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Politica

Schengen, l’Onorevole Marco Rizzo attacca: “Va revocato per sempre”

Schengen e confini, l’attacco frontale di Marco Rizzo: “Inutile sospendere il trattato per un mese, va revocato per sempre per dare sicurezza”. 🏛️ ⚖️

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Marco Rizzo

Roma – Nel pieno di un’estate segnata da tesi confronti diplomatici internazionali e da una profonda ridefinizione delle politiche di gestione dei flussi migratori nell’Eurozona, la discussione sulla libera circolazione delle persone all’interno dei confini comunitari registra posizioni radicali che scardinano l’attuale assetto dei trattati. Sabato 1° agosto 2026, il dibattito pubblico e istituzionale sulla sicurezza delle frontiere è stato scosso dalle dichiarazioni perentorie dell’onorevole Marco Rizzo. Il leader sovranista, nel delineare le linee programmatiche e i contorni ideologici di un nuovo progetto politico ed elettorale concepito per l’Italia del domani, ha espresso una netta e totale contrarietà alle misure temporanee attualmente al vaglio delle cancellerie europee. Secondo l’analisi di Rizzo, i provvedimenti di sospensione parziale o a tempo determinato non possiedono la forza strutturale necessaria per rispondere alle pressanti richieste di stabilità e protezione avanzate dalle comunità locali.

La critica ai provvedimenti temporanei e la richiesta di un blocco definitivo

La disamina dell’onorevole Marco Rizzo muove da una ferma deostruzione delle scelte politiche adottate nelle ultime ore dai governi europei, giudicate insufficienti e puramente di facciata di fronte alla complessità della crisi delle frontiere. Il leader politico ha respinto con forza l’idea che la sicurezza nazionale possa essere tutelata attraverso risposte temporanee o finestre di controllo della durata di appena un mese, interpretando tali interventi come palliativi burocratici incapaci di produrre un reale cambiamento sul territorio. Per Rizzo, la fragilità delle attuali reti di monitoraggio impone una scelta radicale di rottura con gli automatismi di Bruxelles: «Per dare un minimo di sicurezza all’Italia non serve sospendere il trattato di Schengen per un mese. Va revocato per sempre». Questa netta presa di posizione mira a restituire allo Stato la piena e incondizionata sovranità sui propri confini, eliminando ogni delega agli organismi sovranazionali.

L’impatto sociale della crisi e le paure delle famiglie nelle province

L’intervento di Marco Rizzo si inserisce all’interno di una profonda riflessione di natura sociale e antropologica che mette al centro il vissuto quotidiano delle famiglie, dei lavoratori e dei residenti dei piccoli centri di provincia. Nelle aree interne della penisola e nei quartieri periferici delle grandi città, la percezione di un’assenza di controlli certi e costanti lungo la catena dei transiti stradali e ferroviari viene vissuta come un dramma silenzioso, capace di alimentare un forte senso di precarietà e di abbandono istituzionale. Il leader sovranista sottolinea come l’ascolto delle richieste di ordine, regole chiare e certezza del diritto non debba essere confuso con la propaganda elettorale, ma rappresenti un preciso dovere civile per chi si candida a governare la cosa pubblica, rimarcando come la mancanza di fermezza nella gestione dei flussi migratori irregolari finisca per minare la coesione civile e la fiducia dei cittadini onesti.

I precedenti storici della clausola di salvaguardia e i limiti dei trattati

Sotto il profilo storiografico e giuridico, lo scontro attorno all’accordo di Schengen, firmato originariamente nel 1985 ed entrato in vigore nel 1995, evidenzia le contraddizioni strutturali di uno strumento nato in un contesto storico radicalmente differente da quello contemporaneo. Nel corso degli ultimi decenni, numerosi Stati membri dell’Unione Europea hanno fatto ricorso in via eccezionale alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” per ripristinare temporaneamente i controlli ai valichi di frontiera, in coincidenza con grandi vertici internazionali, emergenze sanitarie o picchi straordinari di pressione migratoria. Tuttavia, la tesi promossa da Rizzo evidenzia come questi continui stop e ritorni alle barriere fisiche dimostrino empiricamente il fallimento del modello della libera circolazione senza un parallelo e rigido controllo delle frontiere esterne dell’Unione, trasformando l’eccezione normativa in una costante necessità politica.

La cooperazione con le forze dell’ordine e la sovranità dello Stato di diritto

La ricetta politica illustrata dall’onorevole Rizzo per garantire il welfare sociale e la legalità economica del Paese assegna una centralità assoluta al potenziamento delle risorse e del capitale umano operante all’interno dei corpi di polizia, dell’Arma dei Carabinieri e delle guardie di frontiera. Per anni, i comparti di pubblica sicurezza hanno dovuto fare i conti con i tagli di bilancio e con l’asfissia logistica indotta dai vincoli di spesa europei, operando in condizioni di estrema difficoltà nel monitoraggio del territorio e delle stazioni di interscambio. Revocare definitivamente il trattato di Schengen consentirebbe, secondo questa visione, di strutturare un piano di investimenti stabili per la sorveglianza h24 delle linee di confine e dei porti, offrendo ai tecnici e agli esperti della sicurezza stradale e doganale gli strumenti necessari per applicare le leggi dello Stato con rigore e trasparenza, senza subire le decisioni delle corti di giustizia sovranazionali.

La transizione geopolitica e la richiesta di un nuovo patto di cittadinanza

In ultima analisi, il duro affondo di Marco Rizzo riapre la discussione sul futuro dei rapporti diplomatici e dei mercati commerciali all’interno della stessa Eurozona, prefigurando uno scenario di forte cambiamento degli assetti comunitari. La proposta di un isolamento programmatico della penisola dai flussi incontrollati dei transiti europei viene indicata come la via maestra per edificare un modello di sviluppo sicuro e contrattualmente equo per le giovani generazioni. Proteggere il lavoro dei cittadini onesti, salvaguardare il patrimonio immateriale delle comunità locali e restituire dignità alle istituzioni nazionali costituiscono i pilastri di un nuovo patto di cittadinanza attiva. Solo attraverso una presa di responsabilità coraggiosa, conclude il leader politico, l’Italia potrà superare le contingenze del presente e garantire un domani fondato sulla legalità, sull’ordine e sulla tutela reale dei propri figli.

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Politica

Scommesse e Decreto Dignità, l’ira di Sforzini contro Giorgetti: “Fa la guerra al calcio e regala l’Italia all’illegalità”

“Lo Stato incassa le tasse dal gioco legale ma vieta gli sponsor, favorendo le scommesse clandestine e affossando lo sport italiano”. ⚽️ 🇮🇹 Duro attacco di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) contro il Ministro Giorgetti sul Decreto Dignità: “Un proibizionismo inutile. Sblocchiamo le sponsorizzazioni legali per finanziare i piccoli campi di provincia e i settori giovanili”. Leggi l’intervista integrale e le proposte per salvare il calcio italiano! 🏟️ 💶

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Castellar Ponzano (AL) – C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sulla pelle dello sport più amato nel nostro Paese. Da una parte ci sono le società di calcio, dai grandi club professionistici fino alle piccole e gloriose squadre dilettantistiche di provincia, che faticano ogni giorno per far quadrare i conti, pagare le bollette degli stadi e mantenere in vita i settori giovanili. Dall’altra c’è lo Stato, che invece di aiutarle decide deliberatamente di tagliare una delle loro fonti di sostentamento più importanti: le sponsorizzazioni del circuito del gioco legale. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro questa politica è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a “Futuro Nazionale con Vannacci”), che dal Castello Sforzini punta il dito dritto contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Lo statalismo moralistico che uccide i nostri vivai calcistici

La miccia della polemica si è accesa dopo le indiscrezioni sulla volontà del Governo di inasprire ulteriormente il famigerato “Decreto Dignità”, bloccando in modo ancora più stringente qualsiasi forma di pubblicità legata alle scommesse sportive. «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo», attacca frontalmente Sforzini. «È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene, o dovrebbe appartenere, a una maggioranza di centrodestra».

Le conseguenze di questo blocco cadono a pioggia su tutto il sistema sportivo nazionale. Il calcio italiano ha un disperato bisogno di capitali freschi per competere a livello internazionale, ma soprattutto per costruire e modernizzare impianti fatiscenti, finanziare i vivai e sostenere il dilettantismo, vera e propria spina dorsale sociale delle nostre città. Mentre i club esteri si fortificano grazie agli sponsor, in Italia si sceglie volontariamente di chiudere i rubinetti di una fonte di finanziamento proveniente da imprese, è bene ricordarlo, perfettamente legali.

Il paradosso di Stato: incassare le tasse ma vietare le sponsorizzazioni

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Sforzini, risiede in un’ipocrisia di fondo inaccettabile. «Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e pesantemente tassate dallo Stato italiano. Lo Stato incassa miliardi dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere e nascondersi», spiega il presidente di Rinascimento Nazionale. «Tutto questo non è liberalismo, non è responsabilità civile, non è nemmeno buona amministrazione. È un banale e dannoso statalismo moralistico».

Oscurare i loghi e i nomi delle aziende legali, infatti, non fa scomparire per magia la voglia di scommettere degli italiani, ma rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati rende molto meno riconoscibile, soprattutto per i più giovani, il confine tra il mercato sicuro, tracciabile e regolamentato e la pericolosa giungla del mercato clandestino gestito dalla criminalità organizzata.

“Giorgetti si accoda al PD”: l’appello per una politica economica di libertà

La dura presa di posizione di Sforzini tocca inevitabilmente anche gli equilibri e l’identità politica dell’attuale maggioranza. «Pochi giorni fa avevamo criticato aspramente il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto assurdo. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente e deludente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra».

Un cortocircuito politico che non può passare inosservato. «Se la destra e la sinistra finiscono per fare a gara su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica nel nostro Paese: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e di uno Stato che si limita a stabilire regole chiare, senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti».

La proposta: fondi per i dilettanti e tolleranza zero per la criminalità

Non si tratta però solo di una critica distruttiva. La ricetta proposta da Luca Sforzini è chiara, pragmatica e mira a salvare lo sport di base senza abbassare la guardia sulle patologie sociali. La ludopatia non si combatte oscurando una maglietta di Serie A, ma con la prevenzione sul territorio, l’informazione capillare nelle scuole, i controlli ferrei sui limiti di età e strumenti sanitari e sociali adeguati e ben finanziati.

«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente da tempo», rilancia Sforzini. «Chiediamo l’abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, una forte semplificazione burocratica e, contemporaneamente, una guerra senza quartiere al gioco illegale e clandestino. Si riaprano le sponsorizzazioni agli operatori legali sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con estrema severità i minori, ma si destini obbligatoriamente una parte delle ingenti risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti di provincia e alle società dilettantistiche che oggi fanno fatica a comprare persino i palloni per i ragazzini».

«Giorgetti scelga da che parte stare», conclude perentorio Sforzini. «O con il proibizionismo fallimentare del Decreto Dignità, oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere nel mondo. Trasformare gli operatori legali in nemici pubblici, mentre le mafie e il mercato illegale ringraziano e continuano a esistere indisturbati, non è rigore. È semplicemente una pessima politica».

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Elezioni Milano, Jonghi Lavarini (Futuro Nazionale) smentisce i nomi del candidato Vannacci: “Pronti ad andare al ballottaggio contro la Sinistra”

Scintille nel centrodestra in vista delle Comunali a Milano! 🔥 Roberto Jonghi Lavarini smentisce i finti candidati apparsi sui giornali e avverte Lega e Forza Italia: “Futuro Nazionale (il movimento legato a Vannacci) non si farà marginalizzare. Se Salvini e Tajani ci ignorano, corriamo da soli per arrivare al ballottaggio e sconfiggere la sinistra”. 🗳️ 🇮🇹 Leggi le dichiarazioni complete.

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Roberto Jonghi Lavarini

Milano – Il clima politico in vista delle prossime elezioni comunali a Milano inizia già a surriscaldarsi. A smuovere le acque nel centrodestra ci pensa Futuro Nazionale, il movimento che fa riferimento al Generale Roberto Vannacci, attraverso le parole nette di Roberto Jonghi Lavarini. L’esponente politico interviene duramente per smentire alcune indiscrezioni giornalistiche e per lanciare un avvertimento chiaro agli alleati (o potenziali tali) della coalizione.

“In merito all’articolo uscito oggi su QN (Quotidiano Nazionale) dal titolo ‘Comunali, Futuro nazionale scalpita. Un poker di candidati per Vannacci, ma c’è un mister X’, ci tengo a precisare la nostra reale posizione”, esordisce Jonghi Lavarini, chiarendo subito l’infondatezza dei rumors: “Si tratta di notizie infondate e, in alcuni casi, di palesi auto-candidature. L’unico nome possibile tra i tre citati dal quotidiano potrebbe essere quello di Luca Bernardo, ma in realtà il generale Vannacci, insieme al coordinatore regionale lombardo Luca Ferrazzi, sta valutando altri importanti profili provenienti dalla società civile”.

“Non ci faremo marginalizzare: o alleati o pronti a correre da soli”

La dichiarazione di Jonghi Lavarini si sposta poi sul piano prettamente strategico, mandando un segnale inequivocabile ai leader nazionali del centrodestra, in particolare ad Antonio Tajani (Forza Italia) e Matteo Salvini (Lega).

“Futuro Nazionale non ha alcuna intenzione di farsi marginalizzare e relegare alla estrema destra”, tuona Lavarini. “Al contrario, vogliamo essere il motore trainante di un rinnovato centrodestra. La matematica parla chiaro: senza Futuro Nazionale, il centrodestra perde”.

E se l’intesa con le forze moderate e leghiste non dovesse trovarsi? Futuro Nazionale non sembra avere intenzione di fare passi indietro: “Noi non vogliamo certo far vincere la sinistra. Ma se dovessimo subire l’ostruzionismo e venire ostracizzati da Tajani e Salvini, siamo pronti e determinati ad andare alle elezioni da soli, schierando liste aperte e qualificate composte da esponenti della destra civica”.

Le ambizioni del movimento sono tutt’altro che timide: “Puntiamo ad almeno il 15% dei consensi. E attenzione: se andassimo da soli, potremmo essere proprio noi di Futuro Nazionale ad arrivare al ballottaggio per sfidare la sinistra a Milano”, conclude Roberto Jonghi Lavarini.

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Futuro Nazionale scalda i motori a Santa Margherita Ligure: messaggio di Vannacci e vertice tra i comitati del Nord Ovest

Vertice “patriottico” di Futuro Nazionale a Santa Margherita Ligure! Dirigenti da Liguria, Piemonte e Lombardia si sono riuniti con Edoardo Meucci e Roberto Jonghi Lavarini per discutere le prossime sfide sovraniste. Presente (in video) anche il Generale Roberto Vannacci. “Serve una rivoluzione nazional-popolare per riprenderci la sovranità”. Leggi il resoconto completo della serata! 🇮🇹 🛡️

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Esponenti di futuro nazionale

Santa Margherita Ligure – Ieri sera, nella suggestiva cornice di un ristorante in pieno centro, affacciato sulla piazza principale e a due passi dal lungomare, si è tenuta una informale ma sentita riunione “patriottica” che ha radunato numerosi dirigenti e militanti di Futuro Nazionale provenienti da Liguria, Piemonte e Lombardia.

Promotore dell’ottima riuscita della serata è stato Edoardo Meucci (referente del comitato Genova 765). Meucci ha confermato ancora una volta le sue spiccate capacità di organizzatore e mediatore politico, riuscendo a fare sintesi fra le diverse anime e le molteplici sensibilità culturali che compongono il nuovo movimento “futurista” e nazionale.

I presenti e i messaggi dei vertici del Movimento

Fra i tanti ospiti, sono intervenuti esponenti di spicco del panorama politico territoriale e non solo: Massimo Spinaci (comitato Genova 241, storico e stimato dirigente della destra sociale missina), Claudia Castello (comitato Genova 608), Luciana Pini (comitato Chiavari 546), Filippo Bortoluzzi (comitato Genova 172), Fabrizio Brignole (comitato Chiavari 186), Saro Cesareo (comitato Genova 127) e Nicolò Garnarolo di Asti (membro dell’assemblea nazionale del partito, considerato un positivo esempio di impegno e disponibilità). A impreziosire il dibattito c’erano anche il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (noto militante e opinionista politico radiotelevisivo) e Katia d’Avanzo (avvocato, procuratore FGCI FIFA, giornalista e docente di diritto sportivo).

Durante la riunione è giunto, accolto con grande entusiasmo, il caloroso video-messaggio del Generale Roberto Vannacci, accompagnato dai saluti istituzionali di figure apicali: Massimiliano Simoni (coordinatore nazionale di FN), Annamaria Frigo (responsabile tesseramento), l’Onorevole Emanuele Pozzolo (deputato nazionale e coordinatore regionale del Piemonte), Gianni Plinio (figura storica della destra genovese, già assessore e vice presidente della Regione Liguria) e Cesare Vernarecci di Fossombrone (conte, avvocato, presidente associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea, illustre socio del comitato 765). Anche i militanti Mauro Buzzetti e Rossano di Domenico, impossibilitati a partecipare di persona, hanno voluto essere presenti con una cameratesca telefonata.

L’appello all’unità e le sfide per la Sovranità Nazionale

“Futuro Nazionale pensa al bene comune, ai sacrosanti interessi nazionali del popolo italiano, per questo l’unità, l’organizzazione e il buon funzionamento del partito sono fondamentali” ha dichiarato Edoardo Meucci, visto e proposto da molti dei presenti come ideale vice-coordinatore regionale della Liguria.

A fargli eco, delineando una visione geopolitica netta, è stato Roberto Jonghi Lavarini, esperto certificato di geopolitica e sostenitore delle teorie sovraniste, eurasiatiche e multipolari del filosofo tradizionalista russo Aleksandr Dugin: “Milioni di italiani, non solo di destra, ma in modo del tutto trasversale, vedono in Vannacci l’ultima speranza politica per fermare il declino e invertire la rotta”.

Lavarini ha poi conclusato con un’analisi dura sul sistema attuale: “Il cambiamento precedentemente promesso da tanti, e poi puntualmente disatteso, è molto difficile perché l’Italia è limitata nella sua sovranità nazionale da trattati militari segreti post-bellici, da vincoli e sovrastrutture internazionali (UE, BCE, NATO, FMI) e dai poteri forti privati che gestiscono moneta, banche e sistema finanziario. Serve una vera rivoluzione nazional-popolare: vanno desecretati, rivisti e riformati tutti gli accordi che determinano la sicurezza e il benessere degli italiani. Questa è la straordinaria missione di Futuro Nazionale”.

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