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L’UNICA DONNA IN ITALIA A FONDARE UN’UNIVERSITÀ: “LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA” DI LUIGIA TINCANI DIVENTA UN DOCUFILM

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L’UNICA DONNA IN ITALIA A FONDARE UN’UNIVERSITÀ: "LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA” DI LUIGIA TINCANI DIVENTA UN DOCUFILM
Redazione- Unica donna nella storia d’Italia a fondare un ateneo. Basterebbe questo primato a definire la grandezza di Luigia Tincani, la filosofa ed educatrice che, sfidando i pregiudizi del Novecento e le barriere sociali di un mondo che voleva le donne ai margini della vita pubblica, ha istituito la prestigiosa Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta). Una storia di coraggio e determinazione che arriva ora sul grande schermo con il docufilm “La rivoluzione silenziosa” di Luigia Tincani”, prodotto da Lucia Macale per la Imago Film con la regia di Claudio Rossi Massimi. L’opera è stata presentata in anteprima il 15 aprile al Cinema Adriano di Roma (Piazza Cavour, 22), un’occasione per scoprire come una visione straordinaria abbia saputo scardinare i canoni dell’epoca, anticipando di decenni le conquiste civili e sociali del nostro paese.
Attraverso testimonianze di alto spessore e immagini di repertorio, il docufilm delinea il profilo di una donna che ha cambiato le regole del gioco. Non una semplice biografia, ma il racconto di una figura che con tenacia ha saputo generare un’eccellenza accademica oggi orgoglio di una nazione. L’opera analizza l’impegno della Tincani nella promozione della condizione femminile e la sua concezione della conoscenza come patrimonio collettivo da trasmettere ai giovani, da lei considerati l’unica vera risorsa per il futuro. L’eredità di questa pioniera, che l’Università Lumsa custodisce e continua a sviluppare, sarà presto accessibile a tutti, dato che dal 31 maggio sarà distribuita in festival e piattaforme, proprio nel giorno in cui ricorrerà il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.
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Nuovo allestimento alla galleria d’arte moderna di Roma per celebrare i cento anni di storia

🖼️ La Galleria d’Arte Moderna di Roma rinnova la mostra per il suo centenario: venticinque nuove opere svelano i tesori nascosti dei depositi museali capitolini.

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#Roma #GalleriaArteModerna #ArteContemporanea #MostreRoma

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Mario Sironi - La famiglia (La famiglia del Pastore) - 1927-1928, Olio su tela

Redazione-  La Galleria d’Arte Moderna di via Crispi si prepara a un importante cambio di rotta. A partire dal 24 giugno, il percorso espositivo della mostra “GAM 100. Un secolo di Galleria Comunale 1925-2025” si rinnova profondamente, offrendo ai visitatori l’opportunità di ammirare venticinque nuove opere tra dipinti e sculture. L’esposizione, nata per celebrare il centenario dell’istituzione capitolina, rimarrà aperta al pubblico fino all’11 ottobre 2026, confermandosi uno degli appuntamenti artistici di maggiore rilievo nel panorama museale della capitale.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di far riemergere la ricchezza custodita nei depositi del museo, che spesso rimangono occultati al grande pubblico. Attraverso una rotazione sapiente dei lavori esposti, la direzione museale punta a offrire prospettive inedite su una vicenda storica complessa, che intreccia le ambizioni culturali dell’amministrazione comunale con l’evoluzione dei linguaggi artistici italiani tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

Il legame tra storia e collezionismo pubblico

La mostra, che conta complessivamente oltre centoventi opere, riflette la lungimirante politica di acquisizioni avviata dall’amministrazione romana già alla fine dell’Ottocento. Il progetto curatoriale è affidato a Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli, affiancate da un team di esperti composto da Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti. L’intero programma è promosso da Roma Capitale, con il supporto operativo di Zètema Progetto Cultura, a testimonianza di un impegno corale volto a valorizzare il patrimonio artistico civico.

La prima sezione del percorso si concentra sulle origini della collezione, legandola indissolubilmente alla nascita delle avanguardie storiche e al prestigio delle storiche Quadriennali. Tra i nuovi ingressi spiccano opere fondamentali di Giuseppe De Nittis, come il “Paesaggio invernale” del periodo 1867-74, e lavori di Alessandro Pigna e Augusto Bompiani, che testimoniano il gusto pittorico a cavallo tra i due secoli. Particolarmente rilevante è l’aggiunta di pezzi legati alle Biennali romane e alle edizioni della Quadriennale degli anni Trenta, tra cui spicca lo scultoreo “Ragazzo che si tuffa” di Lorenzo Lorenzetti e l’opera “L’angelo rapitore” di Gino Severini, che dialogano ora con le ceramiche di Nandù, creando un confronto dinamico con le correnti del Secondo Futurismo.

Dalla soppressione alla rinascita del museo

Il percorso prosegue analizzando la fase travagliata della soppressione della Galleria nel 1938 e il successivo, faticoso processo che ha condotto alla riapertura presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi nel 1963. In questo segmento, il visitatore incontra opere degli anni Trenta che esprimono le tensioni e i cambiamenti sociali del periodo. La “Demolizione di via Giulia” di Mario Mafai rappresenta una testimonianza visiva della trasformazione urbanistica romana, affiancata dai lavori di Umberto Bottazzi e Nino Caffè.

Tra le novità assolute, il museo espone per la prima volta due capolavori finora rimasti lontani dagli occhi del pubblico: il paesaggio “Agitazione” di Onorato Carlandi, datato 1916, e l’encausto “Cantiere con figure” di Maria Immacolata Zaffuto, che arricchiscono il ventaglio di stili presenti in sala. La terza sezione, che copre il periodo dallo sbarco a Palazzo delle Esposizioni fino alla contemporaneità, accoglie testimonianze di variegata matrice stilistica. Dai vedutisti come Pompeo Fabri, esponente di spicco dei “XXV della Campagna Romana”, si passa al linguaggio astratto di Luigi Montanarini e Primo Conti, arrivando fino alla curiosa produzione dei “tavolettisti”, un gruppo di artisti meno noto al grande pubblico ma di grande interesse storico, rappresentato da Maria Cortini Viviani e Arrigo Taggi.

Questo aggiornamento dell’allestimento comporta, come da prassi conservativa, il ritorno nei depositi di alcune opere che hanno caratterizzato la prima fase della mostra, tra cui lavori di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Manzù ed Emilio Greco. La rotazione consente di mantenere viva l’interazione con la collezione permanente, garantendo che ogni visita alla Galleria d’Arte Moderna possa rivelare dettagli inediti sulla stratificazione culturale della città di Roma, rendendo omaggio a un secolo di storia civica dedicata alla conservazione e alla diffusione dell’arte.

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La violenza che avviene prima delle mani

Ci sono ferite che non sanguinano e proprio per questo, spesso passano inosservate.Quando parliamo di violenza di genere, l’attenzione pubblica si concentra quasi sempre sull’esito più tragico: il femminicidio, l’aggressione fisica, l’evento di cronaca

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Letizia Bonelli

Redazione-  Ci sono ferite che non sanguinano e proprio per questo, spesso passano inosservate.Quando parliamo di violenza di genere, l’attenzione pubblica si concentra quasi sempre sull’esito più tragico: il femminicidio, l’aggressione fisica, l’evento di cronaca che scuote le coscienze per qualche giorno e poi lentamente svanisce nel rumore incessante delle notizie,eppure la violenza non appare mai all’improvviso.
La violenza inizia molto prima,con parole che umiliano e sguardi che controllano e libertà negate poco a poco, quando a una persona viene negata la possibilità di essere se stessa e trasformata in un possesso, quando l’amore smette di essere un incontro e diventa dominio.
Come ci insegna la filosofia, ogni essere umano ha una dignità che non dipende dall’età, dalla posizione sociale, dalla situazione economica o dal genere. Immanuel Kant diceva che l’uomo dovrebbe essere sempre un fine e mai un mezzo. Questa è una delle più profonde condanne morali di tutte le forme di violenza.
Le persone che esercitano violenza non vedono più una persona, ma un oggetto da controllare, una volontà da piegare, una libertà da spegnere.
Ecco perché la violenza di genere non è solo un crimine, è prima di tutto una sconfitta antropologica, culturale ed etica, è il fallimento nel riconoscere nell’altro un essere umano dotato della stessa dignità che esigiamo per noi stessi. Stiamo vivendo in un’era incredibilmente avanzata dal punto di vista tecnologico, ma non sempre altrettanto evoluta in termini di relazioni umane. Possiamo comunicare con il mondo da uno schermo, ma non riusciamo a comprendere chi vive accanto a noi.
Se i social network sono distorti e manipolati, il controllo, l’umiliazione pubblica, lo stalking digitale e la diffusione non consensuale di contenuti personali possono amplificarsi. La tecnologia, che dovrebbe essere uno strumento di libertà, a volte rischia di diventare un’arma silenziosa, ma sarebbe un errore attribuire la responsabilità solo agli strumenti. Il problema risiede sempre nella cultura.
Ogni battuta sessista che viene permessa, ogni stereotipo giustificato, ogni basso livello di discriminazione che viene tollerato crea un terreno fertile affinché la violenza trovi spazio,
per questo motivo, la prevenzione non può essere limitata alle aule di tribunale, deve entrare nelle famiglie, nelle scuole, entrare nel linguaggio quotidiano.
Dobbiamo insegnare ai giovani che amare non significa possessività, che il rifiuto non è umiliazione, che la libertà degli altri non è una minaccia, il rispetto non è una concessione, ma un dovere morale. Una società civile non si misura solo dalla severità delle sue leggi, si misura anche da quanto bene protegge i più vulnerabili, educa i suoi figli al rispetto e promuove la reciprocità.
La violenza di genere non riguarda solo le donne, riguarda tutti.
Riguarda il modo in cui concepiamo la convivenza umana, riguarda la civiltà stessa,
ogni volta che una donna viene umiliata, minacciata, perseguitata o uccisa, non solo una persona viene ferita, ma l’intera comunità viene ferita. Quel patto morale che dovrebbe tenere insieme una società fondata sulla giustizia e sul rispetto viene spezzato,
allora, forse il cambiamento inizierà quando smetteremo di chiederci perché una vittima non è riuscita a scappare e inizieremo a chiederci perché qualcuno ha pensato di avere il diritto di dominarla. La vera rivoluzione culturale inizia qui, nel riconoscimento dell’altro,
nella consapevolezza che nessun essere umano appartiene a un altro essere umano,
nella certezza che la dignità non può essere concessa perché è già presente in ogni persona
e finché ci sarà anche solo una donna che deve vivere nella paura, il compito della società non può essere considerato completo.
Perché la civiltà non si misura dalla capacità delle persone che comandano, ma dalla cura che si ha per coloro che rischiano di essere feriti, ed è da questa cura che nasce la speranza per un futuro più giusto, più umano e più degno della nostra comune umanità.

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Il circo Paolo Orfei porta la magia di Africa, il regno animale a Davoli-Soverato

🎪 Il Circo Paolo Orfei arriva a Davoli-Soverato con lo show “Africa, il regno animale”! Tra elefanti pluripremiati, tigri bianche e performance uniche, un’esperienza magica ti aspetta dal 26 giugno al 5 luglio. Non perdere l’occasione di vivere il circo dei record in Calabria.

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#CircoPaoloOrfei #Davoli #Soverato #EventiCalabria

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Ippopotamo

Redazione-  Davoli, in provincia di Catanzaro, si prepara ad accogliere uno degli eventi itineranti più attesi dell’estate calabrese. Dal 26 giugno al 5 luglio, l’area situata lungo la Strada Statale 106 diventerà il palcoscenico naturale per il Circo Paolo Orfei, che approda nel territorio di Soverato con lo show di successo denominato “Africa, il regno animale”. Si tratta di una produzione imponente, riconosciuta a livello nazionale come una delle realtà circensi più grandi e strutturate d’Italia, pronta a incantare grandi e piccini con un allestimento che fonde tradizione circense e innovazione tecnologica.

L’eccellenza e i record della pista

La direzione artistica, affidata a Niky Martino, ha costruito un programma variegato che mette in risalto il talento di artisti spesso protagonisti nei circuiti internazionali più prestigiosi, tra cui il celebre Festival del Circo di Montecarlo. Il cuore pulsante dello spettacolo è rappresentato dalla presenza dei giganti della savana: gli elefanti della famiglia Gartner. Questa attrazione, già pluripremiata in molte rassegne mondiali, costituisce un momento di grande impatto visivo, dove la mole degli animali si sposa con la cura e la dedizione dei loro addestratori, offrendo al pubblico un’esperienza di vicinanza con la natura selvaggia, sempre nel pieno rispetto del benessere animale.

Non mancano i maestosi felini presentati da Francesco Berosini. Le tigri bianche, con il loro manto candido e l’eleganza nei movimenti, rappresentano uno dei momenti più attesi di tutto lo spettacolo. La varietà della proposta artistica si estende poi all’alta cavalleria, curata da Genny Martino, e a una serie di performance che spaziano tra le discipline classiche e le innovazioni moderne. La giovane Rita De Angelis si esibirà in evoluzioni aeree ad alta quota, mentre Desiree Royal porterà in pista il suo numero di hula hop. Per gli amanti delle atmosfere magiche, la donna laser, Michelle, illuminerà il tendone con giochi di luce e colori, creando un contrasto netto e suggestivo con le esibizioni più tradizionali.

Dalle acrobazie acquatiche allo spettacolo horror

Oltre al repertorio classico, la produzione ha integrato attrazioni esotiche e acquatiche, in una scenografia che punta a trasformare il tendone in un ambiente immersivo. La programmazione prevede spettacoli quotidiani alle ore 18:00 e alle 21:00, con una pausa prevista esclusivamente il mercoledì per consentire le riprese televisive. Un’attenzione particolare è riservata alle famiglie: nelle domeniche e nei giorni festivi, tra le 10:00 e le 13:00, sarà possibile effettuare visite guidate per conoscere da vicino gli animali del circo, un’occasione per scoprire il lavoro quotidiano che precede l’ingresso in scena.

Accanto alla rassegna principale, il Circo Paolo Orfei riserva ai visitatori una sorpresa fuori programma. Soltanto la sera del 1° luglio, alle ore 21:30, l’atmosfera sotto il tendone muterà radicalmente per lasciar spazio a “Oblio Horror Circus”. Si tratta di un format dedicato a un pubblico adulto, caratterizzato da toni thriller, suspense e una narrazione teatrale più cupa, che richiede una prenotazione obbligatoria per via della forte richiesta. Questa proposta sottolinea la capacità della compagnia di diversificare la propria offerta, intercettando gusti differenti.

Per garantire la partecipazione agli show, data l’elevata affluenza prevista lungo la costa jonica, è consigliata la prenotazione dei posti attraverso il portale www.primafilaticket.it. È inoltre possibile reperire informazioni dettagliate contattando i numeri 3478988192 o 3480056243, oppure consultando la pagina Facebook ufficiale dedicata allo spettacolo. Il posizionamento sulla Strada Statale 106, arteria nevralgica per la viabilità locale tra Davoli e Soverato, rende il circo facilmente raggiungibile dal bacino d’utenza del catanzarese, confermandosi come uno dei poli di aggregazione principali per il turismo estivo di questa porzione di territorio calabrese.

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