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Lifestyle

Lola Star si confessa. Intervista di Monica Macchioni

“Sono una Drag Queen che vive e si esibisce anche alla luce del sole.
guido tantissimi giovani animatori e alla politica dico: basta odio, le nuove generazioni meritano esempi migliori.
Agli lgbt: diamoci una svegliata e sentiamoci davvero comunita’ ”
il trasformista Francesco “Mr.Cubanito” Gibilaro è l’anima della drag
più amata in romagna. tra i suoi modelli: Whoopi Goldberg e Vladimir Luxuria.
“Sogno di lavorare stabilmente in teatro e di esibirmi nella mia Sicilia da cui sono stato costretto a scappare da giovane. lontano da mia mamma, scomparsa tre anni fa. a lei dedico tutto il mio lavoro”

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Lola Star

Redazione-  Lola Star è stata uno dei fenomeni dell’estate romagnola. Un tour di oltre 50 date lungo tutta la rivi era, la direzione artistica del Rimini Village per il suo alter ego, Francesco “MrCubanito” Gibilaro, 35 anni, trasformista e anima del personaggio drag più amato della Romagna che in esclusiva a Il Graffio dice la sua a

360 gradi sul mondo dello spettacolo ma anche sul tema dei diritti civili lgbt per i quali Francesco, sia in versione MrCubanito, sia Lola Star, è impegnato da oltre dieci anni, soprattutto nella lotta all’omotransfobia. Lola Star, anzitutto che estate è stata?

“Una stagione straordinaria che come e più delle altre mi ha travolta. A Rimini vivo in una realtà speciale, forse dovuta alla magia intrinseca alla città di Fellini, cantata da grandissimi cantautori come Fabrizio De André e Lucio Dalla, dove anche una drag queen può essere amata da tutti e, vi sorprenderà, fare spettacoli anche in pieno giorno sulla spiaggia…Qualcosa che fino a pochi anni fa era semplicemente impensabile”. Eppure anche questa estate continuiamo a sentire episodi di omotransfobia grave. Anche ad opera di giovanissimi, a volte minorenni. Lei nasce animatore e ora continua a vivere quel mondo come formatore. Che idea si è fatto?

“Purtroppo è vero e inevitabile. Negli ultimi dieci anni con l’aumento della libertà e della visibilità delle

persone lgbt singole o in coppia c’è stata una recrudescenza di intolleranza e violenza. I giovani di oggi, gli

adolescenti, sono una materia complessa. Purtroppo l’adolescenza   e gli anni immediatamente successivi, fino ai 18/19 anni, ovvero l’età che hanno anche i miei animatori, è fortemente permeabile. E se attorno percepiscono idee e vivono in un contesto di rispetto, civiltà, inclusione, loro stessi diventano messaggeri di quei valori. Ma se, dalla politica ai social, come in questo periodo escono solo parole, concetti estremi, spesso anche molto violenti che istigano all’odio e alla violenza contro ogni diversità, ecco che rischiamo seriamente di fare un salto indietro di mezzo secolo. Purtroppo la politica non aiuta. E ahimé nemmeno la politica gay”. Cosa rimprovera alla politica e cosa alla politica gay?

“Alla  politica  rimprovero  di  aver  dimenticato  il  significato  della  parola  ‘politica’.  A  scuola  ci  avevano

insegnato che la politica doveva puntare al bene della ‘polis’, cioè della città, ovvero al bene comune. Oggi anziché  diffondere  questo  tipo  di valori  e  cultura,  la  politica  punta sulla  paura delle  persone  e non  si preoccupa di diffondere lei stessa odio per un presunto tornaconto elettorale. Non parlo di destra e sinistra perché, purtroppo, mi sembrano perfettamente interscambiabili e questo certo non è un bene”.

La politica gay continua a coincidere solo con la sinistra?

“In realtà no. Sto vedendo movimenti interessanti anche a destra. Penso al coraggio di una ragazza come

Francesca Pascale che in qualche modo è diventata un riferimento. Ma è da sola e pur affermando idee giuste completamente inascoltata nel centrodestra. Nel centrosinistra quelli che sono diventati deputati e senatori hanno difeso un po’ la loro rendita di posizione. Ultimo triste esempio il ddl Zan. La sinist ra l’ha trasformato in un manifesto elettorale divisivo per spostare più elettori gay possibile ancora a sinistra…Fatto sta che la legge contro l’omofobia non è stata approvata e anche molti italiani lgbt+ hanno votato convintamente Giorgia Meloni. A tutte e tutti noi dico: diamoci una svegliata. Creiamo davvero questa comunità che in Italia è sempre esistita solo a parole e mai per davvero”.

Ma oggi a destra c’è anche una prospettiva oltre la Meloni: il generale Vannacci. Si è fatta un’idea su di lui?

“Intanto non lo chiamerei più generale ma onorevole, eurodeputato dove è stato eletto con i voti della Lega. Sentir parlare di remigrazione sinceramente nel 2026 non ha senso perché non è una soluzione per l’immigrazione, come certo non lo è neppure il modello spagnolo dell’invasione indiscriminata subita a Ceuta. Sul tema dei diritti lgbt, poi, sentir dire che i gay possono guidare e essere curati in ospedale è deprimente, offensivo  e denota  – non fosse bastato il suo  libro  di irragionevole  successo  – una severa ignoranza sul tema dell’orientamento sessuale-affettivo e dei diritti che ne conseguono. Due volte più grave perché in Europa, anche in partiti di estrema destra, c’è una maggiore apertura sul tema. Vorrei che anche la

premier Meloni lo ricordasse perché ha già dialogato in passato con la comunità lgbt. Quanto a Vannacci vorrei, invece, che la smettesse di aizzare quella che lui stesso chiama la feccia. E’ un uomo di mondo a 360 gradi. Le sue raffinate vestaglie estive parlano per lui…”. (Sorride).

Ricordiamo tutti un’immagine di una ventina di anni fa. Angela Merkel, la ex cancelliera

tedesca di centrodestra, che dialogava in parlamento con una parlamentare in abiti da drag… “La ricordo e faceva anche sorridere. Soprattutto perché in quegli stessi anni in Italia abbiamo avuto, per un paio d’anni, deputata la bravissima Vladimir Luxuria, per la quale provo affetto e gratitudine particolari, che invece quasi si doveva vestire da suora per farsi ‘accettare’ in aula. Sono passati vent’anni e non credo la situazione sia migliorata…”

Affetto e gratitudine per Luxuria, perché?

“Anzitutto perché è un’icona. Ha fatto davvero la storia del movimento lgbt in Italia dialogando sempre con tutti senza pregiudizi e con umiltà nonostante il talento assoluto nel mondo dello spettacolo ma anche della letteratura. E poi perché è stata l’unica, ad oggi, che mi ha preso per mano dieci anni fa e, raccontando la mia storia, mi ha fatto esibire sul palco del Gay Village a Roma”.

Qual è la sua storia?

“La storia di un ragazzo non binario che è dovuto fuggire dalla sua terra, la provincia di Caltanissetta, dove

sono nato e dove ho lasciato i miei affetti, la mia famiglia e soprattutto la mia mamma che purtroppo ho perso da tre anni… A lei, alla sua memoria dedico tutto il mio lavoro   e la voglia di libertà che cerco di trasmettere anche ai giovani animatori così come al pubblico. Non smettere di sentirsi liberi, soprattutto liberi di sognare. Anche se oggi è davvero complicato…Ma forse proprio per questo dobbiamo crederci ancora di più”.

A  Ferragosto l’abbiamo vista in abiti da suora.  Non ha avuto paura di essere accusata di

blasfemia?

“No, perché era un omaggio a una grande assoluta del mondo del cinema e dello spettacolo come Whoopi

Goldberg e alla stroboscopica Sister Act. Whoopi è un’altra icona fantastica  che adorerei incontrare. So che

viene abbastanza spesso in Italia. Chissà che il sogno non possa realizzarsi…”

Lei è credente?

“Mi faccio tante domande sul senso della vita. Vorrei che la fede in Dio aiutasse a superare la grande ferita del   mondo   che   sono   le   guerre   ma   purtroppo   vedo   che   Dio   viene   sempre,   ancora,   da   millenni, strumentalizzato più per farle le guerre che per mettere pace tra i popoli. Detto questo educo i ragazzi a non bestemmiare perché la rabbia e la mancanza di rispetto che ne consegue non è mai una soluzione. Invocare Dio significa comunque confidare nell’amore. Per cui bestemmiare significa inneggiare all’odio. E io i ragazzi vorrei salvaguardarli il più possibile da quella che è una malattia sociale gravissima”.

Qual è una sua speranza per il futuro?

“Porta il mio trasformismo in teatro e trovare una dimensione artistica che completi il percorso di Lola Star che ormai fa spettacolo un po’ ovunque da 15 anni. Salire stabilmente su un palcoscenico, raccontare storie,

interpretare è l’orizzonte che sogno e per cui intendo impegnarmi. Anche portando avanti le idee di libertà e dignità umana che sono alla base della mia vita oltre che del mio personaggio. E poi portare il mio spettacolo nella mia terra, a Caltanissetta dove mi piacerebbe ricevere lo stesso affetto ricevuto in Romagna”.

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Lifestyle

Guidare con le infradito o a piedi scalzi in estate: è vietato? Attenzione, la multa non c’è, ma il vero rischio può rovinarti la vita

Si può guidare la macchina con le infradito o a piedi scalzi d’estate? La verità che nessuno ti dice (e non riguarda le multe!) 🩴 🚗 È il dubbio amletico di ogni estate: torni dalla spiaggia in costume, ti metti al volante e ti chiedi… “ma se mi ferma la Polizia in ciabatte mi fa la multa?”. Sfatiamo subito un grande mito: la legge NON vieta espressamente di guidare in infradito o a piedi nudi, e i Carabinieri non possono multarti solo per questo. Ma c’è una FREGATURA CLAMOROSA che quasi nessuno conosce, e può letteralmente rovinarti la vita! Se fai un incidente e sul verbale c’è scritto che indossavi le ciabatte o eri scalzo, la tua Assicurazione tirerà fuori una clausola terribile: il “Diritto di Rivalsa”. Significa che ti chiederanno di pagare i danni di TASCA TUA accusandoti di “negligenza”! Scopri nel nostro articolo cosa dice il Codice della Strada e come tutelarti in estate per non svuotare il conto in banca. Condividi l’informazione con i tuoi amici vacanzieri! 👇 🚔

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Guidare con le infradito

Redazione – Con l’estate che impazza e le temperature roventi, mettersi alla guida per raggiungere la spiaggia o per tornare a casa dopo una giornata di mare porta con sé un dubbio che puntualmente assale milioni di italiani: è legale guidare indossando le ciabatte infradito, o peggio ancora, a piedi completamente scalzi? Intorno a questo argomento aleggiano da sempre leggende metropolitane, falsi miti e dicerie da bar. Molti automobilisti sono convinti che basti essere fermati a un posto di blocco in ciabatte per vedersi recapitare una multa salatissima. La verità, come spesso accade con la giurisprudenza italiana, è molto più complessa e nasconde un’insidia economica che potrebbe letteralmente rovinare la vita di un automobilista sbadato.

Cosa dice davvero il Codice della Strada? La sorpresa

Sfatiamo subito il mito più grande: guidare con le ciabatte, con i sandali aperti o persino a piedi nudi non è esplicitamente vietato dalla legge. Fino a molti anni fa (prima del lontano 1993), il Codice della Strada imponeva rigorosamente calzature idonee e chiuse per potersi mettere al volante. Oggi, però, le cose sono cambiate. L’articolo 169 del Codice della Strada, che regola la materia, non vieta specifiche tipologie di scarpe, ma stabilisce un principio generale, sacrosanto e molto più ampio: il conducente deve sempre “conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza”.

In parole povere: le forze dell’ordine a un posto di blocco non possono farvi una multa solo perché indossate le infradito. Se la vostra guida è sicura e non commettete infrazioni, non rischiate alcuna sanzione diretta per la scelta delle calzature. Ma allora, dov’è la fregatura?

La trappola dell’Assicurazione in caso di incidente

Il vero, enorme e devastante rischio di guidare con ciabatte o a piedi nudi non arriva dalla Polizia, ma dalle Compagnie di Assicurazione. Guidare con un’infradito espone al rischio concreto che la calzatura si incastri sotto il pedale del freno o della frizione, impedendo una frenata d’emergenza tempestiva. E se siete coinvolti in un incidente stradale – e magari siete dalla parte del torto – iniziano i guai seri.

Se le Forze dell’Ordine intervenute per i rilievi del sinistro mettono a verbale che il conducente che ha causato l’incidente indossava ciabatte inadeguate o era a piedi nudi, si apre uno scenario da incubo. La vostra Assicurazione, infatti, potrebbe invocare il famoso “Diritto di Rivalsa”. La compagnia pagherà i danni alla persona che avete tamponato, ma poi si rivolgerà a voi, intimandovi di rimborsare di tasca vostra l’intero importo dei danni pagati, accusandovi di negligenza alla guida per non aver indossato calzature idonee (venendo meno proprio a quell’obbligo di controllo del veicolo previsto dall’art. 169). Stiamo parlando di richieste di risarcimento che possono arrivare a decine, se non centinaia di migliaia di euro in caso di feriti gravi.

Il buon senso che salva la vita e il portafoglio

Guidare a piedi nudi, inoltre, riduce drasticamente la forza che si riesce a imprimere sul pedale del freno durante una frenata di emergenza. Insomma, anche se la legge non vi fa la multa, la fisica e la burocrazia assicurativa non vi perdoneranno mai. Il consiglio d’oro per affrontare l’estate in totale tranquillità? Se andate in spiaggia, tenete sempre un paio di scarpe da ginnastica chiuse di riserva nel bagagliaio o sotto il sedile passeggero. Indossatele solo per il viaggio di andata e ritorno: perderete trenta secondi per allacciarle, ma avrete la garanzia di salvare la vostra sicurezza sulla strada e il vostro conto in banca!

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Lifestyle

Tieni sempre un bicchiere d’acqua sul comodino per la notte? Fermati: ecco perché questo gesto innocuo fa malissimo alla salute

Ti svegli di notte per bere dal bicchiere che hai lasciato sul comodino? Ferma tutto: non hai idea di cosa stai mandando giù! 🚰 🦠 È una delle abitudini più diffuse al mondo: prima di andare a dormire, ci portiamo un bel bicchiere d’acqua sul comodino per non doverci alzare in cucina se ci viene sete di notte. Sembra un gesto innocuo, ma medici ed esperti lanciano l’allarme! Lasciare un bicchiere “aperto” per tutta la notte trasforma l’acqua in una calamita perfetta per polvere, acari, minuscoli insetti e persino per l’anidride carbonica che espiriamo dormendo (ecco perché la mattina quell’acqua ha un sapore “stantio” e acido!). Inoltre, poggiando le labbra anche solo per un sorso, trasferiamo nell’acqua batteri che si moltiplicano per tutta la notte. Scopri nel nostro articolo cosa rischi per la salute e qual è l’unico modo corretto (e semplicissimo) per tenere l’acqua sul comodino! 👇 💧

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Bicchiere di acqua sul comodino

Redazione – È un gesto automatico, un rituale della buonanotte che milioni di persone ripetono ogni sera prima di infilarsi sotto le coperte: riempire un bel bicchiere d’acqua fresca e posizionarlo sul comodino. L’obiettivo è farsi trovare pronti in caso di sete notturna o di tosse improvvisa, senza doversi alzare e camminare al buio fino alla cucina. Sembra un’abitudine innocua, perfino salutare, ma la scienza ci mette in guardia. Quel bicchiere d’acqua lasciato all’aperto, a pochi centimetri dal nostro respiro, può trasformarsi nel giro di poche ore in una vera e propria bomba a orologeria per la nostra salute. Ecco cosa succede realmente all’acqua mentre noi dormiamo.

Un magnete per polvere e batteri

A differenza di quanto accade in una bottiglia chiusa, l’acqua versata in un bicchiere rimane direttamente esposta all’aria della stanza. Durante la notte, l’aria della camera da letto si riempie invisibilmente di particelle di polvere, acari, microscopici detriti di pelle morta e persino minuscoli insetti attratti dall’umidità (come i famigerati moscerini). Tutta questa materia, fluttuando nell’aria, finisce inevitabilmente per depositarsi sulla superficie del liquido. Quando, nel cuore della notte o al mattino presto, ci svegliamo assonnati e tracanniamo quell’acqua, stiamo letteralmente ingerendo tutto il particolato che si è accumulato nella stanza durante le ultime ore.

L’acqua diventa “acida”: il mistero del sapore cattivo

Vi è mai capitato di bere dal bicchiere sul comodino la mattina dopo e notare che l’acqua ha un sapore “strano”, quasi stantio o leggermente acido? Non è una vostra impressione, è la pura chimica in azione. Quando l’acqua (H2O) resta esposta all’aria aperta per diverse ore, inizia ad assorbire il diossido di carbonio (anidride carbonica) presente nella stanza, compresa quella che noi stessi emettiamo respirando. Questa interazione abbassa il livello del pH del liquido, rendendolo leggermente acido. Non è un fenomeno tossico di per sé, ma altera il sapore dell’acqua e la rende un ambiente molto più accogliente per la proliferazione dei batteri.

Il pericolo nascosto: la riproduzione batterica

Ma il vero nemico invisibile si annida nei gesti. Se vi svegliate nel cuore della notte, bevete un sorso dal bicchiere e lo rimettete sul comodino, avete appena innescato un processo batterico. La nostra bocca è l’habitat naturale di milioni di batteri; quando poggiamo le labbra sul vetro, ne trasferiamo una generosa quantità nell’acqua. Le temperature calde o miti della camera da letto offrono poi il clima ideale affinché quei batteri si moltiplichino a dismisura nel liquido stagnante fino al mattino successivo. Bere quell’acqua il giorno dopo significa reintrodurre nel nostro corpo un concentrato batterico che potrebbe causare fastidi gastrointestinali o irritazioni alla gola.

La soluzione definitiva: come bere di notte in sicurezza

Smettere di bere durante la notte non è la soluzione, specialmente in estate o se si ha l’abitudine di svegliarsi con la gola secca. La soluzione al problema è, in realtà, semplicissima e richiede solo un piccolo cambio di abitudini. Dimenticate i bicchieri aperti e optate sempre per una bottiglietta chiusa con un tappo, oppure, ancor meglio, utilizzate una borraccia termica. La borraccia non solo impedisce l’ingresso di polvere, insetti e il contatto con l’anidride carbonica della stanza, ma manterrà l’acqua incredibilmente fresca e pura fino al mattino. Un piccolo accorgimento che proteggerà il vostro stomaco e vi garantirà un risveglio decisamente più sano!

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Lifestyle

Metti una spugna per i piatti in lavatrice: il trucco geniale che sta facendo impazzire le casalinghe di tutta Italia

Lavi i vestiti scuri ed escono sempre pieni di pelucchi e peli di animali? Metti questo oggetto nel cestello e risolverai il problema a costo zero! 👕 🧽 È l’incubo di chiunque abbia un cane o un gatto in casa: tirare fuori il bucato dalla lavatrice e scoprire che i vestiti neri sono ancora ricoperti di peli e lanugine. Per non parlare dei fazzoletti dimenticati nelle tasche! Eppure, per risolvere definitivamente questo fastidioso problema, basta un trucco geniale e praticamente a costo zero: inserire una normalissima spugna per i piatti (nuova) nel cestello prima di avviare il lavaggio! Ma attenzione a quale scegliete… Leggi il nostro articolo per scoprire come funziona la “magia” cattura-peli che salverà i tuoi vestiti (e proteggerà anche il filtro della tua lavatrice)! Condividi il trucco con le tue amiche! 👇 🧺

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Spugna per i piatti in lavatrice

Redazione  – Quante volte vi è capitato di tirare fuori il bucato appena lavato dalla lavatrice e ritrovarlo ancora ricoperto di pelucchi, fili invisibili o, per chi ha un amico a quattro zampe in casa, da un fastidiosissimo strato di peli di cane o gatto? È una delle battaglie domestiche più frustranti in assoluto. Passiamo ore a spazzolare maglioni neri e pantaloni scuri prima e dopo il lavaggio, spendiamo soldi in rulli adesivi e prodotti chimici, senza mai risolvere definitivamente il problema. Eppure, la soluzione definitiva a questo incubo si nasconde già nella vostra cucina e costa letteralmente pochi centesimi: stiamo parlando della comune spugnetta per i piatti.

L’incubo dei peli e dei pelucchi sui vestiti scuri

Chiunque condivida la propria vita e la propria casa con un cane o un gatto conosce perfettamente il problema. I peli degli animali domestici hanno la diabolica capacità di infilarsi tra le trame dei tessuti e, paradossalmente, il lavaggio in lavatrice sembra spesso peggiorare la situazione. L’acqua e la centrifuga, infatti, invece di far scivolare via i peli, li agglomerano e li distribuiscono uniformemente su tutto il carico di bucato. Il risultato? Magliette nere che sembrano maglioni di pile e pantaloni eleganti da dover rilavare. Lo stesso accade con i pelucchi rilasciati dai maglioni di lana o dai fazzoletti di carta dimenticati per sbaglio nelle tasche dei pantaloni.

Il trucco geniale: la spugna nel cestello

È qui che entra in gioco il trucco casalingo che sta letteralmente spopolando sui social e tra le casalinghe più esperte. Tutto ciò che dovete fare è prendere una spugna per i piatti (nuova e pulita) e inserirla direttamente nel cestello della lavatrice insieme ai vestiti sporchi, prima di far partire il ciclo di lavaggio. Attenzione però: la spugna deve essere la classica spugnetta bicolore (quella con un lato morbido e uno abrasivo, solitamente verde) o, ancora meglio, una spugna in poliuretano espanso bello poroso.

Come funziona la “magia” durante il lavaggio?

Il principio fisico alla base di questo trucco è tanto semplice quanto geniale. Durante il ciclo di lavaggio, mentre il cestello gira, i peli degli animali, i capelli e i fastidiosi pelucchi si staccano dai vestiti grazie all’azione dell’acqua e del detersivo. Ed è in questo preciso istante che la spugna compie il miracolo: grazie alla sua superficie porosa e ruvida, agisce come una vera e propria calamita cattura-peli. Il materiale della spugna, muovendosi continuamente tra i panni bagnati, strofina delicatamente i tessuti e “cattura” al suo interno tutte le impurità fibrose.

Vestiti perfetti e lavatrice salva

A fine lavaggio, quando aprirete l’oblò, il risultato vi lascerà a bocca aperta. I vostri vestiti scuri saranno tornati perfetti, neri e brillanti, senza l’ombra di un pelo. Ma la vera sorpresa l’avrete guardando la spugnetta: la ritroverete completamente ricoperta di capelli, peli e pelucchi che altrimenti sarebbero rimasti incollati ai vostri abiti preferiti.
Ma i benefici non finiscono qui. Questo semplicissimo rimedio a costo zero non solo salva il vostro bucato, ma allunga enormemente la vita della vostra preziosa lavatrice. Catturando i peli nel cestello, la spugna impedisce a questi detriti di finire nel tubo di scarico e nel filtro, prevenendo fastidiosi intasamenti, blocchi della pompa e l’intervento costoso dell’idraulico. Provare per credere: una volta scoperto questo trucco, non farete mai più una lavatrice senza la vostra fidata spugnetta!

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