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Economia

POSTE ITALIANE: RISULTATI FINANZIARI DEL PRIMO TRIMESTRE 2026

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Matteo Del Fante
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Redazione-  RICAVI[1] RECORD NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, PARI A € 3,5 MILIARDI, IN CRESCITA DELL’8% ANNO SU ANNO, GRAZIE AL SOLIDO CONTRIBUTO DI TUTTE LE DIVISIONI DI BUSINESS

REDDITIVITÀ A LIVELLI RECORD NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026: RISULTATO OPERATIVO (EBIT) ADJUSTED[2] PARI A € 905 MILIONI, IN CRESCITA DEL 14% ANNO SU ANNO, A CONFERMA DI UNA CONTINUA ED EFFICACE RAZIONALIZZAZIONE DEI COSTI IN UN CONTESTO INFLAZIONISTICO

UTILE NETTO PARI A € 617 MILIONI[3], IN CRESCITA DEL 3% ANNO SU ANNO

RACCOLTA NETTA NEI PRODOTTI DI INVESTIMENTO ROBUSTA E PARI A € 1,7 MILIARDI, ASSOCIATA A TREND COMMERCIALI POSITIVI NEL RISPARMIO POSTALE E A DEPOSITI RETAIL STABILI

SOLIDA STRUTTURA PATRIMONIALE CON SOLVENCY II RATIO PARI AL 294% E POSIZIONE FINANZIARIA NETTA IN MIGLIORAMENTO

CRESCITA DEI PAGAMENTI DIGITALI SUPERIORE AL MERCATO

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OFFERTA PUBBLICA SU TIM: TEMPISTICHE DELL’OPERAZIONE CONFERMATE, CHIUSURA ATTESA ENTRO IL TERZO TRIMESTRE DEL 2026

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REVISIONE AL RIALZO DELLA GUIDANCE PER L’ESERCIZIO 2026: RISULTATO OPERATIVO (EBIT) ADJUSTED AUMENTATO A € 3,4 MILIARDI

IL NUOVO PIANO INDUSTRIALE “STANDALONE” PLURIENNALE SARÀ PRESENTATO IL 24 LUGLIO INSIEME AI RISULTATI DEL SECONDO TRIMESTRE 2026

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·      NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, I RICAVI1 DI GRUPPO SI ATTESTANO A € 3,5 MILIARDI, IN CRESCITA DELL’8,0% ANNO SU ANNO:

o   RICAVI DA TERZI DI CORRISPONDENZA, PACCHI E DISTRIBUZIONE PARI A € 1,0 MILIARDI NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, IN CRESCITA DEL 5,7% ANNO SU ANNO.

o   I RICAVI DA TERZI DEI SERVIZI FINANZIARI AMMONTANO A € 1,6 MILIARDI NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, IN CRESCITA DEL 10,5% ANNO SU ANNO.

o   I RICAVI DA TERZI DEI SERVIZI ASSICURATIVI SI ATTESTANO A € 469 MILIONI NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, IN CRESCITA DEL 6,1% ANNO SU ANNO.

o   I RICAVI DA TERZI1 DEI SERVIZI POSTEPAY AMMONTANO A € 425 MILIONI NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, IN CRESCITA DEL 6,8% ANNO SU ANNO.

·      NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, I COSTI TOTALI[4] AMMONTANO A € 2,8 MILIARDI, IN CRESCITA DEL 4,9% ANNO SU ANNO:

o   I COSTI ORDINARI DEL PERSONALE4 NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026 SI ATTESTANO A € 1,5 MILIARDI, IN CRESCITA DELL’1,4% ANNO SU ANNO, RIFLETTENDO UNA MAGGIORE RETRIBUZIONE VARIABILE E GLI AUMENTI SALARIALI PREVISTI DAL CONTRATTO DI LAVORO.

o   I COSTI NON-HR4,[5] RAGGIUNGONO € 1,2 MILIARDI NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, IN CRESCITA DEL 10,3% ANNO SU ANNO, PER EFFETTO DELLA MAGGIORE CRESCITA DEL BUSINESS.

·      NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026, IL RISULTATO OPERATIVO (EBIT) ADJUSTED2 HA RAGGIUNTO UN LIVELLO RECORD PARI A € 905 MILIONI, IN CRESCITA DEL 13,6% ANNO SU ANNO, COME CONSEGUENZA DI UN’ATTENTA RAZIONALIZZAZIONE DEI COSTI.

·      NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2026 L’UTILE NETTO3 RISULTA PARI A € 617 MILIONI, IN CRESCITA DEL 3,3% ANNO SU ANNO.

·      LE ATTIVITÀ FINANZIARIE INVESTITE (AFI) DEI CLIENTI DEL GRUPPO HANNO RAGGIUNTO € 606 MILIARDI, IN CRESCITA DI € 5,3 MILIARDI DA DICEMBRE 2025: SOLIDA RACCOLTA NETTA NEI PRODOTTI DI INVESTIMENTO E PARI A € 1,7 MILIARDI, GRAZIE A TREND COMMERCIALI FAVOREVOLI SUL RISPARMIO POSTALE E A DEPOSITI STABILI.

·      POSIZIONE PATRIMONIALE SOLIDA: TOTAL CAPITAL RATIO DI BANCOPOSTA PARI AL 24,4% (DI CUI CET1 RATIO PARI AL 20,9%), LEVERAGE RATIO PARI AL 3,3% E SOLVENCY II RATIO DEL GRUPPO ASSICURATIVO POSTE VITA PARI AL 294%.

 

 

 

 

POSTE ITALIANE CREA VALORE PER TUTTI GLI STAKEHOLDER, RAFFORZANDO INCLUSIONE SOCIALE E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

 

I PRINCIPALI RISULTATI NEL TRIMESTRE:

  • Prosegue la realizzazione del Progetto Polis, che consolida il ruolo di Poste Italiane nel supporto alla coesione sociale e nel superamento del digital divide nei piccoli centri e aree interne del Paese. A fine marzo, 5.251 uffici postali risultano trasformati in hub di servizi digitali, semplificando la vita dei cittadini, e sono stati realizzati 160 spazi di co-working. In tutti gli uffici postali sono stati erogati oltre 250 mila servizi della Pubblica Amministrazione, tra cui più di 190 mila
  • Anche grazie al contributo del Progetto Polis, avanzano gli interventi per migliorare l’efficienza energetica degli immobili del Gruppo e incrementare la produzione di energia rinnovabile. Il numero degli edifici dotati di sistemi di smart building è salito a 5.273 unità e risultano installati circa 1.000 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva installata pari a 31 MWp.
  • Prosegue il progetto ‘Green Delivery’, volto a sviluppare un modello di consegna sempre più sostenibile, in grado di rispondere alle esigenze dei clienti e contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale. Poste Italiane ha ulteriormente rafforzato la propria rete PUDO (Pick-Up-Drop-Off) che, a fine marzo, ha raggiunto un totale di 31.917 punti fisici, includendo gli uffici postali presenti su tutto il territorio, nonché oltre 18 mila collect point (negozi) e circa 1.800 locker della rete Punto Poste.
  • Poste Italiane ha rinnovato la certificazione ‘Equal Salary’, che attesta l’equità retributiva tra donne e uomini a parità di ruolo, a conferma dell’impegno del Gruppo nel promuovere una cultura inclusiva, fondata su pari opportunità, merito e trasparenza.
  • Poste Italiane si conferma tra i brand più inclusivi in Italia, entrando nella Top 10 del Diversity Brand Index 2026 e ricevendo il Diversity Brand Award per l’accessibilità, grazie a soluzioni digitali inclusive – tra cui piattaforme di video tutorial con Lingua dei Segni Italiana, audiodescrizioni e sottotitoli multilingue – che facilitano l’accesso ai servizi per un pubblico ampio e diversificato.

 

Roma, 7 maggio 2026. Nella giornata di ieri, il Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane S.p.A. (“Poste Italiane” o “il Gruppo”), presieduto da Silvia Maria Rovere, ha approvato i risultati finanziari per il primo trimestre del 2026 (non sottoposti a revisione contabile).

Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane, ha commentato: “Abbiamo iniziato l’anno con risultati particolarmente solidi, registrando, nel primo trimestre, ricavi record pari a € 3,5 miliardi, in crescita dell’8% anno su anno. Questa performance conferma la solidità della nostra piattaforma e la coerenza della nostra strategia di lungo termine. Si tratta del nostro quarto primo trimestre consecutivo concluso con risultati a livelli record, grazie al solido contributo di tutte le divisioni di business, con una raccolta netta nei prodotti di investimento pari a € 1,7 miliardi, frutto della robusta performance del comparto assicurativo Investimenti Vita e Previdenza, accompagnata da trend commerciali in continuo miglioramento nel Risparmio Postale e depositi retail stabili. La nostra leadership nei pagamenti digitali risulta confermata, con una crescita superiore ai livelli di mercato che sottolinea la solidità della nostra piattaforma.

La redditività ha raggiunto livelli record, con un Risultato operativo (EBIT) Adjusted in crescita del 14% anno su anno e pari a € 905 milioni, a conferma della solidità della nostra disciplina sui costi e delle azioni di efficienza in un contesto caratterizzato da inflazione. L’utile netto è cresciuto a € 617 milioni, in aumento del 3% anno su anno.

Alla luce della performance positiva nella prima parte dell’anno e di un contesto di tassi di interesse più favorevole, abbiamo rivisto al rialzo la guidance a livello di Risultato operativo (EBIT) Adjusted per il 2026, fissandola a € 3,4 miliardi.

La crescita dei ricavi del segmento Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione è stata trainata dall’aumento dei volumi dei pacchi e dalle azioni di repricing, che hanno mitigato il calo previsto dei volumi della corrispondenza. A metà aprile abbiamo annunciato una joint venture con Benetton Logistics, come ulteriore passo nel percorso di crescita e rafforzamento del nostro business della contract logistics.

Nei Servizi Finanziari, i ricavi sono cresciuti dell’11% a € 1,6 miliardi, sostenuti dalla solidità del portafoglio investimenti e da una solida performance commerciale.

I Servizi Assicurativi hanno registrato risultati positivi sia nel comparto Investimenti Vita e Previdenza che nel comparto Protezione, con ricavi in crescita del 6% nel trimestre a € 469 milioni.

L’ecosistema unico e integrato dei Servizi Postepay per le esigenze quotidiane ha generato una crescita sia nei ricavi che nella redditività, anticipando l’integrazione nel nuovo polo finanziario.

Continuiamo a operare da una posizione di forza, il bilancio del Gruppo rimane solido, con un Solvency II ratio pari al 294% e una posizione finanziaria netta in miglioramento, con € 341 milioni di cassa generata nel trimestre (+€ 43 milioni rispetto al primo trimestre del 2025).

Abbiamo ulteriormente rafforzato la nostra convinzione nella validità strategica dell’operazione di acquisizione del controllo di TIM e nella sua naturale coerenza con il nostro modello di business. Grazie alla solidità del nostro bilancio e alla robusta generazione di cassa, siamo in una posizione unica per supportare gli investimenti digitali e accelerare le iniziative strategiche volte a sostenere la crescita. La combinazione delle attività di Poste Italiane in ambito telecomunicazioni con il segmento consumer di TIM creerà l’operatore mobile numero uno in Italia, dando avvio alla prossima fase del consolidamento domestico nel settore delle telecomunicazioni.

Il profilo finanziario dell’operazione proposta è estremamente solido, con un effetto accrescitivo sull’utile per azione (EPS) a partire dal 2027, che diventa a doppia cifra dal 2028.

Il dividendo per azione implicito nella guidance 2026 è confermato, e la politica dei dividendi futuri risulterà accrescitiva rispetto allo scenario standalone.

La leva finanziaria pro-forma è attesa a 1,4 volte l’EBITDA al netto del costo dei contratti di leasing (c.d. “after lease”) entro la fine del 2026, e in progressiva riduzione negli anni successivi, ed il nostro credit rating è stato ad oggi confermato da tutte e tre le principali agenzie di rating.

Stiamo entrando in un nuovo capitolo del nostro percorso, fondato su risultati già raggiunti e trainato da una chiara ambizione di lungo periodo. Il 24 luglio presenteremo il nostro piano 20262030 standalone, contestualmente ai risultati del secondo trimestre 2026.

Le nostre persone restano l’asset più prezioso e desidero ringraziarle per il loro continuo impegno e la loro dedizione al successo di lungo periodo di Poste Italiane.

Rimaniamo fortemente impegnati nella creazione di valore per tutti gli stakeholder – i nostri azionisti, i nostri clienti, i nostri dipendenti e le comunità in cui operiamo.”

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POSTE ITALIANE – RISULTATI PRIMO TRIMESTRE 2026

Giovedì, 7 maggio 2026 – 12:30 CEST

WEBCAST

Per partecipare clicca qui: Poste Italiane: Risultati di Gruppo Q1-26 – Webcast

o con QR code:

 

DETTAGLI CONFERENCE CALL 

Dall’Italia: +39 02 8020902 (solo audio)

Per maggiori informazioni:

Poste Italiane SpA. Investor Relations                                Poste Italiane – Media Relations

Tel. +39 06 5958 4716                                                                          Tel. +39 06 5958 2097

Mail: investor.relations@posteitaliane.it                                                 Mail: ufficiostampa@posteitaliane.it

 

 

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Calendario finanziario

Prossimi eventi

  • 24 giugno 2026 – Pagamento del saldo del dividendo dell’esercizio 2025, con data di stacco coincidente con il 22 giugno 2026 e record date (ossia data di legittimazione al pagamento del dividendo stesso) in data 23 giugno 2026.
  • 24 luglio 2026 – Presentazione dei risultati di Gruppo Q2 & H1-26 e Presentazione del Piano Strategico 2026-2030.
  • 12 novembre 2026 – Presentazione dei risultati di Gruppo Q3 & 9M-26.
  • 25 novembre 2026 – Pagamento dell’acconto sul dividendo dell’esercizio 2026, con data stacco coincidente con il 23 novembre 2026 e record date il 24 novembre 2026.

SINTESI DEI RISULTATI ECONOMICO-FINANZIARI CONSOLIDATI

* Dati al netto del costo delle materie prime e degli oneri di trasporto di energia elettrica e gas del business dell’energia. Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”

** Rettificato escludendo gli oneri per il contributo al Fondo di garanzia assicurativo dei rami Vita e costi e proventi di natura straordinaria. Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”.

*** Esclude la valutazione a equity della partecipazione in TIM S.p.A., inclusiva degli effetti rinvenienti dalla Purchase Price Allocation (PPA). Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”.

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Oltre agli indicatori finanziari previsti dagli IFRS, Poste Italiane utilizza alcuni indicatori alternativi di performance, con lo scopo di fornire una rappresentazione più̀ chiara dei risultati economici e finanziari. Il significato e la composizione di tali indicatori sono descritti nel Resoconto Intermedio di Gestione al 31 marzo 2026, conformemente alle Linee Guida ESMA/2015/1415 del 5 ottobre 2015.

 

Lo stato patrimoniale consolidato e il prospetto dell’utile/perdita di periodo consolidato e il rendiconto finanziario sintetico consolidato del Gruppo Poste Italiane sono allegati al presente comunicato.

CORRISPONDENZA, PACCHI E DISTRIBUZIONE ACCELERAZIONE DEI RICAVI NEL SETTORE PACCHI E LOGISTICA – CRESCITA RESILIENTE NEL RAMO CORRISPONDENZA

* Include commissioni per Identità Digitali, EGI, Filatelia, Poste Welfare Servizi, Agile Lab e Sourcesense.

** Includono i ricavi rinvenienti da altri settori, legati all’utilizzo della rete di distribuzione, i servizi corporate e il rimborso dei costi relativi ai CAPEX.

*** Esclude la valutazione a equity della partecipazione in TIM S.p.A., inclusiva degli effetti rinvenienti dalla Purchase Price Allocation (PPA). Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”.

Nel primo trimestre del 2026, i ricavi di Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione sono cresciuti del 5,7% anno su anno, raggiungendo € 1 miliardo.

I ricavi da corrispondenza sono diminuiti del 2,8% anno su anno, attestandosi a € 505 milioni, in linea con il trend previsto per il 2026.

I ricavi dei pacchi e logistica hanno registrato una crescita solida pari al 15,2% anno su anno, attestandosi a € 453 milioni, trainata dall’incremento della quota di mercato nei pacchi su una base clienti diversificata, e dallo sviluppo della contract logistics.

Nel primo trimestre del 2026 i volumi dei pacchi sono cresciuti a 89 milioni di unità, in aumento del 14,6% anno su anno.

Ad aprile Poste Italiane ha siglato una joint venture con Benetton Logistics, che valorizza la nostra leadership nella logistica e nell’e-commerce, dando vita a una piattaforma scalabile, in grado di attrarre nuovi clienti e sostenere una crescita profittevole per il Gruppo.

La tariffa media dei pacchi è diminuita del 2,9% anno su anno, riflettendo volumi più elevati distribuiti tra i segmenti della clientela, mentre i volumi caratterizzati da un minore pricing presentano anche un costo unitario di consegna più basso.

La quota dei pacchi consegnata dai Postini ha raggiunto il 43% nel primo trimestre del 2026.

I ricavi di Distribuzione[6] nel primo trimestre del 2026 sono aumentati del 7,2% anno su anno, attestandosi a € 1,5 miliardi, supportati da un forte slancio commerciale sottostante e dalla concentrazione della gestione attiva del portafoglio titoli nel periodo.

Il Risultato operativo (EBIT) Adjusted del settore si è attestato a € 43 milioni nel primo trimestre del 2026, in crescita del 71,2% anno su anno, in linea con la guidance prevista per il 2026.

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SERVIZI FINANZIARI SOLIDITÀ DEL PORTAFOGLIO DI INVESTIMENTI E PERFORMANCE COMMERCIALE SOLIDA

* Compresi i ricavi da bollettini di pagamento, servizi accessori conti correnti, incassi e pagamenti INPS e trasferimento fondi.

** Compresi i ricavi da Deposito titoli, carte di credito, altri ricavi derivanti dalla distribuzione di prodotti di terzi.

*** Include i ricavi di distribuzione infrasettoriali.

**** Il Risultato Operativo (EBIT) Adjusted è rettificato escludendo gli oneri per il contributo al Fondo di garanzia assicurativo dei rami Vita e costi e proventi di natura straordinaria. Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”.

Nel primo trimestre del 2026 i ricavi lordi (incluse le commissioni di distribuzione infrasettoriali) sono cresciuti dell’8,5% anno su anno, attestandosi a € 1,8 miliardi.

I ricavi da terzi si sono attestati a € 1,6 miliardi, in crescita del 10,5% anno su anno.

La Gestione Attiva del portafoglio titoli ha raggiunto € 166 milioni nel primo trimestre del 2026, traendo vantaggio dal contesto favorevole per realizzare la maggior parte delle plusvalenze attese per l’intero esercizio 2026.

Il margine di interesse (NII) è diminuito dell’1,2% anno su anno a € 658 milioni, riflettendo tassi più bassi sul portafoglio a tasso variabile rispetto al primo trimestre 2025, pur risultando leggermente superiore rispetto alla guidance 2026 e beneficiando di un miglioramento della dinamica dei tassi verso la fine del trimestre e che si presume possa supportare il margine di interesse nella parte restante dell’anno.

Le commissioni di distribuzione del Risparmio Postale sono rimaste stabili e pari a € 440 milioni (-0,2% anno su anno), supportate da un miglioramento della raccolta netta.

I ricavi da servizi di incasso e pagamento[7] sono diminuiti del 2,1%, anno su anno, e risultano pari a € 172 milioni, per effetto dei minori volumi dei bollettini di pagamento.

Le commissioni di distribuzione dei prestiti[8] al consumo sono diminuite del 7,4%, anno su anno, attestandosi a € 66 milioni.

Le commissioni da risparmio gestito sono cresciute del 26,8% anno su anno, e risultano pari a € 55 milioni, grazie alle maggiori masse gestite.

Le Attività Finanziarie Investite (AFI) hanno raggiunto € 606 miliardi nel primo trimestre del 2026 (in crescita di € 5,3 miliardi da dicembre 2025), trainate da una raccolta netta[9] positiva nei prodotti d’investimento e pari a € 1,7 miliardi, a conferma del trend positivo sia nel comparto Investimenti Vita e Previdenza, con un contributo significativo dei prodotti multiclass, che nel risparmio gestito. La raccolta netta nei prodotti di risparmio postale è migliorata anno su anno, trainata dalla performance solida dei Buoni Postali. Crescita dei depositi sostenuta da maggiori giacenze della PA e da depositi retail stabili.

Nel primo trimestre del 2026 il Risultato Operativo (EBIT) Adjusted[10] è aumentato del 22,2%, anno su anno, attestandosi a € 318 milioni, riflettendo il trend dei ricavi.

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SERVIZI ASSICURATIVI SOLIDA CRESCITA DELLA REDDITIVITÀ NEI COMPARTI ASSICURATIVI INVESTIMENTI VITA E PREVIDENZA E PROTEZIONE

* Il Risultato Operativo (EBIT) Adjusted è rettificato escludendo gli oneri per il contributo al Fondo di garanzia assicurativo dei rami Vita e costi e proventi di natura straordinaria. Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”.

** Include i premi assicurativi Motor intermediati.

Nel primo trimestre del 2026, i ricavi da terzi del settore assicurativo sono cresciuti del 6,1% anno su anno, attestandosi a € 469 milioni.

I ricavi del comparto assicurativo Investimenti Vita e Previdenza risultano pari a € 423 milioni, in crescita del 5,8% anno su anno, trainati da un Contractual Service Margin in crescita e da un maggior rilascio (pari a € 367 milioni nel primo trimestre del 2026 rispetto a € 351 milioni nel primo trimestre del 2025).

Nel primo trimestre del 2026, la Raccolta netta nei prodotti del comparto Investimenti Vita e Previdenza è risultata positiva, attestandosi a € 1,2 miliardi[11], grazie al contributo significativo dei prodotti multiclass con rendimenti più attrattivi, con un miglioramento del tasso di riscatto[12] al 7,0%, favorito da un contesto di mercato in normalizzazione e da una minore attività di ribilanciamento dei portafogli da parte della clientela.

I ricavi del comparto assicurativo Protezione sono cresciuti del 9,0%, anno su anno, pari a € 46 milioni.

Alla fine di marzo 2026, il Contractual Service Margin (CSM) si è attestato a € 13,8 miliardi, fornendo una visibilità solida sulla redditività sostenibile della divisione in futuro.

Il Solvency II Ratio del Gruppo Assicurativo Poste Vita[13] si è attestato al 294% a fine marzo 2026, al di sopra dell’ambizione manageriale di circa il 200% nell’arco di piano.

Il Risultato operativo (EBIT) Adjusted[14] del settore è pari a € 392 milioni nel primo trimestre del 2026, in crescita del 3,5% anno su anno, riflettendo il trend dei ricavi.

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SERVIZI POSTEPAY – PROSECUZIONE DI UNA SOLIDA CRESCITA DEI RICAVI E DEL RISULTATO OPERATIVO (EBIT), IN ANTICIPO RISPETTO ALL’INTEGRAZIONE NEL POLO FINANZIARIO

* Dati esposti al netto dei costi connessi all’acquisto delle materie prime, degli oneri di sistema e del trasporto di energia elettrica e gas. Per la riconciliazione con il dato reported si reinvia al paragrafo “Indicatori alternativi di performance”.

I ricavi dei Servizi Postepay nel primo trimestre del 2026 sono cresciuti del 6,8%, anno su anno, attestandosi a € 425 milioni.

I ricavi dei pagamenti sono cresciuti del 4,5% anno su anno, raggiungendo € 297 milioni, trainati dall’aumento del transato (+10%) e sostenuti dalla crescita del 14% del numero totale delle transazioni dell’ecosistema.

I ricavi da servizi Telco sono rimasti stabili a € 82 milioni, -0,2% anno su anno, grazie ad una solida acquisizione della clientela e alla migrazione verso l’infrastruttura della rete mobile TIM, completata ad aprile.

L’offerta retail di Poste Energia per luce e gas ha contribuito alla performance a ricavi con € 46 milioni, trainata da una base clienti in continua crescita, che ha raggiunto circa 1,1 milioni di clienti.

Il Risultato operativo (EBIT) Adjusted del settore per il periodo è cresciuto del 15,1% anno su anno, attestandosi a € 153 milioni, trainato dalla performance a ricavi e da un’efficace razionalizzazione dei costi.

Una progressione solida dei ricavi e del Risultato operativo (EBIT) è pienamente visibile, in anticipo rispetto all’integrazione nel polo finanziario.

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Economia

Il “miracolo” in Abruzzo contro il caro-vita: il Comune si compra il distributore e vende la benzina e diesel a 20 centesimi in meno!

Benzina a 1,75 e Gasolio a 1,89? In Abruzzo esiste un comune che ha sconfitto il caro-carburanti! ⛽ 🤩 Mentre nel resto d’Italia si sfiorano i 2,20 euro al litro, a Valle Castellana (Teramo) sta succedendo un vero e proprio miracolo! Qualche anno fa, per evitare che l’ultimo benzinaio del paese chiudesse, il Sindaco ha deciso di far comprare il distributore direttamente al Comune. Il risultato? L’amministrazione oggi vende i carburanti praticamente al prezzo di costo, facendo risparmiare fino a 20 centesimi al litro agli automobilisti! È stata ribattezzata la “benzina del sindaco” ed è diventata un punto di riferimento per pendolari e turisti, facendo peraltro incassare al Comune ben 500.000 euro da reinvestire in servizi! Un esempio pazzesco e virtuoso che dovrebbe essere copiato in tutta Italia. Leggi la storia completa nel nostro articolo e tagga il sindaco della tua città nei commenti! 👇 👏

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Benzina e Diesel

Redazione – Mentre in tutta Italia gli automobilisti stringono i denti e mettono mano al portafogli, svenati da distributori autostradali che espongono prezzi da capogiro (con il gasolio che ha ormai sfondato la drammatica soglia dei 2,20 euro al litro), c’è un piccolo e virtuoso angolo d’Italia dove si respira un’aria completamente diversa. Stiamo parlando di Valle Castellana, un affascinante comune incastonato nella provincia di Teramo, nel cuore verde dell’Abruzzo. Qui è in corso un esperimento amministrativo senza precedenti che sta letteralmente “facendo scuola” in tutto il Paese, dimostrando che combattere il caro-carburanti non solo è possibile, ma può persino arricchire le casse cittadine.

L’idea geniale: quando il Comune diventa “benzinaio”

Per capire questo piccolo miracolo economico bisogna fare un salto indietro nel tempo. Qualche anno fa, l’unica e ultima stazione di servizio presente sul vasto territorio comunale di Valle Castellana rischiava la chiusura definitiva. Una prospettiva drammatica per un comune montano che rischiava l’isolamento. Ma invece di alzare le braccia in segno di resa, l’amministrazione comunale, guidata dal tenace e lungimirante sindaco Camillo D’Angelo, ha preso una decisione tanto coraggiosa quanto rivoluzionaria: rilevare la stazione di servizio e puntare sulla gestione pubblica.

Quella che all’inizio sembrava soltanto una disperata operazione di salvataggio “in extremis” per non perdere un servizio essenziale, oggi, in tempi di speculazioni e prezzi alle stelle, si è trasformata in un’autentica miniera d’oro e in un modello di welfare cittadino. Il Comune, infatti, ha deciso di vendere benzina e gasolio sostanzialmente al prezzo di costo, rinunciando a fare creste e speculazioni, e permettendo agli automobilisti di risparmiare cifre enormi, dai 10 ai 20 centesimi al litro rispetto a un qualsiasi e normale self-service gestito da privati.

I prezzi del “miracolo” e il boom di entrate pubbliche

In un periodo in cui fare il pieno sembra diventato un lusso riservato a pochi, i prezzi esposti sui tabelloni del distributore di Valle Castellana sembrano provenire da un’altra epoca. Qui, la benzina viene venduta a 1,75 euro al litro, mentre il gasolio si ferma a 1,89 euro al litro. Si tratta di oro puro per i consumatori, se paragonati alle medie nazionali che gravitano stabilmente sopra i due euro.

Ma attenzione, non si tratta di un’operazione in perdita per il Comune, anzi! La mossa si è rivelata economicamente dirompente: grazie ai prezzi imbattibili e al passaparola, nel 2025 le entrate generate dal distributore comunale sono schizzate dalla modesta cifra di 75mila euro dell’anno precedente a un clamoroso incasso di 500mila euro. Soldi freschi che il Comune può reinvestire in servizi per i cittadini.

Tutti in fila per fare il pieno con la “benzina del Sindaco”

Come era facilmente prevedibile, il successo è stato travolgente. A beneficiare di questa oasi del risparmio non sono soltanto i circa 800 abitanti sparsi nelle quasi 40 frazioni che compongono il comune di Valle Castellana. Il distributore si è trasformato in una tappa obbligata e in un vero e proprio punto di riferimento per l’intero territorio. Alle pompe si mettono regolarmente in fila pendolari che attraversano la provincia per lavoro, mezzi commerciali, e soprattutto tantissimi turisti diretti verso le bellezze paesaggistiche del vicino Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Un modello da esportare per sconfiggere i rincari

Ormai da tutti, in zona, è stata affettuosamente ribattezzata “la benzina del sindaco”. Quello di Valle Castellana non è più solo un semplice distributore di paese, ma il simbolo vivente che le istituzioni locali, se gestite con intelligenza e coraggio, possono davvero tutelare i propri cittadini dalle speculazioni globali. Un esempio virtuoso e illuminante che dovrebbe fare scuola: chissà che altri sindaci, da Nord a Sud, non decidano presto di seguire le orme dell’Abruzzo per dare un taglio netto al caro-vita.

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Redazione-  Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

## La coerenza, questa sconosciuta

Fino a poche settimane fa il Monte giurava sulla propria autonomia, presentandosi come istituto capace di camminare da solo. Oggi cambia versione e si trasforma, nel giro di poche ore, nell’aspirante conquistatore di due banche insieme, per un controvalore complessivo di 34 miliardi. Un rovesciamento di fronte così repentino da far sospettare che, più che un progetto meditato, si tratti di un espediente cucito in fretta per rendere Mps troppo ingombrante da digerire. Lo dice chiaramente anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce: la definisce una manovra difensiva e insieme offensiva, nata dall’opportunità del momento più che da una strategia costruita nel tempo — e, con una battuta, suggerisce all’ad Lovaglio di chiamare in soccorso Tom Cruise, quello di Mission Impossible.

Non è un dettaglio da poco: significa che il consiglio di amministrazione senese ha tenuto in un cassetto per mesi la carta dell'”indipendenza” salvo tirarne fuori un’altra, ben più aggressiva, non appena l’acqua è arrivata alla gola.

## “Pensiero magico”, dice il Financial Times

Se la stampa finanziaria internazionale usasse la diplomazia, qui l’avrebbe abbandonata volentieri. Il Financial Times boccia l’operazione senza appello, definendola bizzarra e, soprattutto, controproducente. E i motivi non mancano: i prezzi messi sul piatto per le due prede sono tutt’altro che generosi — zero premio per Bpm, appena il 10% per Generali — mentre l’idea di orchestrare quella che di fatto sarebbe una fusione a quattro sportelli, contando anche la recentissima acquisizione di Mediobanca, richiederebbe, sempre secondo il quotidiano britannico, un ottimismo al confine con il “pensiero magico”. Il verdetto è tagliente: questa strategia difensiva rischia di sortire l’effetto opposto a quello sperato, trasmettendo agli azionisti l’idea di un consiglio disposto a tutto pur di non arrendersi a Intesa — e finendo così per spingerli proprio tra le braccia di Ca’ de Sass.

## Il mercato non ci crede, e nemmeno il Cda

I numeri, del resto, parlano chiaro. Nella seduta successiva all’annuncio tutti i titoli coinvolti nell’operazione hanno perso terreno, mentre l’offerta di Intesa ha continuato imperterrita a viaggiare a premio. Persino gli analisti più cauti nel giudizio, come quelli di Kepler, pur riconoscendo una qualche logica finanziaria al piano, ne segnalano il tallone d’Achille: nessun sostegno preventivo da parte di Crédit Agricole, primo socio di Bpm, né delle Assicurazioni Generali, che controllano Banca Generali. Autonomous è ancora più diretta e parla di un rischio di esecuzione significativo, dubitando apertamente che gli azionisti del Monte siano disposti a rinunciare al premio garantito da Intesa per inseguire un disegno tanto barocco quanto incerto.

E se il mercato storce il naso, lo stesso fa una parte del consiglio di amministrazione di Mps: la delibera è passata solo a maggioranza, con quattro consiglieri che hanno scelto di astenersi su un progetto giudicato ancora avvolto da troppe incognite industriali, finanziarie e regolamentari. Difficile immaginare un endorsement più tiepido da parte di chi il piano lo conosce dall’interno.

## Intesa non sta a guardare

Mentre Siena gioca d’azzardo, Intesa Sanpaolo alza il livello dello scontro passando dal terreno finanziario a quello legale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo al lavoro i propri avvocati per valutare un esposto alla Consob, con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti. Sotto la lente ci sarebbero, tra l’altro, la tempistica di convocazione dell’assemblea straordinaria del Monte, fissata per il 29 ottobre, e le modalità con cui le decisioni del board sarebbero circolate — a quanto pare informalmente e con largo anticipo — nonostante Mps sia sottoposta alla passivity rule fin dal giorno dell’annuncio dell’Opas.

## Una difesa che si può ritorcere contro chi l’ha costruita

Alla fine, il quadro che emerge da fonti tutt’altro che concordi nel giudizio converge comunque su un punto: la mossa a tenaglia di Mps assomiglia più a un azzardo da tavolo da poker che a un progetto industriale meditato. E come tutti gli azzardi, può andare storta. Se il sostegno dei soci — quelli del Monte non meno di quelli delle due prede designate — dovesse mancare, l’intera architettura rischia di crollare su se stessa, lasciando Mps ancora più isolata e, paradossalmente, regalando nuova credibilità proprio all’offerta che avrebbe voluto scongiurare: quella di Intesa Sanpaolo, concreta, già definita e priva delle incognite di governance e di esecuzione che continuano a pesare sul piano senese.

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Economia

Il tesoro “congelato” degli italiani: 1.163 miliardi fermi per paura del futuro. L’On. Mazzocchi lancia il CRI per rilanciare il Paese

Oltre mille miliardi di euro fermi nei conti correnti degli italiani per paura del futuro. L’On. Mazzocchi lancia la ricetta per sbloccare l’Italia: il CRI! 💶 🇮🇹 C’è una montagna di liquidità inattiva e “congelata” (ben 1.163 miliardi di euro) nei conti bancari delle famiglie italiane. Un tesoro inestimabile che viene letteralmente eroso dall’inflazione giorno dopo giorno, bloccato non dalla ricchezza, ma dal terrore dell’incertezza futura. Per sbloccare questa paralisi economica, l’On. Antonio Mazzocchi (Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti) ha appena lanciato un’ambiziosa proposta legislativa: l’istituzione del Certificato Risparmio Italia (CRI). Uno strumento d’investimento sicuro, garantito al 100% dallo Stato e totalmente esentasse sulle plusvalenze, progettato per convogliare questi risparmi inattivi verso le Piccole e Medie Imprese (PMI) e le grandi infrastrutture nazionali. “È l’unica via per finanziare il più grande piano di investimenti di tutti i tempi per il nostro Paese, senza gravare di un centesimo sul debito pubblico!”, spiega Mazzocchi. Leggi i dettagli tecnici ed economici della proposta nel nostro nuovo articolo! 👇 📈

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Redazione – C’è una cifra che, da sola, fotografa meglio di qualsiasi sondaggio l’attuale stato d’animo, le ansie e le insicurezze del nostro Paese: 1.163 miliardi di euro. È questa la mastodontica e quasi incalcolabile somma di denaro che i cittadini italiani, in questo preciso momento storico, tengono ostinatamente ferma e immobile tra depositi bancari e conti correnti tradizionali. Di fronte a questo dato sconcertante interviene con forza l’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente del movimento politico Cristiano Riformisti, lanciando un allarme economico e, parallelamente, una coraggiosa proposta legislativa per sbloccare l’Italia: la creazione del CRI (Certificato Risparmio Italia).

La paura del futuro paralizza la liquidità: un Paese bloccato

«Come Movimento dei Cristiano Riformisti – esordisce con tono fermo l’On. Mazzocchi – esprimiamo il nostro più profondo stupore di fronte ai dati finanziari recenti che attestano la presenza di ben 1.163 miliardi di euro fermi nelle banche. Attenzione: questa ingente e mostruosa somma di denaro non è un segnale di una diffusa povertà tra la popolazione, ma non è nemmeno, al contrario, un indicatore di ricchezza diffusa e benessere economico».

Qual è dunque la vera diagnosi di questo fenomeno? Secondo il leader dei Cristiano Riformisti, la risposta è squisitamente psicologica e sociale. Questa liquidità “congelata” rappresenta la diretta conseguenza di una forte, radicata e persistente incertezza sul futuro. Le famiglie italiane, spaventate dalle crisi internazionali, dai rincari e dall’instabilità, preferiscono rinunciare ai consumi e agli investimenti, letteralmente congelando la propria liquidità nei conti correnti, pur sapendo che così facendo il loro potere d’acquisto viene lentamente eroso dall’inflazione galoppante.

La proposta legislativa: nasce il Certificato Risparmio Italia (CRI)

Il rischio di questa immobilità finanziaria è che l’intero sistema produttivo nazionale finisca per asfissiare. Per rispondere in modo concreto e strutturale a questa paralisi, l’On. Mazzocchi lancia una sfida al Parlamento: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti lanciamo ufficialmente una proposta legislativa urgente per l’istituzione del CRI, ovvero il Certificato Risparmio Italia».

L’obiettivo centrale di questa ambiziosa norma è quello di scuotere il mercato, riuscendo a mobilitare una quota estremamente significativa di questa enorme liquidità improduttiva (che altrimenti verrebbe “mangiata” giorno dopo giorno dall’inflazione) e trasformandola in energia vitale per il Paese. Il tutto, garantendo in ogni momento la massima e totale tutela del piccolo risparmiatore e delle famiglie.

Zero tasse e garanzia di Stato: come funzionerà il CRI

Ma come si strutturerà tecnicamente il CRI per convincere gli italiani a sbloccare i propri sudati risparmi? La risposta dei Cristiano Riformisti poggia su due fattori chiave: sicurezza granitica e agevolazioni fiscali irrinunciabili. Il CRI si configurerà come un canale di investimento assolutamente sicuro e interamente garantito dallo Stato Italiano.

I fondi che verranno raccolti attraverso questo strumento finanziario innovativo non andranno a foraggiare speculazioni internazionali, ma verranno convogliati e vincolati esclusivamente verso due pilastri strategici per la sopravvivenza della nostra economia: l’acquisto di Bond emessi dalle Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane, vero motore del nostro tessuto lavorativo, e il finanziamento dei grandissimi progetti infrastrutturali nazionali di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Per attrarre i cittadini, la proposta di legge prevede fortissime agevolazioni fiscali, tra cui spicca la totale esenzione dalle tasse sulle plusvalenze per i sottoscrittori.

Il più grande piano di investimenti senza toccare il debito pubblico

La visione politica ed economica di Mazzocchi è chiara e mira a ribaltare il paradigma della “spesa a debito”. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti siamo fermamente convinti del fatto che il Certificato Risparmio Italia possa e debba diventare il motore principale per far schizzare in alto il PIL nazionale, stimolando una crescita economica reale e portando a una solida ripresa occupazionale», conclude l’Onorevole.

Attraverso questa misura di ingegneria finanziaria, infatti, il Governo centrale avrebbe la straordinaria e irripetibile possibilità di facilitare e finanziare il più imponente Piano di Investimenti strutturali di tutti i tempi per il nostro Paese, con un vantaggio inestimabile: tutto ciò avverrebbe senza attingere alle casse statali e senza gravare in alcun modo sul debito pubblico italiano, trasformando la paura dei cittadini nel carburante per la rinascita dell’Italia.

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