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Festival Rêverie 2026: il sogno cresce, la rotta resta la stessa

L’evento presenta una crescita non soltanto quantitativa, ma soprattutto progettuale e partecipativa. Nato nel 2024 con circa 800 partecipanti, il festival ha raggiunto quasi 1.500 presenze nel 2025 e mantiene la scelta di essere gratuito, accessibile e indipendente.

Al centro resta la musica, con una line-up 2026 composta da Atarde, Baltimora, Merli Armisa, NoRoleModels, Rares e Scar. Generi e percorsi differenti – dal cantautorato al pop, dall’elettronica alla dance – convivono in un programma che punta a valorizzare artisti emergenti e progetti capaci di sperimentare e proporre nuovi linguaggi, senza seguire una tendenza dominante.

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Festival Rêverie 2026

Il prossimo 16 agosto, alle ore 21, a Giulianova torna in Piazza del Mare il festival dei sogni e della libertà. Una terza edizione che amplia il programma musicale e sperimenta nuovi modi di costruire un festival insieme al territorio.

Giulianova – L’evento presenta una crescita non soltanto quantitativa, ma soprattutto progettuale e partecipativa. Nato nel 2024 con circa 800 partecipanti, il festival ha raggiunto quasi 1.500 presenze nel 2025 e mantiene la scelta di essere gratuito, accessibile e indipendente.

Al centro resta la musica, con una line-up 2026 composta da Atarde, Baltimora, Merli Armisa, NoRoleModels, Rares e Scar. Generi e percorsi differenti – dal cantautorato al pop, dall’elettronica alla dance – convivono in un programma che punta a valorizzare artisti emergenti e progetti capaci di sperimentare e proporre nuovi linguaggi, senza seguire una tendenza dominante.

La principale novità dell’edizione 2026 riguarda però il rapporto con il territorio. Dal 6 al 9 agosto, Rêverie ha organizzato un workshop di autocostruzione scenografica, trasformando i giorni precedenti al festival in un vero cantiere creativo aperto alla partecipazione. Oltre 40 persone provenienti da tutta la regione hanno collaborato alla realizzazione degli elementi scenografici, insieme a imprese e realtà locali. Il progetto, ispirato alle forme e ai colori del territorio, utilizza anche materiali recuperati e provenienti da precedenti lavorazioni nei settori edile, navale, dell’arredamento, dell’illuminotecnica e delle scenografie cinematografiche.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Festival, Studio di architettura MIRA e il visual artist Andrea Di Febo, con la partecipazione di Sintesi – Studio e Galleria d’Arte, che ha realizzato una versione tridimensionale del logo, e di numerose realtà produttive del territorio: Ludovico Piccone Piano Lab, LAS Mobili, VEMAFER, MetalWay, STEELBOX, Di Lazzaro Casa, Macari Furniture, Forum Atelier, Vedo Illuminazione e Circolo Ippico Giuliese.

Il workshop ha avuto anche un momento di socialità con una festa riservata ai partecipanti, durante la quale sono stati utilizzati alcuni prototipi della scenografia e si sono esibiti giovani artisti come Silla ed Elio Garrello da Roma, Alma da Torino ed Elica da Livorno, quattro progetti che rappresentano quella nuova generazione di artisti che Rêverie continua a osservare, sostenere e mettere in relazione. L’incontro ha favorito la nascita di una comunità temporanea unita dalla volontà di costruire e condividere.

La filosofia di Rêverie è quindi quella di non limitarsi a portare un evento nel territorio, ma coinvolgerlo e restituirgli qualcosa, creando connessioni tra artisti, pubblico, imprese, volontari e nuove generazioni creative. Il nome richiama il sogno e l’immaginazione, ma anche l’idea di incontro tra persone provenienti da mondi diversi.

Il 16 agosto, musica e festa saranno il momento conclusivo di un percorso fatto di lavoro, creatività, materiali recuperati e collaborazione. Rêverie cresce così, non cambiando rotta, ma imparando a navigare più lontano.

L’ingresso è gratuito, ma con la possibilità di un contributo volontario.

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«Madri» conquista il Teatro dell’Elfo di Milano: Valentina Picello e Vito Vicino nel capolavoro drammaturgico di Diego Pleuteri

Dal 27 ottobre al 1° novembre il Teatro dell’Elfo di Milano (Sala Fassbinder) ospita «Madri», il premiatissimo spettacolo di Diego Pleuteri con Valentina Picello (Premio UBU 2025 miglior attrice) e Vito Vicino, per la regia di Alice Sinigaglia. Un viaggio commovente e polifonico tra le scatole della memoria e l’inconscio familiare. Tutte le date della tournée nazionale e i dettagli nell’articolo completo 👇

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Ph. Capitani

Milano – Il palcoscenico del Teatro dell’Elfo di Milano si prepara ad accogliere uno degli eventi teatrali più attesi e premiati della stagione contemporanea. Dal 27 ottobre al 1° novembre 2026, la Sala Fassbinder ospiterà la ripartenza ufficiale della tournée nazionale di «Madri», straordinario testo scritto da Diego Pleuteri, con la regia visionaria di Alice Sinigaglia e l’interpretazione magistrale di Valentina Picello e Vito Vicino. Prodotto da La Corte Ospitale in coproduzione con SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e di SIAE nell’ambito del programma «Per Chi Crea», lo spettacolo torna a incontrare il pubblico forte di un consenso unanime della critica, culminato nella vittoria di Eurodram 2022, nella menzione al Premio InediTO 2020 e nelle nomination ai Premi UBU 2025 come miglior nuovo testo italiano e miglior attrice protagonista.

Il debutto al Teatro dell’Elfo: Valentina Picello e Vito Vicino nell’opera di Diego Pleuteri

Al centro dell’opera brilla il talento vertiginoso di Valentina Picello, consacrata miglior attrice ai Premi UBU 2025 e insignita del prestigioso riconoscimento dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Accanto a lei il giovane e talentuoso Vito Vicino: insieme incarnano il dramma intimo, struggente e grottesco dell’incontro tra una madre e un figlio durante un grigio pomeriggio di pioggia. La scena si apre su un salotto domestico trasformato in un labirinto di scatole di cartone, ammassate disordinatamente sul tavolo, sulle sedie e sul pavimento, testimoni muti di un passato che rifiuta di essere archiviato.

Tra questi scatoloni la donna si muove in una sorta di trance verbale ininterrotta, alla ricerca disperata di un vecchio articolo di giornale conservato chissà quando. Il suo scopo è colmare una voragine mnemonica: ritrovare le ultime parole perdute di una citazione che sembra averle congelato l’esistenza. «Di intimo c’è rimasto solo…?»: è questa la frase sospesa, l’interrogativo bruciante attorno al quale si annodano i fili del racconto. Il figlio, inizialmente scettico e distante, viene rapidamente risucchiato nel vortice di quell’ossessione materna, trasformando la ricerca di un ritaglio di carta in una vertiginosa discesa negli abissi dell’inconscio familiare.

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La drammaturgia del pensiero e l’ossessione della memoria: «Di intimo c’è rimasto solo…?»

La penna di Diego Pleuteri, giovane autore formatosi alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e allievo di maestri quali Valerio Binasco e Leonardo Lidi, compie un’operazione drammaturgica di rara raffinatezza. I due protagonisti appaiono quasi come esseri dalla «testa bucata», dai cui pensieri zampillano parole continue, flussi di coscienza inarrestabili che oscillano pericolosamente tra cronaca reale e allucinazione lucida. Non è importante stabilire se gli eventi narrati siano effettivamente accaduti o siano stati soltanto fantasticati: ciò che conta è la loro bruciante consistenza emotiva.

Nel loro fitto dialogare, madre e figlio si scambiano continuamente le parti di una vita interiore logorata dal non detto. Si finiscono le frasi a vicenda, si anticipano, eppure non riescono a compiere l’unico passo decisivo: completare quel pensiero interrotto. Dalle scatole aperte emergono frammenti di esistenze parallele: vecchi album fotografici scoloriti, romanzi sgualciti e persino piccoli scarafaggi resistenti a ogni tentativo di eliminazione, simboli grotteschi di una realtà esteriore che preme per violare il guscio asettico della casa.

La regia sonora di Alice Sinigaglia e la sinfonia invisibile degli oggetti dimenticati

La regia di Alice Sinigaglia eleva il testo a partitura polifonica e sinfonica, grazie alla collaborazione fondamentale con la sound designer Federica Furlani, lo scenografo Alessandro Ratti e il light designer Luca Scotton. Il suono cessa di essere un semplice accompagnamento d’atmosfera per farsi protagonista scenico assoluto: le voci escono inaspettatamente dai cassetti della cucina, dalle scatole frugate spuntano microfoni nascosti, e le didascalie del testo si trasformano in battute pronunciate o sussurrate.

«La scena è un interno senza troppa fantasia, due sedie, pochi oggetti e qualche scatola», annota la regista Sinigaglia. In questo perimetro asfittico, la madre si muove inconsapevole del proprio corpo, con i capelli rossi a testimoniare una vitalità violenta che nel tempo ha subito una disperata implosione. Il citofono che squilla a vuoto e le presenze che svolazzano dietro i vetri rappresentano il mondo esterno che cerca disperatamente di sfondare la solitudine dei due personaggi, ricordando al pubblico che di intimo non resta che la vita stessa, per chi trova il coraggio di viverla.

Il calendario completo della tournée nazionale: da Milano e Genova fino a Roma e Bolzano

Dopo il debutto milanese alla Sala Fassbinder del Teatro dell’Elfo (27 ottobre – 1° novembre 2026), «Madri» intraprenderà un lungo e articolato viaggio attraverso i teatri d’innovazione più prestigiosi d’Italia. Il tour proseguirà a novembre con tappe a Sogliano al Rubicone (6 novembre, Teatro E. Turroni), Ragazzola (7 novembre), Genova (12 e 13 novembre, Teatro Duse), Firenze (20 novembre, Teatro Cestello nell’ambito del Festival Cantiere Obraz), Villastrada di Dosolo (21 novembre, Teatro Sociale), Lugano in Svizzera (25 novembre, Teatro Foce), Campi Salentina (27 novembre, Teatro Excelsior) e Taranto (28 novembre, Teatro Tatà).

La tournée riprenderà poi nel marzo 2027 facendo tappa a Bolzano (11 marzo, Teatro Studio), Rovereto (12 marzo, Auditorium Melotti), Roma (dal 17 al 21 marzo, Teatro India) e Castello d’Argile (23 marzo, Teatro Comunale Casa del Popolo). Un’occasione straordinaria per assistere a una delle vette più intense e premiate del teatro italiano contemporaneo, di cui è possibile ammirare le prime immagini evocative attraverso il trailer ufficiale dello spettacolo.

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«Allora mi sono fatta sasso» di Manuela Scannavini: alla Galleria Pian dei Giullari l’arte del silenzio per la Rome Art Week 2026

Martedì 20 ottobre alle 18:00 alla Galleria Pian dei Giullari di Roma inaugura ‘Allora mi sono fatta sasso’, la personale di Manuela Scannavini per Rome Art Week 2026 a cura di Diana Daneluz con testi di Eugenia Querci. In mostra dipinti materici, libri d’artista e le opere sonore ispirate alle musiche di Carmelo Travia e ai testi di Giulio Marzaioli. Tutti i dettagli su orari, catalogo e programma nell’articolo completo 👇

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Manuela Scannavini

Roma – Farsi sasso per ritrovare il centro perduto dell’anima, sottrarsi al frastuono dell’effimero, ascoltare il respiro segreto della materia e permettere alle risonanze del mondo di vibrare dentro di sé. Da questa folgorante suggestione estetica e filosofica prende forma “Allora mi sono fatta sasso”, la nuova e attesa mostra personale dell’artista romana Manuela Scannavini, ospitata negli spazi carichi di memoria della Galleria Pian dei Giullari – Laboratorio di Andrea Bottai, in via dei Cappellari 49 a Roma. L’esposizione, inserita ufficialmente nel cartellone diffuso della prestigiosa Rome Art Week 2026, sarà inaugurata martedì 20 ottobre alle ore 18:00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre, offrendo un percorso intimo e meditativo nel cuore del rione Parione, a due passi da Campo de’ Fiori.

Il segno, la materia e il suono: le opere e la musica del Maestro Travia

Curata con sensibilità critica da Diana Daneluz e accompagnata dai testi analitici di Eugenia Querci, storica dell’arte che segue l’evoluzione creativa di Scannavini fin dagli esordi, la rassegna presenta un corpus organico di opere eterogenee ma intimamente connesse: tele a pittura stratificata, incisioni calcografiche su linoleum e tetrapak, raffinati lavori a puntasecca, monotipi, taccuini di studio e un prezioso libro d’artista. Ciascun manufatto testimonia un’incessante ricerca formale volta a tradurre gli stati emotivi, i silenzi della natura e le stratificazioni dell’esperienza umana in geometrie organiche, ritmi segnici e campiture cromatiche dense di luce.

Uno dei cardini visivi e sensoriali del percorso è rappresentato dagli otto pannelli monumentali che compongono l’opera “Quando il suono si fa segno”. Il ciclo nasce dal dialogo fecondo tra il gesto pittorico di Scannavini e le composizioni musicali del Maestro Carmelo Travia: una trascrizione sinestetica in cui la vibrazione sonora guida l’andamento del tratto e la modulazione dell’inchiostro. In corrispondenza dell’installazione, i visitatori potranno inquadrare un QR code dedicato con il proprio smartphone per ascoltare la traccia musicale originale che ha accompagnato la genesi delle opere, vivendo un’esperienza immersiva totale in cui l’udito e la vista si fondono. Accanto a questo nucleo spiccano dipinti carichi di lirismo come “La farfalla” e “Colgo un fiore per ogni nota spesa”, nei quali la fragilità dell’esistenza trova una forma solida di resistenza poetica.

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Il dialogo con Giulio Marzaioli e la metafora del sasso come dimora

Il titolo stesso della mostra trae origine da una profonda affinità elettiva con l’opera letteraria dello scrittore Giulio Marzaioli, autore del volume “I Sassi” (Tic Edizioni, 2021). Nelle pagine dello scrittore, Manuela Scannavini ha riconosciuto un’eco immediata della propria urgenza espressiva: «L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualche cosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso, il sasso come elemento dentro il quale stare, come rifugio», spiega l’artista romana. Questa corrispondenza poetica si è concretizzata nella produzione del suo primo libro d’artista: uno splendido leporello stampato a mano con linoleografie su preziosa carta giapponese, che sarà svelato durante il vernissage, affiancato dalla serie dei “Libricini in tasca: Sassi tra i sassi”.

Nel grande dipinto eponimo “Allora mi sono fatta sasso”, la pittura si fa scultura bidimensionale: sagome ovoidali, campiture materiche e contorni nitidi dialogano con toni bruni, grigi minerali e terre d’ombra, che improvvisamente si aprono a un campo giallo vibrante di luce solare. Come osserva Eugenia Querci nel testo critico, i paesaggi interiori di Scannavini non si chiudono mai in un solipsismo sterile, ma si aprono costantemente alla relazione con l’altro, trasformando l’inerzia apparente del sasso in uno spazio accogliente di ascolto e quiete mentale.

Il profilo di Manuela Scannavini: dalla sociologia all’astrazione

Nata a Roma nel 1970, Manuela Scannavini ha intrapreso il cammino artistico forte di un solido percorso accademico culminato nella laurea in Sociologia dell’organizzazione aziendale. Questa formazione interdisciplinare ha alimentato una visione analitica delle dinamiche relazionali, traducendosi a partire dal 2007 in una ricerca plastica e pittorica che spazia tra astrazione lirica e concettuale. Dopo aver affinato le tecniche dell’incisione, della stampa d’arte e del disegno presso la Rome University of Fine Arts (RUFA) e botteghe storiche capitoline, l’artista è approdata nel 2024 allo Spazio Sferocromia come ospite dello studio di Umberto Ippoliti, dove ha presentato la sua prima personale.

Con questa nuova tappa alla Rome Art Week, Scannavini conferma una maturità compositiva capace di interrogare i grandi nodi dell’esistenza contemporanea, offrendo al pubblico una via di fuga dall’iperstimolazione visiva per ritrovare il valore sacro della contemplazione.

La Galleria Pian dei Giullari e le coordinate dell’evento

La cornice scelta per l’esposizione amplifica il fascino del progetto. La Galleria Pian dei Giullari, animata dal Laboratorio di Andrea Bottai e sede dell’Associazione per la regolarità, è uno storico crocevia di scambi artistici e filosofici situato in via dei Cappellari, suggestivo vicolo capitolino ribattezzato popolarmente “Via della Poesia”. Gemellata con la Rome Art Week fin dal 2021, la galleria accoglie la mostra con un allestimento curato da Eugenio Marcella (Costruzioni Generali Edilizia 4.0 srls).

La mostra “Allora mi sono fatta sasso” sarà visitabile dal 19 al 31 ottobre 2026, dal lunedì al sabato dalle ore 16:00 alle 20:00 (oppure su appuntamento telefonico contattando i numeri 339 5785378 o 366 3988603). Il vernissage inaugurale si terrà martedì 20 ottobre alle ore 18:00 presso la sede di via dei Cappellari 49 a Roma.

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Emozioni e transculturalità al Teatro Palladium: ricerca, corpo e biomeccanica meyerholdiana con l’Università Roma Tre

Venerdì 16 ottobre alle 18:00 il Teatro Palladium di Roma ospita la performance a ingresso gratuito ‘Emozioni e transculturalità nella pratica scenica’ con il Teatro tascabile di Bergamo e la Scuola Meyerhold. L’evento chiude il convegno dell’Università Roma Tre dedicato alle teorie e storie delle emozioni, unendo la ricerca scientifica alla biomeccanica teatrale nel centenario dello storico teatro. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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Teatro tascabile di Bergamo_L eta divina degli scherzi 2026_ foto realizzate dalla Kalatharangini Kathakali School 2

Roma – Il palcoscenico storico della Garbatella si trasforma in un crocevia privilegiato dove l’indagine accademica, l’antropologia teatrale e la corporeità viva dell’attore si fondono in un unico atto performativo. Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 18:00, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre (in piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma) apre gratuitamente le proprie porte al pubblico per l’evento “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica”. La performance costituisce il vertice espressivo e conclusivo del secondo convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo capitolino, offrendo una potente dimostrazione di come gli affetti, le pulsioni e le memorie corporee possano travalicare i confini geografici e linguistici per farsi linguaggio universale.

Il dialogo tra maestri: dal Teatro tascabile alla Biomeccanica di Meyerhold

A rendere straordinario l’appuntamento sul palco del Palladium è l’incontro tra alcune delle più prestigiose esperienze di pedagogia e ricerca teatrale europea. Protagonisti della dimostrazione di lavoro saranno Alessandro Rigoletti, figura cardine del Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche, e Claudio Massimo Paternò, direttore del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale, affiancati dagli allievi della Scuola Internazionale Meyerhold. La cura scientifica e drammaturgica dell’evento è affidata a Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia, docenti e studiosi da anni impegnati nello scavo teorico ed etico delle arti della scena.

Al centro dell’esplorazione vi è il corpo dell’attore, concepito non come semplice strumento mimetico o esecutore di battute testuali, ma come spazio vivo di trasmutazione, trasmissione e codificazione delle emozioni umane. Attraverso gli esercizi rigorosi della biomeccanica teatrale formulata da Vsevolod Mejerchol’d e le tecniche millenarie mutuate dal teatro classico orientale (tradizione custodita e rielaborata da decenni dal Teatro tascabile di Bergamo), la performance svela allo spettatore i meccanismi nascosti dell’organicità scenica. Il movimento, il ritmo respiratorio, la tensione muscolare e l’equilibrio dinamico diventano le chiavi d’accesso a una sfera emotiva che precede e oltrepassa la parola parlata.

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Il convegno di Roma Tre: teorie, storie e pratiche degli affetti

La messa in scena al Palladium rappresenta la naturale e feconda traduzione pratica del secondo convegno annuale del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, intitolato “Emozioni. Storie, teorie, pratiche”, che si tiene giovedì 15 e venerdì 16 ottobre. Sotto la presidenza del comitato scientifico guidata da Veronica Pravadelli, l’iniziativa accademica coinvolge docenti ordinari, ricercatori, dottorandi e studenti in un dibattito serrato che attraversa le scienze umane, i visual studies, l’estetica e la sociologia dei media.

Il simposio si sviluppa lungo quattro direttrici tematiche che indagano la genesi storica delle passioni, la loro teorizzazione filosofica e le modalità concrete con cui i sentimenti strutturano le relazioni interpersonali, la costruzione delle identità comunitarie e le dinamiche della sfera pubblica contemporanea. In questo quadro, il passaggio dall’aula universitaria al palcoscenico del Palladium ribadisce la funzione insostituibile del teatro come laboratorio gnoseologico: la ricerca cessa di essere pura astrazione concettuale e si fa esperienza fisica palpabile, dove lo spettatore è chiamato a riscoprire la radice biologica e culturale del proprio sentire.

Il centenario del Palladium e il cartellone della stagione artistica

L’evento si inserisce armoniosamente nella stagione artistica 2026/2027 del Teatro Palladium, intitolata emblematicamente “accordi. Linguaggi, culture, generazioni”. La programmazione assume quest’anno un significato simbolico eccezionale, cadendo a cento anni esatti dalla posa della prima pietra dello storico edificio nel rione Garbatella, fondato come cinema-teatro di quartiere nel 1926 e rinato sotto l’egida dell’Università Roma Tre come polo di eccellenza per la produzione teatrale, coreutica e cinematografica contemporanea.

La missione del Palladium risiede proprio nella capacità di costruire ponti stabili tra l’eccellenza della ricerca accademica e il tessuto vivo della cittadinanza romana. Coniugando musica colta, danza contemporanea, teatro di ricerca e rassegne filmiche, la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium continua a formare nuovo pubblico e a offrire ai giovani talenti uno spazio aperto al confronto internazionale. L’ingresso gratuito alla serata del 16 ottobre ribadisce questa vocazione democratica alla bellezza e alla condivisione della conoscenza.

Informazioni pratiche e dettagli della serata

La performance “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica” avrà luogo venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, in Piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma. L’accesso in sala è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Alessandro Rigoletti, Claudio Massimo Paternò e degli allievi attori della Scuola Internazionale Meyerhold, con la guida curatoriale di Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia.

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