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L’UNICA DONNA IN ITALIA A FONDARE UN’UNIVERSITÀ: “LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA” DI LUIGIA TINCANI DIVENTA UN DOCUFILM
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LA GIORNATA MONDIALE DEL DISEGNO E LA SAPIENZA ARTISTICA DI MARIO VESPASIANI
Redazione- La Giornata Mondiale del Disegno, che ricorre proprio oggi 27 aprile è molto più di una semplice celebrazione tecnica o accademica: è un invito universale a tornare all’origine del gesto creativo, a quel segno primario che precede ogni forma compiuta e che racchiude in sé il nucleo più autentico dell’espressione umana. Disegnare significa infatti pensare attraverso la mano, dare forma visibile a ciò che ancora non ha voce, costruire un ponte tra interiorità e mondo. In questo contesto, il lavoro di Mario Vespasiani assume un valore particolarmente emblematico. La sua ricerca artistica, pur attraversando pittura, fotografia e scrittura, mantiene nel disegno una radice profonda e costante: non come fase preparatoria, in quanto nei dipinti la sua pittura è diretta, ma come linguaggio autonomo, carico di tensione simbolica e spirituale.
Il disegno come atto originario
Storicamente, il disegno è stato considerato la “madre” di tutte le arti. A partire da Leonardo Da Vinci il segno tracciato su carta rappresentava il primo contatto tra idea e materia. Oggi, in un’epoca dominata dall’immagine digitale e dalla velocità, il disegno torna ad assumere un valore quasi controcorrente: lentezza, concentrazione, presenza. Vespasiani si inserisce in questa tradizione con una sensibilità contemporanea. Nei suoi lavori, emblematici quelli sulla musa Mara, il segno non è mai neutro: è vibrazione, traccia di un passaggio interiore. Le linee sembrano emergere da una dimensione invisibile, come se l’artista non imponesse una forma, ma la rivelasse.
Il simbolismo del segno
Uno degli aspetti più affascinanti della poetica di Vespasiani è il suo uso del simbolo. Il disegno, nelle sue opere, non descrive semplicemente la realtà, ma la trasfigura. Figure, volti e paesaggi diventano archetipi, presenze sospese tra il visibile e l’invisibile. In occasione della Giornata Mondiale del Disegno, questo approccio acquista una risonanza particolare. Disegnare, secondo questa visione, non è solo rappresentare ciò che vediamo, ma entrare in relazione con ciò che percepiamo in modo più profondo: emozioni, memorie, intuizioni. Il segno diventa così una sorta di scrittura primordiale, un alfabeto universale che precede le parole. È un linguaggio che tutti possono comprendere, al di là delle barriere culturali e linguistiche.
Un messaggio per il presente
Nel mondo contemporaneo, spesso frammentato e accelerato, il gesto del disegnare può assumere anche una funzione meditativa e rigenerativa. Fermarsi a tracciare una linea significa interrompere il flusso incessante delle informazioni e riconnettersi con il proprio ritmo interiore. Il messaggio simbolico che possiamo cogliere dall’opera di Vespasiani – definito per il suo valore artistico e umano la “stella dell’arte italiana” – in relazione a questa giornata, è proprio questo: recuperare il valore del segno come atto consapevole. Non importa la tecnica o il risultato finale, ma l’intenzione, l’ascolto, la presenza. Disegnare diventa allora un atto di resistenza culturale, un modo per riaffermare la profondità in un’epoca di superficie è un ritorno all’essenziale, ma anche un’apertura verso nuove possibilità espressive.
Celebrare oggi la Giornata Mondiale del Disegno significa riscoprire un gesto semplice e potentissimo, capace di attraversare i secoli e di rinnovarsi continuamente. Attraverso la sensibilità di artisti del livello di Mario Vespasiani, il disegno si rivela non solo come tecnica, ma come esperienza esistenziale: un dialogo silenzioso tra mano, mente e anima. In un tratto, in una linea, in un’ombra appena accennata, si nasconde ancora oggi la possibilità di raccontare il mondo — e di trasformarlo.
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CAMMINO DI SANTIAGO: I LIBRI CHE RACCONTANO IL VIAGGIO, SECONDO VALENTINO PISEGNA
Redazione- Leggere libri sul Cammino di Santiago significa, secondo Valentino Pisegna, Comunicatore del pellegrinaggio jacobeo ed esponente per l’Abruzzo della Confraternita di Santiago di Compostella di Perugia, entrare in una dimensione preparatoria al viaggio stesso. La letteratura dedicata al pellegrinaggio non ne attenua il fascino, ma lo amplifica: spesso, infatti, il Cammino inizia proprio tra le pagine di un libro e prosegue poi nella realtà, passo dopo passo. Non è una sfida di prestazione, ma un percorso interiore fatto di incontri, ascolto e alleggerimento, sia materiale che mentale.
Tra le opere più significative spicca “Il cammino di Santiago” di Paulo Coelho, che ha contribuito a diffondere globalmente il significato simbolico del pellegrinaggio. Il libro racconta un viaggio iniziatico e personale, trasformando il Cammino in una metafora della ricerca della propria “leggenda personale”.
Molto apprezzato dai pellegrini contemporanei è anche “Vado a fare due passi” di Hape Kerkeling, un racconto ironico e umano in cui il viaggio nasce da un bisogno di fuga dalla frenesia quotidiana. Il Cammino diventa così un’esperienza di trasformazione spontanea, accessibile a chiunque, anche senza preparazione.
Di taglio più storico è invece “Vers Compostelle” di Janine Ducrot, che documenta il pellegrinaggio in un’epoca precedente alla sua rinascita moderna. Il testo restituisce l’immagine di un Cammino ancora poco strutturato, privo di segnaletica e infrastrutture, offrendo una preziosa testimonianza culturale e spirituale.
Infine, “Verso la Fine del Mondo” di Enzo Fabaro, recentemente pubblicato anche in lingua spagnola, che affronta il tema del limite e della malattia, intrecciando riflessione esistenziale e ricerca di senso. Il viaggio qui è interiore e si concentra sul valore del tempo, degli affetti e delle scelte.
C’è però un autore che non può mancare nella tua preparazione: Paolo G. Caucci von Saucken, considerato uno dei massimi esperti del Cammino di Santiago, Rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostella, una realtà importante per chi desidera mettersi in cammino. Le sue opere, come la Guida del pellegrino di Santiago, non sono semplici guide ma veri compagni di viaggio: raccontano il pellegrinaggio medievale e ne restituiscono il significato più profondo. Leggerli significa iniziare il cammino prima ancora di partire, con uno sguardo più consapevole verso Santiago di Compostela.
Secondo il cav. Valentino Pisegna, pur nella loro diversità, queste opere condividono un nucleo comune: il viaggio come metafora della vita, la ricerca di significato, il confronto con i propri limiti e la dimensione spirituale del cammino, sia essa religiosa o laica.
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ESPOSIZIONE DEL BANDONEON ORIGINALE DEL GRANDE MAESTRO ARGENTINO
La straordinaria formazione di Filippo Arlia e Cesare Chiacchiaretta, tra memoria, passione e innovazione sonora
Redazione- Mercoledì 29 aprile, a partire dalle ore 20.30, negli spazi dell’Antisalotto Culturale di Firenze (via della Fornace 9, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, con necessità di prenotazione al cell. 378 4165712) prende forma una serata dal respiro profondamente evocativo: un viaggio nel cuore pulsante del tango contemporaneo, nel segno di Astor Piazzolla. In apertura, prima dell’attesa performance musicale, un momento di rara suggestione (voluto anche in considerazione del contestuale Salone del restauro, in programma dal 27 al 30 nel capoluogo toscano, alla Fortezza da Basso): l’eccezionale esposizione del bandoneon personale ed originale del grande compositore argentino, risalente al 1921, strumento simbolo di un’estetica rivoluzionaria, che viene destinato ad un accurato intervento di restauro. Un oggetto carico di memoria e di suono, che introdurrà il pubblico ad un’esperienza musicale densa di storia e di emozione.
Protagonista della serata è il Conservatorio di Nocera Terinese-Catanzaro con la formazione “Duettango”, fortunato e apprezzato progetto nato nel 2008 da un’idea del pianista Filippo Arlia, anima e guida dell’ensemble. Con oltre 250 concerti all’attivo, Duettango ha costruito negli anni un percorso artistico di grande rilievo internazionale, culminato nel debutto alla Carnegie Hall di New York nel 2015, accolto da una calorosa standing ovation. Nel 2016 il gruppo è stato protagonista della prima esecuzione italiana di Maria di Buenos Aires di Astor Piazzolla, confermando una vocazione interpretativa profondamente radicata nell’universo del compositore argentino.
Il sodalizio artistico si arricchisce nel 2017 della partecipazione straordinaria del violinista Fernando Suarez Paz, storico membro del Quinteto Nuevo Tango, per la realizzazione dell’album Duettango (Fonè Records), pubblicato in 16 Paesi e immediatamente accolto con entusiasmo dalla critica internazionale. Presentato anche ai Concerti del Quirinale, su Rai Radio 3, il disco ha ottenuto il prestigioso “Piazzolla Award 2018” dalla Fondazione Astor Piazzolla di Buenos Aires, come miglior album dell’anno. Seguono nuove tappe significative: Non solo Tango (2020), registrato in analogico, e Revirado (2022), progetto in quintetto pubblicato in Superaudio CD e vinile audiophile. L’attività concertistica continua in importanti palcoscenici internazionali: dal ritorno a New York nel 2025 per il Peperoncino Jazz Festival, alla presentazione del nuovo lavoro Whisky all’Expo di Osaka, fino alla recente esibizione al Teatro Sabat di Varsavia.
All’Antisalotto Culturale, Filippo Arlia sarà affiancato al bandoneon da Cesare Chiacchiaretta, musicista di grande sensibilità e carisma, con il quale dà ogni volta vita a un dialogo sonoro intenso e raffinato: un duo che conquista per la capacità di fondere virtuosismo, passione e profondità interpretativa, dove pianoforte e bandoneon si intrecciano in un racconto musicale al tempo stesso sognante e travolgente, capace di evocare atmosfere vibranti e cariche di tensione emotiva. Le eleganti sonorità avvolgono lo spazio in un fluire continuo di ritmo, colore e sfumature, restituendo al pubblico il fascino magnetico del tango nuevo. È una narrazione limpida e ardente, costruita su una straordinaria complicità artistica, che davvero rinnova esemplarmente l’eredità di Piazzolla senza mai tradirne l’essenza.
Una serata, insomma, da non perdere, che si preannuncia memorabile, sospesa tra memoria e presente, tradizione e innovazione, sulle corde vibranti della grande musica.
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