Rimani in contatto con noi
#

Salute

Ritornare alle Radici: perché rivedere i luoghi dell’infanzia rigenera la mente. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Spesso liquidato come “una semplice vacanza nostalgica”, il viaggio di ritorno alle origini cela in realtà una potente valenza psicologica. Tornare nei luoghi in cui si è nati o cresciuti è molto più di un semplice spostamento geografico: è un vero e proprio tuffo nel passato capace di attivare profonde risonanze emotive.  “Questo percorso a ritroso consente di confrontare il nostro sé attuale con quello del passato, arricchire la propria vita, dare nuovo vigore ai progetti e relazioni” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini. Intervista di Marialuisa Roscino

Pubblicato

a

Luogo d'infanzia

Lucattini: “Ritornare nei luoghi del cuore riattiva rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, mette nuovamente in comunicazione ciò che siamo stati con chi siamo oggi”

Redazione-  Spesso liquidato come “una semplice vacanza nostalgica”, il viaggio di ritorno alle origini cela in realtà una potente valenza psicologica. Tornare nei luoghi in cui si è nati o cresciuti è molto più di un semplice spostamento geografico: è un vero e proprio tuffo nel passato capace di attivare profonde risonanze emotive.  “Questo percorso a ritroso consente di confrontare il nostro sé attuale con quello del passato, arricchire la propria vita, dare nuovo vigore ai progetti e relazioni” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini.

Per esplorare queste specifiche dinamiche emotive e comprendere il significato profondo di questo viaggio interiore, abbiamo approfondito questi aspetti significativi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

Dott.ssa Lucattini, partiamo dai numeri e dalle tendenze attuali che vediamo emergere anche nei trend di viaggio, perché oggi c’è questo forte bisogno di viaggiare, alla riscoperta delle proprie radici?

In una realtà segnata da cambiamenti rapidi, grande mobilità e legami talvolta più fragili, tornare nei luoghi della propria storia può aiutare a ritrovare un senso di continuità e a riconoscersi nel tempo. I luoghi dell’infanzia e della storia familiare non custodiscono soltanto ricordi, trattengono atmosfere, relazioni, emozioni, aspetti di noi che hanno contribuito a costruire la nostra identità. Dal punto di vista psicoanalitico, ritornarvi può riattivare rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, mettendo nuovamente in comunicazione ciò che siamo oggi con ciò che siamo stati. Non si tratta quindi soltanto di nostalgia, ma anche del bisogno di ritrovare appartenenza, continuità e senso nella propria storia personale e familiare.

Uno studio sul Journal of Environmental Psychology (2026) mostra che rivivere i luoghi ai quali siamo profondamente legati può rafforzare la percezione di coesione interna, arricchire il significato della propria vita, dare un nuovo senso ai nostri progetti e alle relazioni, questo perché i luoghi partecipano alla costruzione e al mantenimento del nostro senso di identità.

Cosa accade, nello specifico, a livello psicologico, quando decidiamo di tornare nei luoghi della nostra infanzia o giovinezza?

 

Ritrovare i luoghi dell’infanzia o della giovinezza significa spesso incontrare, quasi senza preavviso, una parte di sé che sembrava lontana. Una strada, una casa, un paesaggio, un odore possono riaccendere ricordi ed emozioni rimasti per anni sullo sfondo. In quel momento, il passato non viene semplicemente ricordato, torna ad essere vissuto interiormente, ma attraverso lo sguardo dell’adulto.

È proprio questo incontro tra il Sé di allora e quello di oggi a poter avere un valore trasformativo, poiché permette di percepire quanto siamo cambiati, ma anche di riconoscere ciò che ha mantenuto una continuità profonda nella nostra identità. Talvolta, consente persino di dare un significato nuovo a esperienze che, quando furono vissute, non potevano ancora essere comprese pienamente. Non è soltanto nostalgia, quindi, ma una forma di rilettura affettiva della propria storia (Current Research in Ecological and Social Psychology, 2025).

Quali sono, in particolare, i principali benefici emotivi di questo viaggio nei luoghi del cuore?

 

Ritrovare i luoghi a cui si è stati profondamente legati può avere qualcosa di molto intenso: è come se, tornando lì, si ritrovasse anche una parte di sé che sembrava lontana. Quei luoghi non conservano soltanto ricordi, ma presenze, affetti, momenti felici, separazioni e passaggi difficili che hanno contribuito a costruire l’identità personale. Rivederli può far sentire nuovamente dentro la propria storia, restituendo un senso di appartenenza e di continuità, quasi un filo che unisce ciò che si era a ciò che si è diventati. E proprio per questo, il ritorno non è sempre dolce: può commuovere, sorprendere, talvolta anche ferire. Ma anche la nostalgia, il dolore o l’ambivalenza possono diventare un modo per riconoscere e integrare parti importanti della propria vita (Applied Psychology. Health and Well-Being, 2025).

I profumi, i suoni e i sapori dell’infanzia sono, senz’altro,  una via d’accesso privilegiata al nostro mondo interno. In che modo, nello specifico, gli stimoli sensoriali dei luoghi natali riescono a riattivare parti di noi che credevamo assopite o dimenticate? Secondo Lei, possono rappresentare anche una buona occasione  per disconnetterci dal digitale?

 

Basta a volte un odore, un suono familiare o un sapore perché riaffiori qualcosa che non sapevamo di ricordare, gli stimoli sensoriali hanno infatti un accesso particolarmente immediato alla memoria autobiografica, riattivano non soltanto singoli episodi, ma anche l’atmosfera emotiva che li accompagnava. È come se, per un istante, una parte del nostro passato tornasse vividamente nel presente. Gli odori e i profumi hanno una forza specifica nel facilitare il recupero immagini, episodi e momenti felici, soprattutto quando hanno una forte caratura personale ed emotivamente forte.

Certamente, visitare i luoghi della propria giovinezza, può essere anche un’occasione di disconnessione digitale, certo, è necessario sostare nei luoghi gustandoseli, lasciando che memorie e ricordi riaffiorino liberamente, tenendo a freno l’urgenza di fotografarli con lo smartphone per condividerlo sui social. Il passato e il presente sono condizioni intime che vanno coltivare e scoperte, i devices possono essere di ostacolo, restare disconnessi può riportare l’attenzione all’esperienza sensoriale che verso il proprio mondo interiore (iScience, 2026).

Dal punto di vista dell’elaborazione psichica, qual è secondo Lei la vera differenza, tra il semplice ricordo nostalgico e l’esperienza fisica e immersiva del ritorno sul posto?

 

Il ricordo nostalgico tende a conservare il passato come una rappresentazione interna che può consolare, ma anche idealizzare ciò che è stato. Tornare fisicamente in un luogo, invece, mette quella memoria a confronto con la realtà presente, perché la casa può apparire più piccola, una strada diversa, alcune persone possono non esserci più e ciò che dentro di sé era rimasto quasi immobile viene improvvisamente rimesso in movimento dal tempo trascorso.

Proprio la distanza tra il luogo ricordato e quello ritrovato può favorire un’elaborazione più profonda, poiché il passato si riattiva attraverso sensazioni, affetti e tracce corporee, ma viene osservato e vissuto dalla posizione psichica dell’adulto. È allora possibile che esperienze antiche assumano significati nuovi e che ciò che è stato vissuto acquisti una diversa comprensibilità alla luce delle esperienze successive. Il ritorno, quindi, non serve tanto a recuperare ciò che non c’è più, quanto a riconoscerlo, a misurare la distanza che separa il passato dal presente e, talvolta, a integrare in modo nuovo parti importanti della propria storia (The Psychoanalytic Quarterly, 2020).

Esistono anche dei rischi o degli aspetti critici in questo tipo di viaggi?

Tornare in luoghi molto importanti della propria storia può far riaffiorare non solo ricordi piacevoli, ma anche nostalgia, tristezza, senso di perdita o vecchie ferite che sembravano ormai lontane. Questo può essere destabilizzante, soprattutto quando il luogo mette davanti a ciò che è cambiato o a ciò che non c’è più. Tuttavia, proprio ciò che riemerge, anche emozioni spiacevoli o disagio, può diventare un’occasione per comprendere meglio alcuni vissuti rimasti in sospeso. Vederli oggi, con una maggiore consapevolezza e con gli strumenti emotivi dell’età adulta, può aiutare a dare loro un significato diverso e a integrarli nella propria storia, invece di continuarne a subire gli effetti senza accorgersene. Talvolta, può far pensare anche ad un percorso psicoanalitico come un viaggio alla scoperta proprio di questi aspetti di se stessi, legati alla propria storia, alle origini ai luoghi dove la propria vita anche quella affettiva, ebbe inizio (International Journal of Psychoanalysis, 2020).

 

Quanto è importante, a Suo avviso, condividere il viaggio di ritorno alle proprie origini con il proprio partner o con la famiglia di procreazione? In che modo, in particolare, questa esperienza trasforma i racconti di famiglia in un patrimonio emotivo comune e tangibile da un punto di vista affettivo?

 

Condividere questo viaggio con il partner o con la famiglia che si è costruita può essere molto significativo, perché permette di mostrare concretamente una parte della propria storia che fino a quel momento era esistita soprattutto nei racconti. Vedere insieme una casa, una strada, un paesaggio aiuta gli altri a comprendere meglio le proprie origini, i legami che hanno avuto un peso nella propria crescita e l’ambiente affettivo da cui si proviene. In questo modo i ricordi smettono di appartenere soltanto a chi li ha vissuti e diventano parte di una memoria familiare comune, transgenerazionale, capace di creare continuità tra le generazioni e di rafforzare gli affetti e consolidare il senso di appartenenza (Memory, 2025).

Quali consigli si sente di dare a chi sta pianificando un turismo di ritorno?

 

-Pensare di fare almeno un viaggio nei luoghi del proprio passato aiuta a riscoprire la propria storia personale e familiare;

-Prestare attenzione ai dettagli e lasciarsi trasportare da odori, suoni, sapori e atmosfere che possono fare riaffiorare i ricordi più profondi;

-Accogliere anche le emozioni meno piacevoli, perché nostalgia, tristezza o senso di perdita fanno parte dell’esperienza;

-Cercare di mettere da parte lo smartphone per qualche ora, in modo da vivere il momento senza interferenze;

-Considerare che il passato possa apparire diverso, migliore o peggiore, ma che è proprio questa differenza cha aiuta a capire meglio se stessi;

-I viaggi nel tempo esistono, dentro se stessi e nei luoghi del cuore. Concederseli aiuta a sentirsi meglio, più vicini a se stessi e ai propri affetti, di oggi e di allora, in un abbraccio simbolico, profondo, vitale.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Salute

Scongeli la carne lasciandola sul lavandino? L’errore gravissimo che mette a rischio la tua salute (e come farlo correttamente)

Lasci la carne a scongelare sul lavandino della cucina? Stai commettendo un errore gravissimo che rovina la tua salute! 🥩 🦠 È un gesto che facciamo tutti da anni: togliere le fettine dal freezer e lasciarle sul bancone della cucina aspettando che si scongelino. Sbagliatissimo! La scienza alimentare ci avverte: lo strato esterno della carne si scongela velocemente e, restando a temperatura ambiente (tra i 20 e i 25 gradi), diventa il “terreno di caccia” perfetto per milioni di batteri pericolosi (come Salmonella ed Escherichia coli), che si moltiplicheranno raddoppiando di numero ogni 20 minuti! Il rischio di prendersi una bruttissima e dolorosa intossicazione alimentare è altissimo. Qual è il modo corretto? Il migliore in assoluto è la programmazione: spostare la carne dal freezer al ripiano basso del frigorifero la sera prima. Se avete fretta, usate la funzione Defrost del microonde (ma cucinate subito dopo!), oppure immergete la carne (chiusa ermeticamente in un sacchetto) in una ciotola di acqua rigorosamente FREDDA. Dite basta alle intossicazioni: leggete la nostra guida completa per salvare i vostri piatti e la vostra pancia! 👇 👨‍🍳 E voi, quale metodo usate solitamente per scongelare gli alimenti quando andate di fretta?

Pubblicato

a

Carne congelata

Redazione – È un gesto che compiamo in modo quasi automatico, tramandato di generazione in generazione e radicato profondamente nelle nostre abitudini culinarie. Torniamo a casa di fretta, ci ricordiamo di non aver preparato nulla per cena, apriamo il congelatore, prendiamo un bel vassoio di petti di pollo o di bistecche di manzo e lo appoggiamo pigramente sul lavandino della cucina, aspettando che si scongeli a temperatura ambiente per poterlo finalmente cucinare.
Eppure, dietro questa pratica apparentemente innocua e diffusissima si nasconde in realtà uno degli errori alimentari più gravi, subdoli e pericolosi per la nostra salute. Scongelare la carne lasciandola all’aria aperta non è solo un modo sbagliato di trattare il cibo, ma è un vero e proprio attentato biologico al nostro apparato digerente e a quello dei nostri figli.

La “zona di pericolo”: come proliferano i batteri

Per capire il perché di tanto allarmismo, dobbiamo fare un breve viaggio nel mondo della microbiologia. Il congelamento non uccide i batteri patogeni (come Salmonella, Escherichia coli o Campylobacter) eventualmente presenti sulla carne cruda: li mette semplicemente “a nanna”, in uno stato di ibernazione profonda.
Quando tiriamo fuori la carne dal freezer e la lasciamo sul bancone della cucina (dove la temperatura ambiente oscilla solitamente tra i 20°C e i 25°C), lo strato più esterno della carne si scongela molto rapidamente, mentre il cuore interno rimane un blocco di ghiaccio. In quei pochi millimetri di carne esterna scongelata e umida, i batteri si risvegliano bruscamente e si ritrovano nella cosiddetta “Zona di Pericolo” (la fascia termica compresa tra i 4°C e i 60°C). In queste condizioni ideali, i batteri iniziano a moltiplicarsi in modo esponenziale, raddoppiando di numero ogni 20 minuti! Il risultato? Nel giro di un paio d’ore, la vostra bistecca sarà letteralmente ricoperta da una colonia invisibile di agenti patogeni pronti a causarvi dolorosissime intossicazioni alimentari, crampi, nausea e febbre.

Il metodo perfetto (e sicuro) per scongelare la carne

Come dobbiamo comportarci, allora, per tutelare la nostra salute? La scienza alimentare parla chiaro e offre tre, e solo tre, metodi sicuri per scongelare le pietanze senza rischiare l’avvelenamento.
Il primo e miglior metodo in assoluto è la scongelazione in frigorifero. Richiede programmazione: dovete prendere la carne dal freezer la sera prima e riporla sul ripiano più basso del frigorifero (appoggiandola su un piatto per raccogliere i liquidi). A 4°C, il processo sarà lento, dolce e totalmente inibente per i batteri. La carne conserverà intatte le sue fibre, i suoi succhi e, soprattutto, la sua sicurezza igienica.
Il secondo metodo, perfetto se avete estrema fretta, è l’utilizzo della funzione “Defrost” (scongelamento) del vostro forno a microonde. Attenzione però: se usate questo metodo, la carne va cucinata immediatamente dopo, perché il microonde innalza la temperatura e rischia di cuocere i bordi, risvegliando parzialmente i batteri.

Il trucco dell’acqua fredda per le vere emergenze

C’è infine un terzo metodo, poco conosciuto ma approvato dagli esperti di sicurezza alimentare, utilissimo se avete dimenticato di tirare fuori la carne e non amate il microonde. Prendete la vostra carne, chiudetela ermeticamente all’interno di un sacchetto di plastica per alimenti (fate attenzione che non ci siano fori) e immergetela in una ciotola capiente piena di acqua rigorosamente fredda. L’acqua (anche se fredda) scongelerà la carne molto più velocemente dell’aria fredda del frigo, ma impedirà alla superficie di raggiungere la pericolosa temperatura ambiente. L’importante è ricordarsi di cambiare l’acqua ogni 30 minuti.
Da oggi in poi, cancellate definitivamente l’abitudine del “lavandino”: un pizzico di prevenzione e programmazione salverà il sapore dei vostri piatti e proteggerà la salute di tutta la famiglia!

Continua a Leggere

Salute

Malinconia, ansia e stress da fine vacanza? Il Dott. Claudio Belardo spiega la “sindrome da rientro” ai microfoni di Radio Radio

Tristezza, stanchezza e ansia da ritorno in ufficio? Niente panico, si chiama “Sindrome da rientro” (ed è superabile)! 💼 🤯 Le ferie sono ormai concluse, la sveglia è tornata a suonare inesorabilmente e vi sentite spossati, malinconici e incapaci di concentrarvi sul lavoro? Non siete pigri, state semplicemente affrontando la cosiddetta “Sindrome da Rientro”! A spiegare scientificamente questo diffusissimo fenomeno psicologico e fisico è stato lo psicologo Dott. Claudio Belardo, intervenuto in diretta nel seguitissimo programma “Un Giorno Speciale” condotto da Alessio De Paolis su Radio Radio. L’esperto ha spiegato come il nostro sistema psicofisico subisca un vero e proprio “shock” nel passare dal relax estivo alla rigida routine lavorativa. La parola d’ordine per superare questo stress? Gradualità e consapevolezza! Leggi i preziosi consigli del Dott. Belardo e scopri come riascoltare l’intervista nel nostro articolo dedicato alla Salute e al Benessere della mente! 👇 🧠 Voi come state vivendo questi primi giorni di rientro a lavoro? Scrivetelo nei commenti!

Pubblicato

a

radio-radio-claudio-belardo-psicologo-intervista

Redazione – Le giornate si accorciano, il caldo torrido inizia lentamente a stemperarsi e le città, fino a pochi giorni fa spettrali e silenziose, tornano a riempirsi del consueto e frenetico traffico mattutino. Per milioni di italiani le tanto attese ferie estive sono ufficialmente terminate, e il ritorno in ufficio o alle incombenze quotidiane è spesso accompagnato da una fastidiosa sensazione di pesantezza fisica e mentale. Non si tratta di semplice capriccio o di pigrizia: la comunità scientifica la chiama comunemente “Sindrome da Rientro” (o post-vacation blues). Per capire esattamente di cosa si tratta, come riconoscerne i segnali e, soprattutto, come gestire in modo sano questa delicata transizione emotiva, è intervenuto lo stimato psicologo Dott. Claudio Belardo ai microfoni di Radio Radio.

Spossatezza e sbalzi d’umore: i sintomi psicofisici del ritorno alla routine

Il Dott. Belardo è stato ospite di punta all’interno del noto e seguito programma radiotelevisivo “Un Giorno Speciale”, lo spazio mattutino di approfondimento culturale, sociale e di servizio egregiamente condotto dal giornalista Alessio De Paolis. Durante l’intervista, l’esperto ha fornito una chiave di lettura scientifica, rigorosa ma al tempo stesso estremamente accessibile, sui motivi per cui il nostro corpo e la nostra mente faticano ad abituarsi nuovamente alla sveglia presto e ai ritmi serrati della produttività.
Allontanandosi dalle classiche logiche commerciali e dalle facili drammatizzazioni mediatiche, l’intervento dello psicologo si è focalizzato sulla pura divulgazione scientifica. Ha spiegato infatti che la “sindrome da rientro” si manifesta attraverso una serie di sintomi del tutto transitori, ma innegabilmente fastidiosi: un senso di spossatezza persistente, una marcata difficoltà di concentrazione sul posto di lavoro, lievi e apparentemente ingiustificati sbalzi d’umore, uniti a una sottile malinconia mista ad ansia per gli impegni imminenti. Si tratta, a tutti gli effetti, di un piccolo “shock” di adattamento per il nostro intero organismo.

I consigli dell’esperto: gradualità, gentilezza verso se stessi e consapevolezza

Ma come si può superare indenni questa fase di stallo emotivo senza lasciarsi sopraffare dallo stress da ufficio? «Il brusco passaggio dal tempo libero, dilatato e destrutturato tipico delle vacanze estive, ai rigidi e programmati impegni ordinari richiede un fisiologico e naturale periodo di riassestamento per il nostro complesso sistema psicofisico», ha spiegato con chiarezza il Dott. Claudio Belardo ai microfoni di Alessio De Paolis.
La parola d’ordine suggerita dall’esperto è gradualità. Cercare di riprendere i ritmi lavorativi al 100% delle proprie capacità già dal primo giorno, fingendo che il corpo sia una macchina da riavviare con un pulsante, è controproducente e innalza vertiginosamente i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress). «Affrontare questo delicato momento con le giuste informazioni permette di prevenire il pericoloso sovraccarico di stress e di valorizzare le proprie risorse personali nella ripresa delle attività giornaliere», ha aggiunto lo psicologo. Essere indulgenti verso i propri iniziali cali di attenzione, curare l’alimentazione, mantenere orari di sonno regolari e, soprattutto, conservare una solida consapevolezza emotiva, sono le chiavi per trasformare la sindrome da rientro in un semplice, rapido e indolore rito di passaggio autunnale.

L’importanza della corretta informazione scientifica

Ancora una volta, il programma “Un Giorno Speciale” condotto da Alessio De Paolis sulle frequenze nazionali di Radio Radio si è confermato come un imprescindibile punto di riferimento per l’informazione di servizio, dimostrando la nobile missione della radio: offrire ai cittadini e agli ascoltatori un confronto diretto, utile e gratuito con professionisti della salute, della psicologia e della cultura.
Per chiunque si senta attualmente “vittima” dello stress da rientro lavorativo o desideri approfondire le dinamiche mentali legate al cambio di routine, l’utilissimo intervento divulgativo del Dott. Claudio Belardo è rimasto a disposizione per l’ascolto (e il riascolto) sui canali ufficiali dell’emittente radiotelevisiva, inclusa l’apposita e ricchissima sezione podcast disponibile sulla piattaforma Podbean di Radio Radio.

Continua a Leggere

Salute

Glicemia alta e insonnia? Mangia questo frutto insospettabile prima di andare a dormire: i risultati sono sbalorditivi

Soffri di insonnia e hai la glicemia ballerina? Smetti di mangiare mele e banane la sera, e prova questo frutto magico! 🥝 💤 Lo sapevi che mangiare frutta troppo zuccherina prima di dormire provoca “picchi glicemici” che rovinano il sonno e favoriscono il diabete? La scienza ha recentemente scoperto che il vero “Re” del riposo notturno è un frutto che tutti abbiamo in casa: il KIWI! Grazie al suo indice glicemico bassissimo stabilizza gli zuccheri nel sangue durante la notte. Ma non è finita qui: il kiwi è ricchissimo di Serotonina, l’ormone precursore della melatonina, capace di farti addormentare il 40% più velocemente! Scopri le dosi giuste e quando mangiarlo prima di spegnere la luce nel nostro nuovo approfondimento sulla salute. Condividi l’articolo con chi non riesce a dormire! 👇 🩺

Pubblicato

a

Insonnia

Redazione – Disturbi del sonno, difficoltà ad addormentarsi, continui risvegli notturni e, come se non bastasse, la perenne e silenziosa minaccia della glicemia alta. Sono milioni gli italiani che ogni sera, spegnendo la luce della camera da letto, si ritrovano a combattere con questi fastidiosissimi problemi. Spesso si ricorre immediatamente a farmaci o a pesanti integratori sintetici per cercare di riposare, ignorando che la soluzione più potente, naturale ed economica si trova semplicemente nel cesto della frutta della nostra cucina. C’è infatti un frutto insospettabile che, se consumato poco prima di coricarsi, è in grado di compiere veri e propri miracoli sul nostro organismo.

Il falso mito della mela e della banana serale

Siamo cresciuti con il vecchio proverbio “una mela al giorno toglie il medico di torno” o con l’abitudine di mangiare una banana per combattere i crampi notturni. In realtà, consumare frutti troppo ricchi di zuccheri e carboidrati semplici appena prima di dormire può causare il cosiddetto “picco glicemico”. Questo sbalzo improvviso di zuccheri nel sangue non solo è pericolosissimo per chi soffre di diabete o pre-diabete, ma fornisce al corpo una scarica di energia istantanea che disturba inevitabilmente la fase di rilassamento profondo, portando a un’insonnia garantita.

Il vero re del riposo notturno e del controllo degli zuccheri è un frutto verde, peloso e spesso sottovalutato: il Kiwi.

Il Kiwi: la pillola naturale per abbassare la glicemia

Recenti e autorevoli studi scientifici internazionali hanno eletto il Kiwi a “superfood” per eccellenza per le ore serali. Il primo e fondamentale beneficio riguarda proprio il controllo della glicemia. A differenza di molta altra frutta estiva o autunnale, il Kiwi possiede un indice glicemico estremamente basso. Questo significa che i suoi zuccheri vengono rilasciati nel flusso sanguigno in modo lentissimo e costante, evitando pericolose impennate glicemiche e limitando la produzione eccessiva di insulina durante la notte.

Inoltre, questo frutto è una vera e propria miniera di fibre solubili che aiutano la digestione serale, “sequestrando” i grassi in eccesso e favorendo un risveglio leggero, senza il classico senso di gonfiore addominale mattutino.

Perché il Kiwi ti fa dormire come un bambino?

Ma la vera sorpresa riguarda il suo effetto soporifero. Chi soffre di insonnia cronica dovrebbe seriamente prendere in considerazione di mangiare un kiwi circa un’ora prima di spegnere la luce. Ma qual è il segreto scientifico di questa magia? Il kiwi è incredibilmente ricco di serotonina, il famoso “ormone del buonumore” che, a livello cerebrale, è il precursore diretto della melatonina (l’ormone responsabile della regolazione dei cicli di sonno-veglia).

In parole semplici: mangiando questo frutto, fornite al vostro cervello i “mattoni” chimici necessari per innescare un sonno profondo e ristoratore. Diversi test clinici hanno dimostrato che le persone che consumano regolarmente due kiwi un’ora prima di coricarsi, riescono ad addormentarsi il 42% più velocemente rispetto a chi non ne consuma, riducendo drasticamente i fastidiosi risvegli nel cuore della notte.

Le dosi giuste e come consumarlo

Per massimizzare questi effetti straordinari senza appesantire lo stomaco, gli esperti della nutrizione consigliano di consumare 1 o al massimo 2 kiwi sbucciati circa 60 minuti prima di andare a letto. Potete mangiarli interi oppure frullati, l’importante è non zuccherarli assolutamente per non rovinare l’effetto di abbassamento glicemico. Oltre a stabilizzare gli zuccheri e farvi dormire profondamente, farete un’incredibile scorta di Vitamina C, rinforzando il vostro sistema immunitario mentre riposate serenamente sul cuscino.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza