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Cultura

“Addio Silenzio” di Menda Vreto: la forza di Egla oltre la violenza domestica

🚨 LETTERATURA E DIRITTI: IN LIBRERIA “ADDIO SILENZIO” DI MENDA VRETOUna testimonianza potente, analitica e necessaria che rompe il muro dell’omertà domestica. Nel suo nuovo libro “Addio silenzio”, la scrittrice Menda Vreto ricostruisce con straordinaria sensibilità e rigore la storia di Egla, una donna colta e determinata che si ritrova imprigionata nel labirinto della violenza psicologica e dell’abuso tra le mura di casa. 📖🔒Attraverso un percorso doloroso ma profondamente liberatorio, l’opera esamina la transizione dal silenzio — vissuto ingannevolmente come scudo — alla parola, intesa come unico strumento di riscatto e dignità civile. Egla sceglie di parlare non per rimanere legata al passato, ma per lanciare un messaggio universale a chiunque si senta senza via d’uscita: la colpa appartiene solo a chi ferisce, e spezzare la prigione dell’isolamento è il primo passo per rinascere. 🕊️✨👇 Quanto pensi sia importante la testimonianza scritta per aiutare le vittime di violenza psicologica? Dicci la tua nei commenti.Leggi la nostra recensione critica completa e l’estratto del testo nell’articolo.#AddioSilenzio #MendaVreto #Egla #ViolenzaDiGenere #NoAllaViolenzaSulleDonne #LetteraturaSociale #RecensioneLibro #ResilienzaFemminile

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Menda VRETO

Roma – Nel panorama editoriale contemporaneo, la letteratura sociale e memorialistica si configura sempre più come uno strumento d’indagine sociologica e civile, capace di squarciare il velo di ipocrisia che spesso avvolge le dinamiche relazionali più oscure della nostra società. Il nuovo libro della scrittrice Menda Vreto, intitolato “Addio silenzio”, si inserisce con prepotenza in questo filone, offrendo una disamina analitica e profonda della violenza di genere e del trauma psicologico attraverso il racconto biografico. L’opera narra le vicende di Egla, una figura emblematica che incarna la parabola di migliaia di donne intrappolate nel labirinto dell’abuso domestico e della coercizione psicologica. Il saggio narrativo della Vreto supera la semplice cronaca del dolore per trasformarsi in uno studio fenomenologico sul meccanismo del silenzio, inteso prima come fallace scudo protettivo e, successivamente, come prigione invisibile da abbattere attraverso la rivendicazione della parola e la denuncia pubblica.

La deterritorializzazione affettiva e l’illusione del focolare domestico

La biografia intellettuale ed emotiva di Egla comincia con un atto di speranza comune a molti percorsi migratori ed esistenziali: il distacco dalla casa natale per edificare un nuovo nucleo familiare fondato sui valori del rispetto reciproco e della crescita culturale. Egla, donna colta e strutturata, affronta la distanza geografica e affettiva dai propri cari confidando nella solidità dei propri strumenti educativi, considerati erroneamente come un’armatura impenetrabile contro le miserie della prevaricazione. Il testo evidenzia con grande lucidità come la violenza non si manifesti quasi mai in forma immediata ed eclatante, ma si insinui capillarmente attraverso una strategia di micro-aggressioni verbali e svalutazioni costanti. L’abitazione, storicamente concepita come rifugio e presidio di sicurezza, subisce una metamorfosi strutturale, tramutandosi in uno spazio ostile dove la paura ridefinisce i confini della quotidianità e isola la vittima all’interno di un perimetro di costante allerta psicologica.

La fenomenologia del silenzio e il peso del ricatto emotivo

L’apporto più significativo del volume di Menda Vreto risiede nell’analisi dettagliata del silenzio condotto dalla protagonista. La scelta di non verbalizzare il sopruso non deriva da una passiva accettazione, bensì da un complesso intreccio di fattori psicologici e sociali: il desiderio di proteggere l’onore e la serenità della famiglia d’origine, il timore di non essere creduta e la vergogna sociale indotta dal manipolatore (gaslighting). Questo silenzio, inizialmente adottato come tattica di sopravvivenza per evitare l’escalation del conflitto, finisce per ritorcersi contro la vittima stessa, erodendone progressivamente l’autostima e la percezione della realtà. Il libro dimostra come la rottura di questo isolamento rappresenti l’atto più rivoluzionario e rischioso del percorso di fuoriuscita dalla violenza, una transizione cruciale in cui la parola cessa di essere un veicolo di sofferenza e si trasforma in uno strumento di emancipazione giuridica e umana. Di seguito viene riportata l’architettura testuale della narrazione originale:”);

ADDIO SILENZIO
LIBRO DI MENDA VRETO

La storia di Egla: il viaggio di una donna dalla paura alla libertà di raccontare
Ci sono storie che per anni rimangono chiuse dentro una persona. Storie che non vengono raccontate non perché siano dimenticate, ma perché il dolore a volte è troppo grande per essere trasformato in parole.
Questa è la storia di Egla.
Una donna che ha conosciuto la solitudine, la paura e il peso di un silenzio che sembrava non avere fine. Una donna che per molto tempo ha nascosto le proprie ferite dietro un sorriso, cercando di proteggere gli altri mentre dentro di sé combatteva una battaglia che nessuno poteva vedere.
Oggi Egla sceglie di raccontare. Non perché il passato sia sparito, ma perché ha capito che ciò che viene taciuto può continuare a fare male. La sua voce diventa un messaggio per chi vive situazioni difficili e pensa di non avere una via d’uscita.
Una nuova vita lontano da casa
Egla era giovane quando lasciò la casa della sua famiglia per iniziare un nuovo capitolo della sua vita.
Como accade a molte persone, partì con sogni semplici: costruire una famiglia, trovare serenità, sentirsi amata e rispettata. Aveva studiato, aveva fatto progetti per il futuro e credeva che la conoscenza, l’educazione e il desiderio di fare il bene potessero essere una protezione contro le difficoltà della vita.
Lasciare la propria famiglia, però, non fu facile.
La distanza non era soltanto una questione di chilometri. Era la mancanza di una presenza familiare nei momenti di paura, l’assenza di una voce amica a cui raccontare ogni dubbio, ogni tristezza, ogni momento difficile.
Egla cercava di essere forte. Pensava che diventare adulta significasse anche imparare a sopportare.
Ma nessuno dovrebbe essere costretto a sopportare il dolore in silenzio.
Quando la casa smette di essere un rifugio
All’inizio Egla cercava di comprendere ogni situazione. Non voleva giudicare, non voleva creare conflitti. Pensava che con il tempo le persone avrebbero potuto conoscersi meglio e che molte difficoltà sarebbero svanite.
Ma alcune sofferenze non arrivano all’improvviso.
Iniziano lentamente.
Prima con parole che feriscono. Poi con atteggiamenti che fanno sentire una persona fuori posto. Poi con la paura che entra nella vita quotidiana e prende spazio nei pensieri.
Egla iniziò a sentirsi sempre più sola. Cercava di convincersi che fosse soltanto un periodo passeggero, che presto sarebbe cambiato qualcosa.
Continuava a vivere, a sorridere davanti agli altri, a svolgere le sue responsabilità.
Ma dentro di lei qualcosa si stava spegnendo.
Il peso del silenzio
Egla non raccontava quello che stava vivendo.
Non perché non soffrisse.
Al contrario, soffriva così tanto che trovare le parole sembrava impossibile.
Aveva paura di far soffrire la sua famiglia, paura delle conseguenze, paura che nessuno potesse comprendere davvero ciò che stava attraversando.
Così scelse il silenzio.
Per un periodo pensò che tacere fosse un modo per proteggersi. Pensava che evitando discussioni e nascondendo il dolore avrebbe potuto salvare almeno un po’ di tranquillità.
Ma con il tempo capì una verità difficile: il silenzio non sempre protegge.
A volte il silenzio diventa una prigione invisibile.
Una prigione dove una persona inizia a dubitare di sé stessa, della propria forza e persino del proprio diritto a stare bene.
Il momento in cui tutto cambia
Nella vita di Egla arrivò un momento in cui comprese che non poteva più continuare così.
La paura aveva occupato troppo spazio. Il dolore aveva tolto troppa energia. La sua vita non poteva essere soltanto una continua attesa del prossimo momento difficile.
Chiedere aiuto fu un passo enorme.
Raccontare significò affrontare ricordi dolorosi, pronunciare parole rimaste nascoste troppo a lungo e accettare che ciò che era accaduto aveva avuto un peso reale.
Ma proprio attraverso quelle parole Egla iniziò a ritrovare sé stessa.
Perché raccontare una ferita non significa rimanere legati al dolore.
Significa認識la propria storia e riprendersi la propria voce.
Una domanda senza risposta
Ancora oggi Egla si chiede da dove potesse nascere tanta violenza.
Si domanda come sia possibile che una persona possa causare sofferenza a un’altra senza vedere le conseguenze delle proprie azioni.
Non tutte le domande trovano una risposta. Alcuni comportamenti rimangono difficili da comprendere e nessuna spiegazione può cancellare il dolore vissuto.
Ma Egla ha imparato che cercare un motivo non deve trasformarsi in un’altra prigione.
La responsabilità appartiene a chi sceglie di ferire, non a chi subisce.
La forza di una nuova voce
La storia di Egla non è soltanto una storia di sofferenza.
È anche una storia di resistenza.
È la storia di una donna che ha attraversato momenti bui e che, nonostante tutto, ha trovato la forza di guardare avanti.
Raccontare significa ricordare che dietro ogni persona che soffre c’è una vita, una dignità, una voce che merita di essere ascoltata.
Egla oggi non vuole essere definita soltanto dal dolore che ha vissuto.
Vuole essere ricordata per il coraggio di aver parlato.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a vivere nella paura.
Perché ogni voce ha valore.
E questo è il suo addio al silenzio.

La responsabilizzazione dell’abusante e l’etica della testimonianza

Nelle pagine finali del libro, la riflessione di Menda Vreto si sposta su un piano prettamente etico e filosofico, affrontando l’annosa questione dell’incomprensibilità della violenza interpersonale. Egla rinuncia alla ricerca ossessiva di una giustificazione razionale per i patimenti subiti, comprendendo che il tentativo di decodificare la mente dell’abusante rischia di tramutarsi in una nuova forma di subordinazione psicologica. L’opera sancisce un principio cardine della moderna vittimologia: la responsabilità del danno appartiene esclusivamente a chi sceglie deliberatamente di colpire, sollevando la vittima da qualsiasi senso di colpa atavico. “Addio silenzio” si configura in definitiva non come un diario di vittimismo, ma come un pilastro di resistenza civile. La testimonianza di Egla, spogliata della retorica della fragilità, diventa un manifesto politico per l’autodeterminazione delle donne, ricordandoci che la dignità umana e la sicurezza personale si difendono riappropriandosi dello spazio pubblico e collettivo della parola.

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Cultura

Due poesie per la mamma: i versi di Irma Kurti nel ventesimo anniversario della scomparsa di Sherife Kurti

Due poesie per la mamma: i versi di Irma Kurti nel ventesimo anniversario della scomparsa di Sherife Kurti 👇

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Irma Kurti

Letteratura – Ci sono legami che oltrepassano il confine del tempo e della morte, radici invisibili ma indistruttibili che continuano a nutrire l’anima di chi resta. A vent’anni esatti dalla scomparsa dell’amata madre Sherife Kurti, avvenuta il 25 ottobre 2006, la poetessa e scrittrice internazionale Irma Kurti affida alla purezza della parola in versi il proprio omaggio più intimo, commosso e universale. Due componimenti di struggente bellezza – Il salice piangente e Lettera alla mamma – che testimoniano come il dialogo con i propri affetti più cari non si interrompa mai, facendosi carezza e balsamo sul territorio della memoria.

Per Irma Kurti, autrice poliedrica e instancabile mediatrice culturale tra le sponde dell’Adriatico e il mondo, la figura materna ha sempre rappresentato il porto sicuro, la luce primigenia che orienta il cammino anche nelle notti più buie dell’esistenza. Nel ventesimo anniversario di quel doloroso distacco, la poetessa non cerca l’artificio retorico o la posa formale, ma si spoglia di ogni difesa, parlando alla madre come una bambina che si rifugia nel ricordo di un abbraccio per trovare ristoro dalla frenesia e dalle maschere della vita moderna.

La memoria diventa così uno spazio sacro e inviolabile all’interno della memoria e sensibilità poetica contemporanea, un luogo dove le memorie del piccolo appartamento d’infanzia e le serate trascorse attorno a un minuscolo fornello riscaldano ancora il cuore, vincendo il gelo del tempo e dell’assenza fisica.

«Il salice piangente»: il rifugio della memoria contro i ritmi del mondo

Nella prima lirica, Il salice piangente, il senso di colpa per le visite mancate a causa di una vita che corre a «un ritmo pazzesco» si stempera in una confessione disarmante. La poetessa si china dinanzi al ricordo materno con la trepidazione di una figlia smarrita in un mondo dominato da apparenze e maschere ingannevoli, dove sembra impossibile ritrovare l’indirizzo delle persone sensibili.

Ma nell’atto stesso di chiudere le palpebre per non turbare la pace materna con le proprie tristezze, nasce il desiderio di trasformarsi in una presenza protettiva per la tomba della madre: non solo ombra ristoratrice nei giorni torridi dell’estate, ma salice piangente capace di vegliare per sempre sul suo riposo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
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Tutte le poesie – Alda Merini

I capolavori immortali della poetessa milanese sulla maternità, il dolore, l’amore viscerale e la memoria indelebile degli affetti più cari.

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4.9 su 5
(4.250 recensioni certificate)

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Il testo delle poesie di Irma Kurti

IL SALICE PIANGENTE

Quanto tempo, mamma, che non vengo da te,
i fiori saranno appassiti di sicuro,
altri, selvaggi germogliano molto alti,
cercando di spezzare l’immenso azzurro.

Mi chino anch’io davanti al tuo ricordo
come una bimba che ha commesso un errore
e alla luce del sole cerca di nascondere
una cattiva condotta o un bicchiere rotto.

La mia vita ha raggiunto un ritmo pazzesco,
i passi somigliano alla corsa ogni giorno.
Ho incontrato tante di quelle maschere
che mi spaventano i pensieri e il sonno.

Ho perso l’indirizzo delle brave persone
e quelle sensibili non riesco a trovarle.
Ho vissuto giorni di pioggia e di freddo,
negli occhi son rimaste gocce di lacrime.

Non voglio farti parte della tristezza,
ricordi quante notti passasti in bianco?
Non ti dirò nulla, chiuderò le palpebre,
nella memoria cercherò il tuo abbraccio.

Mamma, sulla tomba ti cambieranno i fiori
che senza pietà ha rovinato quest’inverno.
Vorrei essere l’ombra nei giorni d’estate,
vorrei essere per te il salice piangente.

LETTERA ALLA MAMMA

Come stai, mamma? Da tempo non parliamo,
non ho ricevuto nessuna notizia da te,
ci sono segnali che nei giorni decifro
come un tuo saluto, come le tue tracce.

Tu mi avevi promesso che saresti venuta
e non ci avrebbe mai separato la morte,
tutti i miei giorni si sono trasformati
in attesa o in battiti veloci del cuore.

Mamma, io non posso venire da te adesso,
i versi mi aspettano immersi nel sonno,
molte idee vaghe e confuse mi attendono
di tornare al più presto, su un foglio.

E mi vengono in mente le nostre memorie,
le sere intorno a un minuscolo fornello,
il piccolo appartamento e le notti buie
che si accendevano dal nostro affetto.

Tu sapevi mantenere le promesse, Mamma
e temo che forse qualcosa sia successo.
Ti spedirò la lettera nella tua dimora
rinfrescata dall’ombra di un cipresso.

«Nel ventesimo anniversario della morte di mia madre, Sherife Kurti, per dirle che la penso ogni singolo giorno ed è sempre nella mia anima, dove si custodiscono gli amori più grandi (25 ottobre 2006)».

In Lettera alla mamma il dialogo si fa ancora più intimo e quotidiano, annullando la distanza tra cielo e terra. La lettera spedita alla dimora rinfrescata dall’ombra del cipresso suggella un patto d’amore imperituro che continua a vivere nella poesia di Irma Kurti e nel ricordo commosso dei lettori.

A cura della Redazione Cultura di Cavaliere News

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Cultura

La poesia americana di Hiram Larew: tra fame nel mondo, memoria e i versi di «Cose sbagliate» tradotti da Irma Kurti

La poesia americana di Hiram Larew: tra fame nel mondo, memoria e i versi di «Cose sbagliate» tradotti da Irma Kurti 👇

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Hiram Larew

Letteratura – Dal cuore pulsante del Maryland fino alle sponde europee, la voce lirica e civile di Hiram Larew rappresenta una delle testimonianze più originali e incisive della poesia statunitense contemporanea. Pluripremiato autore insignito del prestigioso Louisiana Literature Prize, del riconoscimento della Washington Review e nominato per ben quattro volte al prestigioso Pushcart Prize, Larew ha saputo coniugare la finezza estetica della parola con un impegno umanitario di respiro planetario. Oggi le sue opere approdano sul territorio italiano grazie alla preziosa traduzione della poetessa e scrittrice Irma Kurti.

La produzione di Larew – apparsa su riviste di primo piano come Poetry South, The Brown Critique, Contemporary American Voices, Honest Ulsterman e Amsterdam Quarterly – non si è mai rinchiusa nelle torri d’avorio dell’accademia. Docente di cortesia presso cinque università americane e voce culturale di spicco della storica emittente radiofonica WBJC (91.5 FM) di Baltimora all’interno del programma Booknotes, il poeta ha ricevuto borse di studio dall’Arts Councils e dalle Nazioni Unite per la sua straordinaria iniziativa «Poetry X Hunger», un movimento globale che mobilità poeti di ogni continente nella battaglia contro la fame nel mondo. A ciò si affianca la fondazione di «Voices of Woodlawn», un progetto corale che intreccia versi, musica e pittura per fare luce sulla dolorosa memoria della schiavitù negli Stati Uniti.

Lo stile di Hiram Larew si distingue per un’intonazione familiare, schietta, mai incline all’artificio o alla volgarità. I suoi versi traggono linfa da una concreta e appassionata esperienza di vita, dove le immagini quotidiane si caricano di una vibrante allusività filosofica. L’incontro tra la sua sensibilità e la traduzione di Irma Kurti regala due liriche di straordinaria intensità emotiva: Cose sbagliate e Bagnato, tappe preziose di questo fecondo dialogo poetico e culturale.

Imparare dalla fragilità: la lezione delle «Cose sbagliate»

Nel componimento Cose sbagliate, Larew rovescia la logica borghese della perfezione e della sicurezza a tutti i costi. Il poeta avverte l’urgenza quasi fisiologica di mettersi in ascolto delle stonature, delle cene bruciate, dei discorsi complessi e dei corpi sofferenti. È nel contatto intimo con la vulnerabilità – incarnata da un cane con le zecche, da un animale ferito o dal tremore di un bambino spaventato – che l’esperienza si trasfigura in autentica sapienza.

Voltando le spalle alle false certezze protette e chiuse a chiave, l’autore accoglie l’imprevisto come un fulmine necessario: è proprio quando l’ordine precario si spezza che la realtà si spalanca, rivelando il mistero profondo dell’animo umano.

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Foglie d’erba – Walt Whitman

Il capolavoro assoluto della letteratura americana che canta la terra, l’anima universale, la libertà e l’incondizionata empatia verso gli ultimi.

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Il testo delle poesie di Hiram Larew

COSE SBAGLIATE

Devo ascoltare di più le cose sbagliate. Sì
Ho bisogno di lasciare che i discorsi difficili
si avvicinino a me.
Ho bisogno di credere nella verità delle cene bruciate e
di prendere lezioni dai cani
che passano di nascosto con le zecche.

In effetti, l’unico modo per imparare
probabilmente è da
un animale ferito o
da un bambino spaventato e tremante.
Sì, i suoni vuoti che trasformano
i miei brividi in saggezza.

Quindi, con tutto questo in mente, penso
di voltare le spalle alle
cose più sicure della vita perché
Sembra
che arrivi un errore o
un fulmine arrabbiato e
Ciò che era stato ordinato e chiuso a chiave
si frammenta in pezzi
si spalanca tutto
in una volta con preoccupazioni e rivelazioni.

BAGNATO

La fama deve essere come guidare
sotto un acquazzone
o strizzare gli occhi per vedere…
cercando di scorgere
cosa c’è di notte
con nessun altro intorno
che parla ad alta voce.

O forse essere conosciuti significa in realtà che
le camicie bagnate sembrano finalmente normali.
Forse, in effetti, se improvvisamente vi vengono i brividi
da tutti i titoli dei giornali
allora quei brividi vi porteranno a
dire semplicemente Va bene, grazie.

A dire il vero, l’acclamazione è probabilmente
come quando i torrenti esondano
il vostro terreno basso
e gli alberi e i cani ridono dall’alto
mentre voi galleggiate
salutando.

Sì, la popolarità deve essere come gli odori di una cantina––
speciali e per tutto il tempo ––
anche dopo che tua nonna ha consegnato il suo biglietto
e se n’è andata per sempre.

In Bagnato, Larew offre invece una decostruzione ironica e impietosa del concetto di fama e celebrità, paragonata a un acquazzone improvviso o a un torrente in piena che sommerge la terraferma. Una riflessione matura e disincantata, che la penna sensibile di Irma Kurti restituisce con mirabile fedeltà lirica.

A cura di Irma Kurti per Cavaliere News

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Cultura

L’arte senza confini di Daniela Karina Tomé: le poesie dall’Argentina nella traduzione di Irma Kurti

L’arte senza confini di Daniela Karina Tomé: le poesie dall’Argentina nella traduzione di Irma Kurti 👇

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Daniela Karina Tomé

Letteratura – Dalle sponde dell’Oceano Atlantico che bagnano Mar del Plata fino alle avenidas sterminate di Buenos Aires, la voce artistica di Daniela Karina Tomé irrompe nel panorama contemporaneo come una potente testimonianza di libertà, impegno civile e polifonia creativa. Nata nel 1968 in una terra feconda di contraddizioni e fermenti culturali, la Tomé incarna la figura autentica dell’artista rinascimentale del terzo millennio: musicista, cantautrice con oltre cinquecento brani composti all’attivo, pittrice, muralista, giornalista e poetessa pluripremiata. Oggi la sua opera sbarca sul territorio italiano grazie alla prestigiosa traduzione firmata dalla poetessa e scrittrice internazionale Irma Kurti.

Fondatrice del movimento culturale «Arte Sin Aduanas» (Arte Senza Dogane) e dell’omonima casa editrice nata nel 2020, Daniela Karina Tomé ha sempre concepito l’espressione artistica non come un piedistallo per l’ego, ma come uno strumento militante di emancipazione umana e riscatto sociale. Con i suoi progetti ha portato laboratori di musica, pittura e poesia all’interno delle carceri e degli istituti per l’infanzia abbandonata, convinta che la bellezza sia l’unico varco capace di abbattere le sbarre dell’emarginazione. Come editore del giornale digitale Humana Resistencia e voce radiofonica indipendente, si batte da decenni in prima linea per la difesa incondizionata dei diritti umani.

La sua produzione musicale – coronata da album iconici come El ojo del ciclón (2013), Por donde ara la lluvia (2020) e Sirena triste – spazia tra il rock d’autore, il blues viscerale, la trova e il folk argentino, riflettendosi intimamente nei suoi quattro libri di poesia. La silloge presentata oggi apre una finestra privilegiata su questo dialogo interculturale e poetico, offrendo tre componimenti emblematici: La perla, Chilometri più in basso e Anima.

Tra l’oceano di Mar del Plata e l’abisso urbano di Buenos Aires

Nella lirica La perla, la Tomé canta l’elemento marino che ha cullato la sua infanzia a Mar del Plata (storicamente ribattezzata la «Perla dell’Atlantico»). Il mare non è soltanto un paesaggio naturale, ma un’entità vivente, «un polmone che si estende nelle arterie» e una presenza ineludibile da cui l’animo umano non potrà mai allontanarsi veramente. È la culla della libertà originaria che chiama a sé chiunque abbia imparato ad ascoltarne il richiamo.

A questa visione primordiale e luminosa fa da contrappunto il disincanto metropolitano di Chilometri più in basso. Qui lo sguardo si sposta sulle strade convulse di Buenos Aires, dove i viali infiniti sembrano recidere il legame con il cielo e la folla in perenne movimento divora l’identità dei singoli, trasformando la solitudine nel volto condiviso di milioni di individui smarriti nella fretta quotidiana.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
POESIA E LETTERATURA LATINOAMERICANA

Tutte le poesie – Jorge Luis Borges

I capolavori del maestro argentino tra labirinti interiori, le strade di Buenos Aires, il mare e l’incessante ricerca del mistero dell’anima.

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4.9 su 5
(2.410 recensioni certificate)

Disponibile anche in versione audiolibro su Audible. Prova gratis Audible per 30 giorni cliccando qui.

Il testo delle poesie di Daniela Karina Tomé

LA PERLA

Qui il mare è un altro sole che splende;
un polmone che si estende nelle arterie;
la libertà che sussurra dalle profondità,
seguendo i tuoi passi…

Anche se pensi che sia distante;
non ti allontanerai mai così tanto,
da non sentire
il mare.

CHILOMETRI PIÙ IN BASSO

…le strade di Buenos Aires
sembrano più lontane dal cielo,
in quel viavai di folle
qualcuno perde il proprio nome,
e aspetta, rannicchiato nella pesantezza dei giorni.

Le navi corrono lungo viali eterni,
un’eterna fretta che divora i segni.
Assediata, sì, la solitudine
occupa il volto di migliaia di persone.

ANIMA

Vertiginosa e dolorosa,
oscillante tra i lati del pendolo,
finché non si ferma,
finché le nostre costole e le nostre dita non si placano,
la saliva di questi giorni urgenti.
La ferita che è il mondo,
il dialogo urlato a gran voce tra il cuore
e la mente.
Il silenzio che è l’anima.

La traduzione accurata e poetica di Irma Kurti rende giustizia alla sensibilità graffiante e viscerale di un’artista che continua a lottare per un mondo senza barriere mentali, dove la parola resta il più potente testimone della verità.

A cura di Irma Kurti per Cavaliere News

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