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Serie A, i numeri sulle presenze dell’ultima stagione

Redazione- La stagione 2025/2026 di Serie A ha confermato un trend ormai consolidato nel calcio italiano: la partecipazione del pubblico negli stadi resta elevata, con alcune piazze capaci di numeri da grandi eventi internazionali e altre ancora in difficoltà nel garantire una presenza costante sugli spalti. Il quadro complessivo evidenzia una media spettatori in crescita rispetto alle stagioni immediatamente successive alla pandemia, con un ritorno progressivo verso livelli comparabili ai primi anni 2000 in diverse realtà.
La passione per il calcio in Italia continua a rappresentare un fenomeno sociale diffuso e trasversale. In molte città lo stadio rimane un punto di riferimento identitario, con un seguito che coinvolge più generazioni. Per molte famiglie quello di andare allo stadio insieme è un vero e proprio rito, rappresenta una specie di tradizione tramandata magari dai tempi dei nonni. Al giorno d’oggi gli amanti del pallone vivono lo sport a tutto tondo e in ogni weekend sono in migliaia a dilettarsi magari tra schedine per le scommesse e fantacalcio, senza dimenticare i tornei ai videogiochi a tema. Questo insieme di abitudini contribuisce a mantenere alto l’interesse complessivo per il campionato, anche al di là della singola giornata di gara.
A guidare la classifica delle presenze si confermano le grandi città e i club con impianti di maggiore capienza. Il Milan e l’Inter, che condividono lo stadio di San Siro, hanno registrato ancora una volta i dati più alti del campionato. La media per entrambe le squadre si è attestata intorno ai 70.000 spettatori a partita considerando le gare casalinghe complessive, con picchi vicini al tutto esaurito nelle sfide di cartello e nelle competizioni europee.
Subito dietro si colloca la Roma, che allo Stadio Olimpico ha mantenuto una media stimata intorno ai 62.000-63.000 spettatori. Anche in questo caso l’andamento è stato influenzato dalla forte risposta del pubblico nelle partite di alta classifica, mentre qualche flessione si è registrata nelle gare contro avversari di medio-bassa posizione. Numeri importanti anche per il Napoli, che allo Stadio Diego Armando Maradona ha mantenuto una media di circa 50.000 presenze, confermando un legame particolarmente solido tra squadra e tifoseria.
Tra le altre piazze si registra una buona tenuta per la Juventus, che all’Allianz Stadium ha fatto segnare una media vicina ai 40.000 spettatori, con un tasso di riempimento elevato nonostante la capienza inferiore rispetto agli impianti fino ad ora nominati. Dati positivi anche per il Genoa, che al Luigi Ferraris ha mantenuto una media intorno ai 31.000 presenti, confermando una partecipazione stabile e costante nonostante una posizione di classifica non troppo elevata.
La Lazio formalmente conta 28.000 spettatori di media dovuto agli abbonamenti, ma la protesta del tifo nei confronti della proprietà di Claudio Lotito ha visto l’Olimpico quasi deserto in più occasioni, incluso il derby della penultima giornata del campionato appena concluso. Segue con 27.000 presenze circa il Bologna, nonostante un’annata disputata al di sotto delle aspettative. Il Lecce si attesta su un buon 25.000 spettatori in media, anche in questo caso a fronte di risultati non brillanti. Segue poi l’elenco delle compagini con un pubblico di poco sopra alle 20.000 presenze come Udinese, Hellas Verona, Atalanta e Fiorentina. Al di sotto di questa soglia si trovano Parma, Torino, Cagliari, Sassuolo, Cremonese, Como e Pisa.
Nel complesso, la Serie A 2025/2026 mostra una fotografia articolata: da un lato le grandi città con stadi quasi sempre pieni, dall’altro club che faticano a superare determinate soglie di affluenza ma in ogni caso buone. Il confronto con i principali campionati europei resta comunque significativo, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione nelle gare di vertice e nei derby, che continuano a rappresentare i momenti di maggiore attrazione per il pubblico.
Le statistiche sugli spettatori evidenziano inoltre come la qualità delle infrastrutture e la capacità organizzativa dei club incidano in modo diretto sulla risposta del pubblico, con stadi moderni o rinnovati che tendono a registrare percentuali di riempimento più elevate rispetto agli impianti meno recenti o in fase di ristrutturazione
Sport
L’oro storico che fa piangere di gioia la Ciociaria: Gabriele Di Sora vince in Thailandia e conquista il tetto del mondo nella Muay Thai
La Ciociaria vola sul tetto del mondo! 🇮🇹🥊 Il giovanissimo Gabriele Di Sora compie un’impresa leggendaria in Thailandia, conquistando la medaglia d’oro mondiale nella Muay Thai a soli 18 anni! 🏅✨ Un trionfo clamoroso che fa piangere di gioia Frosinone. Il consigliere Gianluca Quadrini celebra l’atleta: “Simbolo di una terra sana e vincente”. Orgoglio immenso! ❤️ Leggi qui per scoprire i dettagli di questa notte storica per lo sport italiano! 👇
Frosinone – Esistono imprese sportive che superano i confini del ring per trasformarsi in leggende metropolitane, in storie di riscatto e di orgoglio capaci di infiammare il cuore di un’intera provincia. Quello che è accaduto a Bangkok, nel tempio indiscusso e sacro della Muay Thai, è un miracolo di determinazione, giovinezza e sacrificio. Un ragazzo frusinate di appena diciotto anni, Gabriele Di Sora, classe 2008, ha compiuto il capolavoro della vita laureandosi campione del mondo e conquistando una leggendaria medaglia d’oro nella categoria -57 kg. Un traguardo immenso che ha spinto le istituzioni locali a tributargli un omaggio solenne, trasformando la sua vittoria nell’emblema di una terra che sa lottare e sa vincere.
A farsi portavoce del profondo sentimento di commozione e orgoglio istituzionale che sta attraversando l’intera comunità è Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole dirigente di ANCI Lazio. Attraverso una nota ufficiale, Quadrini ha voluto stringere in un abbraccio virtuale il giovanissimo campione, sottolineando la portata storica di un successo che va ben oltre il semplice dato statistico. Vincere nel paese in cui questa disciplina millenaria è nata e viene vissuta come una vera e propria religione rappresenta un’impresa epica, un evento che iscrive di diritto il nome di questo atleta ciociaro negli annali dello sport internazionale.
La gabbia della pressione spezzata da un cuore di soli 18 anni
Guardando al percorso che ha portato il giovane Gabriele sul gradino più alto del podio, si comprende l’eccezionalità della sua forza mentale. Affrontare il debutto internazionale a una simile età, lontano da casa, e sottoporsi a due settimane di preparazione estenuante e massacrante all’interno dei durissimi centri d’allenamento thailandesi, avrebbe potuto piegare chiunque. Di Sora, invece, ha dimostrato una disciplina, una tenacia e una maturità psicologica fuori dal comune. La finale contro l’atleta di casa, spinto dal tifo incessante del pubblico locale, è stata il capolavoro tattico e umano di un ragazzo che ha saputo trasformare la fatica in energia pura, non lasciando scampo al suo avversario.
“Questo straordinario traguardo illumina e dà prestigio all’intera provincia di Frosinone”, ha dichiarato con forza Gianluca Quadrini nel suo comunicato. Successi di questa portata sono la testimonianza tangibile di come la Ciociaria sia un vivaio inesauribile di eccellenze e di talenti puri. Quando i nostri giovani sono supportati da una passione autentica e da una dedizione feroce, non hanno timore di nessuno e possono guardare a testa alta il panorama sportivo mondiale. Gabriele è l’esempio plastico di una Ciociaria sana, pulita, che lavora in silenzio per raccogliere frutti straordinari.
Il miracolo delle palestre di periferia: dove si impara a diventare uomini
Dietro i riflessi dorati di una medaglia mondiale c’è sempre un mondo sommerso fatto di sudore, lacrime e legami umani indissolubili. Un plauso carico di gratitudine deve essere esteso all’ASD Maluma Martial Arts, ai maestri, ai tecnici e a tutto lo staff che ha curato la preparazione atletica e strategica del ragazzo, senza dimenticare il ruolo fondamentale della sua famiglia. Le associazioni sportive dilettantistiche del territorio rappresentano un presidio sociale e formativo insostituibile per le nostre comunità: sono luoghi magici in cui si insegna ai ragazzi il valore sacro del sacrificio, il rispetto profondo per l’avversario e l’etica del lavoro quotidiano.
La favola di Gabriele Di Sora è appena cominciata, ma le sue radici sono ben salde nella sua terra d’origine. “In qualità di Consigliere Provinciale e dirigente ANCI Lazio – ha concluso Quadrini – ribadisco l’impegno totale delle istituzioni nel sostenere e valorizzare le eccellenze locali, affinché lo sport continui a essere un volano di crescita culturale e d’immagine per le nostre comunità”. A questo straordinario ragazzo giunge il calore e l’augurio più affettuoso di un popolo intero: che questo oro in Thailandia sia solo il primo capitolo di una vita luminosa nel professionismo mondiale. La Ciociaria oggi cammina a un palmo da terra, fiera del suo piccolo, grande re del ring.
Sport
Recensione libro “Dieci cuori Invictus” di Valentina Giordano
Una domanda che lo psicologo potrebbe fare a una persona che si rivolge a lui è: Qual è il momento peggiore e quello migliore della tua giornata? Alcuni potrebbero rispondere: “Il momento peggiore è la mattina quando suona la sveglia e il momento migliore è alle 18.00 perché mi incontro con gli altri amici del gruppo Invictus per l’allenamento di atletica”.
Sempre lo psicologo potrebbe dire: “La vita è fatta di cose che si devono fare, cose che si vogliono fare e cose che si possono fare. Quindi la scuola può essere noiosa, pesante ma diciamo che si deve fare in quanto è propedeutica a un futuro lavorativo, così come un allenamento faticoso è propedeutico per raggiungere una eccellente performance”.
Redazione- Una domanda che lo psicologo potrebbe fare a una persona che si rivolge a lui è: Qual è il momento peggiore e quello migliore della tua giornata? Alcuni potrebbero rispondere: “Il momento peggiore è la mattina quando suona la sveglia e il momento migliore è alle 18.00 perché mi incontro con gli altri amici del gruppo Invictus per l’allenamento di atletica”.
Sempre lo psicologo potrebbe dire: “La vita è fatta di cose che si devono fare, cose che si vogliono fare e cose che si possono fare. Quindi la scuola può essere noiosa, pesante ma diciamo che si deve fare in quanto è propedeutica a un futuro lavorativo, così come un allenamento faticoso è propedeutico per raggiungere una eccellente performance”.
Quindi, in quello che si deve fare si può cercare qualcosa che può interessare, che può essere meno pesante e noioso, che può comunque servire, che può appassionare.
In questo libro di testimonianze di 10 amici quello che emerge è una vita super impegnata, fatta di rispetto di regole familiari e scolastiche ma anche di una passione sportiva con amici con i quali si condividono allenamenti, ci si conosce, ci si confronta, ci si sente liberi, e questo è il vantaggio dello sport, uno sport di gruppo guidati da un coach che risulta essere un educatore che si affianca ai genitori, ai professori.
In questo libro ci viene spiegata la vita quotidiana di ragazze e ragazzi che si incontrano, si divertono, si lamentano ma trovano uno scopo, un interesse, una passione. Un libro da pubblicizzare negli ambienti scolastici e sportivi.
Sophia: con sogni da realizzare con la consapevolezza che a questa età è sotto controllo dai genitori preoccupati per la sua educazione e il suo futuro. Ma lo sport aiuta a sentirsi libera a progettare sogni riferendosi a campioni che non hanno mollato. Importante l’amicizia che aiuta ad andare avanti, a confrontarsi, a sostenersi l’un l’altro.
Valentina: emerge l’importanza avere un’amica del gruppo e un gruppo di amici per divertirsi, confrontarsi, aiutarsi e lo sport aiuta sempre a conoscersi meglio nella determinazione per raggiungere obiettivi ritenuti importanti.
Paolo: apprezza la compagnai degli amici soprattutto nell’attività sportiva dove trova uno svago, un’opportunità per conoscersi, mettersi in gioco.
Vittoria: ha trovato la gioia e il piacere nell’essere coinvolta nella pratica dell’atletica nella squadra Invictus, la giornata può essere faticosa, noiosa, pesante ma prima o poi si faranno le 18.00 per incontrarsi per gli amici e allenarsi.
Nelle testimonianze dei ragazzi atleti si incrociano le storie e ognuno menziona l’altro come amica o amico, raccontando aneddoti simpatici e divertenti.
Gloria: sembra essere molto sensibile, empatica, altruistica e disposta a interessarsi all’altro, aiutarlo, dargli una mano scoprendo che altri hanno risorse nascoste. L’appuntamento delle 18,00 risulta essere il momento dell’incontro con gli altri.
Marco: per tutti la sveglia la mattina è il momento più difficile, bisogna alzarsi e iniziare a recarsi a scuola ma si sa che prima o poi arriveranno le 18.00 per incontrare il coach e gli altri, per essere in pista, per finire la giornata in bellezza.
Filippo: come tanti altri ragazzi deve alzarsi e fare in fretta per recarsi a scuola, anche lui come tanti proviene da un’altra città, come per alcuni altri uno dei genitori si è dovuto trasferire per lavoro e i ragazzi si sono dovuti adattare alla nuova città con nuove abitudini, amici, incontri, scoperte. Come altri ragazzi la giornata è piena di impegni ma prima o poi si fano le 18,00 ed è il loro momento, il loro fine giornata fantastico.
Michela, come alcuni altri ragazzi la sveglia comanda i ritmi e scandisce i tempi per recarsi a scuola e bene o male la mattinata passa e il pranzo si può consumare o meno con i genitori che al tempo d’oggi come tanti altri sono impegnatissimi ma è importante avere amici che sostengono e poi meno male che le 18,00 prima o poi arrivano per sentirsi parte di un gruppo e sentirsi liberi di esprimersi e mettersi in gioco in uno sport che piace e appassiona.
Walter: racconta che la vita non è facile a iniziare dalla sveglia e poi i trasferimenti da casa a scuola, ognuno il suo, motorino, bici, bus, in macchina con papà, poi si possono fare incontri piacevoli e spiacevoli, si può arrivare in ritardo ma tutto passa e finalmente le 18,00 davanti al coach per iniziare un allenamento in compagnia piacevole anche se faticoso.
Fortunato, il capitano: racconta del suo bisogno di trovare una persona da amare come gli raccontava suo nonno, descrive le polarità di ogni cosa, positivo e negativo che possono capitare a scuola, nelle relazioni, in famiglia e il grande vantaggio di fare sport nella sua squadra e spiega il significato del nome: “La parola ‘Invictus’ deriva dal latino e significa …comunemente, ‘invincibile’…Questa semplice parola racchiude in sé tantissimi concetti: trasmette un senso di forza interiore e resilienza, richiamando la capacità di rimanere integri di fronte alle avversità, senza lasciarsi sottomettere dal dolore, dalla paura o dalle difficoltà; … suggerisce una scelta consapevole di continuare a lottare, anche quando la vittoria sembra lontana, trasmettendo valori quali la determinazione e il coraggio”.
Dai racconti dei 10 ragazzi ‘Invictus’ emerge che la vita può essere faticosa, a iniziare dal risveglio mattutino con la sveglia per recarsi a scuola, un luogo che si deve andare perché bisogna studiare ma la giornata è piena di impegni e di relazioni, impegni più o meno piacevoli e spiacevoli e relazioni più o meno piacevoli e spiacevoli, dipende dai ragazzi cosa vogliono scegliere, cosa devono, possono e vogliono fare.
Ogni giorno i ragazzi si relazionano con la propria famiglia che può essere preoccupata, apprensiva, troppo rigida, troppo flessibile ma comunque c’è, è una guida per loro che devono trovarsi la propria strada, la propria indipendenza, le proprie passioni e amicizie.
Oltre ai genitori educatori vi sono gli inseganti che posso essere un rifermento dei ragazzi e possono coinvolgere o annoiare i ragazzi e le passioni diventano importanti per mettersi in gioco, per conoscere il proprio corpo, le proprie attitudini e per avere momenti di svago.
Anche il coach diventa un educatore di riferimento che può consigliare, suggerire, allenare i ragazzi e un gruppo di ragazzi, creando un ambiente accudente e interessante per loro, dove si possono ritrovare, confrontare, condividere fatiche e soddisfazioni.
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Un’Italia da leggenda agli Europei di Nuoto: Sara Curtis disintegra il Record del Mondo! Argento in staffetta e doppio bronzo per Ceccon e Pilato
Il nuoto azzurro è nella leggenda! 🇮🇹 🥇 Una serata parigina a dir poco clamorosa agli Europei di Nuoto 2026: l’Italia si porta a casa un bottino pazzesco! A prendersi la scena è una mostruosa SARA CURTIS, che frantuma le avversarie e firma il nuovo RECORD DEL MONDO nei 50 dorso (26″63)! E non finisce qui: appena un’ora dopo, la piemontese trascina le compagne (Menicucci, Tarantino, Mao) a uno splendido Argento nella 4×100 stile. Ad arricchire il medagliere ci pensano Thomas Ceccon (200 dorso) e Benedetta Pilato (100 rana) con due Bronzi di puro cuore e talento. Orgogliosi dei nostri campioni? Festeggiamo insieme questa serata epica, leggete tutti i dettagli delle gare nel nostro articolo! 👇 🏊♀️ 💙
Parigi – Ci sono serate destinate a rimanere scolpite a caratteri cubitali negli annali dello sport tricolore. E quella di oggi, 12 agosto, è senza ombra di dubbio una di queste. Nella vasca infuocata degli Europei di Nuoto di Parigi 2026, l’Italia ha ruggito con la potenza di un leone, travolgendo gli avversari e portando a casa un bottino da sogno nella terza, attesissima giornata di finali. Se il nuoto azzurro ci aveva già abituati a grandi prestazioni, quanto accaduto stasera sotto il cielo parigino supera ogni più rosea aspettativa, consacrando definitivamente una nuova, immensa e inarrestabile stella assoluta: la piemontese Sara Curtis.
Sara Curtis riscrive la storia dell’umanità: un Record del Mondo spaziale
La scena se la prende tutta lei, con prepotenza e classe cristallina. Sara Curtis, scesa in vasca già galvanizzata dallo splendido bronzo conquistato in precedenza nei 100 stile libero, ha deciso di frantumare letteralmente le leggi della fisica e della biologia. Nella finalissima dei 50 dorso, l’azzurra non si è limitata a vincere l’oro continentale, ma ha compiuto un vero e proprio miracolo sportivo: ha stampato sul tabellone luminoso un mostruoso e inarrivabile 26″63. È Record del Mondo assoluto. Il boato del pubblico di Parigi ha accompagnato l’esultanza incredula e gioiosa della Curtis, capace di un tuffo, di una progressione e di un tocco finale rasenti la perfezione assoluta. Un primato che spazza via i fantasmi del passato e che proietta la ragazza piemontese di diritto nell’Olimpo immortale delle divinità del nuoto internazionale.
Il cuore oltre l’ostacolo: un argento di squadra pazzesco nella 4×100 stile libero
Come se non bastasse l’adrenalina per aver appena siglato un record planetario, la Curtis ha dimostrato di avere muscoli e testa d’acciaio. Appena un’ora dopo la sua storica impresa individuale, è tornata sui blocchi di partenza per trascinare le sue compagne di squadra nella durissima e spettacolare finale della staffetta 4×100 stile libero. E il miracolo azzurro si è ripetuto: il quartetto formato da Sara Curtis, Virginia Menicucci, Chiara Tarantino e Alessandra Mao ha nuotato con il cuore in gola, battagliando bracciata dopo bracciata, fino a toccare il muretto con l’eccezionale crono di 3’33″19. Un tempo che vale una medaglia d’argento pesantissima e bellissima, conquistata arrendendosi soltanto di fronte alla strapotenza inarrivabile del quartetto dell’Olanda.
I signori delle medaglie: Ceccon e Pilato non tradiscono le attese
Prima dell’esplosione agonistica della Curtis, il pomeriggio di Parigi si era già tinto pesantemente di azzurro grazie ai nostri “veterani” delle medaglie. Il vicentino Thomas Ceccon, con la consueta classe ed eleganza che lo contraddistinguono, è salito sul terzo gradino del podio nei 200 dorso. Il suo crono di 1’53″96 gli è valso un meritatissimo bronzo, chiudendo le sue fatiche alle spalle dell’ungherese Hubert Kos e del greco Apostolos Siskos.
Poco dopo, a far esplodere i tifosi italiani, ci ha pensato l’immensa tarantina Benedetta Pilato. La regina della rana azzurra ha lottato come una leonessa nella finale dei 100 rana, strappando con i denti una medaglia di bronzo favolosa (con il tempo di 1’05″86), arrendendosi solo alla potenza della britannica Angharad Evans e all’irlandese Mona McSharry.
D’Ambrosio: un settimo posto che profuma di futuro brillante
A completare la strepitosa serata italiana c’è da registrare anche la buonissima prova di Carlos D’Ambrosio nella gara regina, i 100 stile libero. Il ragazzo non è salito sul podio, dovendosi accontentare di un onorevolissimo settimo posto, ma ha firmato il suo nuovo primato personale con il tempo di 47″58. Un segnale fortissimo di crescita personale che fa ben sperare per il futuro di una Nazionale che, oggi più che mai, ha dimostrato di non avere paura di nessuno e di poter dominare le acque di tutta Europa.
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