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L’ARMADIO DELLA VERGOGNA PER RICORDARE : STORIE DI UN’ ITALIA OCCUPATA DAI NAZIFASCISTI

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L'ARMADIO DELLA VERGOGNA PER RICORDARE : STORIE DI UN' ITALIA OCCUPATA DAI NAZIFASCISTI

Redazione-  L’armadio della vergogna, storie di un’ Italia occupata dai nazifascisti e liberata il 25 aprile .Storie per non dimenticare. Storie per affermare la libertà di uomini e donne che con il movimento di resistenza ai nazifascisti che occupavano il paese ,coralmente, sacrificarono anche la vita .Storie di lotta contro le atrocità commesse , veri e propri crimini di guerra. Storie per ricordare la Resistenza italiana (1943-1945), una lotta corale che ha visto protagonisti uomini e donne uniti contro il nazifascismo. Oltre ai partigiani combattenti, circa 35.000 donne parteciparono attivamente alle azioni di guerra, mentre 70.000 aderirono ai Gruppi di Difesa della Donna, operando come staffette, combattenti e organizzatrici, spesso subendo torture e deportazioni .Fatiche , strazi, vittorie e gioie di

Una storia che ancora inquieta ,con la quale non si è voluto fare i conti e che ogni 25 aprile ,in ricordo della liberazione proprio dall’occupazione nazifascista ,occorre ricordare.Come dice la prof Michela Ponziani che ha scritto un libro su questo tema : “ gli italiani faticano ancora molto a fare i conti con quel periodo e perché permane nell’opinione pubblica una visione bonaria e autoassolutoria del Regime che alcuni vedevano come da operetta, che avrebbe fatto anche cose buone o per l’immagine degli italiani brava gente” .Storicamente :”Pezzi consistenti degli apparati, dell’amministrazione e della polizia si riciclano indenni in questo passaggio di transizione dalla Monarchia e dal fascismo alla Repubblica. Daranno vita a quell’anima nera della Repubblica che arricchisce anche tante leggende nere come quella narrazione per cui i Partigiani sarebbero stati nient’altro che assassini, terroristi, con le loro azioni sconsiderate o inutili perché tanto ci avrebbero liberato gli Alleati. Sono tutti temi della propaganda missina che prepotentemente ritornano a ondate nel dibattito pubblico”(1)

E dunque una storia in cui “Non si tratta di negare il dolore dei caduti”, sottolinea Ponzani, “ma di riconoscere le responsabilità storiche e le differenze tra chi combatteva per la libertà e chi sosteneva un regime dittatoriale”.

E tra le tante storie quella di un armadio (2) rinvenuto nel 1994 nel palazzo romano Cesi Gaddi in Via degli Acuqasparta,sede della procura militare nel quale erano contenuti fascicoli d’inchiesta riguardanti il periodo della seconda guerra mondiale .Le inchieste successive sulla vicenda contribuìrono a chiarire la mo le dei documenti e la loro gestione : una parte di 260 fascicoli fu inviata ai tribunali ordinari nell’immediato dopoguerra, un’altra di 695 fascicoli fu chiusa con il dispositivo di “archiviazione provvisoria” nel 1960, un’altra ancora composta da circa 1250 fascicoli fu inviata alle varie procure militari territorialmente competenti.

695 dossier e un Registro Generale riportante 2.274 notizie di reato , raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d’ Italia (1943-1945 ) dalle truppe nazifasciste.

Tutte violazioni punibili a norma delle leggi e dei trattati internazionali, relative al diritto bellico da parte di una o più persone, militari o civili. Violazione delle leggi di guerra come crimini di guerra.

In quel palazzo sede della procura militare, in uno sgabuzzino della stanza adibita a cancelleria della stessa Procura militare nel 1994 il procuratore militare Antonio Intelisano che si stava occupando del processo contro l’ex SS Erich Priebke rinvenne un armadio con le ante girate contro una parete da diversi anni . L’armadio conteneva documenti “archiviati provvisoriamente” decine di anni prima .

Tra questi documenti anche promemoria prodotto dal comando dello Special Operation Executive , dal titolo Atrocities in Italy (“Atrocità in Italia”), con stampigliato il timbro secret, frutto della raccolta delle testimonianze e dei risultati dei primi accertamenti effettuati sui casi di violenze da parte dei nazifascisti, che al termine della guerra era stato consegnato alla magistratura . Lo Special Operations Executive (SOE) fu un’organizzazione britannioca operante durante la seconda guerra mondiale voluta dallo stesso Churchill. Questa organizzazione mise in campo decine di agenti segreti per collaborare con i partigiani e comunque operare azioni di contrasto alle politiche della Germania hitleriana.Dopol’entrata in guerra da parte degli Stati Uniti d’America essa fu affiancata daun organismo creato dal generale americano “Wild Bill” Donovan , l’OSS (Office of Strategic Services, padre dell’attuale CIA , i cui agenti furono addestrati da membri del SOE. .

Dopo la liberazione di Mussolini, la RSI creò un nuovo esercito per sostenere la Germania nazista nella lotta contro gli Alleati e il crescente movimento partigiano. Le divisioni dell’ENR (come la Littorio, Italia, San Marco e Monterosa) furono poco utilizzate al fronte contro gli Alleati e impiegate perlopiù nella repressione della Resistenza. Unità d’élite della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), rimasero tra le formazioni più fedeli al fascismo e al Duce.

Due giornalisti, Franco Giustolisi e Alessandro De Feo con con una serie di inchieste: la prima pubblicata il 22 agosto 1996 dal titolo Una, cento, mille Ardeatine la seconda il 27 maggio 1999 Cinquant’anni di insabbiamenti fecero conoscere il contenuto di quello che Franco Giustolisi , continuandoi ad indagare , chiamò “l’armadio della vergogna” che è anche il titolo di un articolo appunto contiene il risultato di questa sua indagine. Inoltre Franco Giustolisi ( 3) analizzò le motivazioni dell’occultamento indicando nella ragion di Stato tale comportamento omissivo e pubblicando il carteggio tra il ministro degli esteri Gaetano Martino ed il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani che confermavano queste ipotesi.

Due libri ricordano questa vicenda dell’insabbiamento . Il primo di Franco Giustolisi L’armadio della vergogna che viene presentato testualmente così nel sito dell’editore : “A quindici anni dall’uscita in libreria, torna in una nuova edizione il libro che ha riportato l’attenzione sui delitti efferati compiuti dai nazifascisti contro civili inermi ― spesso donne, anziani, bambini ― nell’Italia occupata dopo l’8 settembre. Fra il 1943 e il 1945 decine di migliaia di persone furono vittime di 2273 stragi brutali compiute da nazisti e repubblichini lungo tutto il territorio del nostro paese. Un elenco tragico e infinito che comprende nomi ormai noti e tanti altri completamente sconosciuti: Stazzema, Marzabotto, Fivizzano, Conca della Campania, Barletta, Fossoli, Matera, Capistrello e cento altri comuni. Nei mesi successivi alla Liberazione, molti dei colpevoli furono individuati e su di loro furono aperti procedimenti penali. Ma nel 1947 una mano ignota mise tutto a tacere, e i fascicoli con i nomi dei responsabili di quelle stragi finirono sepolti dentro un armadio custodito in un palazzo di via degli Acquasparta, a Roma, sede della Procura generale militare. Non ci furono istruttorie, non ci furono processi. Tutto fu avvolto nel silenzio. Grazie a quell’armadio gli assassini hanno goduto di oltre mezzo secolo di impunità. Grazie a quell’armadio è stata consumata l’ingiustizia più grande nei confronti del popolo italiano. Prefazioni di Gian Carlo Caselli e Giovanni Maria Flick.

Il secondo di Daniele Biacchessi Eccidi nazifascisti L’armadio della vergogna, Jaca Book dscritto così nel sito dell’editore : “ Una nuova inchiesta di Daniele Biacchessi per non dimenticare le centinaia di eccidi nazifascisti contro civili italiani inermi. Siamo nella primavera 1994, il procuratore militare della Repubblica di Roma Antonino Intelisano è impegnato nell’indagine preliminare relativa alla strage delle Fosse Ardeatine. Il magistrato sta cercando in archivio una richiesta di autorizzazione a procedere che potrebbe essere contenuta negli atti del precedente processo contro Herbert Kappler. Dopo una lunga serie di ricerche affiora un pezzo di Storia italiana che riguarda gli eccidi nazifascisti avvenuti in centinaia di borghi italiani dal 1943 al 1945. Si tratta di incartamenti occultati attraverso un’archiviazione illegale, firmata il 14 gennaio 1960 dal generale Enrico Santacroce su ordine politico: si trovano in un locale adibito ad archivio nel Palazzo Cesi-Gaddi di Roma. I fascicoli sono stipati in un armadio in legno marrone. Nessuno lo cerca, nessuno lo vuole trovare. Chi lo ha nascosto per ben trentaquattro anni? Vengono alla luce 695 fascicoli raccolti in faldoni, stipati uno sull’altro. Biacchessi riapre i fascicoli, li confronta con le carte di vecchi e nuovi processi, incontra testimoni, familiari delle oltre 15 mila vittime, magistrati, avvocati, segue le tracce degli assassini rimasti di fatto impuniti e non più in vita, ricostruisce un mosaico composto da tasselli di verità celate. “

All’interno dell’armadio emersero fascicoli sulle più importanti stragi del periodo bellico, fra le quali l’eccidio di Sant’Anna di Stazzena, delle Fosse Ardeatine, la strage di Marzabotto, gli eccidi di Monchio e Cevarolo, di Capistrello , di Coriza, di Lero, di Scarpanto ,la strage del Duomo di San Miniato e gli eccidi dell’alto Reno .

Nel corso della XIV Legislatura (2001-2006) una Commissione parlamentare d’inchiesta (4)ha fatto luce sulla vicenda del cosiddetto “Armadio della vergogna”, dal titolo di una delle inchieste giornalistiche relative al ritrovamento, nel 1994, di circa 700 fascicoli contenenti denunce relative a crimini nazifascisti del periodo 1943-1945, e riguardanti circa 15.000 vittime.

A partire dal 16 febbraio 2016 l’Archivio storico(5) della Camera dei deputati ha reso accessibili on line, attraverso il Portale storico , gli indici dei documenti declassificati utilizzati durante i lavori dalla Commissione d’inchiesta.possibile agli utenti fare domanda per riceverne copia digitale.

In occasione della ricorrenza del 25 aprile 2016 sono stati estrapolati i tre elenchi che riepilogano le vittime e le località  italiane ed estere interessate dai crimini nazifascisti, oggetto dell’inchiesta parlamentare.

Tali documenti offrono un quadro articolato delle conseguenze che l’occupazione ha comportato nelle più diverse aree del territorio italiano e, correlativamente, del significato della libertà  riconquistata con il 25 aprile.( 6)

I fascicoli erano stati raccolti nel corso degli anni e “provvisoriamente archiviati” nel 1960, proprio in quell’armadio dove furono ritrovati oltre 30 anni dopo.

Sulla questione appunto fu istituita, con legge 15 maggio 2003, n. 107 su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri, una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, presieduta da Flavio Tanzilli , all’epoca esponente dell’UDC . La Commissione operò dall’ottobre 2003 fino alla primavera del 2006 raccogliendo una mole ragguardevole di documenti, circa 80.000, e interrogando più di trenta militari, giornalisti e politici, come per esempio Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro . La Commissione non giunse ad un parere condiviso tanto che agli atti ci sono due relazioni di maggioranza e minoranza: Nella prima si afferma che manca il documento probante l’ingerenza politica e/o dei servizi segreti sulla magistratura militare . Mentre nella relazione di minoranza si dice «si è posta in linea di continuità rispetto alle indagini precedenti del Consiglio della magistratura militare e della Commissione Giustizia della Camera, cercando di precisare in che modo la “ragion di stato” e il contesto internazionale abbiano influenzato l’azione penale contro i criminali tedeschi»

A questo link si possono leggere i documenti desecretati dalla Commissione https://archivio.camera.it/commissione/commissione-sulle-cause-occultamento-fascicoli-relativi-crimini-nazifascisti-2003-2006?(7)

Tra i documenti di quell’armadio ci sono quelli relativi all’eccidio di Capistrello un paese della Marsica, situato nella valle del Liri che venne a trovarsi sulla linea di ritirata delle forze tedesche alla fine della seconda guerra mondiale . Il 4 giugno 1944 alcuni soldati tedeschi impegnati in un rastrellamento tra Capistrello e Avezzano si imbatterono in un gruppo di civili, in prevalenza pastori. Li condussero a Capistrello, dove furono rinchiusi nei locali della stazione ferroviaria e poi fucilati. Per l’eccidio di Capistrello, le autorità giudiziarie italiane non hanno voluto indagare. L’eccidio viene raccontato da Antonio Rosini nei libri “Otto Mesi di Ferro e Fuoco” e “Giustizia Negata”, nel 1994 e nel 1998 .

Ora quei documenti a lungo misconosciuti perchè occultati parlano da soli e dicono il prezzo pagato da un popolo per la sua libertà appunto con una “ guerra di liberazione” che è riuscita a restituirgli la dignità di un popolo capace di affermare valori di democrazia attraverso una Costituzione repubblicana. Un documento che gli italiani hanno potuto scrivere, non sotto dettatura come avvenuto per la Germania e il Giappone, ma in piena autonomia.

E’ quello che sottolinea anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso durante l’incontro con le associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma :”Sono lieto di accogliervi al Quirinale – in occasione dell’anniversario della Liberazione della nostra nazione dalla oppressione nazifascista – rinnovando il saluto della Repubblica ai componenti delle associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma.A tutti voi va il ringraziamento delle istituzioni e della comunità per l’impegno costante con cui custodite e tramandate la memoria di quanti hanno lottato, sofferto, sacrificato la propria vita per restituire alla Patria onore e libertà.La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla. “

La celebrazione della Resistenza è un momento alto della nostra democrazia ed è necessario nei tempi che viviamo ricordarla e celebrare i suoi ideali e soprattutto il frutto di tutto quel sangue, quei sacrifici, quella lotta senza quartiere : la Costituzione repubblicana. . E ci aiutano in questo ricordo i documenti appunto come quelli dell’armadio della vergogna

Documenti che come detto furono a lungo occultati a differenza di altre limpide pagine di memorie contenute nei racconti di una letteratura che definiamo appunto partigiana.

“Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò»”
Così finisce “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore e considerato uno dei più bei romanzi italiani del Novecento.Beppe Fenoglio autore anche de “ Il partigiano Johnny”. Ma oltre quella memoria popria di un partigiano, appunto Fenoglio, hanno scritto sulla guerra e sulla guerra di liberazione anche Cesare Pavese con una testimonianza contenuta ne “La luna e i falò” oppure “La casa in collina” e Italo Calvino con i racconti di “Ultimo viene il corvo” e il fiabesco “Sentiero dei nidi di ragno”. Renata Viganò con “L’Agnese va a morire”,Luigi Meneghello con i racconti partigiani “ I piccoli maestri”.«Uomini e no» di Elio Vittorini,«Diario partigiano» di Ada Gobetti. Solo per ricordarne alcuni. Solo per ricordare ancora una volta cosa fu la guerra di liberazione,la lotta partigiana ,la Resistenza .

(1)https://www.fanpage.it/cultura/michela-ponzani-sul-25-aprile-la-nostra-costituzione-e-antifascista-perche-parla-di-liberta/
https://www.fanpage.it/

(2)Franco Giustolisi – L’armadio della vergogna – 2004 Nutrimenti

(3)Franco Giustolisi (1925-2014) è stato uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta italiani. Ha esordito a Paese Sera, poi a Italia Domani e L’Ora di Palermo come inviato speciale. Dal 1963 al Giorno, poi alla Rai (Tv7) e infine all’Espresso, dove ha seguito le più importanti vicende di attualità: la mafia, la P2, il terrorismo rosso e nero, tangentopoli, la malasanità. E su quelle pagine, grazie alla tenacia e alla voglia di verità che questo libro testimonia, è riuscito a fare finalmente luce sui responsabili delle stragi nazifasciste sui quali era calato per quasi mezzo secolo un colpevole silenzio. Scoprì i faldoni occultati da decenni in quello che lui stesso ha definito simbolicamente ‘L’Armadio della vergogna’. In riconoscimento del suo impegno civile, continuo e insistente, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Stazzema e quella di Fivizzano. Insieme a Pier Vittorio Buffa ha pubblicato Al di là delle mura (Rizzoli, 1984) e Mara Renato e io (Mondadori, 1988). In sua memoria è stato istituito il Premio di giornalismo d’inchiesta ‘Giustizia e verità Franco Giustolisi’.

(4)La Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti è stata istituita con la legge 15 maggio 2003, n. 107 per indagare sulle anomale archiviazioni “provvisorie” e sull’occultamento dei 695 fascicoli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi,  sede della Procura generale militare, contenenti denunzie di crimini nazifascisti, commessi nel corso della seconda guerra mondiale e riguardanti circa 15.000 vittime.

La Commissione ha, inoltre, il compito di indagare sul contenuto di tali fascicoli e le ragioni per cui essi sono stati ritrovati a Palazzo Cesi, anzichè nell’archivio dei Tribunali di guerra soppressi e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, sulle cause che avrebbero portato all’occultamento dei fascicoli e le eventuali responsabilità, sulle cause della eventuale mancata individuazione o del mancato perseguimento dei responsabili di atti e di comportamenti contrari al diritto nazionale e internazionale.

La Commissione è composta da 15 senatori e da 15 deputati nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in modo che siano rappresentati tutti i gruppi costituiti in almeno un ramo del Parlamento, in proporzione della loro consistenza numerica. La Commissione procede alle indagini e agli esami con i medesimi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Alla Commissione, limitatamente all’oggetto dell’indagine di sua competenza, non può essere opposto il segreto di Stato, d’ufficio e professionale.

La Commissione conclude i propri lavori entro la fine della XIV legislatura con la presentazione di una relazione finale sulle risultanze delle indagini svolte.

(5)Tredicimila le pagine di documenti che la Commissione d’inchiesta ha acquisito dagli archivi del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Difesa, dell’allora Servizio Informazioni e Sicurezza Militare (Sismi), del Consiglio della Magistratura Militare e del Tribunale di Roma. Dopo essere state declassificate, sono ora liberamente consultabili on line. Per ogni documento inoltre, si potrà fare richiesta alla Camera di una copia. Nei fascicoli è possibile leggere nomi e cognomi degli autori delle stragi, di chi ne favorì la realizzazione e delle vittime, ma anche le testimonianze raccolte dai carabinieri o dai militari inglesi e americani, spesso a pochi giorni dagli accadimenti.

(6)https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/18-22735

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Esteri

Espulsione degli afghani: la Germania di fronte alle proteste

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Espulsione degli afghani: la Germania di fronte alle proteste

Proteste a Lipsia durante il rimpatrio di circa 30 cittadini afghani: cresce la polemica sulle espulsioni verso l’Afghanistan

Redazione_ Mentre la Germania ha rimpatriato circa 30 cittadini afghani a Kabul, circa 250 persone si sono radunate all’aeroporto di Lipsia per protestare contro le espulsioni forzate e contro la cooperazione del governo tedesco con i Talebani. I manifestanti hanno chiesto l’immediata sospensione dei rimpatri, sostenendo che l’Afghanistan non è un Paese sicuro.

Secondo quanto riportato dai media tedeschi, la manifestazione si è svolta nella serata di lunedì all’interno del terminal dell’aeroporto. Tra i partecipanti erano presenti anche cittadini afghani, mentre la polizia ha predisposto un imponente dispositivo di sicurezza.

Perché sono stati espulsi?

Il governo tedesco ha dichiarato che le persone rimpatriate avevano perso il diritto di soggiornare in Germania e che, secondo le autorità, erano responsabili di gravi reati o considerate pericolose per la sicurezza pubblica.

Armin Schuster, ministro dell’Interno del Land della Sassonia, ha affermato che tra i passeggeri del volo vi erano individui classificati come ad alto rischio terroristico, autori di reati gravi e criminali particolarmente pericolosi. Ha inoltre ribadito che la sicurezza dei cittadini tedeschi ha la priorità rispetto all’interesse di tali persone a rimanere nel Paese.

Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani e diversi esponenti politici sostengono che, indipendentemente dai reati commessi, il rimpatrio forzato verso un Afghanistan governato dai Talebani espone queste persone a gravi rischi per la loro sicurezza e rappresenta una possibile violazione dei diritti fondamentali.

La protesta

L’aeroporto di Lipsia è stato teatro di una protesta pacifica ma partecipata. I manifestanti hanno esposto cartelli e scandito slogan contro le espulsioni, chiedendo al governo tedesco di fermare i rimpatri verso un Paese che continua a vivere una grave crisi umanitaria e un forte deterioramento dei diritti umani.

I partecipanti hanno inoltre criticato il fatto che, da un lato, la Germania condanni il fondamentalismo islamista e, dall’altro, raggiunga accordi con i Talebani per rendere possibili le espulsioni.

Anche Juliane Nagel, deputata del partito Die Linke nel parlamento regionale della Sassonia, ha condannato l’operazione definendola «vergognosa». Secondo Nagel, il fatto che una persona abbia commesso o meno un reato non giustifica il suo rimpatrio in un Paese governato dai Talebani, dove la situazione dei diritti umani, dell’economia e delle condizioni sociali resta estremamente critica.

Il volo è partito nonostante le proteste

Nonostante le manifestazioni, l’aereo charter con circa 30 cittadini afghani è decollato dall’aeroporto di Lipsia alle ore 1:43 di martedì con destinazione Kabul.

Il Ministero dell’Interno della Sassonia ha precisato che due dei rimpatriati provenivano da questo Land e ha confermato che la Germania continuerà a espellere le persone che non hanno più il diritto di rimanere nel Paese.

L’operazione ha riacceso il dibattito in Germania sulla legittimità dei rimpatri verso l’Afghanistan. Mentre il governo sostiene che tali misure siano necessarie per garantire la sicurezza interna, le organizzazioni per i diritti umani continuano ad avvertire che il ritorno forzato sotto il regime dei Talebani può mettere a rischio la vita e i diritti fondamentali delle persone coinvolte.

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Esteri

La nuova stretta sui diritti delle donne in Afghanistan: dalle cure sanitarie ai mercati fino all’istruzione e alle libertà personali

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Donne Afghane

Redazione_I talebani hanno ulteriormente ampliato le restrizioni imposte alle donne in Afghanistan durante il secondo trimestre del 2026. Le limitazioni non riguardano più soltanto l’istruzione, il lavoro e la libertà di movimento, ma hanno coinvolto anche l’accesso ai servizi sanitari, la possibilità di acquistare beni nei mercati e alcuni diritti fondamentali nella vita familiare.

Secondo il rapporto, alla fine del mese di Sawr, nella provincia di Uruzgan, i funzionari dell’«Amr bil Ma’ruf wa Nahi an al-Munkar» dei talebani hanno ordinato a un centro sanitario del distretto di Dehrawud di non fornire cure alle donne che si presentano senza un mahram, cioè un accompagnatore maschio della famiglia. Inoltre, alle lavoratrici sanitarie è stato imposto di recarsi al lavoro solo in presenza di un mahram, una misura che potrebbe rendere ancora più difficile per molte donne, soprattutto nelle aree rurali, accedere alle cure mediche.

Parallelamente, sono aumentate le pressioni sul modo di vestirsi delle donne. Nella provincia di Herat, tra il 16 e il 18 del mese di Jawza, almeno 30 donne sono state arrestate con l’accusa di non aver rispettato il codice di abbigliamento imposto dai talebani. Successivamente, il gruppo ha distribuito nelle moschee un documento di dieci pagine in cui ha ribadito le proprie direttive sul velo e ha chiesto agli imam di includere questo tema nei sermoni del venerdì.

Le restrizioni si sono estese anche alla vita quotidiana nei mercati. Nella provincia di Kandahar, ai commercianti è stato ordinato di non vendere prodotti alle donne che non sono accompagnate da un mahram. Casi simili sono stati registrati nelle province di Logar e Badakhshan, dove alcuni negozianti sono stati arrestati per aver venduto merci a donne senza accompagnatore, mentre alcuni negozi sono stati chiusi temporaneamente.

Il rapporto fa riferimento anche al nuovo regolamento denominato «Principi sulla separazione dei coniugi», che secondo l’ONU limita ulteriormente il diritto delle donne di chiedere il divorzio, lega la validità del matrimonio al consenso del tutore maschile e contiene disposizioni che potrebbero favorire il matrimonio precoce delle bambine.

Nel frattempo, continua il divieto imposto alle donne e alle ragazze di accedere all’istruzione superiore. Anche nell’esame nazionale di ammissione all’università di quest’anno hanno partecipato soltanto circa 120 mila candidati uomini, mentre le donne restano escluse dalle università e dall’istruzione superiore.

Questi casi sono stati documentati nel nuovo rapporto dell’UNAMA (Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan) sulla situazione dei diritti umani nel Paese, relativo al periodo compreso tra il primo aprile e il 30 giugno 2026.

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Attualità

UGL Matera, l’appello di Giordano: alleanza tra scuola e imprese per il lavoro

🚨 LAVORO E GIOVANI: L’UGL MATERA LANCIA LA SFIDA SUL MISMATCH E CHIEDE UN’ALLEANZA TRA SCUOLA E IMPRESEIl futuro economico e sociale della provincia di Matera si costruisce abbattendo le barriere tra la formazione e l’economia reale. Il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, interviene con una dura nota ufficiale sul crescente disallineamento tra la domanda di lavoro delle piccole e medie imprese del territorio e le aspettative delle nuove generazioni, un problema confermato dai dati Excelsior di Unioncamere che rischia di bloccare lo sviluppo industriale locale. 💼📉📊Giordano evidenzia come comparti strategici quali l’artigianato, la meccanica, l’edilizia e l’agroalimentare si siano profondamente trasformati grazie alla digitalizzazione e alle nuove tecnologie, offrendo concrete prospettive di carriera e alti standard di sicurezza sul lavoro. Per sconfiggere gli stereotipi e frenare la fuga dei cervelli dalla Basilicata, l’UGL propone una grande alleanza territoriale per rivoluzionare l’orientamento scolastico: i ragazzi devono entrare nei laboratori e nelle officine per toccare con mano il valore del “saper fare”. Trattenere i talenti e investire sul merito è l’unico modo per dare dignità al territorio e garantire un futuro alle comunità del Materano. 🏛️📐✨👇 Credi che portare gli studenti direttamente all’interno delle fabbriche e delle aziende possa aiutarli a scegliere un percorso di studio più utile per il loro futuro? Scrivilo nei commenti!#UGLMatera #PinoGiordano #MismatchLavoro #PMIMatera #OrientamentoScolastico #UnioncamereExcelsior #LavoroEImpresa #BasilicataLavoro #WelfareTerritoriale

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Officina Meccanica

Matera – Nel complesso scacchiere delle politiche attive del lavoro e dello sviluppo economico del Mezzogiorno, la gestione del capitale umano e il superamento del divario tra l’offerta formativa e le reali necessità industriali rappresentano variabili macroeconomiche non più eludibili per garantire la tenuta dei sistemi produttivi locali. In questa cornice istituzionale è intervenuto con fermezza il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, analizzando le cause strutturali del crescente disallineamento (mismatch) tra le aspettative occupazionali delle nuove generazioni e la domanda di personale avanzata dalle piccole e medie imprese (PMI) della provincia lucana. Secondo l’analisi del sindacato autonomo, la difficoltà di reperimento riscontrata dai datori di lavoro non deve essere interpretata attraverso la lente di una generica carenza di manodopera, ma si configura come una sfida di lungo periodo che esige la strutturazione immediata di un’alleanza strategica e permanente tra il sistema scolastico, gli enti di formazione professionale, le imprese del territorio e le parti sociali.

Il paradosso del mismatch e i dati Excelsior di Unioncamere a Matera

La disamina tecnica di Giordano trova un solido ancoraggio scientifico nelle ultime elaborazioni statistiche fornite dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, i cui report periodici confermano come la difficoltà nel reperire figure professionali specializzate costituisca oggi uno dei principali freni alla crescita del PIL e all’espansione dei mercati nei distretti industriali italiani, con riflessi pesanti sul territorio materano. Il cuore dell’economia locale, storicamente imperniato sulla manifattura artigianale, sulla meccanica di precisione, sull’agroalimentare e sul turismo, segnala una costante carenza di profili tecnici. Il sindacato invita a superare i vecchi schemi interpretativi che colpevolizzano la gioventù: il mercato del lavoro ha subìto mutazioni radicali e i giovani oggi non valutano esclusivamente il salario monetario, ma subordinano l’accettazione dell’impiego a parametri di welfare aziendale quali la sicurezza sul lavoro, la flessibilità oraria, la sostenibilità ecologica e la presenza di percorsi certificati di formazione continua e progressione di carriera.

La digitalizzazione dell’artigianato e l’abbattimento degli stereotipi

Un nodo cruciale evidenziato dall’UGL Matera risiede nella scarsa conoscenza che la platea studentesca possiede in ordine alle reali e moderne dinamiche dei contesti produttivi interni. Molti comparti tradizionali come l’edilizia innovativa, l’impiantistica civile, la manutenzione tecnologica e la filiera enogastronomica hanno vissuto negli ultimi anni una profonda transizione digitale, integrando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e di nuovi modelli organizzativi nZEB. Queste professioni, spesso percepite attraverso stereotipi sociali ormai obsoleti, richiedono oggi competenze cognitive elevate, flessibilità operativa e specializzazioni tecniche d’altura, offrendo al contempo solide garanzie di stabilità contrattuale e di retribuzione. Per abbattere tali barriere culturali, l’UGL propone di rivoluzionare i tradizionali protocolli di orientamento scolastico, trasformandoli da meri incontri teorici d’aula in percorsi immersivi sul campo, capaci di condurre i ragazzi direttamente all’interno delle officine, dei laboratori e dei cantieri per un contatto biologico e visivo con l’innovazione industriale.

La dottrina del welfare territoriale: trattenere i talenti nel Metapontino

In ultima analisi, la proposta programmatica formulata da Pino Giordano delinea un piano strutturale per il rilancio macroeconomico e la coesione sociale della provincia di Matera e del distretto del Metapontino, aree geografiche esposte ai rischi di spopolamento demografico e di migrazione intellettuale verso i poli industriali del Nord Italia o dell’Eurozona. Trattenere i talenti e offrire ai giovani ragioni materiali e concrete per edificare il proprio progetto di vita nella terra d’origine rappresenta un investimento strategico per salvaguardare le famiglie e dare continuità al ricambio generazionale delle imprese. L’UGL Matera esorta le istituzioni locali e regionali a varare contratti di apprendistato realmente qualificanti e incentivi economici per le aziende sane che investono nel merito e nella trasparenza contrattuale, ribadendo che il lavoro regolato costituisce il più potente strumento di libertà civile, dignità umana e indipendenza economica, pilastri sui quali l’organizzazione sindacale non accetterà mai passi indietro o mediazioni al ribasso.

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