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Attualità

Le “cornacchie nere” della politica e il rischio di guardare al passato: il duro ed illuminante editoriale di Luca Sforzini

“Una forza politica deve essere un porto per navi diverse, non una sagrestia in cui si controlla il certificato di ortodossia”. La durissima e lucidissima analisi politica di Luca Sforzini. ⚖️ 🏛️ Qual è il vero nemico di un progetto politico in ascesa? Gli avversari? No: i cattivi consiglieri. Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, lancia un allarme pesantissimo contro quelle che lui definisce “le cornacchie nere”: strateghi improvvisati e cortigiani che sussurrano all’orecchio dei leader di chiudersi e di radicalizzarsi su battaglie morali medioevali (suggerendo soluzioni ferme al 1864). In questo magistrale editoriale, Sforzini difende l’idea di una Destra autenticamente liberale, risorgimentale e laica, capace di difendere i valori cristiani senza istituire “polizie morali” ed evitando di trasformare un Vangelo in codice penale. Una Destra capace di affrontare le vere sfide del 21esimo secolo. Leggi il testo integrale dell’editoriale nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi, cosa ne pensate? Il nostro Paese guarda troppo al passato e poco al futuro?

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Il sillabo di Pio IX

Redazione – Nel vibrante e spesso caotico panorama politico italiano, la direzione intrapresa dai partiti e dai loro leader non è dettata esclusivamente dalle ideologie di base, ma molto spesso da chi sta dietro le quinte: i consiglieri. È proprio su queste figure, spesso oscure e manipolatrici, che si concentra la spietata e lucidissima analisi di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. In un momento storico in cui i dibattiti su diritti civili, famiglia, aborto e fine vita tornano prepotentemente alla ribalta (spesso con toni da crociata medioevale), Sforzini pubblica un editoriale durissimo, un vero e proprio manifesto per una Destra moderna, liberale e laica, lontana anni luce dalle tentazioni oscurantiste del passato.

I cattivi consiglieri e la deriva oscurantista

Sforzini li chiama le “cornacchie nere”: sono i cattivi consiglieri, i cortigiani, gli strateghi improvvisati che sussurrano all’orecchio del leader politico di turno. Il loro mantra è sempre lo stesso: per essere forti bisogna essere estremi, per essere coerenti bisogna chiudersi a riccio, per avere un’identità bisogna tornare indietro. Ma, si chiede retoricamente l’autore, verso quale secolo stiamo tornando? Il rischio, sottolinea Sforzini, è quello di deragliare verso posizioni anacronistiche, trasformando dogmi religiosi in codici penali e battaglie morali in armi di distrazione di massa, distogliendo lo sguardo dalle vere sfide del XXI secolo (l’intelligenza artificiale, la crisi demografica, la competizione globale).

Quale Destra per il futuro? La visione liberale e risorgimentale

L’editoriale (che anticipa i temi del suo nuovo libro “Rinascimento Nazionale” in uscita a ottobre) traccia una netta linea di demarcazione. Esiste una Destra che Sforzini definisce liberale, risorgimentale e occidentale, capace di difendere le radici cristiane e la famiglia senza però instituire “polizie morali” o invadere la sfera privata dei cittadini, memore del cavouriano «libera Chiesa in libero Stato». All’opposto, ci sono le cornacchie nere che vorrebbero governare con il Sillabo di Pio IX del 1864 in mano, allontanando le menti indipendenti per circondare il leader solo di obbedienti “yes men”.
Un’analisi magistrale, che vi proponiamo di seguito nella sua versione integrale.


LE CORNACCHIE NERE E IL FUTURO CHE GUARDA ALL’INDIETRO

Di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Ci sono momenti nei quali il problema di un progetto politico non sono i suoi avversari. Sono i suoi consiglieri.

Ogni leader, soprattutto quando cresce rapidamente e intorno a lui cominciano ad affollarsi aspiranti strateghi, teologi improvvisati, reduci di battaglie perdute e custodi autoproclamati dell’ortodossia, dovrebbe ricordare una regola antica: i cattivi consiglieri sono assai più pericolosi dei buoni nemici. I nemici, almeno, stanno di fronte. I cattivi consiglieri siedono accanto, sussurrano, suggeriscono, spiegano che per essere più riconoscibili bisogna essere più estremi, che per essere coerenti bisogna restringere il campo, che per costruire il futuro occorre tornare indietro.
Sono le cornacchie nere della politica. E gracchiano sempre la stessa parola: indietro.

In queste ore si leggono proposte che riguardano la famiglia, l’aborto, il concepito, le unioni civili, l’eutanasia, l’omosessualità, la televisione, la religione. Non mi interessa qui compilare l’elenco delle cose sulle quali concordo, di quelle sulle quali dissento e di quelle sulle quali sarebbe opportuno aprire una discussione seria. Mi interessa qualcosa di più importante: la direzione della macchina del tempo. Perché quando una proposta politica pretende di parlare al futuro, la prima domanda dovrebbe essere molto semplice: verso quale secolo stiamo andando?

Attenzione alle date, perché la storia ha un certo gusto per l’ironia. Il Sillabo di Pio IX non è del 1850, come talvolta si dice per approssimazione polemica: è del 1864. Ottanta proposizioni attraverso le quali venivano censiti e condannati numerosi “errori” della modernità, fino al liberalismo moderno. Il non expedit maturò negli anni successivi e divenne il simbolo della separazione dei cattolici dalla vita politica dello Stato unitario.

Ecco perché la questione mi riguarda particolarmente. Io appartengo culturalmente a un’altra genealogia. Quella del Risorgimento, non della Restaurazione. Quella di chi pensa che la Nazione italiana sia diventata adulta precisamente quando ha avuto il coraggio di attraversare la modernità, non quando ha tentato di sbarrarle la porta.
Sono un laico che riconosce senza difficoltà l’immensa impronta del cristianesimo sulla nostra civiltà. Proprio per questo non sento alcun bisogno di trasformare il Vangelo in un regolamento amministrativo, la fede in un ministero o la morale personale in un palinsesto televisivo. Una civiltà sicura di sé non ha bisogno di proibire per dimostrare di esistere. E una destra che voglia governare una grande Nazione occidentale dovrebbe avere l’ambizione di persuadere uomini liberi, non quella di educarli sotto tutela.

Il punto, dunque, non è essere “più a destra”. È capire quale destra.
Come spiego in un passaggio di Rinascimento Nazionale, il libro in uscita a ottobre, la questione decisiva non è quanto una destra riesca a spingersi a destra, ma quale idea dell’uomo, dello Stato e della libertà intenda portare con sé nel futuro.
Esiste una destra liberale, risorgimentale, nazionale, occidentale, che considera la libertà individuale non una concessione dello Stato ma il limite dello Stato. Esiste una destra che difende la famiglia senza entrare nelle camere da letto; che può sostenere la natalità senza istituire polizie morali; che può riconoscere il valore della vita senza trasformare tragedie individuali in materiale per guerre culturali; che può difendere la nostra identità cristiana senza dimenticare Cavour e il suo «libera Chiesa in libero Stato». Una destra che sa distinguere una convinzione morale da un codice penale.

E poi esistono le cornacchie nere.
Sono quelle che consigliano di rispondere alle inquietudini del XXI secolo con il prontuario del XIX. Quelle che, davanti all’intelligenza artificiale, alla rivoluzione tecnologica, alla crisi demografica, alla competizione americana e cinese, alla produttività ferma, all’energia, alla sicurezza dell’Occidente, rischiano di convincerci che il terreno decisivo sul quale costruire una proposta nazionale siano soprattutto divieti, prescrizioni morali e guerre di costume.
Sarebbe un errore. Non perché quei temi non esistano o non meritino posizioni chiare, ma perché una visione politica non può essere ridotta alle sue frontiere più identitarie. Una Nazione è infinitamente più grande.

Ed è precisamente qui che servono buoni consiglieri.
I buoni consiglieri non dicono sempre sì. Non trasformano ogni intuizione del leader in dogma e ogni dubbio in tradimento. Non misurano la fedeltà con il numero dei decibel. Sanno distinguere ciò che rafforza un progetto da ciò che lo restringe, ciò che apre una strada da ciò che costruisce un recinto. Soprattutto, hanno il coraggio di dire che qualche volta una buona intenzione può produrre una pessima rappresentazione politica.
I cattivi consiglieri fanno l’opposto. Spiegano al capo che chi solleva dubbi è tiepido. Che chi invita alla prudenza è un moderato. Che chi vuole allargare è un traditore. Che la purezza vale più del consenso. È un copione antichissimo: progressivamente si allontanano le intelligenze indipendenti e rimangono soltanto quelli che annuiscono. Alla fine il leader è circondato da persone perfettamente d’accordo tra loro e sempre meno capaci di ascoltare il Paese.
Le cornacchie, intanto, gracchiano soddisfatte.

Io continuo a pensare esattamente il contrario. Una forza politica nuova dovrebbe essere un porto nel quale arrivano navi diverse, non una sagrestia nella quale qualcuno controlla il certificato di ortodossia all’ingresso. Dovrebbe mettere insieme liberali e conservatori, libertari e sociali, cattolici e laici, federalisti e nazionalisti, persone che possono persino dissentire sull’aborto o sul fine vita ma riconoscersi in una medesima idea di Nazione, responsabilità e libertà.
Questa si chiama politica.
Il resto rischia di diventare catechismo elettorale.

Il Sillabo appartiene alla storia e va studiato con rispetto: fu pubblicato l’8 dicembre 1864 e rappresentò una delle più nette risposte cattoliche alle dottrine della modernità, compreso il liberalismo. Il non expedit appartiene anch’esso alla storia italiana e racconta la lunga frattura tra una parte del mondo cattolico e lo Stato nato dal Risorgimento. Sono pagine importanti proprio perché sappiamo che cosa accadde dopo.
Dopo venne l’Italia.

Per questo non temo le discussioni, anche dure, all’interno di una comunità politica. Al contrario: le considero un segno di vitalità. Temo molto di più l’unanimismo, le piccole corti, coloro che scambiano la fedeltà a un leader con il dovere di dargli sempre ragione. Un leader forte non ha bisogno di cortigiani: ha bisogno di persone abbastanza leali da dirgli anche ciò che non desidera sentirsi dire.
Quando le cornacchie nere cominciano a volare intorno a un progetto politico, dunque, non bisogna sparare alle cornacchie. Basta aprire le finestre.
E ricordarsi che il futuro sta davanti. Anche quando qualche cattivo consigliere continua ostinatamente a indicare il 1864.

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Economia

Caro carburanti, diesel alle stelle in autostrada: il Governo prepara la proroga degli sconti e un piano mirato per i redditi bassi

Il prezzo del Diesel esplode oltre i 2,20 euro: scatta l’allarme in autostrada, ma il Governo promette uno “sconto mirato” per salvare le famiglie! ⛽ 💶 Il rientro dalle vacanze si sta trasformando in un vero e proprio salasso per gli italiani. Sulle autostrade, il prezzo del gasolio ha battuto il record nero del 2022, e secondo il Codacons rischia di sfiorare i 2,3 euro al litro dal 27 agosto (una stangata di oltre 8 euro a pieno!). Per correre ai ripari, la Premier Giorgia Meloni e i vertici di Governo (Tajani, Salvini, Lupi, Giorgetti) si sono riuniti a Palazzo Chigi. La strategia è chiara: domani ci sarà un CdM per prorogare gli sconti attuali per qualche giorno, il tempo necessario per varare un nuovo meccanismo di “accise mobili”. Ma attenzione: i nuovi sconti non saranno più “a pioggia” per tutti, ma saranno selettivi e mirati per aiutare solo le fasce di reddito più basse! Nel frattempo, l’Italia, insieme a Germania e Spagna, fa pressione in Europa per introdurre una maxi-tassa sugli “extraprofitti” delle multinazionali petrolifere, in modo da recuperare i soldi necessari per aiutare famiglie e imprese. Leggi tutti i dettagli sul taglio delle accise nel nostro articolo. 👇 🚙 E voi, quanto avete speso per l’ultimo pieno di carburante? Ditecelo nei commenti!

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Redazione – Il ritorno dalle tanto sospirate ferie estive rischia di trasformarsi in un vero e proprio incubo economico per milioni di automobilisti italiani. Il prezzo del carburante ha ripreso la sua inesorabile corsa al rialzo, svuotando i portafogli delle famiglie e mettendo in gravissima difficoltà l’intero settore del trasporto merci.
La tensione sociale è palpabile e il Governo è chiamato a dare risposte immediate. Proprio per questo motivo, nelle scorse ore si è svolta una riunione d’urgenza ai massimi livelli istituzionali: attorno al tavolo di Palazzo Chigi si sono seduti la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sul tavolo un unico, scottante dossier: la fiammata dei prezzi dei carburanti e le necessarie misure di sostegno per frenare questa emorragia finanziaria.

Il vertice: verso un aiuto mirato e selettivo

Secondo quanto trapela direttamente da fonti vicine a Palazzo Chigi, per la giornata di domani è previsto un nuovo e decisivo Consiglio dei Ministri. L’obiettivo primario di questo CdM sarà quello di prorogare per alcuni giorni le misure di sconto già in vigore. Questa “proroga ponte” servirà a guadagnare tempo prezioso, consentendo all’esecutivo di lavorare con maggiore calma a un intervento strutturale e molto più incisivo.
La vera novità politica, infatti, risiede nel cambio di strategia. «Quella in scadenza domani non sarà la misura definitiva», spiegano da Palazzo Chigi, «ma servirà a mettere a punto un nuovo provvedimento. L’obiettivo è predisporre una misura maggiormente concentrata esclusivamente sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento molto più efficace e selettivo». Insomma, stop agli sconti “a pioggia” per tutti e aiuti mirati solo a chi fatica davvero ad arrivare alla fine del mese.

Il meccanismo delle “accise mobili” e i numeri da brivido

Fino ad oggi, il Ministro dell’Economia Giorgetti (di concerto con il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin) aveva firmato un decreto per attivare il sofisticato meccanismo delle “accise mobili”: una strategia che sfrutta l’extragettito IVA incassato dallo Stato proprio a causa dell’aumento dei prezzi, utilizzandolo per finanziare la proroga dello sconto sulle accise.
Ma i numeri alla pompa di benzina fanno letteralmente paura. Il prezzo del gasolio è schizzato alle stelle, superando persino il record storico negativo registrato nel 2022: sulla rete autostradale si viaggia ormai a una media spaventosa di 2,204 euro al litro. Secondo i calcoli del Codacons, dal 27 agosto (data che segna la fine dell’attuale mini-proroga) il prezzo è destinato a sfondare il tetto dei 2,3 euro al litro. Per le famiglie italiane la matematica è brutale: stiamo parlando di una “stangata” di oltre 8 euro e mezzo in più per un singolo pieno da 50 litri.

L’ira dell’opposizione e la prudenza del Ministro Pichetto Fratin

Di fronte a questi rincari, l’opposizione è passata all’attacco. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, non ha usato mezzi termini, definendo il rincaro «un vero e proprio schiaffo in faccia alle famiglie italiane».
Dal canto suo, il Governo predica prudenza a causa delle enormi variabili geopolitiche. «Il tema è di estrema delicatezza», ha commentato il Ministro Pichetto Fratin durante un punto stampa. «Valutiamo la situazione di ora in ora, osservando anche cosa accade a livello globale, come l’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz. Per quanto riguarda le risorse disponibili, è una domanda da rivolgere all’Economia: valuteremo cosa fare nelle prossime ore in totale sintonia con gli altri membri del Governo».

L’ancora di salvezza: la tassa europea sugli extraprofitti

Ma come trovare i miliardi necessari per abbassare stabilmente i prezzi senza sfasciare i conti pubblici? La soluzione potrebbe arrivare direttamente dall’Europa. Prima ancora di discutere la proroga nazionale, ha infatti cominciato a prendere forma un’ambiziosa iniziativa politica a livello comunitario. L’Italia, unendo le forze con giganti come Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, ha sollecitato formalmente l’apertura di un confronto serrato nell’UE per introdurre una tassa strutturale sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
L’idea è tanto semplice quanto equa: colpire i guadagni astronomici e ingiustificati maturati dalle grandi multinazionali del petrolio durante questa crisi, e utilizzare il maggior gettito fiscale incassato per finanziare direttamente le misure di sostegno contro il caro energia a favore di famiglie e imprese. Una battaglia di civiltà economica che l’Italia è pronta a combattere in prima linea.

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Economia

L’Umanesimo Integrale contro gli algoritmi: due giorni di dibattito sull’Economia Civile (con la Lectio del Card. Bagnasco)

Il profitto può e deve andare d’accordo con l’essere umano: due giorni di dibattito sull’Umanesimo Integrale e l’Economia Civile! 🤖 🌍 L’Intelligenza Artificiale, gli algoritmi e la finanza mondiale stanno cambiando per sempre il mondo del lavoro. Ma in questa corsa frenetica verso il futuro, l’uomo che fine farà? Una domanda essenziale a cui cercheranno di dare risposta imprenditori, professori ed esponenti dell’associazionismo in due attesissime giornate dedicate all’Economia Civile. Un evento impreziosito dalla “Lectio Magistralis” del Cardinale Angelo Bagnasco (Consulente UCID), per ricordare a tutti che l’economia non è una formula matematica astratta, ma tocca la vita quotidiana delle nostre famiglie! “Il profitto non deve mai calpestare il bene comune. Rimettere l’essere umano, con la sua dignità e i suoi sentimenti, al centro dell’economia non è un ritorno al passato, ma la mossa più moderna che possiamo fare!”, spiegano gli organizzatori. Leggi le profonde riflessioni emerse dal dibattito nel nostro articolo di approfondimento. 👇 🤝 Secondo voi l’intelligenza artificiale rischia di farci perdere la nostra “umanità” sul posto di lavoro?

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Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti

Redazione – In un mondo che corre sempre più veloce, ipnotizzato dalle straordinarie (e a tratti inquietanti) potenzialità della tecnologia e schiacciato dalla dittatura silenziosa dei numeri, sorge spontanea una domanda fondamentale: quale posto vogliamo che la persona umana occupi nel modello economico e sociale che stiamo costruendo per il domani? È esattamente da questo interrogativo vitale che prendono le mosse due attesissime giornate di riflessione e dibattito interamente dedicate all’Umanesimo Integrale e all’Economia Civile. Un evento di altissima caratura intellettuale e morale, che vede protagonisti autorevoli esponenti del mondo dell’impresa, dell’economia globale, dell’università e del vasto panorama dell’associazionismo italiano.

La persona al centro: oltre gli algoritmi e la tecnologia

Nelle toccanti parole della moderatrice dell’evento si racchiude il senso profondo di questa importante iniziativa culturale: «Moderare queste due giornate significa, per me, confrontarsi con una domanda profondamente attuale sul ruolo dell’uomo. Viviamo una fase storica di grandi, repentine e inarrestabili trasformazioni, in cui la tecnologia avanzata, l’intelligenza artificiale e i nuovissimi modelli produttivi digitali stanno cambiando rapidamente il mondo del lavoro e le relazioni umane».
Il rischio concreto, avvertono gli esperti, è quello di perdere la bussola morale. Proprio per questo motivo, oggi più che mai, è strettamente necessario non perdere di vista tutto ciò che non può e non deve essere ridotto a un freddo algoritmo matematico o a un mero indicatore finanziario di Borsa: valori assoluti come la dignità del lavoratore, la responsabilità d’impresa, la cura per il prossimo, la fiducia reciproca e l’innata capacità umana di costruire una vera “comunità”.

“L’economia non è separata dalla vita”: il valore del bene comune

Spesso, ascoltando i telegiornali o leggendo i quotidiani finanziari, commettiamo l’errore di pensare all’economia come a una scienza astratta, lontana anni luce dalla nostra quotidianità. Ma la realtà è ben diversa. L’economia non è affatto qualcosa di entità separata dalla nostra vita reale; ogni singola scelta economica, politica o aziendale produce delle conseguenze dirette e tangibili sulle singole persone, sui bilanci delle famiglie, sulle piccole imprese locali e sull’intero tessuto sociale del Paese.
Ecco perché parlare apertamente di “Economia Civile” significa in realtà parlare di una precisa idea di futuro: «Un futuro nel quale il profitto (giusto e necessario per fare impresa) non venga mai contrapposto al bene comune, ma possa finalmente diventare parte integrante di un processo molto più ampio di creazione di vero valore umano e sociale», come sottolineato in sede di presentazione dell’evento.

La Lectio Magistralis del Cardinale Bagnasco e la sfida dell’UCID

Il momento culminante e più atteso di questo prezioso confronto a più voci sarà, senza alcun dubbio, la Lectio Magistralis tenuta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua veste di autorevole Consulente Ecclesiastico Nazionale dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti).
La sua profonda saggezza pastorale e la sua lucida visione etica illumineranno il dibattito, ricordando ai leader del mondo economico che l’impresa deve essere sempre al servizio dell’uomo, e non l’uomo schiavo dell’impresa. «Sono particolarmente felice di moderare questo confronto e di poter ascoltare la lectio magistralis del Cardinale», ha ribadito la conduttrice delle due giornate. «Credo fermamente che proprio dal dialogo sincero tra esperienze professionali e sensibilità umane così diverse possano nascere delle risposte concrete, attuabili fin da subito nella società».

La scelta più moderna per il futuro

Le conclusioni programmatiche di questo vertice sull’Umanesimo Integrale sono un potentissimo inno alla speranza. La vera sfida che attende i manager, gli accademici e i politici di oggi, infatti, non è soltanto quella di capire e prevedere quale tipo di economia avremo domani, ma decidere (qui e ora) quale società vogliamo attivamente costruire per noi e per i nostri figli.
«Rimettere la persona al centro dell’universo economico non è un passo indietro o un nostalgico ritorno al passato», conclude magistralmente la moderatrice, «ma rappresenta in assoluto la scelta più moderna, rivoluzionaria e lungimirante che possiamo fare oggi per salvare il nostro futuro».

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Politica

FNV, Jonghi Lavarini lancia la sfida: “Sforzini ha ragione, basta mestieranti. I nostri eletti rinuncino al 50% dello stipendio!”

“Basta mestieranti attaccati alla poltrona! I nostri politici si dimezzino lo stipendio per finanziare il partito!”: la proposta-shock di Jonghi Lavarini che infiamma il dibattito! 🇮🇹 💶 Ricordate il durissimo editoriale in cui Luca Sforzini attaccava gli “impiegati della politica” e i cattivi consiglieri senza spessore? Ebbene, il noto esponente politico milanese Roberto Jonghi Lavarini (Il “Barone Nero”) ha risposto pubblicamente raccogliendo la sfida! “Sforzini ha pienamente ragione: per costruire un vero partito nazional-popolare dobbiamo cacciare i mestieranti e selezionare patrioti intelligenti, liberi e pensanti, che non abbiano bisogno dei soldi pubblici per vivere!”, ha tuonato Jonghi Lavarini. Ma non si è fermato qui, lanciando una provocazione pesantissima ai vertici di FNV: “Diamo un segnale forte agli italiani: obblighiamo tutti i nostri futuri eletti in Parlamento e nelle Regioni a devolvere il 50% del loro lauto stipendio al partito!”. Una proposta rivoluzionaria che rimetterebbe al centro la vera passione politica a discapito dei privilegi. Leggi il botta e risposta completo nel nostro articolo! 👇 ✂️ E voi, siete d’accordo con questa drastica proposta per dimezzare i famosi “stipendi d’oro” dei politici? Votate nei commenti!

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Jonghi Lavarini

Redazione  – Il durissimo, lucido e storico editoriale a firma di Luca Sforzini (in cui si criticava apertamente l’attuale classe politica, elogiando la strategia di Francesco Cossiga e mettendo in guardia i leader dalle “cornacchie nere” e dai cattivi consiglieri che si accontentano degli “yes-men”) non è passato inosservato. Al contrario, ha gettato un pesante sasso nello stagno del dibattito politico nazionale e, in particolar modo, all’interno degli ambienti patriottici e conservatori. A raccogliere per primo il guanto di sfida intellettuale lanciato dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale è stato Roberto Jonghi Lavarini, figura storica della destra milanese e noto alle cronache politiche e mediatiche con l’appellativo di “Barone Nero”. Ne è scaturita una riflessione che rilancia, e se possibile amplifica, le critiche feroci all’attuale mediocrità della politica italiana.

Il dibattito: la convergenza inaspettata tra Sforzini e Jonghi Lavarini

Attraverso una nota stampa ufficiale, Roberto Jonghi Lavarini ha voluto rispondere pubblicamente alle provocazioni di Sforzini, mettendo da parte le divergenze per concentrarsi sul bene superiore della Nazione.
«Se è vero che su molte tematiche di natura storica, culturale e squisitamente filosofica mi trovo a dissentire con Luca Sforzini», esordisce onestamente il Barone Nero, «sulle questioni invece puramente metodologiche e organizzative, come quelle brillantemente poste nel suo simpatico e pungente articolo sulle “cornacchie nere”, mi trovo assolutamente d’accordo e concordo in pieno con la sua visione d’insieme».
La diagnosi, insomma, è condivisa da entrambi gli esponenti: il sistema politico italiano soffre di una cronica mancanza di statura. La politica è diventata per molti un vero e proprio “mestiere” per sbarcare il lunario, piuttosto che una nobile missione per cambiare le sorti del Paese.

L’identikit della nuova classe dirigente: “Patrioti liberi e pensanti”

Jonghi Lavarini entra poi nel merito di quello che dovrebbe essere il vero obiettivo per chiunque voglia incidere nel futuro politico dell’Italia (con un riferimento esplicito al movimento FNV).
«Il punto è cruciale: se vogliamo costruire veramente e in maniera solida un grande e stabile partito nazional-popolare, serve elevare drasticamente il livello del dibattito», sottolinea con vigore. Ma come si ottiene questo risultato in un’epoca dominata dai social e dai consensi volatili? La risposta è nella dura selezione alla base. «Dobbiamo selezionare una classe dirigente che non sia composta dai soliti “mestieranti della politica” attaccati alla poltrona, bensì da veri patrioti. Persone intelligenti, profondamente libere dai condizionamenti, altamente preparate. Devono essere sì fedeli al capo e alla linea, ma allo stesso tempo devono rimanere autorevoli e pensanti, capaci di esprimere le proprie idee per migliorare il progetto comune».

L’indipendenza economica come garanzia di libertà morale

L’analisi di Jonghi Lavarini tocca poi un nervo da sempre scopertissimo nell’elettorato italiano: la connessione tra la dipendenza economica dalla politica e la perdita di indipendenza intellettuale del politico stesso. Secondo il Barone Nero, infatti, un buon dirigente dovrebbe essere «meglio se economicamente indipendente dai soldi pubblici e dai ricchi stipendi istituzionali», onde evitare che la paura di perdere il vitalizio lo trasformi nel classico “yes-man” (o “alzamano”, per dirla alla Sforzini) terrorizzato di contraddire i vertici del partito.

La provocazione (e la sfida) lanciata a FNV: taglio del 50% agli stipendi

A conclusione del suo intervento, Jonghi Lavarini lancia una vera e propria “bomba” programmatica, una proposta concreta e clamorosa che farà sicuramente discutere animatamente i militanti e i vertici dirigenziali: «Anzi, faccio una proposta concreta: perché FNV non si impegna fin da subito, statutariamente, ad obbligare i propri futuri eletti in Parlamento e nei vari Consigli Regionali a devolvere il 50% del proprio lauto stipendio direttamente alle casse del movimento? Questo sarebbe di certo un piccolo, ma estremamente chiaro e utilissimo segnale politico di rottura col passato!».
Una provocazione forte che rimette al centro il concetto di sacrificio personale e militanza disinteressata. La palla, ora, passa ai dirigenti. Chi sarà il prossimo ad accogliere la sfida?

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