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PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’EDUCAZIONE EMOTIVA NELLA SCUOLA E NELLA SOCIETÀ – IDEE E PROPOSTE” DEL MOVIMENTO CULTURALE “CREAZIONISMO PER UNA NUOVA ERA”
Redazione- Domenica 14 giugno alle ore 18.30 presso il Teatro Cordova di Pescara, sito in viale Giovanni Bovio 452, avrà luogo la presentazione del libro “L’Educazione emotiva nella Scuola e nella Società – Idee e proposte” (Editrice Sigraf), scritto da circa ottanta autori del movimento culturale “Creazionismo per una nuova era”.
Presenta la giornalista Monica Campoli. Saluti della consigliera comunale di Pescara Avv. Valeria Toppetti.
Interventi a cura di Annalisa Potenza, Massimo Pasqualone, Pio Giovanni Sangiovanni, Davide Mastroianni, Giulia Di Giampaolo, Teresa Maria Di Santo, Beniamino Cardines, Assunta Di Basilico, Patrizia Splendiani, Daniela D’Alimonte.
Letture di Alessandra Melideo, Giancarlo Prosperi, Annalisa Piermattei, Giulia Madonna, Mara Motta, Sandra De Felice, Manuela Di Dalmazi, Alessandra Della Quercia, Annamaria Di Lorenzo, Arianna Mattozzi, Rosamaria Binni, Francesco Di Rocco, Miriam Giuliani, Marco Tabellione, Annarita Pasquinelli.
Proiezione di un cortometraggio a cura di Teresa Maria Di Santo. Intermezzi musicali di Massimo Giuliano e Raffaele Rubino.
Ospite il professore Pio Giovanni Sangiovanni, presidente dell’AND (Associazione Nazionale Docenti).
Il libro nasce dal desiderio di divulgare l’Educazione emotiva nella società e nella scuola alla luce dei grandi cambiamenti che il mondo sta attraversando. I membri del movimento culturale “Creazionismo per una nuova era”, nato per iniziativa della prof.ssa di Pescara Annalisa Potenza, sono tra coloro che hanno contribuito, mediante alcune iniziative, all’approvazione della legge che, nel febbraio 2025, ha introdotto l’Educazione emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado, insieme al Dottor Stefano Centonze, Presidente dell’Artedo e alla Dott.ssa Rosanna Schiralli, fondatrice della Rete delle scuole dell’empatia. Attualmente, i membri del movimento, desiderano attivarsi affinché l’educazione emotiva diventi materia.
L’intelligenza emotiva rappresenta quel passaporto indispensabile per esplorare i meandri più reconditi dell’anima e per costruire legami autentici e solidi. Se la si ignora o non la si coltiva abbastanza si rischia di non possedere quella chiave di lettura imprescindibile per comprendere appieno l’essere umano. In una realtà che vira sempre di più verso l’omologazione e l’automazione, in cui sovente mancano le basi per rapportarsi al prossimo in modo adeguato e costruttivo, l’educazione all’intelligenza emotiva diventa la materia più importante da studiare nelle scuole e da divulgare in ogni ambiente e settore. Si configura, inoltre, come un argomento quasi rivoluzionario e un delicato e, al contempo, incisivo grido di protesta contro gli stereotipi imposti dalla società odierna che mirano alla costante esaltazione dell’effimero e dell’apparenza, veicolando a gran voce messaggi distorti e infarciti di sterili luoghi comuni. I più giovani, in particolare, ne risentono e rischiano di esserne totalmente tramortiti e profondamente segnati.
Diviene assai labile quel confine tra il bene e il male, col risultato che spesso, purtroppo, si tende a giustificare atti di meschino bullismo in semplici giochi scherzosi o a non avere più la contezza di ciò che realmente vale nella vita, ossia dei principi sani che sono gli unici a poter davvero forgiare la personalità di un individuo. Occorre, dunque, necessariamente inculcare, tramite l’educazione all’intelligenza emotiva, la cultura del rispetto, dell’accoglienza, della libera espressione di se stessi, dell’ascolto attivo, della sincera empatia e della comprensione delle problematiche altrui. Solo conoscendo il linguaggio dell’anima ci si può relazionare al prossimo nel modo più gratificante e consapevole.
All’interno del volume troverete numerosi contributi estremamente interessanti, inerenti al rapporto che intercorre tra l’educazione all’intelligenza emotiva e gli ambiti più disparati. Io, nello specifico, mi sono occupata del legame stretto che tale disciplina ha con la Comunicazione, settore per cui ho sempre provato un vivo interesse e nel quale mi sono specializzata con i miei studi universitari.
A seguire l’elenco degli autori:
Tiziana Iozzi, Davide Mastroianni, Annarita Iannetti, Laura Appignani, Antonella Chiaversoli, Antonella Caggiano, Monica Campoli, Raffaele Rubino, Cinzia Angela Seddone, Giulia Madonna, Orietta Spera, Nadia Taddeo, Bruno Nasuti, Laura d’Intino, Mara Motta, Patrizia Splendiani, Beniamino Cardines, Manuela Di Dalmazi, Alessandra della Quercia, Nicoletta Crisante, Helena Bozzi, Annamaria di Lorenzo, Nadia Taddeo, Alessandro De Cerchio, Giulia di Giampaolo, Francesco Di Rocco, Francesca di Giuseppe, Assunta Di Basilico, Oscar D’Angelo, Roberta Vianale, Miriam Giuliani, Alessio Scancella, Daniela D’Alimonte, Marco Tabellione, Silvia Di Luzio, Carla Cerbaso, Giancarlo Prosperi, Sandra de Felice, Concetta Di Giglio, Rosy Siani, Arianna Mattozzi, Simona Novacco, Annamaria Vallitto, Enzo Dossi De Gregoris, Anna di Russo, Flora Amelia Suarez, Alessandro Schiavone, Gabriella Delle Vedove, Annarita Pasquinelli, Sabrina Galli, Giandomenico Silvestrone, Rosamaria Binni, Massimo Pasqualone, Alessandra Melideo, Luciano Zampini, Anna Rita Iannetti, Angela Miceli, Maria Luisa Orlandi, Gabriella Ciaffarini, Francesca Patitucci, Sandra De Felice, Rossella Caldarale, Rosanna Schiralli, Annalisa Piermattei, Pio Giovanni Sangiovanni, Imelda Tiriticco, Rosetta Clissa, Renato Di Pane, Sonia Marziani, Alessia Tenerelli, Clelia Vitagliano, Daniela Ricciardi, Lucio Morelli, Valentina Di Girolamo, Patrizia Fedele, Teresa Mirabella, Roberto Scannella, Luciana Paolucci, Claudio De Gregorio, Anna De Fulviis, Stefano Cutilli, Ettore Le Donne, Anna Seccia, Patrizia Restinetti, Francesco Minniti, Teresa Laviola attaccato, Marcello Specchio, Violetta Mastrodonato.
Ingresso libero! Accorrete in numerosi!
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ITALIA: TRA LA STORIA DELL’INDIPENDENZA E LA MIA ESPERIENZA DI VITA
Redazione- Oggi è il giorno dell’indipendenza dell’Italia; una data che non rappresenta per me soltanto una ricorrenza storica, ma il simbolo di un lungo percorso di unità e costruzione dell’identità nazionale, nato dal Risorgimento e dalla volontà di un popolo di diventare una sola nazione.
Per me, l’Italia è il luogo in cui ho ritrovato il respiro. Un posto in cui, dopo momenti difficili della vita, ho avuto la possibilità di ricominciare, di imparare e di ricostruire lentamente me stessa. In poco tempo, questo Paese è diventato uno spazio di crescita, dove ho capito che la vita può continuare anche dopo le esperienze più dure.
L’Italia, per me, non è soltanto un Paese ospitante. Qui ho incontrato valori che considero fondamentali: il rispetto della persona, la dignità individuale e l’attenzione al ruolo delle donne nella società. Per questo, l’Italia non è meno importante del mio Paese d’origine; fa ormai parte della mia vita e del mio percorso personale.
Allo stesso tempo, le mie radici restano sempre nel mio cuore. Il mio Paese d’origine è parte della mia identità e non potrà mai essere separato da me. Ma oggi posso dire con sincerità che anche l’Italia occupa un posto speciale nella mia vita: un luogo che mi ha dato una seconda possibilità.
Per questo, nel giorno dell’indipendenza dell’Italia, non vedo solo una celebrazione storica, ma un messaggio universale: così come un popolo ha conquistato la propria indipendenza e unità attraverso il Risorgimento, anche una persona può ritrovare se stessa attraverso le difficoltà, e costruire una nuova vita fatta di speranza e crescita.
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DAL DOLORE ALLA SCOPERTA: “16 AGOSTO 1997”, IL VIAGGIO DELL’ANIMA DI LARA MODANESE (PEN) NAVIGA OLTRE LA PERDITA
Quando il dolore si fa bussola e il mare compagno di viaggio, nasce una storia di rinascita e scoperta di sé. “16 agosto 1997” di Lara Modanese (PEN) è il diario intimo che varca i confini del cuore e del mondo, ora anche in arabo.
#16agosto1997 #Ebook #ViaggioInteriore #Rinascita
Redazione- Cosa accade quando il dolore per una perdita incolmabile si trasforma nella spinta irresistibile per un viaggio senza meta, un’odissea interiore che ridisegna i confini dell’anima? È questa la potente premessa di “16 agosto 1997. Diario di un viaggio a bordo della propria anima”, l’e-book di Lara Modanese, in arte PEN, pubblicato nella collana “Altre Frontiere” dell’Aletti Editore. Un’opera che promette di toccare le corde più intime dei lettori, varcando i confini linguistici grazie alla prestigiosa traduzione in arabo curata dal professor Hafez Haidar, accademico e scrittore già candidato al Premio Nobel per la Letteratura.
Il libro non è un semplice resoconto di viaggio, ma un vero e proprio rito di iniziazione. Modanese ci porta in un’epoca che sembra aver dimenticato il valore del passaggio all’età adulta, esplorando le proprie vulnerabilità per elevarle a consapevolezza. La genesi di questa epopea personale affonda le radici in un “importante e doloroso distacco” – la morte del padre – di cui l’autrice ha realizzato la portata solo molto tempo dopo. «Ho realizzato quello che era accaduto intimamente – racconta Modanese – solo molti mesi dopo il rientro da quella vacanza agostana. Mentre ero in barca e vivevo l’avventura non pensavo a quello che stava accadendo. È stato un importante e doloroso distacco a farmi capire quello che era successo. Il dolore è maieutico». Una dichiarazione che svela la natura trasformativa della sofferenza, vista non come un punto di arrivo, ma come un catalizzatore per la crescita.
A bordo di una barca, in un viaggio in solitaria verso la Dalmazia, la protagonista attraversa isole segnate dalle ferite di una guerra recente e notti insonni, confrontandosi con il silenzio assordante del mare. È in questo scenario che affronta il compito di chiudere un cerchio lasciato aperto dalla morte del padre, un’esperienza universale di lutto e rinascita. «Ho pensato che forse tutti hanno vissuto un proprio rito iniziatico di passaggio al mondo adulto. Ho scritto il mio momento perché il lettore vi ritrovi il proprio», afferma Modanese, invitando i lettori a specchiarsi nella sua storia per riscoprire i propri percorsi di emancipazione.
La scelta del formato e-book, spiegata dall’autrice come una soluzione moderna, economicamente vantaggiosa e ideale per una maggiore divulgazione, nasconde anche la storia dietro il suo pseudonimo, PEN. Nato da un gioco di contrasti, il nome evoca inizialmente la Penelope Pitstop della cultura pop, un nomignolo affibbiatole da un’amica motociclista per la sua figura esile in tuta da meccanico. Ma è la trasformazione operata dal Capitano della nave, che riconosce in lei una forza nuova, a ribattezzarla nel segno della Penelope di Ulisse, simboleggiando indipendenza e attesa attiva. «Lo pseudonimo – confessa l’autrice – certamente aiuta a proteggere il confronto con le persone del quotidiano. Sono la nuova me». L’equipaggio e il Capitano stesso diventano figure speculari, facilitando il processo di auto-scoperta della protagonista, con il Capitano che si assume il compito di armonizzare i rapporti e salvaguardare la privacy di ciascuno.
La decisione di tradurre l’opera in arabo, lingua con cui Lara Modanese ha una stretta familiarità e che studia da diversi anni, sottolinea ulteriormente l’universalità dei temi trattati: la perdita, il coraggio, la libertà. «Mi piace scoprire nelle parole la radice, base ed evoluzione semantica di concetti complessi. È una lingua che mi piace in senso ampio», rivela. Ed è proprio il linguaggio a farsi specchio dell’evoluzione emotiva della protagonista: la scrittura, inizialmente rigida e puramente descrittiva, quasi a difendersi dal trauma, diventa via via più fluida e sentimentale man mano che le emozioni ritrovano spazio sulla pagina e la fiducia nel mondo viene riscoperta.
Con “16 agosto 1997”, PEN si conferma voce sensibile e autentica della narrativa contemporanea, capace di trasformare il dato biografico in un’esperienza collettiva di crescita e resilienza. «Quello che mi succede in questa storia, e che racconto con forte vena autobiografica, è anche nella testa, nel cuore, nei sogni di altre persone. Ognuno può vedere sé stesso, le proprie aspirazioni, i viaggi del proprio cuore, la propria emancipazione, le sfide superate, attraverso le parole di questo racconto», conclude l’autrice, offrendo al mondo una narrazione luminosa di guarigione e scoperta.
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LA RECENSIONE DI ALESSANDRA DELLA QUERCIA A CINZIA ANGELA SEDDONE, AUTRICE DEL LIBRO “COME UNA FENICE”
Redazione- Carissimi lettori e carissime lettrici,oggi voglio parlarvi di una donna davvero speciale. Mi riferisco a Cinzia Angela Seddone, naturopata, facilitatrice in Psicogenealogia Junghiana, facilitatrice in Costellazioni familiari sistemiche e autrice del libro “Come una fenice” edito Masciulli Edizioni.
Sarda purosangue, Acquario doc e, soprattutto, incarnazione dell’autenticità cristallina, senza filtri e orpelli. Tenace e volitiva come la sua fascinosa terra, indomita e ribelle come il suo segno zodiacale, Cinzia ama la libertà in ogni sua forma, è refrattaria agli stereotipi imposti dalla società, nutre una profonda avversione per tutto ciò che è ipocrita e artificiale e, al contempo, ha una sensibilità immensa come il mare e una dolcezza sincera e mai melensa, che esprime al massimo con chi sa entrare nelle pieghe della sua variegata anima.
Il suo libro, totalmente autobiografico, narra con assoluta schiettezza e delicata potenza la sua tormentata e dolorosa storia trentennale di violenza fisica e psicologica.
“Pensavo fosse amore, invece era un calesse” recitava il celebre film di Massimo Troisi. E a Cinzia è andata esattamente così.
Agli inizi, da adolescente, l’uomo con cui poi ha condiviso gran parte dei suoi anni le pare un “leader”, brillante, indipendente, carismatico, perbene. Si innamora di lui ed è felice nel notare che, nonostante tutte le ragazze che gli ronzano attorno, manifesti un interesse proprio per lei, che è molto timida e riservata. Si sente, quindi, fortunata e prescelta. Pare un idillio romantico.
Peccato che poi, col tempo, a lei appaia la realtà amara e cruda. Quell’uomo, così apparentemente straordinario, che le fa battere il cuore, a cui si è aperta incondizionatamente e in cui ha riposto la sua fiducia, si rivela l’esatto opposto di ciò che appariva: insensibile, possessivo, arido, calcolatore, manesco, aggressivo. In una parola: spietato.
Cinzia si ritrova così a vivere in una dinamica fortemente tossica che le spegne il sorriso, l’autostima e la speranza per il suo futuro. Si sente ingabbiata, svalutata, incompresa, svuotata, infelice, perennemente sbagliata e giudicata. Come se non bastasse, si addossa, erroneamente, anche la colpa di ciò che subisce.
A chi le chiede come sia stato possibile resistere per ben trent’anni in quella situazione lei risponde che, col senno di poi, trova assurdo aver permesso tutte quelle meschine e crudeli mancanze di rispetto, ma ai tempi era come anestetizzata, non aveva l’esatta dimensione di ciò che stava vivendo, non avendo sicurezza in se stessa era facile manipolarla. Inoltre, non riusciva a trovare degli strumenti congrui per esprimere il suo malessere, che teneva segreto e celato accuratamente dentro di sé. Inventava scuse continue per nasconderlo a tutti, persino ai suoi cari. Era bloccata in un vortice malsano che la portava a frenare il libero fluire della sua nobile e pura essenza, oltraggiata continuamente, brutalmente, senza alcuna pietà.
Finalmente, dopo l’ennesimo pugno e dopo aver maturato a lungo nel proprio intimo che sarebbe stata una follia continuare a stare con chi la maltrattava e faceva sentire perennemente una nullità, riesce a liberarsi di lui. Fugge, racconta tutto alla sua famiglia d’origine a cui non aveva mai fatto percepire l’atroce dolore che la logorava da decenni. Uno dei suoi rimpianti è non aver potuto condividerlo con sua madre, ma purtroppo era già scomparsa all’epoca. Ovviamente rimangono tutti sconvolti, increduli e profondamente amareggiati da quella scioccante rivelazione, ma immediatamente le mostrano la totale comprensione e il massimo supporto. Dalla Sardegna migra, con le sue nuove e robuste ali, in Abruzzo, dove ricostruisce se stessa, riprende a studiare le discipline che aveva accantonato e decide di pubblicare il libro “Come una fenice” per condividere la sua storia di sofferenza che sfocia in una meravigliosa rinascita. La sua più grande soddisfazione la ha quando suo padre, con il volume tra le mani, le dice commosso: “Brava, figlia mia, sono fiero di te!”
Il libro di Cinzia non è il semplice racconto di una storia: è un grido, è un dono per chi si ritrova impantanato in relazioni pericolose e distruttive da cui non sa come uscirne, è l’esser riuscita a tramutare un trentennio disastroso in un’estrema empatia per il prossimo e in una rara abilità di captare al volo ogni segnale strano e ogni comportamento malsano e allarmante. La sua non è una velleità di sentirsi definire “scrittrice”, a suo dire è una semplice autrice con una missione potente, però: aiutare quante più persone possibili che stanno subendo violenza ad aprire gli occhi, a non sentirsi sole, a sentirsi capite, a trovare il coraggio di reagire, come ha fatto lei. Con grande dignità, con lucidità, senza vittimismi e con la saggezza di trovare sempre il senso in ogni esperienza e la forza di risorgere sempre dalle proprie ceneri. Come una fenice.
https://www.masciulliedizioni.com/prodotto/come-una-fenice/

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