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Politica

SALUTE MENTALE E POLITICA: CRESCE IL DIBATTITO SUL 25° EMENDAMENTO PER TRUMP

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Redazione-  “Si tratta di assoluta follia. Come può una persona stabile mentalmente minacciare di cancellare un’intera civilizzazione… e ciò conferma l’esistenza di una seria instabilità mentale”. Queste le parole accusatorie di Marjorie Taylor Green, ex deputata repubblicana della Georgia, e fino a pochi mesi fa fedelissima e grande sostenitrice di Donald Trump. La Greene ha continuato che data la condizione mentale del presidente Usa bisogna fare ricorso al 25esimo emendamento.

Secondo la Costituzione, se il presidente non è capace di svolgere i suoi compiti bisogna rimuoverlo. Il 25esimo emendamento stabilisce che il presidente può essere rimosso se considerato incapace dal vicepresidente e dalla maggioranza del suo Cabinet. Durante il primo mandato di Trump il suo vice si rifiutò di invocare il 25esimo emendamento per le azioni del suo capo nell’insurrezione del 6 gennaio 2021. Pence in effetti ha seguito l’esempio di altri tre vicepresidenti che si rifiutarono di rimuovere il loro capo. Dopo essere stato colpito da un’arma da fuoco nel 1881 l’allora presidente James Garfield visse parecchi mesi a letto soffrendo in delirio, morendo pochi mesi dopo. Nel 1901 anche il presidente William McKinley rimase a letto per otto giorni dopo avere subito anche lui un tentativo di omicidio. Nel 1919 il presidente Woodrow Wilson subì un ictus debilitante che lo rese incapace mentalmente. In nessuno di questi casi ci furono azioni del vicepresidente per forzare la situazione e prendere il comando. Nemmeno nella situazione attuale il vicepresidente J.D. Vance agirebbe per invocare il 25esimo emendamento nonostante il fatto che le voci continuano ad alzarsi per preoccuparsi dell’incapacità mentale di Trump.

Al di là della Greene, il parlamentare democratico Jamie Raskin dello Stato del Maryland, ha introdotto un disegno di legge che aprirebbe le porte al 25esimo emendamento e la rimozione del presidente. Raskin e altri 50 parlamentari hanno proposto la formazione di una commissione di 17 membri per indagare se Trump è adeguato a svolgere i suoi compiti di presidente. In caso negativo la commissione passerebbe la palla al vice presidente J. D. Vance di determinare se la maggioranza del Cabinet è d’accordo. I legislatori repubblicani non sembrano interessati ma altri luminari con legami a Trump e al Partito Repubblicano hanno espresso il loro scetticismo sulle capacità mentali del presidente. Ty Cobb, ex legale di Trump alla Casa Bianca, aveva confermato al giornalista Jim Acosta che il presidente era “certamente malato di mente”. Stephanie Grisham, ex portavoce della Casa Bianca, ha detto recentemente che il presidente “ovviamente non sta bene”. Altri individui di spicco nella stratosfera di destra come Tucker Carlson, Alex Jones, Candace Owens hanno espresso le loro riserve. Jones ha anche invocato il 25esimo emendamento.

Trump spesso ci ricorda di avere superato brillantemente test psicologici che servono come screening di base per determinare decadimenti cognitivi lievi come memoria, attenzione, linguaggio e orientamento. I buoni risultati pubblicati da Trump suggeriscono che non ci siano segnali evidenti di deficit cognitivi. Non dimostrano eccellenza mentale né superiorità cognitiva come Trump spesso sostiene. Determinare però la sua salute mentale richiederebbe accertamenti precisi da esperti in psichiatria. Alcuni professionisti hanno azzardato giudizi preliminari sottolineando il suo narcisismo marcato, la sua impulsività, la bassa tolleranza di critiche e una tendenza alla distorsione della realtà. Il suo messaggio che cancellerebbe un’intera nazione dalla faccia della terra ha ovviamente causato preoccupazioni perché il presidente Usa ha notevoli poteri che in politica estera non sono stati giudicati legalmente. In politica interna i magistrati hanno imposto alcuni guardrail ma in grande misura lui è andato oltre le righe governando quasi come un leader autoritario.

I suoi poteri però non sono infiniti e la sua condizione di salute ha iniziato a interessare i media come era avvenuto con l’ex presidente Joe Biden che negli ultimi mesi diede chiari segnali di avere rallentato mentalmente e fisicamente. Alla fine, dopo considerevoli ripensamenti, Biden decise di abbandonare la corsa alla presidenza. Trump però non ha nessuna intenzione di lasciare, incapace di ammettere alcuna sconfitta. Da non dimenticare che continua e ripetere che vinse l’elezione presidenziale del 2020 e continua a cercare prove per dimostrarlo. Sarebbe questo un sintomo di malattia mentale perché conferma la sua incapacità di accettare la realtà?

La probabilità di rimuovere Trump dalla sua carica mediante il 25esimo emendamento è remota ma il fatto che la richiesta non sia stata sollevata solo da democratici ci evidenzia la seria preoccupazione. Ci vorrebbero parlamentari repubblicani che votassero in maniera bipartisan com’è successo nel caso del voto per il rilascio dei file di Epstein. Sul 25esimo emendamento ciò appare improbabile. Va ricordato che Trump nel suo primo mandato subì due impeachment ma poi il Senato non riuscì a ottenere i 60 voti necessari per condannarlo. Un altro impeachment appare avere più chance del 25esimo emendamento dopo le elezioni di midterm che tutti gli analisti vedono sempre più come una vittoria democratica.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Politica

Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanità a due velocità in Abruzzo

📢 La sanità in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #Sanità #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle

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Redazione-  Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparità già esistenti tra le diverse aree del Paese.

la fotografia dei livelli essenziali di assistenza

I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacità, da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalità delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.

Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunità di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquità. Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltà di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente più solide, lasciando la sanità abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.

le criticità del metodo governativo sulle preintese

Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessità di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.

Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che già oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anziché stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti più competitivi, condannando di fatto le aree più fragili a un’inefficienza perenne.

L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarà quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocità, sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.

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Politica

Marco Serapiglia nuovo segretario a interim per il comune di Sora

📢 Marco Serapiglia assume la guida della Segreteria di Evoluzione e Libertà per il comune di Sora. Un incarico di prestigio che mira a rafforzare il legame tra istituzioni e cittadini con competenza e pragmatismo.
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Redazione-  Sora, la città volsca vive una fase di rinnovamento interno che coinvolge i quadri dirigenziali del partito Evoluzione e Libertà. Marco Serapiglia, figura di lunga data nel panorama amministrativo e organizzativo locale, è stato ufficialmente nominato Segretario a interim per il Comune di Sora. Questo incarico si inserisce in un percorso di crescita professionale che lo vede già impegnato nel ruolo di Responsabile delle organizzazioni e degli eventi per la Regione Lazio. La nomina giunge come riconoscimento diretto da parte dei vertici nazionali del movimento, nello specifico del Presidente Mirko Greco e del Segretario Nazionale Giuseppe Basile, a conferma della stima maturata per il lavoro svolto finora sul campo.

il profilo professionale e l’esperienza sul territorio

Il percorso di Serapiglia è caratterizzato da una consolidata presenza all’interno della pubblica amministrazione della provincia di Frosinone. La sua carriera non si è limitata alla gestione formale delle pratiche, ma si è estesa a una consulenza strategica che ha toccato numerosi centri nevralgici del basso Lazio. Comuni come Arpino, Cervaro e Alatri hanno beneficiato, in passato, della sua attività di direzione e supporto tecnico, un bagaglio di competenze che oggi viene messo a disposizione della città di Sora per gestire le complesse dinamiche amministrative di una realtà in costante evoluzione.

Oltre a questo, la sua figura risulta centrale nel dialogo con il mondo delle imprese. L’impegno profuso nel corso degli anni presso l’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione ha permesso a Serapiglia di affinare capacità di analisi e istruttoria su progetti di ampio respiro, che hanno interessato non solo il frusinate ma anche l’area di Latina. La capacità di coordinare iniziative di rilievo, tra cui si distingue il consolidato Percorso Enogastronomico del Lazio, testimonia un approccio pragmatico volto alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso strumenti di promozione territoriale.

l’integrazione tra politica e tessuto produttivo

La nomina di Serapiglia non rappresenta solo un passaggio tecnico, ma consolida un legame profondo con le categorie economiche attive nel territorio. Il suo inserimento come membro di Confcommercio e della CNA di Frosinone garantisce una visione d’insieme che unisce l’esigenza dell’amministrazione pubblica con le priorità del settore produttivo. Partecipare regolarmente ai tavoli di lavoro istituiti dalla Provincia di Frosinone e dalla Regione Lazio, con una particolare attenzione alle politiche giovanili e allo sviluppo economico, permette al nuovo segretario di avere una visione chiara delle criticità e delle opportunità che il territorio deve affrontare per restare competitivo.

Il legame con la città di Sora è di lunga data. Già nel 2016, Serapiglia aveva misurato il proprio impegno civile candidandosi al consiglio comunale, un’esperienza che gli ha permesso di comprendere le aspettative dei cittadini e le difficoltà di chi opera ogni giorno per il bene della cosa pubblica. Questo trascorso contribuisce a definire un profilo che unisce la competenza tecnica alla consapevolezza politica, elementi ritenuti necessari per affrontare le sfide che attendono la segreteria nel prossimo futuro.

le prospettive per la segreteria comunale

Accogliendo l’incarico, Marco Serapiglia ha voluto sottolineare il senso di responsabilità richiesto dal nuovo ruolo. La gestione di una segreteria, seppur a carattere temporaneo, richiede una capacità di sintesi e di risoluzione dei conflitti che solo anni di esperienza nel settore possono garantire. Nelle sue dichiarazioni, il neo responsabile ha ringraziato i vertici di Evoluzione e Libertà, chiarendo che l’obiettivo prioritario resta quello di ascoltare le istanze che provengono dalla comunità locale. Il lavoro si concentrerà sulla ricerca di risposte concrete, puntando su una maggiore efficienza nelle risposte ai cittadini e su una gestione oculata delle risorse all’interno dell’ente.

La sfida immediata sarà quella di armonizzare le diverse attività del partito con le esigenze del Comune di Sora, cercando di trasformare le linee programmatiche in azioni amministrative leggibili e misurabili. In un momento in cui gli enti locali sono chiamati a standard di efficacia sempre più elevati, la presenza di figure con solida esperienza di coordinamento è considerata dai vertici di Evoluzione e Libertà una condizione essenziale per non disperdere le progettualità già avviate e per promuovere nuove iniziative di sviluppo.

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Luca Sforzini a Giornale radio: basta tasse sul lavoro e patrimonio

⚖️ La lotta al fisco eccessivo e la difesa dei risparmi dei cittadini restano al centro del dibattito di Futuro Nazionale. Luca Sforzini chiarisce la visione del movimento: meno tasse, più libertà e una spesa pubblica più snella per far ripartire il Paese.
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Redazione- Il dibattito sulla pressione fiscale in Italia si arricchisce di un nuovo, acceso capitolo. Ai microfoni di Giornale Radio, nel consueto spazio condotto da Roberto Poletti, Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, ha espresso una posizione netta e priva di ambiguità in merito alla ventilata ipotesi di una nuova patrimoniale. Il rappresentante del think tank, braccio operativo e scientifico del movimento Futuro Nazionale legato al Generale Roberto Vannacci, ha ribadito che il proprio schieramento si pone in antitesi rispetto a qualsiasi manovra che preveda un ulteriore prelievo coattivo sui risparmi e sui beni dei cittadini.

lo scontro frontale contro il fisco predatorio

La linea tracciata da Sforzini è di aperta rottura rispetto alle politiche che hanno caratterizzato la gestione economica del Paese negli ultimi decenni. Secondo il Presidente, il sistema politico italiano ha smarrito la propria vocazione originaria, relegando l’elaborazione culturale e programmatica a un ruolo secondario rispetto alla gestione del potere. L’obiettivo del Centro Studi è invertire questa tendenza, fornendo supporto scientifico e analitico attraverso il coinvolgimento di docenti universitari, esperti di settore e professionisti.

Sulle tasse, la posizione è categorica: il contrasto al “partito delle tasse” è un pilastro della visione di Futuro Nazionale. Sforzini ha ricordato come la storia tributaria italiana sia costellata da provvedimenti nati con intenti selettivi, volti a colpire solo le grandi ricchezze, ma che si sono puntualmente tradotti in un aggravio fiscale per il ceto medio. Il meccanismo, descritto come un’erosione progressiva dei risparmi delle famiglie, finisce per gravare su patrimoni costruiti attraverso una vita di sacrifici, mutui onorati e rinunce. “Se esiste un partito delle tasse, noi saremo sempre dalla posizione opposta”, ha sottolineato Sforzini, rivendicando la difesa di imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi, i veri motori del sistema produttivo nazionale.

la creazione di ricchezza come priorità politica

Il focus dell’intervento si è poi spostato dalla tassazione alla produzione di nuovo reddito. Il Presidente del Centro Studi ha definito paradossale l’insistenza del dibattito pubblico sul prelievo forzoso, evidenziando come l’attenzione dovrebbe vertere esclusivamente sulla crescita economica. Un’Italia che cresce poco non ha bisogno di nuove imposte, bensì di un ecosistema favorevole agli investimenti, alla proprietà diffusa e alla valorizzazione dell’iniziativa privata.

Il rischio, paventato da Sforzini, riguarda non solo l’aspetto puramente economico ma anche quello psicologico e sociale. Quando lo Stato interviene in modo eccessivo sul frutto del lavoro, si genera un effetto disincentivante devastante: il cittadino percepisce che il rischio d’impresa e lo sforzo aggiuntivo perdono di valore, poiché il fisco assorbirà gran parte del beneficio. Questo meccanismo di “Stato-Moloch” viene indicato come uno dei freni principali alla vitalità economica del Paese. La ricetta proposta è una drastica cura dimagrante della spesa pubblica, mirata a tagliare sprechi e inefficienze prima di avanzare nuove richieste di esborso ai contribuenti già gravati da una delle pressioni fiscali più elevate del panorama europeo.

radici storiche per una nuova classe dirigente

L’intervista ha toccato anche il radicamento territoriale e simbolico del progetto guidato da Sforzini. La sede del Centro Studi, situata presso il Castello Sforzini di Castellar Ponzano, in provincia di Alessandria, non è una scelta casuale. Questa struttura, edificata su un antico sito romano che fa da ponte tra il Piemonte e la Lombardia, rappresenta il punto di sintesi tra la storia del territorio e la proiezione verso il futuro.

In questo luogo, lontano dalle dinamiche delle bolle romane, il movimento sta lavorando alla formazione di una nuova classe dirigente. Il consenso crescente attorno alla figura del Generale Roberto Vannacci, citato da Sforzini durante il confronto con Poletti, sarebbe la diretta conseguenza di questa vicinanza alla realtà. Non figure avulse dal quotidiano, ma professionisti e padri di famiglia che conoscono le difficoltà di chi deve far quadrare i conti tra utenze, tasse e burocrazia. In un panorama politico spesso distante, la proposta di Futuro Nazionale punta a riannodare il dialogo con il mondo del lavoro, ponendo la libertà economica come presupposto necessario per la rinascita della Nazione.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale

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