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L’ARMADIO DELLA VERGOGNA PER RICORDARE : STORIE DI UN’ ITALIA OCCUPATA DAI NAZIFASCISTI

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25 aprile festa della.liberazione

Redazione-  L’armadio della vergogna, storie di un’ Italia occupata dai nazifascisti e liberata il 25 aprile .Storie per non dimenticare. Storie per affermare la libertà di uomini e donne che con il movimento di resistenza ai nazifascisti che occupavano il paese ,coralmente, sacrificarono anche la vita .Storie di lotta contro le atrocità commesse , veri e propri crimini di guerra. Storie per ricordare la Resistenza italiana (1943-1945), una lotta corale che ha visto protagonisti uomini e donne uniti contro il nazifascismo. Oltre ai partigiani combattenti, circa 35.000 donne parteciparono attivamente alle azioni di guerra, mentre 70.000 aderirono ai Gruppi di Difesa della Donna, operando come staffette, combattenti e organizzatrici, spesso subendo torture e deportazioni .Fatiche , strazi, vittorie e gioie di

Una storia che ancora inquieta ,con la quale non si è voluto fare i conti e che ogni 25 aprile ,in ricordo della liberazione proprio dall’occupazione nazifascista ,occorre ricordare.Come dice la prof Michela Ponziani che ha scritto un libro su questo tema : “ gli italiani faticano ancora molto a fare i conti con quel periodo e perché permane nell’opinione pubblica una visione bonaria e autoassolutoria del Regime che alcuni vedevano come da operetta, che avrebbe fatto anche cose buone o per l’immagine degli italiani brava gente” .Storicamente :”Pezzi consistenti degli apparati, dell’amministrazione e della polizia si riciclano indenni in questo passaggio di transizione dalla Monarchia e dal fascismo alla Repubblica. Daranno vita a quell’anima nera della Repubblica che arricchisce anche tante leggende nere come quella narrazione per cui i Partigiani sarebbero stati nient’altro che assassini, terroristi, con le loro azioni sconsiderate o inutili perché tanto ci avrebbero liberato gli Alleati. Sono tutti temi della propaganda missina che prepotentemente ritornano a ondate nel dibattito pubblico”(1)

E dunque una storia in cui “Non si tratta di negare il dolore dei caduti”, sottolinea Ponzani, “ma di riconoscere le responsabilità storiche e le differenze tra chi combatteva per la libertà e chi sosteneva un regime dittatoriale”.

E tra le tante storie quella di un armadio (2) rinvenuto nel 1994 nel palazzo romano Cesi Gaddi in Via degli Acuqasparta,sede della procura militare nel quale erano contenuti fascicoli d’inchiesta riguardanti il periodo della seconda guerra mondiale .Le inchieste successive sulla vicenda contribuìrono a chiarire la mo le dei documenti e la loro gestione : una parte di 260 fascicoli fu inviata ai tribunali ordinari nell’immediato dopoguerra, un’altra di 695 fascicoli fu chiusa con il dispositivo di “archiviazione provvisoria” nel 1960, un’altra ancora composta da circa 1250 fascicoli fu inviata alle varie procure militari territorialmente competenti.

695 dossier e un Registro Generale riportante 2.274 notizie di reato , raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d’ Italia (1943-1945 ) dalle truppe nazifasciste.

Tutte violazioni punibili a norma delle leggi e dei trattati internazionali, relative al diritto bellico da parte di una o più persone, militari o civili. Violazione delle leggi di guerra come crimini di guerra.

In quel palazzo sede della procura militare, in uno sgabuzzino della stanza adibita a cancelleria della stessa Procura militare nel 1994 il procuratore militare Antonio Intelisano che si stava occupando del processo contro l’ex SS Erich Priebke rinvenne un armadio con le ante girate contro una parete da diversi anni . L’armadio conteneva documenti “archiviati provvisoriamente” decine di anni prima .

Tra questi documenti anche promemoria prodotto dal comando dello Special Operation Executive , dal titolo Atrocities in Italy (“Atrocità in Italia”), con stampigliato il timbro secret, frutto della raccolta delle testimonianze e dei risultati dei primi accertamenti effettuati sui casi di violenze da parte dei nazifascisti, che al termine della guerra era stato consegnato alla magistratura . Lo Special Operations Executive (SOE) fu un’organizzazione britannioca operante durante la seconda guerra mondiale voluta dallo stesso Churchill. Questa organizzazione mise in campo decine di agenti segreti per collaborare con i partigiani e comunque operare azioni di contrasto alle politiche della Germania hitleriana.Dopol’entrata in guerra da parte degli Stati Uniti d’America essa fu affiancata daun organismo creato dal generale americano “Wild Bill” Donovan , l’OSS (Office of Strategic Services, padre dell’attuale CIA , i cui agenti furono addestrati da membri del SOE. .

Dopo la liberazione di Mussolini, la RSI creò un nuovo esercito per sostenere la Germania nazista nella lotta contro gli Alleati e il crescente movimento partigiano. Le divisioni dell’ENR (come la Littorio, Italia, San Marco e Monterosa) furono poco utilizzate al fronte contro gli Alleati e impiegate perlopiù nella repressione della Resistenza. Unità d’élite della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), rimasero tra le formazioni più fedeli al fascismo e al Duce.

Due giornalisti, Franco Giustolisi e Alessandro De Feo con con una serie di inchieste: la prima pubblicata il 22 agosto 1996 dal titolo Una, cento, mille Ardeatine la seconda il 27 maggio 1999 Cinquant’anni di insabbiamenti fecero conoscere il contenuto di quello che Franco Giustolisi , continuandoi ad indagare , chiamò “l’armadio della vergogna” che è anche il titolo di un articolo appunto contiene il risultato di questa sua indagine. Inoltre Franco Giustolisi ( 3) analizzò le motivazioni dell’occultamento indicando nella ragion di Stato tale comportamento omissivo e pubblicando il carteggio tra il ministro degli esteri Gaetano Martino ed il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani che confermavano queste ipotesi.

Due libri ricordano questa vicenda dell’insabbiamento . Il primo di Franco Giustolisi L’armadio della vergogna che viene presentato testualmente così nel sito dell’editore : “A quindici anni dall’uscita in libreria, torna in una nuova edizione il libro che ha riportato l’attenzione sui delitti efferati compiuti dai nazifascisti contro civili inermi ― spesso donne, anziani, bambini ― nell’Italia occupata dopo l’8 settembre. Fra il 1943 e il 1945 decine di migliaia di persone furono vittime di 2273 stragi brutali compiute da nazisti e repubblichini lungo tutto il territorio del nostro paese. Un elenco tragico e infinito che comprende nomi ormai noti e tanti altri completamente sconosciuti: Stazzema, Marzabotto, Fivizzano, Conca della Campania, Barletta, Fossoli, Matera, Capistrello e cento altri comuni. Nei mesi successivi alla Liberazione, molti dei colpevoli furono individuati e su di loro furono aperti procedimenti penali. Ma nel 1947 una mano ignota mise tutto a tacere, e i fascicoli con i nomi dei responsabili di quelle stragi finirono sepolti dentro un armadio custodito in un palazzo di via degli Acquasparta, a Roma, sede della Procura generale militare. Non ci furono istruttorie, non ci furono processi. Tutto fu avvolto nel silenzio. Grazie a quell’armadio gli assassini hanno goduto di oltre mezzo secolo di impunità. Grazie a quell’armadio è stata consumata l’ingiustizia più grande nei confronti del popolo italiano. Prefazioni di Gian Carlo Caselli e Giovanni Maria Flick.

Il secondo di Daniele Biacchessi Eccidi nazifascisti L’armadio della vergogna, Jaca Book dscritto così nel sito dell’editore : “ Una nuova inchiesta di Daniele Biacchessi per non dimenticare le centinaia di eccidi nazifascisti contro civili italiani inermi. Siamo nella primavera 1994, il procuratore militare della Repubblica di Roma Antonino Intelisano è impegnato nell’indagine preliminare relativa alla strage delle Fosse Ardeatine. Il magistrato sta cercando in archivio una richiesta di autorizzazione a procedere che potrebbe essere contenuta negli atti del precedente processo contro Herbert Kappler. Dopo una lunga serie di ricerche affiora un pezzo di Storia italiana che riguarda gli eccidi nazifascisti avvenuti in centinaia di borghi italiani dal 1943 al 1945. Si tratta di incartamenti occultati attraverso un’archiviazione illegale, firmata il 14 gennaio 1960 dal generale Enrico Santacroce su ordine politico: si trovano in un locale adibito ad archivio nel Palazzo Cesi-Gaddi di Roma. I fascicoli sono stipati in un armadio in legno marrone. Nessuno lo cerca, nessuno lo vuole trovare. Chi lo ha nascosto per ben trentaquattro anni? Vengono alla luce 695 fascicoli raccolti in faldoni, stipati uno sull’altro. Biacchessi riapre i fascicoli, li confronta con le carte di vecchi e nuovi processi, incontra testimoni, familiari delle oltre 15 mila vittime, magistrati, avvocati, segue le tracce degli assassini rimasti di fatto impuniti e non più in vita, ricostruisce un mosaico composto da tasselli di verità celate. “

All’interno dell’armadio emersero fascicoli sulle più importanti stragi del periodo bellico, fra le quali l’eccidio di Sant’Anna di Stazzena, delle Fosse Ardeatine, la strage di Marzabotto, gli eccidi di Monchio e Cevarolo, di Capistrello , di Coriza, di Lero, di Scarpanto ,la strage del Duomo di San Miniato e gli eccidi dell’alto Reno .

Nel corso della XIV Legislatura (2001-2006) una Commissione parlamentare d’inchiesta (4)ha fatto luce sulla vicenda del cosiddetto “Armadio della vergogna”, dal titolo di una delle inchieste giornalistiche relative al ritrovamento, nel 1994, di circa 700 fascicoli contenenti denunce relative a crimini nazifascisti del periodo 1943-1945, e riguardanti circa 15.000 vittime.

A partire dal 16 febbraio 2016 l’Archivio storico(5) della Camera dei deputati ha reso accessibili on line, attraverso il Portale storico , gli indici dei documenti declassificati utilizzati durante i lavori dalla Commissione d’inchiesta.possibile agli utenti fare domanda per riceverne copia digitale.

In occasione della ricorrenza del 25 aprile 2016 sono stati estrapolati i tre elenchi che riepilogano le vittime e le località  italiane ed estere interessate dai crimini nazifascisti, oggetto dell’inchiesta parlamentare.

Tali documenti offrono un quadro articolato delle conseguenze che l’occupazione ha comportato nelle più diverse aree del territorio italiano e, correlativamente, del significato della libertà  riconquistata con il 25 aprile.( 6)

I fascicoli erano stati raccolti nel corso degli anni e “provvisoriamente archiviati” nel 1960, proprio in quell’armadio dove furono ritrovati oltre 30 anni dopo.

Sulla questione appunto fu istituita, con legge 15 maggio 2003, n. 107 su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri, una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, presieduta da Flavio Tanzilli , all’epoca esponente dell’UDC . La Commissione operò dall’ottobre 2003 fino alla primavera del 2006 raccogliendo una mole ragguardevole di documenti, circa 80.000, e interrogando più di trenta militari, giornalisti e politici, come per esempio Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro . La Commissione non giunse ad un parere condiviso tanto che agli atti ci sono due relazioni di maggioranza e minoranza: Nella prima si afferma che manca il documento probante l’ingerenza politica e/o dei servizi segreti sulla magistratura militare . Mentre nella relazione di minoranza si dice «si è posta in linea di continuità rispetto alle indagini precedenti del Consiglio della magistratura militare e della Commissione Giustizia della Camera, cercando di precisare in che modo la “ragion di stato” e il contesto internazionale abbiano influenzato l’azione penale contro i criminali tedeschi»

A questo link si possono leggere i documenti desecretati dalla Commissione https://archivio.camera.it/commissione/commissione-sulle-cause-occultamento-fascicoli-relativi-crimini-nazifascisti-2003-2006?(7)

Tra i documenti di quell’armadio ci sono quelli relativi all’eccidio di Capistrello un paese della Marsica, situato nella valle del Liri che venne a trovarsi sulla linea di ritirata delle forze tedesche alla fine della seconda guerra mondiale . Il 4 giugno 1944 alcuni soldati tedeschi impegnati in un rastrellamento tra Capistrello e Avezzano si imbatterono in un gruppo di civili, in prevalenza pastori. Li condussero a Capistrello, dove furono rinchiusi nei locali della stazione ferroviaria e poi fucilati. Per l’eccidio di Capistrello, le autorità giudiziarie italiane non hanno voluto indagare. L’eccidio viene raccontato da Antonio Rosini nei libri “Otto Mesi di Ferro e Fuoco” e “Giustizia Negata”, nel 1994 e nel 1998 .

Ora quei documenti a lungo misconosciuti perchè occultati parlano da soli e dicono il prezzo pagato da un popolo per la sua libertà appunto con una “ guerra di liberazione” che è riuscita a restituirgli la dignità di un popolo capace di affermare valori di democrazia attraverso una Costituzione repubblicana. Un documento che gli italiani hanno potuto scrivere, non sotto dettatura come avvenuto per la Germania e il Giappone, ma in piena autonomia.

E’ quello che sottolinea anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso durante l’incontro con le associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma :”Sono lieto di accogliervi al Quirinale – in occasione dell’anniversario della Liberazione della nostra nazione dalla oppressione nazifascista – rinnovando il saluto della Repubblica ai componenti delle associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma.A tutti voi va il ringraziamento delle istituzioni e della comunità per l’impegno costante con cui custodite e tramandate la memoria di quanti hanno lottato, sofferto, sacrificato la propria vita per restituire alla Patria onore e libertà.La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla. “

La celebrazione della Resistenza è un momento alto della nostra democrazia ed è necessario nei tempi che viviamo ricordarla e celebrare i suoi ideali e soprattutto il frutto di tutto quel sangue, quei sacrifici, quella lotta senza quartiere : la Costituzione repubblicana. . E ci aiutano in questo ricordo i documenti appunto come quelli dell’armadio della vergogna

Documenti che come detto furono a lungo occultati a differenza di altre limpide pagine di memorie contenute nei racconti di una letteratura che definiamo appunto partigiana.

“Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò»”
Così finisce “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore e considerato uno dei più bei romanzi italiani del Novecento.Beppe Fenoglio autore anche de “ Il partigiano Johnny”. Ma oltre quella memoria popria di un partigiano, appunto Fenoglio, hanno scritto sulla guerra e sulla guerra di liberazione anche Cesare Pavese con una testimonianza contenuta ne “La luna e i falò” oppure “La casa in collina” e Italo Calvino con i racconti di “Ultimo viene il corvo” e il fiabesco “Sentiero dei nidi di ragno”. Renata Viganò con “L’Agnese va a morire”,Luigi Meneghello con i racconti partigiani “ I piccoli maestri”.«Uomini e no» di Elio Vittorini,«Diario partigiano» di Ada Gobetti. Solo per ricordarne alcuni. Solo per ricordare ancora una volta cosa fu la guerra di liberazione,la lotta partigiana ,la Resistenza .

(1)https://www.fanpage.it/cultura/michela-ponzani-sul-25-aprile-la-nostra-costituzione-e-antifascista-perche-parla-di-liberta/
https://www.fanpage.it/

(2)Franco Giustolisi – L’armadio della vergogna – 2004 Nutrimenti

(3)Franco Giustolisi (1925-2014) è stato uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta italiani. Ha esordito a Paese Sera, poi a Italia Domani e L’Ora di Palermo come inviato speciale. Dal 1963 al Giorno, poi alla Rai (Tv7) e infine all’Espresso, dove ha seguito le più importanti vicende di attualità: la mafia, la P2, il terrorismo rosso e nero, tangentopoli, la malasanità. E su quelle pagine, grazie alla tenacia e alla voglia di verità che questo libro testimonia, è riuscito a fare finalmente luce sui responsabili delle stragi nazifasciste sui quali era calato per quasi mezzo secolo un colpevole silenzio. Scoprì i faldoni occultati da decenni in quello che lui stesso ha definito simbolicamente ‘L’Armadio della vergogna’. In riconoscimento del suo impegno civile, continuo e insistente, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Stazzema e quella di Fivizzano. Insieme a Pier Vittorio Buffa ha pubblicato Al di là delle mura (Rizzoli, 1984) e Mara Renato e io (Mondadori, 1988). In sua memoria è stato istituito il Premio di giornalismo d’inchiesta ‘Giustizia e verità Franco Giustolisi’.

(4)La Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti è stata istituita con la legge 15 maggio 2003, n. 107 per indagare sulle anomale archiviazioni “provvisorie” e sull’occultamento dei 695 fascicoli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi,  sede della Procura generale militare, contenenti denunzie di crimini nazifascisti, commessi nel corso della seconda guerra mondiale e riguardanti circa 15.000 vittime.

La Commissione ha, inoltre, il compito di indagare sul contenuto di tali fascicoli e le ragioni per cui essi sono stati ritrovati a Palazzo Cesi, anzichè nell’archivio dei Tribunali di guerra soppressi e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, sulle cause che avrebbero portato all’occultamento dei fascicoli e le eventuali responsabilità, sulle cause della eventuale mancata individuazione o del mancato perseguimento dei responsabili di atti e di comportamenti contrari al diritto nazionale e internazionale.

La Commissione è composta da 15 senatori e da 15 deputati nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in modo che siano rappresentati tutti i gruppi costituiti in almeno un ramo del Parlamento, in proporzione della loro consistenza numerica. La Commissione procede alle indagini e agli esami con i medesimi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Alla Commissione, limitatamente all’oggetto dell’indagine di sua competenza, non può essere opposto il segreto di Stato, d’ufficio e professionale.

La Commissione conclude i propri lavori entro la fine della XIV legislatura con la presentazione di una relazione finale sulle risultanze delle indagini svolte.

(5)Tredicimila le pagine di documenti che la Commissione d’inchiesta ha acquisito dagli archivi del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Difesa, dell’allora Servizio Informazioni e Sicurezza Militare (Sismi), del Consiglio della Magistratura Militare e del Tribunale di Roma. Dopo essere state declassificate, sono ora liberamente consultabili on line. Per ogni documento inoltre, si potrà fare richiesta alla Camera di una copia. Nei fascicoli è possibile leggere nomi e cognomi degli autori delle stragi, di chi ne favorì la realizzazione e delle vittime, ma anche le testimonianze raccolte dai carabinieri o dai militari inglesi e americani, spesso a pochi giorni dagli accadimenti.

(6)https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/18-22735

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Esteri

Trump perde il controllo? I senatori YOLO complicano la sua agenda politica

L’acronimo YOLO, che sta per “You Only Live Once” (“si vive una volta sola”), è stato reso popolare dal rapper canadese Drake in una delle sue canzoni, per suggerire che una vita spericolata è completamente accettabile.

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Redazione-  L’acronimo YOLO, che sta per “You Only Live Once” (“si vive una volta sola”), è stato reso popolare dal rapper canadese Drake in una delle sue canzoni, per suggerire che una vita spericolata è completamente accettabile. In questi giorni i media americani hanno iniziato ad usare questo termine per definire i politici repubblicani che non hanno più nulla da temere da Donald Trump e possono dunque esprimere le loro opinioni liberamente. Questi politici includono alcuni che hanno deciso di gettare la spugna e non ricandidarsi, ma anche altri che sono stati snobbati da Trump come punizione per non essergli rimasti fedeli. Nelle ultime settimane il senatore Bill Cassidy della Louisiana e John Cornyn del Texas hanno perso le primarie per il Senato poiché Trump ha offerto il suo endorsement ai loro avversari. Altri membri del gruppo YOLO includono il senatore del North Carolina Thom Tillis e Mitch McConnell del Kentucky, che non si sono ricandidati. Questi senatori si aggiungono ad altri considerati moderati come Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell’Alaska e Rand Paul del Kentucky, che con frequenza esitano a votare a favore delle politiche di Trump.

I segnali che questi senatori abbiano deciso di seguire la filosofia YOLO sono già evidenti e con ogni probabilità aumenteranno nei prossimi sei mesi di mandato. Simili segnali sono venuti a galla anche alla Camera dei Rappresentanti. I parlamentari democratici, con quattro repubblicani, hanno approvato una risoluzione che bloccherebbe la guerra statunitense con l’Iran (215 sì, 208 no). Anche il Senato, il mese scorso, ha approvato una simile risoluzione grazie al sostegno di quattro repubblicani. Le due risoluzioni sono diverse e, anche se fossero approvate alla fine da ambedue le Camere, Trump potrebbe imporre il suo veto. Da aggiungere che la Camera ha eliminato 10 miliardi dal bilancio per il 2027 che sarebbero serviti a finanziare i progetti di abbellimento del Dipartimento degli Interni fortemente voluti dal presidente.

Si intravedono altri voti contrari alle politiche di Trump perché sia alla Camera che al Senato i repubblicani hanno una maggioranza risicata. Ci vuole solo una manciata di repubblicani che votino con i democratici per silurare i piani di Trump. Il 47esimo presidente continua a proporre politiche talmente esagerate e fuori dalle norme che i repubblicani stentano a difendere, ma sono costretti a farlo temendo l’ira del loro leader. In alcuni casi, però, Trump è stato costretto a fare marcia indietro. Dopo l’annuncio del Dipartimento di Giustizia di un fondo di 1,7 miliardi di dollari per ricompensare le persone “ingiustamente” indagate dall’amministrazione di Joe Biden, i repubblicani hanno espresso il loro disappunto. Trump ha alla fine annunciato che non si procederà con quel fondo, che avrebbe avvantaggiato anche gli assalitori dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

I repubblicani si stanno trovando a difendere politiche talmente esagerate che lo fanno con enorme difficoltà, sentendosi al contempo traditi e umiliati. Ha colpito specialmente la scelta di Trump di offrire il suo endorsement a Ken Paxton invece di John Cornyn nelle primarie per il seggio al Senato nello Stato del Texas. Trump lo ha fatto quando aveva capito che Paxton avrebbe vinto, dato che si vuole sempre associare ai vincitori. La sua scelta ha però adirato molti senatori repubblicani che vedevano di buon occhio il collega Cornyn. Un’altra ragione per la loro delusione è il fatto che l’avversario di Paxton, James Talarico, sarebbe in vantaggio secondo i sondaggi. Si stima che il Partito Repubblicano dovrà spendere quasi 100 milioni di dollari per sostenere Paxton, soldi che la leadership repubblicana al Senato vorrebbe usare altrove.

Un’altra area di specifica competenza del Senato è il potere di confermare o meno le nomine di Trump. E qui il presidente potrebbe avere seri grattacapi. Uno si è già visto quando Trump ha nominato Bill Pulte a direttore ad interim dell’intelligence nazionale dopo le dimissioni di Tulsi Gabbard. Pulte, il battagliero direttore dell’Agenzia federale per il finanziamento dell’edilizia abitativa, non ha nessuna esperienza nel campo dell’intelligence come richiede lo statuto per il posto. Quando gli fu domandato se Pulte farà un buon lavoro, Trump ha risposto che “è un tipo molto intelligente” e che imparerà rapidamente. Le pressioni di senatori democratici e repubblicani potrebbero costringere Trump a fare marcia indietro.

La conferma di altre nomine potrebbe essere più preoccupante per Trump, specialmente nel caso del Segretario di Giustizia. Dopo avere licenziato Pam Bondi, Trump ha nominato Todd Blanche, suo ex avvocato personale, a sostituirla ad interim. Adesso lo ha nominato alla carica permanente e Blanche dovrà presentarsi davanti alla Commissione Giustizia al Senato. Non si prevede un percorso facile: fra gli 11 senatori repubblicani, infatti, siedono due membri del cosiddetto gruppo YOLO, Cornyn e Tillis.

Devlin Barrett del New York Times ha scritto che con Trump il Dipartimento di Giustizia è divenuto il “Ministero della vendetta”, poiché viene strumentalizzato attualmente per colpire i nemici politici del presidente. Il Segretario di Giustizia sarà indispensabile poiché il presidente ha già dato chiari segnali che, date le previsioni burrascose per l’esito delle elezioni di midterm a novembre, la sua strategia potrebbe essere quella di gridare alla frode. Lo ha fatto recentemente con le primarie in California. Si teme che lo farebbe in altri casi usando il Dipartimento di Giustizia per scatenare indagini, ipotizzando frodi elettorali, creando confusione e potenzialmente mettendo in pericolo le elezioni americane che, secondo i sondaggi, non gli sorriderebbero.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Politica

Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanità a due velocità in Abruzzo

📢 La sanità in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #Sanità #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle

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Gabriella Di Girolamo 1

Redazione-  Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparità già esistenti tra le diverse aree del Paese.

la fotografia dei livelli essenziali di assistenza

I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacità, da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalità delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.

Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunità di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquità. Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltà di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente più solide, lasciando la sanità abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.

le criticità del metodo governativo sulle preintese

Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessità di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.

Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che già oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anziché stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti più competitivi, condannando di fatto le aree più fragili a un’inefficienza perenne.

L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarà quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocità, sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.

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Politica

Marco Serapiglia nuovo segretario a interim per il comune di Sora

📢 Marco Serapiglia assume la guida della Segreteria di Evoluzione e Libertà per il comune di Sora. Un incarico di prestigio che mira a rafforzare il legame tra istituzioni e cittadini con competenza e pragmatismo.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#sora #cronacalocale #politicai #frosinone

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Redazione-  Sora, la città volsca vive una fase di rinnovamento interno che coinvolge i quadri dirigenziali del partito Evoluzione e Libertà. Marco Serapiglia, figura di lunga data nel panorama amministrativo e organizzativo locale, è stato ufficialmente nominato Segretario a interim per il Comune di Sora. Questo incarico si inserisce in un percorso di crescita professionale che lo vede già impegnato nel ruolo di Responsabile delle organizzazioni e degli eventi per la Regione Lazio. La nomina giunge come riconoscimento diretto da parte dei vertici nazionali del movimento, nello specifico del Presidente Mirko Greco e del Segretario Nazionale Giuseppe Basile, a conferma della stima maturata per il lavoro svolto finora sul campo.

il profilo professionale e l’esperienza sul territorio

Il percorso di Serapiglia è caratterizzato da una consolidata presenza all’interno della pubblica amministrazione della provincia di Frosinone. La sua carriera non si è limitata alla gestione formale delle pratiche, ma si è estesa a una consulenza strategica che ha toccato numerosi centri nevralgici del basso Lazio. Comuni come Arpino, Cervaro e Alatri hanno beneficiato, in passato, della sua attività di direzione e supporto tecnico, un bagaglio di competenze che oggi viene messo a disposizione della città di Sora per gestire le complesse dinamiche amministrative di una realtà in costante evoluzione.

Oltre a questo, la sua figura risulta centrale nel dialogo con il mondo delle imprese. L’impegno profuso nel corso degli anni presso l’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione ha permesso a Serapiglia di affinare capacità di analisi e istruttoria su progetti di ampio respiro, che hanno interessato non solo il frusinate ma anche l’area di Latina. La capacità di coordinare iniziative di rilievo, tra cui si distingue il consolidato Percorso Enogastronomico del Lazio, testimonia un approccio pragmatico volto alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso strumenti di promozione territoriale.

l’integrazione tra politica e tessuto produttivo

La nomina di Serapiglia non rappresenta solo un passaggio tecnico, ma consolida un legame profondo con le categorie economiche attive nel territorio. Il suo inserimento come membro di Confcommercio e della CNA di Frosinone garantisce una visione d’insieme che unisce l’esigenza dell’amministrazione pubblica con le priorità del settore produttivo. Partecipare regolarmente ai tavoli di lavoro istituiti dalla Provincia di Frosinone e dalla Regione Lazio, con una particolare attenzione alle politiche giovanili e allo sviluppo economico, permette al nuovo segretario di avere una visione chiara delle criticità e delle opportunità che il territorio deve affrontare per restare competitivo.

Il legame con la città di Sora è di lunga data. Già nel 2016, Serapiglia aveva misurato il proprio impegno civile candidandosi al consiglio comunale, un’esperienza che gli ha permesso di comprendere le aspettative dei cittadini e le difficoltà di chi opera ogni giorno per il bene della cosa pubblica. Questo trascorso contribuisce a definire un profilo che unisce la competenza tecnica alla consapevolezza politica, elementi ritenuti necessari per affrontare le sfide che attendono la segreteria nel prossimo futuro.

le prospettive per la segreteria comunale

Accogliendo l’incarico, Marco Serapiglia ha voluto sottolineare il senso di responsabilità richiesto dal nuovo ruolo. La gestione di una segreteria, seppur a carattere temporaneo, richiede una capacità di sintesi e di risoluzione dei conflitti che solo anni di esperienza nel settore possono garantire. Nelle sue dichiarazioni, il neo responsabile ha ringraziato i vertici di Evoluzione e Libertà, chiarendo che l’obiettivo prioritario resta quello di ascoltare le istanze che provengono dalla comunità locale. Il lavoro si concentrerà sulla ricerca di risposte concrete, puntando su una maggiore efficienza nelle risposte ai cittadini e su una gestione oculata delle risorse all’interno dell’ente.

La sfida immediata sarà quella di armonizzare le diverse attività del partito con le esigenze del Comune di Sora, cercando di trasformare le linee programmatiche in azioni amministrative leggibili e misurabili. In un momento in cui gli enti locali sono chiamati a standard di efficacia sempre più elevati, la presenza di figure con solida esperienza di coordinamento è considerata dai vertici di Evoluzione e Libertà una condizione essenziale per non disperdere le progettualità già avviate e per promuovere nuove iniziative di sviluppo.

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