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Politica

“Merito et Tempore” e la Destra Polifonica: Luca Sforzini risponde al reportage di MillenniuM sul “Romanzo Generale”

“Costruire è infinitamente più difficile che gridare”. Luca Sforzini risponde punto su punto al reportage di MillenniuM su Vannacci e Rinascimento Nazionale! 🖊️ 🏛️ Dopo il lungo approfondimento pubblicato dalla rivista MillenniuM sul “Romanzo Generale”, sulle anime della nuova Destra italiana e sul ruolo del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il Presidente Luca Sforzini affida in esclusiva a queste colonne la sua lucida, elegante e tagliente replica. Un editoriale che respinge l’etichetta di “moderato”, rilanciando invece il concetto di “Destra Polifonica”: una forza politica capace di unire liberali, conservatori e identitari senza dover rincorrere anacronistiche nostalgie storiche. “Il fascismo appartiene alla storia: non è un programma per il XXI secolo”, chiarisce Sforzini, che analizza poi il fenomeno Vannacci come veicolo fondamentale per trasformare la protesta e la rabbia degli italiani in una vera proposta istituzionale. E sulle mura del Castello Sforzini aleggia il motto di Ludovico il Moro, “Merito et Tempore”: una bussola per ricordare a tutti che il Centro Studi non sarà mai un salotto obbediente, ma una fucina di idee libere e autonome. Leggi l’editoriale completo nel nostro nuovo articolo! 👇

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Il dilemma del Castellano

Redazione – Riceviamo e pubblichiamo con grande interesse l’ampia e profonda riflessione politica a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in risposta al recente e discusso reportage pubblicato dalla testata “MillenniuM” dedicato alla figura del Generale Roberto Vannacci, a Futuro Nazionale e al ruolo dello stesso Sforzini.

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Ho letto il lungo reportage che MillenniuM ha dedicato a Roberto Vannacci, a Futuro Nazionale, al Centro Studi Rinascimento Nazionale e, inevitabilmente, anche a me e al Castello Sforzini di Castellar Ponzano. L’ho letto con curiosità, qualche sorriso e nessun fastidio. Un reportage non è un verbale notarile: sceglie una prospettiva, accentua contrasti, costruisce personaggi. E il personaggio che ne esce — questo curioso “castellano” sospeso fra Pavia e Cambridge, Pontida e Fiume, il Partito Repubblicano e Vannacci, il Risorgimento e la massoneria, Ludovico il Moro e De Gaulle — confesso che, in qualche passaggio, ha divertito persino me.

Ma sotto il colore, le battute, i saluti romani, i quattro telefoni e il cavallo di Caligola, c’è una domanda molto seria, probabilmente la domanda più importante che oggi si possa rivolgere a chiunque stia tentando di costruire qualcosa di nuovo a destra: dove vuole andare? È una domanda che riguarda Roberto Vannacci, naturalmente, ma riguarda anche noi.

Né beceri né moderati: la “misura” come vera forza politica

Il reportage definisce Rinascimento Nazionale il pensatoio “meno becero e più moderato” fra quelli che accompagnano questa esperienza. Ringrazio per il “meno becero”; sul “moderato”, invece, continuo a nutrire qualche dubbio. Non considero moderato chiedere una drastica riduzione del peso dello Stato, difendere senza complessi il merito e le eccellenze, rimettere in discussione dogmi europei diventati intoccabili, pretendere un’Europa capace di ricordarsi di essere Occidente, rivendicare l’alleanza atlantica senza trasformarla in sudditanza, difendere Israele senza rinunciare a giudicare le scelte dei suoi governi, immaginare un federalismo autentico, restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e provare, infine, a ricostruire una cultura politica quando la politica sembra essersi ridotta quasi interamente alla comunicazione. Se questa è moderazione, abbiamo evidentemente cambiato il significato delle parole.

La parola che preferisco è misura. La misura non è debolezza, è esattamente il contrario dell’estremismo perché richiede più forza dell’estremismo: l’estremista ha bisogno di una sola idea e di un nemico, mentre una cultura politica deve riuscire a tenere insieme idee differenti, contraddizioni, storia e futuro. Per questo continuo a parlare di destra polifonica: non una destra annacquata, ma una destra abbastanza grande da contenere la tradizione liberale, liberista, libertaria, cattolica, sociale, federalista, risorgimentale, conservatrice, identitaria, nazionalista e tradizionalista, senza pretendere che una di queste tradizioni cancelli tutte le altre. E soprattutto senza nostalgie.

Il netto rifiuto di ogni nostalgia totalitaria

Su questo il reportage insiste molto, e fa bene. Il fascismo appartiene alla storia italiana: va studiato, compreso, discusso, ma non è un programma per il XXI secolo. Il nazismo, l’antisemitismo, il razzismo e ogni suggestione totalitaria non appartengono alla mia cultura politica e non appartengono al Pantheon di Rinascimento Nazionale. Non perché qualcuno ci chieda un certificato di presentabilità, ma per una ragione assai più semplice: perché non sono le nostre idee.

La questione diventa allora un’altra: che cosa fare di quella vasta parte del Paese che non si riconosce più nella politica tradizionale, che spesso esprime rabbia prima ancora che idee, che ha smesso di votare oppure cerca rappresentanza nelle forme più radicali della protesta? La risposta più comoda sarebbe lasciarla fuori dalla porta. Io penso l’opposto. La politica serve precisamente a trasformare pulsioni in rappresentanza, protesta in proposta, rabbia in istituzioni. Non si tratta di inseguire gli estremismi; si tratta, semmai, di renderli inutili.

Il fenomeno Vannacci: trasformare la rabbia in progetto

È qui che la figura di Vannacci diventa politicamente interessante. Non perché debba essere trasformato nel personaggio che ciascuno vorrebbe, né perché io abbia intenzione di interpretare il ruolo ambizioso di maieuta oppure quello, piuttosto ridicolo, di precettore del generale. Vannacci è Vannacci: ha una sua storia, un suo carattere, una sua visione e un consenso che nessun laboratorio politico ha fabbricato per lui.

Proprio per questo intorno a quella leadership si sta combattendo una partita molto più importante della distribuzione di qualche incarico: capire se quell’energia diventerà una forza politica nazionale oppure rimarrà confinata in un recinto; se parlerà agli italiani oppure soltanto ai già convinti; se saprà costruire oppure si accontenterà di provocare; se diventerà futuro oppure nostalgia. È questa la vera scommessa.

“Merito et Tempore”: l’autonomia culturale del Centro Studi

E qui arrivo al Castello. Nel reportage compare quasi come un personaggio e forse lo è davvero, non perché le pietre abbiano opinioni politiche, ma perché certi luoghi obbligano ad avere una concezione diversa del tempo. Chi vive fra muri che hanno attraversato imperi, rivoluzioni, guerre, restaurazioni e dinastie difficilmente può convincersi che l’ultimo post sui social rappresenti la fine della storia.

Sul Castello campeggia un motto attribuito a Ludovico il Moro: Merito et Tempore. Per merito e a tempo debito, al momento giusto. Mi sembra una risposta sufficientemente precisa anche alla domanda posta da MillenniuM.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale non nasce per correggere cosmeticamente identità politiche altrui, né per conferire rispettabilità a ciò che, per propria natura, non ci appartiene. E non nasce nemmeno per fornire un salotto elegante a una politica altrimenti rumorosa. Nasce per produrre idee, e le idee, quando sono vere, hanno una caratteristica talvolta fastidiosa: non obbediscono. Rinascimento Nazionale conserverà dunque la propria autonomia culturale, la propria libertà di giudizio e persino il proprio diritto all’eresia. Sosterrà ciò che riterrà giusto e criticherà ciò che riterrà sbagliato, senza abiure quotidiane, senza inginocchiatoi e senza bisogno di chiedere il permesso. È anche per questo che continuo a considerare interessante la sfida che abbiamo davanti: perché non sappiamo ancora come finirà, e diffido profondamente delle storie politiche delle quali si conosce già il finale.

Il reportage si chiude contrapponendo due immagini: la filastrocca infantile di Oh che bel castello e quel Merito et Tempore inciso nella nostra storia. Scelgo la seconda, e non soltanto perché il Castello è diventato, per scelta e per destino, il luogo dal quale provo a dare forma a questa esperienza. La scelgo perché in politica, come nella vita, costruire è infinitamente più difficile che gridare: occorrono uomini, idee, studio, errori, correzioni, coraggio e soprattutto occorre tempo.

Il resto è rumore. Merito et Tempore. Vedremo chi avrà avuto merito. E il tempo, come sempre, farà il resto.

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Politica

Caos nel Centrodestra a Milano. Jonghi Lavarini (Futuro Nazionale) provoca Cruciani: “Senza di noi vince la sinistra arcobaleno

La corsa per la poltrona di Sindaco di Milano si trasforma in una rissa politica furibonda all’interno del centrodestra! Roberto Jonghi Lavarini, esponente di spicco di “Futuro Nazionale” (il movimento legato a Roberto Vannacci), ha lanciato una pesantissima provocazione in una lettera aperta indirizzata a Giuseppe Cruciani (conduttore de La Zanzara). Lavarini ha denunciato l’atteggiamento dei partiti di governo (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) che continuano a “sbattergli la porta in faccia”, rifiutando ogni accordo per pura sete di potere e paura della concorrenza interna! “I numeri parlano chiaro: se il centrodestra va da solo a Milano, andrà a sbattere contro un muro e regalerà la città alla sinistra mondialista arcobaleno!”, ha tuonato Lavarini. Ma Futuro Nazionale non arretra e lancia la sfida: il loro candidato sindaco, il Generale Carmelo Burgio, è già in piena campagna elettorale tra le strade di Milano! Lavarini accetta inoltre la sfida di Matteo Salvini sulle primarie: “Non abbiamo paura di nulla, vogliamo un centrodestra unito e rinnovato. Noi ci siamo!”. Leggete l’articolo per tutti i retroscena di questa rottura shock! E per gli uomini che non si fermano mai, dominate il vostro tempo e le vostre sfide quotidiane con lo Smartwatch High-Tech più resistente e ambito del mercato, oggi in super sconto su Amazon! 👇

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Lavarini , Cruciani

Milano – La corsa per la conquista di Palazzo Marino si preannuncia come una delle sfide politiche più accese, frammentate e imprevedibili dei prossimi anni. Mentre il centrosinistra cerca di blindare la propria storica roccaforte meneghina, nel campo del centrodestra è in corso una vera e propria guerra di logoramento e posizionamento. Il nodo centrale, che rischia di far implodere le ambizioni della coalizione governativa, è la gestione dell’ingombrante presenza di “Futuro Nazionale”, il movimento che fa capo al generale Roberto Vannacci. Dopo il netto “no” incassato dai vertici nazionali (tra cui Ignazio La Russa), la battaglia si sposta ora sul piano locale, precisamente a Milano. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro i veti imposti dalla maggioranza, e a provocare direttamente il noto conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani affinché intervenga nel dibattito, è Roberto Jonghi Lavarini, figura di spicco di Futuro Nazionale sulla piazza milanese, che con una nota al vetriolo ha smascherato le contraddizioni del centrodestra lombardo e nazionale.

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“Ci sbattono la porta in faccia per non dividere il potere”

Il messaggio di Jonghi Lavarini (indirizzato direttamente al microfono de La Zanzara con l’incipit “Caro Cruciani…”) è un mix di sfida e amara constatazione. «Futuro Nazionale è ampiamente pronto a confrontarsi, seriamente e serenamente, con l’attuale centrodestra di governo, mettendo sul tavolo idee e programmi», esordisce l’esponente politico. «Ma questa ragionevole e costruttiva disponibilità, più e più volte espressa pubblicamente, sia dal Generale Vannacci a livello nazionale, quanto da me a livello milanese, è stata finora sempre e categoricamente respinta dai nostri interlocutori, a volte anche in maniera sgarbata e supponente». Jonghi Lavarini non usa mezzi termini per spiegare il motivo di questa perdurante ostilità: «Noi ci siamo, ma se bussiamo e non ci aprono, o addirittura ci sbattono pesantemente la porta in faccia, cosa dovremmo fare? Non presentarci alle elezioni per non far loro un torto? Gli accordi politici, esattamente come i matrimoni, si fanno rigorosamente in due, e alla base serve rispetto reciproco. La verità è che i ‘governisti’ non vogliono spartire il loro consolidato potere con nessuno e, soprattutto, non vogliono concorrenti politici forti sulla loro stessa fascia elettorale».

L’avvertimento: “Andando da soli farete vincere la sinistra mondialista”

L’analisi di Futuro Nazionale prosegue evidenziando il drammatico rischio matematico che il centrodestra corre isolando le frange più identitarie. «I numeri elettorali sono freddi e inequivocabili: se il centrodestra si ostina ad andare da solo, andrà a sbattere violentemente contro un muro, facendo vincere, di fatto, la sinistra mondialista arcobaleno», avverte Jonghi Lavarini. La soluzione proposta passa per il pragmatismo. Pur riconoscendo le marcate differenze a livello nazionale (soprattutto in materia di politica estera, con Futuro Nazionale molto critico su NATO e Russia), Jonghi Lavarini lancia l’idea di una “alleanza tecnica elettorale” a livello governativo, sottolineando però come sul piano locale la convergenza sia estremamente più facile: «Nei Comuni, anche in quelli grandi e strategici come Milano, trovare accordi politico-programmatici su un buon e solido governo civico è cosa assai più semplice e naturale».

La sfida a Salvini: “Sì alle primarie, avanti con il Generale Burgio”

Ma chi sarà il volto a sfidare la sinistra a Milano? Per Futuro Nazionale non ci sono dubbi, ed è qui che scatta la provocazione finale a Cruciani e a Matteo Salvini. «Perché non organizzi proprio tu, Cruciani, un bel dibattito infuocato fra tutti i candidati sindaci del centrodestra a Milano?», chiede Lavarini. «Al netto del fatto che, per ora, l’unico candidato ufficialmente già in campo e in piena campagna elettorale è il nostro Generale Carmelo Burgio». L’alto ufficiale, schierato dal movimento, sta già battendo palmo a palmo il capoluogo lombardo da un mese, incontrando associazioni, cittadini e categorie produttive. E di fronte all’ipotesi di consultazioni popolari avanzata dal leader della Lega, Futuro Nazionale non si tira indietro: «Non abbiamo paura di nulla, figuriamoci delle primarie proposte da Matteo Salvini per la scelta del candidato sindaco di centrodestra. Noi vogliamo una coalizione radicalmente rinnovata, allargata a destra e alle liste civiche vere, con un programma serio e una squadra fortissima. Per far tornare il centrodestra a governare Milano serve unità. Noi ci siamo, con o senza primarie».

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Politica

Caos Legge Elettorale, Mazzocchi (Cristiano Riformisti): “Riforma incostituzionale, il prestito dei deputati è uno schiaffo alla democrazia”

La nuova legge elettorale fa scoppiare il caos nei palazzi della politica romana e l’Onorevole Antonio Mazzocchi (Presidente dei Cristiano Riformisti) ha deciso di vuotare il sacco con un durissimo attacco frontale! Al centro dello scandalo ci sono le assurde manovre dei partiti per raggiungere il quorum del 42%. Pur di arrivare a quella soglia matematica, le segreterie politiche stanno ricorrendo al “prestito dei deputati”, creando finte liste e partitini dell’ultima ora solo per superare gli sbarramenti. Mazzocchi non usa mezzi termini e definisce la riforma “assolutamente incostituzionale” e un “fallimento morale”. “Stiamo assistendo a un mercato delle istituzioni”, ha tuonato l’Onorevole. I deputati, eletti per rappresentare un territorio e una linea politica, vengono cinicamente usati come merce di scambio, allontanando sempre di più i cittadini disgustati dalla politica. I Cristiano Riformisti promettono battaglia dura in ogni sede per fermare questa deriva! Leggete l’articolo per capire tutti i retroscena shock della nuova legge elettorale! E per chi ama l’eleganza assoluta sul posto di lavoro e nei palazzi del potere, scoprite su Amazon l’incredibile Borsa in vera pelle Piquadro in offerta… il lusso che meritate! 👇

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Roma – Le aule parlamentari tornano a trasformarsi in un vero e proprio campo di battaglia politico, e ancora una volta il casus belli è rappresentato dalle regole del gioco democratico: la nuova e discussissima riforma elettorale. Mentre le forze di maggioranza spingono a tappe forzate per l’approvazione del testo, le polemiche si infiammano in merito ai complessi e spesso opachi meccanismi numerici necessari per la formazione delle liste e delle coalizioni. Al centro del ciclone, questa volta, ci sono le spregiudicate manovre parlamentari e le alchimie di palazzo finalizzate al raggiungimento del fatidico e proibitivo quorum del 42%. A lanciare un durissimo atto d’accusa, smascherando senza filtri le dinamiche interne ai palazzi romani, è l’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente nazionale del movimento dei Cristiano Riformisti, che non esita a bollare l’intero impianto normativo come un insulto palese ai principi fondamentali della Costituzione Italiana.

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Il mercato delle istituzioni e il “prestito” dei deputati

L’affondo del leader dei Cristiano Riformisti si concentra su una pratica parlamentare che, sebbene non inedita nella storia repubblicana, sembra aver ormai superato i livelli di guardia del pudore istituzionale. «Come Cristiano Riformisti torniamo ad esprimere, con voce ancora più forte, la nostra netta e ferma contrarietà alla nuova riforma elettorale, ribadendone l’evidente e macroscopica incostituzionalità», tuona Mazzocchi in una nota infuocata. «Siamo davanti a un vero e proprio mercanteggiare delle istituzioni, una compravendita inaccettabile che svilisce il ruolo stesso del Parlamento». Il riferimento esplicito dell’Onorevole è al proliferare improvviso di nuove (e spesso fantomatiche) sigle di partito nate dall’oggi al domani. Queste formazioni dell’ultima ora non nascono da reali movimenti di opinione nel Paese, ma unicamente attraverso il famigerato meccanismo del “prestito” di alcuni deputati, ceduti temporaneamente da altre formazioni per permettere alle nuove liste di presentarsi alle elezioni aggirando gli ostacoli burocratici. «Questo espediente squisitamente speculativo è la prova provata del fallimento morale, prima ancora che politico, di questa operazione», incalza Mazzocchi.

La caccia cieca al quorum del 42%

L’obiettivo di queste spericolate acrobazie parlamentari è puramente matematico. Secondo la lettura dei Cristiano Riformisti, pur di centrare la soglia di sbarramento e assicurarsi il famigerato premio di maggioranza al 42%, le segreterie di partito stanno rinnegando i fondamenti stessi del patto elettorale con i cittadini. «I fautori della nuova riforma, pur di raggiungere a qualsiasi costo il quorum del 42%, sono ormai disposti a calpestare e annientare qualsiasi principio basilare di democrazia». È l’ennesimo trionfo di quello che gli analisti politici definiscono “trasformismo istituzionale”, una prassi che contribuisce quotidianamente ad allontanare l’elettorato dalle urne. «Sottolineiamo con profonda amarezza come queste oscure manovre di palazzo allontanino sempre di più i cittadini onesti dalla politica attiva, ignorando deliberatamente e sfacciatamente la volontà popolare che si era espressa liberamente alle urne».

Lo strappo istituzionale e la mortificazione dei territori

L’aspetto più grave evidenziato da Mazzocchi, tuttavia, riguarda la completa perdita di rappresentanza territoriale. I parlamentari “prestati” per formare nuovi gruppi tradiscono inevitabilmente il mandato ricevuto dai propri elettori nei collegi di appartenenza. «Si sta consumando sotto i nostri occhi un gravissimo strappo istituzionale che azzera, di fatto, la salvaguardia dei reali rappresentanti del territorio», spiega il Presidente dei Cristiano Riformisti. «Chi è stato eletto dagli italiani per rappresentare una specifica comunità locale e per portare avanti una precisa linea politica, non può e non deve essere usato come cinica merce di scambio per meri calcoli matematici e per superare cervellotici sbarramenti elettorali». Di fronte a questa preoccupante deriva, il movimento non intende arretrare di un millimetro, promettendo battaglia in ogni sede (politica e possibilmente giuridica) per arginare l’avanzata della riforma. «Noi continueremo a batterci in ogni sede per fermare questa scellerata deriva anticostituzionale, che rischia seriamente di indebolire e frammentare l’Italia proprio in un momento storico in cui il Paese avrebbe disperatamente bisogno di essere più solido e coeso nelle sue fondamentali radici democratiche», ha concluso Mazzocchi.

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Luca Sforzini blinda La Russa: “Nessun patto con Vannacci, posizioni incompatibili su NATO, Russia ed economia”

La politica estera e la guerra in Ucraina spaccano il centrodestra italiano e chiudono definitivamente le porte in faccia a Roberto Vannacci! Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, ha rilasciato una durissima dichiarazione schierandosi totalmente dalla parte del Presidente del Senato Ignazio La Russa, che aveva frenato l’ingresso del Generale nella maggioranza. “La Russa è stato saggio”, ha dichiarato Sforzini. “Il problema di Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale non sono i voti, ma l’incompatibilità politica assoluta!”. Le idee del generale sul rapporto con la Russia e sul ruolo della NATO sono infatti diametralmente opposte alla linea atlantista ferrea adottata dal governo Meloni. Sforzini ha avvertito che accogliere Vannacci nella coalizione significherebbe mettere a rischio la credibilità internazionale e l’economia del Paese: “Una coalizione non è una banale somma di voti, ma una visione comune!”. Leggete l’articolo per capire perché il generale rischia ora di rimanere isolato nel panorama politico. E se amate leggere i quotidiani, scorrere i social e informarvi ovunque vi troviate, scoprite la potenza inaudita del Tablet più desiderato del mondo, oggi in offerta pazzesca su Amazon! 👇

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Sforzini

Roma – Il dibattito interno alla coalizione di centrodestra continua a infiammarsi, e questa volta il terreno di scontro non riguarda semplici nomine o beghe elettorali locali, ma i pilastri fondamentali della politica estera ed economica del Paese. Al centro dell’agone politico c’è la figura, sempre polarizzante, del generale Roberto Vannacci e del suo neonato movimento politico “Futuro Nazionale”. L’ipotesi di un suo organico e strutturato ingresso all’interno dell’attuale maggioranza di governo (guidata dalla ferrea linea atlantista di Giorgia Meloni) ha fatto storcere il naso a molti vertici istituzionali, portando il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, a tracciare una linea rossa invalicabile. A fare quadrato attorno alle parole della seconda carica dello Stato, e a rincarare pesantemente la dose sotto il profilo dell’analisi ideologica, è intervenuto oggi Luca Sforzini, autorevole presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.

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Il nodo geopolitico: la faglia su Russia e Alleanza Atlantica

La dichiarazione rilasciata da Luca Sforzini fotografa con spietata lucidità il reale problema politico che ruota attorno al fenomeno Vannacci. «Saggio Ignazio La Russa: coglie perfettamente il nocciolo della questione», ha esordito il presidente di Rinascimento Nazionale. «Con Roberto Vannacci il problema non si riduce banalmente a una percentuale elettorale da calcolare con il pallottoliere, ma a un problema gigantesco di compatibilità politica». L’incompatibilità a cui fa riferimento Sforzini non è di natura caratteriale, bensì squisitamente geopolitica. Da mesi, infatti, le esternazioni del movimento “Futuro Nazionale” si scontrano frontalmente con la granitica linea adottata da Palazzo Chigi. «Futuro Nazionale ha ormai scelto con chiarezza inequivocabile di esprimere posizioni profondamente diverse, se non antitetiche, da quelle dell’attuale maggioranza di centrodestra sul rapporto con la Federazione Russa e sull’adesione incondizionata alle politiche della NATO», ha analizzato Sforzini. In un momento di gravissima tensione internazionale, con i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente che ridisegnano gli equilibri mondiali, il governo non può permettersi ambiguità o “cavalli di Troia” interni che strizzino l’occhio a posizioni filo-russe o critiche verso l’Alleanza Atlantica.

L’economia e l’identità del Centrodestra: non è solo una somma di voti

Ma il fossato ideologico che separa l’attuale maggioranza dalle istanze di Vannacci non si limita alla complessa scacchiera internazionale. Sforzini pone l’accento anche sulla visione della politica interna: «Accoglierlo nella coalizione significherebbe rimetterne in discussione non solo il posizionamento geopolitico, ma anche l’intera impostazione economica». Anche in campo economico, infatti, le posizioni espresse da “Futuro Nazionale” viaggiano su binari non sempre allineati alle manovre di rigore e ai delicati equilibri di bilancio tracciati dall’attuale esecutivo in accordo con l’Europa. In questo senso, le parole di Ignazio La Russa, rilanciate con forza dal presidente di Rinascimento Nazionale, suonano come una vera e propria lezione di pragmatismo politico: una maggioranza stabile e credibile agli occhi del mondo non può basarsi esclusivamente sull’opportunismo matematico. «La Russa ha detto una cosa fondamentale e imprescindibile», conclude Sforzini. «Una coalizione non è mai una mera e cinica somma algebrica di voti per vincere le elezioni, ma deve essere innanzitutto una compatibilità di visione per governare il Paese».

Quale destino per Futuro Nazionale?

Con questo pesantissimo endorsement alla linea di sbarramento imposta dai vertici di Fratelli d’Italia, i margini di manovra per il generale Roberto Vannacci e per il suo progetto “Futuro Nazionale” sembrano ridursi drasticamente. Se le porte del centrodestra istituzionale si chiudono a doppia mandata sui temi della NATO, dell’Ucraina e della stabilità economica, la nuova formazione politica dovrà necessariamente cercare i propri spazi di agibilità fuori dal perimetro governativo, puntando probabilmente a consolidarsi come polo di destra radicale e identitaria, ma rigorosamente all’opposizione o comunque sganciato dal patto di coalizione originario. La sfida per l’identità del centrodestra italiano è, insomma, entrata nella sua fase più calda e decisiva.

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