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Cronaca

Lupi in Svizzera, più abbattimenti ma anche più esemplari: il caso che riapre il dibattito sulla gestione dei grandi carnivori

🐺 In Svizzera aumentano gli abbattimenti dei lupi, ma crescono anche branchi ed esemplari: un paradosso che riaccende il dibattito sulla gestione dei grandi carnivori.
Tra costi pubblici, predazioni e scelte contestate, il caso elvetico diventa un modello sotto osservazione anche per l’Italia: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Lupi

Redazione-  Trento guarda con crescente attenzione a quanto sta accadendo in Svizzera, dove la gestione dei grandi carnivori continua a produrre un dato che sta facendo discutere esperti, associazioni e osservatori del mondo alpino: aumentano gli abbattimenti autorizzati e realizzati, ma aumenta anche il numero dei lupi presenti sul territorio. Un quadro che mette in crisi la lettura piu immediata del problema e riapre una domanda destinata a pesare anche nel dibattito italiano: l’uccisione di un numero crescente di esemplari serve davvero a contenere la specie e a ridurre i conflitti con le attivita umane?

I numeri piu recenti indicano che nel 2025 la popolazione di lupo in Svizzera e passata da 319 a 350 esemplari, mentre i branchi sono aumentati di quattro unita. Nello stesso periodo, le misure di regolazione sono state rafforzate: per la stagione 2025/26 l’Ufficio federale dell’ambiente ha autorizzato l’abbattimento di circa 115 lupi, e al termine del periodo risultavano effettivamente abbattuti 77 esemplari. Si tratta di un dato rilevante, che arriva dopo i 92 lupi uccisi nella fase precedente e i 55 del primo periodo di regolazione abbreviata 2023/24. Eppure, nonostante questo impatto, l’espansione del predatore non si e fermata.

il paradosso svizzero tra crescita della popolazione e regolazione intensiva

E proprio questo e il punto che sta alimentando il confronto. Il vicepresidente e responsabile comunicazione dell’associazione Io Non Ho Paura del Lupo, Francesco Romito, legge i dati svizzeri come un elemento che obbliga a riflettere in modo piu approfondito. Il fatto che la popolazione continui a crescere nonostante gli abbattimenti, osserva, lascia aperti diversi interrogativi sulla reale efficacia di questa strategia quando viene trasformata da misura straordinaria a modalita ordinaria di gestione.

La questione non riguarda soltanto il numero complessivo degli animali, ma anche gli effetti sul territorio. In Ticino, secondo i dati aggiornati a meta luglio 2025, si contavano circa quaranta predazioni tra casi accertati e sospetti, contro le 19 dello stesso periodo del 2024 e le 11 del 2023. Su scala nazionale, invece, le predazioni di animali da reddito risultano sostanzialmente stabili, segnale che il quadro non e uniforme e che l’impatto del lupo varia notevolmente a seconda delle aree considerate.

Per Romito, uno degli aspetti meno discussi ma piu pesanti riguarda il costo di queste operazioni. Gli abbattimenti selettivi, sottolinea, richiedono centinaia di ore di lavoro da parte dei guardacaccia e di tutto il personale coinvolto tra monitoraggio, ronde, appostamenti e attivita sul campo. Non si tratta quindi di una procedura semplice o a basso impatto economico, ma di un sistema che mobilita risorse rilevanti e che, secondo l’esperto, potrebbe arrivare a costare alla collettivita milioni di franchi su base annua.

la dieta del lupo, l’impatto sugli allevamenti e il nodo politico

Nel dibattito entra poi un altro dato considerato molto significativo: quello sulla dieta del lupo. Dall’analisi di 698 campioni raccolti tra il 2017 e il 2024 emerge che l’alimentazione dei lupi in Svizzera e composta per l’88% da fauna selvatica e per l’11% da animali domestici o da allevamento. Un’informazione importante perche aiuta a collocare meglio il peso reale delle predazioni nel quadro ecologico complessivo e a evitare letture esclusivamente emergenziali del fenomeno.

Da qui nasce la domanda piu delicata: l’abbattimento dei lupi serve davvero a ridurre l’impatto sulle attivita zootecniche oppure produce effetti collaterali anche sull’equilibrio dell’ecosistema alpino? Romito riconosce che si tratta di temi complessi, sui quali non esistono risposte semplici e definitive. Ma aggiunge una valutazione molto netta sul caso svizzero: la sensazione e che ci si trovi di fronte a una scelta soprattutto politica, piu che guidata da criteri scientifici o tecnici.

La posizione dell’associazione non e di contrarieta assoluta agli abbattimenti. Il punto, spiega Romito, e un altro: il prelievo dovrebbe restare uno strumento emergenziale, mirato e circoscritto, mentre in Svizzera rischia di trasformarsi in una modalita strutturale di gestione del lupo. Ed e proprio questo slittamento che rende il caso elvetico particolarmente osservato anche oltre confine, perche mette in evidenza tutte le contraddizioni di una strategia che punta a ridurre la pressione del predatore ma che, nei fatti, non sembra fermarne la crescita.

Il caso svizzero, quindi, non offre soltanto una fotografia locale. Diventa un laboratorio politico e ambientale per tutto l’arco alpino, dove il ritorno dei grandi carnivori costringe amministrazioni, allevatori, ambientalisti e cittadini a confrontarsi con un equilibrio difficile. I dati mostrano che eliminare piu lupi non significa automaticamente avere meno lupi o meno problemi. E questo, piu di ogni slogan, e il punto da cui ripartire.

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Oricola – nella notte furto nella sede dell’azienda Lilli Petroli, trafugate opere d’arte di alto valore

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Oricola - nella notte furto nella sede dell'azienda Lilli Petroli, trafugate opere d'arte di alto valore

Oricola- Si aggira tra i 4 e i 5 milioni il valore del colpo messo a segno da malviventi a Oricola, nell’Aquilano, dove sono stati rubati quadri e sculture di artisti del calibro di Picasso e Manzù, di proprietà dell’imprenditore e collezionista Mauro Lilli. Le opere si trovavano nella sede della direzione amministrativa dell’azienda dove i ladri, una decina di persone, hanno agito indisturbati per un’intera notte: dopo aver disattivato il sistema di allarme, hanno sfondato un pesante cancello di metallo con un camion della stessa azienda, che si occupa di distribuzione di carburanti e, una volta all’interno, hanno trafugato i capolavori, portandoli via su un furgone che li attendeva all’esterno. Le opere potrebbero essere destinate a circuiti clandestini internazionali. Sul caso, indagano i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale, insieme ai colleghi di Oricola.

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Giallo a Camaiore, lupo uccide cane in giardino: scontro tra padre e autorità

🚨 BUFERA A CAMAIORE: LUPO UCCIDE CANE IN GIARDINO. SCONTRO TRA IL PADRE E I CARABINIERI FORESTALI SULLA DINAMICA DELL’ATTACCOUn drammatico fatto di cronaca avvenuto a Orbicciano (Lucca) si trasforma in un vero e proprio caso nazionale, scatenando un duro scontro istituzionale e scientifico sulla figura del lupo. Un cane meticcio di nome Destiny è stato aggredito e ucciso da un lupo nel giardino di una villetta privata. Il padre del bambino di due anni ha denunciato l’accaduto parlando di un “cane eroe” che ha sacrificato la propria vita frapponendosi tra il predatore e il figlio piccolo, attirando l’attenzione dei media di tutta Italia. 🐕🐺❌La versione del genitore è stata però seccamente e ufficialmente smentita dai Carabinieri Forestali e dal Sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci. Secondo i rilievi delle forze dell’ordine, la madre e il bambino si trovavano al sicuro dentro casa al momento della predazione e il lupo non ha mai puntato l’uomo, agendo secondo un normale istinto di aggressione verso l’altro animale. Il papà rigetta le smentite accusando le istituzioni di “negazionismo” per sedare l’allarme sociale, difendendo la memoria del suo Destiny. Una vicenda complessa che riapre il dibattito sulla convivenza con i grandi carnivori e sulle misure di protezione necessarie nei nostri distretti rurali. 🏛️🔒🇮🇹👇 Credi che la presenza sempre più frequente dei lupi vicino alle case richieda l’adozione di piani straordinari di contenimento o maggiori recinzioni perimetrali? Dicci la tua nei commenti!#CasoLupoCamaiore #DestinyCaneEroe #CarabinieriForestali #MarcelloPierucci #Orbicciano #PredazioneLupo #CronacaLucca #FaunaSelvatica #SicurezzaEAmbiente

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Lupo

Camaiore – Nel complesso dibattito scientifico e gestionale che interessa la convivenza tra le comunità antropizzate dell’Appennino settentrionale e la fauna selvatica protetta, la casistica relativa alle interazioni tra i grandi carnivori e gli animali d’affezione domestici solleva frequenti e accese controversie dottrinali. Un delicato caso di cronaca avvenuto lo scorso 19 luglio 2026 nella frazione di Orbicciano, nel comune di Camaiore in provincia di Lucca, si è rapidamente tramutato in un’accesa disputa di rilevanza nazionale, dividendo l’opinione pubblica e l’arena dei social network sui confini comportamentali del lupo appenninico (Canis lupus italicus). L’elemento oggettivo e incontestabile della vicenda risiede nel decesso di Destiny, un cane meticcio di 7 anni e del peso di 20 chilogrammi, aggredito e ucciso da un esemplare di lupo all’interno delle pertinenze di una villetta privata intorno alle ore 20:30. A rimanere aperta è invece la ricostruzione della linea temporale e del reale coinvolgimento o esposizione al rischio dei membri del nucleo familiare presenti.

La tesi del cane eroe: il racconto del padre sull’attacco al bambino

La controversia ha assunto i contorni di un caso mediatico nazionale a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal padre del bambino di due anni alle telecamere dell’emittente radiotelevisiva toscana 50 Canale. Secondo la testimonianza visiva fornita dal genitore, il quale si qualifica come l’unico testimone oculare diretto dei fatti, il grande predatore si sarebbe introdotto nel giardino dell’immobile, puntando minacciosamente verso il figlio minore. In quel frangente, il meticcio Destiny si sarebbe frapposto fisicamente tra il selvatico e il bambino, ingaggiando un combattimento fatale che ha permesso di mettere in sicurezza il neonato e di scongiurare un trauma biologico irreversibile. Il proprietario ha rivendicato con forza la qualifica di “cane eroe” per il proprio animale domestico, descrivendo la manovra difensiva come un consapevole atto di protezione interspecifica volto a neutralizzare la minaccia rappresentata dall’incursione del canide nel perimetro residenziale, protetto da una fitta siepe alta due metri.

La smentita dei Carabinieri Forestali e le dichiarazioni del sindaco Pierucci

Questa ricostruzione drammatica è stata tuttavia formalmente e categoricamente smentita dai rilievi tecnici eseguiti dai Carabinieri Forestali del Comando Provinciale di Lucca, i quali hanno diramato una dettagliata nota ufficiale per ripristinare la verità procedurale. Sulla scorta delle sommarie informazioni testimoniali raccolte sul posto nell’immediatezza del fatto, gli inquirenti hanno accertato che al momento dell’aggressione la moglie, il figlio di due anni e il suocero si trovavano interamente protetti all’interno delle mura dell’immobile, fuori dalla portata visiva e dall’orizzonte d’azione del predatore, mentre solo il proprietario si trovava all’esterno. La nota dei militari liquida come del tutto priva di fondamento scientifico e logico l’ipotesi di un interesse o di un puntamento del lupo verso l’essere umano, inquadrando l’episodio nei rigidi canali di una normale e istintiva predazione interspecifica tra canidi, dove il cane domestico si è configurato esclusivamente come una preda antagonista sul territorio.

Il paradosso del negazionismo e la tutela del lupo appenninico

A dare solidità istituzionale alla ricostruzione dei Carabinieri Forestali è intervenuto anche il sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci, il quale, in una serie di interviste concesse ai network televisivi nazionali di Mediaset, ha cercato di smontare il sensazionalismo giornalistico per sedare i fenomeni di sciacallaggio politico e l’allarmismo sociale che rischiavano di scatenare battute di caccia illegali al lupo nella Lucchesia. Il primo cittadino ha riaffermato la necessità di fondare la gestione faunistica su dati oggettivi e non sulle reazioni emotive dei singoli. La replica del padre non si è fatta attendere attraverso i canali social, dove l’uomo ha accusato le autorità di aver virato verso un ingiustificato “negazionismo istituzionale”, volto a declassare Destiny a mera esca biologica. La vicenda riapre la complessa riflessione macroeconomica e amministrativa sulla necessità di finanziare recinzioni elettrificate e sistemi di prevenzione attiva nei distretti rurali toscani, ricordando che la tutela del patrimonio zootecnico e degli animali d’affezione deve procedere di pari passo con la salvaguardia legale di una specie protetta dallo Stato, la cui presenza non deve tramutarsi in un fattore di ingiustificato panico sociale.

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Incidente agricolo a San Benedetto dei Marsi: uomo ferito in codice rosso

🚨 GRAVE INFORTUNIO NEI CAMPI: TRATTORE SI RIBALTA A SAN BENEDETTO DEI MARSI, UOMO ALFA IN CODICE ROSSOAncora un drammatico incidente sul lavoro legato alla movimentazione dei mezzi agricoli nella Marsica. Questa mattina, intorno alle ore 6:00 di martedì 28 luglio 2026, un uomo è rimasto gravemente ferito nelle campagne di San Benedetto dei Marsi dopo che il trattore che stava guidando si è improvvisamente ribaltato, intrappolandolo al di sotto della carrozzeria metallica. 🚜⛈️I Vigili del Fuoco dell’Aquila sono intervenuti con urgenza sul posto, riuscendo a liberare l’agricoltore dalle lamiere grazie all’utilizzo di attrezzature speciali. Affidato immediatamente alle cure dei sanitari del 118, l’uomo è stato trasportato in codice rosso presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Avezzano a causa dei severi traumi da schiacciamento riportati. Sulle cause del ribaltamento sono in corso gli accertamenti d’ufficio da parte delle forze dell’ordine e degli ispettori della sicurezza sul lavoro per verificare il rispetto di tutti i protocolli di prevenzione INAIL. 🏛️🔒🏥👇 Esprimi la tua vicinanza al lavoratore e dì la tua sulla necessità di potenziare i sistemi di sicurezza sui mezzi agricoli nei commenti!#IncidenteAgricolo #SanBenedettoDeiMarsi #Fucino #TrattoreRibaltato #VigiliDelFuocoLAquila #Soccorso118 #OspedaleAvezzano #SicurezzaSulLavoro #CronacaMarsica

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Trattore ribaltato

San Benedetto dei Marsi – Nel perimetro dell’economia agricola del Fucino e della provincia dell’Aquila, la gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro e il monitoraggio degli infortuni legati all’utilizzo di macchinari pesanti continuano a rappresentare una priorità critica per le istituzioni e gli organi di vigilanza. Nelle prime ore della mattinata odierna, precisamente intorno alle ore 6:00 di martedì 28 luglio 2026, si è registrato un grave incidente stradale e lavorativo nelle campagne perimetrali del comune di San Benedetto dei Marsi . Un agricoltore, intento a svolgere le ordinarie operazioni di movimentazione del terreno a ridosso dei canali di irrigazione, è rimasto vittima del ribaltamento del trattore gommato che si trovava alla guida, rimanendo incastrato sotto la pesante struttura metallica del mezzo agricolo e attivando la catena dei soccorsi d’urgenza dell’intera rete marsicana.

La dinamica del ribaltamento e la vulnerabilità dei mezzi agricoli

La dinamica dell’infortunio, le cui cause originarie e concause strutturali sono ancora in corso di accertamento da parte dei comandi territoriali delle forze dell’ordine, evidenzia la vulnerabilità dei vettori agricoli durante le transizioni su terreni sconnessi o in pendenza. Il conducente ha perso il controllo del mezzo a ridosso dell’alba, determinando la rotazione del baricentro del veicolo e il conseguente schiacciamento del posto di guida. La rapidità dell’allarme ha permesso l’attivazione immediata della sala operativa dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale dell’Aquila, i quali sono intervenuti sul posto con un’autopompa e attrezzature da taglio oleodinamiche per sollevare i moduli meccanici e liberare il corpo del lavoratore intrappolato, evitando il peggioramento del quadro di asfissia posizionale.

Il ricovero in codice rosso al Pronto Soccorso di Avezzano

Una volta completate le complesse manovre di estricazione coordinate dalle squadre dei vigili del fuoco, il ferito è stato immediatamente preso in carico dall’equipe medica e dai sanitari del servizio d’emergenza 118, giunti nelle campagne marsicane con un’ambulanza da soccorso avanzato. Valutata la gravità dei traumi da schiacciamento riscontrati a livello toracico e degli arti inferiori, i medici di bordo hanno disposto il trasferimento d’urgenza in regime di codice rosso presso i locali del Pronto Soccorso del presidio ospedaliero “Santi Filippo e Nicola” di Avezzano. Il paziente è stato ammesso direttamente nelle sale di rianimazione e diagnosi radiologica, dove l’equipe medica multidisciplinare sta monitorando i parametri vitali per stabilizzare le lesioni interne ed escludere complicanze emodinamiche reversibili.

I rilievi delle Forze dell’Ordine e i protocolli di prevenzione INAIL

I rilievi plano-volumetrici e gli accertamenti di polizia giudiziaria sono affidati alle autorità competenti intervenute sul quadrante di San Benedetto dei Marsi, con il supporto degli ispettori del lavoro dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL 1) preposti alla vigilanza sulla sicurezza nei contesti produttivi. Gli investigatori dovranno verificare se il mezzo agricolo fosse strutturalmente provvisto dei dispositivi di protezione passiva previsti dalle normative INAIL, con particolare riferimento al telaio di protezione antiribaltamento (ROPS) e alle cinture di sicurezza vincolanti. Questo ennesimo infortunio riapre la riflessione macroeconomica sulla necessità di accelerare il piano di rinnovo generazionale del parco macchine delle aziende agricole del Fucino, incentivando l’acquisizione di hardware dotati di sensori cinetici predittivi per mitigare il rischio di incidenti sul lavoro legati alla stanchezza biologica delle prime ore del mattino.

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