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Cronaca

LUPI AVVELENATI NEL PARCO D’ABRUZZO: L’INCHIESTA DI SULMONA PUNTA SU FITOFARMACI E CONTRIBUTI EUROPEI

L’inchiesta sulla strage di lupi nel Parco d’Abruzzo punta al mondo agricolo: sotto esame l’uso di fitofarmaci tracciabili e le tensioni per i contributi europei.
#ParcoAbruzzo #Lupi #Cronaca #Ambiente

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Redazione-  La Procura della Repubblica di Sulmona ha impresso un’accelerazione decisiva all’inchiesta sullo sterminio di lupi avvenuto nei territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Le indagini, che riguardano le aree comprese tra Alfedena, Villetta Barrea, Pescasseroli e la fascia di confine con la Marsica, puntano a individuare i responsabili della morte di almeno 23 lupi appenninici, oltre a diverse volpi e poiane. Gli inquirenti seguono una pista precisa che conduce direttamente al mondo agricolo e alla gestione dei fondi comunitari, ipotizzando che la strage sia l’esito estremo di tensioni legate all’uso del territorio e all’accesso ai sussidi europei.

Il punto di svolta nelle indagini è rappresentato dalla tipologia di sostanza utilizzata per confezionare le esche mortali. Gli esami condotti dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo hanno confermato che il veleno è identico per tutti gli animali ritrovati senza vita. Si tratta di un fitofarmaco specifico, un prodotto normalmente destinato al trattamento delle colture agricole, la cui vendita è però strettamente regolamentata. La tracciabilità di queste sostanze rappresenta l’elemento cardine per risalire agli autori del gesto: l’acquisto di tali prodotti è consentito esclusivamente ad aziende iscritte in appositi registri regionali e ogni transazione deve essere documentata e associata a un acquirente identificato.

In questo contesto, domani verrà ascoltato Dino Rossi, presidente del Cospa (Comitato agricoltori e allevatori d’Abruzzo). L’audizione è considerata di grande rilievo per acquisire dettagli tecnici e contestuali sulle sostanze chimiche impiegate e sulle dinamiche interne al comparto agricolo locale. Rossi dovrà fornire elementi utili a circoscrivere l’utilizzo di determinati pesticidi in relazione alle colture presenti nelle zone interessate dai ritrovamenti. La collaborazione del mondo agricolo è ritenuta necessaria per isolare eventuali responsabilità individuali che rischiano di gettare un’ombra sull’intero settore.

Oltre all’analisi chimica, l’attività investigativa si avvale di strumenti sofisticati come l’esame del DNA. Gli esperti stanno lavorando su un’esca in particolare, recuperata integra sul terreno, con l’obiettivo di estrarre tracce biologiche che possano ricondurre direttamente a chi ha manipolato il boccone avvelenato. L’incrocio tra i dati scientifici e i registri di vendita dei fitofarmaci potrebbe chiudere il cerchio attorno ai sospettati in tempi brevi.

Il movente della strage, tuttavia, non sembra limitarsi alla sola difesa del bestiame dalle predazioni. Gli inquirenti stanno analizzando con attenzione i meccanismi di assegnazione dei contributi europei per l’agricoltura e la pastorizia. Al centro delle verifiche c’è la gestione di circa 20.000 ettari di terreno che l’Ente Parco ha preso in affitto, una manovra che ha escluso diversi operatori locali dalla possibilità di accedere ai fondi comunitari legati al pascolo. Questa situazione avrebbe generato un forte malcontento, esasperando i rapporti tra la gestione dell’area protetta e una parte del mondo produttivo locale.

La vicenda ha sollevato una profonda indignazione non solo tra le associazioni ambientaliste, ma anche tra gli stessi residenti dei comuni del Parco, dove il lupo rappresenta un simbolo di biodiversità e un importante attrattore per il turismo sostenibile. L’uccisione sistematica di interi branchi costituisce un danno incalcolabile all’ecosistema appenninico e mette a rischio decenni di sforzi per la conservazione della fauna selvatica in Italia. La Procura di Sulmona sembra ora intenzionata a fare chiarezza definitiva, colpendo non solo chi ha materialmente sparso il veleno, ma anche il sistema di interessi che ha alimentato tale violenza.

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Cronaca

ROMA – ANCORA NESSUNA NOTIZIA DEL TRENTADUENNE LUCA FLORENZI SCOMPARSO DA ROMA DAL 14 MAGGIO

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Redazione-  Purtroppo ancora nessuna notizia del giovane Luca Florenzi, scomparso da Roma dal 14 Maggio. L’area di attenzione si è ampliata e riguarda in particolare Lido di Ostia, Carsoli in stazioni ferroviarie, autobus, metropolitane e strutture ospedaliere.L’uomo è descritto come alto circa 1,80 m, corporatura minuta (circa 70 kg), con capelli neri corti e occhi azzurri. Al momento della scomparsa indossava una felpa verde e nera, pantaloni scuri e scarpe da ginnastica scure.

contatto associazione Penelope: 339 6514799 o al 112, numero unico per le emergenze.

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LUSSO E VACANZE SULLE SPALLE DEGLI ULTIMI: LO SCANDALO DEI FONDI MIGRANTI NEL BENEVENTANO

Dalle vacanze di lusso ai centri di accoglienza fatiscenti: nel Beneventano il business dei migranti finisce sotto la lente della Corte dei Conti. Un danno da 1,3 milioni di euro sulla pelle degli ultimi.
#Benevento #Cronaca #GuardiaDiFinanza #CorteDeiConti

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corte dei conti

Redazione-  Mentre centinaia di richiedenti asilo venivano ammassati in strutture fatiscenti, prive dei minimi standard igienici e di sicurezza, i gestori dell’accoglienza spendevano il denaro pubblico in viaggi di piacere e accessori di lusso. È questo lo scenario desolante che emerge dall’ultima inchiesta della Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania e della Guardia di Finanza di Benevento. Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe trasformato la solidarietà in un lucroso bancomat privato, sottraendo risorse vitali a chi ne aveva più diritto per foraggiare le tasche di pochi.

L’inchiesta contabile ha portato alla notifica di otto “inviti a dedurre” nei confronti di altrettante persone, tra cui spiccano i nomi di amministratori del consorzio “Maleventum” e, dato ancora più allarmante, di alcuni ex funzionari e dipendenti della Prefettura di Benevento. Il danno erariale contestato è pesantissimo: 1,3 milioni di euro che sarebbero stati letteralmente “volatilizzati” tra il 2014 e il 2018.

Un business milionario alle spalle dello Stato

Le cifre che ruotano attorno a questa vicenda sono imponenti. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ricostruito un flusso di denaro pubblico che supera i 20 milioni di euro, erogati dal Ministero dell’Interno attraverso la Prefettura per la gestione dei flussi migratori. Eppure, nonostante questa enorme disponibilità economica, la realtà dei centri d’accoglienza gestiti dal consorzio era ben lontana dagli standard previsti dai capitolati d’appalto.

I controlli eseguiti dai finanzieri hanno svelato condizioni di vita degradanti: sovraffollamento sistematico, carenze strutturali gravi, assenza di servizi essenziali e violazioni delle norme di sicurezza. In sintesi, si risparmiava su tutto: dal cibo alla pulizia, dal riscaldamento all’assistenza. Ma dove finivano i soldi risparmiati tagliando sulla pelle dei migranti?

Rolex e viaggi con i soldi dell’accoglienza

Secondo gli inquirenti, parte di quei fondi destinati al supporto umanitario veniva dirottata verso esigenze personali ed egoistiche degli amministratori del consorzio e dei loro familiari. La lista degli acquisti contestati parla di uno stile di vita opulento finanziato con le tasse dei cittadini: beni di lusso, boutique di alta moda e soggiorni turistici spettacolari. Un contrasto stridente e amaro tra il lusso sfrenato degli indagati e la miseria dei centri, dove anche un sapone o un materasso pulito sembravano essere diventati un optional troppo costoso.

Il filone giudiziario e le difese

L’attuale procedimento contabile non nasce dal nulla, ma affonda le radici in una complessa indagine penale che ha già visto il Tribunale di Benevento emettere una sentenza di condanna lo scorso 21 aprile. Oggi, la magistratura contabile interviene per recuperare i soldi sottratti alla collettività. I destinatari dei provvedimenti avranno ora la possibilità di presentare le proprie memorie difensive e chiedere di essere ascoltati dai magistrati prima che si proceda all’eventuale citazione in giudizio.

Tuttavia, il quadro delineato dalla Guardia di Finanza resta una ferita aperta per il territorio beneventano. Oltre al danno economico, emerge un danno d’immagine e morale incalcolabile: l’idea che il sistema di accoglienza sia stato utilizzato come un paravento per spartirsi la torta dei fondi pubblici, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel valore stesso dell’accoglienza.

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TRAGEDIA NELLE CAMPAGNE DI MONTENERODOMO: ALFONSO NOBILE STRONCATO DA UN MALORE MENTRE INSEGUIVA IL SUO SCIAME DI API

Il cuore di Alfonso Nobile si è fermato tra le sue api in una mattinata di sole. Montenerodomo piange l’artigiano in pensione, colto da un malore mentre proteggeva e curava la sua più grande passione.
#Montenerodomo #CronacaAbruzzo #Apicoltura #AlfonsoNobile

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Redazione-  Montenerodomo si è risvegliata avvolta in un silenzio carico di commozione. Quella che doveva essere una luminosa mattinata di fine primavera, dedicata alla cura di una passione antica e meticolosa, si è trasformata in un dramma che ha scosso nel profondo la piccola comunità abruzzese. Alfonso Nobile, 74 anni, artigiano in pensione e apicoltore esperto, ha esalato l’ultimo respiro ieri mattina, in quella stessa terra che amava e rispettava, circondato dal ronzio delle sue api.

Tutto ha avuto inizio intorno alle 10:40 in località Marangola, una frazione immersa nel verde di Montenerodomo. Alfonso, conosciuto da tutti per la sua operosità e la sua indole pacata, è stato raggiunto dalla chiamata di un vicino di casa. “Vieni, Alfonso,” gli avevano detto, “uno dei tuoi sciami è fuggito dall’alveare e si è radunato proprio accanto alla mia proprietà”. Per un apicoltore, il richiamo di uno sciame in fuga è un segnale di allerta che richiede tempestività, ma anche una profonda conoscenza dei ritmi della natura.

Alfonso non ha esitato. Nonostante i suoi 74 anni, ha mostrato ancora una volta la precisione che lo ha contraddistinto per una vita intera di lavoro manuale. Ha indossato le scarpe antinfortunistiche, ha calzato la maschera protettiva con la retina per proteggere il volto e si è incamminato verso le arnie. Sapeva come muoversi: con calma, rispetto e cautela. Ma il destino, purtroppo, aveva in serbo un epilogo diverso.

Pochi minuti dopo il primo incontro, il conoscente che lo aveva chiamato è tornato sul posto per vedere come stessero procedendo le operazioni di recupero. Quello che si è trovato davanti è stato un quadro agghiacciante: Alfonso era disteso a terra, immobile. L’uomo ha provato a chiamarlo ad alta voce, sperando in una risposta che non è mai arrivata. La tensione è salita in un istante: lo sciame era ancora lì, sospeso nell’aria o posato sui rami bassi, rendendo pericoloso ogni tentativo di avvicinamento immediato.

Senza perdere un secondo, è scattata la macchina dei soccorsi. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 partiti da Torricella Peligna, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri della stazione locale e persino l’elisoccorso decollato da Pescara, pronto a un trasporto d’urgenza che purtroppo si sarebbe rivelato inutile. Anche le istituzioni locali, rappresentate dal sindaco Angelo Piccoli e dall’assessore Marco D’Orazio, si sono precipitate sul luogo del ritrovamento, testimoniando l’affetto che legava l’intera cittadinanza a Nobile.

Inizialmente, il timore di tutti è stato lo shock anafilattico: il rischio del mestiere per chi vive a contatto con le api. Tuttavia, i rilievi medici hanno presto tracciato una realtà diversa. Sul corpo dell’uomo non sono stati rinvenuti eritemi, gonfiori o segni tipici di una reazione allergica violenta. Alfonso è stato stroncato da un malore improvviso, un cedimento del cuore nel momento in cui stava tentando di riportare a casa le sue amate api. Un destino quasi poetico nella sua tragicità: morire facendo ciò che si ama, immersi nel silenzio della campagna.

Dopo gli accertamenti di rito e il nulla osta del magistrato di turno, la salma è stata restituita alla famiglia per l’ultimo saluto. Nel frattempo, le api, ignare della tragedia, si sono spostate su un albero vicino. È stata lasciata aperta un’arnia vuota, un’invocazione silenziosa affinché la regina la scelga come nuova dimora, portando avanti quel ciclo della vita che Alfonso ha accudito con dedizione fino all’ultimo istante. Montenerodomo perde non solo un artigiano, ma un custode della natura e delle tradizioni.

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