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Multe e Autovelox, allarme sulle strade per la folle “Mossa del Canguro”. Cos’è e come i Comuni stanno stroncando i furbetti del pedale

Attenzione alla “Mossa del Canguro”! Il trucchetto folle e pericolosissimo inventato dai “furbetti” per non prendere le multe all’Autovelox. Ma i Comuni corrono ai ripari: arrivano le nuove Telecamere! 📸 🦘 L’incubo di prendere una raffica di multe all’Autovelox spinge a volte gli automobilisti a inventarsi dei trucchetti davvero assurdi! Nelle ultime settimane sta spopolando in tutta Italia una tecnica ribattezzata, appunto, “La mossa del Canguro”. In cosa consiste? Il furbetto (che viaggia oltre il limite di velocità) scorge da lontano il famoso cartello blu che avvisa del controllo elettronico. A quel punto INCHIODA BRUSCAMENTE con i freni, riducendo drasticamente la velocità in un decimo di secondo (come un balzo del canguro, appunto). Passa lentissimo e beffardo davanti alla telecamera, e un metro dopo l’Autovelox, schiaccia di nuovo il piede sull’acceleratore riprendendo la sua folle corsa! Un comportamento non solo sleale, ma ASSOLUTAMENTE PERICOLOSISSIMO e potenzialmente MORTALE! Inchiodare di colpo a bordo strada rischia di innescare tamponamenti a catena devastanti, distruggendo le macchine di chi viaggia dietro di noi! Proprio per fermare questo gioco assurdo, i Comuni stanno correndo ai ripari: addio ai vecchi autovelox, si stanno installando i famigerati TUTOR di nuova generazione, che calcolano la “Velocità Media” per svariati chilometri. Con i Tutor, fare il furbetto e frenare all’ultimo secondo non servirà più a niente! Scopri come funzionano e come difendersi (rispettando le regole!) nel nostro articolo completo. 👇 🚔 Voi cosa pensate di questi trucchetti da strada? Quante volte vi è capitato di rischiare un incidente grave solo perché l’auto davanti a voi ha fatto “la mossa del canguro”, inchiodando all’improvviso per non farsi fare la foto dall’Autovelox? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post per allertare i vostri amici al volante!

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Autovelox

Roma – È l’incubo numero uno di qualsiasi automobilista italiano, lo spauracchio silenzioso capace di rovinare le vacanze o il budget mensile di un’intera famiglia: stiamo parlando del famigerato Autovelox. Nonostante le campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale e l’obbligo tassativo (civico e morale, prima ancora che legale) di non superare le soglie di velocità stabilite dal Codice della Strada, purtroppo moltissimi conducenti continuano a pigiare pesantemente sul pedale dell’acceleratore, sfidando la sorte e rischiando salassi spaventosi.
Ma siccome l’ingegno (spesso applicato nel modo sbagliato) non ha limiti, nelle ultime settimane è diventato virale sulle nostre strade un nuovo, banalissimo ma astuto escamotage. Un metodo inventato dai classici “furbetti” del volante per scongiurare il salasso economico della sanzione amministrativa e per salvare i preziosissimi punti della patente. Questa tecnica, che sta letteralmente facendo impazzire le polizie stradali e municipali di mezza Italia, è stata simpaticamente (ma tragicamente) ribattezzata in gergo come “la mossa del canguro”.

Il trucco del cartello: come funziona la “Mossa del Canguro”

Il meccanismo alla base di questo stratagemma è tanto elementare quanto, purtroppo, molto efficace (almeno inizialmente). Il trucco si basa sullo sfruttamento di un obbligo di legge: il Codice della Strada italiano impone infatti che, prima di ogni dispositivo di rilevazione della velocità, vi sia un cartello ben visibile (il famoso segnale blu con il vigile stilizzato) che annuncia in anticipo la presenza dell’occhio elettronico. Un avviso pensato originariamente per invitare l’automobilista distratto a rallentare dolcemente per motivi di prudenza.
Ma il furbetto del “canguro” usa questa regola a proprio esclusivo vantaggio. L’autista, che sta viaggiando a velocità folle e sostenuta oltre il limite, nota da lontano il cartello di preavviso. A quel punto, invece di scalare le marce dolcemente, effettua una frenata e una decelerazione improvvisa e violentissima (un balzo all’indietro, proprio come un canguro), per far scendere istantaneamente il tachimetro sotto il limite consentito. Con la macchina praticamente frenata a dismisura, sfila lentamente davanti all’obiettivo della telecamera senza far scattare il famigerato flash. Poi, un metro dopo aver superato la scatola dell’autovelox e il “pericolo”, riaffonda immediatamente e pesantemente il piede sull’acceleratore, riprendendo la sua folle corsa.

Frenate brusche e tamponamenti: un gioco che può essere mortale

Questa pratica, oltre a essere moralmente scorretta ed eticamente deprecabile nei confronti di chi rispetta sempre le regole, è potenzialmente mortale. L’istinto di inchiodare brutalmente alla vista della macchinetta crea un pericolo gigantesco per l’incolumità pubblica.
Chi guida dietro alla vettura “canguro” (magari una famiglia con bambini a bordo che viaggia a distanza normale) si ritrova improvvisamente un muro di metallo frenato davanti al muso. Il rischio che si verifichino violentissimi tamponamenti a catena è altissimo, senza contare che in caso di asfalto bagnato o viscido, l’autista del “canguro” potrebbe perdere irrimediabilmente il controllo della propria vettura, innescando carambole letali solo per non pagare una sanzione di poche centinaia di euro.

La vendetta dello Stato: addio ai vecchi Autovelox, arrivano i Tutor

Considerato che la “mossa del canguro” sta diventando una prassi sempre più scandalosamente comune, le varie amministrazioni locali e il Ministero dei Trasporti hanno deciso di dire basta e prendere contromisure drastiche. Lo Stato non ci sta a farsi prendere in giro.
La soluzione è letale per i furbetti: i vecchi rilevatori di velocità puntuali (i classici scatoloni a bordo strada, facili da ingannare con una frenata dell’ultimo secondo) stanno venendo progressivamente rottamati e sostituiti da occhi elettronici di nuova generazione. Stiamo parlando dei temutissimi e infallibili sistemi Tutor. Queste apparecchiature avanzatissime non fotografano la velocità in un singolo e preciso punto, ma calcolano in modo spietato la velocità media di percorrenza dell’auto su intere e lunghe tratte stradali. Con il Tutor, rallentare all’ultimo secondo per poi accelerare di nuovo risulta del tutto inutile, perché il cronometro totale condannerà comunque l’automobilista indisciplinato. Il tempo dei balzi del canguro, per fortuna, è agli sgoccioli.

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Marco Columbro racconta l’incontro con gli UFO : ” eravamo in duecento nel vederli “

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Marco Columbro, Ufo

Redazione-  Un incontro con gli UFO dopo avere partecipato a una conferenza tenuta da una donna che sostiene di ricevere messaggi dal popolo delle Pleiadi. È quanto racconta Marco Columbro dopo essere stato ospite di Supernova, il podcast condotto da Alessandro Cattelan. L’ex conduttore di Canale5 ha fatto riferimento a un episodio accaduto diversi anni fa al quale dice di credere profondamente, al punto da essere certo che insieme a lui avrebbero assistito al fenomeno circa 200 persone.

“Ero andato in America per una conferenza di una donna, Anna, che, dall’età di 9 anni, riceve messaggi dal popolo dei Pleiadiani, cioè gli abitanti di una stella della costellazione delle Pleiadi”, ha raccontato Columbro, “Alle 22.30, finita la conferenza, usciamo e vedo sopra di noi arrivare un globo lattiginoso. E non era luce, era qualcosa di diverso, sembrava proprio fatto di latte. Subito dopo ne è arrivato un altro, poi un altro ancora. Io mi sono rivolto ad Anna stupito e lei, molto tranquillamente, mi ha detto: ‘Sì, sono loro che ci salutano’. Hanno fatto un giro e poi sono spariti, in un lampo. E li abbiamo visti in 200 persone”.

Con il termine Pleiadiani si fa riferimento agli immaginari alieni nordici, extraterrestri rappresentati come umanoidi alti, biondi e con gli occhi azzurri. Nel folklore ufologico sono tra gli alieni più noti insieme ai rettiliani. Esistono anche libri e guide in commercio che propongono i modi più disparati per tentare di entrare in contatto con tali entità.

continua su: https://www.fanpage.it/spettacolo/personaggi/marco-columbro-racconta-un-incontro-con-gli-ufo-li-abbiamo-visti-in-200-cera-un-globo-lattiginoso-sopra-di-noi/
https://www.fanpage.it/

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Cava Book Festival 2026: la cultura dei libri incontra le nuove voci della letteratura

La cultura torna a farsi incontro, dialogo e condivisione con il Cava Book Festival 2026, manifestazione dedicata al mondo del libro e ai suoi protagonisti, capace di riunire autori, operatori culturali, lettori e personalità impegnate nella promozione della letteratura.

Tra gli ospiti dell’edizione 2026 figura anche Alberto Raffaelli, ideatore e promotore del format Segnalazioni Letterarie, realtà divenuta nel tempo uno spazio di confronto e divulgazione dedicato agli autori e alle loro opere. Una presenza che testimonia quanto oggi la promozione culturale possa svilupparsi attraverso linguaggi diversi, mettendo in relazione editoria, comunicazione, social network e rapporto diretto con il pubblico.

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Cava Book Festival 2026

Redazione-  La cultura torna a farsi incontro, dialogo e condivisione con il Cava Book Festival 2026, manifestazione dedicata al mondo del libro e ai suoi protagonisti, capace di riunire autori, operatori culturali, lettori e personalità impegnate nella promozione della letteratura.

Tra gli ospiti dell’edizione 2026 figura anche Alberto Raffaelli, ideatore e promotore del format Segnalazioni Letterarie, realtà divenuta nel tempo uno spazio di confronto e divulgazione dedicato agli autori e alle loro opere. Una presenza che testimonia quanto oggi la promozione culturale possa svilupparsi attraverso linguaggi diversi, mettendo in relazione editoria, comunicazione, social network e rapporto diretto con il pubblico.

Alberto Raffaelli

Abbiamo incontrato Raffaelli per parlare del significato di questa partecipazione, del ruolo dei festival letterari e, soprattutto, del percorso compiuto da Segnalazioni Letterarie.

Partiamo proprio dal Cava Book Festival. Che significato ha per Lei essere tra gli ospiti di questa manifestazione?

«Partecipare a un appuntamento come il Cava Book Festival rappresenta innanzitutto una grande opportunità di incontro. I festival letterari hanno una funzione che va ben oltre la semplice presentazione di un libro: sono luoghi nei quali le persone possono incontrarsi, ascoltarsi e confrontarsi. Per chi, come me, lavora quotidianamente nella promozione della cultura e degli autori, essere presente significa poter condividere esperienze, idee e progetti con un pubblico che ama realmente la letteratura».

Il Suo nome è strettamente legato a Segnalazioni Letterarie. Come nasce questo format?

«Nasce dall’esigenza di creare uno spazio nel quale il libro potesse tornare a essere protagonista attraverso una comunicazione più diretta e meno convenzionale. Ho sempre creduto che dietro ogni libro ci sia una storia e che dietro ogni autore ci sia un percorso umano e professionale che merita di essere raccontato. Segnalazioni Letterarie è nato proprio con questo intento: mettere in luce gli autori, dare loro voce e creare occasioni di confronto».

CAVA BOOK FESTIVAL 2026

Nel tempo il format è cresciuto notevolmente. Qual è, secondo Lei, la sua forza?

«Credo che la forza sia soprattutto nella capacità di creare una comunità. Non volevo costruire semplicemente una vetrina per i libri, ma un luogo virtuale e reale nel quale autori e lettori potessero sentirsi parte di qualcosa. La letteratura, per sua natura, non dovrebbe essere un’esperienza solitaria. Un libro nasce spesso nel silenzio dello scrittore, ma acquista una nuova vita quando incontra i lettori».

 

Oggi i social network hanno cambiato profondamente il modo di comunicare la cultura. Sono un’opportunità o un rischio?

«Sono certamente un’opportunità, purché vengano utilizzati con consapevolezza. I social permettono di raggiungere persone che magari non frequenterebbero una libreria o una presentazione tradizionale. Ma la velocità della comunicazione non deve sacrificare la qualità dei contenuti. Promuovere un libro non significa semplicemente pubblicare una copertina o un titolo: significa raccontarne il valore, comprendere il lavoro dell’autore e creare curiosità nel lettore».

 

La presenza a un festival come Cava Book Festival sembra quindi inserirsi perfettamente nella filosofia di Segnalazioni Letterarie?

«Assolutamente sì. Ogni festival rappresenta un’occasione per uscire dallo schermo e incontrarsi realmente. Il rapporto umano rimane fondamentale. Una diretta, un’intervista o una pubblicazione online possono raggiungere migliaia di persone, ma stringere la mano a un autore, ascoltarlo dal vivo e parlare con i lettori produce un’emozione diversa. Sono dimensioni che non si escludono, ma che possono completarsi».

Nel panorama editoriale contemporaneo, quali sono secondo Lei le maggiori difficoltà che un autore deve affrontare?

«Una delle difficoltà principali è certamente quella di riuscire a farsi conoscere. Oggi vengono pubblicati moltissimi libri e, paradossalmente, avere una buona opera non significa automaticamente riuscire a raggiungere il pubblico. Per questo considero importante il lavoro di comunicazione. Un autore deve essere aiutato a raccontare il proprio libro e, soprattutto, deve riuscire a costruire nel tempo un rapporto autentico con i lettori».

Gli autori del Festival Cava

 

Quanto conta, invece, il rapporto personale tra autore e pubblico?

«Conta moltissimo. Il lettore vuole conoscere la persona che si trova dietro quelle pagine. Vuole sapere perché è nato un libro, quale emozione lo ha generato, quale esperienza lo ha alimentato. Quando questo incontro avviene con sincerità, si crea una relazione che può andare molto oltre la semplice vendita di una copia».

Qual è il futuro di Segnalazioni Letterarie?

«Il futuro deve essere necessariamente legato alla crescita e alla capacità di rinnovarsi. Continueremo a dare spazio agli autori, alle loro opere e alle iniziative culturali, cercando di sperimentare nuovi linguaggi e nuove modalità di comunicazione. L’obiettivo, però, rimane quello originario: promuovere la lettura e creare occasioni di incontro».

E cosa si augura che rimanga al pubblico dopo un evento come il Cava Book Festival?

«Mi auguro rimanga la voglia di leggere, di conoscere e di ascoltare. Un festival letterario raggiunge davvero il suo obiettivo quando una persona torna a casa con un libro tra le mani, con una storia nella mente o con una nuova curiosità. La cultura non deve mai essere percepita come qualcosa di distante. Deve entrare nella vita delle persone».

Alberto Raffaelli

La partecipazione di Alberto Raffaelli al Cava Book Festival 2026 rappresenta dunque un ulteriore tassello di un percorso costruito intorno alla promozione della lettura e alla valorizzazione degli autori. Un percorso nel quale la comunicazione diventa strumento di incontro e il libro torna a essere ciò che, forse, è sempre stato: un ponte tra persone, esperienze e mondi differenti.

In un’epoca nella quale tutto sembra consumarsi rapidamente, dedicare tempo alle parole significa ancora scegliere di fermarsi. E proprio nei luoghi in cui i libri vengono raccontati, ascoltati e condivisi, la cultura ritrova la sua dimensione più autentica: quella dell’incontro.

Perché un libro può iniziare con una parola, ma la sua vera storia comincia quando quella parola riesce a raggiungere qualcuno.

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Agata, il cortometraggio di Diletta Cappannini che indaga il confine tra successo, segreti e ambizione

C’è un incontro che sembra destinato a cambiare tutto. Da una parte una giovane aspirante autrice, animata dal desiderio di vedere riconosciuto il proprio talento; dall’altra Olivia Cadetti-Soler, la scrittrice più celebre e rinomata del mondo, un nome capace di rappresentare il successo letterario e di incarnare, almeno in apparenza, il sogno di ogni giovane artista.

È da questo affascinante incontro che prende forma “Agata”, il cortometraggio scritto, diretto, interpretato e prodotto da Diletta Cappannini, disponibile su YouTube. Un’opera che accompagna lo spettatore all’interno di una storia fatta di aspirazioni, misteri e verità nascoste, dove nulla è esattamente come sembra.

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Agata

Redazione-  C’è un incontro che sembra destinato a cambiare tutto. Da una parte una giovane aspirante autrice, animata dal desiderio di vedere riconosciuto il proprio talento; dall’altra Olivia Cadetti-Soler, la scrittrice più celebre e rinomata del mondo, un nome capace di rappresentare il successo letterario e di incarnare, almeno in apparenza, il sogno di ogni giovane artista.

È da questo affascinante incontro che prende forma “Agata”, il cortometraggio scritto, diretto, interpretato e prodotto da Diletta Cappannini, disponibile su YouTube. Un’opera che accompagna lo spettatore all’interno di una storia fatta di aspirazioni, misteri e verità nascoste, dove nulla è esattamente come sembra.

La giovane protagonista riesce finalmente a ottenere un colloquio privato con il suo idolo, Olivia Cadetti-Soler. L’incontro sembra procedere nel migliore dei modi e l’aspirante scrittrice affida alla grande celebrità le proprie novelle, nella speranza di ricevere un giudizio e, forse, quell’attesa conferma capace di trasformare un sogno in una possibilità concreta.

Ma dietro l’immagine di una donna straordinaria, celebrata e apparentemente invincibile, si nasconde un segreto. Un mistero importante, capace di mettere in discussione la percezione stessa del successo e della fama. Quale verità si cela, dunque, dietro la straordinaria carriera di Olivia Cadetti-Soler?

Diletta Cappannini

È proprio questo interrogativo a rappresentare il cuore narrativo di “Agata”, liberamente tratto dal libro di racconti “Fantasia Reale” di Diletta Cappannini. Il cortometraggio sceglie il linguaggio del mistero per raccontare una vicenda che si muove tra letteratura e immaginazione, ambizione personale e lati oscuri della celebrità.

Diletta Cappannini firma un progetto nel quale ricopre molteplici ruoli, assumendo la responsabilità della scrittura, della regia, dell’interpretazione e della produzione. Una scelta che restituisce all’opera una forte impronta personale e che testimonia il desiderio di costruire un racconto cinematografico capace di portare sullo schermo una storia originale e ricca di suggestioni.

Ad affiancarla, sul piano tecnico, è Guglielmo Sergio, responsabile della fotografia, dell’editing e del color grading, elementi fondamentali nella costruzione dell’atmosfera visiva dell’opera. Nel cast figurano, insieme a Diletta Cappannini, Paola Casucci, Pietro Cappannini, Patrizia Salvatore, Fiammetta Carrivale e Agatha M.C.

Alla realizzazione del progetto hanno inoltre collaborato gli assistenti di produzione Donatella Selvi e Paolo Fiaschini, contribuendo alla costruzione di un lavoro corale che unisce competenze artistiche e tecniche.

Cortometraggio Agata

“Agata” invita così lo spettatore a entrare in una storia nella quale il desiderio di affermarsi si confronta con il peso delle verità nascoste. Perché, dietro ogni grande successo, potrebbe celarsi una storia che nessuno ha ancora avuto il coraggio di raccontare.

Il cortometraggio è disponibile su YouTube.

Per guardare “Agata”: https://youtu.be/rqSI7KSt0oA?is=WxhoNXrtBEV9juAN

Diletta, “Agata” nasce da una storia ricca di mistero e suggestioni. Come è nata l’idea di trasformare questo racconto in un cortometraggio?

L’idea è nata dal desiderio di dare una nuova dimensione visiva a una storia che sentivo particolarmente vicina.

 “Agata”, liberamente tratto dal mio libro di racconti Fantasia Reale, contiene elementi che si prestavano naturalmente al linguaggio cinematografico: il mistero, l’attesa, il rapporto tra ambizione e successo e, soprattutto, la presenza di un segreto capace di cambiare completamente la percezione dei personaggi. Portare questa storia sullo schermo è stata per me una sfida affascinante e un modo per sperimentare un linguaggio artistico diverso rispetto alla scrittura.

Nel cortometraggio Lei ha ricoperto diversi ruoli, dalla scrittura alla regia, fino all’interpretazione e alla produzione. Che cosa ha significato affrontare un progetto così articolato?

È stata certamente un’esperienza intensa e impegnativa, ma anche estremamente formativa. Seguire il progetto in ogni sua fase mi ha permesso di avere una visione completa dell’opera e di curare personalmente molti aspetti della sua realizzazione. Naturalmente, nulla sarebbe stato possibile senza il prezioso contributo delle persone che hanno collaborato al cortometraggio. Il cinema è un’arte profondamente corale e poter condividere questa esperienza con professionisti e collaboratori che hanno creduto nel progetto è stato per me molto importante.

 

Dietro la storia di una giovane aspirante autrice e di una celebre scrittrice si nascondono interrogativi importanti sul successo e sulle apparenze. Quale messaggio desidera lasciare agli spettatori attraverso “Agata”?

Mi piacerebbe che lo spettatore si lasciasse coinvolgere dalla storia e, allo stesso tempo, si interrogasse su ciò che spesso non riusciamo a vedere oltre le apparenze. Il successo può avere molti volti e dietro un’immagine pubblica apparentemente perfetta possono celarsi segreti, fragilità e verità inaspettate. “Agata” vuole raccontare anche questo: la necessità di non fermarsi mai alla superficie delle cose. Naturalmente, il mistero resta uno degli elementi centrali dell’opera e sarà proprio lo spettatore, seguendo la storia, a scoprire ciò che si nasconde dietro la fama della protagonista.

Tazzina di Caffè

 

“Agata” è un viaggio tra parole, immagini e misteri, dove il successo mostra il suo volto più enigmatico e la verità attende soltanto di essere scoperta.

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