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Politica

L’abbraccio dell’Italia al suo eroe ferito dall’odio social: l’On. Mazzocchi e i Cristiano Riformisti difendono il Colonnello Gianfranco Paglia

Vergogna sui social contro un eroe nazionale! 🛑🇮🇹 Il Movimento Cristiano Riformisti dell’On. Antonio Mazzocchi lancia un grido durissimo a difesa del Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare, preso di mira da vilissimi insulti da parte di ambienti estremisti. 💔📜 “Un attacco alla persona e ai valori più sacri della Patria. La sua dignità non si cancella con l’odio digitale!”. Una presa di posizione netta e commovente che sta facendo il giro del web. Leggi qui per scoprire i dettagli della denuncia e unirti all’abbraccio per il nostro Colonnello! 👇

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Generale Gianfranco Paglia

Roma – Esistono simboli dinanzi ai quali una nazione intera ha il dovere morale di fermarsi, di fare scudo e di ritrovare quell’unità profonda attorno ai valori sacri del sacrificio, del rispetto istituzionale e della dignità umana. Il panorama digitale contemporaneo, troppo spesso trasformato in una zona franca dove la violenza verbale e la frustrazione ideologica calpestano i confini della decenza civile, ha registrato in queste ore un episodio gravissimo che ferisce la coscienza collettiva del Paese. Il Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare ed eroe indiscusso della nostra storia recente, è diventato il bersaglio di una tempesta di insulti, attacchi e provocazioni inaccettabili sui canali social. Davanti a questa barbarie immateriale, si leva ferma, decisa e carica di indignazione la voce dell’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, che ha voluto blindare la figura dell’alto ufficiale con una nota ufficiale di totale e incondizionata solidarietà.

Secondo quanto emerge dall’analisi del movimento, questi attacchi sconsiderati, feroci e preconfezionati a tavolino per colpire la pancia della rete, provengono da frange radicali di estrema destra, chiaramente riconducibili a nuove formazioni politiche che cercano visibilità attraverso lo sciacallaggio mediatico. Ferire con parole d’odio un uomo che porta sul proprio corpo i segni visibili della dedizione assoluta allo Stato non è semplicemente un atto di inciviltà digitale, ma rappresenta un’offesa intollerabile e diretta alla Repubblica, alle Forze Armate e a tutto ciò che unisce il popolo italiano sotto la stessa bandiera. I Cristiano Riformisti respingono con forza questo assalto cibernetico, richiamando l’opinione pubblica alla responsabilità e alla memoria storica.

Il valore del sacrificio non si scalfisce con un click d’odio

Per comprendere la gravità di quanto accaduto, occorre ricordare chi sia il Colonnello Gianfranco Paglia per la memoria patria. Sottotenente paracadutista della Folgore, rimase gravemente ferito nel tragico e leggendario scontro della battaglia del pastificio a Mogadiscio, in Somalia, il 2 luglio 1993, perdendo l’uso delle gambe nel tentativo eroico di trarre in salvo i suoi commilitoni sotto il fuoco nemico. Da quel giorno, dalla sua carrozzina, Paglia non ha mai smesso per un solo istante di servire l’Italia con un coraggio, una tenacia e un’eleganza d’animo che lo hanno consacrato come un punto di riferimento morale per le vecchie e le nuove generazioni. Pensare che la tastiera di un estremista possa minimamente scalfire la dignità di un simile gigante della nostra storia è l’illusione ottica di un dibattito politico ormai privo di bussole etiche.

“Il Colonnello Paglia costituisce un simbolo indiscusso di sacrificio, coraggio e dedizione assoluta nel servire il proprio Paese”, sottolinea con commozione l’Onorevole Mazzocchi nel suo comunicato. Come Movimento dei Cristiano Riformisti, la sigla ribadisce con orgoglio e fermezza i propri valori fondanti: l’amore viscerale per la patria, la tutela della dignità della persona e il rispetto incondizionato per le istituzioni democratiche. Questo patto di cittadinanza non può essere barattato o logorato da slogan estremisti o da narrazioni tossiche studiate nei laboratori del fanatismo per avvelenare i pozzi della convivenza civile, ferendo l’anima delle nostre comunità locali.

La lotta contro l’odio digitale come dovere costituzionale e cristiano

La difesa intrapresa da Mazzocchi si configura così come una vera e propria battaglia di civiltà contro la deriva dell’odio digitale. I social network, nati per connettere le intelligenze e facilitare il dialogo universale, non possono essere lasciati in ostaggio di minoranze rumorose e violente che usano l’insulto come surrogato dell’argomentazione politica. Proteggere gli eroi della nostra nazione dalle provocazioni degli autocrati da tastiera significa proteggere il futuro democratico e spirituale dell’Italia intera, riaffermando la centralità del rispetto reciproco come unica via per superare le crisi del nostro tempo.

La nota dei Cristiano Riformisti si chiude con un appello accorato a tutti i cittadini, alle famiglie e alle forze sane del Paese, affinché facciano sentire la propria voce e isolino culturalmente i seminatori di odio. Il Colonnello Gianfranco Paglia continuerà a camminare nel cuore degli italiani onesti attraverso la forza del suo esempio e la luce della sua Medaglia d’Oro. Nessun attacco virtuale, per quanto vile o premeditato, potrà mai cancellare o sbiadire la gratitudine infinita che la Repubblica deve a un uomo che ha donato tutto se stesso per difendere la pace, la libertà e l’onore della nostra straordinaria Patria.

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Politica

Giù le mani da Claudio Lotito: il Movimento Cristiano Riformisti denuncia il complotto mediatico contro il Presidente della Lazio

Terremoto nel mondo del calcio e della politica romana! 🇮🇹⚽ Il Movimento Cristiano Riformisti dell’On. Antonio Mazzocchi lancia una denuncia pesantissima: “C’è un complotto mediatico orchestrato contro il Presidente della Lazio Claudio Lotito”. 🛑📜 Il sindacato chiede il sequestro dei veleni e l’intervento immediato della Magistratura per aggiotaggio penale: “Diffondono notizie false per spaventare i tifosi e costringerlo a mollare la società per favorire lobby esterne!”. Una difesa della legalità che scuote la Capitale. Leggi qui per scoprire tutti i dettagli di questo durissimo scontro! 👇

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l’On. Antonio Mazzocchi

Roma – Ci sono momenti in cui il mondo dello sport esce dai confini del rettangolo di gioco per intrecciarsi pericolosamente con le dinamiche della politica, della comunicazione di massa e del diritto, sollevando interrogativi inquietanti sulla trasparenza e sulla correttezza del dibattito pubblico. Il panorama calcistico e istituzionale della Capitale è scosso in queste ore da un intervento durissimo e accorato firmato dall’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti. Al centro della nota ufficiale vi è una ferma e appassionata difesa del senatore Claudio Lotito, nella sua doppia e delicata veste di Presidente della S.S. Lazio e di parlamentare della Repubblica. Mazzocchi denuncia senza mezzi termini l’esistenza di una vera e propria campagna di fango orchestrata a tavolino, un attacco mediatico quotidiano che rischia di destabilizzare non solo un club sportivo glorioso, ma le stesse regole della civile convivenza e della legalità.

Secondo l’attenta e preoccupata analisi del Movimento dei Cristiano Riformisti, questa incessante tempesta giornalistica – fatta di retroscena, indiscrezioni e attacchi frontali a cadenza giornaliera – non affonderebbe le proprie radici su reali illeciti burocratici o reati amministrativi commessi dalla gestione societaria della Lazio. Al contrario, l’operazione avrebbe un obiettivo politico e speculativo molto più profondo e subdolo: soffiare sul fuoco della passione sportiva per esasperare e incrementare artificialmente il malcontento tra le frange più calde della tifoseria biancoceleste. Questo sentimento di frustrazione verrebbe poi cinicamente incanalato e strumentalizzato da terzi per esercitare pressioni indebite e intollerabili sul patron laziale, con l’unico e preciso intento di costringere Lotito a cedere la mano e a “mollare” la guida economica del club.

L’appello alla Magistratura contro notizie false e aggiotaggio

La gravità della situazione ha ormai superato i confini della pura cronaca sportiva, tanto da richiamare l’attenzione e l’intervento di un autorevolissimo esponente delle istituzioni come il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Proprio alla luce di questo autorevole interessamento, l’Onorevole Antonio Mazzocchi ritiene che non sia più possibile assistere passivamente a questo logoramento mediatico e chiede un atto di chiarezza definitivo per spazzare via ogni ombra di sospetto. I Cristiano Riformisti invocano l’intervento immediato e urgente della Magistratura, affinché i magistrati aprano un fascicolo d’indagine per verificare se nella condotta di questi registi occulti sussistano gli estremi per la contestazione di pesanti reati penali e civili a tutela dei mercati e della verità pubblica.

In particolare, la nota del movimento suggerisce agli inquirenti di verificare l’eventuale applicabilità dell’articolo 2637 del Codice Civile, che punisce il reato di aggiotaggio, e dell’articolo 501 del Codice Penale, relativo al rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio. Il sospetto dei Cristiano Riformisti è che siano state divulgate deliberatamente, e con lucida premeditazione, notizie totalmente prive di fondamento o artatamente manipolate al solo fine di provocare un danno d’immagine alla governance della Lazio e favorire, parallelamente, gli oscuri interessi personali o speculativi di gruppi di potere terzi pronti a subentrare nella proprietà della società quotata in borsa.

La difesa della legalità contro la barbarie dello sciacallaggio mediatico

La battaglia intrapresa da Mazzocchi e dal suo movimento si configura così come un presidio di legalità a tutela non solo di Claudio Lotito come singolo professionista, ma del sistema calcio italiano nel suo complesso, troppe volte ostaggio di pressioni extra-sportive e di campagne di delegittimazione mirate. Il tifo e l’amore per la maglia sono sentimenti nobili che appartengono al cuore dei cittadini e non possono essere utilizzati come clave politiche o come strumenti di ricatto economico per assecondare i desideri di lobby nascoste. La dignità delle istituzioni democratiche e societarie va protetta con la massima fermezza contro ogni forma di sciacallaggio e di violenza mediatica.

La nota dei Cristiano Riformisti si chiude con un appello alla responsabilità rivolto anche al Popolo Biancoceleste, affinché non si lasci ingannare da facili slogan o da narrazioni tossiche studiate per colpire la pancia degli insoddisfatti. La verità deve trionfare nelle aule di giustizia e non sui tribunali improvvisati dei social network o delle testate compiacenti. Claudio Lotito, con il suo rigore amministrativo, ha salvato la Lazio dal baratro finanziario nel lontano 2004 e merita un confronto civile basato sui fatti e sui risultati, non sui complotti orditi nell’ombra. Il cammino verso la trasparenza è l’unica via per garantire alla squadra e alla città di Roma un futuro calcistico libero, pulito e fiero delle proprie radici costituzionali.

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Politica

Caso Lazio, Sforzini (Rinascimento Nazionale) tuona contro Rocca: «La proprietà privata non si decide con l’applausometro, gravissimo rischio di aggiotaggio»

Il Caso Lazio si infiamma: Luca Sforzini demolisce le ingerenze di Rocca e avverte sul rischio “aggiotaggio” in Borsa! 🦅 💼 Non si placa la bufera sulle dichiarazioni del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che aveva “invitato” Claudio Lotito a passare la mano e vendere la S.S. Lazio. A intervenire a gamba tesa è ora Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale), con una lezione magistrale di diritto e libertà d’impresa. “La Lazio NON è una partecipata della Regione, la proprietà privata non si decide con l’applausometro!”, tuona Sforzini. Ma l’allarme più grave riguarda il mercato: essendo la Lazio una società quotata in Borsa, le parole di un governatore regionale possono influenzare gli investitori, innescando addirittura il rischio di “AGGIOTAGGIO”. Un durissimo invito a Rocca a occuparsi delle infrastrutture (come il Flaminio) e a non invadere il campo dei privati. Leggi il comunicato integrale e l’analisi politica nel nostro articolo! 👇 🏛️ Siete d’accordo con le parole di Sforzini? Scrivetelo nei commenti!

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Contestazione tifosi della Lazio

Redazione– Il calcio, a Roma, non è mai soltanto un gioco. Spesso si trasforma nell’arena perfetta in cui si consumano scontri politici, si misurano i poteri e si testano i confini delle istituzioni. Ma in queste ore, il dibattito incandescente sul futuro della S.S. Lazio ha superato ampiamente la linea del fallo laterale. Al centro della bufera ci sono le recentissime e pesanti dichiarazioni del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il quale è intervenuto a gamba tesa suggerendo a Claudio Lotito che la sua “stagione” alla guida del club biancoceleste sarebbe di fatto conclusa, invitandolo apertamente a valutare interlocutori interessati a subentrargli. Un’ingerenza pubblica in un affare privato che ha scatenato la reazione durissima e puntuale di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.

Lo scontro istituzionale: quando la politica invade il campo dell’impresa

In un comunicato denso di passione civile e rigore giuridico, Sforzini non fa sconti e riporta la discussione sui binari del diritto: «Con le ultime dichiarazioni di Francesco Rocca è stato superato un limite che riguarda assai meno il calcio di quanto possa sembrare. Il presidente della Regione non si limita più a criticare la “postura” di una società privata, ma arriva addirittura ad affermare che la stagione di Lotito sarebbe conclusa. No. Non funziona così. Non in una società occidentale».

Il presidente di Rinascimento Nazionale chiarisce subito di non voler entrare nelle dispute del tifo laziale o di voler assegnare pagelle sportive alla dirigenza, ma sottolinea l’urgenza di difendere un principio costituzionale sacro: il limite del potere pubblico. «Come Centro Studi esaminiamo dove finisce il potere pubblico e dove cominciano la libertà dell’individuo, dell’impresa e della proprietà. Su questo, il confine va tracciato con il righello».

Il diritto di proprietà: la Lazio non è una “partecipata” della Regione

Il cuore dell’intervento di Sforzini è una difesa a spada tratta della libertà d’impresa. La Lazio, ricorda, non è un ente di Stato. «La Lazio non è una partecipata della Regione, Lotito non è un amministratore nominato da Rocca e il presidente della Regione non è l’assemblea degli azionisti della S.S. Lazio. La proprietà privata non è sottoposta all’applausometro dei tifosi o della politica».

Le regole dell’economia di mercato sono chiare e inossidabili, spiega Sforzini: il proprietario vende solo se vuole, quando vuole e alle condizioni che ritiene di accettare, senza subire pressioni esterne. «Questo si chiama diritto di proprietà. Se domani comparirà un compratore e Lotito riterrà conveniente vendere, sarà il mercato a produrre il passaggio. Se non vorrà farlo, continuerà a esserne il proprietario finché ne avrà titolo. È sorprendente doverlo ricordare nel 2026».

L’allarme gravissimo: il mercato, la Borsa e il rischio di aggiotaggio

Ma c’è un aspetto ancora più delicato e potenzialmente esplosivo che Sforzini porta alla luce: la S.S. Lazio non è una società qualunque, ma è una S.p.A. quotata in Borsa. E in ambito finanziario, le dichiarazioni pubbliche pesano come macigni.

«Quando il presidente di una Regione interviene pubblicamente per sostenere che la stagione del proprietario è conclusa e per prospettare una cessione, le sue parole sono come pietre. Le parole di un’autorità istituzionale possono incidere sulle aspettative e sulle percezioni degli investitori, influenzando il mercato. C’è il rischio aggiotaggio». Un avvertimento durissimo, che rimarca come chi ricopre funzioni pubbliche dovrebbe osservare la massima cautela. Essere quotati significa rispondere alle autorità di vigilanza e agli azionisti, precisa Sforzini, e non significa certo «diventare una società a sovranità limitata sottoposta all’indirizzo del presidente della Regione».

L’appello a Rocca: “Pensi al Flaminio, non allo sconfinamento del potere”

La chiosa finale di Sforzini è un richiamo all’ordine istituzionale. Francesco Rocca ha tutto il diritto di essere un tifoso laziale appassionato e di sognare, nel suo privato, un altro presidente per la propria squadra del cuore. Ma la “disciplina istituzionale” impone di separare i desideri del tifoso dai poteri dell’Istituzione che rappresenta.

«Rocca lavori sul progetto dello stadio Flaminio, sulle infrastrutture e sui servizi della Regione. Non vada oltre: è uno sconfinamento del potere», tuona Sforzini in chiusura. «Ed è precisamente su questo terreno che Rinascimento Nazionale conduce una battaglia culturale che va ben oltre il caso Lazio: lo Stato deve essere forte nelle poche cose che gli competono, e ritirarsi da quelle che non gli competono. Regole chiare e controlli rigorosi, per poi lasciare spazio alla libertà d’impresa e al mercato. Contro ogni sconfinamento del potere, noi staremo sempre dalla parte della libertà».

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Politica

“Merito et Tempore” e la Destra Polifonica: Luca Sforzini risponde al reportage di MillenniuM sul “Romanzo Generale”

“Costruire è infinitamente più difficile che gridare”. Luca Sforzini risponde punto su punto al reportage di MillenniuM su Vannacci e Rinascimento Nazionale! 🖊️ 🏛️ Dopo il lungo approfondimento pubblicato dalla rivista MillenniuM sul “Romanzo Generale”, sulle anime della nuova Destra italiana e sul ruolo del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il Presidente Luca Sforzini affida in esclusiva a queste colonne la sua lucida, elegante e tagliente replica. Un editoriale che respinge l’etichetta di “moderato”, rilanciando invece il concetto di “Destra Polifonica”: una forza politica capace di unire liberali, conservatori e identitari senza dover rincorrere anacronistiche nostalgie storiche. “Il fascismo appartiene alla storia: non è un programma per il XXI secolo”, chiarisce Sforzini, che analizza poi il fenomeno Vannacci come veicolo fondamentale per trasformare la protesta e la rabbia degli italiani in una vera proposta istituzionale. E sulle mura del Castello Sforzini aleggia il motto di Ludovico il Moro, “Merito et Tempore”: una bussola per ricordare a tutti che il Centro Studi non sarà mai un salotto obbediente, ma una fucina di idee libere e autonome. Leggi l’editoriale completo nel nostro nuovo articolo! 👇

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Il dilemma del Castellano

Redazione – Riceviamo e pubblichiamo con grande interesse l’ampia e profonda riflessione politica a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in risposta al recente e discusso reportage pubblicato dalla testata “MillenniuM” dedicato alla figura del Generale Roberto Vannacci, a Futuro Nazionale e al ruolo dello stesso Sforzini.

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Ho letto il lungo reportage che MillenniuM ha dedicato a Roberto Vannacci, a Futuro Nazionale, al Centro Studi Rinascimento Nazionale e, inevitabilmente, anche a me e al Castello Sforzini di Castellar Ponzano. L’ho letto con curiosità, qualche sorriso e nessun fastidio. Un reportage non è un verbale notarile: sceglie una prospettiva, accentua contrasti, costruisce personaggi. E il personaggio che ne esce — questo curioso “castellano” sospeso fra Pavia e Cambridge, Pontida e Fiume, il Partito Repubblicano e Vannacci, il Risorgimento e la massoneria, Ludovico il Moro e De Gaulle — confesso che, in qualche passaggio, ha divertito persino me.

Ma sotto il colore, le battute, i saluti romani, i quattro telefoni e il cavallo di Caligola, c’è una domanda molto seria, probabilmente la domanda più importante che oggi si possa rivolgere a chiunque stia tentando di costruire qualcosa di nuovo a destra: dove vuole andare? È una domanda che riguarda Roberto Vannacci, naturalmente, ma riguarda anche noi.

Né beceri né moderati: la “misura” come vera forza politica

Il reportage definisce Rinascimento Nazionale il pensatoio “meno becero e più moderato” fra quelli che accompagnano questa esperienza. Ringrazio per il “meno becero”; sul “moderato”, invece, continuo a nutrire qualche dubbio. Non considero moderato chiedere una drastica riduzione del peso dello Stato, difendere senza complessi il merito e le eccellenze, rimettere in discussione dogmi europei diventati intoccabili, pretendere un’Europa capace di ricordarsi di essere Occidente, rivendicare l’alleanza atlantica senza trasformarla in sudditanza, difendere Israele senza rinunciare a giudicare le scelte dei suoi governi, immaginare un federalismo autentico, restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e provare, infine, a ricostruire una cultura politica quando la politica sembra essersi ridotta quasi interamente alla comunicazione. Se questa è moderazione, abbiamo evidentemente cambiato il significato delle parole.

La parola che preferisco è misura. La misura non è debolezza, è esattamente il contrario dell’estremismo perché richiede più forza dell’estremismo: l’estremista ha bisogno di una sola idea e di un nemico, mentre una cultura politica deve riuscire a tenere insieme idee differenti, contraddizioni, storia e futuro. Per questo continuo a parlare di destra polifonica: non una destra annacquata, ma una destra abbastanza grande da contenere la tradizione liberale, liberista, libertaria, cattolica, sociale, federalista, risorgimentale, conservatrice, identitaria, nazionalista e tradizionalista, senza pretendere che una di queste tradizioni cancelli tutte le altre. E soprattutto senza nostalgie.

Il netto rifiuto di ogni nostalgia totalitaria

Su questo il reportage insiste molto, e fa bene. Il fascismo appartiene alla storia italiana: va studiato, compreso, discusso, ma non è un programma per il XXI secolo. Il nazismo, l’antisemitismo, il razzismo e ogni suggestione totalitaria non appartengono alla mia cultura politica e non appartengono al Pantheon di Rinascimento Nazionale. Non perché qualcuno ci chieda un certificato di presentabilità, ma per una ragione assai più semplice: perché non sono le nostre idee.

La questione diventa allora un’altra: che cosa fare di quella vasta parte del Paese che non si riconosce più nella politica tradizionale, che spesso esprime rabbia prima ancora che idee, che ha smesso di votare oppure cerca rappresentanza nelle forme più radicali della protesta? La risposta più comoda sarebbe lasciarla fuori dalla porta. Io penso l’opposto. La politica serve precisamente a trasformare pulsioni in rappresentanza, protesta in proposta, rabbia in istituzioni. Non si tratta di inseguire gli estremismi; si tratta, semmai, di renderli inutili.

Il fenomeno Vannacci: trasformare la rabbia in progetto

È qui che la figura di Vannacci diventa politicamente interessante. Non perché debba essere trasformato nel personaggio che ciascuno vorrebbe, né perché io abbia intenzione di interpretare il ruolo ambizioso di maieuta oppure quello, piuttosto ridicolo, di precettore del generale. Vannacci è Vannacci: ha una sua storia, un suo carattere, una sua visione e un consenso che nessun laboratorio politico ha fabbricato per lui.

Proprio per questo intorno a quella leadership si sta combattendo una partita molto più importante della distribuzione di qualche incarico: capire se quell’energia diventerà una forza politica nazionale oppure rimarrà confinata in un recinto; se parlerà agli italiani oppure soltanto ai già convinti; se saprà costruire oppure si accontenterà di provocare; se diventerà futuro oppure nostalgia. È questa la vera scommessa.

“Merito et Tempore”: l’autonomia culturale del Centro Studi

E qui arrivo al Castello. Nel reportage compare quasi come un personaggio e forse lo è davvero, non perché le pietre abbiano opinioni politiche, ma perché certi luoghi obbligano ad avere una concezione diversa del tempo. Chi vive fra muri che hanno attraversato imperi, rivoluzioni, guerre, restaurazioni e dinastie difficilmente può convincersi che l’ultimo post sui social rappresenti la fine della storia.

Sul Castello campeggia un motto attribuito a Ludovico il Moro: Merito et Tempore. Per merito e a tempo debito, al momento giusto. Mi sembra una risposta sufficientemente precisa anche alla domanda posta da MillenniuM.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale non nasce per correggere cosmeticamente identità politiche altrui, né per conferire rispettabilità a ciò che, per propria natura, non ci appartiene. E non nasce nemmeno per fornire un salotto elegante a una politica altrimenti rumorosa. Nasce per produrre idee, e le idee, quando sono vere, hanno una caratteristica talvolta fastidiosa: non obbediscono. Rinascimento Nazionale conserverà dunque la propria autonomia culturale, la propria libertà di giudizio e persino il proprio diritto all’eresia. Sosterrà ciò che riterrà giusto e criticherà ciò che riterrà sbagliato, senza abiure quotidiane, senza inginocchiatoi e senza bisogno di chiedere il permesso. È anche per questo che continuo a considerare interessante la sfida che abbiamo davanti: perché non sappiamo ancora come finirà, e diffido profondamente delle storie politiche delle quali si conosce già il finale.

Il reportage si chiude contrapponendo due immagini: la filastrocca infantile di Oh che bel castello e quel Merito et Tempore inciso nella nostra storia. Scelgo la seconda, e non soltanto perché il Castello è diventato, per scelta e per destino, il luogo dal quale provo a dare forma a questa esperienza. La scelgo perché in politica, come nella vita, costruire è infinitamente più difficile che gridare: occorrono uomini, idee, studio, errori, correzioni, coraggio e soprattutto occorre tempo.

Il resto è rumore. Merito et Tempore. Vedremo chi avrà avuto merito. E il tempo, come sempre, farà il resto.

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