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Attualità

DDL Caregiver, l’affondo di Comellini (OS.PER.DI.): «Norma che discrimina approvata da una maggioranza risicata, le risorse vadano alle Regioni»

DDL Caregiver approvato alla Camera tra le polemiche: Francesco Alberto Comellini (OS.PER.DI.) contesta il testo («Crea discriminazioni tra chi cura i congiunti»). La proposta di trasferire i fondi direttamente alle Regioni per l’assegno di cura e l’appello per riscriverlo al Senato nel nostro articolo completo 👇

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Comellini (OS.PER.DI.)

Roma – L’approvazione nell’Aula di Montecitorio del disegno di legge sul riconoscimento giuridico e la tutela dei caregiver familiari, anziché segnare una storica conquista per il welfare italiano, si trasforma nell’ennesima occasione mancata e rischia di generare profonde sperequazioni sociali ed economiche. A denunciare con asprezza i limiti strutturali del testo licenziato dalla Camera dei Deputati è Francesco Alberto Comellini, vicepresidente dell’Osservatorio Permanente sulla Disabilità – OS.PER.DI. ONLUS ETS, che punta il dito contro un provvedimento licenziato con numeri risicatissimi e senza un reale ascolto delle esigenze primarie di chi dedica quotidianamente la propria esistenza alla cura di congiunti non autosufficienti.

L’esito del voto in Aula a Montecitorio riflette una profonda spaccatura parlamentare: il disegno di legge è passato infatti con appena 153 voti favorevoli a fronte di 105 contrari e 4 astenuti. Una maggioranza numericamente con il fiato corto che ha blindato il testo senza accogliere le proposte di miglioramento giunte dal Terzo Settore. Secondo l’analisi di Comellini, il provvedimento introduce disparità inaccettabili tra cittadini che affrontano il medesimo, logorante carico di assistenza: «Il lavoro di cura non ammette gerarchie artificiose né tutele a intermittenza. Frammentare la platea dei beneficiari attraverso criteri selettivi iniqui significa misconoscere la natura stessa del sacrificio quotidiano compiuto da chi opera nell’ombra senza soste».

La proposta shock: «Meglio fermare la legge e trasferire i fondi alle Regioni»

Di fronte a un quadro normativo giudicato inadeguato e privo di coperture previdenziali e assicurative universali, il vicepresidente di OS.PER.DI. lancia una proposta pragmatica e provocatoria destinata a far discutere i decisori politici: «A fronte di un testo viziato all’origine da criteri sperequativi, appare doveroso porsi un interrogativo di merito e di metodo: è davvero utile portare a compimento l’iter di questa legge? Molto probabilmente no. Sarebbe di gran lunga preferibile evitare una norma-spot priva di efficacia reale e scegliere invece di destinare integralmente le risorse già stanziate con l’ultima legge di bilancio alla gestione diretta delle Regioni».

Secondo Comellini, il decentramento delle risorse garantirebbe una risposta assai più aderente ai bisogni reali delle famiglie: «Gli enti territoriali, pur tra enormi difficoltà strutturali e di bilancio, garantiscono già da tempo misure di prossimità consolidate come l’assegno di cura e l’assistenza domiciliare integrata. Affidare direttamente a loro questi fondi permetterebbe di rafforzare servizi concreti, tempestivi ed equi, tarati sulle reali condizioni di non autosufficienza dei territori, anziché alimentare una sovrastruttura burocratica centrale che rischia di lasciare fuori la maggioranza dei richiedenti».

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Oltre 2,3 milioni di invisibili: l’appello al Senato per una riscrittura totale

I dati statistici delineano un’emergenza sociale di proporzioni gigantesche che la politica nazionale sembra continuare a sottovalutare. In Italia si stima la presenza di oltre 2,3 milioni di caregiver familiari, nella quasi totalità dei casi donne, madri, figlie o coniugi costrette a rinunciare alla propria occupazione, a ridurre drasticamente le ore lavorative o a compromettere la propria salute psicofisica per garantire un’assistenza continuativa h24 ai propri cari. Si tratta di un pilastro silenzioso che sostiene un sistema sociosanitario pubblico altrimenti destinato al collasso, risparmiando allo Stato miliardi di euro di spesa assistenziale ogni anno.

«I numeri registrati a Montecitorio sono politicamente inequivocabili: una maggioranza risicata e un’opposizione incapace di fare un reale argine testimoniano un disinteresse generalizzato verso chi regge sulle proprie spalle il welfare del Paese», conclude con fermezza Francesco Alberto Comellini. «Chiediamo che durante l’esame al Senato vi sia un sussulto di responsabilità e dignità: o si riscrive radicalmente il provvedimento introducendo una vera e piena copertura assicurativa, previdenziale e pensionistica per tutti i caregiver senza esclusioni, oppure si abbia il coraggio civile di fermare una riforma zoppa a tutela di chi cura nell’ombra senza chiedere privilegi, ma pretendendo rispetto e giustizia».

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Attualità

«L’accessibilità non è una concessione, è un diritto»: OS.PER.DI. ONLUS nomina il nuovo referente per la mobilità urbana contro le barriere fisiche e culturali

«L’accessibilità non è una concessione, ma un diritto»: OS.PER.DI. ONLUS ETS conferisce l’incarico per le politiche di accessibilità e mobilità urbana. Dal presidente Domenico Putignano alle battaglie per abbattere barriere architettoniche e culturali nelle città italiane. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Accessibilità

Roma – L’accessibilità universale non rappresenta un atto di benevola concessione istituzionale né un capitolo secondario delle politiche sociali, ma costituisce un diritto fondamentale della persona sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, destinato a tradursi in realtà quotidiana per milioni di cittadini. Con questo messaggio di civiltà, l’Osservatorio Permanente sulla Disabilità – OS.PER.DI. ONLUS ETS ha ufficializzato il conferimento del prestigioso incarico di Referente per le politiche di accessibilità e mobilità urbana, corredato da una specifica delega operativa per la rappresentanza istituzionale e il coordinamento delle attività territoriali dell’ente del Terzo Settore. Una nomina che riconosce anni di battaglie sul campo e apre una nuova stagione di proposta e vigilanza nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

La designazione, accolta con profondo spirito di servizio, segna un passaggio nevralgico nelle strategie dell’Osservatorio. «Desidero ringraziare sinceramente il Presidente Domenico Putignano, Francesco Alberto Comellini e l’intero direttivo di OS.PER.DI. per la fiducia accordatami e per aver voluto riconoscere il valore di un impegno civico portato avanti con coerenza da tanti anni», si legge nella dichiarazione programmatica diffusa a margine della nomina. L’obiettivo dichiarato è quello di imprimere una decisa svolta culturale: superare definitivamente la concezione pietistica e puramente assistenziale della disabilità per affermare una visione fondata sui diritti inalienabili, sulla libertà di movimento, sull’autonomia individuale e sulla piena partecipazione democratica alla vita delle nostre comunità.

Oltre le barriere fisiche: quando l’inaccessibilità urbana ferisce la democrazia

Il nodo centrale dell’intervento tocca direttamente la conformazione e la vivibilità degli spazi urbani moderni. Una città costellata di ostacoli architettonici non è semplicemente un centro abitato con qualche gradino o marciapiede dissestato: è un modello urbano escludente che comprime la libertà delle persone, ne condiziona le scelte esistenziali, limita l’accesso al lavoro e all’istruzione e ne compromette le opportunità di realizzazione. Questa condizione di svantaggio strutturale non è più tollerabile in una società che pretenda di definirsi equa e solidale.

«L’accessibilità riguarda l’intera collettività, non una singola categoria protetta», viene sottolineato con forza. «Riguarda le persone con disabilità motoria, sensoriale o cognitiva, riguarda gli anziani che vedono ridotta la propria agilità, riguarda i genitori con i passeggini, riguarda chiunque si trovi ad attraversare una temporanea condizione di difficoltà fisica o post-traumatica. In definitiva, l’accessibilità misura il grado di civiltà e la qualità complessiva della nostra democrazia: una città davvero inclusiva non è quella che concede un piccolo spazio a qualcuno, ma quella che appartiene a tutti, senza distinzioni di mobilità».

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Applicare le leggi esistenti e abbattere le barriere culturali

L’assunzione della delega operativa coincide con una chiara linea d’azione pragmatica rivolta agli enti locali, alle aziende di trasporto pubblico e al legislatore. La sfida non risiede unicamente nella formulazione di nuove disposizioni normative, ma nella rigorosa e tempestiva applicazione del quadro legislativo già vigente: dalla redazione e attuazione dei P.E.B.A. (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) all’adeguamento delle infrastrutture di trasporto intermodale, stazioni ferroviarie, fermate bus e percorsi pedonali protetti.

«Servono visione strategica, senso di responsabilità amministrativa, competenze tecniche aggiornate e, soprattutto, la determinazione etica a infrangere quelle barriere culturali che, ancora oggi, si rivelano spesso assai più resistenti e invisibili di quelle fisiche», prosegue il documento dell’Osservatorio. «L’indifferenza burocratica e la rassegnazione dei cittadini devono lasciare spazio a un’alleanza virtuosa tra associazionismo, istituzioni e pianificatori urbanistici affinché i principi sanciti sulla carta si trasformino in risultati tangibili e verificabili nella quotidianità delle persone».

Un principio di civiltà: le città al servizio di tutti

Il manifesto programmatico affidato al nuovo referente di OS.PER.DI. ONLUS ETS si chiude con un monito solenne che ribalta la prospettiva tradizionale del rapporto tra individuo e spazio pubblico: «Non sono le persone con disabilità a doversi adattare a città inaccessibili ed escludenti. Sono le città a dover diventare accessibili, accoglienti e sicure per tutte le persone, senza eccezione alcuna».

Un impegno che l’Osservatorio intende portare avanti con capillarità su tutto il territorio nazionale attraverso tavoli di confronto con i Comuni, monitoraggi sul campo e proposte legislative concrete. Perché abbattere un gradino, installare un semaforo sonoro o garantire una banchina rialzata non costituisce un favore speciale concesso a una minoranza, ma una conquista di dignità, equità e civiltà che rende l’intera società più libera, moderna e giusta.

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Attualità

Carlo Acutis e il miracolo di Valeria: era in fin di vita dopo una caduta, poi la preghiera della madre ad Assisi e la guarigione che ha commosso il mondo

Carlo Acutis e il miracolo di Valeria: la ragazza era in coma dopo una drammatica caduta in bicicletta, poi la preghiera disperata della madre Liliana ad Assisi e l’inspiegabile risveglio clinico. Dalla perizia medica al decreto di Papa Francesco, la storia di fede che ha commosso il mondo intero. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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San Carlo Acutis

Firenze – Una drammatica caduta dalla bicicletta sull’asfalto, una corsa disperata in ospedale tra sirene spiegate, un quadro clinico ritenuto irreversibile dai neurochirurghi e una madre che, di fronte all’abisso della perdita imminente, decide di aggrapparsi con tutte le forze rimaste al mistero della preghiera. È una vicenda di straziante sofferenza terrena, speranza incrollabile e fede luminosa quella di Valeria Valverde, la giovane studentessa originaria della Costa Rica la cui improvvisa e scientificamente inspiegabile guarigione è stata formalmente riconosciuta dalla Chiesa cattolica come il miracolo decisivo attribuito all’intercessione di San Carlo Acutis. Una storia che ha segnato il passo definitivo verso la canonizzazione del giovane “patrono del web” e che continua a commuovere credenti e laici in ogni angolo della terra.

I fatti risalgono al 2 luglio 2022. Valeria, nata in Costa Rica nel 2001 e trasferitasi a Firenze per frequentare l’università e inseguire i propri sogni accademici, sta pedalando per le vie del capoluogo toscano quando perde improvvisamente il controllo della bicicletta rovinando a terra. L’impatto è violentissimo: la ragazza riporta un gravissimo trauma cranico con estese emorragie cerebrali e una pressione intracranica salita a livelli incompatibili con la sopravvivenza. Trasportata d’urgenza all’ospedale di Careggi, viene sottoposta a un delicatissimo intervento neurochirurgico di craniotomia decompressiva. Il verdetto dei medici per la famiglia è una sentenza senza appello: le speranze di sopravvivenza sono ridotte a un flebile lumicino e il rischio di danni cerebrali permanenti o morte cerebrale è altissimo.

Il pellegrinaggio di Liliana ad Assisi: il grido di una madre sulla tomba di Carlo

Mentre la giovane è intubata in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva, sospesa tra la vita e la morte, la madre Liliana compie una scelta dettata dalla disperazione e dalla fede più pura. Informata da amici fiorentini della figura di Carlo Acutis, il ragazzo milanese scomparso nel 2006 a soli 15 anni per una leucemia fulminante e sepolto nel Santuario della Spogliazione ad Assisi, la donna decide di partire. L’8 luglio 2022, a sei giorni dall’incidente, Liliana raggiunge la cittadina umbra e si inginocchia in lacrime davanti alla tomba del venerato beato.

Rimane per ore in silenzio, lasciando una supplica scritta e affidando a Carlo il destino della figlia con la straziante fiducia che solo una madre può concepire. Proprio in quelle stesse ore, a oltre centocinquanta chilometri di distanza, nel reparto rianimazione di Firenze accade qualcosa che lascia i sanitari nello sconcerto: il monitoraggio clinico evidenzia un repentino e spontaneo abbattimento della pressione intracranica. I medici constatano che Valeria ha ripreso a respirare autonomamente. Nelle ventiquattr’ore successive la ragazza comincia a compiere piccoli movimenti con gli arti e accenna a pronunciare le prime parole comprensibili.

La sequenza dei riscontri strumentali certifica una traiettoria clinica prodigiosa. Il 18 luglio una nuova tomografia assiale computerizzata (TAC) documenta la totale e completa scomparsa dell’emorragia cerebrale, mentre la lesione all’area temporo-occipitale destra risulta integralmente riassorbita. L’11 agosto Valeria viene trasferita in un centro di riabilitazione ma la degenza dura appena una settimana: la ragazza cammina autonomamente, ha recuperato le piene facoltà cognitive e linguistiche e viene dimessa tra la commozione e lo stupore dei medici curanti.

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Il rigoroso processo canonico: perché la Chiesa ha decretato il miracolo

La Chiesa cattolica applica protocolli medico-legali di severità estrema prima di dichiarare miracolosa una guarigione. L’inchiesta diocesana, istruita presso la curia arcivescovile di Firenze tra maggio e giugno 2023, ha raccolto cartelle cliniche, perizie strumentali e le deposizioni giurate dell’intera equipe medica che aveva seguito il caso. La Consulta Medica vaticana ha stabilito all’unanimità l’impossibilità di spiegare scientificamente e farmacologicamente la repentina restitutio ad integrum di un quadro neurologico così devastante.

Successivamente, il 5 marzo 2024, i consultori teologi del Dicastero delle Cause dei Santi hanno confermato il nesso causale diretto tra l’invocazione di intercessione a Carlo Acutis da parte della madre e la simultanea guarigione della giovane. Con il parere favorevole espresso dai cardinali e vescovi il 7 maggio 2024, Papa Francesco ha infine autorizzato la promulgazione del solenne decreto che ha riconosciuto l’evento come miracolo di secondo grado, aprendo ufficialmente la strada alla proclamazione della santità del giovane milanese.

L’eredità di Carlo Acutis: il santo della porta accanto nell’era digitale

La straordinaria storia di Valeria Valverde e di sua madre Liliana non è soltanto il resoconto di una guarigione che sfida la medicina, ma rappresenta il suggello a una figura spirituale unica nella storia contemporanea. Carlo Acutis, con la sua passione per l’informatica, i videogiochi, la bicicletta e la carità silenziosa verso i senzatetto della stazione di Milano, ha incarnato l’ideale del “santo della porta accanto”, dimostrando come la ricerca del senso profondo dell’esistenza possa convivere armoniosamente con i linguaggi della modernità.

A distanza di oltre due anni da quei giorni drammatici, Valeria è tornata alla sua vita, agli studi e alla quotidianità, portando nel cuore un legame indissolubile con quel ragazzo che continua a intercedere per chi soffre. Una testimonianza che ricorda al mondo intero come la speranza autentica non cancelli il dolore umano, ma sappia trasformarlo in un faro di luce e gratitudine capace di superare ogni barriera razionale.

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Politica

«Vannacci “pacifista”? Il suo alleato naturale è Giuseppe Conte»: Luca Sforzini demolisce la destra di bandiera e rispolvera i missili di Comiso

«Vannacci pacifista? Il suo alleato naturale è Giuseppe Conte»: durissimo affondo di Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dalla crisi dei missili a Comiso alla «destra di bandiera» che dice no al riarmo e agli aiuti a Kiev, ignorando l’imperialismo russo. Tutti i dettagli e l’analisi politica nell’articolo completo 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – Una presa di posizione netta, destinata ad aprire una faglia profonda nel dibattito politico nazionale e a ridefinire i confini ideologici tra conservatorismo atlantista e derive sovraniste. Con un intervento sferzante e denso di richiami storici, Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, interviene a gamba tesa sulle recenti dichiarazioni rilasciate dal generale e parlamentare europeo Roberto Vannacci. Al centro della riflessione vi è la sorprendente convergenza emersa tra la linea geopolitica propugnata dall’esponente leghista e le tesi pacifiste storicamente rivendicate dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, in merito al conflitto russo-ucraino e agli equilibri dell’Alleanza Atlantica.

«Le odierne dichiarazioni “pacifiste” dell’onorevole Vannacci chiariscono definitivamente una questione politica cruciale: il suo naturale alleato non è il centrodestra di governo, ma Giuseppe Conte», afferma senza giri di parole Luca Sforzini. L’analisi del presidente di Rinascimento Nazionale parte dalla constatazione di come la discussione sulla difesa comune europea, sugli aiuti militari a Kiev e sulla fedeltà ai trattati occidentali stia facendo cadere le maschere retoriche, svelando un’inaspettata consonanza tra mondi all’apparenza distanti ma uniti da una medesima ostilità verso le responsabilità internazionali dell’Italia.

Dal pacifismo di Comiso agli SS-20: la lezione della storia che ritorna

Per decifrare il fenomeno, Sforzini traccia un parallelismo storico di straordinaria lucidità con una delle stagioni più drammatiche della Guerra Fredda: la crisi degli euromissili dei primi anni Ottanta. «Torna alla mente una vecchia storia italiana. Quando l’Unione Sovietica di Brežnev schierò i missili nucleari SS-20 puntati direttamente contro il cuore dell’Europa occidentale e la NATO scelse di rispondere installando i vettori Pershing II e i Cruise, una parte importante del pacifismo nostrano concentrò l’intera propria battaglia propagandistica proprio contro la risposta occidentale. A Comiso si scendeva in piazza contro i missili americani, dimenticando colpevolmente quelli sovietici che ne avevano determinato l’inevitabile schieramento a scopo di deterrenza».

Secondo Sforzini, lo schema ideologico odierno ricalca fedelmente quella stagione di miopia strategica: «Oggi Vannacci contesta il riarmo europeo e il dovere morale di sostenere la resistenza ucraina contro l’invasione russa, mentre il movimento Futuro Nazionale arriva persino a mettere nero su bianco nel proprio programma che non debba più essere considerato un tabù il ridiscutere la permanenza dell’Italia nei trattati internazionali, compresa la NATO. Pensavo che simili argomentazioni appartenessero ormai a un passato remoto consegnato agli archivi degli storici. Mi sbagliavo profondamente: i meccanismi di rimozione della minaccia e di colpevolizzazione dell’Occidente sono riemersi intatti».

Per approfondire le linee dottrinali e la visione geopolitica del movimento conservatore, è possibile consultare i documenti ufficiali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, impegnato nella difesa dei valori occidentali e della sovranità democratica.

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Dai Partigiani della Pace alla «destra di bandiera»: una sorprendente aria di famiglia

La sferzata di Luca Sforzini tocca l’evoluzione sociologica e comunicativa di questo nuovo fronte pacifista. «Oggi i Partigiani della Pace sembrano essere tornati, soltanto che hanno radicalmente cambiato guardaroba. Non arrivano più dalle storiche sezioni del PCI, non sventolano la bandiera rossa con falce e martello e non citano l’Unione Sovietica. Provengono invece da una frangia della destra che si avvia a essere puramente “di bandiera”, di semplice testimonianza identitaria e folkloristica. Riempiono i discorsi di parole altisonanti come sovranità nazionale, Patria e interesse prioritario del popolo italiano. Eppure, nel momento in cui l’analisi tocca il Cremlino e le mire imperialiste di Vladimir Putin, il risultato politico finale presenta una sconcertante e innegabile aria di famiglia».

L’affondo di Sforzini evidenzia la contraddizione sostanziale tra proclamare la difesa della patria e negare contemporaneamente la solidarietà atlantica a una nazione sovrana invasa alle porte dell’Europa: «Vannacci dice no al riarmo e allo stanziamento di risorse per la difesa; Giuseppe Conte dice no al riarmo e all’invio di forniture militari all’Ucraina. Vannacci manifesta perplessità sul ruolo deterrente dell’Alleanza Atlantica; Conte cavalca la medesima retorica neutralista. È una convergenza politica solare, plastica ed evidente, che si pone in rotta di collisione totale con la linea ferma e coerente del governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni, impegnato quotidianamente a ribadire l’ancoraggio euro-atlantico dell’Italia e il rispetto rigoroso dei patti internazionali».

La faglia politica: con chi è compatibile la linea di Vannacci?

Il nodo centrale sollevato dal presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale riguarda dunque la compatibilità di tali posizioni con il perimetro della maggioranza di governo: «Il punto dirimente non è soltanto indagare cosa pensi intimamente il generale Vannacci della Russia di Putin o quali siano i suoi sentimenti verso Mosca. La vera questione politica consiste nel chiarire con quale schieramento le sue tesi siano oggi oggettivamente compatibili. Chi predica l’abbandono dell’Ucraina al suo destino e il disimpegno militare italiano non sta difendendo l’interesse nazionale, ma sta indebolendo la credibilità geopolitica della nostra nazione nello scacchiere globale».

La conclusione di Luca Sforzini racchiude un giudizio politico netto che scuote gli equilibri della destra italiana: «Da Bandiera rossa alla destra di bandiera il viaggio è stato lungo, tortuoso e colmo di metamorfosi lessicali. Ma, alla fine del percorso, le dichiarazioni dell’onorevole Vannacci certificano una verità ineludibile: il suo naturale, coerente e primario compagno di viaggio si chiama Giuseppe Conte». Un monito severo che richiama il centrodestra alla coerenza dei propri valori fondanti: atlantismo, libertà e difesa intransigente della civiltà occidentale contro ogni tentazione di isolazionismo o sottomissione geopolitica.

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