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Il trionfo del noir emotivo che squarcia il silenzio dell’anima: come Franco Monero e il suo commissario Planté stanno conquistando l’Italia a colpi di suspense e verità

Il male non è mai solo nero o bianco, e la vendetta può attraversare le generazioni. 🖤🩸 “La bambina senza sangue”, il pluripremiato noir di Franco Monero (Menzione Speciale a Garfagnana in Giallo), vi trascinerà in una Normandia anni ’60 densa di segreti e omicidi rituali. Un viaggio psicologico ed emotivo mozzafiato, dove il commissario Planté dovrà fare i conti con i suoi demoni più oscuri. Siete pronti a scoprire la verità? Correte a leggere l’articolo! 👇 sguardi incollati alla pagina garantiti! ✨📖

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Franco Monero

Acqui Terme – Ci sono scrittori che usano la penna come un bisturi, scavando nelle piaghe più recondite della coscienza umana finché non trovano quel punto esatto in cui il dolore si trasforma in arte. Franco Monero appartiene a questa rara stirpe di narratori. Il suo ultimo romanzo, “La bambina senza sangue”, pubblicato lo scorso marzo da Robin Edizioni, continua a collezionare successi a mesi di distanza dalla sua uscita, lasciando un’impronta indelebile nei cuori dei lettori e raccogliendo il plauso unanime delle giurie più severe. L’ultimo, straordinario riconoscimento in ordine di tempo è arrivato dal prestigioso Premio Letterario Garfagnana in Giallo, che ha conferito all’opera la Menzione Speciale della Giuria per il miglior Noir di Tensione Emotiva, consacrando definitivamente una storia nata dall’oscurità e destinata a sfidare il tempo.

Nato nel 1969 ad Acqui Terme, sotto lo空 sognatore del segno dei Pesci, Franco Monero è un artista poliedrico, un uomo che ha vissuto mille vite prima di consegnare la propria anima alla letteratura. Gran sportivo in gioventù — al punto da detenere ancora il record scolastico di assenze giustificate per difendere i colori delle rappresentative di calcio, atletica, pallavolo e basket —, Monero ha conosciuto la polvere della rinuncia quando i suoi sogni giovanili si sono infranti. Ma non si è arreso. Ha incanalato quella frustrazione nel disegno, nella pittura (vincendo persino il concorso “Fuoco e Colore” nel 2021) e nelle arti marziali, diventando vicecampione nazionale di Viet vo Dao. Nel 1999 ha persino assaporato il set cinematografico nel film “Il partigiano Johnny” di Guido Chiesa. Eppure, il suo vero destino lo attendeva sulla pagina bianca.

La nebbia di Bayeux e i rituali di sangue: un enigma mozzafiato

Con “La bambina senza sangue”, giunto come settimo sigillo della sua produzione e quinto capitolo dedicato alla sua creatura più celebre, Monero ci conduce per mano in una Normandia degli anni ’60 spettrale e magnetica. A Bayeux, una cittadina un tempo tranquilla e cullata dal silenzio della provincia francese, la quiete viene bruscamente squarciata da un urlo nella notte. Un vecchio fabbro viene brutalmente assassinato all’interno della sua bottega; poco dopo, un corpo senza vita viene rinvenuto su una barca lasciata alla deriva. Ad unire questi efferati delitti c’è solo un’enigmatica firma: le lettere di un nome perduto nel tempo, e un dettaglio biologico agghiacciante che accomuna tutte le vittime, ovvero il possesso di un gruppo sanguigno estremamente raro.

A ergersi contro questa scia di omicidi rituali c’è il commissario Pierre Planté. Arrivato da Parigi in cerca di un rifugio, un luogo isolato dove poter finalmente mettere a tacere i propri demoni interiori, l’investigatore si ritrova suo malgrado catapultato in un incubo a occhi aperti. Mentre la fitta nebbia normanna si alza sulle strade di Bayeux, Planté sarà costretto a scavare nei segreti più torbidi e inconfessabili di una comunità opprimente, che preferirebbe seppellire il passato. Ma il sangue è un debito antico, e la vendetta, in questo noir spietato, è un piatto freddo capace di attraversare indenne le generazioni.

L’autore e il commissario: due anime fuse in un unico destino

Il vero segreto della forza d’urto di questo romanzo risiede però nello straordinario legame simbiotico che unisce lo scrittore piemontese al suo protagonista, un legame nato nel 2012 con “La rondine di cristallo” e cementato attraverso capolavori come “Il riflesso del male”, “La scelta di Planté” e “Le conseguenze del peccato”. «Ho scritto questo romanzo principalmente per la volontà di portare avanti la vita e il lavoro del commissario Pierre Planté», confessa Franco Monero con una passionalità che travolge chi ascolta. «Il suo nome si è legato indissolubilmente al mio e ormai noi due siamo una cosa sola. Mentre io lo aiuto a risolvere il caso, lui aiuta me ad affrontare le paure, a superare gli ostacoli della vita. Negli anni su di lui ho riversato i fantasmi del mio passato, l’ansia che mi corrode l’anima, gli errori, le sconfitte».

Questa catarsi ed evoluzione artistica traspare in ogni singola riga. Sebbene le storie siano ambientate nella suggestiva cornice degli anni Sessanta, Monero dimostra la stoffa del grande autore contemporaneo affrontando tematiche di una modernità disarmante e dolorosa: la solitudine profonda, l’abbandono, la rabbia sociale. Sono i mali invisibili che logorano la nostra società, lasciando spesso gli individui privi di un appoggio e vulnerabili al richiamo del baratro. Tuttavia, nelle pagine di Monero il buio non ha mai l’ultima parola. Accanto al dolore vibrano la voglia di rivalsa, il pentimento sincero, la giustizia e, soprattutto, la ragione. Sarà proprio la fredda ragione a guidare il commissario Planté verso una decisione epocale ed estrema nelle ultime battute del libro.

Il noir ambiguo dove il male sfida i confini della morale

La solidità strutturale di Monero — oggi anche stimato sceneggiatore e regista per la compagnia teatrale “Colline 50” di Canelli — è il fiore all’occhiello di Robin Edizioni. Il direttore editoriale, Claudio Maria Messina, ha espresso parole di profonda stima per l’autore, definendolo una colonna portante della casa editrice: «Franco Monero è uno scrittore solido, strutturato; le sue ambientazioni dalle sfumature espressionistiche, in cui non tutto è rivelato o rivelabile, ne fanno un Autore gradito per la Casa Editrice, che lo colloca in una collana dedicata al Noir ambiguo dove il male non è sempre tale e dove non sempre merita di perdere». Una dichiarazione d’intenti forte, che sottolinea l’altissima qualità letteraria di un’opera che rifiuta i cliché del poliziesco tradizionale.

“La bambina senza sangue” si rivela così un’esperienza letteraria totalizzante, un viaggio vertiginoso che scava nei labirinti della sofferenza umana alla ricerca di uno spiraglio di redenzione. È la narrazione di un amore incondizionato che fiorisce dalle macerie di una tragedia indicibile, una storia potente e magnetica che scuote le coscienze, sfida le convenzioni sociali e dimostra come la grande letteratura noir possa essere, prima di ogni cosa, il resoconto più autentico e straziante del nostro cuore.

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L’Uomo oltre il mito, otto secoli dopo: l’affresco rivoluzionario di Franco Fortunato ad Assisi squarcia il velo del tempo per ritrovare l’anima di Francesco

A 800 anni dalla sua morte, chi era davvero San Francesco prima di diventare Santo? 🕊️✨ Dal prossimo 11 settembre, il Museo del Tesoro del Sacro Convento di Assisi ospita “Tracce di F.”, la straordinaria mostra del Maestro Franco Fortunato. Un viaggio pittorico ed emotivo mozzafiato che spoglia il Poverello d’Assisi dai miracoli per restituirci l’Uomo, il rivoluzionario, il protettore della natura. Un evento unico ed emozionante a ingresso gratuito che vi toccherà il cuore. Scoprite tutti i dettagli nell’articolo! 👇🎨❤️

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Franco Fortunato, Il mercante di stoffe, 2026, tempere, olio e oro su tavola cm 40x35

Assisi (PG) – Ci sono luoghi in cui il silenzio non è assenza di suono, ma una presenza viva, densa, che vibra della memoria di chi ha cambiato per sempre il corso della storia umana. Le pietre secolari del Sacro Convento di San Francesco in Assisi trasudano da ottocento anni quel messaggio di pace, spogliazione e amore universale che il Poverello donò al mondo prima di spegnersi nel lontano 1226. Ed è esattamente in questo santuario dello spirito che, venerdì 11 settembre 2026 alle ore 16:00, le porte della splendida Sala Perkins all’interno del Museo del Tesoro si spalancheranno per accogliere un evento espositivo di devastante impatto emotivo e intellettuale: l’inaugurazione di “Tracce di F. | Appunti sulla vita di Francesco d’Assisi”, il monumentale ciclo pittorico realizzato dal Maestro romano Franco Fortunato.

Questa esposizione non è un semplice appuntamento culturale, ma un vero e proprio pellegrinaggio dell’anima che si colloca nel cuore delle celebrazioni ufficiali per l’ottavo centenario della morte del Santo, patrocinato con vigore dal “Comitato Nazionale San Francesco 1226-2026”. Il corpus di opere giunge ad Assisi come la naturale, attesissima prosecuzione di un viaggio artistico iniziato nell’anno giubilare del 2025 tra le storiche mura della Cancelleria Vaticana a Roma. Curata con sensibilità filologica da Francesco Ciaffi e dallo Studio Franco Fortunato, l’organizzazione è interamente firmata dalla celebre Galleria d’Arte Edarcom Europa di Roma, un’istituzione che dal 1974 coltiva il piacere della grande arte e che oggi accompagna il Maestro in questa sfida d’altissimo profilo.

L’Uomo d’Oro prima degli altari: un’indagine storica che rifiuta il miracolo

Ciò che rende “Tracce di F.” un’opera profondamente commovente e radicalmente diversa da qualsiasi iconografia francescana tradizionale è l’approccio laico, intimo e profondamente umano scelto dall’artista. Fortunato, pittore solido e sognatore ostinato, ha evitato le lusinghe del racconto miracolisticao agiografico per compiere una rigorosa immersione temporale nel XIII secolo. Basandosi principalmente sulla cronaca nuda e cruda della prima, fondamentale biografia scritta da Tommaso da Celano, il pittore ha isolato i frammenti esistenziali più significativi della parabola di Francesco, compresi tra la sua giovanile e tormentata conversione e la morte. Il risultato è il ritratto di un uomo in carne e ossa, colto prima della beatificazione e dell’assegnazione del suo posto nell’eternità: l’“Uomo d’Oro” cantato da Dante Alighieri nella Divina Commedia.

«È mio abituale schema di lavoro quello di ricostruire eventi e personaggi tramite la raccolta di dati, fatti e testimonianze per arrivare insieme allo spettatore alla composizione del quadro», confessa il Maestro Franco Fortunato, svelando il fuoco sacro che ha guidato i suoi pennelli. «Qui “F.” è il personaggio prima della sua beatificazione, mentre la sua luce si diffonde nel mondo dei vivi del XIII secolo attraversato da molte pulsioni. Nello sviluppo del lavoro ho compiuto vari salti nel presente per analogie di temi che furono cari a Francesco e che sono tuttora vivi e presenti, da quello della tolleranza a quello dell’accoglienza, a quello del rispetto e della salvaguardia della natura della quale siamo parte».

Un messaggio eterno contro l’illusione della ricchezza

I dipinti in mostra diventano così uno specchio spietato e salvifico per l’uomo contemporaneo. Attraverso il filtro della sua celebre ricerca pittorica — capace di fondere la lezione geometrica e cromatica dei grandi Maestri del passato con una personalissima e iconica capacità d’invenzione —, Fortunato mette in scena un affresco che scuote le coscienze. Francesco d’Assisi emerge non come una statua di gesso, ma come un rivoluzionario senza armi, un giovane che ha avuto il coraggio di ripudiare il lusso e la ricchezza materiale per abbracciare una disciplina ferrea fondata sulla fratellanza, sulla comprensione reciproca e sulla ricerca incessante della pace. Un messaggio che a distanza di ottocento anni risuona con un’attualità sconcertante in un mondo ferito da conflitti e divisioni.

L’esposizione, a ingresso totalmente gratuito e visitabile fino all’11 novembre 2026, si preannuncia come un’esperienza estetica e conoscitiva totalizzante. L’inaugurazione pomeridiana, che vedrà la presenza straordinaria dell’artista, sarà preceduta alle ore 11:00 da una conferenza stampa ufficiale nella Sala Stampa del Sacro Convento, guidata dal prestigioso intervento del Professor Giovanni Mazzini, autore del saggio introduttivo del catalogo edito da De Luca Editori d’Arte. Ad arricchire ulteriormente il percorso sensoriale dei visitatori sarà la proiezione di un innovativo cortometraggio prodotto da CUT& Editing & More, con la regia di Valentina Grossi e le musiche avvolgenti di Rudi Beinroth. Un’opera d’arte nell’opera d’arte, per ricordarci che le tracce di questo Santo non appartengono al passato, ma sono solchi aperti nel terreno del nostro presente, sentieri di luce che chiedono ancora di essere percorsi.

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L’agenda 2030 sale sul palcoscenico della danza contemporanea: al via la call internazionale di Mandala Dance Company per coreografi ecologisti

La grande danza contemporanea sposa l’ecologia per l’evento di scouting più atteso dell’anno! 🩰🌍 Dal 1° al 30 settembre sono aperte le iscrizioni a “NVED 2026”, la V edizione della call internazionale di Mandala Dance Company (compagnia sostenuta dal Ministero della Cultura) dedicata ai coreografi Over 30. Un’opportunità immenso e trasparente incentrata sul tema “Connections” e sui pilastri dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il vincitore riceverà un regolare contratto di lavoro, alloggio gratuito per una residenza a Ladispoli (Roma) con i sei ballerini della compagnia e la garanzia di almeno 3 date di circuitazione nazionale nella stagione ufficiale! Leggi qui per scoprire i requisiti del bando, i dettagli della giuria diretta da Paola Sorressa e come iscriverti subito via email! 👇

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Locandina-NVED-26

Ladispoli (RM) – Ci sono progetti artistici che rifiutano le vuote e commerciali logiche dell’intrattenimento leggero per farsi veri e proprio laboratori di cittadinanza attiva, presìdi di legalità e fari di innovazione capaci di ridisegnare la sensibilità ambientale del nostro tempo. Il mondo della coreografia d’avanguardia registra l’avvio di una delle opportunità più importanti, ricche ed etiche destinate ai talenti della scena contemporanea nazionale ed europea. Dal 1° al 30 settembre 2026 sono ufficialmente aperti i termini per partecipare alla quinta edizione di NVED – Nuovi Vettori Evolutivi Danza, la prestigiosa call internazionale ideata, protetta e promossa dalla celebre Mandala Dance Company. La compagnia, solidamente sostenuta dal MiC (Ministero della Cultura, Direzione Generale Spettacolo dal Vivo), lancia un bando d’alto valore professionale rivolto specificamente ai coreografi Over 30, offrendo un salvagente concreto per sostenere la ricerca coreografica indipendente e curare l’isolamento dei lavoratori dell’arte di strada.

Il progetto, nato con successo nel triennio precedente e oggi inserito organicamente nel nuovo programma strategico 2025/27 all’interno del network NAUTILUX, si propone come uno strumento trasparente di scouting, tutoraggio e produzione. Per questo 2026, NVED introduce una svolta decisiva nel proprio format selettivo: la commissione degli esperti valuterà i candidati esclusivamente attraverso l’analisi video di un lavoro coreografico inedito della durata massima di 20 minuti, che gli autori under 45 dovranno sviluppare attorno al solenne e affascinante tema “CONNECTIONS”. Si tratta di un’indagine concettuale strettamente interconnessa con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 dell’ONU e basata sui suoi cinque pilastri fondamentali: People, Planet, Prosperity, Peace e Partnership, invitando i coreografi a riflettere sui legami invisibili e sulle trasformazioni biologiche del presente.

Una residenza a tempo determinato per plasmare i sei danzatori della scuderia Mandala

I criteri di valutazione della giuria riserveranno un’attenzione preferenziale alle proposte multidisciplinari e multimediali capaci di far dialogare la drammaturgia fisica con le nuove tecnologie digitali, fuggendo dalle vuote trappole degli algoritmi dei social network per riscoprire l’onestà del movimento. Il bando esige dai partecipanti un orientamento radicale verso l’ecosostenibilità totale: dalle scelte logistiche a impatto zero fino alla realizzazione dei costumi di scena con tessuti riciclati o biologici. A seguito della selezione, il nome del vincitore assoluto sarà comunicato in modo trasparente il 10 ottobre 2026. L’autore selezionato sarà immediatamente contrattualizzato con un regolare contratto di lavoro a tempo determinato e alloggio gratuito, venendo accolto in una residenza creativa presso il quartier generale di Mandala a Ladispoli, sul litorale della provincia di Roma, dal 19 al 24 ottobre 2026.

Saranno sei giornate intensissime di studio e collaborazione sul campo, durante le quali il vincitore avrà l’eccezionale opportunità di plasmare, adattare e sviluppare il proprio concetto coreografico sui corpi e sui muscoli dei sei danzatori d’élite della scuderia di Mandala Dance Company, trasformando la propria intuizione in una produzione ufficiale della compagnia. Il percorso didattico metterà a disposizione una sala attrezzata d’avanguardia e un programma continuo di tutoraggio diretto con Paola Sorressa, direttrice artistica del centro, affiancata da un team di registi, dramaturg e coreografi storici del comparto. Sono inoltre previste sessioni di allestimento tecnico presso lo Spazio Performativo AGORÀ, dove un fonico e un light designer professionista guideranno i ragazzi nella gestione millimetrica di audio, luci e video.

La circuitazione nazionale garantita e l’apertura pubblica al Festival Corrispondenze

La settimana di residenza e di coesione sociale vivrà il suo culmine spettacolare sabato 24 ottobre 2026, alle ore 18:00, con una solenne apertura pubblica al pubblico e alle famiglie presso lo Spazio Performativo AGORÀ, inserita nella ricca cornice del rinomato Festival Corrispondenze. Ma il vero punto di forza etico di NVED risiede nel post-festival: alla nuova opera teatrale saranno infatti garantite per legge almeno tre recite all’interno della Stagione 2026 di Mandala, assicurando una circuitazione nazionale protetta e tutele sindacali reali. Questo inserimento concreto nei circuiti distributivi della scuderia offre ai coreografi l’opportunità reale di uscire dalla precarietà dei bandi estemporanei, costruendo una carriera solida e trasparente basata sull’onestà del proprio talento e sul rispetto reciproco.

Partecipare alla selezione di Mandala Dance Company significa compiere un vero e proprio gesto d’amore verso la cultura libera, credendo in un’arte che si fa presidio di cittadinanza e di tutela ecologica. Per sottoporre la propria candidatura formale ed entrare a far parte della scuderia dei vincitori (che negli anni passati ha incoronato talenti del calibro di Angelo Egarese, Gianluca Possidente, Elena Copelli, Lucas Monteiro Delfino e Debora Renzi), gli artisti Over 30 devono inviare entro la scadenza tassativa del 30 settembre 2026 una comunicazione all’indirizzo email dedicato nved@mandaladancecompany.com. La domanda dovrà contenere un breve curriculum vitae artistico, una lettera motivazionale trasparente e il link al video integrale del lavoro ripreso in sala prove con telecamera fissa su piattaforma YouTube o Vimeo. Accendete i riflettori e scaldate i muscoli, Ladispoli vi aspetta per scrivere insieme una pagina indimenticabile di danza, ecologia e amore per il futuro.

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Dal giornalismo alla tela: Massimo Sebastiani debutta a Roma con la mostra “Mothers of Invention”

Quando il Giornalismo si trasforma in Pura Arte: a Roma il grandissimo e coraggioso debutto di Massimo Sebastiani con la mostra “Mothers of Invention”! 🖼️ 🎨 Per una vita intera ha fatto il giornalista, raccontando e criticando con la sua penna la filosofia, il cinema e l’arte degli altri. Oggi, però, ha deciso di mettersi coraggiosamente in gioco in prima persona! Parliamo dell’intellettuale Massimo Sebastiani, che farà il suo attesissimo debutto ufficiale nel mondo dell’arte visiva con una pazzesca mostra personale (curata da Diana Daneluz) dal titolo “Mothers of Invention”! A ospitare questa meravigliosa metamorfosi sarà la rinomata “Strati d’Arte Gallery” (in Via Sicilia 133-135, a ROMA). Le opere di Sebastiani promettono di lasciare i visitatori senza fiato: un mix esplosivo di percezione filosofica, memoria personale e ardita sperimentazione digitale, con un impatto cromatico e visivo che vi rapirà lo sguardo e l’anima! L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 9 al 26 Settembre (tutti i giorni dalle 10 alle 18, il sabato su appuntamento), ma segnatevi questa data sul calendario: SABATO 14 SETTEMBRE alle ore 18:30 ci sarà il grande VERNISSAGE inaugurale per brindare insieme all’artista! Un’occasione irripetibile per scoprire una nuova, affascinante voce dell’arte contemporanea italiana! Leggi l’articolo per tutti i dettagli di questo evento imperdibile! 👇 🏛️ Quanto ci vuole coraggio per reinventarsi a livello artistico dopo una vita passata a scrivere? Noi facciamo un grandissimo in bocca al lupo a Massimo Sebastiani per questa nuova avventura! Lasciategli un messaggio di incoraggiamento nei commenti e condividete questo post con tutti i vostri amici appassionati d’arte e mostre!

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Roma– Ci sono vite che scorrono in modo lineare, e poi ci sono percorsi esistenziali che, a un certo punto, decidono di compiere uno scarto improvviso, una meravigliosa e inaspettata metamorfosi. Per una vita intera ha osservato, studiato, raccontato e recensito l’arte degli altri, usando la macchina da scrivere e il computer come uniche armi per decifrare il pensiero contemporaneo. Oggi, però, ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo, trasformando la sua immensa sensibilità giornalistica e filosofica in pura arte visiva.
Stiamo parlando di Massimo Sebastiani, intellettuale poliedrico che si prepara a vivere il suo attesissimo debutto espositivo. La prestigiosa Strati d’Arte Gallery di Roma è infatti lieta di annunciare l’inaugurazione della sua primissima e coraggiosa mostra personale, intitolata suggestivamente “Mothers of Invention”.

Dal giornalismo all’arte: una metamorfosi interiore

Il percorso biografico e professionale di Massimo Sebastiani è ciò che rende questa esposizione un evento culturale di primissimo piano. L’autore approda infatti all’arte visiva dopo un lunghissimo e onorato percorso speso nelle trincee del giornalismo, della filosofia e dell’analisi culturale.
Per decenni, Sebastiani ha dedicato la propria carriera e il proprio acume intellettuale al racconto minuzioso delle arti figurative, del grande cinema e del pensiero filosofico contemporaneo. Un ruolo da “osservatore critico” che lo ha portato ad assorbire correnti, stili e visioni del mondo. Oggi, come in un perfetto processo alchemico, quella stessa sensibilità critica ha deciso di rompere gli argini della scrittura per tradursi in una personalissima ricerca artistica.

Percezione e Memoria: l’impatto di “Mothers of Invention”

La mostra, magistralmente curata da Diana Daneluz, rappresenta un vero e proprio viaggio all’interno della mente e dell’anima dell’autore. Sebastiani non si limita a dipingere o a produrre immagini, ma crea un cortocircuito visivo che intreccia in modo indissolubile tre elementi cardine: la percezione della realtà, il peso della memoria e l’audacia della sperimentazione digitale.
Le opere esposte a Roma si preannunciano come un’esperienza immersiva, caratterizzata da un fortissimo impatto cromatico e da un peso concettuale che tradisce (in senso positivo) la sua profonda matrice filosofica. La digitalizzazione dell’arte, nelle mani di Sebastiani, non è un freddo esercizio di stile al computer, ma diventa uno strumento per plasmare i ricordi, deformare le percezioni quotidiane e inventare nuovi mondi possibili. Le “Madri dell’Invenzione” del titolo sembrano proprio richiamare questa eterna e dolorosa necessità umana di creare qualcosa di nuovo dal caos dell’esistenza.

Roma accoglie una nuova voce dell’arte contemporanea

La Capitale si conferma ancora una volta il crocevia naturale per i nuovi fermenti culturali del nostro Paese. L’esposizione di Massimo Sebastiani aprirà ufficialmente i battenti il 9 settembre e resterà visitabile fino al 26 settembre 2026.
Tuttavia, il momento clou per critici, appassionati e curiosi sarà il grande Vernissage inaugurale, fissato per sabato 14 settembre alle ore 18:30. Un’occasione imperdibile per brindare insieme all’artista, ascoltare dalla sua viva voce i retroscena di questa coraggiosa transizione dal giornalismo all’arte visiva, e scoprire in anteprima assoluta una nuova e potente voce dell’arte contemporanea italiana.

Come e dove visitare la mostra

La personale “Mothers of Invention” sarà allestita nei meravigliosi spazi della Strati d’Arte Gallery, situata in Via Sicilia 133–135 (nel cuore di Roma).
Gli orari di apertura al pubblico (con ingresso libero) sono estremamente agevoli: la galleria sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle ore 10:00 alle ore 18:00 con orario continuato. Per chi volesse invece approfittare del fine settimana per immergersi nelle opere di Sebastiani, sarà possibile visitare l’esposizione anche il sabato, esclusivamente su appuntamento. L’invito è aperto a tutti coloro che non si accontentano di “guardare” un quadro, ma vogliono farsi interrogare e provocare dall’arte visiva.

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