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Cultura

“La voce delle anime silenziose”: la poesia di Nina Lys Affane come ponte di pace e speranza per l’umanità

La chiamano “La voce delle anime silenziose”: è l’algerina Nina Lys Affane, poetessa e filantropa che dona i proventi dei suoi libri ai malati oncologici. Scopri la sua toccante poesia “Voce di Pace” (tradotta magistralmente in italiano da Angela Kosta). Un invito alla fratellanza e un potente messaggio di speranza contro tutte le guerre. Leggi i versi completi! 🕊️ 📖 🌸

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NINA LYS AFFANE

Cultura e Società – In un mondo sempre più assordato dal rumore dei conflitti, dalle divisioni e dall’indifferenza, la poesia rimane uno dei pochi rifugi sicuri per l’anima. È uno strumento potente, capace di superare i confini geografici e culturali per sussurrare direttamente al cuore dell’umanità. Oggi, sulle nostre pagine, abbiamo l’onore di ospitare i versi e la storia di una donna straordinaria che ha fatto della parola scritta una vera e propria missione di vita: l’algerina Nina Lys Affane.

Nina Lys Affane: dall’Algeria, un faro di umanità e bellezza

Scrittrice, poetessa, giornalista e brillante traduttrice, Nina Lys Affane è conosciuta a livello internazionale con un appellativo che descrive perfettamente la sua essenza: “la voce delle anime silenziose”. Dopo una prima e intensa esperienza nel mondo dell’insegnamento, Nina ha scelto di dedicarsi anima e corpo alla letteratura e al giornalismo. Il suo obiettivo non è mai stato la semplice notorietà, ma la promozione instancabile di valori fondamentali e universali come la pace, la solidarietà, l’umanità e la ricerca della bellezza interiore.

Autrice di numerosi libri di successo e partecipante attiva a svariate antologie internazionali, i suoi versi sono stati pubblicati e tradotti in moltissime lingue, viaggiando da un continente all’altro. Il suo impegno costante le è valso la nomina di Ambasciatrice del Premio Internazionale “Sergio Camellini per l’Eccellenza” (promosso dalla prestigiosa associazione VerbumlandiArt in Italia) e innumerevoli altri riconoscimenti mondiali per il suo inestimabile contributo culturale.

Ma la grandezza di Nina Lys Affane non si ferma alla sola pagina scritta. La sua è una “poesia in azione”: le sue opere vengono presentate in vari Paesi del mondo e, con una generosità rara, gran parte dei proventi derivanti dalle sue attività letterarie viene destinata a iniziative benefiche a sostegno dei malati oncologici. Un gesto nobile che trasforma l’arte in vera e propria cura per chi soffre.

Voce di Pace: l’incanto dei versi contro l’odio

La lirica che vi proponiamo oggi, magistralmente tradotta in italiano da Angela Kosta, si intitola “Voce di Pace”. È un inno vibrante, una preghiera laica in cui la poetessa immagina un mondo purificato dalle scorie della guerra. Un mondo in cui “le avversità e i conflitti siano sepolti per sempre” e dove una simbolica “nuvola color latte” invita tutta l’umanità a riscoprire la fratellanza. Nei versi di Nina, la magia della parola diventa un vento leggero (uno zefiro) capace di lenire i dolori e guarire le ferite più profonde dello spirito.


VOCE DI PACE

di Nina Lys Affane

La voce silenziosa dei miei versi
e la parola custodita nel silenzio
sui piccoli ciottoli del mio universo,
scolpiscono un fiore
per l’umanità dell’intera Terra.

Con parole di magia
immagino un mondo incantato,
immagino una porta che si apre
sulla bellezza, sull’incanto,
spegnendo così la voce che nutre il male.

Sogno un mondo di pace,
dove le avversità e i conflitti
siano sepolti per sempre.
Un mondo governato da Morfeo.

In questo mondo di pace,
una nuvola color latte
chiama l’umanità
a vivere nell’amore e nella fratellanza.

Sogno uno zefiro di dolcezza,
così potente
da guarire
dolori e ferite.

(Traduzione a cura di Angela Kosta)

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Cultura

“La letteratura è l’arma più forte dello spirito”: la straordinaria vita e la missione dello scrittore Maxhun Osmanaj

“La letteratura e la creatività sono diventate le armi più forti del mio spirito di fronte alle tempeste dell’esistenza”. 📖 ✍️ Un meraviglioso viaggio nella vita e nel pensiero di Maxhun Osmanaj, uno dei più grandi poeti e scrittori dell’Albania e del Kosovo. In questo intenso articolo ripercorriamo la sua sterminata biografia letteraria e pubblichiamo una sua riflessione profonda sul vero senso della letteratura, che non è mai solo intrattenimento, ma una missione umana. Leggi l’articolo completo! 🇽🇰 🇦🇱

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Maxhun Osmanaj

Cultura e Società – Ci sono vite che sembrano scritte apposta per diventare, a loro volta, un romanzo. Vite interamente dedicate al potere salvifico delle parole, capaci di trasformare la lettura e la scrittura in una vera e propria missione umana. Oggi abbiamo il privilegio di presentarvi la figura e il pensiero di Maxhun Osmanaj, una delle penne più prolifiche e sensibili del panorama letterario del Kosovo e dell’Albania. Vi offriamo prima un rapido ritratto biografico di questo straordinario autore, seguito da una sua profonda riflessione in prima persona sul senso intimo della letteratura. Una lettura imperdibile per chiunque ami perdersi tra le pagine di un libro.


Biografia – Chi è Maxhun Osmanaj

Nato il 25 aprile 1958 nel villaggio di Prekallë (Istog, Kosovo), Maxhun Osmanaj ha completato gli studi primari e liceali nella sua terra, per poi laurearsi alla Facoltà di Filologia (indirizzo Lingua e Letteratura Albanese) presso la prestigiosa Università di Pristina. Il suo amore per la carta stampata sboccia prestissimo: dal 1977, anno in cui pubblicò le sue prime due poesie sulla rivista letteraria Pionieri, non ha mai smesso di dedicarsi anima e corpo alla scrittura letteraria e pubblicistica.

Oggi Osmanaj scrive poesie, prose e recensioni letterarie (sia per adulti che per l’infanzia) e collabora attivamente con testate, riviste e portali in Kosovo, Albania e in Italia. La sua caratura istituzionale e letteraria è testimoniata dai numerosi incarichi che ricopre: è membro della Lega degli Scrittori del Kosovo, membro della Carovana degli Scrittori per Bambini “Agim Deva” e cofondatore del Club Letterario “Podguri” a Istog. Ricopre inoltre il ruolo di collaboratore per il giornale “Nacional” di Tirana, è direttore della testata “Gazeta e Alpeve” (per Istog e Pejë) e fa parte della redazione della rivista scolastica “Zog Mëngjesi” di Pristina.

I versi di Osmanaj hanno superato da tempo i confini nazionali, venendo tradotti in francese, italiano, inglese e svedese e venendo inseriti in innumerevoli antologie internazionali. Alle sue spalle vanta una carriera da insegnante lunga ben 27 anni (presso la scuola di Zallq) e la pubblicazione di ben 17 opere letterarie, coronate da prestigiosi premi internazionali.

Tra i suoi libri più noti spiccano: “Il risveglio del dolore” (1998), “Il sorriso della natura” (2004), “Parla la patria?” (2016), “Dalla finestra della classe” (2018), “Chi abita nella mia poesia?” (2020), “La riva dell’anima” (2022), “Come bussa l’autunno” (vincitore del noto Premio “Ymer Elshani” nel 2024 come migliore opera per bambini) e il freschissimo “Tempo ingrigito nella resistenza” (2025). Attualmente vive e opera a Istog, con una nuova raccolta di racconti e due saggi di critica letteraria già in rampa di lancio.


La letteratura non è solo intrattenimento

di Maxhun Osmanaj

Durante il viaggio letterario attraverso gli anni e i decenni, ho compreso la letteratura in modi diversi. Nell’adolescenza, la letteratura – la lettura – mi è arrivata come una sorta di intrattenimento emotivo. Nella maturità, invece, mi è apparsa come un’avventura più interessante e piacevole, attraverso la quale ho compreso la sua vera natura e la sua missione universale. Come scriveva Tzvetan Todorov: «La conoscenza della letteratura non è un fine in sé, ma è una delle strade maestre che conducono al perfezionamento di ciascuno».

Più tardi, la lettura mi ha fatto cadere nella migliore “trappola” della vita. Dopo tre decenni passati a inseguire la lettura delle grandi opere nazionali e mondiali come un maratoneta instancabile, la letteratura mi ha spinto in un’altra “trappola”, ancora più stimolante e vitale, che mi ha dato il respiro: la creazione letteraria. Così, da lettore appassionato, sono passato a essere un creatore.

La scrittura mi permetteva di comprendere ancora di più il mondo, il rapporto complesso con le persone, con lo scorrere del tempo. In breve, la letteratura e la creatività sono diventate le due armi più forti del mio spirito di fronte alla vita e alle spietate tempeste dell’esistenza. Era come se riuscissi a uscire vincitore persino contro il caos quotidiano, contro i dolori pungenti che incontravo lungo il cammino.

Oggi accetto la letteratura e la creatività come una sacra missione umana, un compito educativo per nutrire il popolo e le nuove generazioni, poiché l’universo dello spirito umano è tanto profondo quanto emotivo e illimitato. Oggi, entrando in punta di piedi nell’anima delle opere in versi e in prosa, “scavando” nei destini e grazie alla lettura vorace dei libri di teoria letteraria, ho compreso fino in fondo i destini dolorosi e le emozioni travolgenti dei personaggi che costituiscono il vero fondamento di un’opera.

Oggi comprendo in modo diverso la geografia emotiva di un testo, con tutte le sue infinite forme e manifestazioni spirituali: la gioia abbagliante, la disperazione più nera, l’amore, l’odio, l’ego, i sogni dell’uomo, le speranze infrante e quelle durature, le delusioni. Insomma, tutto ciò che ruota attorno all’uomo trasformato in arte letteraria. Così, alla fine, mi sembra sempre più chiaro che la letteratura sia vita, e la vita, inevitabilmente, letteratura.

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Cultura

Intervista alla direttrice della cattedra delle donne registrata all’Onu, Dott.ssa Antonietta Micali

Insegnante in Sicilia, attivista instancabile e Direttrice de “La Cattedra delle Donne” (progetto globale legato all’ONU). In questa profonda intervista curata da Angela Kosta, la poliedrica Antonietta si racconta a cuore aperto: dalla passione per la scrittura alla lotta per l’emancipazione femminile, fino al sogno di un romanzo dedicato alle donne. “La cultura è l’unica arma per combattere il pregiudizio e sconfiggere l’ego maschile”. Leggi l’intervista integrale! 📚 🌸 ✍️

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Kosta,Micali

Cultura e Società – Ci sono donne che non si limitano ad attraversare in silenzio il proprio tempo, ma lo plasmano con la forza incrollabile delle idee e l’eleganza della cultura. Antonietta è senza dubbio una di queste. Insegnante per vocazione profonda, scrittrice raffinata e infaticabile attivista per l’emancipazione femminile, la sua vita è un mosaico straordinario di impegni sociali e prestigiosi traguardi accademici. Dalle aule scolastiche della sua amata Milazzo, in Sicilia, dove forma con passione le coscienze dei cittadini di domani, fino ai vertici dell’Accademia Tiberina e alla coraggiosa Direzione de “La Cattedra delle Donne” (un progetto educativo di respiro globale patrocinato dalle Nazioni Unite), Antonietta ci dimostra ogni giorno che la cultura è lo strumento più potente per costruire una società equa, paritaria e libera dai pregiudizi maschilisti.

In questa profonda e intima intervista curata da Angela Kosta (Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina), esploriamo l’anima di una donna poliedrica che ha fatto della parola – poetica, letteraria e sociale – la sua personale e inarrestabile missione di vita.


A. Kosta: Carissima Antonietta, benvenuta in questa intervista. Ogni lettore vorrà conoscere la “Donna con mille risorse” che c’è in lei. Raccontaci del suo percorso, non solo creativo ma anche riguardo i tanti impegni sociali.

Antonietta: Salve Angela. Ti ringrazio tantissimo, sono davvero onorata di essere qui con te. Chi sono? Sono una donna che ha sempre creduto che l’impegno nel sociale e la cultura siano fondamentali nella vita dell’uomo.
Ho sempre amato leggere molto e, sin da piccolissima, mi è sempre piaciuto scrivere. Credo fermamente che la lettura renda l’uomo libero e che sia l’incontro con tante menti attraverso le quali si forma e si arricchisce il nostro pensiero critico. Mio padre avrebbe voluto che diventassi una biologa, mi ero anche iscritta all’università in Biologia, ma poi, dopo alcuni esami, ho cambiato rotta e ho seguito la mia vera passione per le lettere. Mi sono laureata brillantemente all’Università La Sapienza di Roma con una tesi in Storia del Cristianesimo sul Cardinale Guarino, vissuto sull’onda lunga tra fine Ottocento e inizio Novecento (un periodo difficilissimo per la storia della Chiesa e per gli avvenimenti relativi all’Unità d’Italia).
Avendo superato un concorso, ho iniziato ad insegnare in una scuola primaria. Pensavo di fare successivamente il passaggio alle scuole superiori, ma non l’ho mai fatto perché mi sono accorta di quanto sia complessa e cruciale la formazione dell’uomo dai 6 ai 10 anni, quindi ho scelto di restare nella scuola primaria. Insegno in una bellissima cittadina, Milazzo, nell’Istituto Comprensivo Secondo diretto da una bravissima Dirigente verso la quale nutro profonda stima e affetto: la Dott.ssa Alma Le Grottaglie.
In seguito mi sono specializzata in tecniche della scrittura, ho frequentato un corso di Alta Formazione di scrittura creativa ed un Master in giornalismo culturale. Sono sempre stata una persona curiosa, con una gran voglia di sperimentare e mettermi in gioco. Per otto anni sono stata socia della FIDAPA (una Federazione di Donne) e credo sia stato un periodo fondamentale di formazione e riflessione sul talento femminile e sul ruolo della donna nella società. Ho ricoperto il ruolo di Presidente di un Centro Studi storico-religioso per parecchi anni, e infine sono entrata a far parte dell’Accademia Tiberina (che vanta ben 212 anni di storia) come Accademica Ordinaria, ricevendo l’incarico di Direttrice del Dipartimento di Letteratura. L’Accademia è diretta brillantemente dal Dott. Franco Antonio Pinardi, col quale collaboro in grande sinergia, stima e rispetto reciproco.
Scrivo e pubblico poesie e racconti per ragazzi, ma vorrei tanto trovare il tempo per continuare un romanzo che ho nel cassetto. L’incontro con Renato Ongania mi ha aperto nuove strade: sono Accademica di Wikipoesia, una piattaforma enciclopedica ideata da Ongania che raccoglie i poeti contemporanei, e sono inserita come Vicepresidente in Wikipace, dedicata al centenario della nascita di Danilo Dolci. Sempre da Ongania ho ricevuto la direzione de “La Cattedra delle Donne”, nata per difendere e sostenere tutte le donne. Infine, sono Presidente del Premio Letterario G. Belli – F. Lami dell’Accademia Tiberina, quest’anno dedicato proprio a Danilo Dolci e alla stesura di un Manifesto del Nuovo Umanesimo.

A. Kosta: Lei è Direttrice de “La Cattedra Delle Donne”, che ha una grandissima visibilità globale. Parlaci di più… Qual è il “tronco essenziale” di questa unione, formata non solo da donne intellettuali ma anche da uomini esperti in vari settori?

Antonietta: La Cattedra delle Donne è un progetto educativo di rilievo nazionale nato per opporre alla sotto-cultura dominante (purtroppo ancora troppo spostata verso una visione maschilista) delle urgenti istanze di riforma etico-socio-culturali. L’obiettivo è produrre un modello di convivenza civile basato sull’armonia del rapporto uomo-donna e sull’equità, sostanziato nella sua essenza dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. Pochi giorni fa, proprio l’11 ottobre, abbiamo ricevuto la splendida notizia dell’autorizzazione da UNWOMEN ad utilizzare il logo ufficiale della Campagna “Generation Equality”. Quindi, tutte le iniziative patrocinate dalla Cattedra delle Donne potranno utilizzare il logo ONU combinato al nostro. Inoltre, grazie al mio ruolo, la Cattedra è patrocinata anche dall’Accademia Tiberina, da Wikipace e Wikipoesia. Fanno parte della Cattedra non solo donne di immenso talento, ma anche uomini illuminati che si battono strenuamente per il rispetto e la non violenza sulle donne, difendendone il valore e la crescita culturale e sociale.

A. Kosta: Lei insegna anche. Come riesce a conciliare il suo tempo tra l’intensa vita sociale e quella lavorativa quotidiana?

Antonietta: Me lo chiedono in molti! Credo che l’amore e la passione viscerale per quello in cui credo cancellino letteralmente la fatica delle ferie mai fatte e delle ore di sonno perse. Riesco a fare tutto cercando semplicemente di dare sempre il meglio di me stessa. Un grandissimo deterrente contro la stanchezza è il mio infinito entusiasmo per la vita.

A. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e qual è il tema principale che tratta?

Antonietta: Ho pubblicato tantissimi incipit per ragazzi di cui ho curato i testi, un albo illustrato edito dalla Curcio, quattro sillogi di poesia e numerose liriche inserite in antologie italiane e straniere (oltre che in importanti cataloghi d’arte). Sto per pubblicare una nuova silloge e un altro libro per ragazzi. Ho pubblicato un saggio su un cardinale e ho collaborato alla stesura di altri saggi, tra cui uno sulla scrittura edito dalla Erikson, uno su Alessandro Manzoni (edito da Solfanelli) e uno su Eleonora Duse (sempre Solfanelli).

A. Kosta: Quali sono i premi più prestigiosi che ha ricevuto durante il suo percorso creativo?

Antonietta: Ho ricevuto tantissimi riconoscimenti in Italia e all’estero. Ne cito solo alcuni a cui tengo molto: il Premio Canaletto, il Premio Margherita Hack, il Premio Modigliani e il Premio Menotti per la mia silloge “Il vento scompiglia i pensieri” edito da Armando Siciliano. Infine, proprio pochi giorni fa, mi è stato assegnato un premio speciale che dedico con il cuore a tutte le donne dell’Associazione Amici di… Versi, presieduta da Daniela Cococcia.

A. Kosta: Siamo vicini al 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne)… Cosa vorrebbe fare di più, oltre a ciò che già sta facendo, per arginare l’ego maschile tossico?

Antonietta: Vorrei poter annullare definitivamente quel fastidioso pregiudizio sociale che c’è verso le donne che hanno sia talento intellettuale che un bell’aspetto. Una donna talentuosa si deve guadagnare con estrema fatica il suo “posto in prima fila”, faticando molto più di un uomo. Ecco, vorrei che la fatica fosse davvero pari, e che l’uomo imparasse ad avere profondo rispetto verso le innumerevoli qualità della donna. Vorrei inoltre che il valore inestimabile della vita delle donne fosse finalmente compreso da tutti quegli uomini che uccidono le proprie compagne, e che la nostra società educasse i bambini, sin da piccolissimi, al totale rispetto per la parità di genere.

A. Kosta: Qual è la gemma segreta che nutre la sua musa ispiratrice?

Antonietta: Oh, bellissima domanda! Vivo in un’isola che è tra le più belle del mondo, la mia amatissima Sicilia… Mi basta semplicemente guardarmi intorno, osservare la sua natura e i suoi paesaggi, per trovare immediatamente l’ispirazione.

A. Kosta: Conosce la nostra patria, l’Albania, e i nostri letterati? Le piacerebbe venire a visitarla?

Antonietta: Non sono mai stata in Albania, ma mi piacerebbe tantissimo visitarla! Durante il duro periodo del Covid ho realizzato delle interviste per un’agenzia letteraria romana (TraLeRighe) e ho avuto il piacere di intervistare l’amico Arjan Kallço, verso il quale nutro grande stima e affetto. Prometto di venire a trovarvi, l’ho promesso anche a lui. Devo solo trovare il tempo materiale per farlo!

A. Kosta: Cosa pensa della letteratura di oggi, degli autori emergenti e dell’Intelligenza Artificiale che ormai si insinua nella creatività?

Antonietta: L’intelligenza artificiale si chiama così perché, in fondo, è creata dall’uomo. E spero vivamente che l’uomo impari a farne un buon uso, etico, senza mai smarrire l’anima. Leggo moltissimi autori contemporanei e vi assicuro che ce ne sono alcuni veramente bravissimi. La letteratura oggi, così come la poesia, ha un ruolo cruciale per l’umanità: quello di continuare a farci riflettere, di emozionarci profondamente, ma anche di fungere da solido ponte di pace in questo complesso momento storico, purtroppo segnato da guerre e tensioni sia a nord che a sud del mondo.

A. Kosta: Quali sono i suoi sogni nel cassetto? Pensa di poterli realizzare in futuro?

Antonietta: Di sogni ne ho davvero parecchi… Ma uno in particolare mi sta a cuore: sarebbe quello di trovare il tempo per scrivere un libro autobiografico e, soprattutto, un grande romanzo interamente dedicato alla forza delle donne.

(Intervista a cura di Angela Kosta – Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina)

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Cultura

“Quando il dolore non si vede”: la voce ritrovata di Alma Mehmeti in un racconto che scuote l’anima

Ci sono ferite che non sanguinano, lividi che non si vedono e dolori inespressi che si consumano nel silenzio dei matrimoni apparentemente perfetti. In questo toccante racconto, la poetessa albanese Alma Mehmeti ci regala la storia di Shkëndija e di tutte quelle donne che, cercando di compiacere gli altri, smarriscono se stesse. Perché una casa non è sempre un luogo sicuro, e solo il rispetto può dare riposo all’anima. Un pezzo meraviglioso, da leggere col cuore. ❤️ 📖 ✍️

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Alma Mehmeti

Redazione – Ci sono ferite profonde che non sanguinano, lividi che non si vedono e catene invisibili che non fanno alcun rumore. Sono i dolori inespressi dell’anima, quelli che si consumano in solitudine nel silenzio delle mura domestiche, dietro le facciate perfette dei matrimoni apparentemente felici. A dare voce a questo dolore sordo, intimo e straziante, ci pensa oggi una penna di rara sensibilità: quella di Alma Mehmeti. Poetessa e autrice albanese, Alma è una vera e propria ricercatrice di emozioni. Nata a Tirana e cittadina del mondo (ha vissuto per vent’anni in Italia assorbendone la cultura, prima di trasferirsi in Inghilterra), la sua arte è un ponte meraviglioso tra popoli diversi, capace di unire in modo magistrale passato e presente, lontananza e appartenenza. Autrice di apprezzatissime raccolte poetiche come “Shpresën mbaj tek ti” (2017) e “Në duart e fatit” (2022) e di favole per bambini, Alma usa la parola come un bisturi gentile, capace di curare le ferite dell’anima. Oggi, in esclusiva sulle nostre pagine, ci regala un racconto di una potenza disarmante. È la storia di Shkëndija, certo. Ma in fondo, riga dopo riga, vi accorgerete che è la storia di milioni di donne che, giorno dopo giorno, smarriscono lentamente se stesse cercando unicamente di compiacere gli altri.


Quando il dolore non si vede: la storia di una donna che ha perso la sua voce

di Alma Mehmeti

Nel giorno del suo matrimonio, tutti vedevano una festa. C’erano musica, auguri, sorrisi e persone che credevano che per lei stesse iniziando un capitolo meraviglioso. Ma nessuno vedeva la battaglia che si svolgeva dentro di lei.

Shkëndija non piangeva per il matrimonio. Piangeva per la separazione da quella ragazza che era stata fino ad allora. Dalla casa in cui si sentiva al sicuro, dalla voce della madre, dalle semplici domande del padre e dalla libertà di essere sé stessa.

Suo padre le aveva comprato un buon materasso, pensando che sua figlia avrebbe avuto un posto comodo dove riposarsi dopo le fatiche della vita. Era un dono fatto con amore. Ma nessuno poteva immaginare che la stanchezza più grande non sarebbe arrivata dal lavoro, bensì da un’anima che avrebbe iniziato a portare un peso ogni giorno.

Shkëndija entrò nel matrimonio con ciò che aveva di più prezioso: l’educazione, la bontà e il desiderio di costruire una famiglia. Ma ben presto capì che una casa non è necessariamente un luogo in cui una persona si sente protetta.

All’inizio il dolore non arrivò con rumore. Arrivò lentamente. Una parola che ferisce. Un silenzio quando aveva bisogno di sostegno. Una critica ripetuta che, con il passare del tempo, inizia a influenzare il modo in cui una persona vede sé stessa.

In psicologia, le ferite emotive sono spesso più difficili da riconoscere perché non lasciano segni sul corpo. Una persona può continuare a lavorare, sorridere e svolgere i propri compiti quotidiani, mentre dentro di sé si sente sempre più stanca.

Questo accadde anche a Shkëndija. Imparò a tacere. Non perché non avesse nulla da dire, ma perché con il tempo iniziò a credere che la sua voce non avesse importanza.

Quando una persona vive continuamente una mancanza di apprezzamento, può iniziare a dubitare di sé stessa. Si chiede se sta chiedendo troppo, se si sta lamentando senza motivo, se dovrebbe ancora sopportare un po’. Ed è proprio qui che inizia la perdita più grande: quando una persona si allontana da sé stessa.

Shkëndija pensava spesso di tornare dai suoi genitori. Ma tra il desiderio di salvarsi e la paura del giudizio degli altri, scelse di restare. Non perché la sofferenza fosse accettabile, ma perché a volte le persone si sentono intrappolate tra ciò che vivono e ciò che pensano di dover fare.

Con il passare degli anni, non si stancò solo delle faccende quotidiane. Si stancò della mancanza di calore, della mancanza di parole gentili e della sensazione che nessuno la vedesse veramente.

Ma dentro di lei rimase una parte che non fu distrutta. Quella parte che ricordava la ragazza che era stata un tempo. Una ragazza con sogni, speranza e la convinzione che l’amore dovesse portare sicurezza, non paura.

La storia di Shkëndija ci mostra che il dolore emotivo non deve essere sottovalutato. Una persona non ha bisogno soltanto di cibo, di una casa e di un tetto sopra la testa. Ha bisogno di sentirsi ascoltata, rispettata e amata.

Perché un materasso può dare riposo al corpo, ma solo l’amore e il rispetto possono dare riposo all’anima.

Un matrimonio non si costruisce soltanto con una cerimonia. Si costruisce ogni giorno con cura, comprensione e sicurezza emotiva.

E a volte la domanda più importante che dovremmo fare a qualcuno non è:
“Hai svolto i tuoi compiti?”
Ma:
“Stai davvero bene?”

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