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Attualità

Haiku, la poesia che educa allo sguardo. Intervista alla Dott.ssa Barbara Anna Gaiardoni pedagogista, educatrice professionale e autrice veronese

Barbara Anna Gaiardoni racconta la concretezza dell’haiku, il valore della misura e il ruolo della narrazione nei percorsi educativi.

Barbara Anna Gaiardoni, pedagogista, educatrice professionale e autrice veronese, ha sviluppato un percorso specifico intorno alla poesia giapponese.Tre versi possono contenere un paesaggio, un’emozione e perfino una storia. Ma l’haiku non è una semplice formula metrica: è attenzione, concretezza, misura e capacità di osservare. In questa intervista Barbara Anna Gaiardoni, pedagogista, educatrice professionale e autrice veronese, dialoga con la Dott.ssa Assunta Di Basilico sul rapporto tra poesia in stile giapponese, narrazione ed educazione.

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Gaiardoni credits photo Andrea Vanacore

Haiku, la poesia che educa allo sguardo. Intervista alla Dott.ssa Barbara Anna Gaiardoni pedagogista, educatrice professionale e autrice veronese

Barbara Anna Gaiardoni racconta la concretezza dell’haiku, il valore della misura e il ruolo della narrazione nei percorsi educativi.

Barbara Anna Gaiardoni, pedagogista, educatrice professionale e autrice veronese ha sviluppato un percorso specifico intorno alla poesia giapponese.

Intervista realizzata e curata dalla Dott.ssa Assunta Di Basilico
pedagogista ed educatrice socio-pedagogica psicologa magistrale plusiartista

Tre versi possono contenere un paesaggio, un’emozione e perfino una storia. Ma l’haiku non è una semplice formula metrica: è attenzione, concretezza, misura e capacità di osservare. In questa intervista Barbara Anna Gaiardoni, pedagogista, educatrice professionale e autrice veronese, dialoga con la Dott.ssa Assunta Di Basilico sul rapporto tra poesia in stile giapponese, narrazione ed educazione.

Il confronto nasce dal desiderio di chiarire che cosa sia davvero l’haiku, oltre la riduzione allo schema 5-7-5, e di comprenderne le possibilità come strumento espressivo. Gaiardoni precisa di non svolgere didattica dell’haiku e di non avere condotto laboratori di haiku nelle scuole: ha invece realizzato workshop di scrittura e lettura ad alta voce rivolti ad adulti, ispirati a questa forma poetica.

La sua esperienza attraversa pedagogia, scrittura, musica e contesti di fragilità. Ne emerge una riflessione sulla capacità della parola breve di rendere osservabili narrazioni che, altrimenti, potrebbero restare inespresse, nel rispetto dei confini tra accompagnamento educativo e intervento terapeutico.

L’intervista

1. Chi è Barbara Anna Gaiardoni e quali esperienze hanno segnato il suo percorso?

 

Sono pedagogista e autrice. Ho lavorato nell’ambito della psichiatria, della demenza di tipo Alzheimer e, solo successivamente, del disagio scolastico. La narrazione scritta e manoscritta è sempre stata lo strumento centrale della mia professione. A questo si unisce un passato da violinista professionista, che mi ha insegnato il senso del ritmo, dell’ascolto e della misura.

2. Com’è nato il suo interesse per l’haiku?

Il vero motivo vorrei restasse segreto. È risaputa, invece, la mia passione per la narrazione scritta e per Hayao Miyazaki, la cui arte è, a mio parere, essa stessa haiku. Molti sono i motivi che mi hanno avvicinata a questo genere, diventato ormai parte della mia quotidianità.

Ho iniziato a scrivere haiku nel 2019 e, dal 2022, ho cominciato a comporre anche in inglese e in francese. Soprattutto, ho iniziato a confrontarmi con il contesto internazionale e con questa forma d’arte, la cui immensità mi ha conquistata. Il confronto quotidiano sul campo con riviste e giurie internazionali è stato la mia vera palestra.

Mi sono innamorata della concretezza dell’haiku. Proprio di recente ho ricevuto la notizia dell’accettazione per la pubblicazione di un mio haiku dedicato a un cavallo, uno dei miei grandi amori. La poesia racconta una storia vera e concreta che punta dritta al cuore, nonostante parli anche di carote, poco poetiche a un primo sguardo! È un perfetto esempio di come un haiku possa concretizzare narrazioni appartenenti a realtà complesse, perché legate alle emozioni e ai sentimenti umani.

Mi affascina anche questa pacatezza nel raccontarsi: una misura che ritrovo molto meno nella poesia studiata sui banchi di scuola, dove spesso prevalgono l’io del poeta e l’autoreferenzialità. Questi aspetti possono diventare controproducenti quando si desidera educare alla “giusta distanza” dalle emozioni e dai sentimenti, evitando identificazioni dannose per il benessere e l’equilibrio della persona.

3. Perché lo schema 5-7-5 è riduttivo rispetto a un autentico haiku?

Occorre innanzitutto chiarire che io scrivo haiku esclusivamente in lingua italiana, inglese e francese. Non ho mai scritto un haiku in lingua giapponese; per questo motivo, quando mi presento, dico sempre che scrivo poesie in stile giapponese. È una premessa fondamentale rispetto alla metrica, poiché il giapponese e le lingue occidentali rispondono a strutture linguistiche del tutto differenti.

Ridurre l’haiku a un mero conteggio di sillabe – 5-7-5 – ne svuota il senso e la complessità. Peraltro, questa gabbia metrica è pretesa quasi esclusivamente in Italia, mentre sono rari gli editori internazionali che richiedono questo schema sillabico. Nel corso dei secoli, inoltre, all’haiku classico si sono affiancate molteplici altre forme. È quindi fondamentale far comprendere che non basta comporre un testo rispettando lo schema 5-7-5 per poter affermare di avere scritto una poesia haiku.

4. Quali sono gli equivoci più frequenti quando si accostano haiku ed educazione?

Ci tengo a precisare che i miei workshop non hanno nulla a che fare con la didattica dell’haiku: io non insegno a scrivere haiku. Affermare di saperlo fare senza averne composti a centinaia e senza essersi mai confrontati con editori e giurie nazionali e internazionali è un atto di presunzione che non va avallato.

L’haiku è per me uno strumento di cui mi servo nella mia professione di pedagogista e autrice: aiuta a “tirare fuori” – ex-ducere, educare – narrazioni che diversamente rimarrebbero inespresse, nascoste, ovattate. Questo utilizzo chiarisce anche l’equivoco sull’educazione, spesso confusa con l’insegnamento e la didattica. Conoscere l’etimologia delle parole aiuterebbe a evitare simili confusioni.

5. In che modo la brevità dell’haiku può offrire possibilità espressive a bambini e adolescenti?

Offre una struttura essenziale in cui stati d’animo complessi, fragilità o disagi vissuti in silenzio possono trovare una forma espressiva immediata, protetta, osservabile e ascoltabile. Nella didattica tradizionale, spesso, il discente si limita ad ascoltare. Mi chiedo allora: quando entreremo nell’ordine di idee che occorre, prima di tutto, ascoltare e osservare il nostro interlocutore? Anche così potremmo diventare buoni esempi per gli educandi che desiderano apprendere l’arte della sintesi richiesta da questa forma poetica.

6. Nel lavoro educativo e narrativo, come si accompagna una persona dall’osservazione alla scrittura? Qual è il ruolo specifico del pedagogista?

L’accompagnamento nasce prima di tutto dall’educazione all’attenzione e alla percezione: si parte dall’immersione nella realtà e nella Natura, aiutando il soggetto a cogliere l’istante senza giudizio. Dal momento percettivo si passa poi alla scrittura. Da lì in avanti, chi sceglie di avvicinarsi a questa forma poetica viene guidato a mettersi concretamente alla prova, confrontandosi direttamente con autori, esperti ed editori nazionali e internazionali.

Si cresce nella composizione degli haiku anche attraverso i rifiuti editoriali che, nella mia esperienza, sono numericamente sempre maggiori rispetto alle accettazioni. Il ruolo specifico del pedagogista è proprio questo: sostenere l’intero percorso di confronto, promuovendo la resilienza, la consapevolezza espressiva e la valorizzazione delle competenze altrui.

7. Come si accoglie ciò che emerge dalla narrazione senza sovrapporsi alla terapia?

L’intervento resta rigorosamente sul piano educativo e narrativo: la narrazione diventa un modo per prendersi cura di sé e del contesto circostante, aspetto fondamentale nella poesia haiku, dove lo sguardo è orientato principalmente al mondo esterno e alla Natura. Ciò che affiora viene accolto con rispetto, ascolto e assenza di giudizio. Qualora si manifestassero disagi complessi, il ruolo del pedagogista è garantire la trasparenza necessaria a consentire e facilitare l’invio ai servizi di supporto adeguati.

8. L’haiku può educare a un rapporto diverso con il tempo e con l’attenzione?

Educa a cogliere l’istante: invita a fermarsi, anche solo per un attimo, per riconnettersi con sé stessi e con la natura. In questo senso può certamente invitare alla lentezza, anche se, nella mia esperienza, i migliori haiku e haibun – forma che coniuga prosa e haiku – sono nati dopo avere camminato, un’attività che pratico quasi quotidianamente. Più che di lentezza in senso assoluto, parlerei quindi di un ritmo interiore che ritrova il proprio equilibrio e la giusta distanza dall’attività della mente.

9. Qual è la differenza tra haiku e senryū?

L’haiku si focalizza sulla Natura, che diventa la narratrice di ciò di cui siamo testimoni. Il senryū, invece, sposta l’attenzione sull’umano sentire, sulle relazioni e su tutto ciò che ne consegue. Anche la tecnica di scrittura deve adattarsi di conseguenza.

10. Che cosa suggerirebbe a un docente o a un professionista interessato a conoscere seriamente l’haiku nei contesti educativi?

Non posso indicare competenze specifiche per la didattica dell’haiku, poiché non ricopro questo ruolo né l’ho mai esercitato. Esistono gruppi di cultori ed esperti della didattica, presenti anche sui social network: frequentandoli è possibile conoscere direttamente gli strumenti del loro mestiere.

Chi desidera leggere le mie pubblicazioni – in gran parte fruibili gratuitamente – e conoscere i miei riconoscimenti può consultare i miei profili social su Facebook, Instagram e X, oltre alla sezione “Haiku & Co.” del mio blog. A me non resta che augurarvi buona scrittura!

Uno sguardo pedagogico sulla parola breve

Dalle parole di Barbara Anna Gaiardoni emerge un’idea dell’haiku lontana dalla semplificazione scolastica e dalle formule precostituite. La brevità non coincide con la povertà espressiva: richiede, al contrario, precisione dello sguardo, responsabilità nella scelta delle parole e capacità di sostare davanti alla realtà senza invaderla.

In prospettiva pedagogica, questo esercizio di attenzione può diventare occasione di ascolto, consapevolezza e narrazione. Non una terapia, né un corso improvvisato di scrittura haiku, ma uno spazio educativo nel quale ciò che viene percepito può trovare una forma essenziale e condivisibile. Il confine professionale resta decisivo: quando emergono disagi complessi, l’accompagnamento educativo deve aprirsi responsabilmente alla rete dei servizi competenti.

L’haiku ricorda così che educare non significa soltanto trasmettere contenuti, ma anche creare le condizioni affinché una persona possa osservare, riconoscere e dare parola alla propria esperienza. Talvolta bastano pochi versi; non perché dicano poco, ma perché imparano a custodire l’essenziale.

Per approfondire: Haiku & Co. di Barbara Anna Gaiardoni — http://barbaragaiardoni.altervista.org/blog/haikuco-2-2/

A cura della Dott.ssa Assunta Di Basilico
Pedagogista ed educatrice socio-pedagogica

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Politica

Il Popolo si riprende il Potere, addio ai parlamentari “nominati”: tornano le Preferenze! Rampelli (Fdi) attacca la Sinistra: “Una vittoria epocale”

SVOLTA EPOCALE SULLA LEGGE ELETTORALE: IL POPOLO ITALIANO TORNA FINALMENTE PADRONE DEL PROPRIO VOTO! Addio ai vecchi Parlamentari e parassiti “Nominati dall’Alto”! 🇮🇹 🗳️ Quante volte, chiusi nel segreto della cabina elettorale, avete provato un fastidio e una rabbia immensa nel non poter scrivere liberamente “IL NOME E IL COGNOME” del politico che volevate mandare in Parlamento a rappresentare i vostri Diritti? Per decenni, a causa delle vergognose e maledette Leggi basate sulle “Liste Bloccate”, i cittadini italiani sono stati trattati come stupidi sudditi! Non si poteva più scegliere: ci veniva dato un Simbolo di Partito, e i Segretari decidevano segretamente (e a tavolino) quali amici e “nominati” calare dall’alto per piazzarli comodamente e senza sforzo sulle Poltrone d’Oro di Montecitorio e del Senato! Da oggi, questo “Schifo Antidemocratico” finisce per sempre! Con la reintroduzione ufficiale delle PREFERENZE DI VOTO, la Vera Sovranità e il Potere di scelta torna ferocemente nelle mani del Popolo! Saranno gli elettori a dover scrivere nome e cognome della persona da eleggere: i politici dovranno faticare, abbassare la testa e tornare ad ascoltare i problemi della gente per strada se vogliono i voti! A rivendicare con infinito Orgoglio Patriottico questa “Svolta Epocale e Storica” per la Democrazia è stato in queste ore il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (storico esponente di Fratelli d’Italia)! E le sue parole sono state durissime pietre scagliate contro l’Ipocrisia degli avversari progressisti: “Quella delle preferenze è una Battaglia viscerale di Destra che noi portiamo avanti con le unghie e con i denti da decenni, fin dai tempi storici e lontani del MSI e di Alleanza Nazionale! La Sinistra ha sempre LETTERALMENTE SCHIFATO il voto di preferenza! Per anni hanno inventato sporche scuse accusando il popolo, per il timore di far scegliere alla povera gente. E oggi fingono ipocritamente di accodarsi! Noi abbiamo agito, e l’abbiamo spuntata!”. Un trionfo clamoroso della Democrazia Diretta raccontato senza filtri nel nostro articolo! 👇 ✍️ Voi cosa pensate di questo enorme cambiamento istituzionale? Siete d’accordo col fatto che fosse ormai insopportabile e vergognoso avere in Parlamento dei Deputati “nominati dalle amicizie delle Segreterie”, e che il popolo debba poter SCEGLIERE LIBERAMENTE le persone scrivendone il nome sulla scheda? Diteci la vostra opinione e sfogatevi nei commenti, CONDIVIDENDO ovunque questa fantastica Vittoria di libertà e Democrazia per tutti gli Italiani!

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Rampelli

Roma – C’è stata un’epoca, buia e frustrante per la politica italiana, in cui i cittadini venivano trattati come dei semplici “sudditi” chiamati passivamente alle urne. Per decenni, a causa di pessime leggi elettorali basate sulle famigerate e odiate “liste bloccate”, gli elettori sono stati letteralmente privati del diritto sacrosanto di scegliere il volto e il nome della persona da mandare in Parlamento. I deputati e i senatori venivano calati dall’alto, “nominati” a tavolino nelle fredde stanze delle segreterie di partito.
Oggi, finalmente, questo abominio antidemocratico sembra essere arrivato al capolinea. Con l’ufficiale approvazione e la storica reintroduzione delle Preferenze sulla scheda elettorale, la vera sovranità popolare torna fieramente nelle mani degli italiani. A rivendicare con infinito e viscerale orgoglio questa formidabile vittoria politica è stato il vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli (esponente di spicco di Fratelli d’Italia), che non ha esitato a definire questo passaggio legislativo come una vera e propria «svolta epocale» per la nostra amata Nazione.

Il trionfo della democrazia diretta e la responsabilità

Nelle infuocate e appassionate dichiarazioni rilasciate ai margini della votazione, Rampelli ha voluto immediatamente tracciare il solco filosofico di questo grande successo. «Con l’approvazione odierna delle tanto attese preferenze, il nostro Paese continua in maniera decisa e orgogliosa nel vitale solco della democrazia diretta, della massima responsabilità e della governabilità», ha spiegato il vicepresidente.
Il concetto è cristallino: reintrodurre la possibilità per i cittadini di scrivere sulla scheda elettorale il cognome del candidato preferito obbligherà finalmente i politici a “metterci la faccia”, a sudarsi i voti per le strade e ad ascoltare i problemi reali del territorio, invece di nascondersi comodamente dietro l’ombra e l’ombrello protettivo del simbolo di partito.

Una battaglia nel sangue: dall’MSI fino a Fratelli d’Italia

Ma questa non è solo una vittoria tecnica, è la sublimazione di un ideale politico che la Destra italiana porta letteralmente nel sangue da generazioni. Rampelli non ha dimenticato le radici e le sofferenze di questa lunghissima marcia istituzionale, rivendicando la totale paternità del provvedimento.
«La sacrosanta introduzione delle preferenze è sempre stata, storicamente e visceralmente, una nostra intoccabile battaglia politica», ha ricordato con foga. «L’abbiamo combattuta strenuamente per decenni, in tutte le piazze d’Italia, anche quando ci chiamavamo con nomi storicamente diversi e portavamo le bandiere del MSI, di Alleanza Nazionale (AN), poi del PDL, e infine oggi, saldamente sotto le insegne di Fratelli d’Italia».

Il durissimo attacco alla Sinistra: “L’hanno sempre schifata”

E a chi in queste ore, specialmente tra i banchi dell’opposizione, tenta maldestramente di intestarsi o sminuire il risultato, Rampelli ha riservato una stoccata a dir poco spietata. Il vicepresidente ha smascherato senza alcun filtro i decenni di pura e totale ipocrisia delle fazioni progressiste italiane.
«La Sinistra ha sempre schifato la preferenza e la voce del popolo», ha accusato duramente l’esponente meloniano. «Per anni hanno inventato scuse e storie pretestuose sui fantomatici “rischi di corruzione” pur di non far votare i nomi agli italiani. Oggi, con la solita faccia tosta, fingono di chiederle e di appoggiarle, ben sapendo però che l’unica e vera formula vincente e praticabile in Parlamento era esattamente quella che ha voluto e difeso a spada tratta il Centrodestra».

“Il meglio è nemico del bene”: la politica dei fatti concreti

L’affondo finale di Rampelli è una lezione di sano e crudo pragmatismo politico, per zittire chiunque cerchi scuse per affossare le riforme in nome di un irrealizzabile “mondo perfetto” ideologico.
«C’è un vecchio e saggio proverbio che dice che il Meglio è sempre nemico del Bene», ha concluso sferzante il vicepresidente della Camera. «Loro, l’opposizione, fingevano in maniera utopica e irrealizzabile di volere “il meglio” per bloccare tutto. Noi di Fratelli d’Italia, invece, lavorando duro e dopo decenni di lotte estenuanti, abbiamo concretamente portato a casa “il bene”. Le preferenze, alla fine, sono servite. Abbiamo vinto».

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Attualità

La luce di Carlo Acutis illumina il Grande Schermo: il documentario e la Fiction sul “Santo dei Videogiochi” che fanno piangere l’Italia

Preparate i Fazzoletti, la meravigliosa Luce del “Santo dei Videogiochi” sta per illuminare e far piangere tutta l’Italia! In arrivo il Documentario al Cinema e la Fiction evento su Canale 5 dedicati a CARLO ACUTIS! 🙏 ❤️ A vent’anni esatti dalla sua dolorosa, prematura e dolcissima scomparsa, la gigantesca e amatissima figura di San Carlo Acutis sta per invadere l’intero Paese attraverso la potenza visiva del Grande Schermo e della Televisione! La storia di questo formidabile quindicenne “Millennial” (Canonizzato il 7 settembre 2025 dal Papa) è un vero “Miracolo” moderno. Era un “Santo della Porta Accanto”: vestiva in jeans e felpa, amava giocare ai moderni Videogiochi e programmare al Computer su Internet, ma nascondeva in sé un Amore immenso, divino e inarrivabile per l’Eucaristia e per gli ultimi. Una Fede d’Acciaio che ancora oggi richiama MILIONI di disperati pellegrini sulla sua tomba ad Assisi! Per celebrare questa vita straordinaria, dal 15 al 21 Ottobre 2026 sbarcherà in tutti i principali cinema italiani il maestoso documentario evento intitolato “CARLO ACUTIS. IL GIOVANE SANTO”. L’opera cinematografica svelerà commoventi MATERIALI INEDITI e mai visti prima (i diari del ragazzo, fotografie segrete e vecchi video familiari) e farà parlare l’anima delle persone che lo hanno amato: potremo ascoltare le parole commosse della Nonna, del medico che lo curò in ospedale prima di morire e soprattutto le strazianti ma meravigliose Interviste a Papà Andrea e a Mamma Antonia! Nel film apparirà anche la formidabile Testimonianza diretta di Valeria, la ragazza del Costa Rica “Miracolata” proprio grazie all’intervento in Cielo di Carlo! Ma le notizie stupende non finiscono affatto qui! Alla fine di Settembre, in primissima Serata, andrà in onda sulla Rete Ammiraglia Mediaset (Canale 5) la monumentale FICTION TELEVISIVA “Il mio nome è Carlo”! Un lunghissimo e bellissimo film tv che ripercorrerà l’infanzia del ragazzo (interpretato da Samuele Carrino) insieme alla bravissima attrice Lucia Mascino, nei panni di Mamma Antonia. Leggi il Programma completo delle proiezioni e gli incredibili Dettagli Segreti del film nel nostro articolo! 👇 🎬 Conoscete la storia miracolosa di questo giovanissimo ragazzo capace di unire l’Informatica alla Fede Divina? Andrete al cinema a commuovervi guardando le immagini inedite e il documentario ufficiale sulla sua Santità, per combattere la solitudine del mondo moderno? Diteci la vostra e scrivete un Pensiero per Carlo nei commenti, CONDIVIDENDO l’articolo a tutti i vostri contatti per diffondere la sua meravigliosa Luce!

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San Carlo Acutis

Roma – C’è una luce speciale, pura e irresistibile, che continua a emanare dagli occhi sorridenti e dal volto pulito di un normalissimo ragazzo in jeans e felpa. A vent’anni esatti dalla sua dolorosa ma dolcissima salita al cielo, l’immensa e sconfinata eredità spirituale di Carlo Acutis (il celebre “Millennial” canonizzato lo scorso 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV) si prepara a travolgere le coscienze degli italiani attraverso la magia e la potenza del cinema e della televisione.
La sua non è la storia di un martire inarrivabile del passato, ma l’avventura terrena di un “Santo della porta accanto”. Un ragazzo cresciuto a cavallo del nuovo millennio tra la passione bruciante per l’informatica, la programmazione web, i moderni videogiochi e un amore infinito, assoluto e disarmante verso l’Eucaristia e gli ultimi. Una traiettoria divina che, ancora oggi, continua a richiamare incessantemente verso la sua tomba ad Assisi milioni di pellegrini in lacrime provenienti da ogni angolo del pianeta.

Il Documentario Evento al Cinema: “Il Giovane Santo”

Per celebrare questa straordinaria parabola umana, dal 15 al 21 ottobre 2026 sbarcherà in tutte le principali sale cinematografiche italiane il meraviglioso e toccante documentario “Carlo Acutis. Il giovane santo”. La pellicola (diretta magistralmente da Luca Salmaso e prodotta da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, con l’attivo patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e della Fondazione Cariplo) avrà l’altissimo onore di inaugurare la nuovissima e affascinante rassegna cinematografica “I Misteri della Fede”, interamente dedicata all’eterna e affannosa ricerca di senso e spiritualità dell’uomo moderno.

Le immagini inedite, i diari privati e il pianto della madre

La forza di questa grandissima opera cinematografica risiede nella sua profonda umanità. Il regista Salmaso ha scelto di raccontare la dimensione privata e quotidiana di Carlo prima ancora di quella puramente teologica. Lo spettatore verrà preso letteralmente per mano e accompagnato nel mondo di Acutis attraverso un commovente mosaico di fotografie private, testimonianze dirette, video amatoriali e materiali assolutamente inediti, impreziositi dalle splendide musiche originali scritte dal Maestro Remo Anzovino e dalle spettacolari immagini della canonizzazione realizzate da Vatican Media.
A donare la voce (e l’anima) a questo racconto corale e straziante saranno le persone che lo hanno amato e accompagnato fino all’ultimo respiro. Ci saranno le interviste intime ai genitori (la mamma Antonia Salzano e il papà Andrea Acutis), i ricordi dolcissimi della nonna e le voci degli amici d’infanzia, fino ad arrivare alla dolorosa ma illuminante testimonianza del dottor Momcilo Jankovic, il coraggioso medico che lo ha assistito amorevolmente nel suo letto d’ospedale durante gli ultimi, difficilissimi giorni di vita terrena.

Dal miracolo in Costa Rica alla lotta al Materialismo

Ma il documentario non dimentica l’aspetto “Soprannaturale” della storia. Tra gli interventi spiccano infatti le parole del postulatore Nicola Gori, di monsignor Dario Edoardo Viganò e, soprattutto, l’incredibile ed emozionante racconto diretto di Valeria Vargas Valverde, la giovane studentessa del Costa Rica miracolosamente salvata e protagonista assoluta del prodigio decisivo che ha portato alla definitiva canonizzazione di Carlo.
Attraversando i luoghi del suo cuore (dalla frenetica Milano alla pace mistica di Assisi), il film sviscera temi attualissimi: la finta identità dei social, l’uso corretto e virtuoso della tecnologia contro il gelido materialismo moderno, e la solitudine che attanaglia i nostri giovani.

L’attesa per Canale 5: arriva anche la Fiction TV

Ma l’abbraccio dell’Italia a questo meraviglioso ragazzo non si fermerà unicamente al grande schermo. La figura e il sorriso di Carlo Acutis entreranno presto in tutte le case degli italiani attraverso la televisione generalista.
Entro la fine di settembre, infatti, Canale 5 trasmetterà in prima serata l’attesissimo film tv “Il mio nome è Carlo”, diretto dal sapiente regista Giacomo Campiotti. La grande e imponente fiction (girata minuziosamente tra Milano e le strade di Assisi) racconterà l’evoluzione di Carlo all’età di sei, undici e quindici anni. A prestare il volto al Santo quindicenne sarà il bravissimo Samuele Carrino, affiancato dalla celebre attrice Lucia Mascino, che avrà il delicatissimo e struggente compito di interpretare il dolore e la speranza della madre Antonia. Preparate i fazzoletti, perché la luce di Carlo sta per illuminare definitivamente il nostro Paese.

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Esteri

Il tradimento delle Torri Gemelle: la vergognosa “censura Woke” cancella il terrorismo islamico dalla Storia e dalle scuole americane

Il Tradimento Crudele sulle ceneri delle TORRI GEMELLE! La disgustosa Dittatura e Censura del “Pensiero Woke” sta cancellando e riscrivendo la Storia d’America nelle Scuole! 🗽 ✈️ L’11 Settembre 2001, il mondo intero si fermò, col cuore in gola e le lacrime agli occhi, a guardare in diretta Tv uomini e donne innocenti bruciare vivi e lanciarsi disperatamente nel vuoto dai grattacieli in fiamme. Ci scambiammo tutti una sacra promessa di ferro: “NON DIMENTICHEREMO MAI!”. Eppure, oggi che si avvicina il venticinquesimo Anniversario di quella Tragedia inaccettabile, l’Occidente si è macchiato di un “Tradimento” disgustoso. Una durissima e dettagliata inchiesta del celebre “New York Post” (ripresa in Italia dall’attenta e fondamentale analisi de ILGIORNALE.IT) ha infatti rivelato come, nel totale e colpevole silenzio, in America stia avvenendo il più grande e spaventoso LAVAGGIO DEL CERVELLO CULTURALE E IDEOLOGICO su milioni di poveri studenti! Il 66% degli Insegnanti Universitari ha dichiarato che i ragazzi di oggi non hanno “la più pallida idea” di chi ci fosse dietro le Stragi delle Torri Gemelle! Sapete perché? Perché a scuola, gli estremisti e attivisti politici di Sinistra hanno imposto i famigerati programmi “Woke” (politicamente corretti). Nei libri di testo di oggi, infatti, c’è il divieto assoluto di usare la parola “TERRORISMO ISLAMICO”! I folli di Al-Qaeda che si sono schiantati sui civili non vengono chiamati Terroristi, ma declassati a semplici “dirottatori” generici! E il capo dei capi, Osama bin Laden? Viene presentato ai ragazzi come un “cittadino saudita” che “gli USA hanno Accusato di essere la mente della strage” (inserendo addirittura il Dubbio sulle sue colpe e obbligando i ragazzi a leggere le lettere del Kamikaze). Tutto l’Attentato del 2001 viene liquidato frettolosamente in un solo banale paragrafo, per poi fare lezioni fiume su quanto “I Paesi Occidentali e l’America siano Razzisti e Cattivi contro le comunità e la Fede musulmana”! L’America viene paradossalmente accusata di “Islamofobia di Stato”, mettendo noi occidentali sul Banco degli Imputati! L’Occidente moderno, paralizzato dalla folle “Dittatura del Politicamente Corretto”, per paura di sembrare “Razzista” sta permettendo a questi ideologi “Woke” di nascondere la Vera Faccia e le terribili Colpe del Terrore Islamista globale, sputando letteralmente in faccia e calpestando le ceneri degli eroi e delle povere Vittime innocenti dell’11 Settembre! Leggi tutti i numeri folli, i dettagli agghiaccianti delle Scuole USA e i retroscena di questo inaccettabile “Suicidio Culturale dell’Occidente” denunciati da ilgiornale.it nel nostro durissimo articolo d’inchiesta! 👇 😡 Vi rendete conto del pericoloso e mortale lavaggio del cervello ideologico e anti-occidentale che stanno operando sulle menti innocenti dei più giovani in tutto il mondo? Siete d’accordo sul fatto che censurare le radici profonde (e il nome) del vero Terrorismo e del Pericolo Mondiale in nome del finto e ipocrita rispetto “Multiculturale Woke” sia un imperdonabile oltraggio al sangue delle Vittime? Diteci la vostra opinione (fortissima e senza alcun timore o censura) nei commenti e CONDIVIDETE ovunque a dismisura per rompere il Silenzio su questo scempio!

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Attentato alle Torri Gemelle, New York

New York (USA) – L’11 Settembre 2001, il mondo intero ha trattenuto il respiro, paralizzato dall’orrore. Abbiamo visto coi nostri occhi madri, padri e figli innocenti bruciare vivi intrappolati nel cemento o lanciarsi disperatamente nel vuoto dai grattacieli in fiamme di Manhattan. In quei giorni strazianti, l’America e l’Occidente intero si fecero una solenne, sacra e indelebile promessa incisa nel marmo: «Never forget» (Non dimenticheremo mai).
Oggi, mentre gli Stati Uniti si preparano stancamente a celebrare il venticinquesimo anniversario di quell’inferno, una drammatica e vergognosa inchiesta giornalistica condotta dal New York Post (e ripresa e analizzata magistralmente sulle pagine de ilgiornale.it) ci sbatte in faccia una verità inaccettabile: la promessa è stata tradita. Stiamo assistendo inermi al più grande, subdolo e violento “dirottamento” ideologico e culturale di tutta la Storia contemporanea: la totale e chirurgica cancellazione della matrice islamica dagli attentati del 2001, in nome del politicamente corretto.

Il vuoto normativo e la propaganda “Woke” nelle scuole

I numeri emersi da uno studio dell’Association for the study of the Middle East and Africa fanno letteralmente venire i brividi: ben il 66% dei professori universitari confessa che i giovani studenti di oggi sono totalmente incapaci di «identificare correttamente le ragioni dietro l’attacco o i suoi responsabili». E la colpa non è certo della loro distrazione giovanile, ma di un sistema scolastico profondamente “malato” e ideologizzato.
Come sottolinea l’approfondimento de ilgiornale.it, ad oggi solamente due Stati americani (Arizona e Florida) hanno l’obbligo di insegnare la verità sugli attentati. Nel resto d’America, in questo inaccettabile “vuoto normativo”, gli attivisti di estrema sinistra hanno sviluppato micidiali programmi scolastici (ormai dilaganti e adottati da centinaia di scuole, come il noto “Teaching Beyond September 11th”) intrisi di velenose distorsioni Woke, volti unicamente a minimizzare la radice religiosa del terrore.

Il lavaggio del cervello: “Non chiamateli Terroristi”

Nei libri di testo della “nuova” America, la Strage del 2001 viene frettolosamente liquidata in un solo paragrafo per fare spazio a decine di pagine sull’estremismo di destra e sull’Islamofobia. La riscrittura della Storia è agghiacciante: gli estremisti e i kamikaze di Al-Qaeda non vengono mai definiti “terroristi islamici”, ma etichettati come dei semplici “dirottatori”.
Ma il punto più basso, l’insulto finale alle migliaia di vittime delle Torri, lo si raggiunge parlando di Osama bin Laden: il famigerato sceicco del terrore viene presentato ai giovani ragazzi (che nel 2001 non erano ancora nati) come un generico “cittadino saudita” che «gli Stati Uniti hanno accusato di essere la mente degli attacchi», inserendo persino il dubbio e l’obbligo di leggere la folle “Lettera all’America” scritta dal terrorista stesso. New York e l’America vengono insomma messe sul banco degli imputati, con la mostruosa e imperdonabile accusa di “Islamofobia di Stato”.

Il paradosso politico: un Occidente condannato a morire

La “grande rimozione” culturale avviene paradossalmente nello stesso identico momento in cui la comunità islamica, cresciuta in maniera esponenziale nei numeri, si fa sempre più incisiva e dominante all’interno della politica americana (basti pensare alle recenti elezioni di potenti sindaci e senatori democratici e progressisti di pura fede musulmana da New York fino al Michigan).
Ciò a cui stiamo assistendo è un vero e proprio plagio psicologico di massa, un inaccettabile “Suicidio Culturale” dell’Occidente. A soli venticinque anni di distanza dai voli schiantati sui grattacieli, l’America ha già dimenticato. Ha dimenticato l’11 settembre, ha dimenticato i volti dei suoi morti. Ma, soprattutto, per paura di offendere e per la folle idolatria dell’ideologia Woke, ha cancellato e dimenticato la vera, unica e indiscutibile natura del terrore islamista. E un popolo che rinnega la propria Storia, rinunciando persino a difendere i propri morti, è un popolo destinato a scomparire per sempre.

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