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Magia pura a Paganico Sabino: la Notte delle Pantasime e il Summer Fest infiammano l’estate nel cuore del borgo

Il fascino dei borghi antichi che non si arrendono! A Paganico Sabino esplode l’estate: venerdì il rap d’autore con il Summer Fest, sabato la magia ancestrale e il rito del fuoco con la “Notte delle Pantasime”. Un weekend imperdibile nel cuore della Sabina tra musica, fuochi d’artificio e pura tradizione. 🔥 🎶 🏕️

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Locandina Evento Paganico Sabino

Tradizioni e Borghi – C’è una magia inimitabile e struggente che avvolge i piccoli borghi italiani quando il sole rovente cala dietro le montagne e le antiche piazze in pietra iniziano, magicamente, a riempirsi di voci allegre, luci calde e profumi irresistibili della tradizione rurale. Non stiamo certo parlando dei soliti, caotici e freddi eventi turistici da riviera, ma di qualcosa di molto più profondo, intimo e viscerale. A Paganico Sabino, incantevole gioiello architettonico incastonato nella rigogliosa natura della provincia di Rieti, l’estate non è mai stata considerata una semplice stagione turistica, ma un vero e proprio atto d’amore comunitario verso le proprie radici. L’Estate Paganichese 2026 sta dimostrando a tutti, ancora una volta, cosa significhi fare “resistenza culturale” nel cuore dell’Italia: da fine luglio, la coraggiosa Pro Loco sta animando il paese con un calendario fittissimo che intreccia sapientemente la fiera tradizione contadina, la cultura locale, la buona tavola e la grande musica dal vivo. Un percorso emozionante che sta finalmente per culminare nel weekend più infuocato, misterioso e atteso dell’intero anno.

Molto più di un semplice evento estivo: la resistenza culturale della Sabina

Dietro ogni singolo appuntamento dell’Estate Paganichese c’è il sudore della fronte, la dedizione assoluta e il lavoro instancabile dei volontari della Pro Loco locale, sostenuti fortemente quest’anno dal vitale contributo della Regione Lazio. Non si tratta di organizzare festicciole per riempire le serate di noia dei villeggianti, ma di tessere un vero e proprio filo rosso emotivo tra le diverse generazioni. Le lente passeggiate esperienziali nei fitti boschi, le lunghe serate gastronomiche che sanno di antiche ricette delle nonne, i rumorosi tornei popolari che fanno ritrovare il puro gusto dello stare insieme: tutto concorre a un unico, vitale e grande obiettivo, ovvero quello di non far morire lo spirito e l’identità della Sabina. E ora, mentre ci avviciniamo inesorabilmente alla fine di agosto, tutta l’attesa del paese è giustamente concentrata sul weekend di venerdì 21 e sabato 22, quando Piazza Vittorio Emanuele abbandonerà del tutto la sua proverbiale e silenziosa quiete per trasformarsi nel cuore pulsante di due notti destinate a rimanere indelebilmente scolpite nella memoria della comunità: il Paganico Sabino Summer Fest e la leggendaria, magica Notte delle Pantasime.

Venerdì 21 agosto: il rap d’autore fa vibrare le antiche pietre con il Summer Fest

La grandiosa festa paesana entrerà ufficialmente nel vivo venerdì 21 agosto, a partire dalle ore 20:00, con la sesta, acclamatissima edizione del Paganico Sabino Summer Fest. La genialità assoluta di questo primo evento sta nel contrasto meraviglioso tra l’austerità storica del borgo e la modernità prorompente della proposta musicale. La piazza principale, infatti, non ospiterà la classica orchestra di liscio, ma si aprirà coraggiosamente alle nuove generazioni, portando in scena alcuni tra i nomi più freschi, interessanti e seguiti della scena rap e cantautorale contemporanea. Sul grande palco, presentati dalla verve travolgente di Riccardo Zianna, si alterneranno artisti del calibro di Nùma, Bohris, Meschia, Peter White e Maninni. Sarà una serata in cui le rime urbane e le melodie moderne si fonderanno miracolosamente con l’atmosfera rurale, dimostrando che i nostri piccoli paesi non sono affatto musei polverosi del passato destinati a morire, ma palcoscenici vivissimi capaci di accogliere il futuro a braccia spalancate.

Il fuoco e la memoria: il fascino misterioso e ancestrale della Notte delle Pantasime

Ma l’anima vera, più antica e misteriosa di Paganico Sabino si risveglierà dal suo letargo il giorno successivo, sabato 22 agosto. È la celebre Notte delle Pantasime, un evento dal fascino ancestrale, capace di unire armoniosamente la festa moderna a uno dei riti folkloristici più identitari, affascinanti e sentiti dell’intera comunità sabina. La “pantasima” (che nel gergo dialettale richiama il fantasma o un grande fantoccio), nella profonda tradizione contadina del centro Italia, rappresenta spesso il capro espiatorio, l’inverno che muore per far spazio alla primavera, o la purificazione necessaria per propiziare un buon raccolto agricolo e allontanare le malattie e le negatività accumulate durante l’anno. Si tratta di un vero e proprio rito laico di purificazione collettiva, un momento sacro in cui le paure vengono letteralmente esorcizzate e bruciate nel fuoco della comunità, stringendo le persone in un unico, immenso abbraccio liberatorio attorno alle fiamme.

Sabato 22 agosto: tra grande musica dal vivo, fuochi d’artificio e il ballo purificatore

Il ricco programma di sabato sera si presenta come un vero e proprio crescendo rossiniano di emozioni irripetibili. Dalle ore 20:00 la piazza inizierà a scaldarsi i muscoli con le esibizioni live di Sartoria Musique e Golden Era Classics, preparando l’atmosfera per il grande rito collettivo. Alle 23:00, l’intera folla starà con il naso all’insù per ammirare il grandioso spettacolo pirotecnico che illuminerà a giorno il cielo stellato e purissimo della Sabina. Ma sarà solo il delizioso antipasto visivo. Alle 23:30 in punto, infatti, scoccherà l’ora fatidica: il momento solenne del tradizionale e gigantesco falò rituale. Il fuoco purificatore divorerà le vecchie paure di cartapesta e darà il via al celebre Ballo delle Pantasime, in cui la ritmica musicale, il calore delle fiamme e le danze popolari si mescoleranno in una coreografia spontanea e travolgente, capace di abbattere, nel buio della notte, ogni singola barriera sociale tra giovani e anziani, tra residenti storici e turisti di passaggio.

Un modello di promozione da difendere: quando investire nelle radici salva il territorio

Iniziative di questo enorme spessore culturale non nascono mai per puro caso. L’intera kermesse paganichese rientra con pieno e assoluto merito tra i progetti sostenuti dal “Fondo per le iniziative di promozione e valorizzazione del territorio regionale” (attivo da marzo ad agosto 2026) erogato della Regione Lazio. Si tratta di una conferma politica e sociale importantissima: le istituzioni, finalmente, hanno capito che la promozione turistica e culturale dei piccoli borghi arroccati della Sabina non è un inutile spreco di denaro pubblico, ma il miglior e più redditizio investimento possibile per salvare il futuro e l’anima del nostro Paese. Sostenere il coraggio di Paganico Sabino significa difendere a spada tratta un modello di vita sano, fatto di relazioni umane autentiche, di folklore incontaminato e di inestimabile bellezza paesaggistica. Chi non ha mai avuto la fortuna di esserci, farebbe bene a non perdersi questo fine settimana. Perché ci sono notti in Italia, come quelle magiche delle Pantasime, in cui il fuoco scoppiettante scalda molto più del semplice corpo: scalda l’anima, ricordandoci esattamente da quale terra meravigliosa veniamo.

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Collelongo si accende con Giovanni Grande: un viaggio teatrale tra Dante e il mito nei parchi d’Abruzzo

La grande letteratura sotto le stelle della Marsica: lunedì 10 agosto a Collelongo va in scena lo spettacolo gratuito di Giovanni Grande! 🎭 ✨ Un viaggio emozionante che unisce i miti di Troia, i versi immortali di Dante e la spiritualità del Monte Tranquillo. 🌲 ⛪ Un evento unico per riscoprire l’anima più autentica d’Abruzzo insieme a tutta la comunità. 👏 🌌

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Locandina evento Collelongo

Collelongo-  Il borgo di Collelongo si appresta a vivere una delle serate più intense e significative della stagione, confermando la Marsica come un distretto di primaria importanza per la promozione della cultura e del teatro di narrazione. Lunedì 10 agosto 2026, a partire dalle ore 21:30, la suggestiva e monumentale cornice di Piazza della Chiesa ospiterà la rappresentazione teatrale intitolata “Il sogno di Giovanni Grande: dalla fine della guerra di Troia al centro del Parco Nazionale d’Abruzzo”. L’opera, interamente ideata e interpretata dall’attore e regista Giovanni Grande, si offre alla pubblica opinione come un affascinante itinerario interiore capace di unire il fascino del mito classico alla solennità della letteratura immortale della penisola, celebrando l’identità e il patrimonio immateriale delle aree protette dell’Appennino.

Il cammino allegorico dalla guerra di Troia al Monte Tranquillo

La scomposizione del testo scenico rivela un ordito narrativo flessibile e privo di automatismi accademici, in cui la parola d’autore si fa contemporaneamente gioco evocativo e strumento di indagine civile. Giovanni Grande guiderà il pubblico lungo un cammino che prende avvio dalle leggendarie macerie della guerra di Troia per approdare, attraverso la recitazione di pagine memorabili della saggistica occidentale, nel cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il baricentro spirituale del racconto toccherà la vetta del Monte Tranquillo, luogo in cui sorge la storica chiesa della Madonna Nera, rinomata meta di fede e raccoglimento rionale immersa in un paesaggio d’alta quota di straordinaria e intatta bellezza naturalistica.

La preghiera di San Bernardo e le soste di San Giovanni Paolo II

A legare la performance alla grande tradizione letteraria italiana sarà il richiamo esplicito alla Commedia di Dante Alighieri. All’ingresso del santuario del Monte Tranquillo è infatti incisa sulla pietra la celebre preghiera con cui San Bernardo di Chiaravalle, nel canto trentatreesimo del Paradiso, invoca la Vergine Maria: uno dei vertici assoluti della poesia universale che risuonerà nella piazza di Collelongo. Il viaggio simbolico attraverserà anche i magnifici Prati d’Angro, territori di indiscusso valore ambientale resi ancora più celebri dal ricordo storiografico del pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II, il pontefice santo che amava sostare in solitudine tra queste montagne lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva dei residenti.

Il teatro di piazza come dinamo di coesione per il territorio marsicano

La manifestazione, organizzata in sinergia con le associazioni e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, si offre alle famiglie, ai lavoratori e ai numerosi villeggianti come un’occasione preziosa per riscoprire il benessere della riflessione e la cura delle relazioni umane. Sostenere il merito degli artisti indipendenti e favorire l’incontro fisico dei cittadini nei centri storici costituisce una potente dinamo per l’economia di vicinato e per l’indotto della somministrazione locale. L’appuntamento di Collelongo dimostra empiricamente come la fusione tra i grandi classici e la bellezza dei paesaggi abruzzesi sia la via maestra per far crescere il territorio con armonia e determinazione, garantendo un domani ricco di consapevolezza alle future generazioni.

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Come per incanto dal passato: riemerge la commovente lettera del prigioniero Antonio. “Cara Gina, sto bene”

“Cara Gina, riguardati e non preoccuparti per me. Io sto bene”. 📜 ❤️ Le parole commoventi di un marito prigioniero nei campi inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale riemergono a Bellegra dopo oltre 80 anni! Una lettera meravigliosa scritta dal fronte da Antonio Tucci, in cui l’amore per la moglie Gina, per il figlio Titta e per la mamma vince sugli orrori del conflitto. Leggi e condividi questa straordinaria e vera storia d’altri tempi che ci insegna il valore supremo della pace. 🕊️ 👇

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lettera del prigioniero Antonio

Bellegra (RM) – Ci sono tesori nascosti che non sono fatti d’oro o di pietre preziose, ma di inchiostro sbiadito e di carta ingiallita dal tempo. Oggetti all’apparenza fragili, che eppure custodiscono la forza di resistere ai decenni, alle intemperie e all’oblio, per riemergere esattamente nel momento in cui abbiamo più bisogno di ascoltare il loro messaggio. Come per incanto, ciò che è nascosto prima o poi torna sempre alla luce. È quello che è accaduto in questi giorni nella comunità di Bellegra, dove il ritrovamento e la pubblicazione di una toccante lettera risalente alla Seconda Guerra Mondiale ha riacceso i riflettori su una memoria collettiva che non deve mai essere dispersa.

Dal deserto dell’Africa ai campi inglesi: il difficile viaggio di Antonio Tucci

La storia che emerge da questo foglio di carta è quella di Antonio Tucci, un nostro concittadino che, come tanti giovani dell’epoca, fu strappato agli affetti e alla sua terra per essere gettato nell’inferno del secondo conflitto mondiale. Correva l’anno 1942: i venti di guerra soffiavano spietati. Antonio stava combattendo sul fronte africano quando, nel caos del conflitto, venne catturato dalle forze alleate e trasferito come prigioniero di guerra in Gran Bretagna. Finì confinato nei gelidi campi di prigionia situati nelle campagne appena fuori Londra, a migliaia di chilometri dalla sua amata Bellegra, dalle sue colline, dalla sua casa.

In un’epoca in cui le comunicazioni erano rare, incerte e filtrate dalla dura censura militare, riuscire a spedire una lettera era un lusso, quasi un miracolo. Eppure, in quello scritto inviato dal campo di prigionia britannico, non c’è traccia di disperazione o di lamenti per la propria, durissima, condizione. Al contrario, c’è solo un luminoso e struggente senso di protezione verso chi era rimasto a casa ad aspettare.

“Cara Gina, io sto bene”: l’amore che sconfigge l’orrore del conflitto

Il cuore di Antonio, nonostante i reticolati e la lontananza, batteva solo e unicamente per la sua famiglia. La lettera è indirizzata con immensa tenerezza alla “cara moglie Gina”. Le parole usate dal prigioniero sono un inno all’altruismo: invece di piangersi addosso, Antonio si preoccupa per lei, le raccomanda accuratamente di riguardarsi e di stare bene, rassicurandola con una dolce bugia bianca: “Anche io qui mi trovo bene”. Una frase sussurrata nel buio della prigionia, scritta con l’unico scopo di non far pesare ulteriore angoscia sul cuore già provato della sua sposa.

I pensieri di Antonio non si fermano solo a Gina, ma corrono veloci verso il piccolo figlio Titta e verso l’anziana madre. Nelle sue righe, tracciate con cura, traspare la dignità immensa di un uomo che, pur essendo prigioniero, si aggrappa al senso della famiglia come a un salvagente nel mare in tempesta della guerra globale.

Il ruolo prezioso di Vincenzo Saulini e la solidarietà tra i prigionieri

Ma la lettera offre anche un prezioso e inaspettato spaccato di vita quotidiana all’interno dei campi di prigionia londinesi. Antonio non dimentica di inviare alla famiglia i saluti del suo inseparabile compagno di prigionia, anch’egli cittadino di Bellegra: Vincenzo Saulini. Vincenzo non era solo un commilitone, ma era diventato una figura chiave all’interno della baracca. Avendo imparato la lingua, svolgeva l’importante e delicato ruolo di interprete principale tra i prigionieri italiani e il rigido comando militare britannico.

Questo dettaglio, all’apparenza marginale, ci racconta invece la straordinaria rete di solidarietà, di amicizia e di mutuo soccorso che si creava tra i nostri soldati prigionieri. Isolati, affamati e lontani dalla patria, si sostenevano l’un l’altro, diventando letteralmente fratelli per sopravvivere alle incognite di un conflitto di cui non potevano prevedere la fine.

Un monito eterno per tutti noi: la guerra è solo morte e va abolita

Non sappiamo esattamente quanti lunghi e interminabili anni di prigionia abbia dovuto scontare Antonio prima di poter finalmente riabbracciare la sua cara Gina e il piccolo Titta. Quello che sappiamo con certezza è che queste poche righe riemerse dall’archivio del tempo rappresentano oggi un tesoro dal valore storico e morale inestimabile per la comunità di Bellegra e per chiunque abbia la fortuna di leggerle.

Un doveroso e sentito ringraziamento va alla persona che ha concesso e autorizzato il ritrovamento, permettendo di rintracciare i legittimi proprietari di questo immenso ricordo di famiglia. Ma il ringraziamento più grande va a Luigino, che diffondendo e leggendo queste righe ha permesso a tutti noi di sentirci partecipi di un dolore che non si è mai del tutto cancellato. Il messaggio che ci consegna il soldato Antonio Tucci è chiaro e squarcia il velo del tempo, arrivando drittto alle nostre coscienze, soprattutto oggi, in un mondo in cui i tamburi di guerra tornano a rullare minacciosi: la guerra non è mai una soluzione. La guerra è solo e soltanto divisione, sofferenza e morte. E, come tale, andrebbe definitivamente abolita dal vocabolario dell’umanità. Grazie Antonio, per averci ricordato che l’amore, alla fine, vince su tutto.

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Vent’anni di magia e sapori: “Sant’Elia tra i Vicoli” trionfa e incanta la Ciociaria. Il plauso di Gianluca Quadrini

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Sant’Elia tra i Vicoli

Sant’Elia Fiumerapido (FR) – Ci sono notti d’estate in cui i piccoli borghi della nostra provincia sembrano risvegliarsi, scrollandosi di dosso la tranquillità quotidiana per indossare l’abito della festa. Notti in cui l’aria si riempie di profumi antichi, di musica dal vivo e di risate che riecheggiano tra le mura in pietra. È esattamente questa la magia che ha avvolto il centro storico di Sant’Elia Fiumerapido venerdì 7 agosto, in occasione dell’attesissima e storica ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli”, la passeggiata enogastronomica che da due decenni rappresenta il fiore all’occhiello dell’estate ciociara.

Una festa lunga vent’anni: la resistenza dei borghi e della tradizione

Raggiungere il traguardo della ventesima edizione non è una cosa da poco. Significa che dietro le quinte c’è un’intera comunità che, anno dopo anno, ha saputo tramandarsi la passione e la voglia di fare, resistendo alla tentazione dell’abbandono e lottando attivamente contro lo spopolamento che spesso affligge le nostre aree interne. La manifestazione si è conclusa con uno straordinario, e per molti versi commovente, successo di pubblico: centinaia e centinaia di visitatori, giovani e intere famiglie sono accorsi da ogni angolo della provincia (e anche da fuori regione) per invadere pacificamente i suggestivi vicoli del paese.

All’evento, a testimoniare la forte vicinanza delle istituzioni al territorio, ha preso parte con grande entusiasmo anche Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole Dirigente di ANCI Lazio, il quale ha voluto vivere la festa in prima persona, stringendo mani e ascoltando le storie dei produttori locali e dei cittadini.

I profumi della memoria contadina: un viaggio tra le eccellenze a km zero

A fare da filo conduttore alla serena serata agostana è stata un’offerta enogastronomica d’assoluta eccellenza, curata in modo quasi maniacale e amorevole dai volontari. I vicoli del borgo si sono letteralmente trasformati in un labirinto del gusto a cielo aperto, capace di prendere per la gola tutti i palati.

Le vere protagoniste sono state le ricette della memoria contadina, quelle tramandate di madre in figlia, che si sono intrecciate meravigliosamente con la valorizzazione dei prodotti agricoli rigorosamente a chilometro zero. I visitatori hanno potuto deliziarsi con fumanti primi piatti fatti in casa e conditi con i sughi ricchi e corposi della tradizione; hanno degustato formaggi stagionati e salumi tipici della Valle di Comino e del Cassinate, per poi lasciarsi tentare dalle immancabili crespelle, dalle frittelle dorate e dai dolci artigianali preparati seguendo antiche ricette custodite gelosamente dalle famiglie del posto. Il tutto, ovviamente, innaffiato e accompagnato dai migliori vini locali, nettari sinceri capaci di esaltare la genuinità della terra e di raccontare, sorso dopo sorso, l’identità fiera ed enologica del Lazio meridionale.

Il plauso di Gianluca Quadrini e il valore della sinergia comunitaria

«La ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli” si conferma un traguardo di grandissimo valore non solo turistico, ma profondamente culturale e sociale per tutto il nostro territorio», ha dichiarato con soddisfazione Gianluca Quadrini durante il suo intervento. «È stato un vero onore e un piacere immenso condividere una serata così ricca di partecipazione, di calore umano e di vitalità. Oltre alla bellezza oggettiva del centro storico, a fare la vera differenza è stata la qualità straordinaria delle proposte enogastronomiche: piatti tradizionali, prodotti genuini e prelibatezze uniche che rappresentano la nostra vera ricchezza agricola e le radici inscindibili della nostra cultura culinaria».

Il Consigliere Provinciale ha poi voluto rivolgere ringraziamenti precisi e calorosi a tutti i promotori di questa complessa e perfetta macchina organizzativa: «Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Sindaco Fabio Violi e a tutta la sua Amministrazione Comunale, non solo per la splendida accoglienza ricevuta, ma soprattutto per il costante e faticoso impegno profuso quotidianamente nel valorizzare le nostre comunità. Un ringraziamento speciale e di vero cuore va all’amico Antonio Bucci per il gradito e affettuoso invito, e naturalmente a tutti gli organizzatori, alle varie associazioni, agli instancabili volontari, alle Forze dell’Ordine che hanno garantito la sicurezza e ai commercianti che hanno lavorato duramente e senza sosta per la riuscita impeccabile dell’evento».

La presenza così massiccia di pubblico ha ribadito, ancora una volta, il ruolo centrale di Sant’Elia Fiumerapido nel panorama turistico e culturale della nostra estate. «Vedere i vicoli gremiti di persone, famiglie felici ed entusiasti amanti della buona cucina, è la testimonianza più chiara e concreta dell’efficacia di questo format», ha concluso Quadrini. «Manifestazioni genuine come questa sono un volano fondamentale per la promozione turistica dei nostri amati borghi, per la sacrosanta salvaguardia delle nostre specificità enogastronomiche e, cosa ancor più importante, per il rafforzamento del senso di comunità e appartenenza. Complimenti ancora a tutti per questo straordinario traguardo del ventennale! Ad maiora!»

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