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Politica

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: la dura lezione di politica di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale)

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: il durissimo editoriale di Luca Sforzini fa a pezzi l’attuale classe politica! 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale e storicamente impeccabile, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza i mali del trasformismo italiano. Cossiga arruolava i “riciclati”, ma erano uomini politici veri, con una solida scuola di pensiero e un grande mestiere parlamentare alle spalle. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le temibili cornacchie nere). Questi personaggi oscuri riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di non perdere la poltrona, perché hanno il terrore delle persone capaci che “fanno ombra”. “Un vero leader non ha bisogno di cortigiani che lo adulino, ma di uomini così grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla genialità della Prima Repubblica alla pochezza odierna, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, chi considerate un “vero politico” nell’attuale panorama italiano?

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Cossiga

Editoriale di Luca Sforzini – “Le parole, in politica, qualche volta hanno un destino curioso”. Inizia con questa riflessione, tanto amara quanto lucida, il nuovo e attesissimo editoriale a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Un’analisi politica spietata e storicamente impeccabile che mette a nudo le fragilità dell’attuale classe dirigente italiana, tracciando un parallelismo audace e provocatorio tra i giganti della fine della Prima Repubblica e le chiacchierate mosse politiche odierne del Generale Roberto Vannacci.

“Dagli straccioni alla feccia”: provocazioni a confronto

Il Presidente Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi fedelissimi gli “straccioni di Valmy” (riferimento alla storica battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, un altro leader politico sceglie di rivendicare per i propri seguaci la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni volutamente irregolari, persino orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma sarebbe un errore fermarsi alle parole. Perché, quando le parole si assomigliano, diventa ancora più interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda magistralmente come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo della Seconda Repubblica per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, ammette l’autore. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio e Bruno Tabacci. Uomini ai quali era impossibile negare una cosa fondamentale: erano veri uomini politici, dotati di formazione, mestiere parlamentare e scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi risiedeva nello spessore del leader. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo, ricoprendo ogni carica istituzionale possibile: “Poteva permettersi il berretto frigio e le picconate perché dietro ogni provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per esibire una fotografia sui giornali. Il suo era un disegno architettonico superiore: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con un aforisma tagliente: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e dei cortigiani

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito per il presente. Un leader moderno può avere il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve inevitabilmente affidarsi a dei consiglieri. “Ed è lì che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi intermediari che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perché gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbedienza all’autorevolezza, l’alzata di mano passiva all’uomo dotato di un pensiero critico indipendente. Raccontano al capo di aver scovato una nuova classe dirigente, ma in realtà gli portano solo vecchi impiegati della politica, collezionisti di incarichi che controllano qualche pacchetto di tessere. Questi consiglieri misurano la crescita rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato più grande”, sentenzia inesorabile Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e meri esecutori

Il trasformismo non è un male assoluto, se chi cambia casacca porta con sé “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere già Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un banale esecutore.
L’appello finale di Sforzini a chiunque abbia davvero l’ambizione di cambiare la politica è cristallino: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che vi dicano quanto siete grandi; servono uomini abbastanza grandi da potervi dire quando una vostra scelta è piccola. I buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte alla deprimente situazione odierna, in cui si scambia l’oro per ciò che semplicemente luccica, l’autore conclude con un pizzico di amara nostalgia: “Quanto agli straccioni di Valmy, confesso una debolezza: avercene”.

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Politica

Papa Leone XIV al Gemelli, l’on. Antonio Mazzocchi (Cristiano Riformisti): «Vicini al Pontefice, il cammino della pace globale non si fermi»

L’onorevole Antonio Mazzocchi, presidente dei Cristiano Riformisti, esprime vicinanza a Papa Leone XIV ricoverato al Policlinico Gemelli per un intervento al polmone. Mazzocchi lancia un forte appello affinché lo stop forzato del Pontefice non rallenti l’agenda della pace globale e il cruciale viaggio apostolico in America Latina, elogiando la trasparenza della Santa Sede. Tutti i dettagli e la dichiarazione integrale nell’articolo 👇

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Papa Leone XIV

Roma – Il ricovero di Papa Leone XIV presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma per la rimozione chirurgica di un nodulo al polmone ha suscitato una vasta ondata di reazioni e di sincera commozione sia nel mondo ecclesiale che nelle istituzioni politiche nazionali e internazionali. Tra le prime e più significative prese di posizione del mondo politico e cattolico riformista spicca la dichiarazione ufficiale dell’onorevole Antonio Mazzocchi, presidente del movimento Cristiano Riformisti. L’esponente politico, nell’esprimere la profonda vicinanza spirituale e umana della propria organizzazione nei confronti del Santo Padre, ha voluto allargare l’orizzonte della riflessione alle ricadute che questo inatteso stop forzato potrebbe determinare sui delicatissimi equilibri geopolitici e sul dialogo internazionale per la cessazione dei conflitti.

La vicinanza dei Cristiano Riformisti e il valore morale del pontificato

Nel suo messaggio accorato, l’onorevole Mazzocchi ha voluto manifestare l’affetto e la preghiera dell’intero movimento: «Come Cristiano Riformisti, avendo appreso del ricovero odierno al Policlinico Agostino Gemelli di Papa Leone XIV per la rimozione di un nodulo al polmone, esprimiamo profonda apprensione stringendoci attorno a Sua Santità con affetto devoto e intensa preghiera, augurandogli una pronta e completa guarigione». Un sentimento condiviso da milioni di fedeli in tutto il mondo che in queste ore guardano con trepidazione al decimo piano del nosocomio capitolino, storico presidio sanitario pontificio ribattezzato nel tempo come il Vaticano Terzo.

Tuttavia, come evidenziato dal presidente dei Cristiano Riformisti, le condizioni di salute del Vicario di Cristo travalicano la pur sentita dimensione devozionale: «La salute del Papa e la sua degenza nella struttura ospedaliera romana non rappresentano solo un momento di trepidazione per i fedeli, ma toccano da vicino gli equilibri e il discorso geopolitico sulla pace globale. In un momento storico drammatico, caratterizzato dal ritorno su vasta scala delle tensioni belliche e dalla frammentazione dell’ordine internazionale, la voce di Leone XIV si è imposta come un argine morale imprescindibile in difesa dei costruttori di pace, promuovendo il dialogo multilaterale e non esitando a contrastare apertamente le visioni unilaterali e i venti di guerra, come dimostrato anche nei confronti dell’amministrazione Trump».

L’incognita sull’agenda diplomatica e il viaggio in America Latina

La degenza post-operatoria del Pontefice imporrà inevitabilmente un radicale ripensamento dell’agenda della Santa Sede per le prossime settimane. È proprio su questo aspetto che si concentra l’analisi politica dell’onorevole Mazzocchi, consapevole del vuoto che l’assenza temporanea del Pontefice potrebbe generare nei tavoli diplomatici internazionali: «Esprimiamo preoccupazione per le inevitabili ripercussioni che questo stop forzato potrà avere nell’agenda diplomatica della Santa Sede. Il rischio di un condizionamento dei prossimi impegni internazionali, a partire dall’imminente e cruciale viaggio apostolico in America Latina del prossimo novembre, rischia di privare temporaneamente lo scenario internazionale di un leader globale fondamentale».

La missione pastorale e diplomatica prevista nel subcontinente americano rappresentava infatti uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno vaticano, finalizzata a rilanciare il ruolo delle democrazie sociali, contrastare le disuguaglianze economiche e favorire processi di riconciliazione in aree segnate da profonde instabilità politiche. Privare temporaneamente la diplomazia pontificia della presenza fisica del suo massimo esponente, in un frangente in cui la mediazione del Vaticano è richiesta su molteplici fronti di crisi, costituisce un elemento di oggettiva criticità che richiede un supplemento di responsabilità da parte della comunità internazionale.

La trasparenza vaticana e l’auspicio per una pronta ripresa del dialogo

Un passaggio di particolare rilievo nella dichiarazione di Antonio Mazzocchi è dedicato al modo in cui la Santa Sede ha gestito la comunicazione pubblica relativa alla patologia e al conseguente ricovero del Pontefice. Negli ultimi decenni la gestione delle notizie sulla salute dei pontefici è passata da una tradizionale riservatezza a standard di comunicazione medica moderni e puntuali: «Ciononostante, accogliamo con grande rispetto la trasparenza istituzionale dimostrata dalla Santa Sede nel comunicare tempestivamente le modalità del ricovero al Gemelli».

La tempestività dei bollettini diramati dalla Sala Stampa della Santa Sede e le dichiarazioni rassicuranti del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin hanno contribuito a dissipare le speculazioni, consentendo all’opinione pubblica di comprendere la natura preventiva e programmata dell’intervento polmonare. L’onorevole Mazzocchi conclude il suo intervento con un vibrante appello alla cooperazione tra gli Stati: «Il nostro auspicio è che la straordinaria forza morale del Papa continui a guidare le relazioni anche dai corridoi dell’ospedale, e che la Comunità internazionale non rallenti il cammino del dialogo che Leone XIV ha strenuamente tracciato». Un invito a mantenere aperti i canali della diplomazia multilaterale, affinché l’eredità morale del pontefice continui a ispirare la ricerca della convivenza pacifica tra i popoli.

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Politica

Il “Barone Nero” Jonghi Lavarini apre a Fabrizio Corona: «Pronto a incontrarlo per Futuro Nazionale con Vannacci»

Clamorose manovre a destra verso le elezioni politiche del 2027: Roberto Jonghi Lavarini, il “Barone Nero” e consigliere del generale Roberto Vannacci, apre ufficialmente al dialogo con Fabrizio Corona per federare liste e superare le soglie di sbarramento con Futuro Nazionale. Dalla galassia identitaria e no-vax fino all’elettorato anti-sistema dei giovanissimi, ecco la strategia e i retroscena dei colloqui riservati: 👇

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Jonghi Lavarini

Milano – Il quadro politico italiano in vista delle elezioni politiche del 2027 comincia a muovere i suoi primi pedoni sulla scacchiera, registrando manovre sotterranee, contatti trasversali e aperture impensabili fino a pochi mesi fa. A lanciare un sasso nello stagno dell’area identitaria e radicale è Roberto Jonghi Lavarini, figura storica della destra sociale e missina nota alle cronache come il “Barone Nero”, oggi attivo sostenitore e consigliere politico del generale ed europarlamentare Roberto Vannacci. In una fase contrassegnata da riservatissimi colloqui a 360 gradi, Jonghi Lavarini ha ufficialmente annunciato la propria disponibilità a incontrare e avviare un dialogo persino con il nascente soggetto politico promosso da Fabrizio Corona.

Una presa di posizione che fa rumore e che ridisegna le geometrie dell’opposizione al “sistema”, motivata dall’esigenza di superare le forche caudine della legge elettorale, raccogliere le firme necessarie e federare sigle della galassia patriottica, no-vax e civica attorno al cartello di Futuro Nazionale.

La strategia per il 2027: soglie di sbarramento e federazione a destra

Alla base dell’apertura di Jonghi Lavarini vi è un calcolo aritmetico e normativo stringente legato alle regole del gioco parlamentare. A chiarirlo è lo stesso esponente politico:

«In vista delle prossime elezioni politiche del 2027, vista la nuova legge elettorale, le regole sulla presentazione delle liste e le severe soglie di sbarramento, bisogna dialogare con tutti, naturalmente a destra: da Forza Nuova a Fiamma Tricolore, dal comitato Remigrazione a Progetto Nazionale, fino a Eurexit, Pro Patria e alle realtà No Vax, insieme alle liste civiche e ai movimenti identitari e autonomisti. E bisogna parlare anche con il nuovo partito di Fabrizio Corona che, stando ai sondaggi riservati, raccoglie crescenti consensi fra gli astensionisti anti-sistema e le fasce giovanili».

L’obiettivo dichiarato è costruire un fronte composito capace di drenare il malcontento popolare verso i partiti tradizionali di governo e di opposizione, intercettando chi da anni diserta le urne o contesta l’assetto euro-atlantico ed economico del Paese.

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L’incognita Fabrizio Corona: l’appeal sugli astenuti e la GenZ

L’inclusione di Fabrizio Corona nel novero dei possibili interlocutori certifica quanto l’ex re dei paparazzi stia cercando di accreditarsi come catalizzatore del dissenso popolare. Attraverso i suoi canali digitali e le interviste sopra le righe del format Falsissimo – dove ha recentemente ospitato proprio Roberto Vannacci –, Corona ha lanciato segnali inequivocabili sulla volontà di fondare una formazione politica personale, polarizzante e slegata dai vecchi partiti.

Dal punto di vista dell’area vannacciana e della destra identitaria, l’eventuale convergenza con l’universo mediatico di Corona rappresenta un’arma a doppio taglio ma dal forte potenziale attrattivo: da un lato il rischio di snaturare l’impianto ideologico tradizionale in una spettacolarizzazione permanente, dall’altro la possibilità di parlare a una platea di giovani disillusi e ribelli che non leggono i giornali ma consumano avidamente podcast e video virali.

Il manifesto di Futuro Nazionale: porte aperte ai patrioti

L’operazione politica mira a fare da perno per il lancio di un polo autonomo rispetto alla coalizione guidata da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. A ribadire la linea di marcia è lo stesso Jonghi Lavarini, tracciando i confini dell’alleanza:

«Futuro Nazionale apre le proprie liste a tutti i sinceri patrioti, alle liste civiche, ai movimenti identitari e autonomisti, a tutti gli italiani che vogliono una nuova e buona politica al servizio esclusivo degli interessi del nostro popolo, delle nostre famiglie e delle nostre imprese».

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se questi colloqui riservati si tradurranno in un vero e proprio cartello elettorale unitario alle urne del 2027, o se le profonde differenze biografiche, culturali e di stile tra i nostalgici della fiamma, i sostenitori del generale Vannacci e la macchina mediatica di Corona renderanno impossibile una convivenza sotto lo stesso simbolo.

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Politica

Falsissimo, l’affondo di Sforzini su Vannacci e Corona: «Berlusconi portò la destra al governo, loro vogliono tornare indietro di quarant’anni»

Duro affondo di Luca Sforzini dopo la puntata di Falsissimo con Roberto Vannacci e Fabrizio Corona: «Nel 1994 Silvio Berlusconi compì l’impresa storica di portare la destra al governo rendendola liberale e occidentale; Vannacci vuole percorrere la strada inversa e riportare le lancette indietro di quarant’anni». Sforzini evidenzia la strana alleanza antiberlusconiana tra il generale e l’ex re dei paparazzi contro i figli di Silvio, lanciando un chiaro monito a Giorgia Meloni. L’analisi completa: 👇

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Luca Sforzini

Castellar Ponzano – Il confronto sull’identità, sulle radici culturali e sul futuro della destra italiana si arricchisce di una lettura politica tanto affilata quanto controcorrente. A scuotere il dibattito all’indomani della discussa puntata del format Falsissimo dedicata al generale Roberto Vannacci è la presa di posizione di Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano, l’analista politico traccia una linea di demarcazione netta tra la grande rivoluzione liberale compiuta da Silvio Berlusconi nel 1994 e l’inedito asse mediatico tra l’europarlamentare e l’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona.

Secondo Sforzini, dietro lo spettacolo televisivo e le provocazioni verbali non si cela una semplice intervista sopra le righe, ma una manovra politica e culturale tesa a demolire l’eredità storica del Cavaliere per riportare l’orologio dell’area conservatrice a una condizione marginale e anacronistica, unendo due forme di antiberlusconismo profondamente eterogenee contro i figli di Silvio e contro Mediaset.

Dal 1994 a oggi: la nascita del centrodestra di governo

Il punto di partenza dell’analisi di Luca Sforzini affonda le radici nella storia repubblicana e nell’atto fondativo che trasformò l’assetto della Seconda Repubblica: «Silvio Berlusconi compì un’impresa politica che ha cambiato la storia della destra italiana: creò le condizioni perché una destra rimasta da sempre ai margini potesse diventare forza di governo del Paese. Nel 1994 Berlusconi costruì politicamente le condizioni per consentire alla destra post-missina di entrare per la prima volta nell’area di governo dell’Italia repubblicana. Non le chiese di rinnegarsi: la inserì in un centrodestra nuovo, plurale, democratico e occidentale, capace di tenere insieme tradizioni politiche diverse. Quella operazione spezzò una conventio ad excludendum durata per tutta la Prima Repubblica e aprì alla destra italiana la strada del governo».

Un modello che ha retto per tre decenni grazie alla sua vocazione maggioritaria, atlantista ed europeista: «Il centrodestra lasciatoci in eredità da Berlusconi è per questo profondamente diverso da quello immaginato da Vannacci: liberale, occidentale, legato all’economia di mercato, rivolto al futuro e capace di tenere insieme identità differenti. Berlusconi comprese che per governare nel XXI secolo la destra doveva uscire definitivamente dalle nostalgie del Ventennio, non tornarci».

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La strana coppia Corona-Vannacci: «Bacia il rospo e compare Darth Vader»

Nel commentare la trasmissione, Sforzini evidenzia la singolare metamorfosi di Fabrizio Corona, apparso insolitamente cauto e conciliante di fronte al suo interlocutore: «Nelle favole il bacio trasforma il rospo in principe. A Falsissimo Fabrizio Corona bacia il rospo Vannacci e compare il principe nero: Darth Vader. Colpisce vedere un Fabrizio Corona sussiegoso, come mai lo avevamo visto, di fronte a Vannacci. L’uomo che ha costruito un personaggio sull’irriverenza, il fuoriclasse della comunicazione, improvvisamente depone le armi. Viene spontaneo domandarsi fino a che punto possa spingersi un Corona impegnato nella sua guerra personale contro Mediaset e la famiglia Berlusconi».

Dall’altra parte, il messaggio di Vannacci viene letto come un tentativo di destrutturare l’attuale alleanza che sostiene il governo: «Vannacci è brutalmente esplicito: Forza Italia, secondo lui, oggi non sarebbe più di destra; la Lega avrebbe perso l’anima; Fratelli d’Italia sarebbe una destra annacquata. Non sta descrivendo una componente radicale da aggiungere all’attuale coalizione: sta descrivendo una coalizione da demolire e sostituire. Berlusconi portò la destra al governo; Vannacci rischia di trasformare nuovamente una grande destra di governo in una piccola destra condannata alla testimonianza. Altro che futuro: significa riportare indietro di quarant’anni l’orologio della destra italiana».

Il bivio per Giorgia Meloni e la profezia del rospo

La convergenza tra l’ex fotografo dei vip e l’ufficiale dell’esercito pone un dilemma strategico direttamente al vertice dell’esecutivo: «A questo punto la questione riguarda inevitabilmente Giorgia Meloni. A lei la scelta tra il centrodestra nato dalla svolta del 1994, evolutosi fino a portarla a Palazzo Chigi, e una strada che pretende di chiamarsi futuro riportando la destra verso il proprio passato. Le due alternative sono incompatibili. Che Fabrizio Corona e Roberto Vannacci possano ritrovarsi insieme nella battaglia contro l’eredità di Silvio Berlusconi è certamente una delle sorprese più curiose della politica italiana: per usare un’espressione cara proprio al generale, questo sì che sembra contro natura».

Nelle conclusioni, Sforzini ricorre a una metafora graffiante evocando la figura di “Gerry la Rana” per anticipare gli esiti della vicenda: «Facciamo allora una previsione: per il geniale e spietato creatore di ‘Gerry la Rana’, il bacio al rospo è sempre letale. Per il rospo. Basta attendere. E allora, molto presto, anche questa favola avrà il suo lieto fine».

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