Rimani in contatto con noi
#

Territorio

Le musiche di Ennio Morricone a Spoltore: omaggio a Giustino Scassa

🚨 MUSICA E SOLIDARIETÀ: A VILLA RASPA DI SPOLTORE LE GRANDI COLONNE SONORE DI ENNIO MORRICONEUna serata straordinaria in cui la grande musica d’autore si unisce all’inclusione sociale e al ricordo delle tradizioni locali. Mercoledì 29 luglio 2026, alle ore 21:00, la piazzetta antistante la parrocchia di San Camillo a Villa Raspa di Spoltore ospiterà un concerto sinfonico a ingresso gratuito interamente dedicato alle leggendarie musiche del Premio Oscar Ennio Morricone. L’evento è organizzato in onore dello storico maestro di banda spoltorese Giustino Scassa. 🎶🎻Sul palco salirà l’orchestra dell’associazione “I Colori del Pentagramma”, realtà d’eccellenza guidata dal presidente Vincenzo Luciani e dalla maestra Renata Travaglini, recentemente insignita del prestigioso premio regionale “Camillo De Nardis” per il suo impegno nel promuovere la crescita e l’inclusione di ragazzi con autismo attraverso la musica. Ad impreziosire le celebri partiture morriconiane saranno le straordinarie voci soliste della soprano Chiara Tarquini e del cantante Massimiliano Ciurlino. Un grande progetto sostenuto dalla Fondazione PescarAbruzzo, in collaborazione con l’associazione Gianni Silvidii e il patrocinio del Comune di Spoltore. 🏛️✨👇 Qual è la colonna sonora di Ennio Morricone che ti ha emozionato di più nella vita? Raccontacelo nei commenti!#EnnioMorricone #Spoltore #VillaRaspa #IColoriDelPentagramma #FondazionePescarAbruzzo #ChiaraTarquini #GiustinoScassa #MusicaESolidarietà #AbruzzoCultura #CamilloDeNardis

Pubblicato

a

Locandina evento Spoltore

Spoltore – Nel panorama dello sviluppo sociale e della valorizzazione del patrimonio storico-musicale abruzzese, l’integrazione di progetti di alta formazione artistica e inclusione sociosanitaria rappresenta un modello d’eccellenza per la crescita civile dei territori. L’associazione culturale “I Colori del Pentagramma” ha recentemente ottenuto un prestigioso encomio istituzionale dalla Regione Abruzzo, affermandosi come la prima vincitrice in assoluto del concorso regionale “Camillo De Nardis”. Sotto la guida del presidente Vincenzo Luciani e della direttrice didattica, la maestra Renata Travaglini, il sodalizio si distingue da anni nel panorama del Terzo Settore per l’attivazione di percorsi pedagogico-musicali mirati, all’interno dei quali i ragazzi affetti da disturbo dello spettro autistico interpretano celebri pagine della letteratura canora e orchestrale, dimostrando l’efficacia della musicoterapia come strumento di superamento delle barriere relazionali.

L’omaggio filologico al maestro Giustino Scassa a Villa Raspa

Questo radicato spirito di condivisione e rigore esecutivo troverà una nuova e solenne espressione pubblica nel prossimo evento concertistico organizzato per onorare l’illustre concittadino spoltorese, il celebre maestro di banda Giustino Scassa. L’appuntamento istituzionale è programmato per mercoledì 29 luglio 2026, alle ore 21:00, all’interno della cornice urbana della piazzetta antistante la parrocchia di San Camillo a Villa Raspa di Spoltore, con formula di ingresso completamente gratuito per la cittadinanza. La manifestazione si propone di riattivare la memoria storica della tradizione bandistica locale, un patrimonio immateriale di fondamentale importanza per l’Abruzzo interno che Scassa ha saputo codificare e diffondere nel corso della sua carriera, lasciando una traccia indelebile nell’identità musicale della comunità della Val Pescara.

Il parterre orchestrale: Chiara Tarquini e Massimiliano Ciurlino interpretano Morricone

Il nucleo sinfonico della serata sarà interamente incentrato sulla celebrazione dell’universo sonoro del Premio Oscar Ennio Morricone, le cui monumentali colonne sonore cinematografiche verranno eseguite da un’orchestra di professionisti e giovani talenti del territorio. Ad elevare il livello interpretativo delle partiture morriconiane saranno le voci soliste di due interpreti di rilievo macroregionale: la soprano Chiara Tarquini, accreditata per la sua raffinata tecnica vocale nei registri lirici, e il cantante Massimiliano Ciurlino, specializzato nelle declamazioni della musica d’autore italiana. Il programma spazierà dai celebri temi epici del cinema western alle più intime melodie scritte per il cinema d’autore internazionale, offrendo alla platea una rilettura orchestrale filologica in grado di valorizzare la complessa architettura armonica e la profonda carica emotiva dei brani scelti.

La sinergia istituzionale: il mecenatismo della Fondazione PescarAbruzzo

La sostenibilità logistica ed economica della rassegna è garantita da un virtuoso network istituzionale che vede come principale finanziatore la Fondazione PescarAbruzzo, istituto di credito e promozione sociale costantemente orientato al sostegno delle industrie creative e del welfare culturale di prossimità. Il progetto beneficia inoltre della partecipazione strategica dell’associazione “Gianni Silvidii” e del formale patrocinio concesso dall’amministrazione comunale del Comune di Spoltore. Questa cooperazione sinergica tra enti pubblici, fondazioni bancarie e associazionismo benemerito si pone come un modello di governance culturale vincente, indispensabile per promuovere la destagionalizzazione dell’offerta turistica e garantire la fruizione democratica della grande musica all’interno degli spazi urbani periferici.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Territorio

Pichuco Festival ad Archi: successo per il tango nel borgo di Aníbal Troilo

🚨 TRIONFO AD ARCHI: IL PICHUCO FESTIVAL CONQUISTA L’ITALIA DEL TANGO NEL SEGNO DI ANÍBAL TROILOIl borgo autentico di Archi (Ch) si conferma la capitale italiana del tango argentino! Si è conclusa con uno straordinario successo di pubblico la seconda edizione del “Pichuco Festival”, la manifestazione internazionale che celebra il legame indissolubile tra l’Abruzzo e l’Argentina nel ricordo del leggendario compositore Aníbal “Pichuco” Troilo, le cui radici genealogiche partirono proprio dalle sponde teatine. Centinaia di ballerini arrivati da ben sette regioni d’Italia hanno riempito di passione e note le piazze del centro storico. ⛰️💃🕺L’evento, guidato dal direttore artistico Simone Marini e promosso da “Pichuco and Friends” con il patrocinio di Comune e Cram, ha ospitato stelle mondiali del calibro di Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, che hanno incantato la platea, ricordando il profondo valore storico dell’emigrazione italiana. Spazio alla grande musica live con l’orchestra “Lo que vendrá”, alla saggistica con il nipote del maestro Francisco Torné e lo scrittore Goffredo Palmerini, e alle installazioni di numerosi artisti locali. Il Sindaco Nicola De Laurentis ha lodato il festival come straordinaria leva di marketing territoriale e il presidente Leonardo Porreca ha già lanciato l’appuntamento per il futuro: la terza edizione si terrà il 24 e 25 luglio 2027! 🎻🇦🇷✨👇 Ti affascina il mondo del tango e la storia dei grandi artisti italiani emigrati in Argentina? Raccontacelo nei commenti!#PichucoFestival2026 #AnibalTroilo #ArchiTango #MiguelAngelZotto #SimoneMarini #TangoArgentino #BorghiAbruzzesi #TurismoDelleRadici #CramAbruzzo #LoQueVendra

Pubblicato

a

MIguel Angel Zotto e Daiana Guspero

Archi – Nel quadro dei moderni processi di marketing territoriale e di recupero delle matrici storiche legate all’emigrazione transatlantica, la valorizzazione dei legami culturali tra l’Italia e l’America Latina si configura come una leva strategica per il rilancio dei borghi interni dell’Appennino. La seconda edizione di “Pichuco Festival, omaggio ad Aníbal Troilo”, svoltasi nel fine settimana del 25 e 26 luglio 2026 ad Archi, in provincia di Chieti, ha consacrato la municipalità abruzzese come una delle capitali nazionali del tango argentino. L’evento, promosso dall’associazione “Pichuco and Friends” sotto la direzione artistica del Maestro Simone Marini, ha beneficiato di un solido impianto istituzionale, ottenendo il patrocinio del Consiglio dei molisani ed emigrati (Cram), del Comune di Archi e l’Alto patrocinio della Regione Abruzzo. Centinaia di ballerini ed estimatori provenienti da Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Puglia e Abruzzo hanno pacificamente invaso le piazze del centro storico, trasformando la kermesse in un crocevia di memoria e arte coreutica.

L’eredità di Aníbal Troilo e la sponda genealogica della Val di Sangro

Il festival affonda le sue radici filologiche nella ricostruzione storiografica della figura di Aníbal Troilo, leggendario bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra, il cui soprannome affettivo “Pichuco” ne segnò l’intera parabola biografica a Buenos Aires. Troilo, autore di pietre milari del repertorio riplatense quali Sur, Barrio de tango e Responso, era profondamente legato ad Archi, terra d’origine dei suoi nonni paterni prima dell’esodo migratorio di fine Ottocento. Per onorare questa eredità, la seconda edizione ha ospitato relatori d’eccezione, tra cui Francisco Torné, nipote del musicista e membro dell’Academia Nacional del Tango, giunto direttamente dall’Argentina per consolidare il gemellaggio culturale. Il dibattito letterario e storiografico è stato arricchito dagli interventi del giornalista e scrittore Goffredo Palmerini e dalla presentazione del romanzo analitico “I cinque angoli – Aníbal Troilo, storie di tango”, firmato dalla saggista Andreina Di Girolamo.

Miguel Ángel Zotto e l’eccellenza sinfonica dell’orchestra “Lo que vendrá”

Il picco spettacolare e artistico della manifestazione teatina è stato impresso dalla partecipazione straordinaria dei maestri di fama internazionale Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, le cui esecuzioni coreutiche hanno incantato la platea di Piazza Castello. Zotto, accreditato come uno dei massimi divulgatori coreutici del Novecento, ha rivendicato con orgoglio le proprie radici italiane, essendo figlio di emigrati lucani originari di Campomaggiore, in Basilicata: «Archi è un paese meraviglioso con tanta storia – ha sottolineato il maestro – siamo felici di essere qui, nel luogo da dove partirono i nonni paterni di Aníbal Troilo. Questo festival internazionale celebra l’eredità artistica di Pichuco, ma anche il legame che unisce Italia e Argentina che trova nel tango una delle sue espressioni più autentiche». Il tessuto sonoro delle esibizioni live è stato interamente affidato all’orchestra “Lo que vendrá”, un ensemble d’eccellenza composto da Daniela Fidanza al pianoforte, Pasquale Lancuba e Fernando Mangifesta ai bandoneon, Mario Pace e Angela Di Giuseppe ai violini, Claudio Mangialardi al contrabbasso e dalla voce filologica di Federico Pierro.

La pianificazione urbanistica e l’annuncio della terza edizione nel 2027

Il successo di pubblico e la qualità delle installazioni artistiche collaterali — curate dai maestri d’arte Carla Cerbaso, Pasquale Lucchitti, Monica Chiavarini, Catia Valerio, Antonia Ciccarelli, Luciana Spinelli, Olga Sungurova, Tiziana De Bartolo e Stefy Ponzy — testimoniano la solidità di un format che unisce l’intrattenimento colto al turismo delle radici. Il sindaco di Archi, Nicola De Laurentis, ha espresso profondo orgoglio istituzionale per l’impatto economico generato dalla kermesse: «Questo Festival rappresenta molto più di un evento culturale: è un’occasione per riscoprire e valorizzare un legame profondo con una delle figure più grandi della storia del tango, ma è anche l’occasione per far conoscere la ricchezza storica e le bellezze architettoniche del nostro borgo». Sulla stessa linea d’onda si collocano i ringraziamenti finali espressi dal presidente dell’associazione organizzatrice, Leonardo Porreca, il quale, nel lodare lo sforzo logistico dei volontari e degli sponsor, ha formalizzato il cronoprogramma per il prossimo anno: il Pichuco Festival tornerà ad animare la Val di Sangro il 24 e 25 luglio 2027 con la terza edizione internazionale.

Continua a Leggere

Territorio

Ad Archi, tra storia dell’emigrazione, musica, tango e memoria di Anìbal Troilo

Il “Pichuco Festival”, svoltosi il 25 e 26 luglio nel magnifico borgo di Archi, in provincia di Chieti, ha confermato alla grande il successo della manifestazione alla sua seconda edizione. Organizzato dall’associazione Pichuco and Friends, il festival rende omaggio ad Anìbal Troilo, bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra di tango argentino conosciuto e amato in tutto il mondo, nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975) e con radici abruzzesi. Nipote di Quirino e Concezia Troilo, emigrati da Archi in Argentina nel 1880, Anìbal Troilo chiamato Pichuco, ha segnato con il suo inseparabile bandoneon, strumento al quale ha dedicato tutta la sua vita, la storia musicale del tango. L’edizione 2026 del prestigioso evento, dedicato alla musica e al tema delle origini, ha visto la partecipazione straordinaria della coppia di maestri e ballerini Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, tra i più autorevoli interpreti e divulgatori del tango a livello internazionale.

Pubblicato

a

Pichuco Festival

Pichuco Festival, 25 – 26 luglio 2026, nel cuore del borgo abruzzese un viaggio tra radici e cultura in Argentina

 

Redaione-  Il “Pichuco Festival”, svoltosi il 25 e 26 luglio nel magnifico borgo di Archi, in provincia di Chieti, ha confermato alla grande il successo della manifestazione alla sua seconda edizione. Organizzato dall’associazione Pichuco and Friends, il festival rende omaggio ad Anìbal Troilo, bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra di tango argentino conosciuto e amato in tutto il mondo, nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975) e con radici abruzzesi. Nipote di Quirino e Concezia Troilo, emigrati da Archi in Argentina nel 1880, Anìbal Troilo chiamato Pichuco, ha segnato con il suo inseparabile bandoneon, strumento al quale ha dedicato tutta la sua vita, la storia musicale del tango. L’edizione 2026 del prestigioso evento, dedicato alla musica e al tema delle origini, ha visto la partecipazione straordinaria della coppia di maestri e ballerini Miguel Ángel Zotto e Daiana Guspero, tra i più autorevoli interpreti e divulgatori del tango a livello internazionale.

Zotto è considerato il massimo rappresentante del tango argentino nel mondo. Formatosi a Buenos Aires con i più grandi maestri della tradizione, è stato tra i protagonisti della diffusione del tango in Europa sin dagli anni ’90 del secolo scorso. Nella sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, ha fondato la Compagnia Tango x 2 e la Zotto Tango Academy di Milano. Al suo fianco danza Daiana Guspero, tra le più autorevoli interpreti del tango a livello mondiale. Insieme si esibiscono nei principali teatri e festival e sono stati ospiti di grandi eventi, quali il Festival di Sanremo, On Dance di Roberto Bolle e il Concerto di Natale in Vaticano.

In grande smalto l’inaugurazione del Festival, sabato 25 luglio, con l’incontro “Anibal Troilo Pichuco: tra tango, memoria ed emigrazione”, con l’Alto patrocinio della Regione Abruzzo. Tra gli ospiti dell’evento Francisco Torné, nipote di Anìbal Troilo e membro dell’Academia National del Tango, per il secondo anno presente ad Archi, paese delle sue radici, e Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore, “. Aperto dai saluti del sindaco, Nicola De Laurentis, del presidente dell’associazione Pichuco and Friends, Leonardo Porreca, l’incontro, presentato e moderato dalla giornalista Barbara Del Fallo, ha preso il largo con gli interventi del direttore artistico del Festival, Simone Marini, musicista abruzzese, docente di bandoneon al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, il quale ha sottolineato i meriti straordinari di Troilo nella storia del tango e quale impareggiabile virtuoso del bandoneon, strumento che egli sapeva usare come Carlos Gardel usava la voce. Ha infine stupito il numeroso pubblico presente smontando il suo bandoneon, illustrando le parti costruttive dello strumento, cui l’Italia ha contribuito con la qualità della sua pregiata produzione durata fino al 1930. Molto interessante l’intervento di Miguel Angel Zotto che, richiamate le sue radici lucane, si è dichiarato onorato di essere ospite del festival, dedicato ad una personalità insigne nel mondo nella composizione e nell’interpretazione della musica da tango, qual è Anìbal Troilo. Gli interventi sono stati accompagnati dagli intermezzi musicali dell’orchestra “Lo Que vendrà” con il cantante Federico Pierro. Ha chiuso l’incontro Goffredo Palmerini, “tra le voci italiane più autorevoli in tema di emigrazione” come annota la comunicazione del Festival, con un intervento centrato sulla storia dell’emigrazione italiana, con un focus particolare sull’Argentina. Se può essere d’interesse, in calce a questa nota si riporta il testo del contributo svolto da Palmerini al Pichuco Festival.

 

L’incontro ha avuto, quale omaggio finale a sorpresa, un’esibizione di tango dei ballerini Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero, ai quali il sindaco De Laurentis, dopo la loro splendida performance assai apprezzata dal numeroso pubblico presente, ha fatto loro omaggio di due targhe ricordo e, omaggiando anche Francisco Torné, gli ha comunicato che presto il Consiglio comunale di Archi delibererà sul conferimento della Cittadinanza onoraria. L’Orchestra Lo Que Vendrà, protagonista nella prima giornata del Festival, è una delle principali realtà italiane dedicate al tango argentino. Al Pichuco Festival 2026 si è esibita in sestetto, con Daniela Fidanza (pianoforte), Pasquale Lancuba e Fernando Mangifesta (bandoneon), Mario Pace e Angela Di Giuseppe (violini) e Claudio Mangialardi (contrabbasso). Con oltre 200 concerti in Italia e all’estero, l’orchestra ha collaborato con importanti artisti internazionali e realizzato produzioni dedicate alla musica e alla cultura del tango. Tra le collaborazioni più significative spicca quella con il maestro Miguel Ángel Zotto, consolidata negli anni in festival ed eventi di rilievo. Alle 22, sulla suggestiva balconata di Terrazza San Nicola, Milonga di gala, con musica dal vivo, con ronda dei maestri Monica Chiavarini e Gianluca Viola, Luisa Volpi e Andrea Fischetti, Fabian Brana e Daniela Scalabrini, Martina Cerasoli e Anistas Bullaci.

Nella seconda giornata, domenica 26 luglio, c’è stata la visita guidata al borgo (Archi è riconosciuto tra i Borghi autentici d’Italia) e l’esclusiva visita ai suoi palazzi storici, a seguire il pranzo “Abruzzo e Argentina: incontro di sapori”, quindi la presentazione del libro “I cinque angoli – Anibal Troilo, storie di tango” di Andreina Di Girolamo, autrice molisana la cui presenza sottolinea il legame di Anibal Troilo con il Molise. I nonni materni, infatti, emigrarono da Agnone verso l’Argentina.  “Tango, l’arte che ha conquistato il mondo” è stata una finestra di rara ed emozionante suggestione ad opera di Miguel Angel Zotto, poi la chiusura con la Milonga de despedida. Hanno corredato il programma delle due giornate del Festival, oltre ad esposizioni di arti figurative e alle preparazioni tipiche degli stand gastronomici, la mostra “Toda una vida. La musica, gli affetti e le passioni di Anìbal Troilo”, con materiale fotografico inedito che riproduce l’esposizione del Museo Casa Carlos Gardel a Buenos Aires.

Nato a Buenos Aires l’11 luglio 1914, Anìbal Troilo, con il suo bandoneon, ha scritto le musiche da tango più conosciute e apprezzate a livello internazionale, sulle cui note ancor oggi danzano i ballerini di tutto il mondo. “Pichuco” – così era chiamato affettuosamente dal padre – ha inciso 485 brani e ha collaborato con i più importanti musicisti e compositori di tango argentino, da Osvaldo Pugliese a Juan D’Arienzo, fino ad Astor Piazzolla. Troilo ha contribuito in modo determinante alla crescita del tango, riconosciuto peraltro dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Tant’è che nel 2005 il Parlamento della Repubblica Argentina ha dichiarato l’11 luglio, giorno del compleanno di Troilo, “Giornata nazionale del bandoneon”, strumento al quale il musicista ha dedicato tutta la sua vita. L’eredità artistica lasciata da Troilo rappresenta una ricchezza inestimabile dal punto di vista musicale e culturale. Le sue melodie hanno segnato la storia del tango e continuano ad emozionare il mondo intero.

 

***

 

L’emigrazione italiana tra storia e attualità

Un viaggio lungo un secolo, con lo sguardo rivolto all’Argentina

di Goffredo Palmerini

 

Ci sono fenomeni che non si possono comprendere solo con le cifre, le statistiche, i grafici. L’emigrazione italiana è uno di questi. Per afferrarne davvero il senso, occorre tornare indietro nel tempo, riattraversare le sue radici, ascoltare le voci che l’hanno abitata. È un viaggio che comincia tra il 1870 e l’inizio del Novecento, quando milioni di italiani – disorientati, spesso incompresi – lasciarono la loro terra senza che lo Stato sapesse ancora come proteggerli, accompagnarli, sostenerli. Le norme erano incerte, le tutele quasi inesistenti. E così, quell’esercito di braccia che partiva verso ogni continente si trovò a fronteggiare sospetti, pregiudizi, condizioni di lavoro durissime, sistemi sociali sconosciuti. La letteratura dell’emigrazione – memorie, diari, testimonianze – è forse la lente più luminosa per capire quel dolore: storie che hanno consegnato alla coscienza pubblica la verità di un fenomeno che oggi celebriamo per le sue conquiste, ma che nacque da sacrifici enormi.

In poco più di un secolo, circa 29 milioni di italiani lasciarono l’Italia. Una delle più grandi diaspore della storia umana. Oggi ricordiamo soprattutto le loro affermazioni: imprenditori, professionisti, ricercatori, politici, artisti, figure che hanno contribuito allo sviluppo dei Paesi d’accoglienza con laboriosità, ingegno, creatività. Hanno guadagnato rispetto e stima, diventando i migliori ambasciatori dell’Italia nel mondo. Eppure, in Patria, persistono stereotipi e paternalismi verso i connazionali all’estero. Un deficit di conoscenza che limita la capacità di valorizzare questa immensa risorsa umana, professionale e culturale. Chi si avvicina davvero alle comunità italiane nel mondo scopre un patrimonio sorprendente: competenze, valori civili, storie di successo costruite spesso contro pregiudizi e difficoltà. Le generazioni successive alla prima emigrazione esprimono oggi personalità emergenti in ogni settore: economia, università, ricerca, politica, imprenditoria. Una “seconda Italia” che merita di essere conosciuta, apprezzata e riconosciuta.

Nel secondo dopoguerra l’Italia ripeté gli errori del secolo precedente: considerò l’emigrazione come una valvola contro la disoccupazione, senza affrontare le radici del problema. L’agricoltura restava poco remunerata, l’artigianato rischiava di disperdersi, la formazione professionale era insufficiente. La fuga riprese, silenziosa e ostinata. Le partenze erano spesso affidate a banditori improvvisati, come gli agenti delle compagnie di navigazione o gli emissari d’oltreoceano, che promettevano facili fortune. La realtà era ben diversa: miniere, lavori estrattivi, cantieri di costruzioni, lavori nelle fabbriche, condizioni durissime. La tragedia di Marcinelle (8 agosto 1956) rivelò al mondo il prezzo di quella speranza.

Ora ricordiamo brevemente e più in dettaglio le rotte migratorie seguite nella storia dell’emigrazione italiana. Nella prima emigrazione (1861-1940) e dal 1946 con la seconda emigrazione, si rileva che nel primo periodo del fenomeno migratorio chi espatriava si diresse negli Stati Uniti e verso i paesi del Sud America, anzitutto Brasile e Argentina, ma anche Uruguay, Paraguay e Cile. Poi, nel secondo dopoguerra, oltre alle citate destinazioni verso le Americhe, s’aggiunsero Venezuela, Canada, Australia ed altri Paesi. Inoltre verso l’Europa, prevalentemente in Svizzera, Francia, Belgio, Germania e Gran Bretagna. In numeri sensibilmente inferiori l’emigrazione italiana s’indirizzò anche nel continente africano, in Sud Africa, ma anche nei paesi del Maghreb che affacciano sul Mediterraneo.

Fu dopo il 1870 che montò l’onda migratoria, destinata a portare oltreoceano milioni di nostri connazionali. Un’onda così forte che alcuni storici giungono a definire la Grande Emigrazione italiana appunto come una vera e propria diaspora. I porti delle partenze oltreoceano furono dapprima quello di Genova e successivamente, con l’aumentare del numero di emigranti specie dal Meridione, quello di Napoli, e infine anche Palermo. In un primo arco di tempo, che va fino al 1914, le destinazioni preferite furono l’Argentina e la zona del Rio della Plata (Uruguay, Paraguay), la parte meridionale del Brasile (Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, San Paulo, Minas Gerais), dove la possibilità di trovar lavoro nelle piantagioni di caffè, coltivare la terra disponibile e persino costruire una propria fazenda rappresentava un grande richiamo per braccianti e contadini. Ancor oggi le comunità più numerose di oriundi si trovano infatti a Buenos Aires, a Montevideo e soprattutto a San Paolo, dove quasi metà degli abitanti della grande metropoli del Brasile è d’origine italiana.

L’altra destinazione preferita furono gli Stati Uniti, dove lo sviluppo industriale richiedeva molta mano d’opera non specializzata nelle miniere, nell’edilizia, nelle costruzioni di stradali e ferroviarie. A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, e fino almeno alla Grande guerra quando il flusso s’interrompe poiché gli uomini sono richiamati al fronte, i migranti diretti verso mete extraeuropee cominciarono a partire prevalentemente dal Mezzogiorno. Provenivano dall’Abruzzo, dalla Campania, dalla Basilicata, ma soprattutto dalla Sicilia e dalla Calabria. L’emigrazione nel Nord America, moderno e industrializzato, trasforma i nostri contadini in operai nei grandi centri urbani della costa nord atlantica: New York, Boston, Pittsburgh, Philadelphia, in seguito Chicago, Detroit e Cleveland. È in questi anni che le statistiche registrano i numeri più elevati (il “picco” di partenze si ha nel 1913). Si tratta per lo più di uomini che ancora tendono, in gran parte, a compiere emigrazioni temporanee e ripetute. Le donne sono poche, ma non mancano, come non mancano le famiglie intere. Col tempo cresce il numero delle donne e dei bambini, che espatriano anche con richiami di ricongiunzione familiare, e crescono le stabilizzazioni nei Paesi d’emigrazione.

Negli anni recenti l’emigrazione soprattutto diretta in nord America, Europa e Australia, ha preso anche le vie dell’Est, particolarmente in Cina, Giappone e nei Paesi della penisola arabica (Emirati, Arabia Saudita, Kuwait, Barhein). Solo per dare un’idea, alcuni essenziali numeri sono importanti per capire l’emigrazione italiana nell’arco di circa 150 anni. Si tenga conto che l’emigrazione più consistente, in termini assoluti, è stata quella verso il Brasile, paese che ha il maggior numero di oriundi italiani, circa 25 milioni. L’altro Paese con una comunità italiana assai numerosa è l’Argentina. In termini percentuali l’Argentina è la nazione che ha la più alta percentuale di italiani, oltre metà degli abitanti, dunque quasi 22 milioni. Il terzo Paese per numero di oriundi sono gli Stati Uniti d’America, con circa 18 milioni di cittadini d’origine italiana.

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025, gli italiani iscritti all’AIRE – cioè coloro che hanno doppia cittadinanza, italiana e del Paese d’accoglienza – sono 6,4 milioni. Ma la cifra reale è molto più grande, perché resta una minoranza chi all’estero conserva o riacquista la cittadinanza italiana. Considerando le generazioni successive, gli oriundi italiani nel mondo sono circa 80 milioni. Un’altra Italia, più grande di quella dentro i confini. Argentina, Brasile e Stati Uniti, come detto, sono i Paesi con la maggiore presenza italiana. Una comunità che ama l’Italia, la chiama “Patria”, ne custodisce lingua, cultura, tradizioni. Mettere insieme queste due Italie – quella dentro e quella fuori – è una sfida culturale e politica che il Paese deve affrontare.

Gli italiani all’estero amano l’Italia più di noi che viviamo entro i confini. Ne offrono un’immagine seria, affidabile, creativa e laboriosa. Sono i nostri migliori ambasciatori. Hanno reso in ogni modo onore all’Italia in ogni angolo del mondo. Si sono conquistati il rispetto e la stima con il lavoro, l’ingegno, la creatività. Eppure in Italia persiste un’inadeguata conoscenza della nostra emigrazione, anche nelle classi dirigenti, che impedisce di valorizzare questa risorsa straordinaria. Le generazioni succedute alla prima emigrazione hanno raggiunto risultati eccellenti in ogni campo: economia, ricerca, cultura, università, politica. Hanno saputo affermarsi e aggiungere quel quid tutto italiano: la capacità di creare relazioni, di costruire legami, di portare creatività, stile e modo di vivere italiano dovunque.

Abbiamo quindi, noi italiani dentro i confini, il dovere morale di conoscere meglio e far conoscere la storia della nostra emigrazione. Un rapporto nuovo e maturo tra le due Italie – dentro e fuori i confini – potrebbe generare opportunità straordinarie. Se l’Italia sapesse valorizzare gli 80 milioni di oriundi, potrebbe contare su una comunità di 140 milioni di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dall’identità. Sarebbe una forza culturale, economica e perfino politica di portata globale. Ancor più oggi che l’Italia vive un momento difficile, soprattutto per i giovani. La mancanza di riforme strutturali nell’economia e nell’organizzazione statuale, nell’innovazione industriale e nei servizi, sta generando da quasi 20 anni a questa parte una nuova emigrazione, fino a 150mila espatri l’anno. È un’emigrazione diversa da quella storica. È un’emigrazione di competenze, di intelligenze, di capitale umano qualificato. Molti giovani – pur diplomati, laureati e con alta formazione – non riescono a trovare in Italia un lavoro adeguato o retribuzioni dignitose. All’estero le opportunità sono migliori e più legate al merito. Servirebbero politiche strutturali dei nostri governi, non episodiche, per invertire una tendenza che nella ripresa dell’emigrazione impoverisce l’Italia delle sue migliori intelligenze.

L’Argentina è uno dei Paesi che più deve all’emigrazione italiana. Buenos Aires parla ancora il cocoliche e il lunfardo, lingue nate dalla fusione di dialetti italiani con lo spagnolo. Già tra il 1871 e il 1930 gli italiani rappresentavano il 43,6% della popolazione argentina. Oggi oltre metà della popolazione dell’Argentina è italiana d’origine. Le partenze verso l’Argentina e gli altri Paesi dell’America Latina avvenivano soprattutto dal porto di Genova, poi anche da quelli di Napoli e Palermo. Molti non arrivarono mai: naufragi come quelli della Ortiga (1880), del Sudamerica (1888) e del Principessa Mafalda (1927) sono ancora ricordati come tragedie nazionali. Gli italiani in Argentina contribuirono allo sviluppo agricolo, industriale, edilizio, alla costruzione di strade e ferrovie. Hanno, inoltre, fortemente contribuito alla crescita economica, sociale, politica e culturale di quel grande Paese, che del rilevante contributo reso dagli emigrati italiani porta impressa nel profondo la cifra italiana, nella sua cultura e persino nell’indole della sua gente. Si può tranquillamente affermare che l’Argentina è per davvero molto italiana.

Il tango: una storia anche italiana

Nella cultura musicale dell’Argentina il posto di maggior rilievo è occupato dal tango. Il tango non è soltanto una danza, è una geografia dell’anima. Nasce nei sobborghi di Buenos Aires come un soffio caldo che sale dalle strade sterrate, dai cortili dove gli emigrati italiani mescolavano nostalgia e speranza, dalle case di legno colorate di La Boca e Barracas, dove ogni sera la vita sembrava ricominciare da capo. È un “ballo di abbraccio”, sì, ma è anche un abbraccio di culture. Dentro il suo ritmo si ascolta l’Africa degli schiavi, la Spagna dei porti, l’America creola, e poi, come una vena segreta, l’Italia: i dialetti che diventano lunfardo, le melodie portate dai nostri emigranti, il bandoneon che vibra come una voce antica.

Tra il 1860 e il 1890, il tango cominciò a imporsi nei sobborghi del Rio de la Plata. Era una musica istintiva, nata nei cortili degli immigrati: italiani, spagnoli, tedeschi, russi. Una lingua comune che non aveva bisogno di parole. Il tango è figlio della malinconia dell’emigrante, è la voce dell’anima per la perdita, lo sradicamento, la nostalgia. È una musica fatta di alti e bassi, come il respiro di chi sa che non rivedrà presto la propria terra. Le sue parole sono cariche di sentimento, di disperazione, di amore trattenuto.

Gli italiani non hanno solo ballato il tango, lo hanno plasmato. Lo hanno portato fuori dai bassifondi, lo hanno introdotto nei salotti della classe media, lo hanno trasformato in un simbolo nazionale. Molti dei suoi compositori erano d’origine italiana, come il leggendario Anìbal Carmelo Troilo, detto “Pichuco”. Nato e vissuto a Buenos Aires (1914-1975), Troilo è considerato uno dei più grandi bandoneonisti, compositori e direttori d’orchestra della storia del tango argentino. I nonni paterni del musicista, Quirino e Concezia Troilo, partirono alla fine dell’Ottocento da Archi, magnifico borgo in provincia di Chieti, per cercare fortuna in Argentina.

Il legame profondo ed autentico con Archi è oggi alla base del Pichuco Festival, evento culturale alla sua seconda edizione dove il grande artista Anìbal Troilo viene celebrato, ma è anche occasione per fare memoria dell’emigrazione italiana, con un programma che intreccia musica, letteratura, danza e tradizioni popolari. Del Festival sono davvero ammirato e mi congratulo con Luciana Cieri, dalle cui ricerche e dall’idea primigenia tutto è partito, insieme alla Municipalità di Archi e agli organizzatori che ne hanno saputo fare un evento dell’intera comunità, e anche oltre.

Il più grande e celebre tra i compositori argentini, Astor Piazzolla – figlio di un emigrato pugliese e amico di Troilo, che vedeva come suo maestro – ha poi rivoluzionato il tango fondendolo con jazz e musica classica contemporanea, facendo arrivare in ogni angolo del mondo la bellezza di questa musica e la suggestione della danza che la interpreta nel suo sentimento più profondo. Il tango fu a lungo considerato una danza indecente, marginale, respinta dall’alta società. Ma quando conquistò Parigi, New York e l’Europa, tornò in Argentina come un trionfo: “pulito”, stilizzato, ma ormai inarrestabile. Il ritmo del tango è andaluso e africano, ma la sua melodia è profondamente italiana nei testi, nelle musiche, nella gestualità, nel dramma, nell’anima che soffre. Il tango è la voce dell’emigrante che non dimentica. È la solitudine che diventa arte. È la nostalgia che si fa bellezza. È l’Italia che continua a vivere nel cuore dell’Argentina.

Oggi celebriamo la parte luminosa dell’emigrazione italiana: il talento, la creatività, l’ingegno, la capacità di costruire buone relazioni umane e comunità. Non dobbiamo però dimenticare la parte dolorosa dell’emigrazione, i pregiudizi sofferti, le discriminazioni, gli enormi sacrifici affrontati. Ribadisco, concludendo, che l’Italia ha un impegno da assolvere, un dovere morale verso l’altra Italia: conoscere e far conoscere la storia della nostra emigrazione. Portarla nelle scuole, nelle università, nella cultura pubblica. Solo così le due Italie – quella dentro e quella fuori – potranno riconoscersi come un unico grande Paese in cammino.

 

Continua a Leggere

Territorio

Politecnico di Torino, Elio Palleschi dottore magistrale con 110 e lode

🚨 ECCELLENZE ABRUZZESI: ELIO PALLESCHI È DOTTORE MAGISTRALE CON 110 E LODE AL POLITECNICO DI TORINOL’orgoglio della Marsica brilla nel cuore di uno degli atenei più prestigiosi d’Italia! Un percorso accademico straordinario, iniziato tra i banchi del Liceo Scientifico “V. Pollione” di Avezzano, si è concluso trionfalmente al Politecnico di Torino per Elio Palleschi, proclamato Dottore Magistrale in Ingegneria Elettronica con la votazione di 110 e lode, la migliore dell’intera sessione. Il neo-ingegnere ha discusso una tesi d’avanguardia in lingua inglese dedicata all’integrazione dell’intelligenza artificiale nella simulazione dei semiconduttori. 🎓💻✨Un traguardo immenso contrassegnato da un momento di profonda commozione: Elio, legatissimo alle sue radici di Luco dei Marsi e Capistrello, ha celebrato la proclamazione indossando la maglia ufficiale dell’Arzibanda, lo storico festival musicale capistrellano, per dedicare questo straordinario successo al suo amato papà Marco, prematuramente scomparso. Dalla famiglia un messaggio speciale di auguri e orgoglio per un talento caparbio destinato a volare alto: “Oggi il migliore tra gli Eccellenti, goditi il panorama e guarda lontano… Ad astra!”. Congratulazioni, Elio! ⛰️❤️🚀👇 Invia i tuoi auguri e celebra il successo di questo straordinario giovane talento abruzzese nei commenti!#ElioPalleschi #PolitecnicoTorino #IngegneriaElettronica #110eLode #Marsica #Capistrello #LucoDeiMarsi #Arzibanda #EccellenzeItaliane #AdAstra

Pubblicato

a

Elio Palleschi

Redazione – Nel panorama accademico della ricerca tecnologica applicata alla microelettronica, lo sviluppo di nuovi modelli matematici predittivi rappresenta il motore trainante per il potenziamento dei semiconduttori di ultima generazione e per l’evoluzione computazionale dei sistemi hardware complessi. In questo alveo di eccellenza scientifica e ingegneristica si colloca lo straordinario traguardo conseguito da Elio Palleschi, il quale ha brillantemente completato il proprio percorso di studi conseguendo il titolo di Dottore magistrale in Ingegneria Elettronica presso il prestigioso Politecnico di Torino. L’atleta dello studio abruzzese ha ottenuto la votazione massima di 110 e lode, imponendosi come il miglior laureato dell’intera sessione accademica. Il coronamento di questa traiettoria didattica è stato sancito dalla discussione di una tesi sperimentale interamente redatta in lingua inglese, dal titolo “AI-enhanced Monte Carlo methods for the simulation of semiconductors and electronic devices”, una ricerca d’avanguardia che integra i metodi probabilistici di Monte Carlo alle potenzialità predittive dei sistemi di intelligenza artificiale.

Dal liceo Pollione ai laboratori di ingegneria elettronica del Politecnico

Il percorso di formazione superiore del neo-ingegnere elettronico affonda le sue radici metodologiche nel territorio d’origine, essendo iniziato tra i banchi dello storico Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano, istituto che ne ha forgiato l’attitudine al rigore analitico e alle scienze pure. La transizione verso l’ateneo torinese — polo d’eccellenza strutturale inserito stabilmente nei vertici dei ranking universitari europei — ha permesso a Palleschi di consolidare le proprie competenze nel campo della fisica dei semiconduttori e della progettazione dei dispositivi integrati nano-metrici. La dedizione accademica e lo spirito di sacrificio dimostrati nei laboratori piemontesi si sono tradotti in una tesi di laurea ad altissimo impatto scientifico, focalizzata sull’ottimizzazione degli algoritmi di simulazione termica ed elettrica dei materiali quantistici, offrendo soluzioni innovative per l’efficientamento energetico dei futuri microchip commerciali.

L’omaggio al papà Marco e la valorizzazione delle radici nella Marsica

La proclamazione formale, celebrata dinanzi a una platea composta da familiari, colleghi di corso e docenti della facoltà di ingegneria, ha vissuto il suo momento di massima intensità civile ed emotiva durante i festeggiamenti di rito. Legato da un profondo e viscerale cordone ombelicale a Luco dei Marsi e Capistrello — centri d’origine rispettivamente della famiglia materna e paterna —, il dottor Palleschi ha scelto di indossare la maglia ufficiale dell’Arzibanda, la storica e rinomata manifestazione musicale e culturale che da decenni rappresenta il fulcro dell’aggregazione sociale e giovanile di Capistrello. Questo gesto simbolico ha fatto da cornice alla solenne dedica del titolo magistrale alla memoria dell’amato padre Marco, prematuramente scomparso, trasformando il successo accademico in un atto di amore filiale e in una pubblica testimonianza del valore formativo ed etico delle proprie radici marsicane.

Il manifesto della famiglia: l’augurio per le future sfide globali

Il successo di Elio Palleschi si configura come un motivo di profondo orgoglio per l’intera comunità della Marsica, dimostrando come i talenti provenienti dalle aree interne dell’Appennino siano in grado di competere e primeggiare nei più selettivi contesti scientifici nazionali. A sigillare la giornata di festa è giunto il solenne e commovente messaggio augurale formulato congiuntamente dalla famiglia e dagli affetti più cari del giovane ingegnere, una nota che unisce la celebrazione del merito alla proiezione verso le future sfide industriali globali: «La bellezza e la luce delle vette più ardue da raggiungere, l’intima gioia di sapere, nel profondo, ogni passo, ogni fatica, ogni snodo cruciale del viaggio, quello verso i tuoi sogni. Eccellente sempre, e oggi il migliore tra gli Eccellenti, goditi il panorama, e guarda lontano… Verso tutto il meglio. Tanti auguri, ad astra!». Il futuro del dottor Palleschi si preannuncia già proiettato verso la transizione digitale, con la certezza che le competenze acquisite a Torino saranno il vettore per una brillante carriera internazionale nella ricerca microelettronica.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza