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Angela Kosta intervista la nota scrittrice e artista Lidia Chiarelli

In un mondo sempre più frenetico e frammentato, esistono figure capaci di ricucire gli strappi dell’anima attraverso l’uso magistrale e incrociato delle parole e dei colori. Una di queste figure di spicco nel panorama culturale italiano e internazionale è indubbiamente Lidia Chiarelli, poliedrica scrittrice, curatrice d’arte e artista torinese, le cui opere hanno varcato i confini nazionali per essere tradotte in oltre trenta lingue in tutto il mondo.

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Lidia Chiarelli - with her poem on a clay tile

Redazione-  In un mondo sempre più frenetico e frammentato, esistono figure capaci di ricucire gli strappi dell’anima attraverso l’uso magistrale e incrociato delle parole e dei colori. Una di queste figure di spicco nel panorama culturale italiano e internazionale è indubbiamente Lidia Chiarelli, poliedrica scrittrice, curatrice d’arte e artista torinese, le cui opere hanno varcato i confini nazionali per essere tradotte in oltre trenta lingue in tutto il mondo.

Pioniera di un dialogo costante e indissolubile tra le arti visive e la parola scritta, Lidia Chiarelli è la mente vulcanica che, nel 2007, ha fondato il celebre Movimento artistico-letterario “Immagine & Poesia”. Un progetto ambizioso e visionario, nato dalla proficua collaborazione con Aeronwy Thomas (figlia del leggendario poeta gallese Dylan Thomas) e benedetto dal sostegno di giganti della letteratura come Lawrence Ferlinghetti. Dalle sue suggestive installazioni per la Pace (come gli “Alberi della Poesia”) fino all’ultima toccante silloge “L’incanto delle Luci” dedicata al padre Guido, l’arte della Chiarelli è un continuo invito a cercare spiragli di luce anche nei tempi più oscuri.

In questa esclusiva e profonda intervista curata da Angela Kosta, andiamo alla scoperta del mondo interiore di una donna che ha fatto dell’incontro tra culture, del pacifismo e della sperimentazione artistica e digitale la sua vera, irrinunciabile missione di vita.<<

AKosta: Benvenuta Lidia. I nostri lettori vorrebbero sapere come è nata la sua collaborazione con Aeronwy Thomas e in che modo il Movimento Immagine & Poesia riflette la sua visione artistica e poetica? 

Lidia. Ch: Sono stata insegnante di inglese per molti anni in una scuola media di Torino e ho avuto l’opportunità di mettermi in contatto con Aeronwy Thomas, figlia del poeta gallese Dylan Thomas, invitandola a guidare a distanza il nostro laboratorio di scrittura creativa: lei ha subito accettato ed è nata una proficua collaborazione, molto costruttiva per i nostri allievi. Grazie a Aeronwy Thomas e all’artista canadese Sarah Jackson sono nate così le basi di quello che sarebbe in seguito diventato il Movimento artistico-letterario Immagine & Poesia, fondato ufficialmente  nel 2007 al Teatro Alfa di Torino con un proprio Manifesto.

A. Kosta: Le sue installazioni come “Alberi della Poesia” e “Viale delle Poesie per la Pace” coniugano arte e messaggi sociali.
Qual è il messaggio principale che desidera trasmettere attraverso queste opere? 

Lidia. Ch: Viviamo in tempi oscuri, difficili, sconvolti da lunghe, sanguinose  guerre, nelle mie installazioni che si ripetono ogni anno ad Agliè (To), nel giardino del poeta Guido Gozzano, espongo poesie e disegni sulla Pace che mi arrivano da ogni parte del mondo ed è così che si ritrovano a convivere parole di un poeta palestinese accanto a quelle di una scrittrice israeliana, di autori russi accanto ad autori ucraini, e tante piccole opere artistiche che esprimono il desiderio della  fine di ogni ostilità. Nelle mie installazioni desidero trasmettere l’idea che la Poesia e l’Arte possono diventare veicoli di pace.
Come scrive la poetessa Lucilla Trapazzo: “Se la poesia e l’arte non  salveranno il mondopossono però fare la differenza”.
A. Kosta: Come coordinatrice italiana del Dylan Thomas Day, come interpreta l’eredità poetica di Dylan Thomas nel contesto contemporaneo italiano? 
Lidia. Ch: La poesia di Dylan Thomas è ampiamente riconosciuta come “pietra miliare” nell’ambito della poesia internazionale del ‘900. Diversi autori italiani hanno iniziato a seguirne le orme nel suo modo di esplorare le complessità dell’animo umano e di confrontarsi in modo nuovo con la tradizione, un aspetto riconosciuto dal nostro Eugenio Montale.
Non dimentichiamo poi l’interesse di Dylan Thomas per il  linguaggio che, andando oltre la comunicazione,  diventa una ricerca della musicalità, il suono della parola si trasforma in un’esperienza  innovativa e potente: pur con stili diversi hanno compiuto simili sperimentazioni  alcuni nostri poeti contemporanei come Mariangela Gualtieri, Michele Mari e Francesco Carofiglio.

A. Kosta: Le sue poesie sono state tradotte in molti paesi. In che modo il confronto con culture diverse ha influenzato la sua scrittura e la sua arte? 

Lidia. Ch: Certamente il web apre oggi porte verso la maggior parte dei paesi del mondo, ci mette in contatto con lingue e tradizioni diverse dalle nostre e ci permette un dialogo inter-culturale di grande importanza. Sono stata traduttrice di autori dei cinque continenti e le mie poesie sono state tradotte in più di trenta lingue. Ciò ha creato un confronto di grande importanza: traduttore ed autore ne escono reciprocamente arricchiti. 
In modo analogo le risposte variegate e  multiformi di artisti internazionali ai miei inviti a tema per il Dylan Thomas  Day sono motivo di arricchimento e nuova ispirazione per la mia arte.
Qual è il ruolo del collage nella tua produzione artistica e come dialoga con la tua dimensione poetica? 
Il punto due del nostro Manifesto riporta le parole di Aeronwy Thomas:
“Poesia e arte figurativa portano a momenti di creatività incrociata”.
Seguendo  dunque il principio  che poesia e arte possono interagire, quando scrivo una poesia sento la necessità di tradurla in immagini e, grazie ad alcune applicazioni, creo dei collages digitali che rendano visivamente quanto ho espresso in parole.

A. Kosta: Lei ha ricevuto premi letterari e riconoscimenti internazionali, inclusi quelli in Cina, Corea e Libano. Come si “approda” alla scena poetica globale e cosa significa per lei questo riconoscimento? 
Lidia. Ch: I riconoscimenti internazionali che ho ricevuto sono per me motivo di incoraggiamento e la conferma che sto seguendo un giusto percorso per un rinnovamento ed ampliamento del panorama artistico-letterario.
A. Kosta: Come vede l’interazione tra poesia e arti visive nell’era digitale e quali sfide o opportunità presenta per gli artisti contemporanei?
Lidia. Ch: E’ fuori discussione che nelle arti visive l’era digitale ha fatto irruzione in modo oramai definitivo, e anche le parole dei poeti ne sono state ampiamente influenzate. Negli ultimi anni una nuova sfida arriva dall’AI: l’intelligenza artificiale può offrire spunti  e fonti di ispirazione sia agli artisti che ai poeti.
A. Kosta: Nel suo libro “L’incanto delle Luci” qual è il tema centrale e cosa vuole che il lettore porti con sé dopo la lettura? 
Lidia. Ch: La mia ultima silloge di poesie “L’incanto delle Luci” è dedicata a mio padre Guido Chiarelli che è stato un pioniere dell’illuminazione pubblica negli anni ’60. https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Chiarelli
La LUCE, nei suoi vari aspetti,  è dunque il tema centrale e dominante delle mie composizioni poetiche e vorrei che al lettore giungesse un messaggio positivo, perché dopo il buio si può sempre scorgere uno spiraglio luminoso.
A. Kosta: Come curatrice d’arte, quali criteri segue per selezionare artisti o progetti che possano dialogare con la poesia e il Movimento Immagine & Poesia? 

Lidia. Ch: Gli artisti sono selezionati in base a diversi fattori, innanzitutto l’adesione al Movimento
Immagine & Poesia di cui devono conoscere i principi espressi nel Manifesto, poi la qualità e l’originalità del loro lavoro artistico. Proposto il tema di un progetto, gli artisti interpellati devono esprimere la volontà di partecipare ed eseguire l’opera entro i termini stabiliti.
A. Kosta: Guardando al futuro, quali progetti o collaborazioni sta immaginando per espandere ulteriormente il rapporto tra arte visiva e poesia?
Lidia. Ch: Le parole di incoraggiamento di numerosi artisti e poeti, e in particolare di Lawrence Ferlinghetti, incontrato a San Francisco nel 2013, a proseguire il nostro lavoro mi portano a continuare l’attività con mostre, reading poetici e soprattutto sul WEB dove pubblichiamo periodicamente  nuove proposte di IMMAGINI abbinate a POESIE.
Mi piacerebbe riprencere la pubblicazione di ebooks annuali, iniziata con l’editrice canadese Huguette Bertrand nel 2014 ed interrotta dopo otto anni per raggiunti limiti di età della mia co-editrice. Mi auguro di trovare un editore  disposto a continuare questo lavoro online a titolo gratuito.

A. Kosta: Grazie per l’intervista e per il suo tempo prezioso che ci ha dedicato.

Lidia. Ch: Grazie a Lei e a tutti i lettori che ci seguono>>.

Biografia:

Lidia Chiarelli:artista, scrittrice e fondatrice del Movimento artistico letterario Immagine & Poesia.Conseguita la laurea inLingue e Letterature straniere presso l’Università di Torino, si dedica all’insegnamento della lingua inglese, inserendo nei suoi metodi di insegnamento corsi di “scrittura creativa” abbinata all’arte. Organizza una mostra di Mail Art presso la scuola media G. Perotti di Torino (1990) ed è questa l’occasione per fare la conoscenza di diversi artisti, tra cui Sarah Jacksondigital artist di Halifax. La collaborazione a distanza con l’artista canadese e con la scrittrice inglese Aeronwy Thomas (figlia del poeta Dylan Thomas), la portano a fondare, con altri quattro soci, il Movimento artistico-letterario Immagine & Poesia. Da una visita al MoMA di New York nel 2010 trae l’idea di diffondere installazioni simili al Wish Tree  di Yoko Ono anche a Torino: le installazioni di Lidia Chiarelli cominciano così a comparire in occasione di diverse mostre cittadine.

Le sue poesie, nate dalla passione per la scrittura creativa, hanno ottenuto importanti riconoscimenti (come le segnalazioni di merito a Swansea – Wales –   First International Poetry Festival, 2011 e ad Agliè – Torino – Premio Il Meleto di Guido Gozzano  2011, 2012, 2014,  Premio “Il vino in letteratura”, Centro Studi Cesare Pavese,  Santo Stefano Belbo, 2014, Premio Pannunzio 2015, Premio Città di Arona Omodei Zorini 2016, Premio Cinque Terre-Golfo dei Poeti 2017) sono state tradotte in inglese, francese, slovacco, ceco, norvegese, albanese e rumeno  e sono state pubblicate su riviste e siti-web  di poesia in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Albania, Israele, India, Vietnam e in Romania.

Il movimento artistico letterario Immagine & Poesia è stato fondato il 9 novembre 2007  all’ Alfa Teatro di Torino con il patrocinio della poetessa inglese Aeronwy Thomas e si basa sulla sua affermazione che“l’arte figurativa e la poesia possono portare a momenti di creatività incrociata”.

L’artista Ugo Nespolo e il poeta della beat generation americana Lawrence Ferlinghetti sono soci onorari del Movimento.

I principi del Movimento sono sintetizzati nei 10 punti del Manifesto.

Dall’anno della fondazione sono state organizzate diverse mostre in Italia e all’estero dove i poeti hanno trovato posto accanto agli artisti.  Numerosi siti internet e blogs propongono centinaia di contributi di artisti e poeti di ogni parte del mondo.

Con la raccolta poetica Tramonto in una tazza – Sunset in a cup, pubblicato con EEE, si è classificata al primo posto nel Premio Letterario Internazionale “Cinque Terre – Golfo dei Poeti”, XXX Edizione, 2018

Lidia Chiarelli (Torino).
Socio-fondatore, con Aeronwy Thomas (figlia di Dylan Thomas), del Movimento Immagine & Poesia.
Scrittrice, curatrice d’arte e artista nota per le sue installazioni (Alberi della Poesia, Alberi dell’Arte, Viale delle Poesie per la Pace). Apprezzata anche come artista collagista.
Coordinatrice italiana per il  Dylan Thomas Day.
Insignita del Naji Naaman’s Literary Prizes 2019.
Nel 2020 è stata nominata Art Consultant per AAA Shanghai Huifeng Literature (China) ed ha ottenuto la Literary  Arts Medal , New York.
Tra gli autori inseriti in WIKIPOESIA dal 2025– https://www.wikipoesia.it/wiki/Lidia_Chiarelli
Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in riviste e siti web in Italia e in diversi paesi, tra cui  Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Albania, Romania, Corea, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, China, Israele, India, Bangladesh, Vietnam.
Dal 2011 ha ottenuto importanti riconoscimenti come premi e  segnalazioni di merito nazionali e internazionali. Per citarne alcuni:
– 2018- 1° Premio Cinque Terre Golfo dei Poeti – 2018
– 2019 Laureata con il Naji Naaman Literary Prize, Libano
– 2020 – 1° Premio Besio Poesia Savona – 2020, Medaglia per le Arti Letterarie – NewYork -2020,
– Sahitto International Grand Jury Award Bangladesh (Prima classificata)
– 2021- Zheng Xin International Poetry Award 2021, China (Prima classificata) – 2021 Literary and
Art Ceremony of Chinese Literature Magazine, Longyan City- China (Prima classificata) – Dicembre
2021, Ossi di Seppia: Gran Premio della Giuria Taggia (Imperia) – febbraio 2, 2021
– 2022 – Vincitrice del Primo Premio del KEL International Poet Award 2022 – South Korea /USA,
Selezionata tra i vincitori del International Day of Peace Poetry Contest 2022 (Colombia-Mexico-Peru) –
Vincitrice dell’8°Chinese Spring Festival -febbraio 2022
– 2023  One of the Winners of the 9th Chine Poetry Spring Festival Gala 2023 – International Poets Award –
Beijing Federation  January 2023, China –  Best Poet Prize in the Philippine Venue – Chinese Poetry Spring
Festival Gala (February 2023), Poeta finalista al Premio Filo della Torre, Roma – maggio 2023, Menzione
d’onore Concorso Amilcare Solferini, Agliè; Premio internazionale di Poesia  Le Occasioni – Sanremo:
Premio “Le Occasioni” vincitrice Sezione D “Poesia a tema” – giugno 2023 – July 2023 Zheng Nian
Cup National Literature Prize (Special Contribution Award)- Gran Premio Juan Fran Núñez Parreño-Poesía
en español -2do lugar – 2023 – Premio Speciale IL MELETO DI GUIDO GOZZANO  2023- Primo Premio
The Best Poets’Translators; category (Rendition of International Poetry) China, November 2023 –
– 2024 Selezionata per l’antologia INVITO ALLA POESIA dell’associazione Poesia e Solidarietà Trieste
2024 Secondo Premio e Menzione Speciale Concorso Parole della Vita- Montecarlo-Principato di Monaco
– dicembre 2024 – Terzo Premio Concorso Nascere e  Rinascere Cologna Spiaggia –  Roseto degli Abruzzi
(TE) dicembre  2024
– 2025 Silver Prize Global Healing Art Contest and Exhibition CHINA- Celebration of Life | Lidia Chiarelli
(Italy) – Segnalazione per la poesia Dal buio alla Luce  XI Concorso  ECHORAMA Villamiroglio –
WFAI: High Level of Appreciation
Menzione di Merito fuori concorso IL MELETO DI GUIDO GOZZANO 2025
6 Nominations al Pushcart Prize USA nel 2014, 2015, 2016, 2018, 2019, 2020
Pubblicazioni bilingue (italiano e inglese):
Immagine& Poesia – The Movement in Progress, Cross-Cultural Communications, New York 2013
Tramonto in una tazza – Sunset in a cup, Edizioni Esordienti Ebook, Moncalieri (To) 2017
Inclinazioni di luce –  Slants of Light, Cross-Cultural Communications, New York 2019
(italiano)           
Il Richiamo dell’Onda – Vitale Edizioni, Sanremo 2020
L’incanto delle Luci – Vitale Edizioni Sanremo 2025
Principali Antologie Internazionali:
UNWASHED – A bay View Creative Writing and Art Journal- USA 2025
“How Time has ticked a Heaven round the stars” Poetry Anthology for International Dylan Thomas Day 2021, Infinity Books, Uk 2021
Love the Words – Winners: Poetry Anthology for International DylanThomas Day 2020, Infinity Books, Uk 2020
Translator-Illustrator in: Maki Starfield: Bouquet of Roses, Junpa Books, Japan 2020
Báo Giấy Poetry Journal in Print Vietnam, different editions  since 2020
Azahar Revista Poetica – Spain – different editions  since 2019
Bertrand-Chiarelli-Starfield: Trio of Gardens, Junpa Books, Japan 2018
Galaktika Poetike “ATUNIS” different editions  since 2018
Bridging the Waters, Anthology of Korean Expatriate Literature, Seul, Korea, different editions  since 2015
WORLD POETRY YEAR BOOK – Canada- different editions since 2015
The Seventh Quarry, Swanea Poetry Magazine,  dal 2006 al 2018, Wales, UK
Prosopisia, International Journal of Poetry & Creative Writing, Publisher ARAWLII, India, different editions since 2015
The Light Singing, International Bilingual Anthology, Editura Emia, Romania 2014
Mood at Noon, Anthology, Timpul, Romania 2013
Shabdaguchha, International Poetry Journal in Bengali and English, Shabdaguchha Press, New York 2013, 2017
Ekphrasis-Poems speaking to silent works of art, Merril Memorial Library, Yarmouth, ME, USA, 2013
KEL – Korean Expatriate Literature – Co-published by KEL and  CCC, USA- different editions  since 2015
Cultural Reverence- India – different editions
OPA -India  different editions
https://lidiachiarelli.jimdofree.com/  https://lidiachiarelliart.jimdofree.com/
https://immaginepoesia.jimdofree.com/

Pubblicazioni disponibili su Amazon. com:

-Lidia Chiarelli ”Immagine & Poesia – The Movement in Progress”, A Cross-Cultural Communications Edition, NY 2013 – ISBN 978-0-89304-994-2

Lidia Chiarelli ”Tramonto in una tazza –Sunset in a Cup”, Edizioni Esordienti E book, Moncalieri (To-Italy)  2017 – ISBN 978-88-6690-382-6

Lidia Chiarelli ”Inclinazioni di luce – Slants of Light” A Cross-Cultural Communications Edition, NY 2019 – ISBN 978-0-89304-661-3

Lidia Chiarelli ”Il Richiamo dell’Onda” Vitale Edizioni, Sanremo 2020 (Edizione Premio per i finalisti di Floriseum- Concorso di Poesie)

Lidia Chiarelli ”L’Incanto delle Luci” Vitale Edizioni, Sanremo 2025 (silloge dedicata al padre Guido Chiarelli)


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Skanderbeg e Venezia, una storia di intrecci tra Albania e Italia

Dalla figura dell’eroe nazionale albanese sul Bucintoro alla presenza degli albanesi nella società veneziana, fino agli Arbëreshë e alle nuove generazioni di emigrati: un viaggio nella storia e nella memoria di un rapporto antico

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lucia-Nadin-Artur-Nura

Dalla figura dell’eroe nazionale albanese sul Bucintoro alla presenza degli albanesi nella società veneziana, fino agli Arbëreshë e alle nuove generazioni di emigrati: un viaggio nella storia e nella memoria di un rapporto antico

Redazione-  Il rapporto tra Albania e Venezia affonda le sue radici in una storia secolare, fatta di scambi commerciali, interessi geopolitici, conflitti e contaminazioni culturali. A raccontarlo è la professoressa Lucia Nadine, intervenuta ai microfoni di Radio Radicale per la rubrica dedicata all’Albania e ai suoi rapporti con la cultura italiana ed europea.

Al centro della conversazione c’è una figura simbolica: Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese, la cui vicenda storica si intreccia profondamente con quella della Repubblica di Venezia.

Skanderbeg e la centralità dell’Adriatico

Per comprendere il rapporto tra Skanderbeg e Venezia, spiega la professoressa, occorre tornare al Quattrocento e al quadro geopolitico del Mediterraneo e dell’Adriatico.

L’Albania di quel periodo si trovava in una posizione strategica. La prospettiva di un consolidamento politico del territorio albanese e la resistenza di Skanderbeg all’avanzata ottomana rendevano l’area particolarmente importante per Venezia, che da secoli considerava l’Adriatico una propria zona d’influenza.

La Serenissima aveva infatti una rete di possedimenti e punti strategici lungo la costa dalmata e verso i Balcani. L’Albania rappresentava dunque un territorio fondamentale nella più ampia competizione tra Venezia, Impero ottomano e altre potenze europee.

Il rapporto con Skanderbeg non può quindi essere letto soltanto in termini militari. La sua figura assume progressivamente anche un valore politico e simbolico.

Il Bucintoro e la nascita del mito veneziano

Uno degli episodi più significativi ricordati nell’intervista riguarda il Bucintoro, la monumentale imbarcazione cerimoniale della Repubblica di Venezia.

Sul Bucintoro, accanto alla personificazione di Venezia, era rappresentato anche Skanderbeg. La sua presenza aveva un forte significato simbolico: l’eroe albanese veniva inserito nel grande racconto della storia e della potenza veneziana.

Secondo la professoressa, Venezia utilizzava le immagini e le statue presenti sul Bucintoro come vere e proprie “figure parlanti”, capaci di raccontare la storia e i valori della Repubblica.

In questo contesto Skanderbeg diventava simbolicamente un difensore dell’Adriatico e della cristianità. La sua immagine consentiva inoltre a Venezia di rivendicare il proprio ruolo nella difesa di quella che considerava la propria area strategica.

Non si trattava dunque soltanto della memoria di un condottiero straniero, ma della trasformazione di Skanderbeg in una figura inserita nell’immaginario politico e culturale veneziano.

Dal personaggio storico all’eroe popolare

Il mito di Skanderbeg non rimase confinato nei palazzi del potere o negli ambienti della cultura erudita.

A partire dalla metà del Seicento, la sua figura arrivò con grande successo anche sui palcoscenici veneziani. Opere teatrali dedicate alle sue imprese raccontavano la sua vita, dal periodo trascorso presso il sultano al ritorno in Albania, fino alla resistenza contro gli Ottomani.

Il personaggio veniva presentato come un eroe capace di affrontare e superare difficoltà apparentemente insormontabili.

Il successo fu tale che, secondo quanto ricordato nell’intervista, persino Carlo Goldoni osservava con ironia che gli attori preferivano rappresentare Scanderbeg invece delle sue commedie.

È un elemento significativo: Skanderbeg non era più soltanto l’eroe degli albanesi, ma era diventato anche un personaggio dell’immaginario popolare veneziano.

La “Scuola degli Albanesi”: non una scuola, ma una comunità

Un altro capitolo importante riguarda la cosiddetta Scuola degli Albanesi, un’istituzione spesso interpretata erroneamente.

La professoressa chiarisce che il termine “scuola” non deve essere inteso nel significato moderno. Si trattava piuttosto di una associazione della comunità albanese di Venezia, nata nel Quattrocento.

Gli albanesi residenti nella città lagunare si riunivano per gestire aspetti della vita comunitaria, religiosa e sociale. L’associazione partecipava alle processioni, si occupava dell’assistenza ai malati e della sepoltura dei morti e rappresentava uno strumento di inserimento nella complessa società veneziana.

Gli albanesi presenti a Venezia in quel periodo erano in gran parte commercianti e artigiani provenienti dall’Albania settentrionale e avevano già sviluppato rapporti economici, politici e religiosi con la Serenissima.

La loro storia testimonia quindi una forma di integrazione senza necessariamente cancellare l’identità d’origine.

Gli Arbëreshë e la conservazione della lingua

Diversa fu in parte la storia delle comunità albanesi insediate nell’Italia meridionale.

Gli Arbëreshë, arrivati in Italia in diverse ondate migratorie, riuscirono a conservare per secoli la propria lingua e numerosi elementi della propria cultura.

L’isolamento geografico di molte comunità contribuì a creare delle vere e proprie “isole” linguistiche e culturali. Un patrimonio che ancora oggi rappresenta una fonte fondamentale per lo studio della lingua e della storia albanese.

Emergono così due grandi direttrici storiche della diaspora: l’Albania settentrionale maggiormente collegata a Venezia e al Centro-Nord italiano, e l’Albania meridionale maggiormente legata alle comunità dell’Italia meridionale.

Dalla diaspora storica alla nuova emigrazione

L’intervista arriva quindi al presente.

La forte presenza degli albanesi nel Nord Italia, in particolare in regioni come il Veneto, viene interpretata anche alla luce di una dinamica già visibile nel passato: gli emigranti tendono a dirigersi verso le aree economicamente più sviluppate e capaci di offrire maggiori opportunità.

Oggi gli albanesi sono presenti in numerosi settori dell’economia italiana, dalla ristorazione all’edilizia, dal turismo al commercio e all’industria.

Ma, soprattutto, le nuove generazioni hanno raggiunto livelli di istruzione e posizioni professionali sempre più elevati.

La memoria come strumento di futuro

È proprio qui che emerge il messaggio conclusivo della professoressa: conservare la memoria non significa chiudersi nel nazionalismo.

Al contrario, conoscere la propria storia significa comprendere meglio il proprio posto nella storia europea.

Dopo gli anni Novanta, quando molti immigrati albanesi tendevano a non dichiarare apertamente la propria origine per evitare lo stigma associato all’immigrazione dall’Est europeo, oggi si assiste a un cambiamento.

Le nuove generazioni possono rivendicare con maggiore serenità la propria identità e trasformarla in un elemento positivo.

La storia albanese, sottolinea la professoressa, è infatti profondamente intrecciata con quella italiana ed europea. Recuperarla significa valorizzare musei, documenti, libri, oggetti, testimonianze e associazioni che raccontano questo passato.

Non si può costruire un futuro consapevole senza conoscere la propria storia.

E la storia di Skanderbeg, Venezia, degli Arbëreshë e delle successive generazioni di emigrati dimostra proprio questo: il rapporto tra Albania e Italia non è un fenomeno nato con le migrazioni degli anni Novanta, ma il risultato di secoli di incontri, scambi e contaminazioni.

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L’arte che cura l’anima e il corpo: a Ripatransone torna ‘Indipendenti, Ribelli e Mistici’ con la medicina olistica del dottor Michel Mallard

L’arte di Mario Vespasiani incontra la forza terapeutica della medicina olistica! 🎨 🩺 Domani a Ripatransone si accende la 6ª edizione di “Indipendenti, Ribelli e Mistici” con l’atteso intervento del dottor Michel Mallard. 📜 🏛️ Un viaggio straordinario tra scienza, ascolto ed empatia per scoprire cosa fa davvero la differenza nella cura della persona. ❤️ ✨ Ingresso gratuito su prenotazione via Whatsapp, clicca per scoprire i dettagli dell’evento dell’estate! 🎟️ 🌌

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LOCANDINA INCONTRI

Ripatransone (AP) – Ci sono luoghi in cui la creatività non si limita a riempire le pareti di tele colorate, ma si trasforma in una calamita per le menti più brillanti e i pensieri più rivoluzionari del nostro tempo. Nelle Marche, tra le colline picene che profumano di storia e di terra antica, lo spazio creativo si fa salotto intellettuale per accogliere la sesta attesissima edizione di “Indipendenti, Ribelli e Mistici”. Domani, mercoledì 12 agosto 2026, a partire dalle ore 19:00, le porte dello Studio d’Arte di Mario Vespasiani, situato lungo Corso Vittorio Emanuele II, si apriranno ufficialmente per dare il via a una delle rassegne culturali più originali, controcorrente e dirompenti del panorama italiano contemporaneo.

Il manifesto di Mario Vespasiani e della musa Mara contro l’omologazione

Nata da un’intuizione profonda della musa Mara e dell’artista visivo Mario Vespasiani, intellettuale e autore da sempre impegnato nel concepire la pratica artistica come uno strumento di elevazione spirituale e indagine interiore, la rassegna ha saputo edificare negli anni una paratia di pura libertà espressiva. Il nome stesso della kermesse racchiude un solenne manifesto laico: indipendenza dai percorsi d’aula già tracciati, ribellione totale nei confronti del torpore e dell’omologazione del pensiero imperante, e misticismo inteso come inesausta capacità di scendere in profondità, oltre la superficie piatta della realtà quotidiana. In un’epoca dominata da specialismi asfittici, questo festival dimostra empiricamente come sia possibile fare grande cultura fuori dai flussi commerciali delle grandi metropoli.

L’inaugurazione del sesto capitolo del festival si preannuncia di eccezionale densità emotiva e storiografica grazie alla partecipazione straordinaria del dottor Michel Mallard. Il noto medico-chirurgo olistico, già amatissimo protagonista delle scorse stagioni, salirà sul proscenio dello studio per guidare i presenti in una densa scomposizione critica intitolata: “Cosa fa davvero la differenza nella cura del paziente?”. Una domanda appendice e apparentemente semplice che deostruisce i rigidi protocolli accademici della medicina fredda e burocratica per rimettere al centro della discussione la totalità biologica, psicologica e spirituale della persona malata, dalla testa ai piedi.

Dalla diagnosi olistica al rapporto umano: la lezione di William Osler

L’ordito dell’intervento del dottor Mallard esamina con calore e realismo l’immensa rete di relazioni umane che partecipa all’atto terapeutico. Curare, nella dottrina olistica, non significa somministrare una fredda combinazione chimica o limitarsi a un intervento chirurgico d’urgenza dopo un’accurata diagnosi, ma implica una totale e trasparente presa in carico del malato. In questa staffetta assistenziale h24, ogni figura ricopre un ruolo sussidiario fondamentale: dal medico di medicina generale all’infermiere rionale, dal fisioterapista al nutrizionista, fino all’abbraccio protettivo della famiglia. Ma il primo, vero attore del riscatto biologico rimane il paziente stesso, chiamato a risvegliare la propria forza interna per collaborare attivamente al cammino della propria guarigione.

Mallard supporterà la sua tesi attingendo a una ricca e rigorosa sorgente bibliografica internazionale, richiamando alla memoria dei lavoratori e delle famiglie le parole scolpite oltre un secolo fa da William Osler, considerato unanimemente uno dei padri fondatori della medicina moderna: “Il buon medico cura la malattia; il grande medico cura il paziente che ha la malattia”. Questo approccio basato sull’ascolto consapevole, sull’empatia profonda e sulla fiducia reciproca trasforma l’alleanza terapeutica in una vera e propria paratia contro le solitudini e le fragilità della degenza, dimostrando come l’umanità del professionista sia l’ingrediente che realmente fa la differenza nei momenti più bui della sofferenza.

Prenotazione obbligatoria su Whatsapp e replica a settembre

Sotto il profilo strettamente logistico e operativo, la direzione dell’evento ricorda che l’accesso ai locali dell’esposizione e dell’incontro sarà completamente gratuito, ma vincolato alla paratia della prenotazione nominale obbligatoria per via del numero limitato di posti a sedere disponibili nella corte dell’artista. I cittadini onesti e i visitatori interessati possono bloccare il proprio varco trasmettendo un semplice messaggio di testo tramite l’applicazione digitale di Whatsapp al recapito dell’organizzazione. Per andare incontro alle numerose richieste dei turisti e dei pendolari, la rassegna prevede inoltre una seconda sessione di replica ufficiale programmata per la serata di martedì 1° settembre, sempre alle ore 19:00, confermando lo studio di Vespasiani come un potente dinamo di coesione culturale per l’intera regione Marche.

Sesta edizione “Indipendenti, Ribelli e Mistici”

Ospite: Dott. Michel Mallard

Quando: Mercoledì 12 agosto, ore 19 (con replica martedi primo settembre alle 19)

Dove: Studio d’Arte di Mario Vespasiani – Corso Vittorio Emanuele II, 32-34 – Ripatransone AP

Ingresso: gratuito e su prenotazione con un messaggio al 333.6361829

Web: www.mariovespasiani.it

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Lifestyle

Maria Teresa De Rosa, tante vite in una sola: quando il cinema diventa un altro modo di raccontarsi

Ci sono persone che sembrano attraversare una sola esistenza. E poi ce ne sono altre che, dentro la stessa vita, riescono a collezionare esperienze, incontri, passioni e trasformazioni sufficienti per riempirne molte. Maria Teresa De Rosa appartiene a questa seconda categoria.

La sua è una storia fatta di percorsi differenti, di esperienze che si sono intrecciate nel tempo e di una curiosità mai sopita verso il mondo dell’arte e dello spettacolo. Una donna che ha vissuto, per usare una metafora, tante vite in una vita, cambiando prospettiva, affrontando nuove sfide e lasciandosi guidare dalla voglia di sperimentare.

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Maria Teresa De Rosa

Redazione-  Ci sono persone che sembrano attraversare una sola esistenza. E poi ce ne sono altre che, dentro la stessa vita, riescono a collezionare esperienze, incontri, passioni e trasformazioni sufficienti per riempirne molte. Maria Teresa De Rosa appartiene a questa seconda categoria.

La sua è una storia fatta di percorsi differenti, di esperienze che si sono intrecciate nel tempo e di una curiosità mai sopita verso il mondo dell’arte e dello spettacolo. Una donna che ha vissuto, per usare una metafora, tante vite in una vita, cambiando prospettiva, affrontando nuove sfide e lasciandosi guidare dalla voglia di sperimentare.

È proprio attraverso i set cinematografici e pubblicitari che Maria Teresa De Rosa ha avuto l’opportunità di misurarsi con ruoli differenti, entrando ogni volta in una dimensione nuova. Perché interpretare un personaggio significa, prima ancora di recitare, imparare ad ascoltarlo, comprenderne le fragilità, le paure, le gioie e le contraddizioni.

E nel suo percorso c’è un ruolo che più di altri ha lasciato il segno: quello di Nonna Teresa nella serie televisiva Sara e Marti.

La fiction racconta la quotidianità di due sorelle adolescenti, Sara e Marti, trasferitesi da Londra a Bevagna, piccolo paese dell’Umbria, per seguire il padre. Un cambiamento radicale che per le due ragazze significa lasciarsi alle spalle una vita conosciuta per affrontare un mondo nuovo, fatto di amicizie, difficoltà, scoperte e sentimenti.

A Bevagna comincia così un anno intenso e impegnativo, nel quale le protagoniste si confrontano con incontri e scontri, vittorie e delusioni, risate e lacrime. È il racconto di quell’età in cui tutto sembra definitivo e ogni emozione può diventare gigantesca: l’amicizia, la famiglia, il desiderio di sentirsi accettati, le prime infatuazioni e quell’amore che arriva senza chiedere permesso.

Ed è proprio all’interno di questo universo narrativo che Maria Teresa De Rosa ha saputo dare anima e corpo a Nonna Teresa, trasformando il personaggio in una presenza capace di parlare non soltanto ai più giovani, ma anche agli adulti.

Nonna Teresa non è semplicemente una figura inserita nella storia. È una presenza che appartiene a quel mondo di affetti e di memoria che spesso rappresenta il punto di riferimento di una famiglia. Attraverso la sua interpretazione, Maria Teresa De Rosa ha portato sullo schermo una dimensione fatta di umanità, calore e autenticità.

È stato anche grazie a questo personaggio che il pubblico ha potuto riconoscere e apprezzare ulteriormente le sue qualità artistiche. Il mestiere dell’attore, del resto, non consiste soltanto nel pronunciare battute davanti a una macchina da presa. Significa riuscire a rendere credibile una vita che non è la propria. Significa prestare il proprio volto, la propria voce e la propria sensibilità a qualcuno che esiste soltanto sulla pagina di una sceneggiatura.

Maria Teresa De Rosa lo ha fatto attraversando personaggi e situazioni differenti, dimostrando quella versatilità che rappresenta una delle caratteristiche più preziose per chi lavora nel mondo dello spettacolo.

Il suo percorso racconta dunque qualcosa di più di una carriera: racconta una donna che non ha avuto paura di cambiare pelle. Ogni esperienza è diventata una tessera di un mosaico più grande, ogni set un luogo nel quale imparare qualcosa di nuovo, ogni personaggio un’occasione per guardare il mondo da un’altra angolazione.

E forse è proprio questa la magia della recitazione: poter vivere altre esistenze senza smettere di essere se stessi.

Nel caso di Maria Teresa De Rosa, le tante vite vissute in una sola hanno trovato nel cinema e nella televisione una nuova possibilità di espressione. E Nonna Teresa, con la sua umanità e il suo calore, rimane uno dei capitoli più significativi di questo viaggio.

Una storia che passa dall’esperienza personale alla finzione televisiva e che trova nell’Umbria, con Bevagna e i suoi paesaggi, uno scenario particolarmente suggestivo. Un territorio che nella serie diventa parte integrante della crescita delle protagoniste e che offre alla narrazione quella dimensione intima e riconoscibile nella quale le vicende di Sara e Marti possono prendere vita.

Alla regia di Sara e Marti Emanuele Pisano, che ha contribuito a dare forma a un racconto capace di mettere al centro il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con tutte le sue contraddizioni e le sue emozioni.

E dentro questa storia Maria Teresa De Rosa ha trovato il modo di lasciare la propria impronta.

Perché alcune interpretazioni si ricordano per ciò che accade sullo schermo. Altre, invece, rimangono nella memoria per ciò che riescono a trasmettere.

Quella di Nonna Teresa appartiene a questa seconda categoria: una presenza capace di trasformare un personaggio in una persona, una sceneggiatura in un frammento di vita e un set nell’ennesima, preziosa, tappa di una donna che ha saputo vivere tante vite in una sola.

Maria Teresa De Rosa

MARIA TERESA DE ROSA: «HO VISSUTO TANTE VITE, E OGNUNA HA LASCIATO UN POSTO SPECIALE NEL MIO CUORE»

Maria Teresa De Rosa

A tu per tu con Maria Teresa De Rosa, una donna che ha fatto della vita un viaggio attraverso mille storie, volti ed emozioni.

Maria Teresa, se dovesse raccontare la sua vita attraverso un’immagine, quale sceglierebbe?

Sceglierei quella di una strada con tante diramazioni. Ho avuto la fortuna di percorrere sentieri diversi, di incontrare persone, vivere esperienze e scoprire parti di me che forse non conoscevo ancora. In questo senso posso dire di aver vissuto tante vite in una sola. E ognuna di queste vite ha lasciato un posto speciale nel mio cuore.

Nel suo percorso ci sono stati anche il cinema, la televisione e la pubblicità. Che cosa significa per Lei entrare in un ruolo?

Significa prestare per un momento la propria anima a qualcun altro. Ogni personaggio mi ha insegnato qualcosa, perché ogni volta bisogna mettersi in ascolto e cercare di comprendere una storia diversa dalla propria. Anche quando si tratta di un’esperienza breve, come può essere uno spot pubblicitario, c’è sempre qualcosa che rimane.

Tra le sue esperienze c’è anche uno spot molto conosciuto, quello della birra Moretti. Che ricordo conserva di quel set?

Lo ricordo con grande piacere. È stata un’altra esperienza importante del mio percorso, diversa da quelle cinematografiche e televisive, ma proprio per questo interessante. Un set pubblicitario ha ritmi e dinamiche particolari e permette di confrontarsi con un linguaggio differente. Anche quell’esperienza è rimasta nel mio cuore, come tutte le altre.

C’è un filo rosso che unisce tutte le esperienze che ha vissuto davanti alla macchina da presa?

Credo sia la gratitudine. Non ho mai voluto considerare un’esperienza come qualcosa di scontato. Ogni incontro, ogni persona, ogni occasione mi ha lasciato qualcosa. Alcune esperienze mi hanno regalato emozioni, altre insegnamenti, altre ancora mi hanno fatto scoprire aspetti nuovi di me. Ma tutte, indistintamente, hanno avuto un valore.

Poi è arrivata Nonna Teresa nella serie Sara e Marti. Che cosa ha trovato in quel personaggio?

Ho trovato una parte molto umana. Nonna Teresa è una figura che porta con sé affetto, esperienza e quella particolare saggezza che appartiene a chi ha vissuto tanto. Interpretarla significava non limitarsi a recitare delle battute, ma cercare di restituire una persona, con la sua sensibilità e il suo modo di stare accanto agli altri. Le ho voluto bene proprio perché, attraverso di lei, ho potuto raccontare sentimenti autentici.

La serie racconta due adolescenti che arrivano a Bevagna e si trovano improvvisamente a dover ricominciare. Quanto è importante, nella vita, avere qualcuno che ci accompagni nei momenti di cambiamento?

È fondamentale. Nella vita tutti attraversiamo momenti nei quali dobbiamo ricominciare. A volte cambiamo città, lavoro, relazioni; altre volte cambia semplicemente il modo in cui guardiamo noi stessi. In quei momenti avere accanto qualcuno che sappia ascoltare può fare una differenza enorme. E credo che proprio questo sia uno dei messaggi più belli della serie.

Lei ha interpretato molti ruoli. Quale personaggio le ha insegnato qualcosa su Maria Teresa?

Probabilmente più di uno. È difficile sceglierne soltanto uno, perché ogni esperienza mi ha restituito qualcosa. Quando interpreti un personaggio, pensi di essere tu a dare qualcosa a lui. Poi scopri che è esattamente il contrario: è lui a lasciare qualcosa dentro di te. Per questo non riesco a considerare nessuna esperienza come semplicemente “lavoro”.

Cosa rimane quando le luci del set si spengono?

Rimane ciò che hai provato. Rimangono i volti, le risate, la fatica, le emozioni, le persone incontrate. Rimane la consapevolezza di aver vissuto un altro piccolo pezzo di vita. Le luci si spengono, ma certi ricordi continuano ad illuminarti.

Lei sorride molto. È una caratteristica del suo carattere o una scelta?

È soprattutto gratitudine. Io sono grata alla vita. Non significa che tutto sia stato sempre semplice o che non ci siano stati momenti difficili. Significa scegliere, nonostante tutto, di guardare anche ciò che c’è di bello. La gratitudine verso la vita mi spinge a sorridere sempre. Il sorriso, per me, è un modo per dire grazie.

Se potesse incontrare la Maria Teresa che muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo, che cosa le direbbe?

Le direi di non avere paura. Di vivere tutto intensamente, senza preoccuparsi troppo di dove porterà una determinata strada. Le direi di fidarsi degli incontri e di non smettere mai di imparare. E soprattutto le direi: “Ricordati di essere grata”. Perché oggi penso che il vero successo non sia soltanto essere riconosciuti dagli altri, ma riuscire a riconoscere il valore della propria vita.

Ha vissuto tante vite. Se dovesse ancora sceglierne una, quale sceglierebbe?

Sceglierei ancora la mia. Con i suoi errori, le sue sorprese, le persone incontrate e tutte le esperienze vissute. Non cambierei nulla, perché anche ciò che è stato difficile mi ha condotta fino a qui. E se oggi posso sorridere guardando indietro, è perché ogni pezzo di strada ha avuto un senso.

E quale desiderio affida al futuro?

Continuare a vivere con curiosità. Continuare a incontrare persone, a conoscere storie, a emozionarmi. Se arriveranno nuovi personaggi, nuovi set e nuove opportunità, li accoglierò con entusiasmo. Ma vorrei soprattutto conservare questa gratitudine. Perché finché avrò un motivo per dire grazie, avrò anche un motivo per sorridere.

Un’ultima domanda, forse la più importante. Se la sua vita fosse un film, quale titolo sceglierebbe?

Tante vite, un solo cuore. Perché alla fine credo che sia proprio questo il senso del mio viaggio: aver attraversato tante esperienze, aver indossato tanti ruoli, aver incontrato tante persone, ma essere rimasta sempre fedele a ciò che sono. E portare dentro di me un pezzetto di ogni vita che ho avuto la fortuna di vivere.

Maria Teresa De Rosa

Maria Teresa De Rosa porta con sé una vita ricca di incontri, affetti e passioni. Accanto a Lei c’è un marito che ama profondamente e ci sono le sue due figlie, Sara e Marta, che oggi vivono fuori dall’Umbria, senza però che la distanza abbia mai cancellato quel legame profondo con loro. E poi c’è l’Umbria, la sua terra del cuore, quella regione cara al Santo di Assisi che Maria Teresa ama e sente profondamente appartenerle.

Oggi, accanto alla recitazione e alle tante esperienze vissute, la fotografia occupa un posto prioritario nella sua vita. In ogni scatto Maria Teresa non si limita a fermare un’immagine: diventa custode dei ricordi degli altri, raccogliendo frammenti di vite, emozioni, sorrisi e istanti destinati altrimenti a sfuggire al tempo. Forse è proprio questa la sua ennesima vita: raccontare ciò che vede attraverso l’obiettivo, con la stessa sensibilità con cui, nel corso degli anni, ha raccontato personaggi e storie davanti a una macchina da presa.

E così, ancora una volta, Maria Teresa continua a vivere tante vite in una sola, con il cuore pieno di gratitudine e quel sorriso che sembra essere il suo modo più autentico di dire grazie alla vita.

 

Maria Teresa De Rosa

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