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L’intervista al poeta e attore Patrizio Pelizzi

Attore, scrittore, poeta, ma soprattutto uomo sensibile e attento all’anima del mondo,Patrizio Pelizzi è una figura che sfugge a ogni definizione rigida, attraversando con grazia e intensità i diversi territori dell’arte: dal teatro al cinema, dalla televisione alla parola scritta. La sua carriera, costellata di ruoli impegnativi e collaborazioni con grandi maestri come Pupi Avati, si intreccia profondamente con una ricerca interiore che emerge in ogni gesto, in ogni risposta, in ogni verso delle sue poesie. 

Autore del libro “L’Essenza di un Sognatore”, Pelizzi ha dato voce non solo a sogni e malinconie personali, ma anche a un desiderio più ampio: quello di portare luce e verità attraverso l’arte. Le sue parole, spesso sussurrate ma sempre potenti, nascono da un’urgenza autentica di comunicare, di creare ponti tra gli esseri umani in un tempo che sembra sempre più disgregato.

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Patrizio Pelizzi

“In questo periodo storico, dove uccidere donne è diventata una consuetudine, è d’obbligo far divulgare questi progetti audiovisivi o teatrali, per far riflettere ogni anima”

Redazione-  Attore, scrittore, poeta, ma soprattutto uomo sensibile e attento all’anima del mondo,Patrizio Pelizzi è una figura che sfugge a ogni definizione rigida, attraversando con grazia e intensità i diversi territori dell’arte: dal teatro al cinema, dalla televisione alla parola scritta. La sua carriera, costellata di ruoli impegnativi e collaborazioni con grandi maestri come Pupi Avati, si intreccia profondamente con una ricerca interiore che emerge in ogni gesto, in ogni risposta, in ogni verso delle sue poesie.

Autore del libro “L’Essenza di un Sognatore”, Pelizzi ha dato voce non solo a sogni e malinconie personali, ma anche a un desiderio più ampio: quello di portare luce e verità attraverso l’arte. Le sue parole, spesso sussurrate ma sempre potenti, nascono da un’urgenza autentica di comunicare, di creare ponti tra gli esseri umani in un tempo che sembra sempre più disgregato.

In questa intervista, cerchiamo di andare oltre la superficie del successo e delle luci della ribalta, per addentrarci nella dimensione più profonda del suo essere. Cosa lo ispira, cosa lo spinge a scrivere, a recitare, a cercare la bellezza anche dove sembra esserci solo silenzio?
Come convivono in lui la dolcezza francescana e l’intensità dell’attore che interpreta drammi interiori? Ciò è un viaggio dentro l’anima di un artista che non smette mai di interrogarsi, di creare e di mettersi in gioco. Patrizio Pelizzi non ci offre solo risposte: ci invita a osservare, a sentire, a riflettere. E forse, come ogni vero poeta, ci accompagna un po’ più vicino a noi stessi.

– L’INTERVISTA –

A. Kosta. Buongiorno Patrizio. Lieta di averlo nella mia intervista. Oltre la passione e professione cinematografico come attore lei scrive anche… Nel suo libro “L’essenza di un Sognatore”, la poesia diventa rifugio e rivelazione. Cosa l’ha spinto a condividere la sua dimensione più intima attraverso la scrittura poetica?

Patrizio Pelizzi: Mi ha spinto a scrivere la mia grande passione per la natura, il creato e l’umanità che mi circonda. La poesia a mio avviso, costruisce un solido ponte tra chi scrive e chi legge, permettendo di condividere esperienze, emozioni e intimi sentimenti. La scrittura e la poesia in sintesi… È un vero rifugio. Ho iniziato a scrivere poesie da adolescente. La poesia mi ha salvato la vita. Perché offre uno spazio sicuro e personale per una sottile esplorazione emotiva, la connessione con gli altri, la riflessione, la creatività e la crescita personale. È il senso profondo del nostro vivere. La poesia è sublimazione nei momenti bui della vita. Specialmente durante la Pandemia – Covid-19 che abbiamo vissuto, come un vero incubo. Appena ho delle emozioni interne o esterne le devo scrivere su carta.
Il mio libro poetico “L’essenza di un Sognatore” (edito da 96-Rue-de Rue de la Fontaine Edizioni) è un profondo viaggio dell’anima. Un viaggio che inizia con una valigia vuota e termina con un bagaglio ricco di valore e verità. Ancora ringrazio per la prefazione la Dott.ssa Anastasia Zeggio e per la postfazione la poetessa Ornella Mereghetti. Dopo l’evento presso il Teatro S. Francesco di Bolsena, ho nuovamente presentato la mia silloge poetica lo scorso 28 giugno 2025 nella ridente Ostia (Rm) con il supporto del bravo giornalista Alberto Tabbì e della “Nazionale Italiana Poeti” (di cui faccio parte). Ringrazio i cari Presidenti Lino Gentile e Francesco Pasqual.

A. Kosta: Spesso lei ha citato San Francesco d’Assisi come figura ispiratrice. In che modo la sua spiritualità ha influenzato il suo percorso artistico e personale?

Patrizio Pelizzi: Durante il liceo ero rimasto colpito dalla sua biografia. Francesco prima di diventare “Santo” era un uomo normale, che viveva nelle agiatezze materiali! Era dipendente di alcuni vizi. Figlio di un ricco commerciante. Improvvisamente si è spogliato di tutto per vivere di elemosina, carità e amore universale verso la natura, gli animali e tutto il Creato. Un uomo che si è donato pienamente a Gesù, nostro Signore. A sorella luna e fratello sole… (Cantico delle creature di S. Francesco).
San Francesco d’Assisi era anche un poeta e un regista della vita. Era un Santo che comprendeva il vero senso della bellezza della vita attraverso l’essenziale e la semplicità. Cerco di prendere ogni giorno ispirazione da Lui, per non diventare un comune “animale egoista”.
L’uomo è confuso e ingordo di beni e piaceri materiali. Evitare qualsiasi tentazione terrena non è semplice! Almeno ci provo nel mio piccolo con la Fede e la meditazione. Molte volte fallisco. Forse dopo Il Centro Sperimentale di Cinematografia e il Duse International diretto da Francesca De Sapio, (dove ho studiato), ho avuto sempre una guida spirituale da parte di Santo Padre Pio e San Francesco d’Assisi. Sono sempre al mio fianco. Essere un attore e poeta è una vera vocazione.

A. Kosta: Nel film “L’Orto Americano” di Pupi Avati, ha interpretato un ruolo complesso. Come ha vissuto l’esperienza di lavorare con un regista che considera un grande maestro anche?

Patrizio Pelizzi: Lavorare con il Maestro Pupi Avati è un privilegio per tutti. C’è sempre da imparare nei suoi set.
Ultimamente il Maestro Pupi Avati è stato premiato alla Carriera con il “David di Donatello” e il “Globo d’Oro” 2025. Tutto meritato dopo circa 60 anni di carriera, tra tanto studio e impegno. Lavorare con Avati è come giocare in serie A. “L’Orto Americano” è un film horror-thriller gotico con mille sfaccettature: ci sono femminicidi, intrighi psicologici, segreti, giurisprudenza e tanto cuore… Forse un film troppo complesso per essere metabolizzato da tutti. Ho preso parte a questo incantevole gioiellino con molto entusiasmo e dedizione. C’era una parte neorealista girata in Italia nella zona di Ferrara e una parte stile Hitchcock girata in America nel Midwest. Con la magia del bianco e nero per far capire il vero Cinema. Il film è stato presentato alla Biennale di Venezia alla 81° edizione 2024, con 15 minuti di applausi. Anche la critica è stata propositiva. Gli incassi al botteghino un pochino meno. Pazienza.

“De gustibus non est disputandum”.

A. Kosta: Lei ha espresso il desiderio di scrivere anche un libro su sua nonna e sua madre. Quali insegnamenti o ricordi di queste figure femminili vorrebbe trasmettere attraverso la sua scrittura?

Patrizio Pelizzi: Ho perso mia nonna materna Annita da pochi mesi. Mia madre Rosetta è mia nonna sono dei punti di riferimento per me. Molte donne hanno una marcia in più, rispetto a noi uomini. Nonna era una contadina abruzzese, con un carattere forte e determinato. Ha lasciato dei validi insegnamenti… A me, mia madre e mio zio. Proprio per questo ho iniziato a scrivere un libro-diario su mia nonna e mia madre. Forse un giorno lo terminerò e lo pubblicherò, altrimenti resterà nel mio cassetto dei ricordi personali.

  1. Kosta: Dichiarando di essere un devoto di San Francesco e Padre Pio, come rispecchia questa devozione nella sua vita quotidiana e nelle sue scelte artistiche?

Patrizio Pelizzi: San Francesco d’Assisi e Santo Padre Pio sono delle figure sempre al mio fianco. Mi hanno aiutato a superare momenti molto delicati della mia vita. Al 90% ascoltano le mie preghiere. Prima di fare una scelta artistica o spirituale mi rivolgo a loro con umiltà e devozione. Non sono un santo… Parlo spesso con loro. Molte volte mi ascoltano attentamente.

  1. Kosta: Lei ha menzionato l’idea di fuggire su un’isola per vendere frullati di frutta. Cosa rappresenta per lei questa immagine esotica?

    Patrizio Pelizzi: Questo piano Z, è forse la parte finale della mia vita. Rappresenta una panacea fisica e spirituale a contatto con la natura. Ne parlo spesso con il mio amico Andrea. Chi vivrà vedrà…

  2. Kosta: Nel suo percorso ha affrontato ruoli teatrali intensi, come Laerte in “Amleto” e Bob Dylan in uno spettacolo musicale. Quali emozioni le hanno lasciato queste esperienze?

Patrizio Pelizzi: Il teatro è la palestra per noi attori. “Laerte”, nell’opera shakespeariana “Amleto”, è il figlio di Polonio e il fratello di Ofelia. Laerte è stato molto complesso, (pura auto psicoanalisi). Ero molto giovane, pieno di energie forse ero in simbiosi con quel personaggio. Il personaggio di Bob Dylan è più recente (nello spettacolo teatrale/musicale “Canzoni d’Amore tra racconti di guerra” – 2022/2023 presso il Teatro Castello Orsini Colonna di Avezzano-Aq con la regia di Antonio Pellegrini). Anche lì, ho avuto una crescita personale interpretando un grande Premio Nobel, ancora vivente.

  1. Kosta: Tempo fa, ha parlato di un progetto cinematografico sul femminicidio e la violenza di genere. Cosa l’ha spinto a voler affrontare un tema così delicato e attuale?

    Patrizio Pelizzi: Ho portato in scena a teatro con la poetessa Ornella Mereghetti e il poeta Mattia Cattaneo lo spettacolo contro i femminicidi “Ho guardato il male negli occhi“, dove ho curato anche la regia. Adesso sto girando un mediometraggio sempre contro la violenza sulle donne e di genere. In questo periodo storico, dove uccidere donne è diventata una consuetudine, è d’obbligo far divulgare questi progetti audiovisivi o teatrali, per far riflettere ogni anima.

  2. Kosta: Lei ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come il Premio Letterario Milano International per la poesia oppure quella di recente a Firenze il Premio alla Cultura e alla Carriera Cinematografica. Come vive il rapporto tra il suo lavoro, il riconoscimento e l’applauso del pubblico?
    Patrizio Pelizzi: Ho ricevuto molti premi nel mio lungo percorso artistico. Ringrazio sempre l’Associazione Culturale Pegasus per avermi insignito del “Premio Letterario Milano International 2022” e il caro Dott. Roberto Sarra. È un periodo, per me, pieno di belle emozioni e novità. Sono grato all’Accademia Tiberina; lo scorso 27 giugno 2025 a Firenze, nel bellissimo Palazzo Medici Riccardi, sono stato insignito del prestigioso Premio alla Cultura e alla Carriera Cinematografica… “Premio Letterario Internazionale “G.Belli – F.Lami 2° edizione”.
    Ringrazio di cuore tutta la Giuria ed i Presidenti: Dott. Franco Antonio Pinardi e la Dott.ssa Antonietta Micali (anche Direttrice della Cattedra delle Donne). Ricevere un premio non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza, per affrontare nuove sfide e realtà con armonia.

    A. Kosta: Lei ha espresso il desiderio di condurre una trasmissione su cinema e poesia o sui Santi. Cosa la affascina dell’idea di condividere queste passioni con un pubblico più ampio?

    Patrizio Pelizzi: Mi piacerebbe fare il conduttore per una rubrica sui Santi ma anche per il Cinema. Amo la Storia, è importante per i giovani divulgare cultura a 360 gradi.

    A. Kosta: Le piacerebbe visitare l’Albania, collaborare con il cinema o il teatro albanese? Vorrebbe pubblicare un libro anche nella nostra lingua?

    Patrizio Pelizzi: Sarebbe magnifico realizzare altri miei progetti culturali e artistici in Albania. Prima o poi farò un viaggio nella vostra bellissima Nazione. Certo… perché no, anche pubblicare un libro. Dovrò prima imparare la vostra lingua…

 

  1. Kosta: Cosa direbbe ai suoi fan riguardo ai suoi progetti futuri?

Patrizio Pelizzi: Come ho detto prima, sto terminando un mediometraggio sul femminicidio e il bullismo di genere. Inoltre, sto girando il nuovo film del Maestro Pupi Avati: ”Nel Tepore del ballo”, con un cast veramente bello. Vorrei ricordare: Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Sebastiano Somma, Lina Sastri, Raoul Bova, Giuliana De Sio, Gianni Franco, Filippo Velardi, Jerry Calà, Corrado Solari, Eleonora Ivone, Pino Quartullo, Eleonora Manara, Vittorio Introcaso, Francesco Colombati e tanti altri bravi colleghi. Sto scrivendo anche due nuove sceneggiature. Poi… incrocio le dita per altri progetti ancora in attesa. Nel nostro mestiere ci vuole tanta salute, pazienza e fortuna, (oltre lo studio costante)… Carpe diem!

  1. Kosta: AugurandoLe tutto ciò desidera realizzare, La ringrazio per questa bellissima intervista.

Patrizio Pelizzi: Grazie a Voi per il tempo dedicatomi.

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Guidare con le infradito o a piedi scalzi in estate: è vietato? Attenzione, la multa non c’è, ma il vero rischio può rovinarti la vita

Si può guidare la macchina con le infradito o a piedi scalzi d’estate? La verità che nessuno ti dice (e non riguarda le multe!) 🩴 🚗 È il dubbio amletico di ogni estate: torni dalla spiaggia in costume, ti metti al volante e ti chiedi… “ma se mi ferma la Polizia in ciabatte mi fa la multa?”. Sfatiamo subito un grande mito: la legge NON vieta espressamente di guidare in infradito o a piedi nudi, e i Carabinieri non possono multarti solo per questo. Ma c’è una FREGATURA CLAMOROSA che quasi nessuno conosce, e può letteralmente rovinarti la vita! Se fai un incidente e sul verbale c’è scritto che indossavi le ciabatte o eri scalzo, la tua Assicurazione tirerà fuori una clausola terribile: il “Diritto di Rivalsa”. Significa che ti chiederanno di pagare i danni di TASCA TUA accusandoti di “negligenza”! Scopri nel nostro articolo cosa dice il Codice della Strada e come tutelarti in estate per non svuotare il conto in banca. Condividi l’informazione con i tuoi amici vacanzieri! 👇 🚔

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Guidare con le infradito

Redazione – Con l’estate che impazza e le temperature roventi, mettersi alla guida per raggiungere la spiaggia o per tornare a casa dopo una giornata di mare porta con sé un dubbio che puntualmente assale milioni di italiani: è legale guidare indossando le ciabatte infradito, o peggio ancora, a piedi completamente scalzi? Intorno a questo argomento aleggiano da sempre leggende metropolitane, falsi miti e dicerie da bar. Molti automobilisti sono convinti che basti essere fermati a un posto di blocco in ciabatte per vedersi recapitare una multa salatissima. La verità, come spesso accade con la giurisprudenza italiana, è molto più complessa e nasconde un’insidia economica che potrebbe letteralmente rovinare la vita di un automobilista sbadato.

Cosa dice davvero il Codice della Strada? La sorpresa

Sfatiamo subito il mito più grande: guidare con le ciabatte, con i sandali aperti o persino a piedi nudi non è esplicitamente vietato dalla legge. Fino a molti anni fa (prima del lontano 1993), il Codice della Strada imponeva rigorosamente calzature idonee e chiuse per potersi mettere al volante. Oggi, però, le cose sono cambiate. L’articolo 169 del Codice della Strada, che regola la materia, non vieta specifiche tipologie di scarpe, ma stabilisce un principio generale, sacrosanto e molto più ampio: il conducente deve sempre “conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza”.

In parole povere: le forze dell’ordine a un posto di blocco non possono farvi una multa solo perché indossate le infradito. Se la vostra guida è sicura e non commettete infrazioni, non rischiate alcuna sanzione diretta per la scelta delle calzature. Ma allora, dov’è la fregatura?

La trappola dell’Assicurazione in caso di incidente

Il vero, enorme e devastante rischio di guidare con ciabatte o a piedi nudi non arriva dalla Polizia, ma dalle Compagnie di Assicurazione. Guidare con un’infradito espone al rischio concreto che la calzatura si incastri sotto il pedale del freno o della frizione, impedendo una frenata d’emergenza tempestiva. E se siete coinvolti in un incidente stradale – e magari siete dalla parte del torto – iniziano i guai seri.

Se le Forze dell’Ordine intervenute per i rilievi del sinistro mettono a verbale che il conducente che ha causato l’incidente indossava ciabatte inadeguate o era a piedi nudi, si apre uno scenario da incubo. La vostra Assicurazione, infatti, potrebbe invocare il famoso “Diritto di Rivalsa”. La compagnia pagherà i danni alla persona che avete tamponato, ma poi si rivolgerà a voi, intimandovi di rimborsare di tasca vostra l’intero importo dei danni pagati, accusandovi di negligenza alla guida per non aver indossato calzature idonee (venendo meno proprio a quell’obbligo di controllo del veicolo previsto dall’art. 169). Stiamo parlando di richieste di risarcimento che possono arrivare a decine, se non centinaia di migliaia di euro in caso di feriti gravi.

Il buon senso che salva la vita e il portafoglio

Guidare a piedi nudi, inoltre, riduce drasticamente la forza che si riesce a imprimere sul pedale del freno durante una frenata di emergenza. Insomma, anche se la legge non vi fa la multa, la fisica e la burocrazia assicurativa non vi perdoneranno mai. Il consiglio d’oro per affrontare l’estate in totale tranquillità? Se andate in spiaggia, tenete sempre un paio di scarpe da ginnastica chiuse di riserva nel bagagliaio o sotto il sedile passeggero. Indossatele solo per il viaggio di andata e ritorno: perderete trenta secondi per allacciarle, ma avrete la garanzia di salvare la vostra sicurezza sulla strada e il vostro conto in banca!

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Tieni sempre un bicchiere d’acqua sul comodino per la notte? Fermati: ecco perché questo gesto innocuo fa malissimo alla salute

Ti svegli di notte per bere dal bicchiere che hai lasciato sul comodino? Ferma tutto: non hai idea di cosa stai mandando giù! 🚰 🦠 È una delle abitudini più diffuse al mondo: prima di andare a dormire, ci portiamo un bel bicchiere d’acqua sul comodino per non doverci alzare in cucina se ci viene sete di notte. Sembra un gesto innocuo, ma medici ed esperti lanciano l’allarme! Lasciare un bicchiere “aperto” per tutta la notte trasforma l’acqua in una calamita perfetta per polvere, acari, minuscoli insetti e persino per l’anidride carbonica che espiriamo dormendo (ecco perché la mattina quell’acqua ha un sapore “stantio” e acido!). Inoltre, poggiando le labbra anche solo per un sorso, trasferiamo nell’acqua batteri che si moltiplicano per tutta la notte. Scopri nel nostro articolo cosa rischi per la salute e qual è l’unico modo corretto (e semplicissimo) per tenere l’acqua sul comodino! 👇 💧

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Bicchiere di acqua sul comodino

Redazione – È un gesto automatico, un rituale della buonanotte che milioni di persone ripetono ogni sera prima di infilarsi sotto le coperte: riempire un bel bicchiere d’acqua fresca e posizionarlo sul comodino. L’obiettivo è farsi trovare pronti in caso di sete notturna o di tosse improvvisa, senza doversi alzare e camminare al buio fino alla cucina. Sembra un’abitudine innocua, perfino salutare, ma la scienza ci mette in guardia. Quel bicchiere d’acqua lasciato all’aperto, a pochi centimetri dal nostro respiro, può trasformarsi nel giro di poche ore in una vera e propria bomba a orologeria per la nostra salute. Ecco cosa succede realmente all’acqua mentre noi dormiamo.

Un magnete per polvere e batteri

A differenza di quanto accade in una bottiglia chiusa, l’acqua versata in un bicchiere rimane direttamente esposta all’aria della stanza. Durante la notte, l’aria della camera da letto si riempie invisibilmente di particelle di polvere, acari, microscopici detriti di pelle morta e persino minuscoli insetti attratti dall’umidità (come i famigerati moscerini). Tutta questa materia, fluttuando nell’aria, finisce inevitabilmente per depositarsi sulla superficie del liquido. Quando, nel cuore della notte o al mattino presto, ci svegliamo assonnati e tracanniamo quell’acqua, stiamo letteralmente ingerendo tutto il particolato che si è accumulato nella stanza durante le ultime ore.

L’acqua diventa “acida”: il mistero del sapore cattivo

Vi è mai capitato di bere dal bicchiere sul comodino la mattina dopo e notare che l’acqua ha un sapore “strano”, quasi stantio o leggermente acido? Non è una vostra impressione, è la pura chimica in azione. Quando l’acqua (H2O) resta esposta all’aria aperta per diverse ore, inizia ad assorbire il diossido di carbonio (anidride carbonica) presente nella stanza, compresa quella che noi stessi emettiamo respirando. Questa interazione abbassa il livello del pH del liquido, rendendolo leggermente acido. Non è un fenomeno tossico di per sé, ma altera il sapore dell’acqua e la rende un ambiente molto più accogliente per la proliferazione dei batteri.

Il pericolo nascosto: la riproduzione batterica

Ma il vero nemico invisibile si annida nei gesti. Se vi svegliate nel cuore della notte, bevete un sorso dal bicchiere e lo rimettete sul comodino, avete appena innescato un processo batterico. La nostra bocca è l’habitat naturale di milioni di batteri; quando poggiamo le labbra sul vetro, ne trasferiamo una generosa quantità nell’acqua. Le temperature calde o miti della camera da letto offrono poi il clima ideale affinché quei batteri si moltiplichino a dismisura nel liquido stagnante fino al mattino successivo. Bere quell’acqua il giorno dopo significa reintrodurre nel nostro corpo un concentrato batterico che potrebbe causare fastidi gastrointestinali o irritazioni alla gola.

La soluzione definitiva: come bere di notte in sicurezza

Smettere di bere durante la notte non è la soluzione, specialmente in estate o se si ha l’abitudine di svegliarsi con la gola secca. La soluzione al problema è, in realtà, semplicissima e richiede solo un piccolo cambio di abitudini. Dimenticate i bicchieri aperti e optate sempre per una bottiglietta chiusa con un tappo, oppure, ancor meglio, utilizzate una borraccia termica. La borraccia non solo impedisce l’ingresso di polvere, insetti e il contatto con l’anidride carbonica della stanza, ma manterrà l’acqua incredibilmente fresca e pura fino al mattino. Un piccolo accorgimento che proteggerà il vostro stomaco e vi garantirà un risveglio decisamente più sano!

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Metti una spugna per i piatti in lavatrice: il trucco geniale che sta facendo impazzire le casalinghe di tutta Italia

Lavi i vestiti scuri ed escono sempre pieni di pelucchi e peli di animali? Metti questo oggetto nel cestello e risolverai il problema a costo zero! 👕 🧽 È l’incubo di chiunque abbia un cane o un gatto in casa: tirare fuori il bucato dalla lavatrice e scoprire che i vestiti neri sono ancora ricoperti di peli e lanugine. Per non parlare dei fazzoletti dimenticati nelle tasche! Eppure, per risolvere definitivamente questo fastidioso problema, basta un trucco geniale e praticamente a costo zero: inserire una normalissima spugna per i piatti (nuova) nel cestello prima di avviare il lavaggio! Ma attenzione a quale scegliete… Leggi il nostro articolo per scoprire come funziona la “magia” cattura-peli che salverà i tuoi vestiti (e proteggerà anche il filtro della tua lavatrice)! Condividi il trucco con le tue amiche! 👇 🧺

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Spugna per i piatti in lavatrice

Redazione  – Quante volte vi è capitato di tirare fuori il bucato appena lavato dalla lavatrice e ritrovarlo ancora ricoperto di pelucchi, fili invisibili o, per chi ha un amico a quattro zampe in casa, da un fastidiosissimo strato di peli di cane o gatto? È una delle battaglie domestiche più frustranti in assoluto. Passiamo ore a spazzolare maglioni neri e pantaloni scuri prima e dopo il lavaggio, spendiamo soldi in rulli adesivi e prodotti chimici, senza mai risolvere definitivamente il problema. Eppure, la soluzione definitiva a questo incubo si nasconde già nella vostra cucina e costa letteralmente pochi centesimi: stiamo parlando della comune spugnetta per i piatti.

L’incubo dei peli e dei pelucchi sui vestiti scuri

Chiunque condivida la propria vita e la propria casa con un cane o un gatto conosce perfettamente il problema. I peli degli animali domestici hanno la diabolica capacità di infilarsi tra le trame dei tessuti e, paradossalmente, il lavaggio in lavatrice sembra spesso peggiorare la situazione. L’acqua e la centrifuga, infatti, invece di far scivolare via i peli, li agglomerano e li distribuiscono uniformemente su tutto il carico di bucato. Il risultato? Magliette nere che sembrano maglioni di pile e pantaloni eleganti da dover rilavare. Lo stesso accade con i pelucchi rilasciati dai maglioni di lana o dai fazzoletti di carta dimenticati per sbaglio nelle tasche dei pantaloni.

Il trucco geniale: la spugna nel cestello

È qui che entra in gioco il trucco casalingo che sta letteralmente spopolando sui social e tra le casalinghe più esperte. Tutto ciò che dovete fare è prendere una spugna per i piatti (nuova e pulita) e inserirla direttamente nel cestello della lavatrice insieme ai vestiti sporchi, prima di far partire il ciclo di lavaggio. Attenzione però: la spugna deve essere la classica spugnetta bicolore (quella con un lato morbido e uno abrasivo, solitamente verde) o, ancora meglio, una spugna in poliuretano espanso bello poroso.

Come funziona la “magia” durante il lavaggio?

Il principio fisico alla base di questo trucco è tanto semplice quanto geniale. Durante il ciclo di lavaggio, mentre il cestello gira, i peli degli animali, i capelli e i fastidiosi pelucchi si staccano dai vestiti grazie all’azione dell’acqua e del detersivo. Ed è in questo preciso istante che la spugna compie il miracolo: grazie alla sua superficie porosa e ruvida, agisce come una vera e propria calamita cattura-peli. Il materiale della spugna, muovendosi continuamente tra i panni bagnati, strofina delicatamente i tessuti e “cattura” al suo interno tutte le impurità fibrose.

Vestiti perfetti e lavatrice salva

A fine lavaggio, quando aprirete l’oblò, il risultato vi lascerà a bocca aperta. I vostri vestiti scuri saranno tornati perfetti, neri e brillanti, senza l’ombra di un pelo. Ma la vera sorpresa l’avrete guardando la spugnetta: la ritroverete completamente ricoperta di capelli, peli e pelucchi che altrimenti sarebbero rimasti incollati ai vostri abiti preferiti.
Ma i benefici non finiscono qui. Questo semplicissimo rimedio a costo zero non solo salva il vostro bucato, ma allunga enormemente la vita della vostra preziosa lavatrice. Catturando i peli nel cestello, la spugna impedisce a questi detriti di finire nel tubo di scarico e nel filtro, prevenendo fastidiosi intasamenti, blocchi della pompa e l’intervento costoso dell’idraulico. Provare per credere: una volta scoperto questo trucco, non farete mai più una lavatrice senza la vostra fidata spugnetta!

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