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Tecnologia

SOFTWARE LIBERO A RISCHIO: LE NUOVE RESTRIZIONI CALIFORNIANE METTONO IN DIFFICOLTÀ IL MONDO LINUX

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Redazione-  La recente legislazione californiana, nota come AB 1043, sta scuotendo le fondamenta dello sviluppo software libero. Sebbene la norma non proibisca esplicitamente l’utilizzo di Linux, introduce un obbligo gravoso: impone a tutti i sistemi operativi di implementare un sistema di verifica dell’età entro il 1° gennaio 2027.

Mentre le grandi aziende tecnologiche dispongono di reparti legali e risorse sufficienti per adeguarsi a tali requisiti, la situazione appare drasticamente diversa per l’ecosistema open source. Molti di questi progetti sono portati avanti da comunità di volontari, non gestiscono account centralizzati e sono progettati per operare in modo indipendente, senza trasmettere dati personali a server esterni. L’imposizione di un “segnale di età” integrato nel sistema operativo costringerebbe questi sviluppatori a una rivoluzione strutturale: dovrebbero creare API per gestire dati anagrafici, tracciare l’identità dell’utente e implementare barriere di sicurezza, andando contro i principi fondamentali che hanno reso Linux un baluardo della libertà digitale.

Il rischio concreto non è un divieto esplicito, ma un’esclusione di fatto. Le distribuzioni Linux più piccole o gestite da privati potrebbero non essere in grado di sostenere i costi di conformità o i rischi legali derivanti da potenziali sanzioni, lasciando campo libero ai sistemi operativi proprietari. Questo scenario solleva preoccupazioni non solo per la sopravvivenza dei progetti comunitari, ma anche per la privacy degli utenti e per la futura diversità nel mercato dei sistemi operativi, che finirebbe per premiare solo le entità dotate di massicce infrastrutture burocratiche.

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Tecnologia

L’ILLUSIONE ARTIFICIALE: SMANTELLATA IN THAILANDIA LA GANG DELLE “BELLEZZE FANTASMA” CREATE DALL’AI

Dietro il volto perfetto di una donna sconosciuta sui social si celava l’AI di una truffa milionaria. Sei persone sono state arrestate in Thailandia per aver manipolato migliaia di vittime con identità virtuali create dal nulla.
#CyberCrime #IntelligenzaArtificiale #TruffeOnline #SicurezzaDigitale

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Dal lusso di un grattacielo a Nonthaburi alle celle di prigione: la polizia thailandese ha messo fine a un’organizzazione criminale che utilizzava l’intelligenza artificiale per manipolare i sentimenti delle vittime e svuotare i loro conti correnti.

Redazione-  Nel mondo digitale di oggi, dove il confine tra realtà e finzione si fa sempre più sottile, il cuore può essere trasformato in un pericoloso punto debole. Lo hanno capito bene sei cittadini nigeriani, arrestati lo scorso 22 maggio a Nonthaburi, a nord di Bangkok, durante il blitz battezzato dalle autorità locali “Dark Room Crackdown”. L’operazione ha rivelato una realtà inquietante: un’organizzazione criminale che non rubava solo denaro, ma costruiva intere vite parallele per ingannare ignari utenti sui social network.

Il miraggio degli algoritmi

Il fulcro della frode risiedeva nell’uso sapiente — e criminale — dell’intelligenza artificiale. I truffatori non si limitavano a rubare foto di modelle o influencer: le creavano da zero. Grazie alla tecnologia AI, i criminali generavano immagini di donne dal volto perfetto e rassicurante, creando identità digitali talmente verosimili da passare indenni anche ai controlli più approfonditi.

Una volta creato il profilo “civetta”, la rete si attivava su ogni fronte: Facebook, Messenger, TikTok, WeChat, Line e Zalo. Le vittime venivano attirate in un ragnatela emotiva fatta di conversazioni quotidiane, promesse di affetto e dinamiche manipolatorie collaudate al millimetro. L’obiettivo finale? Spingere gli interlocutori a inviare somme di denaro, spesso giustificate da finte emergenze o progetti futuri mai destinati a realizzarsi.

Il blitz nel lusso

L’indagine, condotta dalla polizia thailandese, è partita da un’anomalia burocratica: una serie di flussi di denaro sospetti associati a individui che, formalmente, risultavano iscritti a corsi universitari nel Paese, ma che non avevano mai messo piede in aula. Il monitoraggio attento ha condotto gli agenti in un lussuoso complesso residenziale a Nonthaburi, dove il gruppo aveva stabilito il proprio quartier generale.

Durante la perquisizione, gli agenti hanno sequestrato un vero arsenale di frode: smartphone, computer e documenti bancari che contengono migliaia di chat con le vittime. Gli investigatori stanno ora analizzando il materiale per capire se, oltre alle immagini, la banda utilizzasse sistemi avanzati di deepfake o videochiamate preregistrate con contenuti sintetici per rendere il raggiro ancora più indistinguibile dalla verità.

Un pericolo globale

I sei arrestati, di età compresa tra i 23 e i 35 anni, dovranno rispondere di gravi accuse, tra cui la violazione delle norme sull’immigrazione (tutti avevano il visto scaduto da tempo) e l’associazione a delinquere finalizzata alla frode online.

Questo caso emblematico accende nuovamente i riflettori su una minaccia globale: la capacità dell’intelligenza artificiale di scalare le truffe romantiche su scala industriale. Non si tratta più solo di un singolo truffatore che usa una foto rubata, ma di organizzazioni strutturate che sfruttano il potere computazionale per creare “fantasmi” in grado di sedurre, manipolare e distruggere intere esistenze. La lezione è amara ma chiara: dietro lo schermo, non tutto ciò che brilla — o che ci sussurra parole dolci — è umano.

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FUTURO SU BINARI: RETE FERROVIARIA, RIGHINI ANNUNCIA L’ERA DELL’AI E DEL TAGLIO DEL GLIFOSATE

🚀 La rete ferroviaria italiana cambia pelle: meno chimica, più intelligenza artificiale e laser per pulire le gallerie. Diego Righini di Geosintesi svela il decennale ADFER a Palazzo Montecitorio. 🌱 Sicurezza, ambiente e tecnologia si fondono per un trasporto sostenibile: scopri come l’AI sta rivoluzionando la manutenzione dei binari.
#ADFER2026 #ReteFerroviaria #Sostenibilità #Innovazione 🚂📡🌿

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da sx Diego Righini Andrea Zanotti

Redazione-  Il decennale dell’Associazione delle Imprese Ferroviarie (ADFER), in programma mercoledì 20 maggio 2026 alle ore 15 nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto alla Camera dei Deputati, segna un punto di svolta per il trasporto italiano. A guidare la narrazione dell’evoluzione della rete è Diego Righini, general manager di Geosintesi e tra i fondatori di ADFER, che presenta un bilancio netto: negli ultimi dieci anni la manutenzione ferroviaria è diventata più ecologica, più sicura e profondamente tecnologica.

Il cuore della trasformazione risiede in un cambio di paradigma operativo. “Abbiamo ridotto drasticamente l’uso del glifosate, sostituendo metodi tradizionali con soluzioni intelligenti”, spiega Righini. Al suo posto, arrivano telecamere intelligenti capaci di riconoscere e mappare la vegetazione lungo le linee ferroviarie. Non si tratta solo di osservazione passiva: l’integrazione di dati climatici, meteorologici e agronomici alimenta sistemi predittivi basati sull’intelligenza artificiale. Questi strumenti permettono di programmare gli interventi con precisione chirurgica, migliorando la sicurezza e l’efficienza, senza ricorrere a trattamenti indiscriminati.

La sicurezza, d’altro canto, ha guadagnato livelli inediti grazie alla tecnologia. Righini evidenzia come le imprese del comparto abbiano contribuito a ridurre i costi operativi e a potenziare la protezione della rete attraverso mezzi ferroviari dotati di sistema ERTMS (European Rail Traffic Management System). Questa innovazione tecnologica non solo garantisce una maggiore fluidità del traffico, ma elimina la necessità di impiegare personale aggiuntivo per la protezione dei cantieri ferroviari, riducendo il rischio umano e aumentando l’efficienza operativa.

Parallelamente, l’attenzione non si è limitata alla gestione del territorio ma si è estesa alla continuità del servizio e alla tutela delle persone. Negli ultimi anni sono stati sviluppati sistemi e prodotti specifici per la prevenzione e lo spegnimento degli incendi lungo le tratte ferroviarie. L’obiettivo è triplice: salvaguardare le vite umane, proteggere le infrastrutture tecnologiche e garantire la continuità del servizio per pendolari e viaggiatori, evitando disservizi anche in condizioni critiche.

Ma il futuro, secondo Righini, non si ferma qui. Alla vigilia del convegno, Geosintesi annuncia una nuova frontiera ambientale: la progettazione di sistemi di lavaggio delle gallerie ferroviarie mediante tecnologia laser. Si tratta di una soluzione rivoluzionaria pensata per evitare la contaminazione delle falde acquifere. Tradizionalmente, la pulizia dei tunnel generava acque reflue e l’uso di detergenti chimici; la tecnologia laser promette invece di rimuovere le polveri sottili in modo efficiente, senza rilasciare agenti inquinanti nel suolo e nelle acque lungo le tratte ferroviarie.

Il convegno, promosso su invito del Presidente della IX Commissione Trasporti della Camera, On. Salvatore Deidda, sarà l’occasione per presentare ufficialmente questi risultati e le prospettive future. L’evento vedrà l’apertura dei lavori da parte del Presidente di ADFER, Giuseppe Fraticello, e gli interventi dei soci fondatori: oltre a Righini, Corrado Cinquanta per ISAM, Francesco Comune per SFI e Romina Riccardo per TecnoFer.

La manifestazione raccoglierà anche il saluto istituzionale di figure di rilievo come il Vicepresidente della Camera dei Deputati, On. Fabio Rampelli, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Sen. Matteo Salvini (in videomessaggio), il Presidente della VIII Commissione Ambiente del Senato, Sen. Claudio Fazzone, e il Vicepresidente della IX Commissione Trasporti, On. Andrea Casu. A completare il quadro, la presenza del Presidente della Fondazione FS, Ing. Luigi Cantamessa, insieme ai rappresentanti di RFI Rete Ferroviaria Italiana e delle principali realtà del settore.

Dieci anni di ADFER raccontano una storia di innovazione continua, dove l’intelligenza artificiale e la tutela ambientale non sono più obiettivi separati, ma un binario unico su cui corre il futuro della mobilità italiana.

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WINDOWS 11 NEL CAOS: L’AGGIORNAMENTO DI MAGGIO BLOCCA I PC E MANDA IN TILT LA RETE

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Windows 11 Hero Bloom Logo 960 x 540

Redazione-  Il “Patch Tuesday” di maggio 2026 doveva segnare un passo avanti importante per la sicurezza di Windows 11, ma si sta trasformando in un vero e proprio incubo informatico. L’aggiornamento cumulativo KB5089549, lanciato da Microsoft per correggere oltre 130 vulnerabilità critiche e risolvere i fastidiosi problemi con le chiavi di recupero di BitLocker, sta causando grattacapi a macchia d’olio in tutto il mondo.

Un loop di errori frustrante

Le segnalazioni che arrivano in massa dai forum Microsoft e dalle community di Reddit descrivono uno scenario pressoché identico. Il processo di aggiornamento si avvia regolarmente, il download scorre fluido e la preparazione dei file sembra procedere senza intoppi. Tuttavia, proprio quando l’installazione dovrebbe completarsi, il sistema si arrende bruscamente. Compare l’ormai famigerato messaggio: “Qualcosa non è andato come previsto”.

Fortunatamente, il sistema di protezione di Windows 11 sembra funzionare: il rollback automatico riporta l’utente alla build precedente, evitando che il computer rimanga bloccato in un pericoloso “boot loop” (il continuo riavvio senza accesso al sistema operativo). Tuttavia, il risultato finale rimane una sconfitta per l’utente, che si ritrova con un PC privo delle correzioni di sicurezza necessarie e costretto a subire continui tentativi di installazione fallimentari.

Quando l’aggiornamento va a buon fine, i problemi si moltiplicano

Se il mancato aggiornamento rappresenta un fastidio, c’è chi è riuscito, con caparbietà o fortuna, a portare a termine l’installazione della KB5089549. Ed è qui che la situazione si fa paradossale: gli utenti che hanno superato lo scoglio dell’installazione segnalano un drastico calo delle prestazioni della connessione internet.

La navigazione diventa lenta, instabile e a tratti inutilizzabile. Sebbene si tratti di casi circoscritti, il sospetto principale ricade su incompatibilità tra i driver di rete e il nuovo pacchetto software di Microsoft. È una brutta ironia della sorte per un colosso come Microsoft che, negli ultimi mesi, ha puntato tutto sulla narrazione di una gestione “più intelligente” e automatizzata dei driver tramite Windows Update.

Cosa sta succedendo?

Al momento, la dashboard ufficiale di Windows Release Health tace. Microsoft non ha ancora riconosciuto ufficialmente l’esistenza del bug, segno che l’azienda è ancora in fase di raccolta dati. Le ipotesi tecniche spaziano da file di sistema corrotti a conflitti con antivirus di terze parti, fino a possibili incompatibilità a livello di BIOS/UEFI.

Cosa fare (in attesa di una soluzione)

Se anche voi siete bloccati in questo circolo vizioso, il consiglio principale è quello di non forzare ulteriormente l’aggiornamento. Inutile insistere se Windows continua a fallire: rischiereste solo di sprecare tempo prezioso e risorse di sistema.

Per i più esperti, è possibile tentare le procedure standard di manutenzione:

  1. Windows Update Troubleshooter: lo strumento integrato per rilevare errori nel processo di aggiornamento.
  2. Controllo integrità file: utilizzare il prompt dei comandi (come amministratore) lanciando sfc /scannow per riparare eventuali file di sistema danneggiati.
  3. Aggiornamento manuale dei driver: verificare sul sito del produttore della propria scheda madre o scheda Wi-Fi/Ethernet se sono disponibili versioni più recenti.

In attesa di una patch correttiva da parte di Microsoft, la prudenza è d’obbligo. Se il vostro PC funziona, lasciate l’aggiornamento KB5089549 nel database dei download rimandati: a volte, nel mondo di Windows, meno si tocca, meglio è.

Rimanete sintonizzati per ulteriori aggiornamenti: non appena Microsoft rilascerà un fix ufficiale, sarà nostra premura informarvi. Nel frattempo, tenete d’occhio la vostra connessione.

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