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Ex zuccherificio di Policoro, al via il cantiere della rinascita per il Metapontino

🏗️ Il cantiere dell’ex zuccherificio di Policoro diventa realtà: un passo fondamentale per la ripresa industriale e occupazionale del Metapontino. L’invito è quello di guardare al futuro con unità e pragmatismo, superando le divisioni del passato.

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#Policoro #Basilicata #Lavoro #RiqualificazioneIndustriale

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Ex Zuccherificio

Redazione-  Policoro segna finalmente un cambio di passo decisivo per il proprio sviluppo industriale e occupazionale. Dopo anni di attesa, incertezze e un prolungato stato di abbandono che ha pesato sul paesaggio urbano e sulle prospettive economiche dell’intera area del Metapontino, l’ex zuccherificio avvia ufficialmente il suo percorso di riqualificazione. La recente firma del mandato alla Regione Basilicata per la gestione operativa del sito sancisce un momento di svolta, trasformando quella che era considerata una ferita aperta nel cuore della zona industriale in uno spazio destinato a nuova vita produttiva e occupazionale.

Un progetto strategico per il futuro della Basilicata

Il peso della storia industriale di Policoro passa inevitabilmente attraverso le vicende di una struttura che ha segnato un’epoca. Per troppo tempo, i capannoni ormai obsoleti dell’ex zuccherificio hanno rappresentato la rappresentazione fisica di una crisi economica difficile da superare. Ora, però, l’approccio cambia radicalmente. Le istituzioni regionali, con il coordinamento dell’assessore al PNRR Cosimo Latronico, hanno impresso una accelerazione decisa, definendo una missione chiara: rigenerare il suolo per favorire l’insediamento di nuove realtà che possano generare occupazione stabile e innovazione tecnologica.

L’UGL di Matera, attraverso le parole del segretario provinciale Pino Giordano, ha espresso un giudizio favorevole su questa operazione di recupero. Secondo il sindacato, il superamento della fase di stallo non è solo un atto tecnico, ma un segnale politico di grande rilievo. La capacità di trasformare un’area dismessa in un polo di attrazione rappresenta, infatti, il modello di gestione pubblica che il territorio richiede da anni. L’intervento non punta soltanto al ripristino edilizio, ma a una vera e propria riqualificazione funzionale, mirata a restituire dignità a lavoratori che hanno atteso risposte concrete anziché promesse elettorali.

Le polemiche lasciate alle spalle

Il cammino verso l’apertura del cantiere non è stato privo di ostacoli. Negli scorsi anni, la questione dell’ex zuccherificio è stata al centro di un acceso dibattito politico, nutrito da polemiche sterili, accuse incrociate e una narrazione che spesso ha preferito la contrapposizione ideologica alla ricerca di soluzioni tecniche condivise. Per l’UGL, questo clima di scontro ha alimentato solo un rallentamento dei processi burocratici, disorientando le comunità locali che vedevano sfumare, di anno in anno, la possibilità di vedere ripristinata la produttività del sito.

La realtà dei fatti, oggi, chiude questo capitolo di incertezza. Il sindacato evidenzia come il lavoro portato avanti dagli uffici regionali sia la risposta più efficace a chi, con toni strumentali, sosteneva l’impossibilità di recuperare l’infrastruttura. Superare le logiche di fazione significa, in questa visione, concentrarsi sulle ricadute pratiche: formazione professionale, attrazione di investimenti e creazione di filiere produttive in grado di integrare il settore agricolo, trainante per il Metapontino, con quello industriale e dell’innovazione digitale.

Vigilanza sindacale e monitoraggio dei lavori

La partita, tuttavia, non si chiude con la firma del mandato. Il sindacato ha ribadito la propria intenzione di mantenere una vigilanza costante sulle diverse fasi attuative, garantendo che le risorse investite vengano indirizzate esclusivamente verso l’obiettivo primario della crescita occupazionale. La trasformazione dell’ex zuccherificio deve essere il primo passo di una strategia più ampia di infrastrutturazione del territorio, capace di rendere il Metapontino maggiormente competitivo su scala nazionale ed europea.

Il monitoraggio sarà orientato – viene spiegato – a garantire trasparenza, qualità del lavoro e valorizzazione delle competenze locali. Le aziende che decideranno di stabilirsi nell’area dovranno operare in sinergia con la realtà sociale circostante, garantendo standard elevati e un impegno costante per la sostenibilità ambientale. La speranza è che questo progetto possa agire da volano per ulteriori iniziative, ponendo le basi per un distretto economico resiliente, finalmente libero dal peso dell’inattività. Guardare avanti, per la Regione Basilicata, significa saper coniugare il recupero degli spazi del passato con la necessità di una visione moderna e pragmatica, dove la politica si mette a servizio del bene comune e della dignità del lavoro, chiudendo definitivamente il tempo dell’abbandono.

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Sciopero nazionale dei Contact Center: la protesta di Ugl telecomunicazioni dal 13 al 17 luglio

📢 È partita la mobilitazione nazionale di Ugl Telecomunicazioni contro le delocalizzazioni e l’uso deregolamentato dell’intelligenza artificiale. Dal 13 al 17 luglio, i lavoratori incroceranno le braccia per difendere l’occupazione.

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#Sciopero #UglTelecomunicazioni #Lavoro #DirittiLavoratori

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Redazione– Il settore dei contact center in Italia si prepara a vivere una settimana di mobilitazione intensa. Il sindacato Ugl Telecomunicazioni ha ufficializzato la proclamazione di uno sciopero nazionale che interesserà le lavoratrici e i lavoratori del comparto dal 13 al 17 luglio. L’astensione dal lavoro, prevista per una durata di 120 minuti al termine di ogni turno, sarà accompagnata dal blocco totale di straordinari e prestazioni aggiuntive, una misura che coinvolgerà direttamente anche il personale part-time attraverso un riproporzionamento delle attività. La decisione, comunicata dal segretario nazionale dell’organizzazione sindacale Stefano Conti, arriva al culmine di un periodo di crescente tensione sociale, segnato da tagli occupazionali e mutamenti strutturali che minano la stabilità di migliaia di famiglie su tutto il territorio nazionale.

Le ragioni di una mobilitazione senza precedenti

La piattaforma rivendicativa alla base di questa iniziativa di sciopero è ampia e tocca i nervi scoperti di un settore in rapida trasformazione. Tra le motivazioni principali spiccano le criticità legate all’applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto, uno strumento nato per tutelare l’occupazione in caso di subentro tra diverse aziende ma che, nei fatti, viene spesso disatteso o applicato in modo parziale. A questo si aggiunge la pratica costante della delocalizzazione delle attività verso paesi esteri, dove il costo del lavoro è inferiore e le tutele sindacali ridotte, svuotando di contenuto i centri operativi italiani. Un ulteriore elemento di attrito è rappresentato dalle gare d’appalto basate esclusivamente sul criterio del massimo ribasso: una politica commerciale che, nel tentativo di ridurre i costi per le committenze, comprime inesorabilmente i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi erogati, innescando una spirale di precariato che colpisce duramente i territori.

La crisi su Enel e Tim e il nodo dell’intelligenza artificiale

Il contesto occupazionale appare oggi drammaticamente fragile. La vertenza Enel, che riguarda i servizi di back office e di qualità all’interno dei contact center, rappresenta in questo momento l’epicentro della crisi. Sono oltre 1500 i lavoratori interessati a livello nazionale, con una ricaduta territoriale particolarmente severa tra le aree di Sulmona e Campobasso, dove il rischio di perdere circa 300 posti di lavoro sta generando forte preoccupazione. Parallelamente, anche la situazione in Tim appare critica. Il calo delle attività affidate in outsourcing sta aprendo la strada a prospettive di tagli occupazionali ed esuberi che minacciano di esplodere nel brevissimo periodo.

Tuttavia, il tema che preoccupa maggiormente sia i sindacati che i dipendenti è l’introduzione deregolamentata dei sistemi di intelligenza artificiale. L’utilizzo massiccio di algoritmi e automazioni nei contact center non è più solo una possibilità remota, ma una realtà che sta sostituendo il lavoro umano senza alcuna pianificazione sociale. Conti richiama le aziende alla responsabilità sociale, invocando il pieno rispetto dell’articolo 1 della Legge 132/2025. Tale normativa, infatti, pone l’accento sulla necessità di un impiego dell’intelligenza artificiale che sia trasparente, responsabile e, soprattutto, antropocentrico, mettendo al centro la persona e le sue competenze piuttosto che la mera ottimizzazione dei processi tramite macchine.

Una linea di confine per il futuro del settore

Per il sindacato, questa mobilitazione non si esaurirà nei cinque giorni di luglio. L’Ugl Telecomunicazioni ha dichiarato che si tratta solo del primo passo di una strategia più ampia, definendo la situazione attuale come una vera e propria “linea del Piave”. Il timore è che, senza un intervento strutturale da parte del Governo e un nuovo impegno da parte delle committenze, il comparto dei contact center rischi una frammentazione irreversibile. La perdita di migliaia di posti di lavoro non rappresenterebbe solo un dramma sociale per i singoli addetti, ma un impoverimento della capacità di presidio dei servizi al cittadino. La lotta del personale, dunque, punta ad ottenere un confronto serrato per garantire che l’innovazione tecnologica non diventi un pretesto per lo smantellamento di una delle infrastrutture umane più capillari presenti nel mercato del lavoro italiano.

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Caldo estremo e sicurezza sul lavoro: l’appello di Ugl Matera per controlli rigorosi

☀️ La sicurezza sul lavoro non va in vacanza. Ugl Matera chiede controlli severi contro chi ignora l’ordinanza sul caldo estremo. La salute di chi lavora deve restare la priorità assoluta rispetto a ogni logica di profitto.

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#LavoroSicuro #Matera #Basilicata #DirittiDeiLavoratori

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Redazione-  Matera si trova a fronteggiare una sfida climatica che mette a dura prova la tenuta del comparto produttivo locale. Con l’innalzamento delle temperature che caratterizza le estati lucane, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro è tornato prepotentemente al centro del dibattito sindacale. Pino Giordano, segretario provinciale dell’Ugl di Matera, ha espresso una posizione netta riguardo all’ordinanza emanata dalla Regione Basilicata, che impone limitazioni alle attività lavorative nelle fasce orarie caratterizzate da calore intenso. Per il sindacato, il provvedimento è un atto di civiltà, ma la sua reale efficacia dipenderà esclusivamente dalla capacità delle autorità di garantire un monitoraggio costante sul territorio.

La richiesta di vigilanza attiva nei settori a rischio

L’appello di Pino Giordano non ammette interpretazioni: il sindacato chiede all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle Forze dell’Ordine di intensificare le verifiche. L’obiettivo è coprire capillarmente i settori dove l’esposizione agli agenti atmosferici è massima. Non si tratta soltanto dei cantieri edili, spesso citati come zone a rischio per la natura dei compiti svolti, ma anche dell’agricoltura, comparto trainante per l’economia del materano. Le serre, in particolare, rappresentano un ambiente lavorativo dove i microclimi interni possono raggiungere valori termici critici, superando in modo netto le temperature registrate all’esterno.

La sorveglianza deve estendersi anche alla fascia costiera ionica. Qui, la presenza di villaggi turistici e strutture ricettive stagionali crea un indotto importante, ma espone i lavoratori a rischi legati ai picchi di calore e a forme di irregolarità contrattuale. Ugl Matera segnala che, in contesti di forte stagionalità, il rischio di veder messe da parte le norme a tutela della salute in favore della produttività corre spesso sottotraccia. Per questo, il segretario Giordano invoca una tolleranza zero verso chi tenta di aggirare le disposizioni regionali, mettendo a repentaglio l’incolumità fisica di chi presta servizio.

Produttività e salute: un equilibrio possibile

Il dibattito sollevato dal sindacato solleva una questione di fondo: è possibile armonizzare le esigenze economiche delle imprese con la salute dei lavoratori? Secondo Ugl Matera, la risposta è positiva e risiede in una gestione lungimirante dei turni di lavoro. Molte aziende del territorio materano, infatti, hanno già adottato modelli organizzativi che prevedono lo spostamento delle attività più pesanti nelle prime ore del mattino o verso il tramonto, evitando di esporre il personale nelle ore centrali in cui l’irraggiamento solare è massimo.

A queste realtà imprenditoriali, che dimostrano un alto senso di responsabilità sociale, giunge il plauso del segretario provinciale. Tali imprese confermano che investire nella prevenzione significa tutelare il capitale umano, elemento fondamentale per garantire la stabilità e la qualità dell’occupazione. Al contrario, chi sceglie di ignorare le cautele necessarie non solo viola le norme, ma altera la leale concorrenza, penalizzando chi opera rispettando le regole. La legalità, in quest’ottica, non è solo una prescrizione normativa, ma il pilastro su cui fondare un sistema produttivo sano e solido.

La dignità del lavoro come obiettivo prioritario

La riflessione di Pino Giordano si conclude con un monito etico. In una fase storica segnata da incertezze strutturali, non è ammissibile che la salute venga trattata come una variabile sacrificabile. Il lavoro, nella visione del sindacato, deve essere uno strumento di elevazione e crescita sociale, non un mezzo di sfruttamento che ignora i limiti fisiologici dell’essere umano.

Ugl Matera conferma il proprio impegno nel monitorare la situazione, pronta a segnalare ogni criticità agli enti preposti per assicurare che il dettato dell’ordinanza regionale non resti una mera enunciazione di principi. La sicurezza sul lavoro, specialmente in un clima che muta rapidamente e rende le giornate estive sempre più insidiose, rappresenta la priorità assoluta per il sindacato. L’auspicio è che la consapevolezza dei rischi, unita a un’attività di controllo ferma e imparziale, possa trasformare questa legislatura in un’opportunità per elevare lo standard di protezione di tutti i lavoratori lucani, garantendo che il benessere collettivo prevalga su logiche di profitto di breve termine.

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L’importanza di una sanità equa: il punto di vista di Ugl Matera sugli infermieri

🏥 Il sindacato Ugl Matera chiede dignità e valorizzazione per l’intera schiera di infermieri lucani, sollecitando un piano che non divida tra territorio e ospedale ma potenzi l’intero comparto.

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#sanità #matera #infermieri #basilicata

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Margherita RASULO UGL Sanita Matera

 Redazione-  Il dibattito sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale lucano tocca uno dei suoi nervi più scoperti: la valorizzazione del personale infermieristico. In un contesto in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) impone una profonda trasformazione dei modelli assistenziali, il sindacato Ugl Matera Sanità ha espresso una posizione netta attraverso la voce di Margherita Rasulo, componente della segreteria provinciale. Al centro della riflessione non c’è solo la necessità di potenziare figure specifiche, ma l’urgenza di una visione d’insieme che non crei disparità tra chi opera nelle corsie ospedaliere e chi lavora nel territorio.

Il ruolo degli infermieri di famiglia tra territorio e Pnrr

L’attenzione verso la figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità rappresenta, secondo Rasulo, un passaggio obbligato per adeguare l’assistenza alle sfide demografiche della provincia materana. Questa figura professionale è chiamata a diventare il punto di riferimento per la presa in carico dei pazienti cronici e delle fasce più fragili della popolazione, decongestionando le strutture ospedaliere che, spesso, si trovano a gestire casi che potrebbero essere risolti in una dimensione domiciliare o comunitaria.

La presenza capillare di questi professionisti sul territorio è una condizione necessaria per garantire la vicinanza dei servizi ai cittadini, specialmente nei comuni più piccoli o nelle zone interne della Basilicata dove il raggiungimento di un presidio ospedaliero può rappresentare un disagio. Tuttavia, l’Ugl avverte che puntare soltanto su questa innovazione organizzativa non può bastare a colmare le lacune sistemiche che attanagliano il comparto.

Oltre il territorio: le urgenze degli ospedali lucani

Il monito della segreteria provinciale Ugl è chiaro: non possono esistere infermieri di serie A e infermieri di serie B. Mentre il territorio si prepara a una rivoluzione organizzativa, gli ospedali per acuti continuano ad assorbire il carico maggiore delle emergenze sanitarie. Reparti come il pronto soccorso, la terapia intensiva, le aree mediche e le sale operatorie rimangono il pilastro fondamentale della tutela della salute, ma sono anche i luoghi dove la cronica carenza di personale si fa sentire con maggiore intensità.

Gli operatori che lavorano in queste strutture affrontano turni massacranti e responsabilità crescenti, che non possono essere ignorate in nome della transizione verso la medicina territoriale. La valorizzazione economica e contrattuale, secondo il sindacato, deve essere un obiettivo trasversale che coinvolga l’intera filiera. L’impegno profuso dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, e dal presidente della Quarta Commissione Consiliare, Nicola Massimo Morea, viene riconosciuto come un segnale di apertura al dialogo necessario per affrontare le criticità strutturali del settore, a patto che il percorso si traduca in azioni concrete per tutti i lavoratori.

Una visione inclusiva per il futuro della sanità lucana

La vera sfida per il futuro, secondo Rasulo, consiste nel costruire un sistema in cui ospedale e territorio siano percepiti come parti complementari, legate indissolubilmente da una programmazione coerente. Non si possono sottrarre risorse o attenzioni al settore ospedaliero per alimentare unicamente il potenziamento territoriale, poiché il collasso di uno dei due comparti si ripercuoterebbe inevitabilmente sulla qualità dell’assistenza offerta all’intera cittadinanza.

Il rinnovo del contratto di comparto rappresenta in questa fase un’occasione unica per affrontare in modo organico le carriere, le indennità di specificità e le prospettive di crescita professionale. Solo garantendo condizioni di lavoro dignitose e un riconoscimento delle competenze maturate – siano esse in contesti di alta specializzazione chirurgica o in ambiti di prossimità comunitaria – sarà possibile invertire la rotta. L’obiettivo finale di Ugl Matera Sanità è quello di rendere nuovamente attrattive le professioni infermieristiche per i giovani laureati, evitando la fuga del personale verso altre regioni o verso il settore privato, garantendo così una tenuta solida del Servizio Sanitario Regionale. La valorizzazione, in ultima analisi, deve essere il risultato di un piano inclusivo che celebri la professionalità di ogni singolo operatore, indipendentemente dal reparto o dalla struttura in cui presta servizio, ponendo sempre la qualità dell’assistenza al cittadino come il parametro di riferimento imprescindibile.

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