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TERREMOTO DI MAGNITUDO 6.2 SULLA COSTA CALABRA NORD OCCIDENTALE
Redazione -“Un terremoto di magnitudo ML 6.2 è avvenuto nella zona: Costa Calabra nord occidentale (Cosenza), il
01-06-2026 22:12:35 (UTC) 36 minuti, 29 secondi fa
02-06-2026 00:12:35 (UTC +02:00) ora italiana
con coordinate geografiche (lat, lon) 39.1550, 15.8210 ad una profondità di 250 km.
Il terremoto è stato localizzato da: Sala Sismica INGV-Roma
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2 GIUGNO A MATERA, L’UGL RICHIAMA L’ATTENZIONE SU LAVORO E CRISI OCCUPAZIONALE
Il 2 giugno a Matera non è solo memoria, ma una richiesta di risposte urgenti per le vertenze occupazionali che affliggono il territorio e le famiglie. L’UGL ribadisce: senza lavoro non c’è vera libertà.
#Matera #UGL #2Giugno #LavoroItalia
Redazione- In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, martedì a Matera le celebrazioni istituzionali in Piazza Vittorio Veneto hanno offerto lo spunto per un’analisi non solo storica, ma profondamente legata alle criticità attuali del territorio. Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL, partecipando all’evento su invito del Prefetto Maria Carolina Ippolito, ha sottolineato come la difesa della democrazia passi inevitabilmente attraverso la tutela del lavoro e la stabilità delle famiglie lucane.
La cerimonia, caratterizzata dai momenti solenni dell’alzabandiera e della deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti, ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, delle scuole e di numerosi cittadini. La lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riacceso il dibattito sul senso di appartenenza alla comunità nazionale, un tema che per le sigle sindacali si traduce in rivendicazioni concrete.
Secondo il segretario Giordano, celebrare il 2 giugno significa oggi riaffermare l’uguaglianza e la solidarietà, concetti che perdono valore in assenza di prospettive occupazionali solide. “Non può esserci piena libertà senza lavoro, né vera giustizia sociale senza opportunità”, ha dichiarato a margine dell’incontro. Il sindacalista ha rimarcato come la Costituzione ponga il lavoro al centro della vita democratica, rendendo la lotta contro la precarietà un dovere istituzionale prima ancora che di categoria.
L’attenzione dell’UGL Matera si è dunque spostata dalle celebrazioni ufficiali alle emergenze del territorio. Giordano ha espresso forte preoccupazione per il tessuto produttivo locale, citando in particolare la vertenza CallMat, che coinvolge circa 350 famiglie. L’incertezza che grava su centinaia di lavoratori rappresenta, secondo il sindacato, un’emergenza sociale che richiede risposte immediate da parte delle istituzioni. La crisi delle realtà produttive materane è definita dal sindacato come la sfida prioritaria per garantire la dignità delle persone e il futuro delle nuove generazioni.
Il richiamo di Giordano si estende oltre la singola vertenza, abbracciando una visione politica più ampia in cui il sindacato deve farsi carico di liberare i nuclei familiari dal peso dell’incertezza economica. L’impegno dell’UGL, ribadito durante la giornata, resta quello di monitorare costantemente le crisi aziendali aperte nel potentino e nel materano, agendo con responsabilità per evitare un ulteriore impoverimento del capitale umano della regione.
Il ringraziamento rivolto al Prefetto Ippolito per l’alto valore della manifestazione è stato accompagnato da una promessa di impegno civico: l’UGL intende continuare a farsi portavoce dei bisogni reali delle persone, affinché la Repubblica non resti un concetto astratto, ma diventi uno strumento quotidiano di protezione sociale. “Il Tricolore rappresenta l’unità del Paese e i valori della nostra Costituzione – ha concluso Giordano – ma da Matera chiediamo che questa unità si traduca in risposte concrete per chi oggi vede nel lavoro l’unica strada per costruire un futuro nel proprio territorio”.
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CALLMAT, 350 FAMIGLIE SULL’ORLO DEL BARATRO: LA BASILICATA CONTRO IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI
350 famiglie lucane rischiano tutto: la crisi CallMat è un dramma sociale che la politica non può più ignorare. Il 10 giugno tutti a Roma per difendere dignità e futuro.
#CallMat #Lavoro #Basilicata #VertenzaOccupazionale
Redazione- La Basilicata trattiene il fiato, ma non è un silenzio di pace: è l’angoscia di 350 famiglie lucane che guardano con terrore al futuro. Il caso CallMat è diventato il simbolo di un fallimento politico e istituzionale che rischia di trasformarsi in una vera e propria tragedia sociale. A denunciare lo stato di crisi profonda sono le sigle sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, che in una nota congiunta hanno rotto gli indugi, chiedendo risposte concrete a una politica che, finora, ha risposto solo con rinvii e promesse vacue.
Un territorio abbandonato Mentre le procedure burocratiche si incagliano in una palude amministrativa, la realtà sul campo è brutale: 350 lavoratori sono oggi appesi a un filo. Nonostante i continui appelli rivolti al Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, all’Assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il muro di gomma istituzionale resta invalicabile. La distanza tra i palazzi del potere e le vite reali è diventata un abisso in cui rischiano di sprofondare centinaia di mutui, progetti di vita e prospettive per i figli di questi lavoratori.
Il dito puntato contro TIM Nel mirino dei sindacati finisce anche il comportamento di TIM. Il colosso della telefonia è accusato di una condotta miope e spietata: dopo aver beneficiato per anni della professionalità e del sacrificio dei lavoratori CallMat, la società sembra pronta a “staccare la spina”, ignorando completamente l’impatto occupazionale che tale decisione avrà sul tessuto economico lucano. Una scelta che i sindacati definiscono “irresponsabile”, un ulteriore tassello nel processo di desertificazione industriale che sta svuotando la Basilicata di ogni opportunità.
Il 10 giugno la mobilitazione romana Non c’è più spazio per le parole di circostanza. I sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e hanno annunciato una tappa decisiva: il prossimo 10 giugno, i lavoratori CallMat saranno in presidio davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma. Non sarà una semplice manifestazione, ma un grido di dignità. I lavoratori saranno lì per ricordare a chi governa che dietro ai numeri e ai bilanci ci sono volti, persone e storie che non possono essere sacrificate sull’altare del profitto o dell’inerzia amministrativa.
La pazienza è finita “Non accetteremo che questa vertenza si trasformi nell’ennesima tragedia sociale annunciata”, tuonano le organizzazioni sindacali. La richiesta è chiara: la politica deve uscire dal proprio silenzio e assumersi le proprie responsabilità. Non si tratta solo di difendere posti di lavoro, ma di preservare il diritto a una vita dignitosa in una regione che non può permettersi di perdere altre braccia e cervelli.
La battaglia è appena iniziata e la promessa dei rappresentanti dei lavoratori è ferma: non si farà un solo passo indietro finché non arriveranno risposte tangibili. Il tempo delle promesse è scaduto, quello delle responsabilità è iniziato: il 10 giugno, a Roma, la Basilicata cercherà di farsi sentire, sperando che, finalmente, qualcuno decida di ascoltare.
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MATERA, 10 GIUGNO: SCIOPERO NAZIONALE PER SALVARE 350 POSTI DI LAVORO AL CALLMAT – LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI IN PIAZZA CONTRO IL TAGLIO DEL 15 % DI TIM
Il 10 giugno le 350 famiglie di CALLMAT a Matera vanno in sciopero: la riduzione del 15 % dei volumi da parte di TIM minaccia la chiusura del sito e la perdita di centinaia di posti di lavoro. TIM, Regione Basilicata e MIMIT, è ora di assumervi le vostre responsabilità.
#CallMatMatera #Sciopero10Giugno #LavoroBasilicata #TIMResponsabilità
Redazione- Le segreterie regionali della Basilicata di CGIL‑SLC, CISL‑FISTEL, UIL‑FPC‑UIL e UGL‑Telecomunicazioni hanno ufficialmente proclamato lo sciopero con astensione dal lavoro per l’intera giornata del 10 giugno 2026, a seguito del definitivo fallimento dei negoziati con la direzione di CALLMAT. La decisione di stop totale arriva dopo una serie di incontri infruttuosi – dal verbale di mancato accordo del 22 maggio, firmato con la direzione CALLMAT, al successivo colloquio del 28 maggio presso la Prefettura di Matera – che hanno lasciato intatto il bilancio di emergenza economica per i lavoratori del sito.
Il punto critico: il taglio del 15 % dei volumi di produzione
Al centro della vertenza c’è la scelta unilaterale di TIM, che ha comunicato una riduzione del 15 % dei volumi di attività affidati a CALLMAT. Tale riduzione, secondo le organizzazioni sindacali, non è semplicemente una questione di gestione operativa ma un vero e proprio passo verso la “desertificazione occupazionale” del polo produttivo di Matera. Se le previsioni si confermeranno, il sito rischia una progressiva perdita di posti di lavoro fino alla chiusura totale entro la fine dell’anno.
Le basi di questa decisione – calcoli di efficienza, obiettivi di profitto e ristrutturazioni di portafoglio – sono state presentate senza alcun accompagnamento di un piano di riconversione o di salvaguardia per i dipendenti. “È inaccettabile che logiche esclusivamente economiche cancellino anni di lavoro, sacrifici, professionalità e dignità umana in un territorio già duramente colpito dalla crisi occupazionale,” ha dichiarato a corredo del comunicato la RSU aziendale.
Un impatto che non riguarda solo i dipendenti
Il taglio proposto da TIM metterebbe in ginocchio circa 350 famiglie della Basilicata, molte delle quali dipendenti diretti o indiretti del call‑center. Le conseguenze non si fermano al blocco di stipendi: la perdita di posti di lavoro rischia di alimentare un circolo vizioso di disoccupazione, spopolamento e decadimento socio‑economico. “Centinaia di lavoratori saranno costretti a una condizione di disperazione e totale incertezza occupazionale,” avverte il sindacato, aggiungendo che la regione non può più permettersi ulteriori vittime della fuga di capitali.
La risposta delle organizzazioni sindacali
Le quattro confederazioni hanno annunciato che il 10 giugno sarà una giornata di protesta “forte, compatta e partecipata”. La modalità di sciopero dovrà essere pacifica, legale e democratica, ma l’obiettivo è chiaro: far sì che “non venga perso neanche un solo posto di lavoro” e costringere TIM, la Regione Basilicata e il MIMIT a riaprire un tavolo di trattativa urgente. La richiesta principale è l’adozione di misure concrete per garantire la continuità produttiva del sito CALLMAT e la salvaguardia dell’occupazione.
Nel comunicato le organizzazioni hanno anche sottolineato che le difficoltà di CALLMAT non sono un caso isolato, ma parte di una più ampia tendenza di “abbandono” delle aree del Mezzogiorno da parte di grandi imprese. “Il territorio lucano non può più rimanere in silenzio,” hanno ribadito i sindacati, invitando i cittadini a partecipare alle iniziative previste – manifestazioni, comizi e azioni di sensibilizzazione – per far emergere la gravità della situazione a livello nazionale.
Prospettive e prossimi passi
Il 10 giugno sarà l’occasione per misurare la capacità di mobilitazione dei lavoratori e delle loro famiglie, ma gli occhi delle istituzioni sono già puntati sul futuro del sito CALLMAT. Se le richieste di un tavolo di trattativa con rappresentanti di TIM, della Regione e del MIMIT non verranno accolte, è probabile che la pressione sindacale si intensifichi, con possibili ricorsi legali e ulteriori azioni di protesta.
Nel frattempo, la RSU aziendale sta predisponendo un dossier dettagliato sugli impatti economici e sociali della riduzione dei volumi, che sarà presentato ai media e alle autorità competenti nei prossimi giorni. L’obiettivo è creare un dossier di “costi sociali” che dimostri come la scelta di TIM possa tradursi in un onere per l’intera comunità, superando di gran lunga i risparmi di bilancio a breve termine.
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