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Cronaca

Lupi fuori controllo in Puglia, strage di cani a Melendugno. Il disperato allarme: “La Regione intervenga, aspettano il morto?”

“Le istituzioni sanno che i Lupi possono aggredire i nostri bambini nei parchi giochi. Cosa aspettano per abbatterli, il primo MORTO?!”. 🐺 ⚠️ Il durissimo e disperato allarme lanciato in queste ore in Puglia per un’emergenza lupi ormai completamente fuori controllo! La tragedia si è consumata pochi giorni fa nelle campagne di Melendugno (Roca): un branco di lupi ha scavalcato un muro di due metri ed è entrato in un giardino privato, massacrando la povera Connie, una femmina di Cane Corso di ben 50 chili! Il cane si è difeso eroicamente mettendo in fuga il branco, ma è morta poche ore dopo per gli enormi e profondi squarci sul corpo. E non è un caso isolato: in agosto, nella stessa zona, i lupi hanno ucciso un altro molosso in una villa e hanno letteralmente divorato un Pastore Tedesco (lasciandone a terra solo le zampe)! L’Associazione Nazionale per la Tutela della Vita Rurale lancia un monito pesantissimo: i lupi pugliesi hanno finito i randagi e ora attaccano prede giganti. Il pericolo per chi porta a spasso il cane o per chi va nei parchi è ALTISSIMO! Tutti ricordano con orrore il caso di Noicàttaro, dove i lupi hanno attaccato nei mesi scorsi ben 4 bambini mentre giocavano, salvati per miracolo dai passanti! La Puglia nel 2026 è la regione con più attacchi in tutta Europa, ma la Politica resta a guardare. Sotto accusa il Presidente di Regione Antonio Decaro: nonostante l’ISPRA (il braccio scientifico del Ministero) abbia autorizzato legalmente la Regione all’ABBATTIMENTO dei lupi problematici per proteggere la cittadinanza, la Giunta pugliese per ora ha incredibilmente autorizzato solo la “Cattura” (una tecnica difficilissima che richiede anni di tentativi a vuoto, mentre i lupi continuano a girare in città). Leggi la spaventosa cronaca di questa emergenza sicurezza nel nostro articolo! 👇 🐕 Questa situazione sta scappando di mano! Voi da che parte state? È giusto tutelare il Lupo a tutti i costi vietando gli abbattimenti come chiedono gli animalisti, o la Regione ha il sacrosanto dovere politico di usare i fucili per difendere l’incolumità dei nostri animali domestici e dei nostri bambini nei parchi? Ditecelo nei commenti!

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Lupi

Redazione  – C’è un incubo silenzioso che si aggira con passo felpato nelle notti delle campagne pugliesi. Un incubo fatto di morsi, recinzioni scavalcate e stragi di animali domestici, che sta lentamente ma inesorabilmente trasformando la paura dei residenti in vero e proprio terrore per l’incolumità umana.
La Puglia è ormai ufficialmente sotto l’assedio dei lupi. A lanciare un grido d’allarme durissimo, rivolgendosi direttamente ai vertici della Regione, è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che ha documentato l’ennesima, gravissima e spietata aggressione avvenuta a Melendugno (in provincia di Lecce). Quella che si sta consumando in queste settimane non è più la “semplice” predazione di qualche animale selvatico nel bosco, ma una vera e propria invasione di predatori nei giardini e nelle ville dei centri abitati.

Il sacrificio di Connie, uccisa nel giardino di casa a Roca

Il caso più recente e straziante risale alla notte tra giovedì 27 e venerdì 28 agosto, nelle campagne di Roca, la nota marina del territorio di Melendugno. La vittima si chiamava Connie, una splendida e vigorosa femmina di Cane Corso del peso di circa 50 chili.
Connie non era legata ad alcuna catena, ma riposava liberamente nel giardino della sua abitazione, ritenuto sicurissimo poiché protetto da un massiccio muro di sassi alto ben due metri. Eppure, questo non è bastato a fermare la furia del branco. Grazie all’intervento della Polizia Municipale, l’Associazione ha raccolto la disperata testimonianza di Rosanna, la proprietaria: «Eravamo usciti per andare in pizzeria, siamo stati assenti poche ore. Quando siamo tornati era tutto apparentemente tranquillo. Ci siamo accorti dello stato di Connie solo la mattina dopo. Purtroppo, nonostante le cure veterinarie, è morta a causa delle gravissime ferite».
Il cane corso ha riportato profondi squarci al petto, alla testa e ovunque. Ha combattuto una battaglia strenua, eroica e disperata per difendere la sua casa, riuscendo incredibilmente a mettere in fuga gli assalitori, ma pagando questo coraggio con la vita. Gli esperti non hanno dubbi: a scavalcare quel muro di due metri sono stati più lupi (ne sono stati avvistati tre insieme in zona). Si tratta, con ogni probabilità, dello stesso branco letale che, solo nel mese di agosto, ha ucciso un altro cane corso in una villa e ha letteralmente sbranato e divorato un Pastore Tedesco a San Foca, del quale sono state ritrovate sul terreno solo le zampe.

L’escalation: dai randagi scomparsi all’incubo per i bambini

L’analisi dell’Associazione è agghiacciante. I lupi hanno ormai predato e fatto sparire tutti i cani e i gatti randagi del territorio. Non trovando più prede selvatiche o rifiuti abbandonati da mangiare, hanno iniziato a puntare bersagli giganteschi: i grossi e combattivi cani da guardia. Il rischio che la situazione precipiti è altissimo: il pericolo è ormai mortale anche per i padroni che portano i propri cani al guinzaglio nei centri abitati, persino in pieno giorno.
Il pensiero corre immediatamente e inevitabilmente a Noicàttaro, dove recentemente un branco di lupi (è stata accertata la presenza di cuccioli e di un giovane maschio di 17 mesi) ha compiuto tre attacchi predatori all’interno dei parchi giochi, trascinando e ferendo ben quattro bambini, salvati per miracolo solo grazie al provvidenziale e coraggioso intervento dei vicini accorsi alle urla. «Dobbiamo divulgare questa situazione», avverte disperata la signora Rosanna. «Anche a Melendugno abbiamo un’area giochi nella Villa Comunale frequentata dalle famiglie, e intorno ci sono solo campi bui».

Regione Puglia ferma: solo catture, nessun abbattimento

In questo clima da vero e proprio far west, i numeri della Puglia fanno paura: nel solo 2026 è divenuta la regione con più attacchi di lupi a esseri umani di tutta Europa (ben 5 in soli due mesi). Basti pensare all’inspiegabile attacco di Gallipoli (tre persone ferite) o al macabro ritrovamento di un cadavere morso alla testa sul lungomare di Barletta a giugno, con l’esito dell’autopsia e del DNA che, scandalosamente, non è ancora stato reso noto dopo ben 80 giorni.
In tutto questo, cosa fa la politica? L’Associazione punta il dito contro il Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ad agosto ha autorizzato per decreto esclusivamente la cattura dei lupi tramite dardi narcotici (fucili con 30 metri di gittata massima), una pratica difficilissima che spesso richiede mesi, se non anni, di tentativi a vuoto.
Eppure, la legge permetterebbe interventi drasticamente più severi. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha classificato il caso di Noicàttaro al “livello 5” (il massimo previsto per i lupi urbani confidenti), specificando che la Regione Puglia ha la totale autorizzazione di legge per procedere all’abbattimento fino a 12 lupi all’anno. Tuttavia, la decisione finale di premere il grilletto spetta ai politici, e la Regione ha espressamente rifiutato questa opzione, chiedendo solo la “captivazione”.
L’Italia conta oggi stime spaventose (dai 6.000 ai 10.000 lupi), ed è il Paese europeo con più attacchi agli esseri umani documentati. Negli altri Stati UE la Direttiva Habitat viene applicata abbattendo legalmente centinaia di esemplari problematici ogni anno per tutelare i cittadini; in Italia siamo fermi a due.
«A prescindere dalle farneticazioni degli animalisti oltranzisti», conclude l’Associazione con rabbia, «il Presidente della Regione sa benissimo che questi lupi potrebbero ogni giorno attaccare e sbranare dei bambini. Cosa stanno aspettando i nostri politici prima di intervenire drasticamente? Il primo morto?».

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Cronaca

Tragedia al Lago del Turano: un tuffo spezza per sempre i sogni della studentessa 24enne Zhao Ziming. Un’intera comunità sotto choc

Tragedia atroce al Lago del Turano: una giovanissima studentessa di 24 anni fa un tuffo per rinfrescarsi e non riemerge più. L’addio alla dolcissima Zhao Ziming 😭 💔 Aveva solo 24 anni, era originaria di Pechino e si era trasferita a Roma per studiare Comunicazione all’Università. Zhao Ziming aveva tutta la vita e un futuro meraviglioso davanti a sé, ma i suoi sogni si sono spezzati per sempre nel tempo di un battito di ciglia. Domenica scorsa la ragazza aveva deciso di fare una gita con gli amici per sfuggire al caldo di Roma, raggiungendo le sponde del Lago del Turano (a Castel di Tora, in provincia di Rieti). Ha fatto un tuffo in acqua e non è MAI PIÙ RIEMERSA. Purtroppo la ragazza pare non fosse un’ottima nuotatrice. Gli amici, disperati, si sono tuffati per cercarla, ma le acque del lago sono ingannevoli: sono scure, la visibilità è nulla, e la 24enne è scomparsa nel buio, sebbene in quel punto l’acqua non fosse neanche troppo profonda. Per recuperare il suo corpo senza vita è stato necessario l’intervento di un elicottero da Ciampino con a bordo i Sommozzatori specializzati dei Vigili del Fuoco, che l’hanno riportata a riva quando ormai non c’era più nulla da fare. Una tragedia che spezza il cuore. Adesso il Comune sta lavorando a stretto contatto con l’Ambasciata Cinese per sbrigare tutte le tristi pratiche burocratiche e permettere alla salma della piccola Zhao di tornare a casa, in Cina, dalla sua famiglia distrutta dal dolore. Leggi la ricostruzione completa di questa terribile domenica nel nostro articolo! 👇 🌹 Facciamo tutti insieme le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di questa giovane studentessa venuta a mancare troppo presto! Riposa in pace, piccolo angelo.

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Castel di Tora , lago del Turano

Castel di Tora– Aveva tutta una vita davanti a sé, un futuro luminoso tutto da scrivere e l’entusiasmo tipico di chi viaggia dall’altra parte del mondo per inseguire la propria realizzazione personale. Eppure, tutti i sogni, le speranze e le ambizioni di una giovanissima ragazza si sono spezzati per sempre nel tempo di un battito di ciglia, nell’istante fatale di un tuffo in acqua.
Un’ondata di dolore, sgomento e profonda commozione ha travolto l’intera comunità della valle del Turano per la tragica morte per annegamento di Zhao Ziming, una dolcissima studentessa cinese di soli 24 anni. Quella che doveva essere una spensierata e allegra domenica estiva da trascorrere in compagnia degli amici, si è purtroppo trasformata in uno degli incubi più atroci che la mente umana possa concepire.

La gita al lago e il tuffo fatale

La ricostruzione di questa immane tragedia strazia il cuore. La giovane Zhao Ziming, originaria di Pechino, si era trasferita in Italia per studiare: viveva a Roma, dove frequentava con profitto un corso universitario di comunicazione. Per sfuggire all’opprimente calura della Capitale, domenica scorsa aveva deciso di aggregarsi a un gruppo di amici per una gita fuori porta, raggiungendo il suggestivo borgo di Castel di Tora, sulle sponde del Lago del Turano.
L’intenzione era quella di rinfrescarsi e godersi la natura. Ed è proprio in quelle acque, apparentemente calme e accoglienti, che si è consumato il dramma. Dopo essersi tuffata, la 24enne è stata improvvisamente inghiottita dal lago, senza mai più riemergere. Secondo le prime frammentarie testimonianze raccolte sul posto, il tuffo sarebbe stato forse un po’ avventato, considerando che la giovane studentessa straniera non era considerata una “brava nuotatrice”.

Il disperato tentativo di salvataggio e il recupero

I resoconti degli amici presenti sono agghiaccianti. È stato un attimo: lo scroscio dell’ingresso in acqua e poi il nulla assoluto. Sotto gli occhi terrorizzati dei presenti, Zhao Ziming è scomparsa. Gli amici si sono lanciati disperatamente in acqua per cercarla e tirarla su, ma si sono scontrati con la natura ingannevole e pericolosissima delle acque lacustri: la visibilità limitata (che diventa quasi nulla già a pochi palmi dalla superficie) e il fondo scuro hanno reso totalmente impossibile individuarla. La giovane è andata a fondo a pochi metri dal punto in cui si era tuffata, in un tratto che paradossalmente non era nemmeno particolarmente profondo.
Sul posto si sono immediatamente precipitati i Carabinieri, i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco. Ma per riuscire a individuare e recuperare il corpo ormai esanime della ragazza si è reso necessario l’intervento dei sommozzatori specializzati, elitrasportati d’urgenza a bordo di un elicottero decollato da Ciampino. Dopo il tragico recupero, al personale medico non è rimasto altro da fare che constatare il decesso.

Il rientro in Cina e il dolore della comunità

La Procura, dopo aver ascoltato le testimonianze degli amici in lacrime, ha stabilito che la morte è avvenuta per annegamento accidentale e non ha disposto alcun esame autoptico, autorizzando l’immediata restituzione della salma alla famiglia.
Ora è la macchina burocratica a essersi messa in moto. Il Comune di Castel di Tora sta provvedendo all’espletamento di tutta la complicata procedura burocratico-amministrativa, rimanendo in contatto costante con l’Ambasciata Cinese in Italia per poter concordare con i familiari (devastati dalla notizia) il triste e doloroso rimpatrio della salma a Pechino.
Questa tragedia riapre una ferita mai del tutto guarita nel territorio sabino, ricordando da vicino il recente e drammatico annegamento di un ragazzino di soli 15 anni nelle gelide acque del fiume Velino, avvenuto lo scorso mese di giugno.
«Questo evento ha lasciato costernata e nel dolore l’intera nostra comunità», ha concluso con la voce rotta dall’emozione la sindaca di Castel di Tora, Cesarina D’Alessandro. «Si tratta di una giovane ragazza e ogni parola oggi sarebbe davvero superflua per commentare una simile tragedia, che ora va trattata con estremo riguardo e delicatezza verso la famiglia». All’Italia non resta che piangere una giovane vita spezzata troppo presto.

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Cronaca

Andava a comprare la merenda, l’hanno abusata a 13 anni. L’aggressore già libero: “Si è pentito”. L’Italia sotto choc

SCANDALO GIUSTIZIA! Abusa di una bimba di 13 anni nel supermercato, ma il Giudice lo rimette in libertà dopo 48 ore perché “Si è pentito!”. L’Italia è sotto choc! 😡 ⚖️ Questa è una di quelle notizie che ti fa salire la rabbia fin dentro alle vene! A Torino si è consumato uno degli episodi di malagiustizia più assurdi, pericolosi e incomprensibili degli ultimi anni! Una bambina innocente di 13 anni era andata al minimarket del quartiere per comprare dei succhi di frutta ai suoi fratellini più piccoli. Ma proprio tra gli scaffali del negozio, ha incrociato il male assoluto: un uomo di 42 anni l’ha aggredita e abusata sessualmente! La piccola è scappata sotto choc, in preda al terrore, accasciandosi sul marciapiede piangendo disperata in attesa che la mamma la venisse a salvare. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso tutto l’abuso, rivelando un dettaglio ancora più mostruoso: lo stesso uomo, appena 40 minuti prima, aveva abusato di un’altra donna nello stesso posto! Arrestato dalla Polizia, l’orco è stato portato in carcere. Ma sapete quanto c’è rimasto? DUE GIORNI! Il Giudice (GIP) ha infatti deciso di scarcerarlo e rimetterlo in totale libertà (con un ridicolo obbligo di firma)! Il motivo? Secondo il magistrato l’uomo si è dimostrato “collaborativo e pentito”, dichiarando che si trattava di un episodio “isolato” (nonostante i video dimostrino il contrario!). Oggi questo individuo è libero di girare per le nostre strade! Leggi tutti gli agghiaccianti dettagli della sentenza nel nostro articolo di cronaca nera! 👇 🚨 Trovate giusto che un uomo accusato di aver abusato di una ragazzina di 13 anni venga rimesso in libertà dopo sole 48 ore perché si dichiara “pentito” davanti al giudice? Questa è la Giustizia che volete per proteggere i vostri figli? Ditecelo nei commenti!

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Violenza donne

Torino– Ci sono sentenze e decisioni giudiziarie che, lette a freddo, sembrano scritte appositamente per annientare quel poco di fiducia che i cittadini onesti ripongono ancora nelle Istituzioni e nella Legge. Decisioni che lasciano l’amaro in bocca, che spaventano le famiglie e che rischiano di far passare un messaggio sociale devastante: chi commette crimini atroci può farla franca con un semplice “scusa”.
È esattamente questo il sentimento di rabbia e sgomento che sta travolgendo in queste ore l’intera comunità di Madonna di Campagna, popoloso quartiere nella provincia di Torino, teatro di una vicenda di cronaca nera che ha i contorni del vero e proprio incubo. Un uomo di 42 anni, arrestato in flagranza con la pesantissima e infamante accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di soli 13 anni, è stato incredibilmente rimesso in libertà dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) dopo appena due notti trascorse in cella. La motivazione ufficiale della scarcerazione? L’orco “è pentito”.

L’orrore tra gli scaffali: la merenda trasformata in incubo

Per comprendere la gravità assoluta di questa assurda vicenda, bisogna riavvolgere il nastro fino al pomeriggio del 29 agosto scorso. La vittima è una ragazzina innocente di appena tredici anni. Come accade in mille altre famiglie italiane, la piccola era uscita di casa per compiere una commissione banale e dolcissima: recarsi nel minimarket del quartiere per comprare tre succhi di frutta da portare come merenda ai suoi fratellini più piccoli.
Ma proprio lì, nel luogo che doveva essere sicuro e familiare, tra gli scaffali del negozietto, si è consumato l’orrore. Il 42enne l’avrebbe puntata e aggredita sessualmente con inaudita violenza. La ragazzina, paralizzata dal terrore, ha vissuto minuti che le segneranno la psiche per il resto della vita.

Il trauma della bambina e la chiamata disperata

Negli agghiaccianti atti stilati dalla polizia dopo l’arresto, è riportato per filo e per segno il racconto straziante fornito dalla giovanissima vittima. La 13enne ha descritto agli agenti il totale stato di choc immediatamente successivo all’aggressione. Un vero e proprio crollo psicologico accompagnato da un forte malessere fisico.
La bambina è riuscita a fuggire dal negozio, ha composto tremando il numero della madre per cercare disperatamente aiuto, ma il terrore le ha letteralmente bloccato le gambe vicino a una lavanderia a gettoni. Alla fine, piangendo disperata, ha dovuto chiamare un amico di famiglia per farsi venire a prendere, restando seduta da sola sul marciapiede, paralizzata dalla paura, in attesa della salvezza.

Il video choc: aveva già colpito un’altra donna!

Le telecamere di videosorveglianza interne al locale hanno ripreso e documentato per intero l’abuso ai danni della bambina. Ma visionando i nastri, le Forze dell’Ordine hanno fatto una scoperta se possibile ancora più agghiacciante: le stesse telecamere hanno rivelato che il 42enne, solo quaranta minuti prima di aggredire la 13enne, aveva commesso un secondo abuso sessuale ai danni di un’altra donna (la cui identità è purtroppo ancora in fase di accertamento). Un dettaglio inquietante, che dimostra la pericolosità e la spregiudicatezza seriale dell’aggressore.

La scarcerazione shock: libero con un “obbligo di firma”

Eppure, davanti a questo quadro indiziario devastante, la Giustizia ha deciso di voltarsi dall’altra parte. Fermato dagli agenti, il 42enne ha trascorso due sole notti nel carcere torinese “Lorusso e Cutugno”. Poi, la doccia gelata. Durante l’udienza di convalida, l’indagato ha sostenuto davanti al magistrato che si trattasse di “un episodio isolato” (mentendo spudoratamente, visto il video della seconda donna aggredita 40 minuti prima).
Il Giudice (GIP) gli ha creduto, disponendone la scarcerazione immediata. Nelle motivazioni, il magistrato ha incredibilmente giustificato la liberazione parlando di “atteggiamento di resipiscenza” (ovvero di ravvedimento) e lodando la sua “collaborazione” per aver consegnato i video. Oggi quell’uomo, accusato di aver violato l’innocenza di una bambina, è libero di girare per strada, sottoposto a un banale e inutile obbligo di firma. E l’Italia intera si chiede, con sgomento: chi proteggerà i nostri figli se lo Stato si arrende al primo finto pentimento?

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Cronaca

Emergenza criminalità a Carnate, il grido d’allarme di Roberto Manzato: “La stazione è diventata un far-west, servono controlli!”

“La nostra stazione è diventata un far-west, abbiamo paura!”. L’urlo di rabbia del cittadino Roberto Manzato contro il degrado a Carnate (MB) 😡 🚆 Il problema della sicurezza non riguarda più soltanto le enormi metropoli come Milano o Roma, ma sta avvelenando in modo spaventoso anche la vita dei nostri paesini di provincia! A farsi portavoce della grandissima esasperazione dei cittadini è Roberto Manzato, che ha affidato al nostro giornale un durissimo appello pubblico per denunciare il degrado assoluto della cittadina di Carnate (nella provincia di Monza e Brianza). L’epicentro del terrore? La stazione ferroviaria! “La sicurezza a Carnate non esiste più, la stazione è diventata un posto totalmente insicuro e i giornali sono pieni di gravi episodi di cronaca!”, denuncia Manzato. Non è tollerabile che studenti, donne, lavoratori e normalissimi pendolari debbano avere letteralmente paura per la propria incolumità solo per prendere un treno! Spaccio, rapine e microcriminalità hanno reso questi luoghi terra di nessuno. Il grido del cittadino è rivolto direttamente ai politici e alla Prefettura: “Chiedo alle Istituzioni locali di alzare la voce! Vogliamo più controlli mirati dalle Forze dell’Ordine per garantire l’incolumità dei pendolari! Lo slogan è uno solo: LA SICUREZZA È FONDAMENTALE PER UNA CITTÀ!”. Leggi l’appello civico integrale nel nostro articolo! 👇 🚓 Siete d’accordo con le durissime parole di Roberto Manzato? Anche nella stazione del vostro paese o della vostra città si respira quest’aria di perenne pericolo e totale abbandono? Dite la vostra!

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Sicurezza alla stazione di Carnate

Redazione – C’è un’emergenza strisciante, silenziosa ma sempre più feroce e insopportabile, che sta letteralmente avvelenando la vita quotidiana di milioni di italiani. Un male oscuro che non colpisce più soltanto le sterminate e caotiche periferie delle grandi metropoli, ma che si è ormai insinuato come un cancro anche nelle realtà provinciali più piccole e un tempo tranquille. Stiamo parlando del drammatico, irrisolto e gravissimo problema della mancanza di sicurezza urbana.
Oggi, a farsi portavoce dell’esasperazione di un’intera comunità, è il cittadino Roberto Manzato, che attraverso le colonne del nostro giornale lancia un durissimo e accorato appello pubblico per accendere un faro sull’ormai insostenibile situazione di degrado che attanaglia Carnate, popoloso comune situato nella provincia di Monza e della Brianza (MB).

La stazione ferroviaria di Carnate: ostaggio del degrado

Il cuore nevralgico della denuncia di Manzato si concentra su quello che dovrebbe essere il punto di forza e di collegamento di ogni cittadina di provincia, e che invece si è drammaticamente trasformato nell’epicentro della paura: la locale stazione ferroviaria.
«La sicurezza è un tema che è ormai stabilmente all’ordine del giorno nelle nostre città. E purtroppo, questa sicurezza manca totalmente anche in un paese di periferia come Carnate, e in primis nella sua stazione», spiega il cittadino, facendosi portavoce non solo dei residenti, ma anche (e soprattutto) delle migliaia di pendolari, studenti e lavoratori che ogni santissimo giorno sono costretti a frequentare quegli spazi per recarsi a scuola o al lavoro. Una stazione, quella di Carnate, che secondo le dure parole di Manzato «è diventata totalmente insicura», terra di nessuno dove la legge dello Stato sembra essersi arresa di fronte a microcriminalità, sbandati e piccola delinquenza.

I gravi fatti di cronaca: un bollettino di guerra

L’appello del cittadino brianzolo non si basa su sensazioni passeggere o su timori infondati, ma poggia sulle solide e inquietanti basi della realtà fattuale. Come ricorda lo stesso Manzato nel suo intervento, l’emergenza di Carnate «è ampiamente documentata su moltissime pagine dei giornali locali, piena di fatti di cronaca davvero preoccupanti».
Ed è un fatto purtroppo noto: negli ultimi tempi, le stazioni ferroviarie della Brianza sono finite tristemente agli onori (e ai disonori) della cronaca nera per rapine, aggressioni ai danni dei viaggiatori (spesso donne e giovanissimi), risse tra bande, spaccio di sostanze stupefacenti alla luce del sole e un senso generale di totale abbandono istituzionale. Una situazione inaccettabile per un Paese civile, che costringe i cittadini onesti a guardarsi sempre le spalle, accelerando il passo per paura di fare brutti incontri non appena cala il sole o sui binari meno illuminati e controllati.

Il grido di Roberto Manzato: “Istituzioni, alzate la voce!”

Davanti a questo scenario da far-west urbano, la misura è colma. Roberto Manzato decide di non voltarsi dall’altra parte e chiama direttamente in causa la politica. «Con questo mio appello chiedo fermamente alle Istituzioni locali di avere il coraggio di alzare la voce. Chiedo che vengano predisposti immediatamente più controlli mirati da parte delle Forze dell’Ordine, al fine di garantire finalmente la sicurezza sia ai residenti che ai moltissimi pendolari. Perché la sicurezza è la base per la sopravvivenza stessa di una città».
Parole durissime, un vero e proprio “j’accuse” che si condensa nello slogan finale scelto dal cittadino per smuovere le coscienze dei decisori politici: “La sicurezza è fondamentale per una città”.
Adesso la palla passa alle autorità competenti (Prefettura, Sindaco e Forze dell’Ordine): l’appello della comunità di Carnate non può e non deve rimanere l’ennesima lettera morta prima che si verifichi una tragedia ancora più grande.

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