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IL CONVEGNO ITINERARIO DI CONVIVENZA DETTA IL PASSO | ARTURO COMO CONSEGNA GLI ATTI A MARIO QUAGLIERI E ANGELO CIMINELLI

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IL CONVEGNO ITINERARIO DI CONVIVENZA DETTA IL PASSO | ARTURO COMO CONSEGNA GLI ATTI A MARIO QUAGLIERI E ANGELO CIMINELLI

Redazione-  Si compone di oltre ventiseimila parole la documentazione, relativa al Convegno Itinerario di Convivenza, ideato e promosso da Arturo Como. Fra i primi a ricevere questo scritto, quasi storico, l’assessore regionale Mario Quaglieri e il Presidente del comitato regionale FISI Angelo Ciminelli.

Una scelta legata all’attenzione e all’operatività che l’assessore regionale ha riservato, già da qualche anno, alle preoccupazioni e alle progettualità proposte da Arturo Como, in merito al destino dello Sci di Fondo. Non da meno il comportamento del Comitato Regionale FISI presieduto dal laborioso Angelo Ciminelli, il quale senza esitazione ha supportato e immediatamente compreso l’importanza di dotare le località a vocazione fondistica di impianti di innevamento artificiale, le conseguenze dei cambiamenti climatici possono trovare soluzione, solo nelle dotazioni impiantistiche.

Che Itinerario di Convivenza non fosse destinato a restare solo uno scambio di buoni propositi e affettuose strette di mano, lo si era compreso sin dall’inizio dei lavori di quella mattina del 5 dicembre scorso ad Alfedena. Una didascalia impegnativa faceva da supporto ad un titolo che già da solo conquistava centralità. A porre l’attenzione su un’Alfedena che per posizione, storia, vocazione, non è paragonabile ad altre piccole realtà, aveva provveduto, altresì, l’occhiello:” Alfedena Cerniera fra l’Alto Sangro Turistico Sportivo e il Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise. Primaria conseguenza di questo poker di assi calato sul tavolo congressuale, il coinvolgimento di relatori dalle comprovate competenze, con formazioni ampiamente eterogene. Non solo quel giorno, ma nei giorni a seguire l’importanza della tutela della salute dello Sci di Fondo, restò argomento attenzionato. Le forze politiche regionali, unitamente a tutte le altre espressioni presenti, presero a cuore la richiesta di aiuto lanciata da Arturo Como, si doveva intervenire per scongiurare che i cambiamenti climatici continuassero a minare il futuro dello Sci di Fondo, con tutti i danni che ne sarebbero conseguiti. Il successo dell’iniziativa non restò un fatto isolato e convinse Arturo Como che l’attenzione, come gli imponevano i suoi ruoli sportivi, primo fra tutti quello di referente FISI per lo Sci di Fondo del Centro Sud Italia, andava estesa a metà stivale. Ne conseguì che il 20 febbraio scorso, presso la Sala Giacomo Matteotti della Camera dei Deputati, ad occupare i posti a sedere vi erano i comitati regionali FISI del Centro Sud Italia, tutte realtà prive di impiantistica sportiva, che vivono l’incertezza dell’allenamento e della disputa di gare da anni. Una cosa impensabile solo pochi mesi prima, a contrarre impegno con il convegno Itinerario di Convivenza, questa volta vi era un sottotitolo ancora più significativo: “Il NOI dello Sci di Fondo del Centro Sud Italia”.

Arturo Como, pertanto, partendo dalla sua Alfedena, dove ogni sua iniziativa, in tal senso, era rimasta inascoltata, persino l’attuazione di un protocollo d’intesa firmato da otto municipalità locali, di cui Alfedena stessa capofila, afferente proprio all’impiantistica per lo Sci di Fondo disatteso, era arrivato da solo, con le sole proprie forze e proprie risorse economiche alla Camera dei Deputati. Al suo fianco la politica regionale per voce dell’Assessore Quaglieri, la politica nazionale nella persona del senatore Liris, del deputato Testa, dell’onorevole Pagano, del senatore Orsomarso. Non si tralascino le presenze a sostegno del presidente del Parco Nazionale Cannata, per Sport e Salute Caiazzo, Scelli per la Protezione Civile. Itinerario di Convivenza quindi, nel giro, di pochi mesi ha fatto incetta di presenze importanti e di risultati.

L’iter di consegna della trascrizione dei lavori attinenti ai due convegni, condotti e seguiti da Cesira Donatelli, è iniziato nel cuore di Ovindoli, durante l’inaugurazione dell’Elisuperficie HEMS, realizzazione in cui il sindaco Angelo Ciminelli ha creduto profondamente.

Un momento significativo dove la montagna e le aree interne sono state protagoniste assolute. La salute, lo sport, la montagna hanno bisogno di vedersi restituita l’attenzione che meritano. Al taglio del nastro dell’opera, nel pieno cuore del Piano delle Rocche, Arturo Como ha inteso coniugare l’inizio della consegna degli atti di Itinerario di Convivenza, un “gemellaggio” dal valore intrinseco molto alto, dove la salute, lo sport e la montagna aprono dialoghi continui e tutti composti al benessere, alla speranza di una qualità di vita migliore. I territori per crescere hanno bisogno di uomini e donne dalle visioni profonde e capaci di sinergie ampie.

Un lavoro e un impegno quello di Como per lo Sci di Fondo abruzzese e di tutto il Centro Sud Italia che non ha lasciato indifferente il Presidente FISI Flavio Roda, ogni “edizione” di Itinerario di Convivenza ha registrato la presenza del Consigliere Federale Carlo Dal Pozzo, dei tecnici Paolo Rivero e Tommaso Tamburro. In piene Olimpiadi Milano Cortina 2026 a dare man forte all’idee di Arturo Como alla Camera dei Deputati vi erano, anche, la consigliera Bianca Zupi e come sempre, il campione Olimpico Marco Albarello. Non solo amicizie e rispetto reciproco, ma grande amore per lo Sci di Fondo e per gli atleti che intendono continuare a praticarlo, questo animo fanno fare squadra e che squadra!

L’impegno che la politica ha esternato ad Arturo Como nello svolgimento di Itinerario di Convivenza non ha eguali, si è, sin da subito, partiti con un lavoro su tavoli regionali e si procederà a livelli interregionali. A stretto giro la consegna degli atti riguarderà la politica nazionale e gli intervenuti durante le due giornate. Meritevole di riguardo e presente nell’elenco dei destinatari del documento la figura preziosa del presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso. Occasioni d’incontro che non solo raccontano di un lavoro condiviso e partecipato, ma si tradurranno, in ulteriori segmenti lavorativi per tutto il Centro Sud Italia.

Itinerario di Convivenza, non è mai stato solo un titolo, è sempre stata una realtà valida e necessaria, il cammino che sta compiendo ne è la prova, tutto reale, tangibile e documentato.

I tanti che hanno disatteso, pensando di fermarmi, inconsapevolmente, mi hanno fatto mettere in campo forze e volontà che non avevo messo in conto di utilizzare, dichiara Arturo Como. Il tutto facile non mi avrebbe permesso di provare emozioni e soddisfazioni forti come quelle che sto provando e meno avrebbe dato risalto a cosa lo Sci di Fondo ha rappresentato e deve continuare a rappresentare per tanti luoghi e per tanti giovani. Posso solo dire grazie ai referenti politici regionali e nazionali, non dimenticherò mai neppure la vicinanza di funzionari ministeriali, dei presidenti di associazioni e commissioni, delle scuole, del nostro vescovo, delle redazioni giornalistiche, di chi di sport e volontariato ne ha fatto una missione.

Se lo Sci di Fondo ha messo d’accordo tante realtà differenti, posso solo pensare che è una disciplina amata trasversalmente a cui tutti tributano e riconoscono valori e meriti fuori dal comune, oltremodo fiero di non aver girato la testa dall’altro alto. Il fine giustifica i mezzi e le azioni!

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Calcio

Roma e Inter si dividono l’Olimpico: doppio Koné e doppio Lautaro per un pareggio da scudetto

Spettacolo, gol, errori e una rimonta da batticuore! Il primo vero big match in chiave scudetto della nuova Serie A non ha assolutamente tradito le aspettative. Sul prato dell’Olimpico, Roma e Inter si annullano a vicenda pareggiando 2 a 2 in una partita dalle due facce, lasciando entrambi gli allenatori con l’amaro in bocca. Nel primo tempo i giallorossi di Gasperini impartiscono una vera e propria lezione di tattica e intensità: il pressing alto asfissia il centrocampo nerazzurro e permette alla Roma di portarsi sul doppio vantaggio (2-0 all’intervallo) grazie a due fulminei e identici inserimenti del centrocampista Koné. Sembra una disfatta per i campioni d’Italia, ma nel secondo tempo si risveglia l’orgoglio del capitano! Lautaro Martinez si prende la squadra sulle spalle e accorcia le distanze dopo appena un minuto dalla ripresa, su assist di Thuram. La Roma cala fisicamente, Malen spreca clamorosamente il colpo del k.o. tirando in faccia al portiere Martinez, e al 79′ arriva l’inevitabile pareggio firmato ancora una volta dal Toro Lautaro. Le statistiche dicono che l’Inter ha creato di più (sfiorando persino la vittoria nel recupero con Thuram), ma l’allarme per Chivu è suonato: la sua squadra ha già incassato 8 gol in 5 partite! Roma e Inter vanno così alla sosta per le Nazionali appaiate in vetta alla classifica con 13 punti, ma con tanti compiti a casa da fare. Leggi l’analisi tattica completa del big match nel nostro articolo 👇

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Roma Vs Inter

Roma – Quando due filosofie calcistiche così profonde e diametralmente opposte si scontrano sotto i fari illuminati a giorno del palcoscenico più affascinante d’Italia, il risultato non può che essere una sceneggiatura degna di un thriller hollywoodiano. Il primo, vero e attesissimo big match in chiave scudetto di questa scoppiettante Serie A non ha assolutamente tradito le immense aspettative della vigilia. Sul prato perfetto dell’Olimpico, la Roma spettacolare e aggressiva di Gian Piero Gasperini e l’Inter campione in carica guidata da Cristian Chivu hanno dato vita a novanta minuti di pura adrenalina, chiudendo le ostilità con un rocambolesco e spettacolare 2 a 2.
Un pareggio ricco di gol che, al fischio finale del direttore di gara, lascia inevitabilmente e curiosamente tutti i protagonisti soddisfatti solamente a metà. Da un lato, il catino giallorosso ha il gigantesco e amaro rammarico di non aver saputo azzannare la preda, sprecando l’incredibile e meritato doppio vantaggio (2-0) accumulato con feroce cinismo al termine di un primo tempo letteralmente dominato. Dall’altro lato, i nerazzurri escono sì imbattuti e orgogliosi dalla trasferta più complessa del campionato contro la squadra fisicamente più in forma del momento, ma portano con sé l’inquietudine palpabile di una fragilità difensiva cronica e di una manovra offensiva tenuta in piedi quasi esclusivamente dall’istinto selvaggio e dalla cattiveria agonistica del proprio capitano, l’imprescindibile Lautaro Martinez.

Il capolavoro tattico di Gasperini: pressing e il doppio colpo di Koné

La primissima frazione di gioco è stata un vero e proprio manifesto del credo calcistico “gasperiniano”. L’intensità messa in campo dai padroni di casa è stata brutale e asfissiante: la Roma non ha mai rinunciato alla famelica pressione alta, andando a mordere le caviglie degli avversari fin dentro la loro area di rigore. Il vero capolavoro tattico del tecnico di Grugliasco, però, si è materializzato in mezzo al campo, dove i suoi pretoriani sono riusciti a disinnescare totalmente la cabina di regia nerazzurra, approfittando anche della serata decisamente opaca e imprecisa del trio formato da Barella, Zielinski e Jones.
Il dominio territoriale e atletico dei capitolini si è trasformato in oro colato grazie a due azioni quasi speculari, vere e proprie fotocopie di schemi provati e riprovati in allenamento: cross taglienti provenienti dalla fascia destra e inserimenti letali da dietro, colpevolmente non letti e non seguiti dalla sbandata retroguardia interista. In entrambe le circostanze (al 6′ e poi al 37′ minuto), il centrocampista Koné si è ritrovato liberissimo, senza alcun marcatore a disturbare la sua corsa, per colpire a rete con freddezza glaciale e battere l’incolpevole portiere Martinez. A onor del vero, l’Inter (sfruttando gli inevitabili corridoi lasciati sguarniti dalla linea difensiva altissima della Roma) ha avuto tre clamorose chance per pareggiare, colpendo persino un legno clamoroso con Bastoni. Eppure, il 2 a 0 dell’intervallo, sebbene forse leggermente ingeneroso per le occasioni create dai milanesi, fotografava alla perfezione la vulnerabilità tattica della squadra di Chivu contro la dirompente compattezza giallorossa.

La reazione da campioni: il Toro prende l’Inter sulle spalle

Chiunque si aspettasse una Roma in gestione e un’Inter rassegnata nel secondo tempo, non aveva fatto i conti con il DNA dei campioni d’Italia e, soprattutto, con l’orgoglio sconfinato di Lautaro. È bastato un solo, misero minuto dalla ripresa delle ostilità per riaprire completamente i giochi: il capitano serve uno splendido filtrante in profondità per la corsa di Marcus Thuram, segue in maniera famelica l’azione, raccoglie l’assist di ritorno del compagno e piazza una coltellata chirurgica all’angolino basso.
Il gol incassato a freddo taglia letteralmente le gambe alla Roma, che improvvisamente inizia a pagare il conto salatissimo delle enormi energie fisiche bruciate nel primo tempo. Il pressing forsennato cala di intensità, le distanze si allungano e la partita si incattivisce, diventando sporca e frammentata. L’Inter prende in mano il comando delle operazioni, pur senza trasformarsi nell’inarrestabile rullo compressore ammirato in altre uscite stagionali. La manovra nerazzurra è compassata e manca di reale continuità, esponendosi persino a ripartenze sanguinose: clamorosa l’occasione per il colpo del k.o. sprecata dal romanista Malen, che spara da zero metri centrando clamorosamente in pieno volto il portiere Martinez in uscita disperata.

Il pareggio finale e i compiti a casa verso la sosta Nazionali

Alla lunga, però, il maggior tasso tecnico e l’infinita panchina dell’Inter fanno la differenza. La pressione degli ospiti diventa tambureggiante e, al minuto 79′, l’ennesima folata offensiva porta alla zampata vincente del solito, immenso Lautaro, che fissa il punteggio sul definitivo 2 a 2 ammutolendo la Curva Sud. Nei minuti finali i nerazzurri avrebbero persino la palla per vincere, ma Thuram, beffando il portiere Svilar in controtempo, sfiora incredibilmente il palo esterno.
Una vittoria in rimonta sarebbe forse stata una punizione eccessiva per l’ottima Roma di Gasperini, anche se le fredde statistiche finali pendono a favore dell’undici di Chivu (2.37 xG contro l’1.68 dei capitolini, 5 tiri in porta a 4 e ben 5 grandi occasioni create contro 3). C’è però un dato allarmante che tormenterà le notti dell’allenatore interista: gli 8 gol subiti in sole 5 partite di campionato. Un numero inaccettabile per chi vuole cucirsi la seconda stella consecutiva sul petto, indice di un problema sistemico di equilibrio e di connessione tra i reparti che va ben oltre i semplici errori difensivi individuali. Adesso la sosta per le Nazionali arriva come una benedizione per entrambi i tecnici: si andrà al riposo guardando tutti dall’alto della classifica, appaiati in vetta a quota 13 punti. Chivu avrà due settimane intere per registrare i meccanismi della retroguardia, mentre Gasperini (che vede allungarsi la maledizione che gli impedisce di battere l’Inter dal lontano 2016) dovrà studiare un modo per gestire meglio le energie dei suoi ragazzi, evitando che un calcio così totalizzante e dispendioso diventi controproducente nei secondi tempi.

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Calcio

Addio al baffo leggendario di Sandro Mazzola: il calcio italiano piange la bandiera eterna dell’Inter

Il calcio italiano piange calde lacrime e dice addio a una delle sue leggende assolute e immortali. Nella tarda e silenziosa serata di venerdì, all’età di 83 anni, si è spento nella sua casa in Brianza l’immenso Sandro Mazzola, storica, inimitabile ed eterna bandiera dell’Inter. L’annuncio ufficiale del drammatico lutto è stato dato nel cuore della notte proprio dalla società nerazzurra (con le parole commosse del Presidente Marotta e dell’allenatore Chivu). Figlio del grandissimo Valentino (l’indimenticabile capitano degli “Invincibili” scomparso nella tragica strage di Superga quando Sandro aveva solo 6 anni), Mazzola è cresciuto calcisticamente sui campetti dell’oratorio milanese, fino a essere “adottato” e cresciuto tecnicamente da divinità del calcio come Benito Lorenzi e Giuseppe Meazza. Da quel momento, il “Baffo” più famoso d’Italia ha indossato una e una sola maglia per tutta la sua intera, trionfale carriera, scrivendo pagine di gloria indimenticabili per i tifosi nerazzurri e per la Nazionale. Leggi tutti gli emozionanti aneddoti della sua infanzia (dalle sfide all’oratorio contro Celentano al ricordo struggente del padre) nel nostro articolo di omaggio 👇

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Sandro Mazzola

Milano – Il calcio, quello romantico, quello fatto di sudore, fedeltà assoluta ai colori e leggende tramandate di padre in figlio, ha appena perso uno dei suoi capitoli più belli, luminosi e struggenti. Una vera e propria bandiera eterna del nostro sport ci ha improvvisamente lasciato, portando con sé un pezzo inestimabile di storia dell’Italia del dopoguerra. Nella tarda e silenziosa serata di venerdì, all’età di 83 anni, si è spento serenamente nella sua casa di Vedano Olona, nel verde della Brianza, l’immenso Sandro Mazzola.
Con la sua scomparsa se ne va per sempre uno dei beniamini più amati, rispettati e venerati dal popolo interista, ma anche e soprattutto un campione di straordinaria eleganza (sia in campo che fuori) capace di unire sotto un unico, grande applauso i tifosi di tutte le squadre italiane. La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo, scatenando un’ondata di incolmabile commozione e cordoglio, perché il mitico “Baffo” non era solamente un formidabile attaccante: era il simbolo vivente di un calcio che non esiste più, un uomo che ha saputo onorare fino all’ultimo respiro la maglia che ha amato e la memoria di un padre altrettanto immortale.

Il cordoglio nel cuore della notte: le lacrime del mondo nerazzurro

L’ufficialità della tragica notizia è arrivata nel cuore della notte, diffondendo un velo di tristezza su tutta la città di Milano. È stato proprio il club della sua vita a dare il doloroso annuncio, attraverso un toccante comunicato apparso sui canali social ufficiali della società alle 0.41 in punto.
Le parole scelte dalla dirigenza hanno racchiuso in poche righe il dolore di milioni di tifosi: “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il Vice President Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”. Questo abbraccio virtuale è diventato in poche ore un’infinita catena umana di messaggi, ricordi e aneddoti, a testimonianza di quanto questo straordinario campione fosse radicato nel tessuto connettivo e nell’identità stessa della squadra milanese.

Un destino segnato dal lutto: la pesante ombra della tragedia di Superga

La storia umana e sportiva di Alessandro (per tutti semplicemente Sandro o Sandrino) è un romanzo intriso di gloria ma nato da un dolore atroce e inimmaginabile. Sulle sue spalle, fin da piccolissimo, ha dovuto sopportare un fardello emotivo schiacciante: il ricordo e l’eredità di un papà che al mondo pareva invincibile.
Sandro aveva solamente sei anni, cinque mesi e ventitré giorni quando il destino gli strappò brutalmente la figura paterna nella maledetta, tragica e famosissima strage di Superga, che spazzò via in un istante l’intero squadrone degli Invincibili del Grande Torino. Come ha ricordato la stessa società nerazzurra nel suo tributo, il piccolo Sandrino, in quei giorni di lutto nazionale, vedeva i volti distrutti della gente che lo abbracciava, che gli accarezzava la testa in lacrime, e si domandava ingenuamente cosa stesse succedendo. Tutto ciò che era stato l’immenso Valentino Mazzola, il figlio Sandro dovette impararlo e conoscerlo solo attraverso l’epica dei racconti, tramandati giorno per giorno da chi aveva avuto il privilegio di vederlo giocare. Da quel dolore profondissimo, Sandro trasse la forza per costruire il suo sogno, senza mai farsi schiacciare dal peso del cognome.

L’oratorio, le sfide con Celentano e le lezioni di Giuseppe Meazza

Ma il destino, a volte, sa essere clemente e regala incontri capaci di cambiare il corso di una vita. La leggenda del “Baffo” iniziò a prendere forma in modo genuino e verace sull’asfalto sbucciato dell’oratorio San Lorenzo a Milano, nel cuore di Porta Ticinese. Erano gli anni delle interminabili sfide a tutto campo, giocate fino al calar del sole, persino contro un giovanissimo e scatenato Adriano Celentano.
A prendersi cura di lui e del fratello, diventando di fatto dei padri putativi, furono due divinità assolute della storia dell’Inter: il leggendario Benito Lorenzi e il divino Giuseppe Meazza. Lorenzi si presentò un giorno a casa della madre di Sandro, nella vicina Cassano d’Adda, portando in dono un paio di scarpette da calcio e un pallone vero, un gesto di un’umanità straordinaria che cambiò tutto. Meazza, invece, lo prese sotto la sua preziosa ala protettrice, crescendolo tecnicamente sul campo e insegnandogli tutti i segreti più intimi e complessi del gioco del calcio. A soli 8 anni, Sandro e suo fratello diventarono le amate mascotte ufficiali dell’Inter, vivendo le loro giornate tra il campo di allenamento, gli spogliatoi carichi di tensione e il prato verde dello stadio, formando così un’identità e un’appartenenza nerazzurra totale, viscerale e indissolubile, che lo avrebbe accompagnato per tutta l’esistenza. Addio, grandissimo Sandrino.

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Sport

Il metodo Gattuso rigenera la Lazio: spogliatoio unito e concorrenza spietata per conquistare il campo

La ricetta segreta per volare in Campionato? Meritocrazia, sudore e un gruppo unito come una falange! La nuova Lazio targata “Rino” Gattuso vola a quota 10 punti nelle prime 4 giornate di campionato grazie a un metodo infallibile: nessuno ha il posto assicurato. L’allenatore calabrese ha imposto la sana e spietata concorrenza interna come regola di vita a Formello, utilizzando già la bellezza di 24 giocatori diversi! Dalle certezze granitiche di Frattesi e Zaccagni, passando per i ballottaggi continui in attacco, Gattuso cambia uomini non per indecisione, ma per premiare concretamente chi dà il massimo durante gli allenamenti della settimana. Inoltre, l’ex centrocampista è riuscito nell’impresa di compattare lo spogliatoio, creando un vero e proprio “scudo” per isolare la squadra dalle pesanti contestazioni ambientali dei tifosi contro la società di Lotito. Vuoi scoprire tutti i dettagli sulle nuove gerarchie biancocelesti e sui minutaggi dei giocatori? Leggi l’approfondimento sportivo nel nostro articolo 👇

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Gattuso

Formello (Roma) – Il calcio moderno insegna che le partite non si vincono solamente la domenica pomeriggio o il sabato sera davanti ai tifosi, ma si vincono prima di tutto dal martedì al venerdì, sul campo d’allenamento, sudando e lottando per una maglia da titolare. Questa è sempre stata la filosofia di vita e di sport di Gennaro “Rino” Gattuso, e oggi questa mentalità feroce e instancabile è diventata a tutti gli effetti il nuovo marchio di fabbrica della sua Lazio.
La parola d’ordine che rimbomba tra i corridoi del centro sportivo di Formello è “Meritocrazia”. Con il tecnico calabrese non esistono posti fissi, non ci sono privilegi e nessuno può permettersi di vivere di rendita. Avanti chi merita, senza guardare i nomi dietro le maglie. Il lavoro duro paga sempre, e i frutti di questa rivoluzione psicologica e tattica sono sotto gli occhi di tutti: la squadra ha un’identità granitica, corre per novanta minuti e il conto in classifica ha finora portato in cassa un tesoretto preziosissimo di ben 10 punti raccolti nelle primissime quattro giornate di campionato. Numeri che testimoniano quanto la compattezza del gruppo stia facendo la differenza in un ambiente non sempre facile da gestire.

Nessun escluso: la gestione totale della rosa a disposizione

Il capolavoro tattico e gestionale di Gattuso risiede proprio nella sua incredibile capacità di far sentire tutti importanti, tenendo l’intero gruppo costantemente sulla corda. In poche gare ufficiali, l’allenatore ha già schierato e utilizzato praticamente l’intera rosa a sua disposizione. Le statistiche parlano chiaro: sono state ben 24 le pedine schierate in campo fin dal primo minuto oppure a gara in corso.
All’appello dei calciatori di movimento, ad oggi, mancano solamente il giovane Przyborek e Danilo Cataldi (il quale è stato comunque convocato simbolicamente e aggregato al gruppo per la sfida caldissima contro il Milan). Il gruppo squadra è stato volutamente allargato, e cerca di tornare a respirare un’aria di grande ambizione proprio attraverso la sana e agguerrita concorrenza interna. Ognuno deve dare il centouno per cento in ogni singolo tocco di palla per trovare lo spazio desiderato. Il tecnico, con il suo carisma travolgente, ha guadagnato fin dal primo giorno la fiducia totale e incondizionata dello spogliatoio, diventando uno scudo e un faro per una squadra che deve essere brava a slalomeggiare e a isolarsi dalle pesanti difficoltà ambientali legate alla nota contestazione dei tifosi nei confronti del presidente Claudio Lotito.

Ballottaggi continui e gerarchie azzerate per superare i limiti

L’approccio dell’allenatore non prevede gerarchie scolpite nella pietra. I ballottaggi sono continui e le gerarchie si modificano settimana dopo settimana: sono esclusivamente le prestazioni e la condizione atletica a dettare le mosse di formazione di partita in partita. Gattuso sa benissimo che la primissima e più difficile sfida della Lazio è quella contro sé stessa e contro i propri antichi limiti caratteriali.
L’idea di base è che tenere tutti sulla corda sia il modo migliore per non adagiarsi sugli allori e per non legarsi a un destino anonimo a metà classifica, senza sbocchi su obiettivi concreti europei. L’allenatore chiede il massimo impegno agonistico e, in cambio, promette e garantisce massima apertura e opportunità nei confronti della rosa, a cui nel recente passato sono stati fortunatamente tolti gli scontenti cronici e la stragrande maggioranza dei giocatori con il contratto in scadenza (tra cui sono rimasti i soli Cataldi, Cancellieri e Lazzari). Nessuno si sente tagliato fuori, a parte i pochissimi giocatori depennati ufficialmente dalla lista dei 25 per precise logiche societarie.

Il minutaggio intelligente e le risorse vitali dalla panchina

Un’analisi accurata dei minutaggi distribuiti finora dimostra come Gattuso cambi idea non per confusione o indecisione, ma per sincero riconoscimento dell’impegno profuso in allenamento. Il campo ha visto transitare giocatori cardine e nuove scommesse. Si va dai 450 minuti complessivi giocati dai fedelissimi Mandas, Provstgaard e Zaccagni (quest’ultimo sostituito solamente nel concitato recupero della delicata trasferta di Udine), fino ad arrivare ai primissimi 7 minuti del debuttante Diogo Leite (adattato intelligentemente sul centrodestra).
Le chance sono accuratamente condivise in ogni reparto del campo: se Pedraza ha perso la titolarità alla terza giornata, a sinistra ora c’è la freccia Tavares, ma tutti hanno avuto la loro occasione. Anche a centrocampo e in attacco la giostra gira a meraviglia: Taylor e Frattesi sono diventati i padroni indiscussi della linea mediana, Belahyane è stato rilanciato in cabina di regia per sopperire allo stop di Rovella, mentre Cancellieri e Isaksen vivono in un sano e produttivo ballottaggio offensivo. Persino a Gudmunsson è bastata pochissima autonomia per lasciare un timbro decisivo, segno che chi entra dalla panchina ha la piena consapevolezza di poter stravolgere le sorti della partita.

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