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Territorio

Ad Archi, tra storia dell’emigrazione, musica, tango e memoria di Anìbal Troilo

Il “Pichuco Festival”, svoltosi il 25 e 26 luglio nel magnifico borgo di Archi, in provincia di Chieti, ha confermato alla grande il successo della manifestazione alla sua seconda edizione. Organizzato dall’associazione Pichuco and Friends, il festival rende omaggio ad Anìbal Troilo, bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra di tango argentino conosciuto e amato in tutto il mondo, nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975) e con radici abruzzesi. Nipote di Quirino e Concezia Troilo, emigrati da Archi in Argentina nel 1880, Anìbal Troilo chiamato Pichuco, ha segnato con il suo inseparabile bandoneon, strumento al quale ha dedicato tutta la sua vita, la storia musicale del tango. L’edizione 2026 del prestigioso evento, dedicato alla musica e al tema delle origini, ha visto la partecipazione straordinaria della coppia di maestri e ballerini Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, tra i più autorevoli interpreti e divulgatori del tango a livello internazionale.

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Pichuco Festival

Pichuco Festival, 25 – 26 luglio 2026, nel cuore del borgo abruzzese un viaggio tra radici e cultura in Argentina

 

Redaione-  Il “Pichuco Festival”, svoltosi il 25 e 26 luglio nel magnifico borgo di Archi, in provincia di Chieti, ha confermato alla grande il successo della manifestazione alla sua seconda edizione. Organizzato dall’associazione Pichuco and Friends, il festival rende omaggio ad Anìbal Troilo, bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra di tango argentino conosciuto e amato in tutto il mondo, nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975) e con radici abruzzesi. Nipote di Quirino e Concezia Troilo, emigrati da Archi in Argentina nel 1880, Anìbal Troilo chiamato Pichuco, ha segnato con il suo inseparabile bandoneon, strumento al quale ha dedicato tutta la sua vita, la storia musicale del tango. L’edizione 2026 del prestigioso evento, dedicato alla musica e al tema delle origini, ha visto la partecipazione straordinaria della coppia di maestri e ballerini Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, tra i più autorevoli interpreti e divulgatori del tango a livello internazionale.

Zotto è considerato il massimo rappresentante del tango argentino nel mondo. Formatosi a Buenos Aires con i più grandi maestri della tradizione, è stato tra i protagonisti della diffusione del tango in Europa sin dagli anni ’90 del secolo scorso. Nella sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, ha fondato la Compagnia Tango x 2 e la Zotto Tango Academy di Milano. Al suo fianco danza Daiana Guspero, tra le più autorevoli interpreti del tango a livello mondiale. Insieme si esibiscono nei principali teatri e festival e sono stati ospiti di grandi eventi, quali il Festival di Sanremo, On Dance di Roberto Bolle e il Concerto di Natale in Vaticano.

In grande smalto l’inaugurazione del Festival, sabato 25 luglio, con l’incontro “Anibal Troilo Pichuco: tra tango, memoria ed emigrazione”, con l’Alto patrocinio della Regione Abruzzo. Tra gli ospiti dell’evento Francisco Torné, nipote di Anìbal Troilo e membro dell’Academia National del Tango, per il secondo anno presente ad Archi, paese delle sue radici, e Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, “. Aperto dai saluti del sindaco, Nicola De Laurentis, del presidente dell’associazione Pichuco and Friends, Leonardo Porreca, l’incontro, presentato e moderato dalla giornalista Barbara Del Fallo, ha preso il largo con gli interventi del direttore artistico del Festival, Simone Marini, musicista abruzzese, docente di bandoneon al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, il quale ha sottolineato i meriti straordinari di Troilo nella storia del tango e quale impareggiabile virtuoso del bandoneon, strumento che egli sapeva usare come Carlos Gardel usava la voce. Ha infine stupito il numeroso pubblico presente smontando il suo bandoneon, illustrando le parti costruttive dello strumento, cui l’Italia ha contribuito con la qualità della sua pregiata produzione durata fino al 1930. Molto interessante l’intervento di Miguel Angel Zotto che, richiamate le sue radici lucane, si è dichiarato onorato di essere ospite del festival, dedicato ad una personalità insigne nel mondo nella composizione e nell’interpretazione della musica da tango, qual è Anìbal Troilo. Gli interventi sono stati accompagnati dagli intermezzi musicali dell’orchestra “Lo Que vendrà” con il cantante Federico Pierro. Ha chiuso l’incontro Goffredo Palmerini, “tra le voci italiane più autorevoli in tema di emigrazione” come annota la comunicazione del Festival, con un intervento centrato sulla storia dell’emigrazione italiana, con un focus particolare sull’Argentina. Se può essere d’interesse, in calce a questa nota si riporta il testo del contributo svolto da Palmerini al Pichuco Festival.

 

L’incontro ha avuto, quale omaggio finale a sorpresa, un’esibizione di tango dei ballerini Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, ai quali il sindaco De Laurentis, dopo la loro splendida performance assai apprezzata dal numeroso pubblico presente, ha fatto loro omaggio di due targhe ricordo e, omaggiando anche Francisco Torné, gli ha comunicato che presto il Consiglio comunale di Archi delibererà sul conferimento della Cittadinanza onoraria. L’Orchestra Lo Que Vendrà, protagonista nella prima giornata del Festival, è una delle principali realtà italiane dedicate al tango argentino. Al Pichuco Festival 2026 si è esibita in sestetto, con Daniela Fidanza (pianoforte), Pasquale Lancuba e Fernando Mangifesta (bandoneon), Mario Pace e Angela Di Giuseppe (violini) e Claudio Mangialardi (contrabbasso). Con oltre 200 concerti in Italia e all’estero, l’orchestra ha collaborato con importanti artisti internazionali e realizzato produzioni dedicate alla musica e alla cultura del tango. Tra le collaborazioni più significative spicca quella con il maestro Miguel Ángel Zotto, consolidata negli anni in festival ed eventi di rilievo. Alle 22, sulla suggestiva balconata di Terrazza San Nicola, Milonga di gala, con musica dal vivo, con ronda dei maestri Monica Chiavarini e Gianluca Viola, Luisa Volpi e Andrea Fischetti, Fabian Brana e Daniela Scalabrini, Martina Cerasoli e Anistas Bullaci.

Nella seconda giornata, domenica 26 luglio, c’è stata la visita guidata al borgo (Archi è riconosciuto tra i Borghi autentici d’Italia) e l’esclusiva visita ai suoi palazzi storici, a seguire il pranzo “Abruzzo e Argentina: incontro di sapori”, quindi la presentazione del libro “I cinque angoli – Anibal Troilo, storie di tango” di Andreina Di Girolamo, autrice molisana la cui presenza sottolinea il legame di Anibal Troilo con il Molise. I nonni materni, infatti, emigrarono da Agnone verso l’Argentina.  “Tango, l’arte che ha conquistato il mondo” è stata una finestra di rara ed emozionante suggestione ad opera di Miguel Angel Zotto, poi la chiusura con la Milonga de despedida. Hanno corredato il programma delle due giornate del Festival, oltre ad esposizioni di arti figurative e alle preparazioni tipiche degli stand gastronomici, la mostra “Toda una vida. La musica, gli affetti e le passioni di Anìbal Troilo”, con materiale fotografico inedito che riproduce l’esposizione del Museo Casa Carlos Gardel a Buenos Aires.

Nato a Buenos Aires l’11 luglio 1914, Anìbal Troilo, con il suo bandoneon, ha scritto le musiche da tango più conosciute e apprezzate a livello internazionale, sulle cui note ancor oggi danzano i ballerini di tutto il mondo. “Pichuco” – così era chiamato affettuosamente dal padre – ha inciso 485 brani e ha collaborato con i più importanti musicisti e compositori di tango argentino, da Osvaldo Pugliese a Juan D’Arienzo, fino ad Astor Piazzolla. Troilo ha contribuito in modo determinante alla crescita del tango, riconosciuto peraltro dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Tant’è che nel 2005 il Parlamento della Repubblica Argentina ha dichiarato l’11 luglio, giorno del compleanno di Troilo, “Giornata nazionale del bandoneon”, strumento al quale il musicista ha dedicato tutta la sua vita. L’eredità artistica lasciata da Troilo rappresenta una ricchezza inestimabile dal punto di vista musicale e culturale. Le sue melodie hanno segnato la storia del tango e continuano ad emozionare il mondo intero.

 

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L’emigrazione italiana tra storia e attualità

Un viaggio lungo un secolo, con lo sguardo rivolto all’Argentina

di Goffredo Palmerini

 

Ci sono fenomeni che non si possono comprendere solo con le cifre, le statistiche, i grafici. L’emigrazione italiana è uno di questi. Per afferrarne davvero il senso, occorre tornare indietro nel tempo, riattraversare le sue radici, ascoltare le voci che l’hanno abitata. È un viaggio che comincia tra il 1870 e l’inizio del Novecento, quando milioni di italiani – disorientati, spesso incompresi – lasciarono la loro terra senza che lo Stato sapesse ancora come proteggerli, accompagnarli, sostenerli. Le norme erano incerte, le tutele quasi inesistenti. E così, quell’esercito di braccia che partiva verso ogni continente si trovò a fronteggiare sospetti, pregiudizi, condizioni di lavoro durissime, sistemi sociali sconosciuti. La letteratura dell’emigrazione – memorie, diari, testimonianze – è forse la lente più luminosa per capire quel dolore: storie che hanno consegnato alla coscienza pubblica la verità di un fenomeno che oggi celebriamo per le sue conquiste, ma che nacque da sacrifici enormi.

In poco più di un secolo, circa 29 milioni di italiani lasciarono l’Italia. Una delle più grandi diaspore della storia umana. Oggi ricordiamo soprattutto le loro affermazioni: imprenditori, professionisti, ricercatori, politici, artisti, figure che hanno contribuito allo sviluppo dei Paesi d’accoglienza con laboriosità, ingegno, creatività. Hanno guadagnato rispetto e stima, diventando i migliori ambasciatori dell’Italia nel mondo. Eppure, in Patria, persistono stereotipi e paternalismi verso i connazionali all’estero. Un deficit di conoscenza che limita la capacità di valorizzare questa immensa risorsa umana, professionale e culturale. Chi si avvicina davvero alle comunità italiane nel mondo scopre un patrimonio sorprendente: competenze, valori civili, storie di successo costruite spesso contro pregiudizi e difficoltà. Le generazioni successive alla prima emigrazione esprimono oggi personalità emergenti in ogni settore: economia, università, ricerca, politica, imprenditoria. Una “seconda Italia” che merita di essere conosciuta, apprezzata e riconosciuta.

Nel secondo dopoguerra l’Italia ripeté gli errori del secolo precedente: considerò l’emigrazione come una valvola contro la disoccupazione, senza affrontare le radici del problema. L’agricoltura restava poco remunerata, l’artigianato rischiava di disperdersi, la formazione professionale era insufficiente. La fuga riprese, silenziosa e ostinata. Le partenze erano spesso affidate a banditori improvvisati, come gli agenti delle compagnie di navigazione o gli emissari d’oltreoceano, che promettevano facili fortune. La realtà era ben diversa: miniere, lavori estrattivi, cantieri di costruzioni, lavori nelle fabbriche, condizioni durissime. La tragedia di Marcinelle (8 agosto 1956) rivelò al mondo il prezzo di quella speranza.

Ora ricordiamo brevemente e più in dettaglio le rotte migratorie seguite nella storia dell’emigrazione italiana. Nella prima emigrazione (1861-1940) e dal 1946 con la seconda emigrazione, si rileva che nel primo periodo del fenomeno migratorio chi espatriava si diresse negli Stati Uniti e verso i paesi del Sud America, anzitutto Brasile e Argentina, ma anche Uruguay, Paraguay e Cile. Poi, nel secondo dopoguerra, oltre alle citate destinazioni verso le Americhe, s’aggiunsero Venezuela, Canada, Australia ed altri Paesi. Inoltre verso l’Europa, prevalentemente in Svizzera, Francia, Belgio, Germania e Gran Bretagna. In numeri sensibilmente inferiori l’emigrazione italiana s’indirizzò anche nel continente africano, in Sud Africa, ma anche nei paesi del Maghreb che affacciano sul Mediterraneo.

Fu dopo il 1870 che montò l’onda migratoria, destinata a portare oltreoceano milioni di nostri connazionali. Un’onda così forte che alcuni storici giungono a definire la Grande Emigrazione italiana appunto come una vera e propria diaspora. I porti delle partenze oltreoceano furono dapprima quello di Genova e successivamente, con l’aumentare del numero di emigranti specie dal Meridione, quello di Napoli, e infine anche Palermo. In un primo arco di tempo, che va fino al 1914, le destinazioni preferite furono l’Argentina e la zona del Rio della Plata (Uruguay, Paraguay), la parte meridionale del Brasile (Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, San Paulo, Minas Gerais), dove la possibilità di trovar lavoro nelle piantagioni di caffè, coltivare la terra disponibile e persino costruire una propria fazenda rappresentava un grande richiamo per braccianti e contadini. Ancor oggi le comunità più numerose di oriundi si trovano infatti a Buenos Aires, a Montevideo e soprattutto a San Paolo, dove quasi metà degli abitanti della grande metropoli del Brasile è d’origine italiana.

L’altra destinazione preferita furono gli Stati Uniti, dove lo sviluppo industriale richiedeva molta mano d’opera non specializzata nelle miniere, nell’edilizia, nelle costruzioni di stradali e ferroviarie. A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, e fino almeno alla Grande guerra quando il flusso s’interrompe poiché gli uomini sono richiamati al fronte, i migranti diretti verso mete extraeuropee cominciarono a partire prevalentemente dal Mezzogiorno. Provenivano dall’Abruzzo, dalla Campania, dalla Basilicata, ma soprattutto dalla Sicilia e dalla Calabria. L’emigrazione nel Nord America, moderno e industrializzato, trasforma i nostri contadini in operai nei grandi centri urbani della costa nord atlantica: New York, Boston, Pittsburgh, Philadelphia, in seguito Chicago, Detroit e Cleveland. È in questi anni che le statistiche registrano i numeri più elevati (il “picco” di partenze si ha nel 1913). Si tratta per lo più di uomini che ancora tendono, in gran parte, a compiere emigrazioni temporanee e ripetute. Le donne sono poche, ma non mancano, come non mancano le famiglie intere. Col tempo cresce il numero delle donne e dei bambini, che espatriano anche con richiami di ricongiunzione familiare, e crescono le stabilizzazioni nei Paesi d’emigrazione.

Negli anni recenti l’emigrazione soprattutto diretta in nord America, Europa e Australia, ha preso anche le vie dell’Est, particolarmente in Cina, Giappone e nei Paesi della penisola arabica (Emirati, Arabia Saudita, Kuwait, Barhein). Solo per dare un’idea, alcuni essenziali numeri sono importanti per capire l’emigrazione italiana nell’arco di circa 150 anni. Si tenga conto che l’emigrazione più consistente, in termini assoluti, è stata quella verso il Brasile, paese che ha il maggior numero di oriundi italiani, circa 25 milioni. L’altro Paese con una comunità italiana assai numerosa è l’Argentina. In termini percentuali l’Argentina è la nazione che ha la più alta percentuale di italiani, oltre metà degli abitanti, dunque quasi 22 milioni. Il terzo Paese per numero di oriundi sono gli Stati Uniti d’America, con circa 18 milioni di cittadini d’origine italiana.

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025, gli italiani iscritti all’AIRE – cioè coloro che hanno doppia cittadinanza, italiana e del Paese d’accoglienza – sono 6,4 milioni. Ma la cifra reale è molto più grande, perché resta una minoranza chi all’estero conserva o riacquista la cittadinanza italiana. Considerando le generazioni successive, gli oriundi italiani nel mondo sono circa 80 milioni. Un’altra Italia, più grande di quella dentro i confini. Argentina, Brasile e Stati Uniti, come detto, sono i Paesi con la maggiore presenza italiana. Una comunità che ama l’Italia, la chiama “Patria”, ne custodisce lingua, cultura, tradizioni. Mettere insieme queste due Italie – quella dentro e quella fuori – è una sfida culturale e politica che il Paese deve affrontare.

Gli italiani all’estero amano l’Italia più di noi che viviamo entro i confini. Ne offrono un’immagine seria, affidabile, creativa e laboriosa. Sono i nostri migliori ambasciatori. Hanno reso in ogni modo onore all’Italia in ogni angolo del mondo. Si sono conquistati il rispetto e la stima con il lavoro, l’ingegno, la creatività. Eppure in Italia persiste un’inadeguata conoscenza della nostra emigrazione, anche nelle classi dirigenti, che impedisce di valorizzare questa risorsa straordinaria. Le generazioni succedute alla prima emigrazione hanno raggiunto risultati eccellenti in ogni campo: economia, ricerca, cultura, università, politica. Hanno saputo affermarsi e aggiungere quel quid tutto italiano: la capacità di creare relazioni, di costruire legami, di portare creatività, stile e modo di vivere italiano dovunque.

Abbiamo quindi, noi italiani dentro i confini, il dovere morale di conoscere meglio e far conoscere la storia della nostra emigrazione. Un rapporto nuovo e maturo tra le due Italie – dentro e fuori i confini – potrebbe generare opportunità straordinarie. Se l’Italia sapesse valorizzare gli 80 milioni di oriundi, potrebbe contare su una comunità di 140 milioni di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dall’identità. Sarebbe una forza culturale, economica e perfino politica di portata globale. Ancor più oggi che l’Italia vive un momento difficile, soprattutto per i giovani. La mancanza di riforme strutturali nell’economia e nell’organizzazione statuale, nell’innovazione industriale e nei servizi, sta generando da quasi 20 anni a questa parte una nuova emigrazione, fino a 150mila espatri l’anno. È un’emigrazione diversa da quella storica. È un’emigrazione di competenze, di intelligenze, di capitale umano qualificato. Molti giovani – pur diplomati, laureati e con alta formazione – non riescono a trovare in Italia un lavoro adeguato o retribuzioni dignitose. All’estero le opportunità sono migliori e più legate al merito. Servirebbero politiche strutturali dei nostri governi, non episodiche, per invertire una tendenza che nella ripresa dell’emigrazione impoverisce l’Italia delle sue migliori intelligenze.

L’Argentina è uno dei Paesi che più deve all’emigrazione italiana. Buenos Aires parla ancora il cocoliche e il lunfardo, lingue nate dalla fusione di dialetti italiani con lo spagnolo. Già tra il 1871 e il 1930 gli italiani rappresentavano il 43,6% della popolazione argentina. Oggi oltre metà della popolazione dell’Argentina è italiana d’origine. Le partenze verso l’Argentina e gli altri Paesi dell’America Latina avvenivano soprattutto dal porto di Genova, poi anche da quelli di Napoli e Palermo. Molti non arrivarono mai: naufragi come quelli della Ortiga (1880), del Sudamerica (1888) e del Principessa Mafalda (1927) sono ancora ricordati come tragedie nazionali. Gli italiani in Argentina contribuirono allo sviluppo agricolo, industriale, edilizio, alla costruzione di strade e ferrovie. Hanno, inoltre, fortemente contribuito alla crescita economica, sociale, politica e culturale di quel grande Paese, che del rilevante contributo reso dagli emigrati italiani porta impressa nel profondo la cifra italiana, nella sua cultura e persino nell’indole della sua gente. Si può tranquillamente affermare che l’Argentina è per davvero molto italiana.

Il tango: una storia anche italiana

Nella cultura musicale dell’Argentina il posto di maggior rilievo è occupato dal tango. Il tango non è soltanto una danza, è una geografia dell’anima. Nasce nei sobborghi di Buenos Aires come un soffio caldo che sale dalle strade sterrate, dai cortili dove gli emigrati italiani mescolavano nostalgia e speranza, dalle case di legno colorate di La Boca e Barracas, dove ogni sera la vita sembrava ricominciare da capo. È un “ballo di abbraccio”, sì, ma è anche un abbraccio di culture. Dentro il suo ritmo si ascolta l’Africa degli schiavi, la Spagna dei porti, l’America creola, e poi, come una vena segreta, l’Italia: i dialetti che diventano lunfardo, le melodie portate dai nostri emigranti, il bandoneon che vibra come una voce antica.

Tra il 1860 e il 1890, il tango cominciò a imporsi nei sobborghi del Rio de la Plata. Era una musica istintiva, nata nei cortili degli immigrati: italiani, spagnoli, tedeschi, russi. Una lingua comune che non aveva bisogno di parole. Il tango è figlio della malinconia dell’emigrante, è la voce dell’anima per la perdita, lo sradicamento, la nostalgia. È una musica fatta di alti e bassi, come il respiro di chi sa che non rivedrà presto la propria terra. Le sue parole sono cariche di sentimento, di disperazione, di amore trattenuto.

Gli italiani non hanno solo ballato il tango, lo hanno plasmato. Lo hanno portato fuori dai bassifondi, lo hanno introdotto nei salotti della classe media, lo hanno trasformato in un simbolo nazionale. Molti dei suoi compositori erano d’origine italiana, come il leggendario Anìbal Carmelo Troilo, detto “Pichuco”. Nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975), Troilo è considerato uno dei più grandi bandoneonisti, compositori e direttori d’orchestra della storia del tango argentino. I nonni paterni del musicista, Quirino e Concezia Troilo, partirono alla fine dell’Ottocento da Archi, magnifico borgo in provincia di Chieti, per cercare fortuna in Argentina.

Il legame profondo ed autentico con Archi è oggi alla base del Pichuco Festival, evento culturale alla sua seconda edizione dove il grande artista Anìbal Troilo viene celebrato, ma è anche occasione per fare memoria dell’emigrazione italiana, con un programma che intreccia musica, letteratura, danza e tradizioni popolari. Del Festival sono davvero ammirato e mi congratulo con Luciana Cieri, dalle cui ricerche e dall’idea primigenia tutto è partito, insieme alla Municipalità di Archi e agli organizzatori che ne hanno saputo fare un evento dell’intera comunità, e anche oltre.

Il più grande e celebre tra i compositori argentini, Astor Piazzolla – figlio di un emigrato pugliese e amico di Troilo, che vedeva come suo maestro – ha poi rivoluzionato il tango fondendolo con jazz e musica classica contemporanea, facendo arrivare in ogni angolo del mondo la bellezza di questa musica e la suggestione della danza che la interpreta nel suo sentimento più profondo. Il tango fu a lungo considerato una danza indecente, marginale, respinta dall’alta società. Ma quando conquistò Parigi, New York e l’Europa, tornò in Argentina come un trionfo: “pulito”, stilizzato, ma ormai inarrestabile. Il ritmo del tango è andaluso e africano, ma la sua melodia è profondamente italiana nei testi, nelle musiche, nella gestualità, nel dramma, nell’anima che soffre. Il tango è la voce dell’emigrante che non dimentica. È la solitudine che diventa arte. È la nostalgia che si fa bellezza. È l’Italia che continua a vivere nel cuore dell’Argentina.

Oggi celebriamo la parte luminosa dell’emigrazione italiana: il talento, la creatività, l’ingegno, la capacità di costruire buone relazioni umane e comunità. Non dobbiamo però dimenticare la parte dolorosa dell’emigrazione, i pregiudizi sofferti, le discriminazioni, gli enormi sacrifici affrontati. Ribadisco, concludendo, che l’Italia ha un impegno da assolvere, un dovere morale verso l’altra Italia: conoscere e far conoscere la storia della nostra emigrazione. Portarla nelle scuole, nelle università, nella cultura pubblica. Solo così le due Italie – quella dentro e quella fuori – potranno riconoscersi come un unico grande Paese in cammino.

 

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Patto di ferro tra Marsica e Valle Peligna per difendere la salute dei “Nonni”! L’A.D.A. e l’Istituto “AbeOS” uniscono le forze per la Terza Età

LA MARSICA E LA VALLE PELIGNA SI ABBRACCIANO PER SALVARE I NOSTRI NONNI! Nasce uno straordinario accordo tra L’Associazione “A.D.A.” e l’Istituto Scientifico “AbeOS”: in arrivo Screening Cardiologici e Cure TOTALMENTE GRATUITE per tutti gli Anziani! 🩺 👵🏻 Non c’è gesto più Nobile, Meraviglioso e Civile in questa vita che stringersi insieme per “Prendersi Cura” della salute, dei cuori e degli acciacchi dei nostri amatissimi e fragili Nonni! Nelle scorse ore, presso il Centro Anziani di Via Kolbe ad Avezzano, è stato sancito un Patto di Ferro (e di Cuore!) a livello territoriale che unisce a doppio filo la Marsica e la bellissima Valle Peligna! L’instancabile e notissimo Dottor Lino Cipolloni (storico amministratore avezzanese e Presidente dell’A.D.A. – Associazione per i Diritti degli Anziani), ha voluto ospitare in città il Prof. Marcello Luca Marasco (luminare, stimatissimo osteopata e Direttore dell’Istituto Scientifico “AbeOS” di Raiano). Il motivo di questo incontro? Creare un Ponte d’Acciaio per garantire e donare ai nostri anziani un canale diretto (senza assurdi filtri burocratici) per accedere immediatamente e GRATIS alle visite mediche! Il Professor Marasco ha infatti letteralmente stregato l’attenta e curiosa platea di pensionati marsicani (rispondendo a tantissime loro domande sulla salute!) e invitandoli caldamente a Raiano per due prossimi Eventi Imperdibili e Completamente GRATUITI: Sabato 19 Settembre e Martedì 29 Settembre! In quelle due date l’Istituto aprirà le sue porte per offrire SCREENING CARDIOLOGICI, visite mediche, consigli sull’attività Motoria e prove di Primo Soccorso! La magia della Sanità a Costo Zero! La platea marsicana ha accolto la notizia con un entusiasmo spaventoso, tanto da voler organizzare immediatamente dei viaggi di Gruppo per parteciparvi! Leggi il programma dettagliato e la prospettiva di portare (presto!) questi Screening anche a domicilio nella Marsica nel nostro commosso articolo Sociale! 👇 🗣️ A chi volete rivolgere il vostro Plauso? Siete d’accordo sul fatto che, in un periodo storico in cui una semplice ed essenziale “Visita Medica Privata” o delle banali analisi costano Centinaia e Centinaia di Euro (scoraggiando di fatto gli anziani con le pensioni minime a farsi controllare!), le iniziative di PREVENZIONE TOTALMENTE GRATUITA e di “Porte Aperte” come queste debbano essere lodate, Esaltate e Supportate dai Comuni? Ditecelo sviscerando a fondo tutti i vostri pensieri (anche arrabbiati per le carenze del Servizio Sanitario Nazionale!) nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo bellissimo articolo per informare e aiutare tutti i nonni!

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Dott. Lino Cipolloni

Avezzano – La civiltà, l’empatia e la vera forza di un territorio si misurano in un solo, inequivocabile modo: da come la sua comunità riesce a prendersi cura e a difendere le sue fasce più deboli e preziose, in particolar modo i nostri amati anziani. Costruire un “ponte d’acciaio” fatto di salute, prevenzione gratuita e vicinanza umana è esattamente lo straordinario obiettivo raggiunto nelle scorse ore. È stato infatti sancito l’avvio formale e gioioso di una nuova, potentissima e fruttuosa sinergia tra la laboriosa Marsica e la splendida Valle Peligna. Al centro di questo storico abbraccio territoriale c’è un unico, nobilissimo scopo: promuovere attivamente, e con strumenti concreti, la salute e il benessere totale della popolazione anziana. L’iniziativa, rientrante nel prestigioso progetto nazionale “SIN#APS” (finanziato direttamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), ha preso vita nel corso di una mattinata densa di emozioni.

L’intuizione del Dott. Cipolloni: unire i territori per il benessere

Teatro di questo incontro così significativo è stato l’accogliente Centro ricreativo, culturale e sociale per anziani di Avezzano, situato in Via Massimiliano Kolbe. A fare gli onori di casa, in veste di vero e proprio “motore” dell’iniziativa, c’era il Dott. Lino Cipolloni, instancabile Presidente dell’A.D.A. (Associazione per i Diritti degli Anziani) Abruzzo. Figura storica, amatissima e conosciutissima nella vita politica e amministrativa di Avezzano e dell’intera provincia dell’Aquila, il Dott. Cipolloni ha da sempre dimostrato una sensibilità fuori dal comune verso le tematiche del sociale.
Di fronte a una platea attenta, incuriosita e calorosa di pensionati marsicani, il Presidente ha illustrato con orgoglio le straordinarie prospettive di questa collaborazione, invitando personalmente sul palco il Prof. Marcello Luca Marasco, eccellente osteopata originario di Raiano e Direttore Generale del prestigioso Istituto Scientifico per la Salute “AbeOS”. Un’alleanza strategica nata proprio per favorire l’accesso immediato (e senza ostacoli burocratici) degli associati alle innumerevoli e vitali iniziative socio-sanitarie promosse dall’Istituto peligno.

La filosofia di AbeOS e la medicina al servizio della comunità

A prendere la parola e a scaldare i cuori del pubblico è stato proprio il Prof. Marasco, che ha presentato con passione la straordinaria realtà del suo Istituto Scientifico. Non si tratta solo di medicina fredda e distaccata, ma di una vera e propria e caldissima “filosofia dell’approccio alla salute”, un percorso inevitabilmente legato alla volontà etica e ferrea di mettere le proprie enormi competenze professionali al servizio gratuito della collettività e di chi ne ha più bisogno.
La presentazione del professore ha letteralmente stregato l’attenta platea: non sono mancate le innumerevoli e interessate domande degli anziani presenti, dando vita a un meraviglioso scambio di opinioni, consigli pratici e momenti di vero confronto umano. Una conferma tangibile di quanto sia meraviglioso creare ponti tra realtà territoriali apparentemente divise geograficamente, ma fieramente accomunate da un’anima sola: l’attenzione amorevole verso l’essere umano.

Porte Aperte e Screening gratuiti: il calendario degli eventi

Nel corso del proficuo incontro, sono state presentate nel dettaglio le prossime e importantissime iniziative organizzate da “AbeOS” nella vicina Valle Peligna (a Raiano), che hanno entusiasmato a tal punto i soci marsicani da spingerli a organizzare immediatamente delle trasferte di gruppo per parteciparvi in massa.
Si parte subito fortissimo con sabato 19 settembre, con l’attesissima giornata dedicata alle “Porte aperte alla salute”. A seguire, martedì 29 settembre, andrà in scena un evento cruciale in occasione della Giornata mondiale del cuore (‘World Heart Day’).
Ma qual è la vera e straordinaria magia di questi due appuntamenti? Si tratta di eventi completamente e totalmente gratuiti! Un’opportunità inestimabile, pensata appositamente per avvicinare i cittadini (spesso scoraggiati dai costi proibitivi della sanità moderna) alla fondamentale arma della Prevenzione. Saranno offerti preziosi screening cardiologici approfonditi, attività motorie guidate, consulenze personalizzate, affascinanti conferenze mediche e persino indispensabili prove pratiche di primo soccorso.

Un seme piantato per il futuro: prevenzione a casa nostra

Quella tra Marsica e Valle Peligna è una sinergia non affatto scontata, ma che profuma già di successo clamoroso. E l’entusiasmante incontro di Avezzano potrebbe essere soltanto il fantastico “primo passo” di un cammino molto più lungo. Nel corso della giornata, infatti, Cipolloni e Marasco hanno gettato le basi per una collaborazione permanente e strutturata, esplorando la meravigliosa e concreta ipotesi di coinvolgere direttamente “AbeOS” in future iniziative mediche da realizzare direttamente sul suolo del territorio marsicano, portando letteralmente la prevenzione medica “sotto casa” degli anziani. Il seme della Salute è stato gettato, ora tocca a tutti noi innaffiarlo con la partecipazione e la fiducia.

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Il Giro d’Abruzzo 2026 sfreccia a Carsoli! Strade chiuse, divieti di sosta e orari: la guida completa per ammirare i campioni ed evitare le multe

CARSOLI PROTAGONISTA DELLO SPORT! Arriva il grande “Giro d’Abruzzo 2026” (Roba da ciclisti Élite Internazionali)! Ecco l’Orario del passaggio, tutte le Strade Chiuse, i posteggi alternativi e i Divieti di Sosta per non farsi sequestrare l’Auto dai Carroattrezzi! 🚴 🛑 Amanti dello Sport (e non solo!), preparatevi, perché Giovedì 17 Settembre le strade di Carsoli diventeranno una vera e propria “Vetrina Internazionale” per uno degli eventi Ciclistici più affascinanti e spettacolari dell’anno! La Carovana del “Giro d’Abruzzo” (con la sua massacranti Terza Tappa lunga ben 159 km) taglierà letteralmente in due il nostro paese! Gli Atleti arriveranno a tutta velocità dalla Tiburtina, sfrecceranno tra due ali di folla su Via Roma, attraverseranno Piazza Marconi, via Aquila per poi schizzare verso la Variante diretti ad Avezzano. Il passaggio magico in centro è previsto tra le Ore 11:00 e le 11:45 della mattina! C’è ovviamente un lato “pratico” da ricordare per evitare multe salatissime: per garantire la Sacrosanta Sicurezza di tutti, le Strade verranno totalmente CHIUSE AL TRAFFICO (Nessuno potrà entrare o uscire!) a partire da ben “45 Minuti Prima” dell’arrivo dei campioni. In più ci sarà TOLLERANZA ZERO per i furbetti del parcheggio: lungo tutto il percorso di Via Roma e Piazza Marconi vige il severissimo “Divieto di Sosta con Rimozione Forzata” per allargare la carreggiata ed evitare incidenti mortali in gara! Niente paura però: il Comune ha eccezionalmente “sospeso” l’isola pedonale in Via le Ripi (Via Nova) per consentire ai cittadini e ai lavoratori di parcheggiare l’auto al sicuro senza prendere multe! Leggi tutti i dettagli millimetrici, gli orari e le info sulla Viabilità nel nostro lungo e comodissimo articolo di Servizio Pubblico! 👇 📱 Voi sarete in prima linea sui marciapiedi del paese ad applaudire e fischiare l’arrivo della Famosa “Carovana”? Siete d’accordo con il fatto che, per un paio di orette, si possa fare qualche piccolo “Sacrificio di traffico” per consentire al nostro amato Paese di godere di una risonanza Turistica e Sportiva di questo Livello Internazionale? Ditecelo sviscerando a fondo la vostra passione per le due ruote nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura (E Ovunque!) questo prezioso articolo “Vademecum” sulle vostre bacheche (e nei gruppi Whatsapp) per informa

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Ciclisti

Carsoli  – Lo sport di altissimo livello, quello fatto di fatica, sudore, muscoli d’acciaio e ruote che sfrecciano sull’asfalto, è finalmente pronto ad abbracciare il nostro territorio. Le strade della nostra amatissima città si preparano a fare da palcoscenico a uno degli eventi sportivi più attesi e spettacolari dell’intero anno: il prestigioso Giro d’Abruzzo 2026. Si tratta di una grandissima vetrina turistica e di una competizione ciclistica di respiro fieramente internazionale, riservata unicamente ai grandissimi atleti della categoria Élite. Un’occasione d’oro per mostrare al mondo la bellezza incontrastata della Piana del Cavaliere. Giovedì 17 settembre, infatti, il centro cittadino di Carsoli sarà letteralmente attraversato in grande stile dalla Terza entusiasmante Tappa della competizione: la Oricola – Piana del Cavaliere – San Benedetto dei Marsi. Un percorso massacrante e affascinante lungo 159 chilometri, che si snoderà interamente attraverso i panorami mozzafiato del territorio marsicano. Ma, come per ogni grande evento, la carovana rosa richiederà l’impegno e la massima collaborazione di tutti i residenti, vista la necessaria e imponente rivoluzione della viabilità locale.

Il Percorso cittadino e la Fascia Oraria cruciale

In attesa di ricevere le ultimissime indicazioni definitive e millimetriche (che verranno impartite formalmente lunedì prossimo a seguito di un fondamentale vertice operativo con i vertici della Prefettura), l’Amministrazione Comunale ha diramato un primo avviso per permettere ai cittadini di organizzarsi per tempo.
La finestra temporale “calda” da cerchiare in rosso sul calendario è quella della tarda mattinata: il fulmineo passaggio dell’intera carovana di ciclisti, ammiraglie e scorte nel pieno centro di Carsoli è previsto approssimativamente in un orario compreso tra le ore 11:00 e le 11:45.
Il tracciato che taglierà in due il nostro Comune è stato già ben definito. Gli atleti arriveranno sfrecciando dalla Via Tiburtina Valeria fino al primissimo ingresso del paese; da lì imboccheranno la centralissima Via Roma, attraverseranno la storica Piazza Marconi, per poi proseguire agilmente su Via Aquila e immettersi in uscita sulla SS5 Quater (la Variante Tiburtina Valeria) spingendo sui pedali in direzione Pietrasecca e Avezzano.

Viabilità stravolta: strade chiuse e tolleranza zero sui divieti

Per consentire lo svolgimento regolare di una manifestazione ciclistica di tale portata internazionale, e soprattutto per garantire la totale e assoluta sicurezza sia degli atleti in gara che del pubblico assiepato lungo i marciapiedi, il cuore della città andrà inevitabilmente incontro a una momentanea paralisi del traffico. La regola diramata dalle forze dell’ordine è chiarissima: la circolazione stradale sarà categoricamente sospesa a partire da 45 minuti prima dell’effettivo passaggio dei corridori.
Inoltre, per evitare il restringimento pericoloso della carreggiata, sarà predisposto l’assoluto e inderogabile divieto di sosta con rimozione forzata lungo tutti i margini dell’intero percorso urbano (quindi su Via Roma, Piazza Marconi e Via Aquila). Nessuna scusa sarà tollerata: le auto lasciate in sosta vietata verranno implacabilmente rimosse dai carri attrezzi. Durante la sospensione del traffico, ricordiamo che nessun veicolo privato potrà circolare o immettersi nelle strade coinvolte, fatta ovviamente eccezione per le ambulanze e i mezzi di emergenza, le Forze di Polizia a sirene spiegate e i veicoli tecnici della scorta ufficiale alla gara.

La deroga speciale per i parcheggi in Via le Ripi

L’Amministrazione è perfettamente consapevole dei disagi che questi blocchi potranno creare alla normale routine di chi lavora o si sposta in centro, ma ha già previsto delle utilissime valvole di sfogo. Per sopperire alla totale mancanza temporanea di posteggi lungo il percorso della gara, è stata predisposta una preziosa eccezione: in via del tutto eccezionale e per la sola durata dell’evento, sarà temporaneamente sospesa l’isola pedonale su Via le Ripi (Via Nova). In quest’area, i cittadini potranno parcheggiare liberamente le proprie autovetture senza incorrere in sanzioni.
La raccomandazione finale alla cittadinanza è quella di programmare e anticipare per tempo i propri spostamenti logistici e lavorativi (evitando di muoversi in auto proprio a cavallo delle ore 11:00), di prestare la massima e scrupolosa attenzione alla segnaletica stradale provvisoria e di collaborare sorridendo con le Forze dell’Ordine. Ospitare il grande Ciclismo Internazionale è un grandissimo onore, godiamocelo tifando i campioni lungo le nostre strade!

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Carsoli non dimentica: il Sindaco Marcangeli a Poggio Cinolfo per onorare i Caduti in Guerra. “Il loro immenso sacrificio ci ha donato la Libertà e la Pace”

ONORE AI NOSTRI CADUTI! Il Sindaco di Carsoli Alessandro Marcangeli si reca a Poggio Cinolfo per deporre la Corona d’Alloro in onore dei soldati morti in Guerra: “Hanno donato il loro Sangue per la nostra Libertà! Impariamo il valore della Pace!” 🇮🇹 🕊️ In un’epoca moderna purtroppo “distratta”, in cui l’Egoismo sembra trionfare, ricordare con rispetto ed enorme Gratitudine chi è andato a Morire in Trincea per garantirci la Libertà è un Dovere Sacro e Inviolabile! In questa mattinata carica di Emozione e di Commosso Silenzio, la bellissima e fiera comunità di Poggio Cinolfo (frazione di Carsoli) si è stretta in un abbraccio collettivo durante la Santa Messa e la deposizione della Corona per onorare i Caduti in Guerra, ovvero tutti quei “Nonni e Bisnonni” partiti per il Fronte e mai più tornati a riabbracciare le loro famiglie. A guidare le celebrazioni, testimoniando la vicinanza totale delle Istituzioni alla frazione, c’era il Sindaco Alessandro Marcangeli, che ha speso parole Bellissime e piene d’Anima per l’occasione: “Ho voluto essere presente per testimoniare la mia profonda vicinanza e quella di tutta la nostra Amministrazione! Un momento di fede, raccoglimento e Memoria, per rendere il giusto Omaggio, assieme ai cittadini, a quanti hanno sacrificato in guerra la propria VITA per difendere la nostra amatissima LIBERTÀ!”. Un ricordo struggente, ma anche un monito rivolto a tutto il mondo: “Non dimentichiamo MAI l’importanza sacra della PACE!”. Leggi le bellissime dichiarazioni del Sindaco e la cronaca della commossa mattinata istituzionale e cittadina nel nostro articolo Locale! 👇 📖 Voi avete qualche prezioso e doloroso ricordo, tramandato dai vostri nonni, di storie legate alla Guerra e alle difficoltà di quei tempi durissimi e poveri? Siete d’accordo sul fatto che la Memoria e i nomi dei Nostri Eroi morti sul fronte debbano essere onorati sempre e strenuamente tramandati ai nostri giovani figli, per fargli capire quanto sia terribile la Guerra? Diteci la vostra sviscerando a fondo le vostre commosse tradizioni di paese nei commenti (Oggi esigiamo il massimo rispetto), e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo articolo sulle vostre bacheche per rendere il doveroso e Sacro Onore ai Caduti per la Patria!

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Deposizione corona ai caduti di tutte le guerre a Poggio Cinolfo

Carsoli – Ci sono giorni e ricorrenze in cui il frenetico scorrere del tempo presente deve necessariamente fermarsi, inchinandosi con profondo e doveroso rispetto davanti alla sacralità della Memoria. In un’epoca moderna troppo spesso distratta, in cui si dà per scontato il dono inestimabile della democrazia in cui viviamo, ricordare chi ha donato il proprio sangue e la propria giovinezza per il nostro Paese diventa non solo un atto istituzionale, ma un vero e proprio dovere morale. Con questo nobile spirito, nella suggestiva e tranquilla mattinata di oggi, la fiera comunità della frazione di Poggio Cinolfo si è stretta in un abbraccio collettivo per onorare il ricordo incancellabile dei propri Eroi. A guidare le celebrazioni, testimoniando la gratitudine di tutto il territorio, è stato il primo cittadino di Carsoli, il Sindaco Alessandro Marcangeli.

Fede, Raccoglimento e Tradizione a Poggio Cinolfo

La commemorazione si è aperta con la solenne celebrazione della Santa Messa, un momento di altissima spiritualità e di preghiera silenziosa che ha riempito i cuori dei tantissimi cittadini presenti. «Questa mattina ho partecipato, nella frazione di Poggio Cinolfo, alla messa e alla successiva deposizione della corona d’alloro in memoria dei Caduti in guerra», ha dichiarato con profonda commozione il Sindaco Marcangeli.
La cerimonia non è stata un semplice rituale vuoto, ma ha toccato le corde più intime dei partecipanti. «È stato un momento davvero molto sentito, un trionfo di fede, di commosso raccoglimento e di memoria storica, profondamente e indissolubilmente radicato nella storia millenaria e nelle bellissime tradizioni della comunità locale di Poggio Cinolfo». Nei piccoli e meravigliosi borghi del nostro entroterra, infatti, il ricordo delle Guerre Mondiali è ancora dolorosamente vivo: non c’è famiglia che non abbia pianto un figlio, un nonno o un fratello partito per il fronte e mai più tornato a casa.

La Corona d’Alloro e il Sacrificio per la nostra Libertà

Il momento culminante, più alto e toccante della mattinata è stata la deposizione della tradizionale corona d’alloro davanti al monumento che custodisce i nomi scolpiti dei soldati caduti. Nel silenzio generale, il Sindaco Marcangeli ha voluto far sentire forte e chiara la presenza attiva delle istituzioni al fianco della popolazione.
«Ho voluto fortemente essere presente di persona – ha sottolineato il primo cittadino – per testimoniare la mia più totale vicinanza, unita a quella di tutta l’Amministrazione comunale. Il nostro obiettivo era rendere il giusto e doveroso omaggio, stringendoci insieme a tutti i cittadini, a quanti hanno eroicamente sacrificato la propria stessa vita per garantirci la Libertà di cui oggi godiamo». Un sacrificio immenso e incalcolabile, un debito d’onore che la città di Carsoli non ha alcuna intenzione di dimenticare.

Il Valore Inestimabile della Pace per il nostro Futuro

Ma la cerimonia odierna, oltre a volgere uno sguardo doveroso e malinconico al doloroso passato, ha lanciato anche un disperato e potentissimo messaggio rivolto al presente e alle future generazioni. Nel ricordare gli orrori della guerra, il Sindaco ha concluso il suo intervento «ricordando al tempo stesso l’assoluta e vitale importanza della Pace».
In un momento storico internazionale drammatico come quello che stiamo vivendo oggi, con conflitti armati e distruzioni che incendiano l’Europa Orientale e il Medio Oriente mietendo migliaia di vittime innocenti, il monito lanciato da Poggio Cinolfo assume un significato ancora più profondo e universale. Ricordare i Caduti significa ripudiare fermamente gli orrori della guerra. Custodire la Memoria significa impegnarsi ogni giorno, partendo dalle piccole comunità locali, per costruire un mondo di Fratellanza, di Libertà e, soprattutto, di Pace duratura. Onore ai Caduti, e un plauso all’Amministrazione per aver tenuto viva la fiamma incancellabile del Ricordo.

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