente eclettica che ha curato l’architettura tecnica del progetto, scortando l’artista fino alle porte dei laboratori sonori più famose del pianeta.

La meccatronica del ritmo: l’orchestra dei talenti sigillata agli Abbey Road di Londra

La lavorazione e la logistica di questo singolo rappresentano un vero e proprio capolavoro transnazionale, un viaggio specchio che ha unito l’Elfo Studio di Tavernago all’Intonoise Studio di Londra, per poi trovare il suo comfort funzionale perfetto nei leggendari e monumentali Abbey Road Studios della capitale britannica, dove le tracce sono state masterizzate dal leggendario ingegnere del suono Geoff Pesche. In cabina di regia acustica, la Dia ha voluto fare squadra schierando un’orchestra di talenti purissimi: Massimo Paramour al pianoforte, Renato Podestà alle chitarre, Roberto Lupo alla batteria, Federico Malaman al basso, Mauro Ottolini al trombone, Giovanni Guerretti alle tastiere, Davide Ghidoni alla tromba e Matteo Pescarolo al sax, uniti per edificare un sound design caldo, verace e pulsante.

«Facevamo fatica anche noi a stare fermi in sala durante le registrazioni», racconta con spavaldo orgoglio e calore Manuela Dia, svelando i retroscena vissuti oltremanica lungo il ruolino di marcia della produzione. «Nonostante il testo sia critico e analizzi le contraddizioni e l’intolleranza del nostro tempo, il ritmo aumentava i battiti cardiaci e ci trascinava con sé. In questi tempi imperfetti e spietati, restare umani, resistere alle nevrosi e continuare a danzare è quasi un atto di rivoluzione civile. In un’alba di sopravvivenza c’è ancora tempo per arrivare alla notte». Il videoclip ufficiale, già disponibile su YouTube, traduce questo immaginario in una sequenza di passi e quadri surreali ispirati al cinema d’avanguardia e alla pittura metafisica, sfidando le coordinate tradizionali del tempo e dello spazio. Spegnete gli smartphone e allacciate le cuffie: la danza di Manuela è ricominciata, ed è la scusa più bella che abbiamo per riscoprirci vivi.

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