Sport
I fratelli Elvino, Loris e Pietro Gennari nella storia dell’ultramaratona
Tre fratelli vincevano una maratona arrivando insieme in 2h35’24”
I fratelli Gennari hanno scoperto il loro talento e hanno approfittato a girare il mondo vincendo gare contro atleti delle altre nazioni, compreso i paesi dell’Est, gare
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Redazione- I fratelli Gennari hanno scoperto il loro talento e hanno approfittato a girare il mondo vincendo gare contro atleti delle altre nazioni, compreso i paesi dell’Est, gare estreme per chilometraggio elevato e per condizioni climatiche, specialisti della 100 km nel mondo oltre che in Italia.
Tante le glorie, tanti gli aneddoti, ma anche qualche sconfitta. Elvino, per esempio, non è mai riuscito a vincere la classicissima 100km del Passatore, ha partecipato 10 volte, la prima volta il 25.05.1975 classificandosi 11° in 8h25’01”, è salito diverse volte sul podio: tre secondi posti nel ’76, ’77, ’78 e due terzi posti nel ’81 e ’84; due quarti posti nel ’80 e ’85 e l’ultima partecipazione risale al 29.05.1993.
Nel ’76, ’77, ’78 Vito Melito vince per tre volte consecutive la 100km del Passatore ed Elvino Gennari arriva dietro di lui, in seconda posizione, per tre volte consecutive, nel ’78 lo segue il fratello Loris Gennari.
Il 1977 sembrava essere l’anno giusto per Elvino che era al comando e al passaggio al 100° km ha ottenuto anche la miglior prestazione al mondo con un crono di 6h20’35”, ma fu sorpassato da uno splendido Vito Melito che lo anticipa sul traguardo, bissando la vittoria dell’anno precedente con un crono migliore.
Quell’anno il podio è di tre uomini che riescono a concludere la gara di 107 chilometri sotto le 7 ore: Vito Melito in 6h50’02”, Elvino Gennari 6h52’12” e Paolinelli Olimoio 6h58’12”.
Interessanti le parole di Renato Cavina in un suo articolo del 28 maggio 1977: “A San Cassiano nuovo colpo di scena. Gennari scavalca sia Melito sia Paolinelli e a Brisighella è primo con un margine di 5’23” su Melito e di 9’13” su Paolinelli. Al km 100, Gennari stabilisce il nuovo record mondiale sulla distanza di 6h20’35” e precede ancora Melito di 4’06” poi l’incredibile crollo dell’atleta di San Felice sul Panaro e il successo di Melito davanti a ottomila persone assiepate in piazza del popolo.”
L’anno 1980 Loris ed Elvino arrivano rispettivamente in terza e quarta posizione al Passatore, mentre il 1981 ancora una vittoria di Vito Melito che precede Loris ed Elvino Gennari.
Il 1984, Elvinio e Pietro Gennari si classificano rispettivamente al terzo e quarto posto. Nel 1985 Pietro ed Elvino Gennari si classificano rispettivamente al secondo e quarto posto. Il 27.05.1989 Pietro si classifica al 4° posto in 7h33’17”, mentre Elvino al 13^ posto in 8h20’31”.
Ai tempi d’oggi è il tassinaro di Roma Giorgio Calcaterra che è agli onori della gloria con il suo strapotere di campione incontrastato soprattutto sulla distanza di 100km vincendo per 12 volte consecutive la 100km del passatore da Firenze a Faenza e tre volte campione al mondo.
Insomma, l’Italia può vantare dei campioni del passato e dei campioni attuali, importante e renderne merito e fare in modo che le loro esperienze siano di insegnamento alle nuove leve trasmettendo il messaggio che la fatica permette di sperimentare successo e fiducia in se stessi, incrementando l’autoefficacia.
Elvino ha partecipato a 11 edizioni della Pistoia-Abetone Ultramarathon 53km, ottenendo tre terzi posti negli anni ’76, ‘77 e 78’, un 4° e 5° posto rispettivamente nel ‘79 e ‘80 e due sesti posti negli anni ‘84 e ‘86.
Alla prima edizione del 18 luglio 1976 si classificò in 3^ posizione con il crono di 4h07’00”.
L’anno successivo, il 10 luglio 1977, la gara è vinta da Loris Gennari in 3h42’00” che precede Roberto Lotti 3h46’00” ed Elvino 3h47’00”.
Il 16 luglio 1978 gli atleti si scambiano le posizioni del podio, sul gradino più alto sale Roberto Lotti che vince in 3h48’00”, precedendo i gemelli Loris ed Elvinio con il crono rispettivamente di 3h55’00” e 4h10’00”.
Il 10 luglio 1983, alla 8^ edizione della “Pistoia-Abetone Ultramarathon 53km corsa su strada” i tre fratelli si classificano al 6°, 7° e 8° posto a distanza di 1” l’uno dall’altro: Elvino in 4h09’17”, Pietro in 4h09’18” e Loris in 4h09’19”.
Il 14 luglio 1985 Loris si classifica al 6° posto in 4h14’51” ed Elvino al 10° posto in 4h21’24”.
Il 12 luglio 1987, Pietro Gennari si classifica al 4° posto in 3h56’00”. L’ultima partecipazione di Elvino alla Pistoia-Abetone risale al 09.07.1989 dove sale sul terzo gradino del podio della categoria M40 con il crono di 4h24’25”.
La fatica, l’impegno, la determinazione permettono di superare anche momenti di sconforto quando subisci una sconfitta o un infortunio ma si può sviluppare la resilienza e andare avanti cavalcando l’onda del cambiamento, apprendendo dall’esperienza.
Insomma, lo sport diventa una scuola di vita, una palestra all’aperto per sperimentare, per lasciare a casa le comodità e buttarsi nella mischia, lottare per arrivare, lottare per vincere, lottare con le proprie forze impegnandosi sempre di più per far meglio per se stesso, per la squadra, per il proprio paese, per la propria nazione.
Italiani conosciuti al mondo e temuti per essere vincenti in sport di endurance, per essere uomini duri che non hanno paura del terreno di gara, non hanno paura delle condizioni atmosferiche, non hanno paura degli avversari, uomini che si preparano oltre l’attività lavorativa e partono per destinazioni ignote per scoprire nuove sfide da affrontare e tornare a casa arricchiti, soddisfatti, sportivamente ma anche culturalmente per aver conosciuto nuovi mondi, nuove culture.
I fratelli Gennari hanno gareggiato anche fuori dall’Italia con ottimi risultati come la “Suomi-juoksu 100 km”, Hartola (FIN) dove sono arrivati insieme ottenendo un secondo e terzo posto con lo stesso crono di 6h53’01”.
Elvino ha vinto la “6ème Les 100 km de Millau (FRA)” nel 1977 con il crono di 6h51’36” precedendo di quasi 24 minuti il secondo arrivato Jean-Louis Baudet 7h15’00”.
Di seguito le sue parole a tal proposito: La 100 km di Millau resterà per me la vittoria più bella in assoluto. Dopo tanti anni,, ho ancora il secondo miglior tempo… 6h51′👍🏃.
I fratelli Gennari diventarono una leggenda, soprattutto il più forte Elvino che ha vinto la “Torino – Saint Vincent” (98km) nel ’77 in 6h17’02″.
Interessanti le parole di Giovanni Bergese sul suo articolo del 2 maggio 1977: “Al traguardo a chi gli propone una doccia o un massaggio, ha risposto ‘Devo sgranchirmi le gambe, non posso stare fermo’ Poi si informa “Che tempo ho fatto?” Saputolo ha un grosso rammarico ‘Sarebbe stato record del mondo se fossero stati 100 chilometri’.”
Elvino bissò la vittoria nel ’78 in 6h30’50”, mentre il fratello Loris il 1° maggio 1982 vinse la XX Torino-Saint Vincent 100 km in 7h04’11”, precedendo il gemello Elvino 7h17’32”.
Il 30 settembre 1978, Loris vinse la 1^ 100 km della Brianza in 7h40’ mentre il gemello Elvino la vinse nel 1981 in 8h e lo stesso anno vinse la 3^ Camminata delle tre province (UD-GO-TS), 106km corsa su strada in 8h09′.
Il 7 novembre 1982 i tre fratelli Pietro, Loris ed Elvino Gennari parteciparono alla 1^ 100 km di Bologna in pista, classificandosi rispettivamente al 4°, 5° e 6° posto in 7h05’47”, 7h09’09” e 7h23’53”. L’anno successivo, il 16 ottobre 1983, Loris si classificò 3° in 7h19’08”.
Alcuni anni fa, Elvino Gennari mi disse: “Tre fratelli vincono una maratona in 2h35’24”, che tu sappia ci sono stati altri casi simili? Sono 44 anni che corro, ho fatto 31 100ķm, 20 volte sul podio con 10 vittorie, 200 Maratone, ho girato il mondo: Australia, Cina, Sudafrica, Alaska, Stati Uniti, ecc. ecc.”
Il 10 aprile 1983 Pietro Gennari vinse la 1^ edizione della “Maratona della Bassa Reggiana” a Reggio Emilia in 2h32’24”, precedendo Mauro Cilia 2h34’28 e i 2 gemelli Elvino e Loris Gennari arrivati insieme in 2h34’48, a seguire Mauro Manfrdotti 2h37’03”. La prima donna fu Paola Ravazzini in 3h32’45. L’8 aprile 1985 i tre fratelli Gennari vinsero la maratona “Maratona della Bassa Reggiana” a Rio Saliceto arrivando insieme, mano nella mano, con il crono di 2h35’24”. La gara femminile fu vinta in 3h19’17” da Gloria Gessi.
Il 23 aprile 1983, Elvino vinse la 9° Marcialonga Veneta di Montagnana di 100 km in 8h16′ e tale gara fu portata a termine in 11h30′ anche da Flavio Taverna, classe 1944, che si classificò all’11° posizione. Dopo alcuni anni, il 22 aprile 1989, Pietro Gennari vinse la 15° Marcialonga Veneta di Montagnana di 100 km in 7h37’21”.
Il 25 ottobre 1986, Elvino conquista la terza posizione alla 4^ 100km dei Gladiatori in 7h52’02”.
Ai Campionati Mondiali 100km di Torhout in Belgio il 20 giugno 1987, Pietro Gennari si classificò al 16° posto e 2° italiano in 7h09’37”, l’altro italiano era Boris Bakmaz 7h04’49”, mentre il titolo mondiale è andato allo spagnolo Domingo Catalan Lera che ha vinto in 6h19’35”.
Il 23 aprile 2004 Elvino e Loris Gennari con altri tredici italiani parteciparono alla prima Maratona della Pace, una corsa simbolica di dieci chilometri da Betlemme a Gerusalemme organizzata dal CSI (Centro Sportivo Italiano) insieme ad atleti israeliani e palestinesi.
Elvino definito un guerriero perché nello sport di endurance, nella ultramaratona si lotta con se stessi, con le crisi eventuali, con gli avversari, con tutto ciò che può succedere durante tante ore di gara. Le sfide portate a termine si trasformano in sensazioni ed emozioni che si attaccano al corpo come tatuaggi indelebili per ricordarti che sei un guerriero, un lottatore, un vincente.
Ho dedicato ai fratelli Gennari il mio libro “La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza”, Edizione Psiconline
https://www.unilibro.it/libro/simone-matteo/100km-passatore-gara-coraggio-resilienza/9788899566258
I fratelli Gennari sono menzionati anche nel libro “Il piacere di correre oltre” (Il piacere di correre oltre dal punto di vista di uno psicologo dello sport).
Sport & benessere 15 | ed. novembre 2022.
In linea di massima, la passione della corsa permette alle persone di mettersi alla prova, di condurre un sano stile di vita, di salire su un treno fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire, di situazioni da sperimentare. Bisogna sviluppare consapevolezza delle proprie risorse e capacità, ma anche dei propri limiti: è necessario consolidare questi concetti per mantenere un buon equilibrio. Nel nuovo libro di Matteo Simone Il piacere di correre oltre, l’autore riprende la sua consuetudine di parlarci di sport soprattutto attraverso il dialogo con gli atleti. Leggere il testo di Matteo Simone ci permette di conoscere alcune dinamiche psicologiche che forse ignoriamo o per lo meno di cui non siamo consapevoli.
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Il Csi L’Aquila punta sul cicloturismo formando nuovi professionisti per il territorio
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#CSILaquila #Cicloturismo #Abruzzo #FormazioneSportiva
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9 ore faa
Giugno 19, 2026Da
Redazione
Redazione- Il Centro Sportivo Italiano, comitato provinciale dell’Aquila, ha segnato un punto di svolta importante per il comparto turistico regionale. Si è concluso nella serata di ieri il corso di secondo livello dedicato al Cicloturismo Sportivo, un percorso formativo specialistico focalizzato sull’utilizzo della Mountain Bike e della E-Bike. L’iniziativa non rappresenta solo un esercizio di addestramento tecnico, ma una precisa strategia per dotare il territorio aquilano di figure professionali capaci di gestire i flussi di visitatori che sempre più spesso scelgono l’Abruzzo per le vacanze attive.
La formazione, iniziata durante i primi giorni di aprile, ha richiesto ai partecipanti un impegno costante, articolato in moduli di approfondimento tecnico e gestionale. Il fiore all’occhiello di questo percorso è stato rappresentato dai project work finali. Ogni corsista è stato chiamato a ideare una vera e propria proposta di pacchetto cicloturistico plurigiornaliero, curando ogni singolo dettaglio: dalla progettazione dei tracciati alla logistica, passando per la gestione dell’assistenza meccanica e l’accompagnamento dei gruppi. L’obiettivo è stato quello di elevare lo standard qualitativo del servizio, allineandolo alla creciente richiesta di professionalità che il settore delle due ruote richiede.
Una crescita strategica per le aree interne
Per il comitato aquilano del Csi, l’organizzazione di questo corso di secondo livello ha un peso specifico notevole. Si tratta della prima volta che il comitato riesce a strutturare un percorso di tale complessità, superando i livelli base tradizionali. Questo salto di qualità riflette l’espansione del movimento ciclistico provinciale e la volontà dell’ente di non limitarsi alla sola pratica sportiva, ma di divenire un motore di sviluppo economico integrato.
Il diploma di fine corso sarà consegnato ufficialmente ai partecipanti durante la cicloturistica “Alle Pendici del Gran Sasso”, in programma il 12 luglio con partenza dal campo da rugby del quartiere di Paganica. In questa occasione, il contatto diretto con il terreno e la gestione di una manifestazione pubblica permetteranno ai corsisti di sperimentare sul campo le nozioni apprese in aula, testando la capacità di coordinare gruppi di ciclisti in contesti naturalistici complessi come quelli del massiccio appenninico.
La rete formativa e il valore aggiunto delle competenze
Il progetto si inserisce nel quadro più ampio di “Ciclotur Abruzzo Experience”, un circuito composto da sei tappe ideato dal Csi per la valorizzazione del patrimonio paesaggistico regionale. La visione del comitato è puntare su figure professionali che possano fungere da ponte tra le associazioni sportive e le strutture ricettive del territorio. Ospitare un cicloturista non richiede più solo accoglienza alberghiera, ma la conoscenza di percorsi, la capacità di garantire sicurezza e la gestione tecnologica delle bici a pedalata assistita.
Il successo di questa iniziativa è stato possibile grazie alla competenza di Fiorvisaggio Pellegrino, responsabile del settore Ciclismo e Cicloturismo. Il suo lavoro di coordinamento è stato supportato da figure specialistiche che hanno ampliato lo spettro delle competenze dei partecipanti. Il dottor Antonio Trifiglio, in qualità di preparatore atletico, e il dottor Giovanni Compagnoni, biologo nutrizionista, hanno fornito le basi scientifiche necessarie per gestire lo sforzo fisico prolungato, un aspetto che spesso viene sottovalutato ma che risulta determinante per la buona riuscita di spedizioni cicloturistiche di più giorni.
Secondo Pellegrino, il livello di preparazione raggiunto dai corsisti apre scenari interessanti per il futuro del settore. La sicurezza e la qualità del servizio sono i driver che permetteranno all’Abruzzo di competere con le regioni che hanno investito nel cicloturismo già da diversi anni. Anche il presidente del Csi L’Aquila, Luca Tarquini, ha ribadito l’importanza di questo lavoro. Per Tarquini, creare competenze significa offrire una risorsa tangibile alle realtà imprenditoriali locali, favorendo l’innesco di dinamiche di turismo sostenibile e consapevole. Le nuove figure formate non saranno soltanto istruttori, ma veri e propri ambasciatori del territorio, capaci di promuovere le eccellenze ambientali e culturali della provincia in modo organizzato, sicuro e competitivo. Con il consolidamento di questo percorso, il Csi L’Aquila conferma la centralità dello sport come strumento di valorizzazione delle aree interne, rendendo il cicloturismo un volano di sviluppo concreto.
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L’atleta avezzanese Pasqualina Proietti-Pannunzi, segna un nuovo record italiano SF55 nel disco
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1 giorno faa
Giugno 18, 2026
Redazione- Ancora un grande risultato per Pasqualina Proietti-Pannunzi, atleta avezzanese classe 1971, che a San Benedetto del Tronto ha stabilito il nuovo record italiano SF55 nel lancio del disco da 1 kg con la misura di 36,15 metri.
La prestazione migliora di un centimetro il precedente primato nazionale, 36,14 metri, ottenuto dalla stessa atleta il 17 maggio scorso, confermando il suo straordinario valore nel panorama dell’atletica master italiana.
Già detentrice del record SF50 con 40,60 metri, Pasqualina continua a distinguersi per talento, esperienza e passione, portando ancora una volta il nome di Avezzano ai vertici dell’atletica nazionale. Un risultato che premia anni di impegno e una carriera ricca di successi.
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Miracolo Arsenal: i segreti del successo di Arteta
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1 giorno faa
Giugno 18, 2026Da
Redazione
Redazione- Dopo ben 22 anni, nella stagione 2025-2026 l’Arsenal ha vinto nuovamente la Premier League, la 14esima della sua storia, ponendo fine a un digiuno che sembrava destinato a non finire mai. Per l’allenatore Mikel Arteta questo successo ha avuto un significato enorme, ovvero il coronamento di un progetto iniziato nel dicembre 2019 e costruito con grandissima pazienza, oculatezza e passione anche quando i risultati non arrivavano e le critiche si moltiplicavano. E anche se negli ultimi anni i Gunners erano arrivati più volte secondi in campionato, questo titolo cambia la narrativa del club. Le diverse quote sulla Premier League per la prossima stagione già posizionano Arsenal tra i favoriti per la conferma, accanto a Manchester City e Liverpool. Arteta, a 44 anni e con un progetto ancora giovane, ha dimostrato di poter competere ai massimi livelli in modo continuativo.
Il percorso verso il titolo
L’Arsenal ha conquistato la Premier vincendo 26 partite su 38, pareggiandone 7 e perdendone solo 5, con ben 71 reti segnate e 27 subite. I gunners hanno potuto festeggiare definitivamente la vittoria alla penultima giornata nel successo contro il Burnley e il contemporaneo pareggio del Manchester per 1-1 contro il Bournemouth. Una conquista che non è stata certo dovuta al caso. Il successo è arrivato con pazienza, costruendo una squadra competitiva e vincente a partire dalla mentalità e dall’atteggiamento sul campo. E questo si è tradotto sulla classifica, agguantando la prima posizione ad ottobre e senza lasciarla più. Il record difensivo è stato tra i più impressionanti degli ultimi anni in Premier League: 19 partite senza subire gol e sole 27 reti concesse nell’intera stagione.
La filosofia di Arteta e il ruolo dei singoli
Arteta ha costruito il suo Arsenal su tre principi fondamentali: identità di gioco, coesione dello spogliatoio e fiducia nei giovani. Bukayo Saka, Myles Lewis-Skelly e William Saliba sono i simboli di un approccio che valorizza la crescita interna rispetto agli acquisti stellari. Il tecnico spagnolo, ex centrocampista del club, ha saputo trasferire alla squadra una mentalità competitiva senza rinunciare al gioco propositivo. Giocatori come Viktor Gyökeres, inoltre, sono state frecce in più nell’arco dell’allenatore spagnolo, con l’attaccante svedese che è stato il capocannoniere della squadra in tutte le competizioni con 21 reti. Declan Rice, dopo qualche critica iniziale, ha dominato il centrocampo inglese per tutta la stagione. Saliba si è confermato tra i migliori difensori centrali d’Europa. E Arteta stesso è diventato il manager più giovane a vincere la Premier League dopo Mourinho, a soli 44 anni.
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Nel suo fantastico percorso l’Arsenal non ha lasciato nulla per strada, raggiungendo anche la finale di Champions League, giocata il 30 maggio a Budapest contro il Paris Saint-Germain. La vittoria del PSG sugli inglesi, però, è stata l’unica nota storta di una stagione da incorniciare. Nella serata della Puskas ArenaI i Gunners hanno aperto le marcature con Kai Havertz, salvo poi essere raggiunti da un rigore di Dembélé. La partita è finita 1-1 dopo tempi supplementari, e ai calci di rigore il PSG ha prevalso 4-3. A decidere l’errore finale di Gabriel, che ha calciato alto il penalty decisivo. Un epilogo amaro che non cancella il valore di una stagione da fissare per sempre nella memoria degli amanti del calcio.
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