Redazione- Il futuro dello stabilimento LFoundry di Avezzano è arrivato a un punto di svolta che non ammette ulteriori rinvii. Attraverso una nota ufficiale, l’esponente politico Di Girolamo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di ottenere risposte precise dalla proprietà cinese della fabbrica, sottolineando come la mancanza di una strategia industriale chiara stia mettendo a rischio uno dei poli tecnologici più rilevanti d’Abruzzo e dell’intero comparto nazionale dei semiconduttori. La richiesta è netta: l’azienda deve presentare piani concreti o, in alternativa, le istituzioni devono attivarsi per gestire una transizione che salvaguardi l’occupazione e le competenze del territorio marsicano.
Lo stabilimento di Avezzano non rappresenta solo un’importante fonte occupazionale per centinaia di famiglie, ma si configura come un presidio tecnologico essenziale per la sovranità industriale italiana. Tuttavia, anni caratterizzati da segnali di instabilità, flessioni produttive e frequenti avvicendamenti nei quadri dirigenziali hanno generato un clima di sospensione che non appare più sostenibile. Secondo Di Girolamo, occorre ora affrontare la realtà con un approccio pragmatico, delineando percorsi differenziati a seconda delle reali intenzioni della proprietà.
Tre strade per il futuro del sito
L’analisi proposta individua tre possibili scenari per uscire dalla crisi. Il primo riguarda l’ipotesi di un rilancio effettivo: se la proprietà intende mantenere il sito operativo a pieno regime, deve dimostrarlo attraverso investimenti immediati, l’acquisizione di nuove commesse e lo sviluppo di prodotti innovativi. In questo caso, diventa indispensabile un cronoprogramma verificabile che possa restituire sicurezza ai lavoratori.
Il secondo scenario ipotizza una fase di ridimensionamento. Se l’azienda non fosse più in grado di sostenere i livelli produttivi attuali, sarebbe necessario un intervento diretto del Governo e delle istituzioni locali. L’obiettivo, in questa circostanza, deve essere la protezione dei livelli occupazionali, evitando che il patrimonio di conoscenze tecniche accumulato in decenni di attività vada disperso.
La terza opzione, la più complessa sul piano diplomatico e societario, riguarda la ricerca di nuovi investitori. Qualora la proprietà attuale non garantisse una prospettiva solida, Di Girolamo suggerisce di valutare l’ingresso di partner industriali capaci di valorizzare il sito. In tale contesto, viene richiamata l’applicazione del Golden Power, lo strumento normativo che permette allo Stato di intervenire su asset strategici per tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza tecnologica del Paese.
La gestione dei segnali d’allarme
Un punto centrale della riflessione riguarda la gestione passata delle avvisaglie di crisi. Per lungo tempo, le difficoltà manifestate dallo stabilimento sono state sottovalutate o trattate come episodi passeggeri. Di Girolamo evidenzia come quegli indicatori meritassero una vigilanza più rigorosa e un intervento più tempestivo. Studiare ciò che non ha funzionato nella fase di prevenzione è necessario per evitare che la crisi si trasformi in uno smantellamento silenzioso della capacità produttiva del territorio.
Le crisi industriali, si legge nell’analisi, maturano nel tempo e richiedono capacità di lettura anticipata dei dati. Il tempo delle attese sembra ormai esaurito: la comunità di Avezzano e i dipendenti di LFoundry attendono ora azioni che vadano oltre le semplici dichiarazioni di principio, puntando a una trasparenza che permetta di pianificare il futuro economico della Marsica con maggiore serenità.
La posta in gioco è la sopravvivenza di un’eccellenza tecnologica che l’Italia non può permettersi di perdere in un momento storico in cui la produzione di microchip è diventata una priorità geopolitica globale.