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Territorio

Allarme Peste Suina Africana in Abruzzo, CIA all’attacco: “La Regione abbatta 19mila cinghiali”

🚨 EMERGENZA IN ABRUZZO: LA CIA CHIEDE L’ABBATTIMENTO DI 19.000 CINGHIALI CONTRO LA PESTE SUINA! 🐗🛑 Passare subito ai fatti. La CIA Agricoltori Italiani Abruzzo lancia un durissimo ultimatum alla Regione ed ai Parchi Nazionali: serve l’attuazione immediata dell’ordinanza h24 contro la Peste Suina Africana. Il Presidente Nicola Sichetti alza la voce contro i rinvii burocratici: “Gli agricoltori sono esasperati dai danni e non possono pagare il prezzo dell’inerzia”. Il piano prevede la rimozione di 19.000 cinghiali nella prima annualità e l’applicazione della “tolleranza zero” per difendere gli allevamenti, i raccolti ed il Made in Italy. Un dossier di vitale importanza scritto con il cuore e con l’anima per il territorio. Il servizio completo 👇#pestasuina | #emergenzacinghiali | #ciaabruzzo | #nicolasichetti | #agricolturaabruzzo | #parconazionalemaiella | #focolaiopsa | #tutelaterritorio | #pagineutili

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Cinghiali

La richiesta formale di Nicola Sichetti contro i ritardi della pubblica amministrazione

L’Aquila – Ci sono emergenze sanitarie ed economiche che non possono più essere gestite attraverso la logica del rinvio o del rimpallo di competenze tra i diversi uffici dello Stato, soprattutto quando è in gioco la sopravvivenza stessa delle aziende coltivatrici. La segreteria regionale della Cia Abruzzo ha aperto una decisa offensiva istituzionale per denunciare lo stato di totale esasperazione in cui versano gli imprenditori della terra, costretti a subire quotidianamente la devastazione delle colture da parte della fauna selvatica. Il presidente Nicola Sichetti ha evidenziato che la minaccia della Peste Suina Africana mette a rischio l’intera filiera agroalimentare abruzzese. Il quadro normativo nazionale mette a disposizione degli enti locali strumenti straordinari e responsabilità definite; pertanto, la Cia esige il passaggio immediato dalle parole ai fatti per evitare che l’inerzia burocratica distrugga il patrimonio economico delle province.

I dettagli del piano di cattura e le metriche di intervento stabilite dal commissario straordinario per limitare il contagio della Pesta Suina Africana scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili sempre connessi alla rete della provincia.

L’obiettivo dei 19.000 abbattimenti e la creazione della filiera della selvaggina

L’istanza presentata alla giunta regionale abruzzese esige l’attivazione immediata di tutte le contromisure strategiche coordinate dal piano d’azione, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi del racconto giornalistico. La Cia chiede lo schieramento di corsi di formazione per i cacciatori e gli operatori specializzati, il rafforzamento dei piani di selezione faunistica e l’applicazione rigorosa del principio di tolleranza zero all’interno delle aree a maggiore vocazione suinicola della nazione. I comandi sindacalisti propongono inoltre l’allestimento di un sistema telematico di monitoraggio dei prelievi e la contestuale nascita di una filiera certificata per la valorizzazione commerciale delle carni di selvaggina, offrendo soluzioni rapide per trasformare un problema ambientale in una risorsa economica per le ditte e per i lavoratori del territorio.

La cooperazione tra gli ambiti territoriali di caccia e gli istituti privati risulta fondamentale per raggiungere la quota di prelievo prefissata, proiettando i dati della vigilanza sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto.

Il ruolo dei Parchi nazionali e la corretta gestione delle carcasse infette

Un’analoga e perentoria richiesta risulterà notificata inline ai presidenti dei parchi nazionali e regionali abruzzesi, chiamati a contribuire in maniera determinante al contenimento dei branchi selvatici per eradicare la Peste Suina Africana. Gli enti gestori delle aree protette devono incrementare le catture all’interno dei confini demaniali, adottare il sistema unico di monitoraggio della nazione e organizzare lo smaltimento e la distruzione delle carcasse secondo i rigidi protocolli previsti dalla normativa veterinaria europea. Sichetti ha precisato che la tutela della biodiversità costituisce un valore condiviso, ma non può tradursi nell’abbandono delle imprese agricole della provincia, ponendo il benessere e la sicurezza alimentare al centro delle riforme in piena conformità con le usanze di convivenza stabilite dalle leggi dello Stato.

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Come per incanto dal passato: riemerge la commovente lettera del prigioniero Antonio. “Cara Gina, sto bene”

“Cara Gina, riguardati e non preoccuparti per me. Io sto bene”. 📜 ❤️ Le parole commoventi di un marito prigioniero nei campi inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale riemergono a Bellegra dopo oltre 80 anni! Una lettera meravigliosa scritta dal fronte da Antonio Tucci, in cui l’amore per la moglie Gina, per il figlio Titta e per la mamma vince sugli orrori del conflitto. Leggi e condividi questa straordinaria e vera storia d’altri tempi che ci insegna il valore supremo della pace. 🕊️ 👇

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lettera del prigioniero Antonio

Bellegra (RM) – Ci sono tesori nascosti che non sono fatti d’oro o di pietre preziose, ma di inchiostro sbiadito e di carta ingiallita dal tempo. Oggetti all’apparenza fragili, che eppure custodiscono la forza di resistere ai decenni, alle intemperie e all’oblio, per riemergere esattamente nel momento in cui abbiamo più bisogno di ascoltare il loro messaggio. Come per incanto, ciò che è nascosto prima o poi torna sempre alla luce. È quello che è accaduto in questi giorni nella comunità di Bellegra, dove il ritrovamento e la pubblicazione di una toccante lettera risalente alla Seconda Guerra Mondiale ha riacceso i riflettori su una memoria collettiva che non deve mai essere dispersa.

Dal deserto dell’Africa ai campi inglesi: il difficile viaggio di Antonio Tucci

La storia che emerge da questo foglio di carta è quella di Antonio Tucci, un nostro concittadino che, come tanti giovani dell’epoca, fu strappato agli affetti e alla sua terra per essere gettato nell’inferno del secondo conflitto mondiale. Correva l’anno 1942: i venti di guerra soffiavano spietati. Antonio stava combattendo sul fronte africano quando, nel caos del conflitto, venne catturato dalle forze alleate e trasferito come prigioniero di guerra in Gran Bretagna. Finì confinato nei gelidi campi di prigionia situati nelle campagne appena fuori Londra, a migliaia di chilometri dalla sua amata Bellegra, dalle sue colline, dalla sua casa.

In un’epoca in cui le comunicazioni erano rare, incerte e filtrate dalla dura censura militare, riuscire a spedire una lettera era un lusso, quasi un miracolo. Eppure, in quello scritto inviato dal campo di prigionia britannico, non c’è traccia di disperazione o di lamenti per la propria, durissima, condizione. Al contrario, c’è solo un luminoso e struggente senso di protezione verso chi era rimasto a casa ad aspettare.

“Cara Gina, io sto bene”: l’amore che sconfigge l’orrore del conflitto

Il cuore di Antonio, nonostante i reticolati e la lontananza, batteva solo e unicamente per la sua famiglia. La lettera è indirizzata con immensa tenerezza alla “cara moglie Gina”. Le parole usate dal prigioniero sono un inno all’altruismo: invece di piangersi addosso, Antonio si preoccupa per lei, le raccomanda accuratamente di riguardarsi e di stare bene, rassicurandola con una dolce bugia bianca: “Anche io qui mi trovo bene”. Una frase sussurrata nel buio della prigionia, scritta con l’unico scopo di non far pesare ulteriore angoscia sul cuore già provato della sua sposa.

I pensieri di Antonio non si fermano solo a Gina, ma corrono veloci verso il piccolo figlio Titta e verso l’anziana madre. Nelle sue righe, tracciate con cura, traspare la dignità immensa di un uomo che, pur essendo prigioniero, si aggrappa al senso della famiglia come a un salvagente nel mare in tempesta della guerra globale.

Il ruolo prezioso di Vincenzo Saulini e la solidarietà tra i prigionieri

Ma la lettera offre anche un prezioso e inaspettato spaccato di vita quotidiana all’interno dei campi di prigionia londinesi. Antonio non dimentica di inviare alla famiglia i saluti del suo inseparabile compagno di prigionia, anch’egli cittadino di Bellegra: Vincenzo Saulini. Vincenzo non era solo un commilitone, ma era diventato una figura chiave all’interno della baracca. Avendo imparato la lingua, svolgeva l’importante e delicato ruolo di interprete principale tra i prigionieri italiani e il rigido comando militare britannico.

Questo dettaglio, all’apparenza marginale, ci racconta invece la straordinaria rete di solidarietà, di amicizia e di mutuo soccorso che si creava tra i nostri soldati prigionieri. Isolati, affamati e lontani dalla patria, si sostenevano l’un l’altro, diventando letteralmente fratelli per sopravvivere alle incognite di un conflitto di cui non potevano prevedere la fine.

Un monito eterno per tutti noi: la guerra è solo morte e va abolita

Non sappiamo esattamente quanti lunghi e interminabili anni di prigionia abbia dovuto scontare Antonio prima di poter finalmente riabbracciare la sua cara Gina e il piccolo Titta. Quello che sappiamo con certezza è che queste poche righe riemerse dall’archivio del tempo rappresentano oggi un tesoro dal valore storico e morale inestimabile per la comunità di Bellegra e per chiunque abbia la fortuna di leggerle.

Un doveroso e sentito ringraziamento va alla persona che ha concesso e autorizzato il ritrovamento, permettendo di rintracciare i legittimi proprietari di questo immenso ricordo di famiglia. Ma il ringraziamento più grande va a Luigino, che diffondendo e leggendo queste righe ha permesso a tutti noi di sentirci partecipi di un dolore che non si è mai del tutto cancellato. Il messaggio che ci consegna il soldato Antonio Tucci è chiaro e squarcia il velo del tempo, arrivando drittto alle nostre coscienze, soprattutto oggi, in un mondo in cui i tamburi di guerra tornano a rullare minacciosi: la guerra non è mai una soluzione. La guerra è solo e soltanto divisione, sofferenza e morte. E, come tale, andrebbe definitivamente abolita dal vocabolario dell’umanità. Grazie Antonio, per averci ricordato che l’amore, alla fine, vince su tutto.

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Vent’anni di magia e sapori: “Sant’Elia tra i Vicoli” trionfa e incanta la Ciociaria. Il plauso di Gianluca Quadrini

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Sant’Elia tra i Vicoli

Sant’Elia Fiumerapido (FR) – Ci sono notti d’estate in cui i piccoli borghi della nostra provincia sembrano risvegliarsi, scrollandosi di dosso la tranquillità quotidiana per indossare l’abito della festa. Notti in cui l’aria si riempie di profumi antichi, di musica dal vivo e di risate che riecheggiano tra le mura in pietra. È esattamente questa la magia che ha avvolto il centro storico di Sant’Elia Fiumerapido venerdì 7 agosto, in occasione dell’attesissima e storica ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli”, la passeggiata enogastronomica che da due decenni rappresenta il fiore all’occhiello dell’estate ciociara.

Una festa lunga vent’anni: la resistenza dei borghi e della tradizione

Raggiungere il traguardo della ventesima edizione non è una cosa da poco. Significa che dietro le quinte c’è un’intera comunità che, anno dopo anno, ha saputo tramandarsi la passione e la voglia di fare, resistendo alla tentazione dell’abbandono e lottando attivamente contro lo spopolamento che spesso affligge le nostre aree interne. La manifestazione si è conclusa con uno straordinario, e per molti versi commovente, successo di pubblico: centinaia e centinaia di visitatori, giovani e intere famiglie sono accorsi da ogni angolo della provincia (e anche da fuori regione) per invadere pacificamente i suggestivi vicoli del paese.

All’evento, a testimoniare la forte vicinanza delle istituzioni al territorio, ha preso parte con grande entusiasmo anche Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole Dirigente di ANCI Lazio, il quale ha voluto vivere la festa in prima persona, stringendo mani e ascoltando le storie dei produttori locali e dei cittadini.

I profumi della memoria contadina: un viaggio tra le eccellenze a km zero

A fare da filo conduttore alla serena serata agostana è stata un’offerta enogastronomica d’assoluta eccellenza, curata in modo quasi maniacale e amorevole dai volontari. I vicoli del borgo si sono letteralmente trasformati in un labirinto del gusto a cielo aperto, capace di prendere per la gola tutti i palati.

Le vere protagoniste sono state le ricette della memoria contadina, quelle tramandate di madre in figlia, che si sono intrecciate meravigliosamente con la valorizzazione dei prodotti agricoli rigorosamente a chilometro zero. I visitatori hanno potuto deliziarsi con fumanti primi piatti fatti in casa e conditi con i sughi ricchi e corposi della tradizione; hanno degustato formaggi stagionati e salumi tipici della Valle di Comino e del Cassinate, per poi lasciarsi tentare dalle immancabili crespelle, dalle frittelle dorate e dai dolci artigianali preparati seguendo antiche ricette custodite gelosamente dalle famiglie del posto. Il tutto, ovviamente, innaffiato e accompagnato dai migliori vini locali, nettari sinceri capaci di esaltare la genuinità della terra e di raccontare, sorso dopo sorso, l’identità fiera ed enologica del Lazio meridionale.

Il plauso di Gianluca Quadrini e il valore della sinergia comunitaria

«La ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli” si conferma un traguardo di grandissimo valore non solo turistico, ma profondamente culturale e sociale per tutto il nostro territorio», ha dichiarato con soddisfazione Gianluca Quadrini durante il suo intervento. «È stato un vero onore e un piacere immenso condividere una serata così ricca di partecipazione, di calore umano e di vitalità. Oltre alla bellezza oggettiva del centro storico, a fare la vera differenza è stata la qualità straordinaria delle proposte enogastronomiche: piatti tradizionali, prodotti genuini e prelibatezze uniche che rappresentano la nostra vera ricchezza agricola e le radici inscindibili della nostra cultura culinaria».

Il Consigliere Provinciale ha poi voluto rivolgere ringraziamenti precisi e calorosi a tutti i promotori di questa complessa e perfetta macchina organizzativa: «Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Sindaco Fabio Violi e a tutta la sua Amministrazione Comunale, non solo per la splendida accoglienza ricevuta, ma soprattutto per il costante e faticoso impegno profuso quotidianamente nel valorizzare le nostre comunità. Un ringraziamento speciale e di vero cuore va all’amico Antonio Bucci per il gradito e affettuoso invito, e naturalmente a tutti gli organizzatori, alle varie associazioni, agli instancabili volontari, alle Forze dell’Ordine che hanno garantito la sicurezza e ai commercianti che hanno lavorato duramente e senza sosta per la riuscita impeccabile dell’evento».

La presenza così massiccia di pubblico ha ribadito, ancora una volta, il ruolo centrale di Sant’Elia Fiumerapido nel panorama turistico e culturale della nostra estate. «Vedere i vicoli gremiti di persone, famiglie felici ed entusiasti amanti della buona cucina, è la testimonianza più chiara e concreta dell’efficacia di questo format», ha concluso Quadrini. «Manifestazioni genuine come questa sono un volano fondamentale per la promozione turistica dei nostri amati borghi, per la sacrosanta salvaguardia delle nostre specificità enogastronomiche e, cosa ancor più importante, per il rafforzamento del senso di comunità e appartenenza. Complimenti ancora a tutti per questo straordinario traguardo del ventennale! Ad maiora!»

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Rocca San Giovanni capitale dell’enoturismo abruzzese: trionfo per la IV Festa regionale delle Città del Vino

Rocca San Giovanni trionfa e si consacra capitale dell’enoturismo! 🍷🍇 Un successo straordinario per la IV Festa regionale delle Città del Vino sulla Costa dei Trabocchi: 18 comuni e oltre 40 cantine hanno animato Piazza degli Eroi con degustazioni sotto le stelle, musica e dibattiti sullo sviluppo turistico. “Il vino è il nostro motore per la crescita economica e culturale”. Leggi il bilancio di questo magico evento! 🥂 ✨

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Festa del vino

Rocca San Giovanni (CH) – Un brindisi collettivo alle eccellenze del territorio, alla bellezza dei nostri borghi e al futuro turistico dell’Abruzzo. Si è conclusa con uno straordinario successo di pubblico, turisti e addetti ai lavori la IV Festa regionale delle Città del Vino, andata in scena lo scorso 6 e 7 agosto nell’incantevole cornice di Rocca San Giovanni, inserita nel prestigioso calendario nazionale de “Le Notti del Vino”.

La Costa dei Trabocchi e il potenziale dell’enoturismo

Per due giorni intensissimi, il borgo affacciato sulla suggestiva Costa dei Trabocchi si è trasformato nel punto di riferimento assoluto per l’intero comparto vitivinicolo regionale. La manifestazione ha saputo accogliere e unire amministratori, produttori appassionati, esperti sommelier e rappresentanti delle istituzioni, tutti radunati attorno a un unico e ricco programma dedicato alla promozione del vino, dell’identità territoriale e, soprattutto, dell’enoturismo.

A inaugurare la kermesse è stato il seguitissimo convegno “Enoturismo: un’opportunità per la Costa dei Trabocchi. Vino, territorio e nuove prospettive di sviluppo”, ospitato all’interno della storica Torre vinaria della Cantina Frentana. L’incontro ha generato un dibattito proficuo e concreto sul ruolo vitale dell’enoturismo: non più una semplice nicchia per appassionati, ma una vera e propria leva strategica di crescita economica, culturale e turistica capace di far decollare l’economia locale.

Una parata di istituzioni per sostenere le nostre cantine

Ad aprire i lavori, dopo i calorosi saluti del padrone di casa (il sindaco di Rocca San Giovanni, Fabio Caravaggio), del vicepresidente della Cantina Frentana Giuseppe Alfino e del coordinatore regionale delle Città del Vino Abruzzo Enzo Orfeo, è stato nientemeno che il presidente nazionale dell’associazione Città del Vino, Angelo Radica.

Il palco ha visto poi alternarsi interventi tecnici e istituzionali di altissimo livello, tra cui quelli di Iole Piscolla (responsabile Osservatorio Turismo del Vino), Gianni Pasquale (presidente Assoenologi Abruzzo), la professoressa Anna Ciammariconi (sindaco di Torano Nuovo), Antonio Di Marco (coordinatore regionale de “I Borghi più belli d’Italia”) e il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, Daniele D’Amario. Durante il convegno, si è tenuta anche l’emozionante premiazione dei comuni abruzzesi vincitori al Concorso enologico internazionale Città del Vino, a riprova della qualità eccelsa ormai raggiunta dalle nostre uve.

Degustazioni e musica sotto le stelle in Piazza degli Eroi

Ma la festa, ovviamente, non si è fermata ai soli convegni. Il cuore dell’evento ha coinvolto attivamente ben 18 comuni e oltre 40 cantine abruzzesi. Nelle due serate magiche di agosto, Piazza degli Eroi si è animata offrendo a centinaia di visitatori percorsi enogastronomici indimenticabili, degustazioni guidate, visite storiche nel centro del borgo e spettacoli musicali sotto le stelle.

Un’iniziativa vincente che ha dimostrato una grande verità: quando i Comuni, la Regione e i “Borghi più belli d’Italia” fanno squadra e lavorano in perfetta sinergia, i risultati sono eccezionali. Il patrimonio vitivinicolo diventa così lo strumento più affascinante per promuovere Rocca San Giovanni e l’intera Costa dei Trabocchi come destinazioni turistiche d’eccellenza, capaci di regalare ai viaggiatori un mix irresistibile di paesaggi mozzafiato, tradizioni antiche e calici di altissima qualità.

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