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A SULMONA, FONTECCHIO E ACCIANO LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SUL “MONTE SIRENTE” DI MASSIMO SANTILLI

GIOVEDI’ 14 MAGGIO UN PROGETTO DI VALORIZZAZIONE TERRITORIALE TRA VOLUME, DOCUMENTARIO E CARTINA LETTERARIA

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Sirente Sulmona

Redazione-  Primo ciclo di presentazioni in provincia dell’Aquila per il libro-progetto di Massimo Santilli dal titolo “Sirente, sconosciuto stupore – Una montagna d’Abruzzo e la sua valle” (D’Abruzzo – Edizioni Menabò). Si parte giovedì 14 maggio, alle ore 17, nella biblioteca del Liceo Classico “Ovidio” di Sulmona. Oltre all’autore e alle autorità locali, saranno presenti il Rector dei Ponalumni, Carlo Alicandri Ciufelli (Rector dei Ponalumni), il Commissario dell’Unione Montana Sirentina, Luigi Fasciani e, in qualità di moderatrice, Rosa Giammarco.

Domenica 17 maggio l’evento si terrà a Fontecchio alle ore 17.30, con il saluto istituzionale del Sindaco, Sabrina Ciancone, mentre domenica 31 maggio, alle 17.30 sarà la volta di Acciano (palazzo comunale) con il saluto del Sindaco Fabio Camilli e l’intervento di Gino Bucci, più conosciuto come “L’Abruzzese Fuori Sede”.

Il volume, che gode della prestigiosa prefazione di Dacia Maraini, rientra in un più vasto progetto di promozione territoriale dell’area comprendente un documentario, una cartina letteraria e azioni mirate di comunicazione integrata sui social media.

Il ricercatore ci propone ancora un lavoro sorprendente che mostra in tutta evidenza le bellezze del Monte Sirente, le rarità etnografiche della Valle Subequana e ne chiarisce il perimetro e la consistenza geo-culturale. Uno studio accurato e avvincente tanto che è stato definito da autorevoli osservatori un vero e proprio manifesto dell’Appennino aquilano e abruzzese impreziosito da tanti materiali inediti e dalla copiosa bibliografia di riferimento resa in appendice.

Il libro compendia decenni di studio sul Serente e sulla “Valle Superequana”, com’era anticamente chiamata, ne illustra il lato meno visibile; rivela le intimità e gli approdi singolari di un cammino seducente di conoscenza complessiva e di fruizione minuziosa dei luoghi decantati da letterati e illustrati da numerosi viaggiatori italiani e stranieri dei Secc. XVIII-XX che hanno attraversato queste contrade e dai primi esploratori ed escursionisti che hanno scalato la vetta del Sirente. Felice connubio tra analisi delle fonti e funzione divulgativa,  il volume si pone anche a servizio della progettualità politica locale quale strumento di lavoro e contiene la storia finalmente svelata di una zona interna dell’Abruzzo montano estesa sul territorio di dieci comuni (Valle Subequana-Media Valle dell’Aterno) e considerata a torto e per troppo tempo marginale, una apparente terra di nessuno che prende consapevolezza del proprio potenziale, e senza retorica, evidenzia la sua trama identitaria ricca di radici e orizzonti, di culture e colture, di paesi e paesaggi, di torri, castelli, templi, conventi, monasteri e ogni piazza, strada o sentiero diventa una continua e appagante sorpresa.

Ampio spazio, inoltre, è stato dedicato al Fiume Aterno, ai suoi opifici e alle sue acque gelide ma feconde.

Nelle quattrocento pagine del libro si racconta la gente Subequana, le sue origini, le attitudini, le sue aspirazioni; il sentimento e la ragione di un’esistenza millenaria che scopre la profondità nascosta, e ora finalmente appalesata, della sua anima. Un’identità irripetibile e riconoscibile, un passato contemporaneo che spinge a credere fino in fondo nelle vocazioni della propria terra e a ritenere che sia questo il modo per non abbandonarla e farla vivere a tutti.

Nel volume, la montagna sirentina emerge e traspare al netto di narrazioni, e si espone in tutta la sua ineluttabile seduzione, nei suoi affanni contemporanei, come nelle sue infinite evocazioni e interminabili declinazioni che approdano alla comprensione del senso di questi luoghi.

L’autore definisce l’opera un’indagine sul vissuto e sul vivente, che ha posto il suo interesse nell’individuazione dei punti di debolezza, ma anche e soprattutto di quelli di forza allo scopo di ottenere un risultato utile a ricomporre la struttura sociale ed economica di questa area interna, diventata, assieme alle altre, sempre più povera anche a causa della svalutazione e della dispersione della cultura popolare appenninica dovuta ai sistemi omologanti propri del consumismo globalizzante e massificante. Una zona montana, dunque, divenuta fragile, ma non certo periferica e precaria in quanto tale abitata da gente tenace e laboriosa che non si rassegna e che vuole tornare protagonista del proprio esistere nel presente proiettato al suo futuro.

Il ricco capitale umano, i tesori rurali, le diverse specie della fauna selvatica e le varietà botaniche presenti configurano una biodiversità naturalistica e culturale di assoluta valenza: boscaioli, carbonai, arcai, tagliatori di ghiaccio, allevatori, agricoltori, pinciari, campanari, funari e altri artigiani quali figli e fratelli di queste alte terre degli Appennini dell’Italia Centrale che hanno saputo lasciare un’impronta indelebile del loro passaggio.

Fra gli altri materiali conoscitivi e divulgativi inerenti al progetto vi è un video promozionale che rappresenta un utile viatico di acceso visivo a questa ampia porzione della montagna abruzzese; un viaggio di antropologia visuale che si completa con una Cartina letteraria contenente preziose informazioni e artistiche illustrazioni riproducenti le emergenze storico-architettoniche e le eccellenze delle produzioni agricole di tutte le aziende locali.

L’idea progettuale è stata realizzata dall’Associazione “Civitas Superequani” e dalle Edizioni Menabò-D’Abruzzo con il sostegno della Fondazione Hubruzzo, di alcuni imprenditori dell’area e con il Patrocinio del Parco Regionale Sirente Velino e dei comuni di Acciano, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Molina Aterno, Tione degli Abruzzi e Secinaro.

A partire dalla fortunata presentazione a Roma dello scorso 17 Aprile presso la prestigiosa sede di Palazzo Valentini, il progetto Editoriale “Sirente Sconosciuto Stupore”, sta incontrando l’interesse dei principali organi di informazione nazionale, oltre che regionale.

E’ possibile richiedere il volume nelle principali librerie e sui maggiori store online come Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, ecc. Segui gli aggiornamenti sulla pagina social ufficiale di Fb e Instagram: Sirente, sconosciuto stupore.

Info e contatti: e-mail civitas.superequani@gmail.com, tel. cell. 333.5246557.

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RADICI PER TERRA, TESTA VERSO IL CIELO: GLI ALUNNI DI ROCCA DI BOTTE RISCOPRONO LA NATURA ALL’ORTO BOTANICO

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Redazione-  In una giornata all’insegna della riscoperta e della meraviglia, gli alunni della Scuola Primaria di Rocca di Botte hanno varcato la soglia di un mondo incantato, l’Orto Botanico di Francesco Paolo Russi e Lucilla Pietroletti. Questa esperienza, tanto attesa, ha segnato il ritorno di un prezioso appuntamento annuale dedicato all’Outdoor Education, riaffermando il legame profondo tra l’uomo e la natura, proprio come suggeriva il poeta Erri De Luca: “Amo gli alberi. Sono come noi. Radici per terra e testa verso il cielo.”

Dopo l’interruzione forzata dovuta alla pandemia globale e i recenti rinvii causati da un maltempo capriccioso, l’entusiasmo era palpabile tra i giovani esploratori. I sorrisi e gli occhi spalancati dei bambini hanno illuminato i sentieri dell’Orto Botanico, trasformando una semplice gita in una profonda lezione a cielo aperto.

L’iniziativa, un pilastro fondamentale dell’offerta formativa della scuola, ha visto la sinergia di diverse componenti essenziali per il suo successo. La guida esperta e rassicurante dei Carabinieri Forestali di Pereto è stata fondamentale. Con la loro profonda conoscenza dell’ambiente e la capacità di comunicare concetti complessi in modo accessibile, hanno trasformato ogni arbusto e ogni fiore in una pagina di un libro illustrato, raccontando storie di biodiversità, ecosistemi e l’importanza cruciale della conservazione. La loro presenza ha permesso ai bambini di comprendere il ruolo vitale che questi “guardiani verdi” svolgono nella protezione del nostro patrimonio naturale.

A garantire la sicurezza e la fluidità dell’organizzazione ha contribuito il prezioso supporto della Polizia Municipale, mentre la costante dedizione delle insegnanti della Scuola Primaria di Rocca di Botte è stata il motore instancabile di tutta l’operazione. Con la loro passione e il loro impegno, hanno saputo stimolare la curiosità, incoraggiare l’esplorazione e trasformare l’apprendimento in un’avventura indimenticabile.

All’interno del curatissimo Orto Botanico, un vero e proprio santuario verde plasmato con amore e dedizione da Francesco Paolo Russi e Lucilla Pietroletti, ai quali va il più sentito ringraziamento di tutta la comunità scolastica, i bambini hanno avuto l’opportunità unica di toccare con mano la biodiversità, di annusare i profumi intensi della terra e delle piante fiorite, di ascoltare i suoni delicati della natura incontaminata. Lontano dalle aule e dalle tradizionali lavagne, hanno imparato a riconoscere specie arboree e floreali, a distinguere le foglie, ad osservare le texture delle cortecce e a comprendere il ciclo vitale che governa il mondo vegetale.

Questa giornata di Outdoor Education non è stata solo una semplice lezione di scienze naturali. È stata un’immersione sensoriale che ha permesso ai bambini di connettersi a un livello più profondo con l’ambiente che li circonda. Hanno scoperto come gli alberi siano non solo elementi del paesaggio, ma veri e propri “polmoni” del nostro pianeta, essenziali per la vita e per l’equilibrio ecologico. La citazione di Erri De Luca ha risuonato in ogni piccolo esploratore: “Radici per terra e testa verso il cielo” è diventata una metafora della loro stessa crescita, ben radicati nel sapere e nelle tradizioni, ma sempre protesi verso nuove conoscenze e orizzonti, con la capacità di sognare e di elevare lo sguardo.

L’emozione e lo stupore dipinti sui volti dei bambini erano la testimonianza più eloquente del successo di questa giornata, dove la teoria ha lasciato spazio alla scoperta pratica e sensoriale. L’Orto Botanico ha offerto il terreno fertile per seminare questi semi di consapevolezza ambientale, di rispetto per la natura e di curiosità intellettuale che, si spera, fioriranno negli anni a venire.

Le organizzatrici, Rosa De Luca e Valentina Luciani, si sono dette estremamente soddisfatte del successo dell’iniziativa, che conferma l’importanza di investire in esperienze educative che portano i bambini a contatto diretto con il mondo naturale. Un ringraziamento speciale va quindi ai custodi dell’Orto Botanico, Francesco Paolo Russi e Lucilla Pietroletti, per la loro generosa accoglienza e per aver aperto le porte del loro prezioso scrigno verde, offrendo un’occasione inestimabile di crescita e apprendimento alle nuove generazioni. È un appuntamento che, senza dubbio, continuerà a fiorire, nutrendo la curiosità e il rispetto per l’ambiente nelle future generazioni di Rocca di Botte.

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DIRITTO DI CRONACA E TUTELA DELLE PERSONE: A BUGNARA IL DIBATTITO CRUCIALE SU ETICA E INFORMAZIONE

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Redazione-  In un’epoca in cui il confine tra il diritto all’informazione e la salvaguardia della dignità individuale si fa sempre più sottile e complesso, Bugnara si appresta a ospitare un incontro di fondamentale importanza. Mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 17.30, il Centro Congressi in Piazza Annibale De Gasparis diventerà il fulcro di una riflessione profonda sul tema “Diritto di cronaca e tutela delle persone”, promosso dal Centro Studi e Ricerche “Nino Ruscitti” APS in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Sulmona e il Comune di Bugnara. Un evento che vedrà tra i suoi relatori il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona, Luciano d’Angelo, a testimonianza dell’alto profilo del dibattito.

L’iniziativa nasce dalla crescente urgenza di interrogarsi sul ruolo e le responsabilità dell’informazione nella società contemporanea. Le numerose vicende che hanno animato negli ultimi tempi il complesso mondo della comunicazione hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica il delicato equilibrio tra diritto di cronaca, responsabilità professionale e la fondamentale necessità di tutelare le persone coinvolte. Il Centro Studi “Nino Ruscitti” APS ha colto questa esigenza, proponendo una riflessione che si preannuncia serena nell’approccio, ma ampia e approfondita nella sostanza, su un tema che tocca profondamente ogni cittadino.

Il nucleo centrale del dibattito si concentrerà sull’imperativo etico che investe i professionisti dell’informazione, soprattutto quando la cronaca, per sua natura, coinvolge soggetti particolarmente fragili: famiglie colpite da tragedie, vittime di reati, persone vulnerabili o minori. In questi contesti, il sacrosanto diritto-dovere di informare la collettività deve necessariamente confrontarsi con il rispetto incondizionato della dignità della persona, della riservatezza e con le norme deontologiche che regolano strettamente l’attività giornalistica e professionale. È un vero e proprio banco di prova per la bussola etica di chi opera nel mondo della comunicazione e del diritto.

Il dibattito si avvarrà di un parterre di relatori di altissimo profilo, espressione di diverse ma complementari sfere professionali, a garanzia di una discussione ricca e sfaccettata. Dopo i saluti istituzionali di Matteo Servilio, Presidente del Centro Studi e Ricerche “Nino Ruscitti” APS, e di Domenico Taglieri, Sindaco di Bugnara, interverranno figure di spicco come Stefano Pallotta, rappresentante del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che porterà la prospettiva nazionale sull’etica professionale. Accanto a lui, Luca Tirabassi, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Sulmona, offrirà la visione giuridica e forense, mentre Luciano d’Angelo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona, arricchirà il confronto con l’indispensabile punto di vista dell’autorità giudiziaria. A moderare l’incontro, garantendo un dialogo costruttivo e focalizzato, sarà il giornalista Giovanni Ruscitti.

“L’appuntamento rappresenta un’occasione di confronto tra mondo dell’informazione, professioni forensi e istituzioni,” ha dichiarato Matteo Servilio, Presidente del Centro Studi, evidenziando la volontà di creare una sinergia tra i diversi attori. Il Presidente ha chiosato: “L’obiettivo è chiarissimo e di grande attualità civile: affrontare e trovare soluzioni su come garantire il diritto dei cittadini a essere informati senza sacrificare la tutela delle persone coinvolte nei fatti di cronaca.” Un obiettivo ambizioso ma irrinunciabile per una società che aspira a essere equilibrata e rispettosa.

L’incontro non è solo un momento di riflessione per la cittadinanza, ma offre anche un’opportunità di formazione professionale di alto livello: i giornalisti e gli avvocati che parteciperanno all’evento potranno usufruire di 3 crediti formativi, come indicato nel programma dettagliato dell’iniziativa. Un incentivo ulteriore per i professionisti a partecipare attivamente a questo fondamentale dibattito.

L’evento di Bugnara si inserisce a pieno titolo nel ricco cartellone delle attività culturali e formative programmate dal Centro Studi e Ricerche “Nino Ruscitti” APS per l’anno in corso. La sua realizzazione conferma l’impegno costante dell’associazione nella promozione di momenti di approfondimento, formazione continua e partecipazione pubblica, consolidando il proprio ruolo di catalizzatore culturale e sociale sul territorio. Un appuntamento da non perdere per chiunque creda in un’informazione responsabile e nella tutela incondizionata della dignità umana.

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ALLARME ABRUZZO: 45 MILIONI DEL PNRR A RISCHIO PER ERRORE REGIONALE, ALI COMUNI CHIEDE INVERSIONE DI ROTTA

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Redazione-  Una manna dal cielo per la riqualificazione urbana e l’edilizia sociale rischia di trasformarsi in un’occasione persa per l’Abruzzo. La regione si trova infatti a un passo dal perdere oltre 45 milioni di euro di contributi pubblici destinati al Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PInqua), un pilastro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La denuncia arriva da Angelo Radica, presidente dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo, che non esita a definire la situazione “inaccettabile” e la attribuisce a un “errore di visione e di attuazione” imputabile alla gestione regionale.

Il PInqua, con un finanziamento complessivo di 2,8 miliardi di euro a livello nazionale, è un programma ambizioso che mira a trasformare il volto delle città italiane. Prevede la realizzazione di oltre 10.000 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale e la riqualificazione di ben 1,8 milioni di metri quadrati di spazi pubblici. L’obiettivo è chiaro: far “rinascere quartieri, riportare le periferie al centro, restituire piazze, scuole e spazi di aggregazione ai cittadini”. Interventi che altrove in Italia stanno già producendo risultati tangibili, ma che in Abruzzo incontrano ostacoli insormontabili.

Secondo Radica, il nodo cruciale risiede nella modalità con cui la Regione Abruzzo ha gestito i progetti PInqua. “Purtroppo in Abruzzo vi è stato un errore di visione e di attuazione,” afferma Radica, “in quanto tre progetti, uno solo dei quali può essere salvato in extremis, sono stati pensati e progettati senza un vero coinvolgimento dei comuni che sono stati inseriti a loro insaputa.” Una dichiarazione che solleva interrogativi gravi sulla trasparenza e l’efficacia della pianificazione regionale. I comuni, enti più prossimi ai bisogni dei cittadini e alla conoscenza del territorio, sono stati di fatto esclusi da un processo decisionale che li avrebbe visti protagonisti.

La critica di ALI Abruzzo si estende al ruolo che, a suo avviso, le Regioni dovrebbero assumere nell’ambito di iniziative così complesse. “La Regione sbaglia quando vuole fare gestione e realizzazione di interventi,” prosegue Radica, suggerendo che l’ente regionale dovrebbe “limitarsi a programmare in maniera condivisa.” La tesi è supportata da dati concreti relativi all’attuazione del PNRR. L’esperienza dimostra che quando i comuni svolgono il ruolo di stazione appaltante, i risultati in termini di efficienza e rapidità di attuazione sono nettamente superiori.

Un’analisi dei progressi del PNRR al 31 agosto 2025 – data citata da Radica – evidenzia una disparità significativa tra enti locali e regionali. Mentre Comuni, Città Metropolitane e Province avevano già impegnato il 70 per cento dei loro fondi PNRR, il tasso di impegno per le Regioni si fermava a un ben più modesto 43,7 per cento. Similmente, per quanto riguarda l’avanzamento finanziario, i Comuni avevano speso il 31,5 per cento dei fondi loro assegnati, le Città Metropolitane il 31,2 per cento e le Province il 38,6 per cento. Un quadro ben più roseo rispetto al 25,5 per cento di fondi spesi dalle Regioni. Numeri che, secondo ALI Abruzzo, parlano chiaro e ribadiscono la maggiore capacità operativa e di attuazione degli enti locali.

La potenziale perdita di 45 milioni di euro non rappresenta solo un danno economico, ma anche una grave privazione per le comunità abruzzesi, che vedranno sfumare opportunità di miglioramento della qualità della vita, di rigenerazione urbana e di incremento dell’edilizia sociale proprio laddove più necessarie.

Nonostante il quadro critico, Radica esprime una flebile speranza. “Ci auguriamo, comunque, che arrivi una nuova proroga dopo quella già concessa dall’Unione europea dal marzo al giugno 2026,” conclude il presidente di ALI Abruzzo, “così da consentire almeno una velocissima realizzazione del progetto Costa dei Trabocchi.” Questo spiraglio, seppur esiguo, sottolinea l’urgenza di un’inversione di rotta e di una collaborazione più efficace tra i diversi livelli istituzionali per non sprecare risorse vitali per il futuro dell’Abruzzo. La palla passa ora alla Regione, chiamata a dimostrare un cambio di passo e a scongiurare una perdita che l’Abruzzo non può permettersi.

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