Esteri
UKRAINA – ALLARME A CHERNOBYL,IL REATTORE 4 STA PER CEDERE
Redazione- l grande arco metallico che copre il reattore 4 di Chernobyl è stato progettato per isolare in modo stabile ciò che resta dell’incidente nucleare del 1986. La struttura, completata nel 2016, ha il compito di impedire la dispersione di materiale radioattivo e proteggere il vecchio sarcofago ormai deteriorato. Negli ultimi giorni, però, un danneggiamento ha riacceso l’attenzione sulle sue condizioni.Secondo le informazioni disponibili, un impatto ha perforato una parte del rivestimento esterno, provocando anche un incendio limitato (ecco una prima immagine dei danni). Non si tratta di un danno alla struttura portante, che continua a mantenere la propria stabilità, ma riguarda gli strati superficiali che garantiscono l’isolamento dall’esterno. Questo rivestimento ha un ruolo fondamentale: impedisce all’acqua di entrare e limita la fuoriuscita di polveri contaminate. La presenza di un’apertura modifica queste condizioni. L’ingresso di umidità può alterare l’ambiente interno, accelerando i processi di corrosione e incidente nel tempo sui materiali. Non è un effetto immediato, ma è proprio questo tipo di deterioramento progressivo a rappresentare la principale criticità. Il sistema è stato concepito per funzionare per decenni con parametri molto controllati, e anche una variazione relativamente piccola può richiedere interventi mirati.Da una parte l’usura, da una parte la guerra, ma il reattore 4 ha urgenzte bisogno di rettifica strutturale, e lo stesso è da valutare nell’immediato, anche per gli altri reattori.
Esteri
La nuova stretta sui diritti delle donne in Afghanistan: dalle cure sanitarie ai mercati fino all’istruzione e alle libertà personali
Redazione_I talebani hanno ulteriormente ampliato le restrizioni imposte alle donne in Afghanistan durante il secondo trimestre del 2026. Le limitazioni non riguardano più soltanto l’istruzione, il lavoro e la libertà di movimento, ma hanno coinvolto anche l’accesso ai servizi sanitari, la possibilità di acquistare beni nei mercati e alcuni diritti fondamentali nella vita familiare.
Secondo il rapporto, alla fine del mese di Sawr, nella provincia di Uruzgan, i funzionari dell’«Amr bil Ma’ruf wa Nahi an al-Munkar» dei talebani hanno ordinato a un centro sanitario del distretto di Dehrawud di non fornire cure alle donne che si presentano senza un mahram, cioè un accompagnatore maschio della famiglia. Inoltre, alle lavoratrici sanitarie è stato imposto di recarsi al lavoro solo in presenza di un mahram, una misura che potrebbe rendere ancora più difficile per molte donne, soprattutto nelle aree rurali, accedere alle cure mediche.
Parallelamente, sono aumentate le pressioni sul modo di vestirsi delle donne. Nella provincia di Herat, tra il 16 e il 18 del mese di Jawza, almeno 30 donne sono state arrestate con l’accusa di non aver rispettato il codice di abbigliamento imposto dai talebani. Successivamente, il gruppo ha distribuito nelle moschee un documento di dieci pagine in cui ha ribadito le proprie direttive sul velo e ha chiesto agli imam di includere questo tema nei sermoni del venerdì.
Le restrizioni si sono estese anche alla vita quotidiana nei mercati. Nella provincia di Kandahar, ai commercianti è stato ordinato di non vendere prodotti alle donne che non sono accompagnate da un mahram. Casi simili sono stati registrati nelle province di Logar e Badakhshan, dove alcuni negozianti sono stati arrestati per aver venduto merci a donne senza accompagnatore, mentre alcuni negozi sono stati chiusi temporaneamente.
Il rapporto fa riferimento anche al nuovo regolamento denominato «Principi sulla separazione dei coniugi», che secondo l’ONU limita ulteriormente il diritto delle donne di chiedere il divorzio, lega la validità del matrimonio al consenso del tutore maschile e contiene disposizioni che potrebbero favorire il matrimonio precoce delle bambine.
Nel frattempo, continua il divieto imposto alle donne e alle ragazze di accedere all’istruzione superiore. Anche nell’esame nazionale di ammissione all’università di quest’anno hanno partecipato soltanto circa 120 mila candidati uomini, mentre le donne restano escluse dalle università e dall’istruzione superiore.
Questi casi sono stati documentati nel nuovo rapporto dell’UNAMA (Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan) sulla situazione dei diritti umani nel Paese, relativo al periodo compreso tra il primo aprile e il 30 giugno 2026.
Esteri
Giappone – forte terremoto 7.1, crolli ed esplosioni
Redazione- Un forte terremoto ha colpito il Giappone, sulla grande isola meridionale di Kyushu, causando alcune crolli di edifici e incendi.Ancora incerto il bilancio delle vittime. Il sima ha avuto magnitudo 6.5 secondo i dati dell’Ingv, 6.8 secondo l’Usgs, 7.1 secondo l’Agenzia metereologica giapponese. L’ipocentro della scossa è stato a circa 10 km di profondità.
Dopo la scossa di terremoto, la polizia ha riferito di aver ricevuto segnalazioni di una “esplosione” avvenuta all’interno di un centro commerciale Aeon Mall a Kumamoto. “Molte persone” sono rimaste intrappolate, riporta l’emittente Nhk. “La polizia ritiene che circa 20-30 persone risultino disperse nel centro commerciale”, scrive la tv giapponese Nhk. Le operazioni di soccorso sono in corso mentre la popolazione resta in allerta per eventuali scosse di assestamento.
Dopo la scossa incendi sono divampati in diverse località e sono in corso le operazioni di spegnimento, riportano i media locali segnalando anche diverse case crollate e la presenza di persone intrappolate all’interno. Secondo la Kyushu Electric Power Transmission and Distribution Co., circa 48.170 famiglie nella prefettura di Kumamoto sono rimaste senza corrente elettrica, 13.770 a Yatsushiro, circa 12.060 a Uki, oltre 5.100 a Misato e 5.500 a Uto. La compagnia ferroviaria Kyushu Railway Co. ha sospeso la circolazione dei treni su tutte le linee, compresi i servizi ad alta velocità Shinkansen. Chiusi anche la pista dell’aeroporto a tempo indeterminato, alcuni tratti delle autostrade. In alcune zone colpite, i servizi di comunicazione sono risultati indisponibili. Secondo un comunicato di NTT West, l’interruzione del servizio è iniziata intorno alle 16.27 (le 9.27 in Italia) nella prefettura di Kumamoto e in altre aree. L’azienda – riporta il Japan News – ha dichiarato di essere “ancora impegnata nella verifica” della situazione, aggiungendo tuttavia che “l’accesso a Internet e le chiamate telefoniche tramite linee internet potrebbero risultare non disponibili”. Anche i principali operatori di telefonia mobile hanno annunciato interruzioni del servizio una dopo l’altra.Nel 2016, due terremoti di magnitudo massima 7 hanno colpito la prefettura di Kumamoto. In totale, 278 persone hanno perso la vita, incluse quelle decedute per cause legate al disastro, e circa 207.000 abitazioni sono state danneggiate. L’Agenzia meteorologica giapponese ha intanto revocato l’allerta tsunami. Diverse persone risultano disperse in seguito al crollo di una ciminiera in una fabbrica a Kunamoto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa giapponese Nhk, citata da Sky News. L’incidente è avvenuto presso lo stabilimento Yatsushiro della Nippon Paper Industries, un importante impianto di produzione della zona.
Un ponte nella zona di Kumamoto è parzialmente crollato a causa del terremoto che ha colpito il Giappone. La notizia è riportata da Sky News, che pubblica una foto di Reuters che mostra una corsia separata della struttura sott’acqua, mentre le auto percorrono la parte di ponte intatta.
Esteri
Allarme per 5,7 milioni di bambini e madri: la fame minaccia l’Afghanistan
Redazione- In ogni angolo dell’Afghanistan, migliaia di madri guardano ogni giorno i propri figli con paura. Bambini che non combattono soltanto contro la fame, ma anche contro la malnutrizione e le malattie. Per molte famiglie, i centri sanitari e i programmi di assistenza nutrizionale rappresentano l’ultima speranza. Ora, però, anche quella speranza rischia di svanire.
La grave carenza di fondi mette a rischio il futuro di circa 5,7 milioni di bambini e madri. Se i finanziamenti non arriveranno con urgenza, milioni di persone potrebbero perdere l’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali essenziali, servizi che per molti rappresentano il confine tra la vita e la morte.
Non si tratta soltanto di una mancanza di risorse economiche. Significa bambini che non riceveranno più gli alimenti terapeutici di cui hanno bisogno, madri costrette a tornare a casa senza cure e famiglie obbligate ad assistere, impotenti, al peggioramento delle condizioni dei propri cari.
L’Afghanistan continua ad affrontare una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. La crisi economica, la riduzione degli aiuti internazionali, le siccità ricorrenti, i disastri naturali e il continuo aumento delle persone bisognose stanno aggravando una situazione già estremamente difficile. In queste condizioni, ogni ulteriore taglio agli aiuti rischia di spegnere l’ultima speranza di milioni di famiglie.
Nel frattempo, la malnutrizione continua ad aumentare in diverse aree del Paese, colpendo soprattutto bambini e donne. Se questa situazione dovesse continuare, migliaia di bambini potrebbero perdere la possibilità di crescere in modo sano, mentre sempre più madri guarderanno al futuro dei propri figli con angoscia.
Oggi non è in gioco soltanto la continuità di un programma umanitario: è il futuro di milioni di bambini afghani che aspettano un pasto, cure essenziali e un motivo per continuare a sperare.
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