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Cultura

Intervista alla direttrice della cattedra delle donne registrata all’Onu, Dott.ssa Antonietta Micali

Insegnante in Sicilia, attivista instancabile e Direttrice de “La Cattedra delle Donne” (progetto globale legato all’ONU). In questa profonda intervista curata da Angela Kosta, la poliedrica Antonietta si racconta a cuore aperto: dalla passione per la scrittura alla lotta per l’emancipazione femminile, fino al sogno di un romanzo dedicato alle donne. “La cultura è l’unica arma per combattere il pregiudizio e sconfiggere l’ego maschile”. Leggi l’intervista integrale! 📚 🌸 ✍️

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Kosta,Micali

Cultura e Società – Ci sono donne che non si limitano ad attraversare in silenzio il proprio tempo, ma lo plasmano con la forza incrollabile delle idee e l’eleganza della cultura. Antonietta è senza dubbio una di queste. Insegnante per vocazione profonda, scrittrice raffinata e infaticabile attivista per l’emancipazione femminile, la sua vita è un mosaico straordinario di impegni sociali e prestigiosi traguardi accademici. Dalle aule scolastiche della sua amata Milazzo, in Sicilia, dove forma con passione le coscienze dei cittadini di domani, fino ai vertici dell’Accademia Tiberina e alla coraggiosa Direzione de “La Cattedra delle Donne” (un progetto educativo di respiro globale patrocinato dalle Nazioni Unite), Antonietta ci dimostra ogni giorno che la cultura è lo strumento più potente per costruire una società equa, paritaria e libera dai pregiudizi maschilisti.

In questa profonda e intima intervista curata da Angela Kosta (Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina), esploriamo l’anima di una donna poliedrica che ha fatto della parola – poetica, letteraria e sociale – la sua personale e inarrestabile missione di vita.


A. Kosta: Carissima Antonietta, benvenuta in questa intervista. Ogni lettore vorrà conoscere la “Donna con mille risorse” che c’è in lei. Raccontaci del suo percorso, non solo creativo ma anche riguardo i tanti impegni sociali.

Antonietta: Salve Angela. Ti ringrazio tantissimo, sono davvero onorata di essere qui con te. Chi sono? Sono una donna che ha sempre creduto che l’impegno nel sociale e la cultura siano fondamentali nella vita dell’uomo.
Ho sempre amato leggere molto e, sin da piccolissima, mi è sempre piaciuto scrivere. Credo fermamente che la lettura renda l’uomo libero e che sia l’incontro con tante menti attraverso le quali si forma e si arricchisce il nostro pensiero critico. Mio padre avrebbe voluto che diventassi una biologa, mi ero anche iscritta all’università in Biologia, ma poi, dopo alcuni esami, ho cambiato rotta e ho seguito la mia vera passione per le lettere. Mi sono laureata brillantemente all’Università La Sapienza di Roma con una tesi in Storia del Cristianesimo sul Cardinale Guarino, vissuto sull’onda lunga tra fine Ottocento e inizio Novecento (un periodo difficilissimo per la storia della Chiesa e per gli avvenimenti relativi all’Unità d’Italia).
Avendo superato un concorso, ho iniziato ad insegnare in una scuola primaria. Pensavo di fare successivamente il passaggio alle scuole superiori, ma non l’ho mai fatto perché mi sono accorta di quanto sia complessa e cruciale la formazione dell’uomo dai 6 ai 10 anni, quindi ho scelto di restare nella scuola primaria. Insegno in una bellissima cittadina, Milazzo, nell’Istituto Comprensivo Secondo diretto da una bravissima Dirigente verso la quale nutro profonda stima e affetto: la Dott.ssa Alma Le Grottaglie.
In seguito mi sono specializzata in tecniche della scrittura, ho frequentato un corso di Alta Formazione di scrittura creativa ed un Master in giornalismo culturale. Sono sempre stata una persona curiosa, con una gran voglia di sperimentare e mettermi in gioco. Per otto anni sono stata socia della FIDAPA (una Federazione di Donne) e credo sia stato un periodo fondamentale di formazione e riflessione sul talento femminile e sul ruolo della donna nella società. Ho ricoperto il ruolo di Presidente di un Centro Studi storico-religioso per parecchi anni, e infine sono entrata a far parte dell’Accademia Tiberina (che vanta ben 212 anni di storia) come Accademica Ordinaria, ricevendo l’incarico di Direttrice del Dipartimento di Letteratura. L’Accademia è diretta brillantemente dal Dott. Franco Antonio Pinardi, col quale collaboro in grande sinergia, stima e rispetto reciproco.
Scrivo e pubblico poesie e racconti per ragazzi, ma vorrei tanto trovare il tempo per continuare un romanzo che ho nel cassetto. L’incontro con Renato Ongania mi ha aperto nuove strade: sono Accademica di Wikipoesia, una piattaforma enciclopedica ideata da Ongania che raccoglie i poeti contemporanei, e sono inserita come Vicepresidente in Wikipace, dedicata al centenario della nascita di Danilo Dolci. Sempre da Ongania ho ricevuto la direzione de “La Cattedra delle Donne”, nata per difendere e sostenere tutte le donne. Infine, sono Presidente del Premio Letterario G. Belli – F. Lami dell’Accademia Tiberina, quest’anno dedicato proprio a Danilo Dolci e alla stesura di un Manifesto del Nuovo Umanesimo.

A. Kosta: Lei è Direttrice de “La Cattedra Delle Donne”, che ha una grandissima visibilità globale. Parlaci di più… Qual è il “tronco essenziale” di questa unione, formata non solo da donne intellettuali ma anche da uomini esperti in vari settori?

Antonietta: La Cattedra delle Donne è un progetto educativo di rilievo nazionale nato per opporre alla sotto-cultura dominante (purtroppo ancora troppo spostata verso una visione maschilista) delle urgenti istanze di riforma etico-socio-culturali. L’obiettivo è produrre un modello di convivenza civile basato sull’armonia del rapporto uomo-donna e sull’equità, sostanziato nella sua essenza dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. Pochi giorni fa, proprio l’11 ottobre, abbiamo ricevuto la splendida notizia dell’autorizzazione da UNWOMEN ad utilizzare il logo ufficiale della Campagna “Generation Equality”. Quindi, tutte le iniziative patrocinate dalla Cattedra delle Donne potranno utilizzare il logo ONU combinato al nostro. Inoltre, grazie al mio ruolo, la Cattedra è patrocinata anche dall’Accademia Tiberina, da Wikipace e Wikipoesia. Fanno parte della Cattedra non solo donne di immenso talento, ma anche uomini illuminati che si battono strenuamente per il rispetto e la non violenza sulle donne, difendendone il valore e la crescita culturale e sociale.

A. Kosta: Lei insegna anche. Come riesce a conciliare il suo tempo tra l’intensa vita sociale e quella lavorativa quotidiana?

Antonietta: Me lo chiedono in molti! Credo che l’amore e la passione viscerale per quello in cui credo cancellino letteralmente la fatica delle ferie mai fatte e delle ore di sonno perse. Riesco a fare tutto cercando semplicemente di dare sempre il meglio di me stessa. Un grandissimo deterrente contro la stanchezza è il mio infinito entusiasmo per la vita.

A. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e qual è il tema principale che tratta?

Antonietta: Ho pubblicato tantissimi incipit per ragazzi di cui ho curato i testi, un albo illustrato edito dalla Curcio, quattro sillogi di poesia e numerose liriche inserite in antologie italiane e straniere (oltre che in importanti cataloghi d’arte). Sto per pubblicare una nuova silloge e un altro libro per ragazzi. Ho pubblicato un saggio su un cardinale e ho collaborato alla stesura di altri saggi, tra cui uno sulla scrittura edito dalla Erikson, uno su Alessandro Manzoni (edito da Solfanelli) e uno su Eleonora Duse (sempre Solfanelli).

A. Kosta: Quali sono i premi più prestigiosi che ha ricevuto durante il suo percorso creativo?

Antonietta: Ho ricevuto tantissimi riconoscimenti in Italia e all’estero. Ne cito solo alcuni a cui tengo molto: il Premio Canaletto, il Premio Margherita Hack, il Premio Modigliani e il Premio Menotti per la mia silloge “Il vento scompiglia i pensieri” edito da Armando Siciliano. Infine, proprio pochi giorni fa, mi è stato assegnato un premio speciale che dedico con il cuore a tutte le donne dell’Associazione Amici di… Versi, presieduta da Daniela Cococcia.

A. Kosta: Siamo vicini al 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne)… Cosa vorrebbe fare di più, oltre a ciò che già sta facendo, per arginare l’ego maschile tossico?

Antonietta: Vorrei poter annullare definitivamente quel fastidioso pregiudizio sociale che c’è verso le donne che hanno sia talento intellettuale che un bell’aspetto. Una donna talentuosa si deve guadagnare con estrema fatica il suo “posto in prima fila”, faticando molto più di un uomo. Ecco, vorrei che la fatica fosse davvero pari, e che l’uomo imparasse ad avere profondo rispetto verso le innumerevoli qualità della donna. Vorrei inoltre che il valore inestimabile della vita delle donne fosse finalmente compreso da tutti quegli uomini che uccidono le proprie compagne, e che la nostra società educasse i bambini, sin da piccolissimi, al totale rispetto per la parità di genere.

A. Kosta: Qual è la gemma segreta che nutre la sua musa ispiratrice?

Antonietta: Oh, bellissima domanda! Vivo in un’isola che è tra le più belle del mondo, la mia amatissima Sicilia… Mi basta semplicemente guardarmi intorno, osservare la sua natura e i suoi paesaggi, per trovare immediatamente l’ispirazione.

A. Kosta: Conosce la nostra patria, l’Albania, e i nostri letterati? Le piacerebbe venire a visitarla?

Antonietta: Non sono mai stata in Albania, ma mi piacerebbe tantissimo visitarla! Durante il duro periodo del Covid ho realizzato delle interviste per un’agenzia letteraria romana (TraLeRighe) e ho avuto il piacere di intervistare l’amico Arjan Kallço, verso il quale nutro grande stima e affetto. Prometto di venire a trovarvi, l’ho promesso anche a lui. Devo solo trovare il tempo materiale per farlo!

A. Kosta: Cosa pensa della letteratura di oggi, degli autori emergenti e dell’Intelligenza Artificiale che ormai si insinua nella creatività?

Antonietta: L’intelligenza artificiale si chiama così perché, in fondo, è creata dall’uomo. E spero vivamente che l’uomo impari a farne un buon uso, etico, senza mai smarrire l’anima. Leggo moltissimi autori contemporanei e vi assicuro che ce ne sono alcuni veramente bravissimi. La letteratura oggi, così come la poesia, ha un ruolo cruciale per l’umanità: quello di continuare a farci riflettere, di emozionarci profondamente, ma anche di fungere da solido ponte di pace in questo complesso momento storico, purtroppo segnato da guerre e tensioni sia a nord che a sud del mondo.

A. Kosta: Quali sono i suoi sogni nel cassetto? Pensa di poterli realizzare in futuro?

Antonietta: Di sogni ne ho davvero parecchi… Ma uno in particolare mi sta a cuore: sarebbe quello di trovare il tempo per scrivere un libro autobiografico e, soprattutto, un grande romanzo interamente dedicato alla forza delle donne.

(Intervista a cura di Angela Kosta – Capo Ufficio Stampa della Cattedra delle Donne e Accademia Tiberina)

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Cultura

“Quando il dolore non si vede”: la voce ritrovata di Alma Mehmeti in un racconto che scuote l’anima

Ci sono ferite che non sanguinano, lividi che non si vedono e dolori inespressi che si consumano nel silenzio dei matrimoni apparentemente perfetti. In questo toccante racconto, la poetessa albanese Alma Mehmeti ci regala la storia di Shkëndija e di tutte quelle donne che, cercando di compiacere gli altri, smarriscono se stesse. Perché una casa non è sempre un luogo sicuro, e solo il rispetto può dare riposo all’anima. Un pezzo meraviglioso, da leggere col cuore. ❤️ 📖 ✍️

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Alma Mehmeti

Redazione – Ci sono ferite profonde che non sanguinano, lividi che non si vedono e catene invisibili che non fanno alcun rumore. Sono i dolori inespressi dell’anima, quelli che si consumano in solitudine nel silenzio delle mura domestiche, dietro le facciate perfette dei matrimoni apparentemente felici. A dare voce a questo dolore sordo, intimo e straziante, ci pensa oggi una penna di rara sensibilità: quella di Alma Mehmeti. Poetessa e autrice albanese, Alma è una vera e propria ricercatrice di emozioni. Nata a Tirana e cittadina del mondo (ha vissuto per vent’anni in Italia assorbendone la cultura, prima di trasferirsi in Inghilterra), la sua arte è un ponte meraviglioso tra popoli diversi, capace di unire in modo magistrale passato e presente, lontananza e appartenenza. Autrice di apprezzatissime raccolte poetiche come “Shpresën mbaj tek ti” (2017) e “Në duart e fatit” (2022) e di favole per bambini, Alma usa la parola come un bisturi gentile, capace di curare le ferite dell’anima. Oggi, in esclusiva sulle nostre pagine, ci regala un racconto di una potenza disarmante. È la storia di Shkëndija, certo. Ma in fondo, riga dopo riga, vi accorgerete che è la storia di milioni di donne che, giorno dopo giorno, smarriscono lentamente se stesse cercando unicamente di compiacere gli altri.


Quando il dolore non si vede: la storia di una donna che ha perso la sua voce

di Alma Mehmeti

Nel giorno del suo matrimonio, tutti vedevano una festa. C’erano musica, auguri, sorrisi e persone che credevano che per lei stesse iniziando un capitolo meraviglioso. Ma nessuno vedeva la battaglia che si svolgeva dentro di lei.

Shkëndija non piangeva per il matrimonio. Piangeva per la separazione da quella ragazza che era stata fino ad allora. Dalla casa in cui si sentiva al sicuro, dalla voce della madre, dalle semplici domande del padre e dalla libertà di essere sé stessa.

Suo padre le aveva comprato un buon materasso, pensando che sua figlia avrebbe avuto un posto comodo dove riposarsi dopo le fatiche della vita. Era un dono fatto con amore. Ma nessuno poteva immaginare che la stanchezza più grande non sarebbe arrivata dal lavoro, bensì da un’anima che avrebbe iniziato a portare un peso ogni giorno.

Shkëndija entrò nel matrimonio con ciò che aveva di più prezioso: l’educazione, la bontà e il desiderio di costruire una famiglia. Ma ben presto capì che una casa non è necessariamente un luogo in cui una persona si sente protetta.

All’inizio il dolore non arrivò con rumore. Arrivò lentamente. Una parola che ferisce. Un silenzio quando aveva bisogno di sostegno. Una critica ripetuta che, con il passare del tempo, inizia a influenzare il modo in cui una persona vede sé stessa.

In psicologia, le ferite emotive sono spesso più difficili da riconoscere perché non lasciano segni sul corpo. Una persona può continuare a lavorare, sorridere e svolgere i propri compiti quotidiani, mentre dentro di sé si sente sempre più stanca.

Questo accadde anche a Shkëndija. Imparò a tacere. Non perché non avesse nulla da dire, ma perché con il tempo iniziò a credere che la sua voce non avesse importanza.

Quando una persona vive continuamente una mancanza di apprezzamento, può iniziare a dubitare di sé stessa. Si chiede se sta chiedendo troppo, se si sta lamentando senza motivo, se dovrebbe ancora sopportare un po’. Ed è proprio qui che inizia la perdita più grande: quando una persona si allontana da sé stessa.

Shkëndija pensava spesso di tornare dai suoi genitori. Ma tra il desiderio di salvarsi e la paura del giudizio degli altri, scelse di restare. Non perché la sofferenza fosse accettabile, ma perché a volte le persone si sentono intrappolate tra ciò che vivono e ciò che pensano di dover fare.

Con il passare degli anni, non si stancò solo delle faccende quotidiane. Si stancò della mancanza di calore, della mancanza di parole gentili e della sensazione che nessuno la vedesse veramente.

Ma dentro di lei rimase una parte che non fu distrutta. Quella parte che ricordava la ragazza che era stata un tempo. Una ragazza con sogni, speranza e la convinzione che l’amore dovesse portare sicurezza, non paura.

La storia di Shkëndija ci mostra che il dolore emotivo non deve essere sottovalutato. Una persona non ha bisogno soltanto di cibo, di una casa e di un tetto sopra la testa. Ha bisogno di sentirsi ascoltata, rispettata e amata.

Perché un materasso può dare riposo al corpo, ma solo l’amore e il rispetto possono dare riposo all’anima.

Un matrimonio non si costruisce soltanto con una cerimonia. Si costruisce ogni giorno con cura, comprensione e sicurezza emotiva.

E a volte la domanda più importante che dovremmo fare a qualcuno non è:
“Hai svolto i tuoi compiti?”
Ma:
“Stai davvero bene?”

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Cultura

Intervista alla Dott. ssa Sabrina Morelli vicepresidente del premio letterario europeo “Oscar Wilde”, del premio parlamentare comunicare l’Europa, direttrice del dipartimento radiofonico dell’accademia tiberina di Roma

Nel vasto e frenetico panorama culturale italiano, esistono figure rare, capaci di trasformare il dolore in arte e la passione in una vera e propria missione di vita. È senza dubbio il caso di Sabrina M., una donna dalle mille sfaccettature che ha saputo fare della parola – scritta e parlata – il proprio incrollabile porto sicuro. Scrittrice, poetessa apprezzata al Premio Strega Poesia, conduttrice radiofonica e volto televisivo con il suo format “Spazio Libri”, Sabrina è un autentico vulcano di energia creativa.

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Kosta, Morelli

Redazione-  Nel vasto e frenetico panorama culturale italiano, esistono figure rare, capaci di trasformare il dolore in arte e la passione in una vera e propria missione di vita. È senza dubbio il caso di Sabrina M., una donna dalle mille sfaccettature che ha saputo fare della parola – scritta e parlata – il proprio incrollabile porto sicuro. Scrittrice, poetessa apprezzata al Premio Strega Poesia, conduttrice radiofonica e volto televisivo con il suo format “Spazio Libri”, Sabrina è un autentico vulcano di energia creativa. Il suo curriculum vanta riconoscimenti di assoluto prestigio, culminati recentemente con una Laurea Honoris Causa e un premio ritirato al Parlamento Europeo, uniti a ruoli istituzionali di altissimo livello come la Vicepresidenza del Premio Letterario Europeo Oscar Wilde.

Ma dietro ai titoli accademici, alle telecamere e ai successi professionali, si nasconde un’anima estremamente sensibile, profondamente orgogliosa delle proprie radici. Radici che affondano in modo saldo e antico proprio nella fiera terra di Calabria, regione che ha dato i natali ai suoi genitori (a Rogliano e Amendolara) e che oggi la riabbraccia virtualmente. In questa intensa intervista esclusiva, a cura della giornalista e scrittrice Angela Kosta per Calabria Live, scopriremo il viaggio intimo e professionale di un’autentica “ricercatrice di emozioni”; una donna che ha trovato nella letteratura la forza per superare i lutti più devastanti e la spinta per continuare a seminare ostinatamente bellezza nel mondo. Ecco cosa ci ha raccontato<<

Kosta: Salve Sabrina. Benvenuta sul noto quotidiano Calabria Live. Ogni lettore vorrebbe conoscere la donna poliedrica che si nota in lei. Raccontaci di più…

Sabrina. M: Grazie per l’invito a questa meravigliosa intervista. Per me, essere sull’importante quotidiano Calabria Live è veramente gratificante, poiché conservo dei bellissimi ricordi con questa regione.
Mio padre è stato giornalista e Fotocompositore al giornale l’Espresso ed era cugino del grande Presidente della Regione Calabria, Antonio Guarasci. Per di più, i miei genitori sono nati entrambi in provincia di Cosenza in Calabria; mio padre a Rogliano, mentre mia madre ad Amendolara. Inoltre, vorrei aggiungere che nel 2023, sono arrivata al V° posto al grande Premio Mondiale Il Nosside di Calabria del Professore Pasquale Amato. Io mi reputo una ricercatrice di emozioni attraverso le parole; la scrittura mi ha salvata durante la malattia di mio marito e, dopo la sua scomparsa ho continuato dedicando il mio tempo a condividere la cultura e la poesia con concorsi, articoli e conduzioni in Radio e TV del mio programma “Spazio Libri”.

A. Kosta: Qual è il suo percorso professionale, non solo verso la creatività, ma anche nei suoi numerosi impegni sociali?

Sabrina. M: Ho conseguito gli studi giuridici e quelli informartici, ma la mia passione è sempre stata la letteratura. Ho seguito vari master in giornalismo e lettere classiche, nonché scrittura visiva. Ho deciso di pubblicare le mie poesie che hanno partecipato anche al Premio Strega Poesia 2023 e 2024. Mi sono cimentata anche nel Fantasy partecipando al Campiello ed al Salotto del Premio Bancarella. Per me la scrittura, è parte integrante della mia vita.

A. Kosta: Lei è Vicepresidente del Premio Letterario Europeo Oscar Wilde 2024 e del Premio Parlamentare Comunicare l’Europa nonché Direttrice del Dipartimento Radiofonico dell’Accademia Tiberina di Roma, la quale ha un’ampia visione globale. Qual è l’obbiettivo di questi impegni così importanti?

Sabrina. M: Sono ruoli che mi gratificano e ringrazio le Accademie e il Parlamento Europeo per questo. Il mio scopo e condividere attraverso queste importanti istituzioni la cultura nel mondo con la collaborazione dei colleghi e presidenti in carica.

A. Kosta: Lavorando come speaker su Radio Studio 107 Milano e, essendo conduttrice  del canale televisivo Lombardia TV, come riesce ad organizzare il suo tempo quotidiano?

Sabrina. M: Per fortuna la maggior parte delle trasmissioni le seguo dai mio studio televisivo che ho creato a casa e collegarmi poi via web con le persone che intervisto. Ovviamente quando ho più tempo libero, partecipo anche ad eventi e concorsi personalmente con interviste e riprese video.

A. Kosta: L’8 marzo celebra tutte le donne.. Cos’altro farebbe (oltre a quello che già lei fa) per promuovere la cultura e/o portare in apice la figura femminile in particolare?

Sabrina. M: Grazie per questa domanda… ho la fortuna di collaborare con l’Accademia Tiberina insieme alla professoressa Antonietta Micali, Direttrice Nazionale del Dipartimento di Letteratura e Direttrice della Cattedra delle Donne che ha il patrocinio di Wikipace, Wikipoesia e l’ONU. Sicuramente con tutto il direttivo di entrambe le istituzioni organizzeremmo insieme dei eventi, ma ora non posso anticipare nulla.

A. Kosta: Quali sono i prestigiosi riconoscimenti che ha ricevuto durante il suo percorso creativo e professionale? 

Sabrina. M: Diversi e ne sono onorata. Sono Socia della Società Dante Alighieri, Accademica. A settembre ho ricevuto la Laurea Honoris Causa in letteratura e Filosofia. Ho vinto il primo posto al Premio Cognetta, il secondo al Montefiore della Pegasus Cattolica e il terzo al premio 2024 G.Belli e F.Lammi dell’Accademia Tiberina. Ho vinto diversi premi della Giuria al Cygnus Aureus e il Canto di Dafne per dire “No alla Violenza”. Ho vinto Il Premio Apollo Dionisiaco con critica semiotica delle mia opera, il Menotti Art Festival di Spoleto due volte e altri premi già citati in precedenza. Non è facile ricordarli tutti perciò dico sono lusingata di questi riconoscimenti oltre diversi premi alla Carriera. Recentemente ho ricevuto il Premio “Eccellenze Europee Comunicare l’Europa” al Parlamento Europeo e ciò mi ha reso veramente felicissima.

  1. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e quali sono i temi principali che tratta nelle sue opere?Sabrina. M: Ho pubblicato quattro Sillogi che hanno come tema l’amore, l’introspezione, la sensualità, il coraggio nei momenti bui; una di queste sarà presentata a Sanremo e una al Vaticano. Inoltre, ho pubblicato un romanzo Fantasy che sarà una trilogia.

    A. Kosta: Qual è la sua guida che la incoraggia e la ispira a creare e crescere professionalmente?

    Sabrina. M: I miei cari, i miei amici e i miei colleghi, ovviamente quelli che mi stimano e mi vogliono bene.

    A. Kosta: Cosa pensa della letteratura contemporanea in generale?

    Sabrina. M: Penso che leggere sia fondamentale tanto quanto scrivere, non importa se su carta o sul web. Importante è leggere poiché stimola la mente e i gangli neuronali, diciamo che con ciò mentalmente si invecchia più tardi.

    A. Kosta: Qual è la sua opinione riguardo ai autori emergenti (ultimamente in tanti)…
    Li promuove nei suoi programmi televisivi?

    Sabrina. M: Gli autori contemporanei sono il nostro futuro, sia chiaro. Io adoro la letteratura classica, ma la poesia o i romanzi si possono evolvere e dare nuova vita alla letteratura stessa e io li promuovo in tutte le forme: interviste, Blog, Social e premi alle Eccellenze Europee e Mondiali.

    A. Kosta: Pensa di tradurre i suoi libri in altre lingue non molto conosciute e poco praticate in Europa?

    Sabrina. M: Sì! È un mio sogno e sicuramente mi rivolgerò anche a te cara Angela. Sei la migliore nelle traduzioni. Vorrei davvero portare le mie parole in tutto il mondo.

    A. Kosta: Quali sono i suoi progetti per l’indomani? 

    Sabrina. M: Ci sono molti progetti, con le varie Accademie, concorsi, forse un centro studi, congressi e altre pubblicazioni. Mai fermarsi!>>.

    Intervista di: Angela Kosta Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice, traduttrice, promotrice

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Cultura

Menda Vreto, la voce dell’Albania in Italia: quando la scrittura diventa un ponte tra due anime

Dalle difficoltà dell’emigrazione al successo su Marie Claire: la straordinaria storia di Menda Vreto. Bisnipote di un eroe dell’indipendenza albanese, oggi unisce Italia e Albania con la forza meravigliosa della sua penna. Una vita da romanzo! 📚 🇦🇱 🇮🇹

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Menda Vreto

Redazione – Ci sono vite che somigliano a dei bellissimi romanzi, e romanzi che non potrebbero mai nascere se non da una vita vissuta intensamente, tra sacrifici inenarrabili, radici strappate con dolore e nuove albe da costruire faticosamente giorno dopo giorno. La magnifica e commovente storia della scrittrice Menda Vreto appartiene indubbiamente a questa seconda, rarissima categoria. Con origini fieriamente albanesi e un cuore oggi profondamente e indissolubilmente legato all’Italia, Menda ha saputo compiere uno dei miracoli più difficili e nobili che un essere umano possa mai arrivare a realizzare: ha trasformato le cicatrici invisibili dell’emigrazione e la dura fatica quotidiana in una straordinaria testimonianza letteraria. Una scrittura purissima, intrisa di memoria storica, altissima sensibilità e profonda riflessione, che oggi rappresenta un ponte invisibile ma solidissimo tra le sponde del mare Adriatico, unendo due popoli meravigliosi attraverso il linguaggio universale delle emozioni e della letteratura.

Il peso glorioso delle radici: l’eredità del bisnonno Jani Vreto e il Risorgimento Albanese

Per comprendere appieno il sacro fuoco della cultura e dell’identità che arde inestinguibile nell’anima di Menda, è fondamentale fare un lungo tuffo nel passato e alzare lo sguardo verso il suo prezioso albero genealogico. Il sangue che le scorre nelle vene, infatti, è esattamente lo stesso di Jani Vreto (1822–1900), suo illustre e celebrato bisnonno. Parliamo di un vero e proprio gigante della storia balcanica: un patriota indomito, scrittore visionario, editore coraggioso e figura di primissimo piano della Rilindja Kombëtare, ovvero il glorioso Risorgimento nazionale albanese. Jani Vreto dedicò letteralmente ogni singolo respiro della sua avventurosa esistenza alla promozione viscerale della lingua e della cultura d’origine, tanto da contribuire attivamente alla complessa standardizzazione del moderno alfabeto e fondare, a Bucarest, la prima storica tipografia albanese. Essere la bisnipote diretta di uno dei principali artefici del risveglio nazionale e culturale di un intero popolo non è solo un inestimabile onore formale, ma è una vocazione al racconto, alla conservazione della memoria e alla difesa della propria identità, che Menda ha saputo raccogliere e onorare splendidamente in chiave moderna.

Dalle aule di agraria alla dura realtà dell’emigrazione: il coraggio inestimabile di ricominciare da zero

Cresciuta in Albania respirando fin da bambina una profondissima e insaziabile passione per i libri, le biblioteche e la conoscenza pura, Menda ha inizialmente declinato questo enorme amore verso la natura, intraprendendo brillanti studi universitari presso la Facoltà di Agraria. Si era specializzata con rigore in patologia vegetale, studiando da vicino e con affetto le malattie delle piante e i segreti misteriosi dei processi naturali legati alla terra madre. Ma la vita umana, si sa, ha quasi sempre percorsi tortuosi e imprevedibili. Il definitivo trasferimento in Italia ha rappresentato per lei uno spartiacque drammatico ma immensamente formativo. Come accade purtroppo a migliaia di emigranti, il primissimo impatto con la nuova, fredda realtà è stato durissimo da digerire: le inevitabili e frustranti barriere linguistiche, lo smarrimento profondo dell’inserimento in una società sconosciuta e la pressante necessità di doversi rimboccare le maniche per mangiare. Per sopravvivere dignitosamente e riuscire a integrarsi, Menda non si è mai arresa e ha svolto per anni i lavori più disparati e umili. Quelle che per molti borghesi sarebbero potute sembrare delle amare sconfitte personali, per lei si sono invece rivelate una miniera d’oro umana inestimabile. Tra i vari banchi di lavoro ha incrociato sguardi, ascoltato dolori inespressi, raccolto sorrisi e toccato con mano realtà sommerse, assorbendo storie di vita vissuta che, nel tempo, sono diventate il carburante prezioso e inesauribile per la sua formidabile penna.

La scrittura come ancora di salvezza: il meritato successo su Marie Claire e la pioggia di premi letterari

È proprio in Italia, immersa in questo mare di contraddizioni umane, che la sua intima esigenza di raccontarsi a cuore aperto e di raccontare la vita degli altri esplode definitivamente. Menda Vreto compie a questo punto un atto di coraggio intellettuale immenso, quasi rivoluzionario per chi proviene da un’altra nazione: inizia a scrivere complessi e strutturati libri direttamente in lingua italiana, adottando l’idioma del suo nuovo Paese adottivo per riuscire a descrivere emozioni intime, ricordi sfumati e grandi temi sociali universali. Il suo enorme talento naturale non passa affatto inosservato ai critici. Il suo primissimo libro cattura quasi immediatamente la curiosità e l’attenzione dei media nazionali italiani, tanto da guadagnarsi una lunga, bellissima e lusinghiera intervista sulle pagine della prestigiosissima rivista di caratura internazionale Marie Claire. È la consacrazione ufficiale e definitiva della sua preziosa voce letteraria nel panorama culturale. Ma il bellissimo percorso non finisce certo qui: la sua inimitabile capacità di scavare con delicatezza nei meandri bui dell’animo umano le vale ben presto il prestigioso Premio della Giuria in un importante concorso letterario, portando al meritato inserimento della sua opera in un’esclusiva antologia dedicata ai migliori talenti emergenti. Un riscatto sociale, culturale e personale che ha il sapore dolcissimo di una vittoria schiacciante sul destino avverso.

Un ponte vitale tra due sponde: il giornalismo militante e il delicato racconto degli ultimi

La vulcanica e inarrestabile energia di Menda Vreto non si esaurisce però nella sola, seppur complessa, pubblicazione di opere librarie. Animata dalla stessa febbrile urgenza comunicativa e pedagogica del suo glorioso bisnonno Jani, l’autrice collabora oggi attivamente e incessantemente scrivendo per diverse riviste e pubblicazioni, sia diffuse online che in formato cartaceo. Tra queste spicca la collaborazione con Gazeta, dove i suoi lettissimi articoli diventano uno spazio libero e prezioso per affrontare a viso aperto tematiche culturali spesso trascurate, questioni sociali scottanti e profonde riflessioni legate alla complessa, e spesso dolorosa, esperienza umana dell’integrazione sociale. Nelle sue intense colonne giornalistiche, l’Albania e l’Italia smettono miracolosamente di essere due nazioni lontane e separate da una striscia di mare insidioso, e diventano un unico, grande, accogliente cortile umano dove le sofferenze, le speranze e i sogni si assomigliano tutti in modo sorprendentemente commovente.

Oltre i confini imposti e le barriere culturali: un invito umanissimo al dialogo e alla scoperta

Oggi la preziosa e ricercata scrittura di Menda Vreto rappresenta a tutti gli effetti un potente e raro antidoto intellettuale contro i pericolosi veleni del razzismo strisciante e della divisione tra popoli. La sua elegante penna riesce a unire magicamente la struggente malinconia della memoria personale passata a una spiccata, chirurgica sensibilità verso i sentimenti più profondi e inconfessabili dell’essere umano contemporaneo. Leggere i suoi testi equivale ad accettare un dolcissimo e inaspettato invito al dialogo costruttivo, alla sospensione totale del pregiudizio e alla vera comprensione reciproca. Il suo più grande e insostituibile merito civile è quello di riuscire a sussurrare dolcemente all’orecchio del lettore una grande verità che tutti noi, troppo spesso, dimentichiamo per comodità: dietro il volto stanco e sudato di un emigrante incrociato per strada, o dietro una lingua straniera parlata con evidente accento incerto, si nascondono quasi sempre ricchezze interiori incalcolabili, storie silenziose di eroismo quotidiano ed eredità storiche immense e prestigiose. La splendida vita di Menda Vreto ce lo insegna nel modo più alto possibile: basta solo avere il cuore abbastanza grande per fermarsi ad ascoltarle con rispetto.

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