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La notte magica dove la parola si fa musica e il suono diventa anima: il Maestro Paolo Cavallone incanta Campo di Giove con il suo viaggio sensoriale

Una notte indimenticabile sotto le stelle d’Abruzzo dove la poesia incontra la magia del pianoforte! 🎹 Giovedì 20 agosto a Campo di Giove, lo straordinario compositore Paolo Cavallone vi aspetta nel cortile di Palazzo Nanni per l’anteprima del suo viaggio sensoriale “Suoni ulteriori”. ✨ Un’occasione unica per vivere da vicino la grande musica internazionale e farsi cullare dalle emozioni più pure dell’anima. Un evento imperdibile e gratuito! ❤️ Leggi qui per scoprire tutti i dettagli di questa serata magica! 👇

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Paolo Cavallone Photo C Trung-Hieu DO 2022

Roma – Ci sono artisti capaci di squarciare il velo della quotidianità per condurre l’ascoltatore in una dimensione in cui i confini tra le arti svaniscono, lasciando spazio alla purezza dell’emozione. Giovedì 20 agosto, alle ore 21:30, il cuore antico di Campo di Giove, in provincia dell’Aquila, si trasformerà nel custode di un segreto di rara bellezza. Il cortile dello storico Palazzo Nanni farà da cornice a una serata straordinaria che vedrà come protagonista assoluto il compositore Paolo Cavallone, una delle menti creative più luminose, profonde e celebrate del panorama musicale contemporaneo internazionale. Sarà un incontro-spettacolo unico, un abbraccio intimo tra musica, poesia e ricerca estetica che promette di far vibrare le corde più profonde dell’anima di chiunque deciderà di partecipare.

L’evento, fortemente voluto dal sindaco di Campo di Giove Michele Di Gesualdo e organizzato con passione dalla Pro Loco locale, non è semplicemente un concerto né una classica presentazione letteraria. Si tratta di un vero e proprio viaggio nei meandri della creazione artistica. Il Maestro Cavallone, in un dialogo coinvolgente e sincero con la giornalista Chiara Buccini, racconterà al pubblico la genesi del suo percorso, svelando i legami invisibili ma indissolubili che uniscono il suo volume di poesie “Suoni ulteriori”, edito da Santelli, al suo nuovissimo e atteso progetto discografico intitolato “Miroirs d’esquisses”. Sarà l’occasione per esplorare da vicino quel territorio di confine in cui la parola scritta evoca un suono e la composizione musicale si fa narrazione universale.

La “poesica” sul palcoscenico: quando il pianoforte si fa racconto

A rendere la serata indimenticabile sarà il momento della musica dal vivo. Il Maestro Cavallone siederà al pianoforte, trasformando le sue riflessioni in materia sonora ed eseguendo brani capaci di incantare le platee di tutto il mondo. Tra le esecuzioni più attese della serata, spicca senza dubbio “Il Tango di Gabriel”, una composizione intrisa di pathos e sensualità tratta dalle musiche di scena della sua opera teatrale “Il D’Annunzio Segreto”, presentata in anteprima nazionale con clamoroso successo lo scorso 4 maggio a Pescara. Davanti a quel pianoforte, il pubblico potrà toccare con mano il concetto di “poesica”, termine coniato appositamente dal celebre musicologo Renzo Cresti per definire quella totale e miracolosa fusione tra il verso poetico e la nota musicale che caratterizza lo stile unico di Cavallone.

Questo appuntamento riveste un significato emotivo profondo per lo stesso compositore. In veste di Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo, Cavallone ha infatti scelto quattro luoghi simbolo della sua terra natale per svelare le sue nuove gemme artistiche, desiderando dare vita a un percorso di valorizzazione culturale che parta proprio dal cuore della regione. Campo di Giove avrà l’onore e il privilegio di essere la primissima tappa di questo cammino sentimentale e sonoro, un omaggio d’amore filiale alle proprie radici prima che la sua musica riprenda a viaggiare oltre i confini nazionali.

Un ponte di note e cultura che unisce l’Abruzzo alla Francia

Paolo Cavallone, attualmente stimato docente di Composizione al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, vanta una carriera costellata di riconoscimenti internazionali e collaborazioni con enti e solisti del calibro della Siemens Foundation, dell’Orchestre National de Bretagne e del leggendario flautista Roberto Fabbriciani, che ha prestato la sua arte proprio per l’ultimo album “Miroirs d’esquisses” edito da Da Vinci Classics. Il suo rivoluzionario concetto di “possibilità” applicato alla composizione ha cambiato le regole del dibattito estetico contemporaneo, rendendolo una delle voci più autorevoli e ascoltate della nostra epoca.

Subito dopo l’abbraccio con il pubblico abruzzese, il viaggio di Cavallone proseguirà verso la Francia. Il prossimo 26 settembre, nell’ambito del prestigioso festival Les Musicales de Quiberon, verrà eseguito in prima mondiale il suo nuovo Trio d’archi “D’après Fauré”, commissionato da Pascal Gallois e interpretato dal Trio della Serenissima. Questo ambizioso progetto sancisce anche la nascita di una storica collaborazione culturale tra il Conservatorio Mozart di Parigi, il festival francese e lo stesso Conservatorio di Venezia. Un ponte di bellezza nato sotto la guida del Maestro Roberto Gottipavero e oggi portato avanti con orgoglio dalla nuova direttrice Chiara Staibano, che dimostra come l’arte abruzzese sappia farsi linguaggio universale capace di unire l’Europa intera.

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«Madri» conquista il Teatro dell’Elfo di Milano: Valentina Picello e Vito Vicino nel capolavoro drammaturgico di Diego Pleuteri

Dal 27 ottobre al 1° novembre il Teatro dell’Elfo di Milano (Sala Fassbinder) ospita «Madri», il premiatissimo spettacolo di Diego Pleuteri con Valentina Picello (Premio UBU 2025 miglior attrice) e Vito Vicino, per la regia di Alice Sinigaglia. Un viaggio commovente e polifonico tra le scatole della memoria e l’inconscio familiare. Tutte le date della tournée nazionale e i dettagli nell’articolo completo 👇

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Ph. Capitani

Milano – Il palcoscenico del Teatro dell’Elfo di Milano si prepara ad accogliere uno degli eventi teatrali più attesi e premiati della stagione contemporanea. Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026, la Sala Fassbinder ospiterà la ripartenza ufficiale della tournée nazionale di «Madri», straordinario testo scritto da Diego Pleuteri, con la regia visionaria di Alice Sinigaglia e l’interpretazione magistrale di Valentina Picello e Vito Vicino. Prodotto da La Corte Ospitale in coproduzione con SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e di SIAE nell’ambito del programma «Per Chi Crea», lo spettacolo torna a incontrare il pubblico forte di un consenso unanime della critica, culminato nella vittoria di Eurodram 2022, nella menzione al Premio InediTO 2020 e nelle nomination ai Premi UBU 2025 come miglior nuovo testo italiano e miglior attrice protagonista.

Il debutto al Teatro dell’Elfo: Valentina Picello e Vito Vicino nell’opera di Diego Pleuteri

Al centro dell’opera brilla il talento vertiginoso di Valentina Picello, consacrata miglior attrice ai Premi UBU 2025 e insignita del prestigioso riconoscimento dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Accanto a lei il giovane e talentuoso Vito Vicino: insieme incarnano il dramma intimo, struggente e grottesco dell’incontro tra una madre e un figlio durante un grigio pomeriggio di pioggia. La scena si apre su un salotto domestico trasformato in un labirinto di scatole di cartone, ammassate disordinatamente sul tavolo, sulle sedie e sul pavimento, testimoni muti di un passato che rifiuta di essere archiviato.

Tra questi scatoloni la donna si muove in una sorta di trance verbale ininterrotta, alla ricerca disperata di un vecchio articolo di giornale conservato chissà quando. Il suo scopo è colmare una voragine mnemonica: ritrovare le ultime parole perdute di una citazione che sembra averle congelato l’esistenza. «Di intimo c’è rimasto solo…?»: è questa la frase sospesa, l’interrogativo bruciante attorno al quale si annodano i fili del racconto. Il figlio, inizialmente scettico e distante, viene rapidamente risucchiato nel vortice di quell’ossessione materna, trasformando la ricerca di un ritaglio di carta in una vertiginosa discesa negli abissi dell’inconscio familiare.

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La drammaturgia del pensiero e l’ossessione della memoria: «Di intimo c’è rimasto solo…?»

La penna di Diego Pleuteri, giovane autore formatosi alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e allievo di maestri quali Valerio Binasco e Leonardo Lidi, compie un’operazione drammaturgica di rara raffinatezza. I due protagonisti appaiono quasi come esseri dalla «testa bucata», dai cui pensieri zampillano parole continue, flussi di coscienza inarrestabili che oscillano pericolosamente tra cronaca reale e allucinazione lucida. Non è importante stabilire se gli eventi narrati siano effettivamente accaduti o siano stati soltanto fantasticati: ciò che conta è la loro bruciante consistenza emotiva.

Nel loro fitto dialogare, madre e figlio si scambiano continuamente le parti di una vita interiore logorata dal non detto. Si finiscono le frasi a vicenda, si anticipano, eppure non riescono a compiere l’unico passo decisivo: completare quel pensiero interrotto. Dalle scatole aperte emergono frammenti di esistenze parallele: vecchi album fotografici scoloriti, romanzi sgualciti e persino piccoli scarafaggi resistenti a ogni tentativo di eliminazione, simboli grotteschi di una realtà esteriore che preme per violare il guscio asettico della casa.

La regia sonora di Alice Sinigaglia e la sinfonia invisibile degli oggetti dimenticati

La regia di Alice Sinigaglia eleva il testo a partitura polifonica e sinfonica, grazie alla collaborazione fondamentale con la sound designer Federica Furlani, lo scenografo Alessandro Ratti e il light designer Luca Scotton. Il suono cessa di essere un semplice accompagnamento d’atmosfera per farsi protagonista scenico assoluto: le voci escono inaspettatamente dai cassetti della cucina, dalle scatole frugate spuntano microfoni nascosti, e le didascalie del testo si trasformano in battute pronunciate o sussurrate.

«La scena è un interno senza troppa fantasia, due sedie, pochi oggetti e qualche scatola», annota la regista Sinigaglia. In questo perimetro asfittico, la madre si muove inconsapevole del proprio corpo, con i capelli rossi a testimoniare una vitalità violenta che nel tempo ha subito una disperata implosione. Il citofono che squilla a vuoto e le presenze che svolazzano dietro i vetri rappresentano il mondo esterno che cerca disperatamente di sfondare la solitudine dei due personaggi, ricordando al pubblico che di intimo non resta che la vita stessa, per chi trova il coraggio di viverla.

Il calendario completo della tournée nazionale: da Milano e Genova fino a Roma e Bolzano

Dopo il debutto milanese alla Sala Fassbinder del Teatro dell’Elfo (27 ottobre – 1° novembre 2026), «Madri» intraprenderà un lungo e articolato viaggio attraverso i teatri d’innovazione più prestigiosi d’Italia. Il tour proseguirà a novembre con tappe a Sogliano al Rubicone (6 novembre, Teatro E. Turroni), Ragazzola (7 novembre), Genova (12 e 13 novembre, Teatro Duse), Firenze (20 novembre, Teatro Cestello nell’ambito del Festival Cantiere Obraz), Villastrada di Dosolo (21 novembre, Teatro Sociale), Lugano in Svizzera (25 novembre, Teatro Foce), Campi Salentina (27 novembre, Teatro Excelsior) e Taranto (28 novembre, Teatro Tatà).

La tournée riprenderà poi nel marzo 2027 facendo tappa a Bolzano (11 marzo, Teatro Studio), Rovereto (12 marzo, Auditorium Melotti), Roma (dal 17 al 21 marzo, Teatro India) e Castello d’Argile (23 marzo, Teatro Comunale Casa del Popolo). Un’occasione straordinaria per assistere a una delle vette più intense e premiate del teatro italiano contemporaneo, di cui è possibile ammirare le prime immagini evocative attraverso il trailer ufficiale dello spettacolo.

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«Allora mi sono fatta sasso» di Manuela Scannavini: alla Galleria Pian dei Giullari l’arte del silenzio per la Rome Art Week 2026

Martedì 20 ottobre alle 18:00 alla Galleria Pian dei Giullari di Roma inaugura ‘Allora mi sono fatta sasso’, la personale di Manuela Scannavini per Rome Art Week 2026 a cura di Diana Daneluz con testi di Eugenia Querci. In mostra dipinti materici, libri d’artista e le opere sonore ispirate alle musiche di Carmelo Travia e ai testi di Giulio Marzaioli. Tutti i dettagli su orari, catalogo e programma nell’articolo completo 👇

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Manuela Scannavini

Roma – Farsi sasso per ritrovare il centro perduto dell’anima, sottrarsi al frastuono dell’effimero, ascoltare il respiro segreto della materia e permettere alle risonanze del mondo di vibrare dentro di sé. Da questa folgorante suggestione estetica e filosofica prende forma “Allora mi sono fatta sasso”, la nuova e attesa mostra personale dell’artista romana Manuela Scannavini, ospitata negli spazi carichi di memoria della Galleria Pian dei Giullari – Laboratorio di Andrea Bottai, in via dei Cappellari 49 a Roma. L’esposizione, inserita ufficialmente nel cartellone diffuso della prestigiosa Rome Art Week 2026, sarà inaugurata martedì 20 ottobre alle ore 18:00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre, offrendo un percorso intimo e meditativo nel cuore del rione Parione, a due passi da Campo de’ Fiori.

Il segno, la materia e il suono: le opere e la musica del Maestro Travia

Curata con sensibilità critica da Diana Daneluz e accompagnata dai testi analitici di Eugenia Querci, storica dell’arte che segue l’evoluzione creativa di Scannavini fin dagli esordi, la rassegna presenta un corpus organico di opere eterogenee ma intimamente connesse: tele a pittura stratificata, incisioni calcografiche su linoleum e tetrapak, raffinati lavori a puntasecca, monotipi, taccuini di studio e un prezioso libro d’artista. Ciascun manufatto testimonia un’incessante ricerca formale volta a tradurre gli stati emotivi, i silenzi della natura e le stratificazioni dell’esperienza umana in geometrie organiche, ritmi segnici e campiture cromatiche dense di luce.

Uno dei cardini visivi e sensoriali del percorso è rappresentato dagli otto pannelli monumentali che compongono l’opera “Quando il suono si fa segno”. Il ciclo nasce dal dialogo fecondo tra il gesto pittorico di Scannavini e le composizioni musicali del Maestro Carmelo Travia: una trascrizione sinestetica in cui la vibrazione sonora guida l’andamento del tratto e la modulazione dell’inchiostro. In corrispondenza dell’installazione, i visitatori potranno inquadrare un QR code dedicato con il proprio smartphone per ascoltare la traccia musicale originale che ha accompagnato la genesi delle opere, vivendo un’esperienza immersiva totale in cui l’udito e la vista si fondono. Accanto a questo nucleo spiccano dipinti carichi di lirismo come “La farfalla” e “Colgo un fiore per ogni nota spesa”, nei quali la fragilità dell’esistenza trova una forma solida di resistenza poetica.

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Il dialogo con Giulio Marzaioli e la metafora del sasso come dimora

Il titolo stesso della mostra trae origine da una profonda affinità elettiva con l’opera letteraria dello scrittore Giulio Marzaioli, autore del volume “I Sassi” (Tic Edizioni, 2021). Nelle pagine dello scrittore, Manuela Scannavini ha riconosciuto un’eco immediata della propria urgenza espressiva: «L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualche cosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso, il sasso come elemento dentro il quale stare, come rifugio», spiega l’artista romana. Questa corrispondenza poetica si è concretizzata nella produzione del suo primo libro d’artista: uno splendido leporello stampato a mano con linoleografie su preziosa carta giapponese, che sarà svelato durante il vernissage, affiancato dalla serie dei “Libricini in tasca: Sassi tra i sassi”.

Nel grande dipinto eponimo “Allora mi sono fatta sasso”, la pittura si fa scultura bidimensionale: sagome ovoidali, campiture materiche e contorni nitidi dialogano con toni bruni, grigi minerali e terre d’ombra, che improvvisamente si aprono a un campo giallo vibrante di luce solare. Come osserva Eugenia Querci nel testo critico, i paesaggi interiori di Scannavini non si chiudono mai in un solipsismo sterile, ma si aprono costantemente alla relazione con l’altro, trasformando l’inerzia apparente del sasso in uno spazio accogliente di ascolto e quiete mentale.

Il profilo di Manuela Scannavini: dalla sociologia all’astrazione

Nata a Roma nel 1970, Manuela Scannavini ha intrapreso il cammino artistico forte di un solido percorso accademico culminato nella laurea in Sociologia dell’organizzazione aziendale. Questa formazione interdisciplinare ha alimentato una visione analitica delle dinamiche relazionali, traducendosi a partire dal 2007 in una ricerca plastica e pittorica che spazia tra astrazione lirica e concettuale. Dopo aver affinato le tecniche dell’incisione, della stampa d’arte e del disegno presso la Rome University of Fine Arts (RUFA) e botteghe storiche capitoline, l’artista è approdata nel 2024 allo Spazio Sferocromia come ospite dello studio di Umberto Ippoliti, dove ha presentato la sua prima personale.

Con questa nuova tappa alla Rome Art Week, Scannavini conferma una maturità compositiva capace di interrogare i grandi nodi dell’esistenza contemporanea, offrendo al pubblico una via di fuga dall’iperstimolazione visiva per ritrovare il valore sacro della contemplazione.

La Galleria Pian dei Giullari e le coordinate dell’evento

La cornice scelta per l’esposizione amplifica il fascino del progetto. La Galleria Pian dei Giullari, animata dal Laboratorio di Andrea Bottai e sede dell’Associazione per la regolarità, è uno storico crocevia di scambi artistici e filosofici situato in via dei Cappellari, suggestivo vicolo capitolino ribattezzato popolarmente “Via della Poesia”. Gemellata con la Rome Art Week fin dal 2021, la galleria accoglie la mostra con un allestimento curato da Eugenio Marcella (Costruzioni Generali Edilizia 4.0 srls).

La mostra “Allora mi sono fatta sasso” sarà visitabile dal 19 al 31 ottobre 2026, dal lunedì al sabato dalle ore 16:00 alle 20:00 (oppure su appuntamento telefonico contattando i numeri 339 5785378 o 366 3988603). Il vernissage inaugurale si terrà martedì 20 ottobre alle ore 18:00 presso la sede di via dei Cappellari 49 a Roma.

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Emozioni e transculturalità al Teatro Palladium: ricerca, corpo e biomeccanica meyerholdiana con l’Università Roma Tre

Venerdì 16 ottobre alle 18:00 il Teatro Palladium di Roma ospita la performance a ingresso gratuito ‘Emozioni e transculturalità nella pratica scenica’ con il Teatro tascabile di Bergamo e la Scuola Meyerhold. L’evento chiude il convegno dell’Università Roma Tre dedicato alle teorie e storie delle emozioni, unendo la ricerca scientifica alla biomeccanica teatrale nel centenario dello storico teatro. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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Teatro tascabile di Bergamo_L eta divina degli scherzi 2026_ foto realizzate dalla Kalatharangini Kathakali School 2

Roma – Il palcoscenico storico della Garbatella si trasforma in un crocevia privilegiato dove l’indagine accademica, l’antropologia teatrale e la corporeità viva dell’attore si fondono in un unico atto performativo. Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 18:00, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre (in piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma) apre gratuitamente le proprie porte al pubblico per l’evento “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica”. La performance costituisce il vertice espressivo e conclusivo del secondo convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo capitolino, offrendo una potente dimostrazione di come gli affetti, le pulsioni e le memorie corporee possano travalicare i confini geografici e linguistici per farsi linguaggio universale.

Il dialogo tra maestri: dal Teatro tascabile alla Biomeccanica di Meyerhold

A rendere straordinario l’appuntamento sul palco del Palladium è l’incontro tra alcune delle più prestigiose esperienze di pedagogia e ricerca teatrale europea. Protagonisti della dimostrazione di lavoro saranno Alessandro Rigoletti, figura cardine del Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche, e Claudio Massimo Paternò, direttore del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale, affiancati dagli allievi della Scuola Internazionale Meyerhold. La cura scientifica e drammaturgica dell’evento è affidata a Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia, docenti e studiosi da anni impegnati nello scavo teorico ed etico delle arti della scena.

Al centro dell’esplorazione vi è il corpo dell’attore, concepito non come semplice strumento mimetico o esecutore di battute testuali, ma come spazio vivo di trasmutazione, trasmissione e codificazione delle emozioni umane. Attraverso gli esercizi rigorosi della biomeccanica teatrale formulata da Vsevolod Mejerchol’d e le tecniche millenarie mutuate dal teatro classico orientale (tradizione custodita e rielaborata da decenni dal Teatro tascabile di Bergamo), la performance svela allo spettatore i meccanismi nascosti dell’organicità scenica. Il movimento, il ritmo respiratorio, la tensione muscolare e l’equilibrio dinamico diventano le chiavi d’accesso a una sfera emotiva che precede e oltrepassa la parola parlata.

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Il convegno di Roma Tre: teorie, storie e pratiche degli affetti

La messa in scena al Palladium rappresenta la naturale e feconda traduzione pratica del secondo convegno annuale del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, intitolato “Emozioni. Storie, teorie, pratiche”, che si tiene giovedì 15 e venerdì 16 ottobre. Sotto la presidenza del comitato scientifico guidata da Veronica Pravadelli, l’iniziativa accademica coinvolge docenti ordinari, ricercatori, dottorandi e studenti in un dibattito serrato che attraversa le scienze umane, i visual studies, l’estetica e la sociologia dei media.

Il simposio si sviluppa lungo quattro direttrici tematiche che indagano la genesi storica delle passioni, la loro teorizzazione filosofica e le modalità concrete con cui i sentimenti strutturano le relazioni interpersonali, la costruzione delle identità comunitarie e le dinamiche della sfera pubblica contemporanea. In questo quadro, il passaggio dall’aula universitaria al palcoscenico del Palladium ribadisce la funzione insostituibile del teatro come laboratorio gnoseologico: la ricerca cessa di essere pura astrazione concettuale e si fa esperienza fisica palpabile, dove lo spettatore è chiamato a riscoprire la radice biologica e culturale del proprio sentire.

Il centenario del Palladium e il cartellone della stagione artistica

L’evento si inserisce armoniosamente nella stagione artistica 2026/2027 del Teatro Palladium, intitolata emblematicamente “accordi. Linguaggi, culture, generazioni”. La programmazione assume quest’anno un significato simbolico eccezionale, cadendo a cento anni esatti dalla posa della prima pietra dello storico edificio nel rione Garbatella, fondato come cinema-teatro di quartiere nel 1926 e rinato sotto l’egida dell’Università Roma Tre come polo di eccellenza per la produzione teatrale, coreutica e cinematografica contemporanea.

La missione del Palladium risiede proprio nella capacità di costruire ponti stabili tra l’eccellenza della ricerca accademica e il tessuto vivo della cittadinanza romana. Coniugando musica colta, danza contemporanea, teatro di ricerca e rassegne filmiche, la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium continua a formare nuovo pubblico e a offrire ai giovani talenti uno spazio aperto al confronto internazionale. L’ingresso gratuito alla serata del 16 ottobre ribadisce questa vocazione democratica alla bellezza e alla condivisione della conoscenza.

Informazioni pratiche e dettagli della serata

La performance “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica” avrà luogo venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, in Piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma. L’accesso in sala è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Alessandro Rigoletti, Claudio Massimo Paternò e degli allievi attori della Scuola Internazionale Meyerhold, con la guida curatoriale di Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia.

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