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Cultura

“Quando il dolore non si vede”: la voce ritrovata di Alma Mehmeti in un racconto che scuote l’anima

Ci sono ferite che non sanguinano, lividi che non si vedono e dolori inespressi che si consumano nel silenzio dei matrimoni apparentemente perfetti. In questo toccante racconto, la poetessa albanese Alma Mehmeti ci regala la storia di Shkëndija e di tutte quelle donne che, cercando di compiacere gli altri, smarriscono se stesse. Perché una casa non è sempre un luogo sicuro, e solo il rispetto può dare riposo all’anima. Un pezzo meraviglioso, da leggere col cuore. ❤️ 📖 ✍️

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Alma Mehmeti

Redazione – Ci sono ferite profonde che non sanguinano, lividi che non si vedono e catene invisibili che non fanno alcun rumore. Sono i dolori inespressi dell’anima, quelli che si consumano in solitudine nel silenzio delle mura domestiche, dietro le facciate perfette dei matrimoni apparentemente felici. A dare voce a questo dolore sordo, intimo e straziante, ci pensa oggi una penna di rara sensibilità: quella di Alma Mehmeti. Poetessa e autrice albanese, Alma è una vera e propria ricercatrice di emozioni. Nata a Tirana e cittadina del mondo (ha vissuto per vent’anni in Italia assorbendone la cultura, prima di trasferirsi in Inghilterra), la sua arte è un ponte meraviglioso tra popoli diversi, capace di unire in modo magistrale passato e presente, lontananza e appartenenza. Autrice di apprezzatissime raccolte poetiche come “Shpresën mbaj tek ti” (2017) e “Në duart e fatit” (2022) e di favole per bambini, Alma usa la parola come un bisturi gentile, capace di curare le ferite dell’anima. Oggi, in esclusiva sulle nostre pagine, ci regala un racconto di una potenza disarmante. È la storia di Shkëndija, certo. Ma in fondo, riga dopo riga, vi accorgerete che è la storia di milioni di donne che, giorno dopo giorno, smarriscono lentamente se stesse cercando unicamente di compiacere gli altri.


Quando il dolore non si vede: la storia di una donna che ha perso la sua voce

di Alma Mehmeti

Nel giorno del suo matrimonio, tutti vedevano una festa. C’erano musica, auguri, sorrisi e persone che credevano che per lei stesse iniziando un capitolo meraviglioso. Ma nessuno vedeva la battaglia che si svolgeva dentro di lei.

Shkëndija non piangeva per il matrimonio. Piangeva per la separazione da quella ragazza che era stata fino ad allora. Dalla casa in cui si sentiva al sicuro, dalla voce della madre, dalle semplici domande del padre e dalla libertà di essere sé stessa.

Suo padre le aveva comprato un buon materasso, pensando che sua figlia avrebbe avuto un posto comodo dove riposarsi dopo le fatiche della vita. Era un dono fatto con amore. Ma nessuno poteva immaginare che la stanchezza più grande non sarebbe arrivata dal lavoro, bensì da un’anima che avrebbe iniziato a portare un peso ogni giorno.

Shkëndija entrò nel matrimonio con ciò che aveva di più prezioso: l’educazione, la bontà e il desiderio di costruire una famiglia. Ma ben presto capì che una casa non è necessariamente un luogo in cui una persona si sente protetta.

All’inizio il dolore non arrivò con rumore. Arrivò lentamente. Una parola che ferisce. Un silenzio quando aveva bisogno di sostegno. Una critica ripetuta che, con il passare del tempo, inizia a influenzare il modo in cui una persona vede sé stessa.

In psicologia, le ferite emotive sono spesso più difficili da riconoscere perché non lasciano segni sul corpo. Una persona può continuare a lavorare, sorridere e svolgere i propri compiti quotidiani, mentre dentro di sé si sente sempre più stanca.

Questo accadde anche a Shkëndija. Imparò a tacere. Non perché non avesse nulla da dire, ma perché con il tempo iniziò a credere che la sua voce non avesse importanza.

Quando una persona vive continuamente una mancanza di apprezzamento, può iniziare a dubitare di sé stessa. Si chiede se sta chiedendo troppo, se si sta lamentando senza motivo, se dovrebbe ancora sopportare un po’. Ed è proprio qui che inizia la perdita più grande: quando una persona si allontana da sé stessa.

Shkëndija pensava spesso di tornare dai suoi genitori. Ma tra il desiderio di salvarsi e la paura del giudizio degli altri, scelse di restare. Non perché la sofferenza fosse accettabile, ma perché a volte le persone si sentono intrappolate tra ciò che vivono e ciò che pensano di dover fare.

Con il passare degli anni, non si stancò solo delle faccende quotidiane. Si stancò della mancanza di calore, della mancanza di parole gentili e della sensazione che nessuno la vedesse veramente.

Ma dentro di lei rimase una parte che non fu distrutta. Quella parte che ricordava la ragazza che era stata un tempo. Una ragazza con sogni, speranza e la convinzione che l’amore dovesse portare sicurezza, non paura.

La storia di Shkëndija ci mostra che il dolore emotivo non deve essere sottovalutato. Una persona non ha bisogno soltanto di cibo, di una casa e di un tetto sopra la testa. Ha bisogno di sentirsi ascoltata, rispettata e amata.

Perché un materasso può dare riposo al corpo, ma solo l’amore e il rispetto possono dare riposo all’anima.

Un matrimonio non si costruisce soltanto con una cerimonia. Si costruisce ogni giorno con cura, comprensione e sicurezza emotiva.

E a volte la domanda più importante che dovremmo fare a qualcuno non è:
“Hai svolto i tuoi compiti?”
Ma:
“Stai davvero bene?”

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Cultura

Intervista alla Dott. ssa Sabrina Morelli vicepresidente del premio letterario europeo “Oscar Wilde”, del premio parlamentare comunicare l’Europa, direttrice del dipartimento radiofonico dell’accademia tiberina di Roma

Nel vasto e frenetico panorama culturale italiano, esistono figure rare, capaci di trasformare il dolore in arte e la passione in una vera e propria missione di vita. È senza dubbio il caso di Sabrina M., una donna dalle mille sfaccettature che ha saputo fare della parola – scritta e parlata – il proprio incrollabile porto sicuro. Scrittrice, poetessa apprezzata al Premio Strega Poesia, conduttrice radiofonica e volto televisivo con il suo format “Spazio Libri”, Sabrina è un autentico vulcano di energia creativa.

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Kosta, Morelli

Redazione-  Nel vasto e frenetico panorama culturale italiano, esistono figure rare, capaci di trasformare il dolore in arte e la passione in una vera e propria missione di vita. È senza dubbio il caso di Sabrina M., una donna dalle mille sfaccettature che ha saputo fare della parola – scritta e parlata – il proprio incrollabile porto sicuro. Scrittrice, poetessa apprezzata al Premio Strega Poesia, conduttrice radiofonica e volto televisivo con il suo format “Spazio Libri”, Sabrina è un autentico vulcano di energia creativa. Il suo curriculum vanta riconoscimenti di assoluto prestigio, culminati recentemente con una Laurea Honoris Causa e un premio ritirato al Parlamento Europeo, uniti a ruoli istituzionali di altissimo livello come la Vicepresidenza del Premio Letterario Europeo Oscar Wilde.

Ma dietro ai titoli accademici, alle telecamere e ai successi professionali, si nasconde un’anima estremamente sensibile, profondamente orgogliosa delle proprie radici. Radici che affondano in modo saldo e antico proprio nella fiera terra di Calabria, regione che ha dato i natali ai suoi genitori (a Rogliano e Amendolara) e che oggi la riabbraccia virtualmente. In questa intensa intervista esclusiva, a cura della giornalista e scrittrice Angela Kosta per Calabria Live, scopriremo il viaggio intimo e professionale di un’autentica “ricercatrice di emozioni”; una donna che ha trovato nella letteratura la forza per superare i lutti più devastanti e la spinta per continuare a seminare ostinatamente bellezza nel mondo. Ecco cosa ci ha raccontato<<

Kosta: Salve Sabrina. Benvenuta sul noto quotidiano Calabria Live. Ogni lettore vorrebbe conoscere la donna poliedrica che si nota in lei. Raccontaci di più…

Sabrina. M: Grazie per l’invito a questa meravigliosa intervista. Per me, essere sull’importante quotidiano Calabria Live è veramente gratificante, poiché conservo dei bellissimi ricordi con questa regione.
Mio padre è stato giornalista e Fotocompositore al giornale l’Espresso ed era cugino del grande Presidente della Regione Calabria, Antonio Guarasci. Per di più, i miei genitori sono nati entrambi in provincia di Cosenza in Calabria; mio padre a Rogliano, mentre mia madre ad Amendolara. Inoltre, vorrei aggiungere che nel 2023, sono arrivata al V° posto al grande Premio Mondiale Il Nosside di Calabria del Professore Pasquale Amato. Io mi reputo una ricercatrice di emozioni attraverso le parole; la scrittura mi ha salvata durante la malattia di mio marito e, dopo la sua scomparsa ho continuato dedicando il mio tempo a condividere la cultura e la poesia con concorsi, articoli e conduzioni in Radio e TV del mio programma “Spazio Libri”.

A. Kosta: Qual è il suo percorso professionale, non solo verso la creatività, ma anche nei suoi numerosi impegni sociali?

Sabrina. M: Ho conseguito gli studi giuridici e quelli informartici, ma la mia passione è sempre stata la letteratura. Ho seguito vari master in giornalismo e lettere classiche, nonché scrittura visiva. Ho deciso di pubblicare le mie poesie che hanno partecipato anche al Premio Strega Poesia 2023 e 2024. Mi sono cimentata anche nel Fantasy partecipando al Campiello ed al Salotto del Premio Bancarella. Per me la scrittura, è parte integrante della mia vita.

A. Kosta: Lei è Vicepresidente del Premio Letterario Europeo Oscar Wilde 2024 e del Premio Parlamentare Comunicare l’Europa nonché Direttrice del Dipartimento Radiofonico dell’Accademia Tiberina di Roma, la quale ha un’ampia visione globale. Qual è l’obbiettivo di questi impegni così importanti?

Sabrina. M: Sono ruoli che mi gratificano e ringrazio le Accademie e il Parlamento Europeo per questo. Il mio scopo e condividere attraverso queste importanti istituzioni la cultura nel mondo con la collaborazione dei colleghi e presidenti in carica.

A. Kosta: Lavorando come speaker su Radio Studio 107 Milano e, essendo conduttrice  del canale televisivo Lombardia TV, come riesce ad organizzare il suo tempo quotidiano?

Sabrina. M: Per fortuna la maggior parte delle trasmissioni le seguo dai mio studio televisivo che ho creato a casa e collegarmi poi via web con le persone che intervisto. Ovviamente quando ho più tempo libero, partecipo anche ad eventi e concorsi personalmente con interviste e riprese video.

A. Kosta: L’8 marzo celebra tutte le donne.. Cos’altro farebbe (oltre a quello che già lei fa) per promuovere la cultura e/o portare in apice la figura femminile in particolare?

Sabrina. M: Grazie per questa domanda… ho la fortuna di collaborare con l’Accademia Tiberina insieme alla professoressa Antonietta Micali, Direttrice Nazionale del Dipartimento di Letteratura e Direttrice della Cattedra delle Donne che ha il patrocinio di Wikipace, Wikipoesia e l’ONU. Sicuramente con tutto il direttivo di entrambe le istituzioni organizzeremmo insieme dei eventi, ma ora non posso anticipare nulla.

A. Kosta: Quali sono i prestigiosi riconoscimenti che ha ricevuto durante il suo percorso creativo e professionale? 

Sabrina. M: Diversi e ne sono onorata. Sono Socia della Società Dante Alighieri, Accademica. A settembre ho ricevuto la Laurea Honoris Causa in letteratura e Filosofia. Ho vinto il primo posto al Premio Cognetta, il secondo al Montefiore della Pegasus Cattolica e il terzo al premio 2024 G.Belli e F.Lammi dell’Accademia Tiberina. Ho vinto diversi premi della Giuria al Cygnus Aureus e il Canto di Dafne per dire “No alla Violenza”. Ho vinto Il Premio Apollo Dionisiaco con critica semiotica delle mia opera, il Menotti Art Festival di Spoleto due volte e altri premi già citati in precedenza. Non è facile ricordarli tutti perciò dico sono lusingata di questi riconoscimenti oltre diversi premi alla Carriera. Recentemente ho ricevuto il Premio “Eccellenze Europee Comunicare l’Europa” al Parlamento Europeo e ciò mi ha reso veramente felicissima.

  1. Kosta: Quanti libri ha pubblicato e quali sono i temi principali che tratta nelle sue opere?Sabrina. M: Ho pubblicato quattro Sillogi che hanno come tema l’amore, l’introspezione, la sensualità, il coraggio nei momenti bui; una di queste sarà presentata a Sanremo e una al Vaticano. Inoltre, ho pubblicato un romanzo Fantasy che sarà una trilogia.

    A. Kosta: Qual è la sua guida che la incoraggia e la ispira a creare e crescere professionalmente?

    Sabrina. M: I miei cari, i miei amici e i miei colleghi, ovviamente quelli che mi stimano e mi vogliono bene.

    A. Kosta: Cosa pensa della letteratura contemporanea in generale?

    Sabrina. M: Penso che leggere sia fondamentale tanto quanto scrivere, non importa se su carta o sul web. Importante è leggere poiché stimola la mente e i gangli neuronali, diciamo che con ciò mentalmente si invecchia più tardi.

    A. Kosta: Qual è la sua opinione riguardo ai autori emergenti (ultimamente in tanti)…
    Li promuove nei suoi programmi televisivi?

    Sabrina. M: Gli autori contemporanei sono il nostro futuro, sia chiaro. Io adoro la letteratura classica, ma la poesia o i romanzi si possono evolvere e dare nuova vita alla letteratura stessa e io li promuovo in tutte le forme: interviste, Blog, Social e premi alle Eccellenze Europee e Mondiali.

    A. Kosta: Pensa di tradurre i suoi libri in altre lingue non molto conosciute e poco praticate in Europa?

    Sabrina. M: Sì! È un mio sogno e sicuramente mi rivolgerò anche a te cara Angela. Sei la migliore nelle traduzioni. Vorrei davvero portare le mie parole in tutto il mondo.

    A. Kosta: Quali sono i suoi progetti per l’indomani? 

    Sabrina. M: Ci sono molti progetti, con le varie Accademie, concorsi, forse un centro studi, congressi e altre pubblicazioni. Mai fermarsi!>>.

    Intervista di: Angela Kosta Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice, traduttrice, promotrice

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Cultura

Menda Vreto, la voce dell’Albania in Italia: quando la scrittura diventa un ponte tra due anime

Dalle difficoltà dell’emigrazione al successo su Marie Claire: la straordinaria storia di Menda Vreto. Bisnipote di un eroe dell’indipendenza albanese, oggi unisce Italia e Albania con la forza meravigliosa della sua penna. Una vita da romanzo! 📚 🇦🇱 🇮🇹

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Menda Vreto

Redazione – Ci sono vite che somigliano a dei bellissimi romanzi, e romanzi che non potrebbero mai nascere se non da una vita vissuta intensamente, tra sacrifici inenarrabili, radici strappate con dolore e nuove albe da costruire faticosamente giorno dopo giorno. La magnifica e commovente storia della scrittrice Menda Vreto appartiene indubbiamente a questa seconda, rarissima categoria. Con origini fieriamente albanesi e un cuore oggi profondamente e indissolubilmente legato all’Italia, Menda ha saputo compiere uno dei miracoli più difficili e nobili che un essere umano possa mai arrivare a realizzare: ha trasformato le cicatrici invisibili dell’emigrazione e la dura fatica quotidiana in una straordinaria testimonianza letteraria. Una scrittura purissima, intrisa di memoria storica, altissima sensibilità e profonda riflessione, che oggi rappresenta un ponte invisibile ma solidissimo tra le sponde del mare Adriatico, unendo due popoli meravigliosi attraverso il linguaggio universale delle emozioni e della letteratura.

Il peso glorioso delle radici: l’eredità del bisnonno Jani Vreto e il Risorgimento Albanese

Per comprendere appieno il sacro fuoco della cultura e dell’identità che arde inestinguibile nell’anima di Menda, è fondamentale fare un lungo tuffo nel passato e alzare lo sguardo verso il suo prezioso albero genealogico. Il sangue che le scorre nelle vene, infatti, è esattamente lo stesso di Jani Vreto (1822–1900), suo illustre e celebrato bisnonno. Parliamo di un vero e proprio gigante della storia balcanica: un patriota indomito, scrittore visionario, editore coraggioso e figura di primissimo piano della Rilindja Kombëtare, ovvero il glorioso Risorgimento nazionale albanese. Jani Vreto dedicò letteralmente ogni singolo respiro della sua avventurosa esistenza alla promozione viscerale della lingua e della cultura d’origine, tanto da contribuire attivamente alla complessa standardizzazione del moderno alfabeto e fondare, a Bucarest, la prima storica tipografia albanese. Essere la bisnipote diretta di uno dei principali artefici del risveglio nazionale e culturale di un intero popolo non è solo un inestimabile onore formale, ma è una vocazione al racconto, alla conservazione della memoria e alla difesa della propria identità, che Menda ha saputo raccogliere e onorare splendidamente in chiave moderna.

Dalle aule di agraria alla dura realtà dell’emigrazione: il coraggio inestimabile di ricominciare da zero

Cresciuta in Albania respirando fin da bambina una profondissima e insaziabile passione per i libri, le biblioteche e la conoscenza pura, Menda ha inizialmente declinato questo enorme amore verso la natura, intraprendendo brillanti studi universitari presso la Facoltà di Agraria. Si era specializzata con rigore in patologia vegetale, studiando da vicino e con affetto le malattie delle piante e i segreti misteriosi dei processi naturali legati alla terra madre. Ma la vita umana, si sa, ha quasi sempre percorsi tortuosi e imprevedibili. Il definitivo trasferimento in Italia ha rappresentato per lei uno spartiacque drammatico ma immensamente formativo. Come accade purtroppo a migliaia di emigranti, il primissimo impatto con la nuova, fredda realtà è stato durissimo da digerire: le inevitabili e frustranti barriere linguistiche, lo smarrimento profondo dell’inserimento in una società sconosciuta e la pressante necessità di doversi rimboccare le maniche per mangiare. Per sopravvivere dignitosamente e riuscire a integrarsi, Menda non si è mai arresa e ha svolto per anni i lavori più disparati e umili. Quelle che per molti borghesi sarebbero potute sembrare delle amare sconfitte personali, per lei si sono invece rivelate una miniera d’oro umana inestimabile. Tra i vari banchi di lavoro ha incrociato sguardi, ascoltato dolori inespressi, raccolto sorrisi e toccato con mano realtà sommerse, assorbendo storie di vita vissuta che, nel tempo, sono diventate il carburante prezioso e inesauribile per la sua formidabile penna.

La scrittura come ancora di salvezza: il meritato successo su Marie Claire e la pioggia di premi letterari

È proprio in Italia, immersa in questo mare di contraddizioni umane, che la sua intima esigenza di raccontarsi a cuore aperto e di raccontare la vita degli altri esplode definitivamente. Menda Vreto compie a questo punto un atto di coraggio intellettuale immenso, quasi rivoluzionario per chi proviene da un’altra nazione: inizia a scrivere complessi e strutturati libri direttamente in lingua italiana, adottando l’idioma del suo nuovo Paese adottivo per riuscire a descrivere emozioni intime, ricordi sfumati e grandi temi sociali universali. Il suo enorme talento naturale non passa affatto inosservato ai critici. Il suo primissimo libro cattura quasi immediatamente la curiosità e l’attenzione dei media nazionali italiani, tanto da guadagnarsi una lunga, bellissima e lusinghiera intervista sulle pagine della prestigiosissima rivista di caratura internazionale Marie Claire. È la consacrazione ufficiale e definitiva della sua preziosa voce letteraria nel panorama culturale. Ma il bellissimo percorso non finisce certo qui: la sua inimitabile capacità di scavare con delicatezza nei meandri bui dell’animo umano le vale ben presto il prestigioso Premio della Giuria in un importante concorso letterario, portando al meritato inserimento della sua opera in un’esclusiva antologia dedicata ai migliori talenti emergenti. Un riscatto sociale, culturale e personale che ha il sapore dolcissimo di una vittoria schiacciante sul destino avverso.

Un ponte vitale tra due sponde: il giornalismo militante e il delicato racconto degli ultimi

La vulcanica e inarrestabile energia di Menda Vreto non si esaurisce però nella sola, seppur complessa, pubblicazione di opere librarie. Animata dalla stessa febbrile urgenza comunicativa e pedagogica del suo glorioso bisnonno Jani, l’autrice collabora oggi attivamente e incessantemente scrivendo per diverse riviste e pubblicazioni, sia diffuse online che in formato cartaceo. Tra queste spicca la collaborazione con Gazeta, dove i suoi lettissimi articoli diventano uno spazio libero e prezioso per affrontare a viso aperto tematiche culturali spesso trascurate, questioni sociali scottanti e profonde riflessioni legate alla complessa, e spesso dolorosa, esperienza umana dell’integrazione sociale. Nelle sue intense colonne giornalistiche, l’Albania e l’Italia smettono miracolosamente di essere due nazioni lontane e separate da una striscia di mare insidioso, e diventano un unico, grande, accogliente cortile umano dove le sofferenze, le speranze e i sogni si assomigliano tutti in modo sorprendentemente commovente.

Oltre i confini imposti e le barriere culturali: un invito umanissimo al dialogo e alla scoperta

Oggi la preziosa e ricercata scrittura di Menda Vreto rappresenta a tutti gli effetti un potente e raro antidoto intellettuale contro i pericolosi veleni del razzismo strisciante e della divisione tra popoli. La sua elegante penna riesce a unire magicamente la struggente malinconia della memoria personale passata a una spiccata, chirurgica sensibilità verso i sentimenti più profondi e inconfessabili dell’essere umano contemporaneo. Leggere i suoi testi equivale ad accettare un dolcissimo e inaspettato invito al dialogo costruttivo, alla sospensione totale del pregiudizio e alla vera comprensione reciproca. Il suo più grande e insostituibile merito civile è quello di riuscire a sussurrare dolcemente all’orecchio del lettore una grande verità che tutti noi, troppo spesso, dimentichiamo per comodità: dietro il volto stanco e sudato di un emigrante incrociato per strada, o dietro una lingua straniera parlata con evidente accento incerto, si nascondono quasi sempre ricchezze interiori incalcolabili, storie silenziose di eroismo quotidiano ed eredità storiche immense e prestigiose. La splendida vita di Menda Vreto ce lo insegna nel modo più alto possibile: basta solo avere il cuore abbastanza grande per fermarsi ad ascoltarle con rispetto.

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Cultura

Torna la magia dei “Giovedì della Cultura”: 29 viaggi straordinari nel cuore di Casa dei Carraresi

Più di semplici conferenze: a Treviso tornano i Giovedì della Cultura a Casa dei Carraresi. 29 appuntamenti tra storia, robotica, letteratura, degustazioni enogastronomiche e grandi donne! Scopri l’incredibile programma 👇🎓📚

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Federico Bettuzzi

Treviso – In un’epoca frenetica e individualista in cui le interazioni umane si riducono sempre più spesso allo scorrere silenzioso di uno schermo luminoso e a un rapido e asettico scambio di messaggi sui social network, esiste ancora, per fortuna, un luogo magico dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio al pensiero, alla pura bellezza e al confronto umano. Questo luogo è la suggestiva Casa dei Carraresi, cuore pulsante ed elegante della vita cittadina, pronta a riaprire le sue antiche e prestigiose porte per ospitare l’attesissima edizione 2026/27 dei celebri “Giovedì della Cultura”. Quello che andrà in scena da ottobre fino al prossimo maggio non è un semplice, lungo e noioso calendario di conferenze accademiche, ma un vero e proprio atto di resistenza intellettuale e sociale: ben 29 appuntamenti imperdibili, pensati per far riscoprire ai cittadini il piacere meraviglioso di ritrovarsi insieme, ogni giovedì pomeriggio alle ore 18, uniti dalla sana curiosità di imparare, di stupirsi e di esplorare le infinite e brillanti sfaccettature dell’ingegno umano.

Molto più di semplici lezioni: un caleidoscopio di saperi e incontri da ottobre a maggio

La straordinaria forza aggregante di questa longeva e amatissima rassegna — nata con grande lungimiranza nel 2019 e arrivata al traguardo impressionante dell’incontro numero 216 — risiede nella sua assoluta unicità editoriale. Il cartellone di quest’anno, sapientemente ideato, abbandona i rigidi e noiosi steccati accademici per proporre al pubblico un viaggio immersivo e multidisciplinare davvero unico. I temi tradizionali, come i grandi capolavori dell’arte, la letteratura d’autore, la storia e la musica sacra, si mescolano coraggiosamente con argomenti inusuali e profondamente affascinanti. Durante questi lunghi mesi si parlerà di antichi e preziosi tessuti, della misteriosa storia degli scacchi nel cuore del Medioevo, dei complessi e delicati legami che uniscono la scienza alla letteratura, dell’imprevedibile connubio tra l’arte moderna e la disciplina sportiva e, persino, dei segreti della farmaceutica moderna. Ogni giovedì si trasformerà in una vera e propria finestra spalancata sul mondo, accessibile fisicamente in sala a Treviso, ma fruibile liberamente anche a livello globale grazie alla provvidenziale e gratuita copertura streaming sul canale YouTube della Fondazione Cassamarca, una vera e propria e democratica biblioteca digitale del sapere messa a disposizione di tutti.

Dall’artigianato antico all’intelligenza artificiale: i grandi nomi e i cervelli del cartellone

Il viaggio prenderà il via ufficialmente l’8 ottobre con un affascinante incontro inaugurale affidato alle sapienti e appassionate parole di Alessandra Geromel, massima esperta di tessuti antichi, che svelerà segreti e trame tessili del nostro territorio veneto. La settimana successiva si viaggerà idealmente verso la laguna di Venezia con Elisabetta Pasqualin, per scoprire il fascino segreto e le funzioni storiche delle famose “altane” veneziane. Ma il ricchissimo programma sa guardare con grande coraggio anche al futuro tecnologico: di assoluto e assoluto prestigio sarà la presenza di Arianna Trabiglia, mente brillante alla guida del Centre for Cultural Heritage Technology e recentemente inserita dalla blasonata rivista Forbes tra le 100 donne più influenti al mondo. Sarà lei a spiegare alla platea trevigiana come la robotica avanzata e le nuovissime tecnologie d’avanguardia possano essere messe al servizio della tutela del nostro immenso patrimonio culturale. Tra gli ospiti di spicco figurerà anche Damiano Gullì, eccelso curatore del Public Program della Triennale di Milano, che racconterà il progetto visivo legato alle prossime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, e Giulia Lovison (dell’autorevole Harvard University Centre), che ci trasporterà nel magico mondo medievale degli scacchi.

Il coraggio eccezionale delle donne, i segreti della Storia e le sfide del mondo contemporaneo

Una sezione vitale, vibrante e doverosa della rassegna sarà dedicata in profondità all’universo e al coraggio femminile. Non si tratterà di semplici biografie didascaliche, ma di veri e propri romanzi di vita vissuta che emozioneranno il pubblico. Corrado Occhipinti Confalonieri, firma prestigiosa dell’autorevole rivista “Storica” del National Geographic, ripercorrerà le vicende eroiche e tormentate di grandi figure femminili vissute tra Medioevo e Rinascimento, mentre la giornalista Silvia Ugolotti farà sognare la sala raccontando i profili audaci di impavide donne esploratrici, avventuriere e pioniere del viaggio. Accanto al fascino senza tempo della letteratura (con due imperdibili focus speciali dedicati a Ippolito Nievo e al genio di Scott Fitzgerald), ci sarà spazio vitale per affrontare argomenti di straordinaria profondità civile e storica: dai misteriosi e cupi intrighi del Dossier Odessa, all’epopea gloriosa della Storia del Corpo degli Alpini, per poi passare all’emigrazione italiana in Europa e ai delicatissimi meccanismi di potere nella Repubblica di Venezia. Non mancherà, infine, l’attenzione al drammatico tema della difesa e della tutela dei minori dai pericoli insidiosi della rete oscura digitale: a parlarne sarà Annachiara Sarto, giovanissima e combattiva fondatrice dell’associazione ProtectionForKids, vera paladina dei diritti umani oggi riconosciuta e ammirata a livello internazionale.

Un ponte prezioso e rarissimo tra le diverse generazioni: gli studenti diventano reporter per un giorno

C’è un aspetto profondamente umano e sociale alla base di questo vasto progetto che merita da solo un applauso scrosciante da parte di tutta la città: la rassegna culturale non si rivolge esclusivamente a un pubblico adulto o di pensionati, ma ha deciso con immenso coraggio di scommettere concretamente e attivamente sulle nuove generazioni. Anche in questa densa edizione, infatti, i Giovedì della Cultura prevedono il coinvolgimento diretto e in prima persona di decine di brillanti studenti delle scuole superiori trevigiane. I ragazzi non saranno mai trattati come semplici spettatori passivi obbligati a stare seduti in fondo alla sala, ma diventeranno dei veri e propri e curiosi attori protagonisti: nell’ambito dei loro percorsi formativi scolastici, avranno l’irripetibile occasione di intervistare faccia a faccia i celebri relatori, scrivere articoli giornalistici di prima mano e produrre innovativi contenuti multimediali da condividere in rete. È un modo intelligente, sano e altamente costruttivo per avvicinare i giovani alla sete di cultura, trasformandoli in “reporter della bellezza” e fornendo loro quegli anticorpi intellettuali e quegli strumenti critici necessari per comprendere, analizzare e interpretare la spaventosa complessità del mondo contemporaneo senza farsi manipolare.

Un’esperienza sensoriale totale: quando la nobilissima cultura incontra le tradizioni a tavola

Perché l’esperienza settimanale del giovedì sia davvero memorabile, calda e totale, gli infaticabili organizzatori (forti del fondamentale e lodevole sostegno della Banca delle Terre Venete, da sempre attenta allo sviluppo sociale del territorio) hanno pensato intelligentemente di coinvolgere anche tutti gli altri sensi. Molti degli attesissimi appuntamenti in cartellone, infatti, scenderanno virtualmente dal palco per approdare sulle deliziose tavole imbandite dell’elegante Bistrot ai Carraresi. Oltre alle interessantissime conferenze mirate sul tema dell’alimentazione — come l’imperdibile viaggio nella ritualità della tavola dell’Ottocento illustrata dalla storica Alessia Cipolla, la storia leggendaria del rito tutto italiano del caffè con Barbara Foglia (direttrice del celebre museo Mumac), e la ricchissima epopea enologica, economica e letteraria del Prosecco raccontata minuziosamente dal professor Enrico Zucchi dell’Università di Padova — il Bistrot proporrà di volta in volta menù speciali squisitamente a tema e iniziative collegate. Dalla dolce merenda pomeridiana alla ricca cena storica di fine serata, il pubblico trevigiano avrà la rarissima e magnifica opportunità di prolungare l’incanto del pomeriggio, trasformando un semplice, freddo evento culturale e accademico in un momento di gioiosa, calda, autentica e indimenticabile convivialità umana.

Questo il calendario completo:

8 ottobre 2026

La ricerca della novità nella moda del Settecento

Alessandra Geromel, storica del tessuto

15 ottobre 2026

Le altane di Venezia. Storia di un elemento minore dell’architettura della città

Elisabetta Pasqualin, direttore del Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso

22 ottobre 2026

La nuova letteratura italiana: Ippolito Nievo

Paolo Ruffilli, poeta e scrittore

Evento in collaborazione con l’Associazione 50&Più

29 ottobre 2026

Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva

Mauro Scroccaro, storico divulgatore, ed Elisabetta Alongi, fotografa

Evento in collaborazione con Veneto Fotografia

5 novembre 2026

Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania.

Per gli anniversari delle tragedie minerarie di Marcinelle(Belgio) e Courrières (Francia

Giorgia Miazzo, presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni

12 novembre 2026

Dare un nome al mondo: scienza e letteratura tra microbi e parole

Gian Mario Anselmi, Professore Ordinario di Letteratura italiana e Letteratura italiana medievale, Università degli Studi di Bologna, e Davide Zannoni, Professore Emerito di Microbiologia, Università degli Studi di Bologna

19 novembre 2026

Arioso, entusiasta, allegro: una certa idea (trevigiana) di rugby

Elvis Lucchese, Società Italiana di Storia dello Sport

26 novembre 2026

Alpini, storie di uomini e uniformi

Fabio Bruno, giornalista ed esperto di storia militare

3 dicembre 2026

La tavola nell’Ottocento. Quando tutto ebbe inizio

Alessia Cipolla, architetto, food designer e storica della tavola

10 dicembre 2026

Operazione Odessa

Federico Bettuzzi, giornalista e produttore di podcast di storia

17 dicembre 2026

Donne fra Medioevo e Rinascimento

Corrado Occhipinti Confalonieri, Storica, National Geographic

14 gennaio 2027

Dietro la cura: scienza, innovazione e sfide dell’industria farmaceutica

Paola Stagni, MD Head of Medical Strategy Europa e Canada, Astellas Pharma

 

21 gennaio 2027

Dal Friuli a Treviso via Vicenza: la curiosa storia del Prosecco tra enologia e letteratura

Enrico Zucchi, Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova

28 gennaio 2027

Quando la tecnologia protegge il patrimonio. La sfida contro il traffico di beni culturali

Michela De Bernardin, ricercatrice Post Doc, Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia

4 febbraio 2027

La megalomania del Tiranno. Lo spettacolo del potere nella satira di Luciano di Samosata

Martina Tosello, Aletheia, Università Ca’ Foscari

11 febbraio 2027

L’immagine del potere a Venezia. Architettura e politica nella Venezia del Rinascimento

Luca Trevisan, Università Ca’ Foscari e Accademico olimpico

18 febbraio 2027

Ogni foglia ha il suo albero. Genealogia, storia e storie di famiglia

Gabriele Giusto, archivista e genealogista

25 febbraio 2027

Non cercatele in salotto. Esploratrici, avventuriere, viaggiatrici: donne che hanno cambiato il mondo

Silvia Ugolotti, giornalista di viaggio e autrice.

4 marzo 2027

Dal museo agli scavi: i robot al servizio della cultura

Arianna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia

11 marzo 2027

Bambini invisibili. La difesa dei minori nel mondo reale e in quello digitale

Annachiara Sarto, fondatrice Protection for Kids

18 marzo 2027

Il caffè simbolo dell’Italia tra cultura e impresa

Barbara Foglia, direttore Mumac-Museo della Macchina per Caffè, Binasco (Mi)

24 marzo 2027 (mercoledì, Auditorium ex Chiesa di S. Croce, Treviso)

Le musiche del tempo di Pasqua

Suor Monica Marighetto e Don Stefano Tempesta

8 aprile 2027

I diari delle musiciste viaggiatrici

Paola Gallo, musicologa

15 aprile 2027

Sirene sì, ma a che prezzo? Cantare le passioni al femminile

Valentina Confuorto, Musicologa, docente presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia e Cristina Miatello, Soprano, già docente presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia.

22 aprile 2027

Re, regina e pedoni. Storia degli scacchi nel Medioevo

Giulia Lovison, Post Doctoral Fellow, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies

29 aprile 2027

Arte e sport. Convergenze inaspettate

Damiano Gullí, critico d’arte, curatore Public Program, Triennale Milano

6 maggio 2027

Dai Musei Vaticani al Museo del Ghisallo

Carola Gentilini, architetto, direttrice del Museo del Ghisallo

13 maggio 2027

A touch of disaster: guardare l’America con gli occhi di F. Scott Fitzgerald 

Sara Antonelli, americanista, Università Roma Tre

20 maggio

I cento anni dell’Istituto Diocesano di Musica Sacra

Don Stefano Tempesta, Istituto Diocesano di Musica Sacra e M° Stefano Trevisi

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