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Attualità

Ceuta, l’allarme dei cittadini: l’esercito difenda i nostri confini

La crisi di Ceuta come monito per l’Italia: la riflessione di Aldo Di Giovanni sulla necessità di schierare l’esercito a difesa dei confini. 🚨 🇮🇹

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Roma – Nel cuore di un’estate segnata da profonde apprensioni per la tenuta delle frontiere esterne dell’Unione Europea, le notizie che giungono dai confini meridionali della Spagna stanno sollevando un’ondata di viva preoccupazione e un profondo dibattito civile anche nel nostro Paese. I drammatici eventi che stanno interessando l’enclave spagnola in Nord Africa, dove la pressione migratoria ha assunto dimensioni senza precedenti, vengono vissuti da molti osservatori e cittadini come un pressante monito per la sicurezza nazionale e per la tutela della stabilità sociale. Sul tema, che tocca da vicino la sensibilità delle famiglie e la percezione della sicurezza domestica, è intervenuto Aldo Di Giovanni con una riflessione accorata e diretta, volta a scuotere le coscienze sulle fragilità dei sistemi di controllo europei e sulla necessità di proteggere con fermezza l’incolumità delle comunità locali di fronte a dinamiche d’urgenza straordinarie.

La paura dei residenti a Ceuta e il richiamo alla legalità internazionale

La disamina di Di Giovanni muove dal racconto dei momenti di autentico panico vissuti dalla popolazione civile nella città spagnola, dove l’ingresso improvviso e massiccio di migliaia di persone ha determinato una situazione di parziale paralisi delle normali attività quotidiane. Le testimonianze descrivono una comunità impaurita, con intere famiglie costrette a barricarsi all’interno delle proprie abitazioni nel tentativo di proteggere i propri figli e i propri beni da disordini e tensioni crescenti nelle vie cittadine. Di fronte a questo scenario di forte sofferenza per i residenti, l’autore esprime l’auspicio che il governo di Madrid adotti immediatamente tutte le contromisure necessarie, ripristinando l’ordine pubblico, il controllo del territorio e la piena legalità attraverso l’azione coordinata delle forze di polizia e delle autorità preposte alla pubblica sicurezza.

Il campanello d’allarme per l’Italia e la difesa della serenità familiare

Per l’autore della nota, le immagini che scorrono sugli schermi televisivi e sulle piattaforme digitali devono essere interpretate come un chiaro e forte campanello d’allarme per l’intera cittadinanza italiana e per i piccoli centri di provincia, storicamente esposti per la loro posizione geografica ai flussi del Mediterraneo. La paura che situazioni di simile gravità possano riprodursi a ridosso delle coste o dei confini nazionali tocca le corde più intime del sentimento popolare, legandosi al desiderio profondo di ogni lavoratore e di ogni genitore di vedere garantita la sicurezza delle proprie mura domestiche. Proteggere le case e le famiglie da potenziali aggressioni o da contesti di caos ingestibile non è una posizione ideologica, ma rappresenta un diritto primario e inalienabile che ogni comunità civile ha il dovere di rivendicare con forza e dignità.

La richiesta di mobilitazione dell’Esercito a presidio delle linee di confine

La ricetta proposta da Aldo Di Giovanni per scongiurare qualsiasi rischio di instabilità sul suolo nazionale individua nella fermezza delle istituzioni l’unica vera barriera a tutela dello Stato di diritto. Qualora le strutture di vigilanza ordinaria e i presìdi della Guardia di Finanza o della Capitaneria di Porto dovessero trovarsi sotto una pressione eccessiva, l’autore invoca un intervento drastico e immediato da parte del Governo centrale, chiedendo lo schieramento formale dell’Esercito Italiano a difesa dei confini terrestri e marittimi della Repubblica. Utilizzare i reparti delle forze armate per monitorare i punti sensibili del territorio viene indicato come un atto di responsabilità civile necessario a prevenire le emergenze prima che i danni diventino irreversibili, offrendo ai tecnici e agli esperti della sicurezza stradale e doganale un supporto logistico fondamentale.

Il contesto storiografico delle crisi di frontiera e il bisogno di regole certe

Sotto il profilo storico e sociale, le tensioni vissute nell’area di Ceuta richiamano alla mente precedenti crisi di frontiera che hanno segnato la storia recente del continente europeo, dimostrando come la gestione dei flussi non possa essere lasciata all’improvvisazione o alla flessibilità burocratica dei singoli Stati. I cittadini chiedono ordine, legalità e il rispetto rigoroso delle regole d’ingresso; ignorare queste istanze rischia di incrinare il patto di fiducia tra lo Stato e i lavoratori, alimentando sentimenti di abbandono e di precarietà nelle periferie. Sostenere la sicurezza dei quartieri e la pace delle borgate agricole e urbane costituisce il primo hardware politico per qualsiasi esecutivo sano. Solo attraverso una programmazione lungimirante e il coraggio di scelte chiare, conclude lo scritto, l’Italia potrà preservare il proprio patrimonio di civiltà e garantire un domani sereno alle future generazioni.

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Economia

Matteo Del Fante alla guida di International Post Corporation: Poste Italiane al vertice del settore postale ed e-commerce mondiale

🔴 Matteo Del Fante alla presidenza di International Post Corporation: Poste Italiane al vertice mondiale.

L’Amministratore Delegato di Poste Italiane ha assunto ufficialmente a Francoforte la guida del consiglio di amministrazione dell’organismo internazionale che unisce i giganti postali di Europa, Stati Uniti e Asia.

Del Fante, eletto all’unanimità, guiderà la trasformazione digitale, la cooperazione logistica transfrontaliera e le sfide legate all’esplosione dell’e-commerce mondiale.

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Matteo Del Fante

Francoforte – Un prestigioso riconoscimento istituzionale che proietta l’eccellenza gestionale italiana ai vertici della cooperazione logistica ed economica planetaria. L’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha assunto ufficialmente la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione dell’International Post Corporation, il principale organismo di coordinamento strategico che unisce i maggiori operatori postali di Europa, Nord America e Asia-Pacifico.

L’investitura è stata formalizzata a Francoforte nel corso della riunione plenaria del board direttivo dell’associazione, sancendo il passaggio di consegne al vertice dopo il mandato quadriennale esercitato con successo dalla manager norvegese Tone Wille. Per il manager fiorentino, già membro del consiglio di amministrazione dell’ente fin dal 2017, si tratta del coronamento di un percorso di leadership riconosciuto all’unanimità dai colleghi internazionali lo scorso maggio a Dubrovnik, confermando la centralità di Roma nella complessa economia dei mercati digitali.

L’assunzione della presidenza giunge in una fase storica densa di sfide industriali e normative senza precedenti per i servizi di recapito globale. Dalla costante contrazione dei volumi della corrispondenza cartacea tradizionale all’esplosione esponenziale della logistica legata al commercio elettronico, la nomina riflette il valore delle riforme infrastrutturali che hanno trasformato il modello di servizio pubblico anche nel nostro territorio nazionale, affiancandosi alla rigorosa cronaca quotidiana di vicende complesse come quelle emerse a Falzes con il caso dell’alloggio revocato.

La capacità di coniugare capillarità territoriale e modernizzazione tecnologica rappresenta il modello operativo che Del Fante intende trasferire sul piano multinazionale. Attraverso il dialogo costante con i regolatori comunitari e le istituzioni multilaterali, la nuova presidenza mira a orientare le scelte della politica economica per garantire che la transizione verso i flussi transfrontalieri tuteli la competitività delle aziende associate e la sostenibilità occupazionale.

Matteo Del Fante al vertice di IPC: il passaggio di consegne a Francoforte con Tone Wille

Nel corso del vertice tenutosi in terra tedesca, Holger Winklbauer, Chief Executive Officer di International Post Corporation, ha salutato con entusiasmo l’insediamento del nuovo presidente, ringraziando al contempo la presidente uscente per i traguardi conseguiti: «Siamo lieti di poter collaborare a stretto contatto con Matteo Del Fante nei prossimi anni per rafforzare la missione di IPC, supportando tutti gli operatori consorziati nella loro radicale trasformazione industriale e rendendoli protagonisti competitivi nell’universo dell’e-commerce globale».

«Desidero esprimere la più profonda gratitudine ai colleghi consiglieri per la fiducia unanime che mi è stata accordata in un momento di svolta epocale per l’intero comparto», ha dichiarato Matteo Del Fante subito dopo l’assunzione ufficiale dell’incarico. «Il settore si trova ad affrontare la contrazione fisiologica delle lettere, l’evoluzione frenetica delle piattaforme di acquisto online e un quadro regolatorio sempre più articolato. In questo scenario, la cooperazione postale internazionale rappresenta la chiave di volta per governare con successo la transizione tecnologica».

Il mandato affidato al manager italiano si concentrerà in particolare sull’abbattimento delle barriere doganali digitali per le spedizioni transfrontaliere, sullo sviluppo di algoritmi predittivi per i flussi logistici e sull’innalzamento continuo degli indici di puntualità del recapito pacchi, favorendo un ecosistema integrato tra commercio elettronico, sostenibilità ambientale e tutela dei dati sensibili.

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Holger Winklbauer e la nuova governance: le sfide dell’e-commerce e della digitalizzazione postale

L’assetto di vertice rinnovato dall’assemblea di IPC riflette la volontà di accelerare sui processi di interoperabilità sistemica. Fondata originariamente nel 1989 da una ristretta cerchia di operatori europei e nordamericani, l’organizzazione raggruppa attualmente ventiquattro colossi statali e privati, ma le sue soluzioni tecnologiche e le piattaforme di monitoraggio delle performance vengono utilizzate quotidianamente da oltre centonovanta amministrazioni postali nel mondo.

Tra le funzioni strategiche demandate alla governance guidata da Del Fante figura la gestione del complesso meccanismo di compensazione economica e incentivi basati sulla qualità del servizio reso (Quality of Service Payments). Questo strumento garantisce che gli scambi postali tra continenti diversi mantengano elevatissimi standard temporali, penalizzando i ritardi e premiando le reti logistiche più virtuose e trasparenti.

L’esperienza maturata da Poste Italiane nella digitalizzazione dei servizi finanziari, assicurativi e nei pagamenti di prossimità costituisce un punto di riferimento fondamentale per l’intero board. La capacità di valorizzare la rete degli uffici postali come hub multiservizio rappresenta una risposta vincente al rischio di desertificazione dei servizi essenziali nei piccoli centri abitati.

Poste Italiane e la cooperazione globale: i leader postali da DHL a USPS uniti nel consorzio

Il Consiglio di amministrazione presieduto da Del Fante vede la partecipazione diretta dei massimi esponenti dell’industria logistica mondiale. Accanto al numero uno di Poste figurano leader del calibro di Tobias Meyer (CEO di DHL Group), David Steiner (vertice di United States Postal Service – USPS), Marie-Ange Debon (La Poste Groupe), Pim Berendsen (PostNL), Annemarie Garsdhol (PostNord), Martin Seidenberg (International Distribution Services), Chris Peeters (bpost), Guy Pacheco (CTT Portugal Post) e David Walsh (NZ Post).

La presenza convergente dei maggiori player mondiali testimonia la valenza diplomatica e commerciale del consorzio, chiamato a definire le linee guida della logistica sostenibile e dell’azzeramento delle emissioni di carbonio nelle flotte di recapito dell’ultimo miglio. L’integrazione di veicoli elettrici e centri di smistamento automatizzati sarà uno dei pilastri programmatici del nuovo corso presidenziale.

L’elezione di Matteo Del Fante consolida ulteriormente la reputazione del sistema industriale italiano sui tavoli internazionali, confermando come la visione strategica adottata sul mercato interno possa imporsi come standard di riferimento per la modernizzazione dei servizi postali globali.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Padri separati, svolta dal Consiglio d’Europa: Codici con Ivano Giacomelli accoglie il rispetto dei diritti di visita ma vigila sulla bigenitorialità

Svolta storica a Strasburgo per i diritti dei padri separati italiani.

Il Consiglio d’Europa riconosce un’evoluzione positiva nella prassi dei tribunali civili sul diritto di visita ai figli dopo le separazioni. L’associazione Codici accoglie con favore la notizia ma Ivano Giacomelli avverte: “Non è un traguardo, la bigenitorialità deve essere effettiva e serve tutelare chi finisce in povertà”.

Attiva la campagna nazionale di supporto “Voglio papà”: tutti i recapiti e come chiedere aiuto.

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Padri separati

Roma – Una svolta di fondamentale rilevanza giuridica e civile sul delicatissimo fronte delle separazioni conflittuali e dell’affidamento dei minori: il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa a Strasburgo ha formalmente rilevato una progressiva e incoraggiante evoluzione nel rispetto del diritto dei padri italiani di frequentare i propri figli dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza. L’associazione di tutela dei consumatori e dei diritti civili Codici, guidata dal Segretario Nazionale Ivano Giacomelli, ha accolto con favore il pronunciamento internazionale, ribadendo tuttavia come questo risultato rappresenti esclusivamente un punto di partenza e non un traguardo definitivo. Le dinamiche affettive e le trasformazioni del nucleo familiare trovano spazio costante nella nostra rubrica su psicologia delle relazioni, famiglia e benessere sociale.

La valutazione di Strasburgo giunge al termine di una lunga e complessa disamina delle misure correttive introdotte dalle autorità italiane, chiamate a rispondere a ripetute e severe sentenze di condanna emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 8 della Convenzione. L’Italia era finita nel mirino europeo a causa delle sistematiche carenze del sistema degli affidi, della lentezza nell’esecuzione dei calendari di visita e degli automatismi giudiziari dei tribunali civili. Questa riflessione sull’equità dei diritti civili si collega idealmente all’impegno per la sicurezza e l’assistenza universale approfondito nel nostro focus su diritti fondamentali dei cittadini e tutela pubblica, dove la centralità della persona umana deve prevalere su ogni burocrazia.

Il Comitato dei Ministri ha preso atto con soddisfazione del completamento della riforma del processo minorile nel 2022 e delle ulteriori disposizioni normative introdotte nel marzo 2026 per rafforzare la trasparenza e la tracciabilità delle relazioni dei Servizi Sociali. Tuttavia, la vigilanza europea rimarrà attiva, richiedendo allo Stato italiano ulteriori elementi probatori prima di procedere all’archiviazione definitiva della procedura di infrazione. La cronaca giudiziaria e la tutela della legalità costituiscono una colonna portante della nostra testata all’interno del canale riservato a notizie di cronaca giudiziaria e attualità nazionale.

L’obiettivo primario rimane quello di superare i pregiudizi di genere che per decenni hanno relegato le figure paterne a un ruolo secondario o meramente contributivo, penalizzando innanzitutto l’equilibrio psicofisico dei minori coinvolti nelle liti genitoriali. La promozione della giustizia sociale e il supporto alle fragilità rappresentano il cardine informativo della nostra redazione, costantemente presente con approfondimenti dedicati nello spazio su storie di riscatto e comunità dal territorio, dando voce a chi affronta battaglie legali solitarie.

Ivano Giacomelli denuncia le disparità economiche e la solitudine dei padri separati

Nel commentare il responso di Strasburgo, il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli ha richiamato l’attenzione sulla realtà quotidiana vissuta da migliaia di genitori: «Da tempo denunciamo decisioni a senso unico che troppo spesso ignorano le drammatiche fragilità economiche e materiali di molti padri separati, ridotti a comparse marginali nella crescita dei loro stessi bambini. Oggi un prestigioso organismo internazionale riconosce che qualcosa sta cambiando nella sensibilità dei giudici. È un segnale che accogliamo con soddisfazione e che premia la nostra costante battaglia per l’equilibrio tra i ruoli genitoriali».

Giacomelli ha ricordato come l’assegnazione automatica della casa coniugale e la fissazione di assegni di mantenimento sproporzionati rispetto al reddito reale spingano spesso gli ex mariti verso la soglia della povertà assoluta, costringendoli a rinunciare a un alloggio dignitoso in cui poter ospitare i propri figli. Per questa ragione, Codici chiede l’introduzione di criteri di valutazione reddituale stringenti e realistici, impedendo che il fallimento di un matrimonio si trasformi in una condanna economica perpetua per uno dei due coniugi.

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La questione della violenza domestica e l’accertamento rigoroso caso per caso

Un capitolo delicatissimo della decisione di Strasburgo riguarda i procedimenti in cui vengono sollevate denunce di violenza domestica o abusi intra-familiari. Su questo aspetto, il Segretario di Codici ha ribadito una posizione di assoluta fermezza: «La tutela dei minori e delle vittime di reati violenti è un principio sacro e inderogabile. Proprio per questa ragione ogni fascicolo deve essere istruito con indagini tempestive e rigorose, evitando che accuse strumentali non verificate congelino per anni i rapporti tra padre e figli o che si creino ingiusti pregiudizi procedurali».

L’associazione sottolinea come la rapidità delle verifiche peritali sia l’unico strumento idoneo a separare le situazioni di reale pericolo – dove l’intervento protettivo deve essere immediato e intransigente – dai conflitti coniugali strumentalizzati per escludere l’altro genitore. In tale ottica, Codici ritiene indispensabile una formazione specialistica continua per i magistrati delle sezioni famiglia e per gli assistenti sociali, al fine di garantire decisioni basate su fatti oggettivi e non su stereotipi precostituiti.

La campagna Voglio papà e i canali di assistenza legale attivati da Codici

«Il principio della bigenitorialità paritaria non può rimanere una formula retorica scritta sulle carte dei codici», ha concluso Ivano Giacomelli. «Deve tradursi in tempo concreto e di qualità condiviso con i figli, in aiuti mirati ai genitori vulnerabili e in aule di tribunale capaci di tutelare il legame primario con entrambi i rami genitoriali». Per supportare i padri in difficoltà, Codici porta avanti su scala nazionale la storica campagna denominata Voglio papà, offrendo consulenza legale, psicologica e mediazione familiare.

Tutti i cittadini che necessitano di orientamento legale possono contattare la segreteria nazionale al numero telefonico 06.5571996, inviare un messaggio WhatsApp dedicato al 375.7793480 oppure inoltrare una richiesta via posta elettronica all’indirizzo istituzionale segreteria.sportello@codici.org.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Attacchi hacker alla sanità, l’allarme Assinter con Pier Paolo Greco: un blitz costerebbe 400 milioni di euro e bloccherebbe le cure

Allarme rosso per la sanità italiana: un blitz hacker costerebbe oltre 400 milioni di euro.

Il presidente di Assinter Italia Pier Paolo Greco lancia l’allerta: nel 2025 gli attacchi agli ospedali sono cresciuti del 20%, con il 47% di casi ransomware. Un blocco di 72 ore paralizza terapie ed esami, provocando fino a 4 milioni di danni a singola ASL.

La proposta: unire le 21 Regioni in una rete federata di sicurezza. La cybersecurity è diritto alla cura.

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Pier Paolo Greco presidente ASSINTER

Roma – La sicurezza informatica delle infrastrutture critiche del Paese non è più una questione confinata agli addetti ai lavori del comparto tecnologico, ma un’emergenza nazionale che tocca direttamente la tutela della salute pubblica e la continuità dei servizi salvavita: secondo il recente rapporto diffuso da Assinter Italia, l’associazione che raggruppa le aziende digitali della Pubblica Amministrazione, un attacco cibernetico generalizzato al Servizio Sanitario Nazionale comporterebbe danni economici superiori a 400 milioni di euro. A lanciare il severo monito è il presidente Pier Paolo Greco, evidenziando come i reparti ospedalieri siano diventati il bersaglio prediletto delle grandi organizzazioni criminali internazionali. Il monitoraggio dell’impatto economico sul sistema produttivo prosegue costantemente nelle analisi della rubrica su economia, investimenti pubblici e mercati.

Il dato che emerge dalle rilevazioni globali dell’ultimo Rapporto Clusit 2026 fotografa una realtà allarmante: nel corso dell’ultimo anno gli incidenti gravi registrati ai danni del comparto sanitario sono stati ben 564, segnando un drammatico incremento del 20% rispetto al periodo precedente. Nel 99,1% dei casi si tratta di criminalità cibernetica guidata da un esclusivo movente estorsivo, con quasi la metà delle offensive (47%) perpetrate attraverso insidiosi virus ransomware capaci di cifrare archivi e bloccare i terminali operativi. Questa trasformazione degli equilibri digitali si collega strettamente al percorso di analisi avviato nel nostro articolo su regolamentazione e trasformazione digitale dei mercati legali, dove la conformità tecnologica fa la differenza.

La vulnerabilità intrinseca della sanità risiede nella sua impossibilità materiale di interrompere le attività: se un hacker colpisce un istituto di credito si registrano perdite finanziarie, ma quando a finire sotto scacco è un policlinico si bloccano le cure ai pazienti, le sale operatorie e l’accesso alle cartelle cliniche d’emergenza. Per questo motivo le aziende sanitarie risultano maggiormente esposte ai ricatti economici degli estorsori digitali. L’approfondimento delle tematiche legate alla prevenzione e all’assistenza medica rappresenta un pilastro del nostro giornale all’interno della pagina dedicata a salute, medicina e benessere dei cittadini.

L’impatto delle aggressioni informatiche colpisce con particolare violenza la gestione delle ASL territoriali, dove la frammentazione dei sistemi informativi crea varchi pericolosi per i pirati del web. La tutela della continuità operativa nei presidi di provincia costituisce un dovere etico e civile verso le comunità locali, ampiamente documentato all’interno della rubrica riservata a cronaca e servizi per il territorio, dove la difesa dei diritti essenziali dei cittadini rimane centrale.

Pier Paolo Greco spiega i cinque livelli di danno dal blocco clinico a quello economico

Nel delineare la gravità del fenomeno, il presidente di Assinter Italia Pier Paolo Greco ha spiegato con lucidità analitica la natura poliedrica della minaccia: «La sanità costituisce il bersaglio perfetto per i cybercriminali perché un ospedale non può fermarsi, non può dire alla cittadinanza di riprovare domani, e per questo motivo risulta strutturalmente più ricattabile. Quando si verifica un blackout dei sistemi non si assiste a un mero disguido informatico, ma si assiste all’interruzione della continuità assistenziale». Gli specialisti calcolano che un blocco prolungato di sole 72 ore provochi cinque forme simultanee di danno: clinico, operativo, economico, legale e reputazionale.

Per una singola ASL di media grandezza, il costo complessivo derivante da tre giorni di paralisi operativa oscilla mediamente tra 2,5 e 4 milioni di euro, cifra che include i risarcimenti, le spese di bonifica dei server, le perizie forensi e la riprogrammazione straordinaria di migliaia di esami diagnostici e interventi chirurgici differiti. Moltiplicando tale parametro per l’intero tessuto delle aziende sanitarie e ospedaliere dislocate nella Penisola, la fattura complessiva supera agilmente i 400 milioni di euro, evidenziando l’insostenibilità sistemica di un approccio meramente emergenziale.

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La federazione dei centri operativi di sicurezza tra le ventuno Regioni italiane

Per contrastare l’offensiva del cybercrime, Assinter Italia propone un cambio radicale di paradigma, superando la logica della difesa frammentata affidata ai singoli presidi sanitari. L’iniziativa sul tavolo prevede la creazione di una federazione nazionale dei centri operativi di sicurezza (SOC), connettendo in una rete condivisa di monitoraggio in tempo reale le aziende digitali pubbliche delle ventuno Regioni e Province autonome. Una struttura cooperativa di questo livello permetterebbe di rilevare anomalie di traffico e vettori d’infezione prima che possano propagarsi alle banche dati sanitarie.

«La difesa delle reti non può e non deve essere delegata alla solitudine del singolo ospedale», ha ribadito Pier Paolo Greco. Un singolo nosocomio, per quanto attrezzato, non possiede le risorse economiche e umane per resistere ad attacchi coordinati da gruppi criminali transnazionali o attori statali. Al contrario, una dorsale federata consente di condividere allarmi precoci e protocolli di reazione rapida, neutralizzando le minacce sul nascere.

La cybersecurity come investimento strategico per garantire il diritto alla cura

Il messaggio conclusivo lanciato da Assinter Italia invita i decisori politici a considerare gli stanziamenti in sicurezza informatica non come una spesa passiva di bilancio, ma come un autentico investimento a presidio del diritto alla cura sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Senza una protezione solida dei dati e delle piattaforme telematiche, il futuro della telemedicina e della digitalizzazione sanitaria rischia di poggiare su fondamenta d’argilla.

Rafforzare la resilienza cibernetica della sanità significa proteggere i pazienti più fragili, tutelare la riservatezza delle informazioni cliniche e assicurare che ogni cittadino possa ricevere soccorso tempestivo in qualsiasi momento, al riparo dalle mire predatorie del crimine digitale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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