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Attualità

Il welfare del futuro si progetta a Palazzo Valentini: Evoluzione e Libertà blinda il patto di ferro tra Terzo Settore e Comuni per salvare il volontariato

Il mondo del volontariato e della cooperazione sociale si prende il centro della scena istituzionale a Roma! 🏛️🤝✨ Grande successo oggi pomeriggio a Palazzo Valentini per il convegno nazionale “Il nuovo protagonismo del Terzo Settore”, dove esperti e amministratori si sono confrontati sulla rivoluzione dell’amministrazione condivisa e sul Codice del Terzo Settore. Una delegazione d’élite del partito Evoluzione e Libertà, guidata dal dirigente ANCI Lazio Gianluca Quadrini e dal consigliere di Ceprano Carmine Cosma, ha blindato il sostegno del movimento alle associazioni: “Basta burocrazia, il volontariato è l’asse portante delle nostre comunità”. Scoprite tutti i dettagli del piano e gli interventi dei relatori nel nostro articolo! 👇❤️🇮🇹

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Palazzo Valentini

Roma – Ci sono momenti in cui le aule della politica e i palazzi storici delle istituzioni devono spogliarsi delle fredde liturgie burocratiche per trasformarsi in autentiche officine di pensiero, spazi di ascolto e presidi di coesione sociale. Il welfare di prossimità e il dovere civile della sussidiarietà rappresentano oggi l’unico vero scudo protettivo rimasto a difesa delle famiglie e delle persone più fragili all’interno delle nostre comunità, messe a dura prova dalle nevrosi della modernità e dall’asfissia degli schermi digitali. Oggi pomeriggio, venerdì 11 settembre 2026, la prestigiosa e solenne Sala Di Liegro di Palazzo Valentini a Roma è stata teatro di una mobilitazione di altissimo profilo istituzionale, ospitando con una straordinaria affluenza di pubblico ed esperti il convegno intitolato “Il nuovo protagonismo del Terzo Settore”. Un appuntamento cruciale nato per radiografare la rivoluzione dell’amministrazione condivisa e le nuove sfide del Codice legislativo nazionale.

A testimoniare la portata strategica ed etica dell’incontro è stata la partecipazione compatta e qualificata di una delegazione di primissimo piano del partito Evoluzione e Libertà. Il movimento ha voluto fare quadrato attorno alle reti del volontariato schierando i suoi massimi vertici territoriali e nazionali: il Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole Dirigente di ANCI Lazio, Gianluca Quadrini, e il Consigliere Comunale di Ceprano, Carmine Cosma. Ai lavori del summit romano ha preso parte attiva anche l’onorevole Michetelli in rappresentanza ufficiale di Roma Città Metropolitana, suggellando un’alleanza di scopo trasparente tra lo Stato, gli enti locali e il mondo dell’associazionismo no-profit, taccuino alla mano e obiettivi definiti.

La logistica della sussidiarietà: dal RENTS al ruolo chiave di Lorenzo Ferraro

Il cuore del dibattito si è addentrato nei meandri tecnici e operativi delle nuove normative, sviscerando il funzionamento del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS/RENTS) e i modelli innovativi di co-progettazione tra pubblico e privato sociale. Il tavolo dei relatori ha visto l’intervento d’eccellenza di Lorenzo Ferraro, figura di spicco del partito Evoluzione e Libertà per i Municipi di Roma Capitale, che ha relazionato con rigore scientifico forte dei suoi prestigiosi ruoli di Vicepresidente di Confassociazioni, Presidente dei Cavalieri di San Martino e Vicepresidente della San Martino Onlus. Al suo fianco, a blindare la sensibilità del movimento, era presente anche Angelo Tomaselli, dirigente del partito con delega specifica alle Politiche Sociali. L’amministrazione condivisa cessa così di essere una mera teoria giuridica per farsi risorsa terapeutica quotidiana, capace di snellire i tempi della burocrazia amministrativa.

«L’incontro di oggi rappresenta un momento di profonda riflessione sulle nuove sfide della cittadinanza attiva», ha dichiarato con spavaldo ottimismo a margine del convegno il Consigliere Provinciale Gianluca Quadrini, evidenziando il valore del lavoro di squadra. «Il Terzo Settore costituisce l’asse portante del welfare di prossimità nei nostri territori. In qualità di rappresentanti di ANCI Lazio e del partito Evoluzione e Libertà, riteniamo essenziale tradurre questi confronti in un impegno politico costante. Sostenere gli Enti del Terzo Settore significa dotare i Comuni di strumenti moderni, capaci di valorizzare il volontariato e rispondere con tempestività ai bisogni reali dei cittadini, tessendo una rete virtuosa tra istituzioni e società civile».

Dalla Ciociaria alla Capitale: il protagonismo delle associazioni locali

La necessità di creare un canale di comunicazione stabile e fluido tra le decisioni della Capitale e le esigenze reali dei piccoli municipi della provincia è stata rimarcata con assoluta fermezza dal dirigente Carmine Cosma. L’onestà intellettuale e il pragmatismo dei rappresentanti della Ciociaria si fanno scudo contro il rischio di isolamento delle aree interne, pretendendo che ogni riforma diventi una pratica reale a tutela del merito e dell’inclusione sociale.

«Partecipare a un dibattito così ricco di contenuti ci restituisce la misura di quanto il territorio locale debba camminare a fianco del Terzo Settore», ha aggiunto con toni decisi ma improntati alla fiducia il Consigliere Comunale di Ceprano, Carmine Cosma. «Come amministratori abbiamo il dovere sacrosanto di recepire queste indicazioni e di favorire, anche a livello locale, la crescita e il protagonismo delle realtà associative che ogni giorno operano con dedizione per il bene comune». I riflettori a Palazzo Valentini si sono spenti, ma la marcia di Evoluzione e Libertà a difesa del sociale è appena cominciata: i taccuini amministrativi sono aperti, le scadenze del 2026 sono vicine e la rete del volontariato del Lazio sa di non essere più sola in questa difficile trincea.

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Esteri

Tra posti di lavoro e minacce globali: Trump ignora la sfida dei Data Center e dell’IA

“I data center sarebbero utili a qualunque comunità. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse più basse”. Così il presidente Donald Trump si è schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il presidente Usa, come spesso accade, mette in primo piano gli aspetti economici, senza considerare le altre preoccupazioni che la proliferazione dei data center suscita tra molti americani. Il 69% degli americani, infatti, è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità, mentre solo il 31% è favorevole. L’opposizione attraversa anche gli schieramenti politici: è contrario l’81% dei democratici, ma anche il 57% dei repubblicani. Tra gli indipendenti, gli oppositori arrivano al 71%.

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Donald Trump

Redazione-  “I data center sarebbero utili a qualunque comunità. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse più basse”. Così il presidente Donald Trump si è schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il presidente Usa, come spesso accade, mette in primo piano gli aspetti economici, senza considerare le altre preoccupazioni che la proliferazione dei data center suscita tra molti americani. Il 69% degli americani, infatti, è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità, mentre solo il 31% è favorevole. L’opposizione attraversa anche gli schieramenti politici: è contrario l’81% dei democratici, ma anche il 57% dei repubblicani. Tra gli indipendenti, gli oppositori arrivano al 71%.

Questa opposizione trasversale ai data center e all’intelligenza artificiale (IA) emerge anche dalle posizioni di due figure politiche collocate agli antipodi. Da una parte Steve Bannon, ex stratega e collaboratore di Donald Trump, esponente dell’ultradestra; dall’altra il senatore Bernie Sanders, leader della sinistra democratica. Entrambi condividono forti perplessità sulla proliferazione dei data center e sui rischi legati all’intelligenza artificiale.

I data center sono le strutture fisiche che consentono il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il loro consumo energetico è enorme e mette sotto pressione le reti elettriche locali. Inoltre, secondo i critici, la crescente domanda di energia rischia di rallentare la transizione verso le fonti rinnovabili. Per il loro funzionamento, i server hanno bisogno anche di ingenti quantità di acqua per evitare il surriscaldamento. Un problema particolarmente rilevante nelle aree degli Usa già colpite dalla scarsità idrica.

A questi problemi si aggiungono i rifiuti prodotti dalle apparecchiature elettroniche, che possono contenere metalli e materiali tossici. Ma per molti americani la preoccupazione più immediata riguarda il lavoro. L’americano medio teme infatti che l’intelligenza artificiale possa eliminare milioni di posti di lavoro. Dario Amodei, cofondatore e AD di Anthropic, l’azienda di IA che ha creato i modelli Claude, ha sostenuto che il 50% dei posti di lavoro di livello base potrebbe scomparire nei prossimi cinque anni, con un possibile aumento della disoccupazione dal 10 al 20%.

Ancora più inquietanti sono i timori legati alla sicurezza. Alcuni Paesi potrebbero utilizzare l’intelligenza artificiale per scopi militari, mentre altri potrebbero sfruttarla con finalità terroristiche. Esiste però una preoccupazione ancora più radicale: che i modelli di IA possano arrivare ad agire autonomamente, sottraendosi al controllo degli esseri umani.

Un episodio di questo genere sarebbe avvenuto tra maggio e luglio del 2026. La vicenda, associata a Hugging Face, ha alimentato il timore di attacchi informatici non direttamente orchestrati da esseri umani. Un gruppo di modelli di IA aveva ricevuto istruzioni per risolvere un problema all’interno di una “sandbox”, un ambiente isolato. I modelli, però, avrebbero aggirato alcuni dei parametri imposti, agendo in maniera autonoma nel tentativo di raggiungere l’obiettivo.

È proprio questa possibilità a preoccupare maggiormente gli esperti: che sistemi sempre più sofisticati possano sviluppare comportamenti non previsti dai loro creatori. Il timore è che, senza guardrail e regole condivise a livello globale, l’IA possa arrivare a danneggiare gli esseri umani o, in prospettiva, a sostituirli in una parte crescente delle attività.

Il nuovo allarme è stato lanciato da tre ricercatori che lavoravano nella società dei fratelli Amodei, Anthropic, una delle aziende che ha già espresso dubbi sull’impiego dell’IA per obiettivi militari e si è scontrata con l’amministrazione Trump.

Ma la preoccupazione per i rischi dell’IA è emersa anche dalle dichiarazioni di Jacob Coxon, ricercatore che aveva lasciato OpenAI per collaborare con Anthropic. Dopo aver rassegnato le dimissioni anche da Anthropic, Coxon ha dichiarato che «le persone che sviluppano l’AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio».

Il vero punto di svolta, secondo questa prospettiva, arriverebbe se l’IA diventasse capace di migliorarsi autonomamente. L’episodio di Hugging Face, sostengono i suoi critici, avrebbe già mostrato un assaggio di questo rischio: gli agenti di IA avrebbero dimostrato la capacità di coordinarsi tra loro per raggiungere un obiettivo, arrivando persino a non seguire i comandi degli esseri umani.

Servirebbero dunque paletti a livello nazionale, ma negli Stati Uniti le aziende coinvolte nello sviluppo dell’IA si oppongono a una regolamentazione più stringente, citando soprattutto la concorrenza della Cina. Un timore che non può essere liquidato facilmente, ma che apre una questione più ampia: come regolamentare una tecnologia che non conosce confini nazionali?

Alcuni analisti sostengono infatti che la risposta ai rischi dell’IA dovrebbe essere globale, richiamando l’iniziativa del presidente americano Dwight Eisenhower. In un discorso alle Nazioni Unite, Eisenhower affrontò il problema della proliferazione nucleare e spinse per la creazione di organismi internazionali capaci di gestire la minaccia. Da quella spinta nacquero anche iniziative come la creazione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Il precedente nucleare, tuttavia, mostra anche i limiti della cooperazione internazionale: una dozzina di Paesi ha comunque sviluppato proprie armi nucleari. Ed è proprio la minaccia nucleare che il presidente americano Trump ha indicato come una delle ragioni dell’intervento militare nel Golfo Persico, sostenendo la necessità di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Trump, però, non sembra intenzionato a promuovere una regolamentazione dell’IA né a livello nazionale né internazionale e continua a rilanciare proposte e dichiarazioni controverse. Una delle ultime è stata la promessa di versare 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato alle prossime elezioni di medio termine, a novembre.

Il contrasto è evidente: mentre crescono i timori per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, sull’ambiente e sulla sicurezza, la Casa Bianca continua a puntare sull’espansione della tecnologia. La vera domanda, quindi, non è più se l’IA cambierà l’America e il mondo ma quanto velocemente avverrà e che ne sarà della nostra umanità.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Attualità

Svolta storica per la sanità, il Ministro Schillaci cede al pressing degli Ordini: in arrivo l’equiparazione degli stipendi contro le diseguaglianze nel SSN

Svolta epocale per gli stipendi della sanità italiana, il Ministro Schillaci apre all’equiparazione economica! 🩺💰🇮🇹 La Federazione Nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP celebra il successo di un pressing duraturo: il Presidente Diego Catania annuncia che nella prossima legge di bilancio e nel rinnovo del contratto CCNL verranno finalmente azzerate le storiche disparità salariali tra gli infermieri e i professionisti dell’area tecnica, della riabilitazione e della prevenzione. “Un atto dovuto e un passo fondamentale per la coesione del nostro SSN”. Scoprite tutti i dettagli della manovra e le reazioni nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Diego Catania

Roma – Ci sono professionisti silenziosi all’interno dei nostri ospedali e delle nostre cliniche territoriali che ogni giorno, con un rigore scientifico immenso, si prendono cura della salute pubblica, operando dietro i macchinari della diagnostica per immagini, scortando i pazienti nei percorsi di riabilitazione o vigilando sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Eppure, nonostante un patrimonio di competenze, soft skill e responsabilità civili identico a quello dei colleghi di reparto, l’architettura dei contratti nazionali li ha confinati per anni in una condizione di ingiusta e insostenibile disparità economica. Oggi, venerdì 11 settembre 2026, una ventata di trasparenza, equità e riscatto salariale investe finalmente il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), preannunciando la fine di una discriminazione storica e non più tollerabile per le finanze delle famiglie italiane.

La FNO TSRM e PSTRP (Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione) ha accolto con profonda, sincera e incondizionata soddisfazione le ultime, solenni dichiarazioni rilasciate dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci. Il capo del dicastero di Lungotevere Ripa ha infatti ufficialmente aperto le porte all’equiparazione di trattamento economico per l’intero comparto, riconoscendo la necessità vitale di valorizzare il personale sanitario attraverso la prossima legge di bilancio e le trattative serrate per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

La fine delle diseguaglianze: il pressing di Diego Catania a tutela del merito

Il superamento della diseguaglianza economica tra la figura dell’infermiere e le altre diciannove professioni sanitarie dell’area tecnica, riabilitativa e preventiva è stato l’obiettivo primario, etico e civile del nuovo Comitato centrale della Federazione. «Ringraziamo il ministro Schillaci per l’attenzione riconosciuta alle professioni sanitarie», dichiara con spavaldo orgoglio il presidente della FNO, Diego Catania, evidenziando come i dossier e i puntuali rilievi presentati al tavolo ministeriale abbiano finalmente fatto breccia nelle stanze della politica romana, trasformando una rivendicazione sindacale in un dovere istituzionale dello Stato.

L’intensa attività di consultazione e programmazione è iniziata già dall’anno precedente e, nel corso di questo 2026, ha visto lo svolgimento di numerosi incontri bilaterali. I vertici degli Ordini hanno riscontrato una piena, limpida e costante apertura al dialogo non soltanto da parte del Ministro Schillaci, ma anche all’interno delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato. I dati d’altronde parlano chiaro: la coesione e la tenuta sociale del nostro sistema sanitario passano inevitabilmente attraverso il riconoscimento del merito e la parità di dignità contrattuale tra i lavoratori che presidiano le corsie, azzerando le nevrosi causate da anni di disparità burocratiche.

Un atto dovuto per il SSN: «Pronti a firmare un accordo che guarda al futuro»

Per la Federazione nazionale, l’equiparazione economica non rappresenta affatto una concessione straordinaria, un favore politico o una scorciatoia assistenziale, bensì un risarcimento morale e professionale dovuto a migliaia di tecnici, educatori, logopedisti e fisioterapisti che operano quotidianamente nei diversi ambiti assistenziali del Paese. Valorizzare queste figure significa arginare la fuga dei cervelli e limitare al massimo l’esodo all’estero delle nostre migliori intelligenze mediche, offrendo ai giovani una prospettiva di stabilità e di futuro all’interno della propria terra.

«Siamo lieti di apprendere che le nostre istanze a breve saranno prese in considerazione», conclude con assoluta fermezza il Presidente Diego Catania, blindando la linea degli Ordini in vista della prossima manovra finanziaria autunnale. «L’equiparazione è una misura dovuta, nonché un passo decisivo nella direzione di una maggiore coesione dei professionisti del Servizio sanitario nazionale». I taccuini delle trattative si aprono, le scadenze della legge di bilancio si avvicinano: la sanità tecnica e della prevenzione alza la testa, pronta a firmare un contratto trasparente che metta, finalmente e per sempre, la dignità del lavoratore e la salute del cittadino sullo stesso identico piano.

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Economia

La mazzata della magistratura spegne l’Ex Ilva, l’allarme dell’UGL: “Rispetto per la sentenza di Milano, ma ora l’area a caldo rischia di far esplodere una bomba sociale”

La decisione del Tribunale di Milano gela l’Ex Ilva e fa tremare l’industria italiana! 🛑🏗️ Confermato il blocco dell’area a caldo a Taranto e scatta l’allarme rosso dei sindacati. Il segretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, lancia un monito durissimo: “Rispetto assoluto per la magistratura, ma senza soluzioni rapide rischiamo l’innesco di una bomba sociale devastante per migliaia di famiglie”. Un appello accorato al Governo e alle istituzioni per proteggere la continuità produttiva e i posti di lavoro dei metalmeccanici. Scoprite tutti i dettagli della sentenza nel nostro articolo! 👇❤️⚙️

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Antonio SPERA, Segretario Nazionale UGL Metalmeccanici

Taranto – Ci sono sentenze giudiziarie che non si limitano a scrivere una pagina di giurisprudenza tra le mura di un’aula di tribunale, ma che cadono come macigni sul destino industriale, economico e sociale di un’intera nazione. Quando l’ordinanza dei giudici impatta sui motori pulsanti di una fabbrica, il rischio reale è che il verdetto si trasformi nel fischio finale per migliaia di posti di lavoro, gettando nell’angoscia intere comunità che vivono del sudore di quel metallo. Questa mattina, venerdì 11 settembre 2026, lo scacchiere della siderurgia italiana è stato investito da una vera e propria scossa tellurica: il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza ufficiale che conferma il blocco immediato dell’area a caldo dello stabilimento Ex Ilva di Taranto. Un pronunciamento solenne che congela la produzione e riaccende i timori di un collasso occupazionale nel Mezzogiorno.

A intervenire a caldo a pochissimi minuti dal verdetto milanese, tracciando una linea di fermezza istituzionale unita a una profonda e sincera apprensione per le famiglie dei metallurgici, è stato Antonio Spera, segretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici. Il leader sindacale ha voluto innanzitutto blindare la posizione etica dell’organizzazione nei confronti dello Stato e dei Criteri di legalità. «Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Milano e, come organizzazione sindacale, ribadiamo con chiarezza che le sentenze vanno rispettate e la volontà della magistratura osservata», ha esordito Spera con assoluto rigore, per poi addentrarsi immediatamente nell’analisi delle drammatiche conseguenze economiche e industriali che rischiano di travolgere la Puglia e l’intero comparto manifatture della penisola.

Il blocco dell’altoforno e il rischio di un disastro industriale: l’appello dell’UGL

Il cuore della preoccupazione dei sindacati risiede nel fatto che l’area a caldo rappresenta il nucleo vitale e insostituibile dell’intero stabilimento di Taranto; fermare gli altiforni significa, di fatto, privare la struttura della materia prima, interrompendo la continuità e la logistica dei successivi reparti di finitura. Secondo l’UGL Metalmeccanici, la paralisi operativa determinerà un impatto devastante e immediato non solo sulla tenuta finanziaria del sito, ma soprattutto sulla salvaguardia dei livelli occupazionali, minacciando direttamente la sussistenza di oltre diecimila addetti tra interni e indotto, costretti a fare i conti con lo spettro della cassa integrazione o dei licenziamenti.

«È necessario che tutte le parti coinvolte si assumano fino in fondo le proprie responsabilità», incalza con spavaldo orgoglio il segretario nazionale Antonio Spera, chiedendo un’alleanza strategica immediata tra l’azienda e il Governo per trovare percorsi alternativi. «Bisogna lavorare subito alla ricerca di una soluzione che consenta di coniugare il rispetto delle decisioni della magistratura con la necessità di garantire la continuità industriale e occupazionale. Ciò che va evitato a tutti i costi è l’innesco di una vera e propria bomba sociale, con conseguenze pesantissime per migliaia di lavoratori, per le loro famiglie e per l’intero territorio». La cura del lavoro deve viaggiare di pari passo con la giustizia, senza che l’una escluda l’altra.

In trincea al fianco degli operai: la richiesta di una cabina di regia straordinaria

Dalle colonne di questo duro comunicato di vigilia, l’UGL si rivolge direttamente ai ministeri chiave a Roma, affinché non si adagino in una postura passiva di attesa burocratica ma mettano in campo ogni iniziativa utile e straordinaria per evitare che una vicenda giudiziaria si tramuti nell’ennesimo deserto occupazionale del Sud. Il sindacato ha confermato che non farà un solo passo indietro, mantenendo i propri delegati e le tute blu in stato di mobilitazione permanente a presidio dei cancelli, pronti a difendere il patrimonio di competenze industriali e la dignità del lavoro siderurgico italiano.

Il verdetto di Milano ha squarciato il velo delle illusioni: il tempo dei rinvii e delle tregue temporanee è scaduto questa mattina alle prime luci dell’alba. La sfida per Taranto si sposta ora sui tavoli di una programmazione d’emergenza che sappia governare la transizione ecologica senza spegnere la produzione. I lavoratori restano a guardia della fabbrica, con gli occhi lucidi ma la mente lucida e il cuore fermo, chiedendo allo Stato e all’Europa di fare la propria parte fino all’ultimo ciak di questa infinita e drammatica vertenza. Il cammino del riscatto è stretto, ma la Basilicata e la Puglia non si piegheranno all’indifferenza.

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