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Attualità

Filorosso, Calenda contro la sinistra: tolleranza verso i centri sociali

🚨 POLITICA IN TV: CARLO CALENDA A “FILOROSSO” ATTACCA LA SINISTRA SUI CENTRI SOCIALI E BOCCIA IL M5SDure accuse e un’analisi spietata sul quadro politico italiano. Intervenendo a “Filorosso” su Rai 3, il leader di Azione Carlo Calenda ha denunciato una pericolosa tolleranza da parte della sinistra verso i comportamenti violenti di centri sociali e No Tav, ricordando di essere stato lui stesso minacciato dai No Tap. Calenda ha preso le difese delle forze dell’ordine, definendole “terrorizzate dall’intervenire” a causa dei continui processi mediatici, e ha bollato come un “errore gravissimo” la scelta del sindaco di Bologna di convocare una manifestazione prima che la magistratura abbia chiarito i fatti di cronaca sul caso Fakir. 🏛️🔒Il segretario di Azione ha svelato inoltre retroscena inquietanti sulle piazze italiane, parlando di “finte fughe dal palco” concordate tra autorità e antagonisti, e ha rilanciato la necessità di una forza centrale, riformatrice e basata sul merito per affrontare un mondo che “sta cadendo intorno a noi”. Spazio infine a un duro affondo macroeconomico contro il Movimento 5 Stelle: “Hanno preso in giro i cittadini e fatto saltare il bilancio pubblico”, ha attaccato Calenda, ricordando di essersi iscritto al Pd anni fa proprio per contrastare l’ondata del populismo pentastellato. 💼🇮🇹👇 Condividi l’opinione di Calenda sulla necessità di una maggiore fermezza istituzionale contro i movimenti antagonisti? Dicci la tua nei commenti!#CarloCalenda #Azione #FilorossoRai3 #AntoninoMonteleone #ForzeDellOrdine #CentriSociali #Bologna #Movimento5Stelle #BilancioPubblico #PoliticaItaliana

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Calenda Filorosso

Roma – Nel quadro del dibattito contemporaneo sulle politiche di ordine pubblico, sulla sicurezza urbana e sul riposizionamento delle coalizioni parlamentari in Italia, le dichiarazioni dei leader politici ridefiniscono quotidianamente i confini delle alleanze strategiche. Nel corso della settima puntata della trasmissione di approfondimento giornalistico “Filorosso”, in onda su Rai 3 e condotta da Antonino Monteleone con Adele Grossi, il segretario nazionale di Azione, Carlo Calenda, ha rilasciato una dura e articolata intervista. Il leader centrista ha formulato una severa requisitoria politica nei confronti dei partiti della sinistra massimalista, denunciando l’esistenza di una sistematica e latente tolleranza ideologica verso le condotte violente perpetrate dalle galassie dei centri sociali, dalle frange oltranziste dei movimenti No Tav e da altre realtà dell’antagonismo extraparlamentare. Calenda ha arricchito la propria analisi rievocando una memoria biografica e documentale, ricordando le minacce personali subite in passato da parte delle cellule del movimento No Tap durante l’esercizio delle sue funzioni ministeriali.

La tutela delle forze dell’ordine e la critica al sindaco di Bologna

Un asse centrale dell’intervento di Calenda ha riguardato lo scrutinio dei protocolli operativi della Polizia di Stato e l’esigenza di preservare l’autorevolezza dello Stato di diritto dinanzi alle pressioni della magistratura mediatica. L’esponente riformista ha invitato a una rigorosa prudenza istituzionale prima di formulare giudizi sommari su episodi di cronaca non ancora interamente vagliati dagli organi inquirenti: «Giudicare l’operato delle forze dell’ordine senza avere tutti gli elementi è una cosa estremamente delicata. Girando per l’Italia, ho notato che le Forze dell’ordine sono terrorizzate di fare qualunque intervento. Per questo io sono estremamente cauto». In questa cornice critica, il segretario di Azione ha censurato con fermezza la scelta politica del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, reo di aver promosso una manifestazione pubblica prima del consolidamento delle risultanze investigative sul caso Fakir, qualificandola come un errore amministrativo gravissimo che rischia di legittimare la messa a ferro e fuoco del capoluogo emiliano in assenza di prove di abusivismo.

Le regie occulte delle manifestazioni e il paradosso della percezione di insicurezza

L’analisi sociologica del leader di Azione si è spinta fino alla decostruzione delle dinamiche di piazza, evidenziando una fittizia e preoccupante indulgenza da parte di alcune autorità locali verso le sigle della contestazione urbana. Calenda ha denunciato un preciso modus operandi in cui i rappresentanti delle istituzioni sul palco giungerebbero a compromessi logistici con gli antagonisti, orchestrando finte ritirate per consentire a questi ultimi di monopolizzare la parola pubblica a danno della legalità democratica. Sul piano macroeconomico e statistico della sicurezza pubblica, il senatore ha evidenziato un chiaro paradosso: sebbene le rilevazioni quantitative ufficiali dimostrino un costante e strutturale miglioramento dei dati generali sulla criminalità, persiste nella cittadinanza una forte e comprensibile percezione di insicurezza, alimentata dai fenomeni degradanti della delinquenza diffusa e della micro-criminalità nei quartieri periferici, dinamiche che richiedono soluzioni basate sul merito e non sulle contrapposizioni faziose.

La nascita del polo riformatore e la requisitoria sul bilancio contro il M5S

In ultima analisi, l’intervista a “Filorosso” ha permesso a Carlo Calenda di ribadire gli obiettivi di posizionamento a medio termine di Azione, focalizzati sull’edificazione di una solida forza di centro, caratterizzata da una spiccata cultura di governo e da una dottrina marcatamente riformatrice e atlantista, indispensabile in una fase geopolitica globale segnata dal collasso dei vecchi equilibri internazionali. Il segretario ha infine indirizzato una durissima filippica macro-finanziaria contro il Movimento 5 Stelle, accusando la leadership pentastellata di aver sistematicamente ingannato i contribuenti italiani attraverso politiche di spesa assistenziali e bonus fiscali deregolamentati: «Hanno fatto saltare il bilancio pubblico nazionale». Calenda ha concluso il proprio intervento ricordando la sua storica iscrizione al Partito Democratico, avvenuta precisamente come argine democratico e repubblicano dinanzi all’ascesa elettorale e populiata del primo grillismo nel Paese.

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Esteri

La nuova stretta sui diritti delle donne in Afghanistan: dalle cure sanitarie ai mercati fino all’istruzione e alle libertà personali

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Donne Afghane

Redazione_I talebani hanno ulteriormente ampliato le restrizioni imposte alle donne in Afghanistan durante il secondo trimestre del 2026. Le limitazioni non riguardano più soltanto l’istruzione, il lavoro e la libertà di movimento, ma hanno coinvolto anche l’accesso ai servizi sanitari, la possibilità di acquistare beni nei mercati e alcuni diritti fondamentali nella vita familiare.

Secondo il rapporto, alla fine del mese di Sawr, nella provincia di Uruzgan, i funzionari dell’«Amr bil Ma’ruf wa Nahi an al-Munkar» dei talebani hanno ordinato a un centro sanitario del distretto di Dehrawud di non fornire cure alle donne che si presentano senza un mahram, cioè un accompagnatore maschio della famiglia. Inoltre, alle lavoratrici sanitarie è stato imposto di recarsi al lavoro solo in presenza di un mahram, una misura che potrebbe rendere ancora più difficile per molte donne, soprattutto nelle aree rurali, accedere alle cure mediche.

Parallelamente, sono aumentate le pressioni sul modo di vestirsi delle donne. Nella provincia di Herat, tra il 16 e il 18 del mese di Jawza, almeno 30 donne sono state arrestate con l’accusa di non aver rispettato il codice di abbigliamento imposto dai talebani. Successivamente, il gruppo ha distribuito nelle moschee un documento di dieci pagine in cui ha ribadito le proprie direttive sul velo e ha chiesto agli imam di includere questo tema nei sermoni del venerdì.

Le restrizioni si sono estese anche alla vita quotidiana nei mercati. Nella provincia di Kandahar, ai commercianti è stato ordinato di non vendere prodotti alle donne che non sono accompagnate da un mahram. Casi simili sono stati registrati nelle province di Logar e Badakhshan, dove alcuni negozianti sono stati arrestati per aver venduto merci a donne senza accompagnatore, mentre alcuni negozi sono stati chiusi temporaneamente.

Il rapporto fa riferimento anche al nuovo regolamento denominato «Principi sulla separazione dei coniugi», che secondo l’ONU limita ulteriormente il diritto delle donne di chiedere il divorzio, lega la validità del matrimonio al consenso del tutore maschile e contiene disposizioni che potrebbero favorire il matrimonio precoce delle bambine.

Nel frattempo, continua il divieto imposto alle donne e alle ragazze di accedere all’istruzione superiore. Anche nell’esame nazionale di ammissione all’università di quest’anno hanno partecipato soltanto circa 120 mila candidati uomini, mentre le donne restano escluse dalle università e dall’istruzione superiore.

Questi casi sono stati documentati nel nuovo rapporto dell’UNAMA (Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan) sulla situazione dei diritti umani nel Paese, relativo al periodo compreso tra il primo aprile e il 30 giugno 2026.

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UGL Matera, l’appello di Giordano: alleanza tra scuola e imprese per il lavoro

🚨 LAVORO E GIOVANI: L’UGL MATERA LANCIA LA SFIDA SUL MISMATCH E CHIEDE UN’ALLEANZA TRA SCUOLA E IMPRESEIl futuro economico e sociale della provincia di Matera si costruisce abbattendo le barriere tra la formazione e l’economia reale. Il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, interviene con una dura nota ufficiale sul crescente disallineamento tra la domanda di lavoro delle piccole e medie imprese del territorio e le aspettative delle nuove generazioni, un problema confermato dai dati Excelsior di Unioncamere che rischia di bloccare lo sviluppo industriale locale. 💼📉📊Giordano evidenzia come comparti strategici quali l’artigianato, la meccanica, l’edilizia e l’agroalimentare si siano profondamente trasformati grazie alla digitalizzazione e alle nuove tecnologie, offrendo concrete prospettive di carriera e alti standard di sicurezza sul lavoro. Per sconfiggere gli stereotipi e frenare la fuga dei cervelli dalla Basilicata, l’UGL propone una grande alleanza territoriale per rivoluzionare l’orientamento scolastico: i ragazzi devono entrare nei laboratori e nelle officine per toccare con mano il valore del “saper fare”. Trattenere i talenti e investire sul merito è l’unico modo per dare dignità al territorio e garantire un futuro alle comunità del Materano. 🏛️📐✨👇 Credi che portare gli studenti direttamente all’interno delle fabbriche e delle aziende possa aiutarli a scegliere un percorso di studio più utile per il loro futuro? Scrivilo nei commenti!#UGLMatera #PinoGiordano #MismatchLavoro #PMIMatera #OrientamentoScolastico #UnioncamereExcelsior #LavoroEImpresa #BasilicataLavoro #WelfareTerritoriale

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Officina Meccanica

Matera – Nel complesso scacchiere delle politiche attive del lavoro e dello sviluppo economico del Mezzogiorno, la gestione del capitale umano e il superamento del divario tra l’offerta formativa e le reali necessità industriali rappresentano variabili macroeconomiche non più eludibili per garantire la tenuta dei sistemi produttivi locali. In questa cornice istituzionale è intervenuto con fermezza il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, analizzando le cause strutturali del crescente disallineamento (mismatch) tra le aspettative occupazionali delle nuove generazioni e la domanda di personale avanzata dalle piccole e medie imprese (PMI) della provincia lucana. Secondo l’analisi del sindacato autonomo, la difficoltà di reperimento riscontrata dai datori di lavoro non deve essere interpretata attraverso la lente di una generica carenza di manodopera, ma si configura come una sfida di lungo periodo che esige la strutturazione immediata di un’alleanza strategica e permanente tra il sistema scolastico, gli enti di formazione professionale, le imprese del territorio e le parti sociali.

Il paradosso del mismatch e i dati Excelsior di Unioncamere a Matera

La disamina tecnica di Giordano trova un solido ancoraggio scientifico nelle ultime elaborazioni statistiche fornite dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, i cui report periodici confermano come la difficoltà nel reperire figure professionali specializzate costituisca oggi uno dei principali freni alla crescita del PIL e all’espansione dei mercati nei distretti industriali italiani, con riflessi pesanti sul territorio materano. Il cuore dell’economia locale, storicamente imperniato sulla manifattura artigianale, sulla meccanica di precisione, sull’agroalimentare e sul turismo, segnala una costante carenza di profili tecnici. Il sindacato invita a superare i vecchi schemi interpretativi che colpevolizzano la gioventù: il mercato del lavoro ha subìto mutazioni radicali e i giovani oggi non valutano esclusivamente il salario monetario, ma subordinano l’accettazione dell’impiego a parametri di welfare aziendale quali la sicurezza sul lavoro, la flessibilità oraria, la sostenibilità ecologica e la presenza di percorsi certificati di formazione continua e progressione di carriera.

La digitalizzazione dell’artigianato e l’abbattimento degli stereotipi

Un nodo cruciale evidenziato dall’UGL Matera risiede nella scarsa conoscenza che la platea studentesca possiede in ordine alle reali e moderne dinamiche dei contesti produttivi interni. Molti comparti tradizionali come l’edilizia innovativa, l’impiantistica civile, la manutenzione tecnologica e la filiera enogastronomica hanno vissuto negli ultimi anni una profonda transizione digitale, integrando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e di nuovi modelli organizzativi nZEB. Queste professioni, spesso percepite attraverso stereotipi sociali ormai obsoleti, richiedono oggi competenze cognitive elevate, flessibilità operativa e specializzazioni tecniche d’altura, offrendo al contempo solide garanzie di stabilità contrattuale e di retribuzione. Per abbattere tali barriere culturali, l’UGL propone di rivoluzionare i tradizionali protocolli di orientamento scolastico, trasformandoli da meri incontri teorici d’aula in percorsi immersivi sul campo, capaci di condurre i ragazzi direttamente all’interno delle officine, dei laboratori e dei cantieri per un contatto biologico e visivo con l’innovazione industriale.

La dottrina del welfare territoriale: trattenere i talenti nel Metapontino

In ultima analisi, la proposta programmatica formulata da Pino Giordano delinea un piano strutturale per il rilancio macroeconomico e la coesione sociale della provincia di Matera e del distretto del Metapontino, aree geografiche esposte ai rischi di spopolamento demografico e di migrazione intellettuale verso i poli industriali del Nord Italia o dell’Eurozona. Trattenere i talenti e offrire ai giovani ragioni materiali e concrete per edificare il proprio progetto di vita nella terra d’origine rappresenta un investimento strategico per salvaguardare le famiglie e dare continuità al ricambio generazionale delle imprese. L’UGL Matera esorta le istituzioni locali e regionali a varare contratti di apprendistato realmente qualificanti e incentivi economici per le aziende sane che investono nel merito e nella trasparenza contrattuale, ribadendo che il lavoro regolato costituisce il più potente strumento di libertà civile, dignità umana e indipendenza economica, pilastri sui quali l’organizzazione sindacale non accetterà mai passi indietro o mediazioni al ribasso.

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Antimafia, De Lucia: la latitanza di Messina Denaro è stata protetta per 30 anni

🚨 COMMISSIONE ANTIMAFIA: IL PROCURATORE DE LUCIA SVELA I SEGRETI DELLA LATITANZA E DEL TESORO DI MATTEO MESSINA DENAROUna ricostruzione spietata e analitica che mette a nudo i segreti del boss di Castelvetrano. Durante l’audizione formale in Commissione parlamentare Antimafia, il Procuratore Capo di Palermo, Maurizio de Lucia, ha dichiarato apertamente che la latitanza di Matteo Messina Denaro è stata protetta e coperta per ben 30 anni da una rete criminale strutturata, ramificata e radicata nel territorio d’origine, con la complicità di settori della società civile e dei professionisti. 🏛️🔒Il magistrato ha svelato i dettagli economici del patrimonio occulto del capomafia: gli inquirenti hanno individuato beni e asset finanziari nascosti all’estero per un valore di oltre 200 milioni di euro. De Lucia ha inoltre spiegato come veniva finanziata la latitanza, confermando che Messina Denaro percepiva una vera e propria provvigione del 10% su tutti i loschi affari, le estorsioni e gli appalti illeciti gestiti dal cartello criminale nella Sicilia occidentale. Un bilancio investigativo che conferma l’importanza di colpire i patrimoni mafiosi per distruggere Cosa Nostra. 💼💰🇮🇹👇 Ritieni che le attuali leggi sulla confisca dei beni all’estero siano sufficientemente efficaci per contrastare il riciclaggio delle mafie? Esprimi la tua opinione nei commenti!#CommissioneAntimafia #MatteoMessinaDenaro #MaurizioDeLucia #CosaNostra #ProcuraPalermo #Latitanza30Anni #BeniSequestrati #LegalitàEGiustizia

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Dottor De Lucia

Roma – Nel quadro del monitoraggio istituzionale sul contrasto alle organizzazioni mafiose e sulla ricostruzione della rete di complicità di Cosa Nostra, le audizioni parlamentari dei magistrati di prima linea offrono elementi analitici fondamentali per comprendere l’evoluzione delle strategie criminali. Durante l’audizione tenutasi dinanzi alla Commissione parlamentare Antimafia, il Procuratore Capo di Palermo, Maurizio de Lucia, ha rilasciato importanti dichiarazioni formali in merito alla cattura e alla gestione patrimoniale del superlatitante Matteo Messina Denaro. Il magistrato ha confermato che l’ex primula rossa di Castelvetrano ha potuto beneficiare di una rete di protezione e di coperture strutturate che ne hanno garantito la latitanza per ben tre decenni, evidenziando una fitta rete di complicità e di omissioni all’interno della società civile e dei contesti professionali ed economici della Sicilia occidentale.

Le coperture trentennali e la logica della latitanza nel territorio d’origine

L’analisi illustrata dal procuratore de Lucia scardina l’immagine di un fuggiasco isolato, dimostrando ex post come il controllo ermetico del territorio d’origine costituisse la precondizione logistica per la sopravvivenza del capomafia. Secondo le risultanze investigative delle procure distrettuali, la latitanza trentennale non è stata il frutto di una fuga continua all’estero, ma si è consumata prevalentemente all’interno dei confini regionali, protetta da una vera e propria rete di fedelissimi e da professionisti infedeli operanti nel settore sanitario e amministrativo. Questo sistema di protezione ha permesso a Messina Denaro di mantenere intatta la propria autorevolezza di vertice all’interno dei mandamenti trapanesi e palermitani, garantendo la continuità delle decisioni strategiche dell’organizzazione criminale e blindando il segreto d’ufficio sui suoi spostamenti quotidiani.

Il tesoro da 200 milioni all’estero e la tassa del 10% sui loschi affari

Sotto il profilo economico-finanziario, l’audizione del Procuratore de Lucia ha svelato i dettagli contabili relativi alla cassaforte e ai canali di riciclaggio della famiglia mafiosa di Castelvetrano. I nuclei investigativi valutari e i comandi della Guardia di Finanza hanno individuato patrimoni e asset finanziari riconducibili al boss stoccati all’estero per un controvalore monetario provvisorio che si attesta intorno ai 200 milioni di euro, distribuiti in paradisi fiscali e fittizie intestazioni societarie europee ed extra-UE. La stabilità del flusso di cassa che alimentava la latitanza e i costi logistici del clan era garantita da una vera e propria tassa di sovranità criminale: le indagini documentano che Messina Denaro percepiva una quota fissa pari al 10% sui proventi derivanti da tutti i principali loschi affari e appalti illeciti gestiti dal cartello mafioso sul territorio.

I sequestri patrimoniali e il ruolo della Procura di Palermo nell’azione di contrasto

In ultima analisi, la relazione presentata alla Commissione Antimafia traccia il bilancio dell’azione di contrasto patrimoniale finalizzata al totale depauperamento delle risorse economiche delle famiglie mafiose collegate al boss deceduto. De Lucia ha ribadito che la confisca dei beni immobili, dei parchi eolici, delle catene di distribuzione commerciale e dei conti correnti bancari costituisce l’arma giudiziaria più efficace per disarticolare il potere di controllo e condizionamento esercitato da Cosa Nostra sulla pubblica amministrazione e sull’economia legale. La Procura della Repubblica di Palermo continuerà a intensificare le attività d’indagine finanziaria predittiva per intercettare i flussi residui della cassaforte occulta di Messina Denaro, nella convinzione che la sconfitta della criminalità organizzata passi inevitabilmente dalla tracciabilità del denaro e dalla totale distruzione del capitale accumulato illegalmente.

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