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Cultura

La magia senza tempo della lettura: le intime e poetiche riflessioni dello scrittore Rifat Ismaili

“Un libro chiuso è come Biancaneve addormentata: aspetta solo di essere sfogliato per prendere vita!”. Le meravigliose riflessioni poetiche di Rifat Ismaili! 📖 ✨ Nell’epoca dei social network e degli smartphone che ci rubano ore preziose di vita, fermarsi a leggere un libro è diventato un vero e proprio atto d’amore e di ribellione. Sulle nostre pagine, lo scrittore Rifat Ismaili ci regala un viaggio bellissimo e profondo dentro la magia della letteratura. “Il contatto con un libro provoca brividi e seduzione. I grandi capolavori, da Hemingway a Fitzgerald, non si limitano a raccontare una storia, ma ti trafiggono con un elisir di bellezza che cambia per sempre il tuo modo di pensare!”. Ismaili paragona il richiamo di un bel libro al suono misterioso dei tacchi di una donna in lontananza, e ci ricorda che la vera arte della scrittura non sta nello spiegare tutto a parole, ma nel raccontare i “gesti”, lasciando a noi lettori il potere immenso dell’immaginazione. Leggi questo capolavoro di poesia e introspezione nel nostro articolo completo! 👇 🖋️ E voi, qual è stato il libro che vi ha “trafitti” e ha cambiato per sempre la vostra vita?

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Rifat Ismaili

Redazione – Nell’epoca frenetica in cui viviamo, costantemente bombardati da notifiche digitali, schermi luminosi e una cronica mancanza di tempo, fermarsi a riflettere sul significato profondo della lettura è un atto di pura e meravigliosa ribellione intellettuale. Ad accompagnarci in questo viaggio introspettivo e carnale è la penna raffinatissima dello scrittore Rifat Ismaili, che affida alle pagine del nostro giornale un trittico di riflessioni dal titolo “Di fronte al libro”, “L’approccio al libro” e “Scrittura e immaginazione”.
Attraverso metafore potenti, sensuali e visceralmente poetiche, Ismaili ci ricorda che la letteratura non è mai un semplice passatempo, ma un incontro magico capace di stravolgere per sempre la nostra anima e la nostra identità.

Il risveglio di Biancaneve: l’estasi della lettura

Nella sua prima riflessione, l’autore paragona magistralmente un libro chiuso e impolverato alla figura di Biancaneve addormentata. Un libro non letto è un oggetto dormiente, in attesa del tocco umano per prendere vita. “Quando lo prendi in mano, lo tocchi con sentimento d’amore, baci con desiderio le sue copertine timide, inizi a sfogliarlo e leggerlo, e lui prende vita”, scrive Ismaili.
Il contatto fisico con la carta provoca “brividi e seduzione d’amore”. Il lettore appassionato viene descritto con un’immagine potentissima: simile a un ubriaco che stringe gelosamente il suo bicchiere, o a un derviscio che gira in trance ripetendo i versi appena letti. Capolavori immortali come Il vecchio e il mare di Hemingway, Il grande Gatsby di Fitzgerald o Le donne addormentate di Kawabata, non si limitano a raccontare una storia, ma ti trafiggono con un “elisir di bellezza”, diventando bussole esistenziali che cambiano per sempre il nostro modo di pensare e di affrontare gli incroci della vita.

L’approccio moderno: il tempo rubato dai social network

Nella seconda parte della sua analisi, Ismaili esplora il nostro difficile rapporto contemporaneo con l’atto della lettura, utilizzando una similitudine tanto insolita quanto affascinante: “Un libro è per la mente ciò che il suono lontano dei tacchi di una donna è per l’orecchio”. Entrambi sono avvolti nel mistero, nel richiamo seducente dell’ignoto.
Tuttavia, l’autore constata con lucida amarezza come la vita moderna abbia prosciugato il nostro tempo. Non è svanito l’amore per i libri, ma siamo fagocitati dagli impegni lavorativi, familiari e, soprattutto, dai social network, che ci rubano minuti preziosi distraendo irreparabilmente la nostra attenzione. Le nuove generazioni, nate e cresciute nell’era frenetica di Internet, sembrano aver perso questa connessione viscerale. Ma c’è una speranza: proprio come in passato, la lettura tornerà a essere un tesoro custodito da “persone speciali”, una resistenza silenziosa che garantirà la longevità e l’immortalità del libro stampato.

Scrittura, gesti e il potere dell’immaginazione

L’ultima e profonda riflessione di Ismaili si concentra sull’atto stesso dello scrivere. Se tutto ciò che viviamo o pensiamo venisse messo per iscritto, i libri arriverebbero a toccare il cielo, ma la scrittura perderebbe la sua aura di magia diventando banale e meccanica.
La mente umana viaggia a una velocità intuitiva incalcolabile, e la vera arte della letteratura non risiede nello spiegare ogni singolo dettaglio, ma nel lasciare qualcosa di nascosto e sospeso nello spazio. È la magia dell’iceberg: gran parte del significato deve restare sommerso. All’autore intriga quella letteratura che non descrive i sentimenti con parole didascaliche, ma li rivela attraverso i gesti. Non serve spiegare a parole cosa si prova ad accarezzare una donna o a sollevare una tazza di caffè; basta descrivere il movimento della mano per innescare la fantasia di chi legge.
In fondo, come ci ricorda meravigliosamente Rifat Ismaili, “ogni persona è un libro a sé”. Un libro misterioso che attende solo di essere aperto, sfogliato e letto con la sincera volontà di conoscerne l’anima profonda.

Un libro, quando resta chiuso a lungo, mi ricorda Biancaneve

addormentata. Quando lo prendi in mano, lo tocchi con sentimento

d’amore, baci con desiderio le sue copertine timide, inizi a sfogliarlo e leggerlo, e lui prende vita… e un mondo di magia ti entra negli occhi, donandoti la luce della conoscenza e un’eternità sublime.

Il contatto con il libro provoca brividi e seduzione d’amore. Una pagina piegata o un capello giallo che la distoglie dalle labbra accresce la sete dell’ignoto, ti getta oltre i confini inesplorati dell’immaginazione più profonda, ti veste con impazienza e ritorno infantile verso la curiosità e la scoperta. Attraverso gli abissi

dell’inconscio scorre un fiume impetuoso e incessante di emozioni, e tu, come un Prometeo incatenato, assapori la gioia e il dolore.

Immagina un ubriaco che stringe il bicchiere di grappa, come se temesse che gli sfugga: così un appassionato di libri tiene stretto a sé il volume, legge alcuni versi e li ripete, cammina per la stanza, legge di nuovo, chiude il libro e ripete, simile a un derviscio che gira in trance, coinvolto nella sua danza che fa eco all’universo.

L’amore per il libro è improvviso come un incrocio di treni, e tu ti trovi nel mezzo. Un attimo irripetibile,

quando la tua essenza si frantuma, quando nella mente non resta alcun pensiero, quando la tua esistenza si

scioglie nel fumo di una giornata impetuosa e indimenticabile. Un libro potente ha la capacità di trasmetterti questa emozione.

Letture meravigliose di alcuni libri che hanno lasciato un segno entrano dentro di te per non uscirne più. Creazioni straordinarie come Il vecchio e il mare di Hemingway o Il grande Gatsby di Fitzgerald, ma anche opere come Le donne addormentate di Kawabata, e molte altre, ti trafiggono per paralizzarti per sempre con un elisir di bellezza…

Sono quei tipi di letture che

cambiano per sempre il tuo modo di pensare, lasciano un segno e diventano guide nell’incrocio in cui ti

trovi oggi. Per iniziare un nuovo viaggio, lungo sentieri sconosciuti della vita e dell’arte.

Questo è ciò che accade di fronte a un libro.

L’ APPROCCIO AL LIBRO E ALLA LETTURA

Cos’è un libro?

Un libro è per la mente ciò che il

suono lontano dei tacchi di una

donna è per l’orecchio. Entrambe le situazioni sono avvolte nel mistero dell’ignoto e del caso. Non sapremo mai se il richiamo della copertina del libro prevarrà sull’erotismo della scarpa, o se nessuna delle due entrerà dentro di te, rimanendo solo come un miraggio.

Un tempo la vita era più semplice e l’approccio al libro avveniva con passione e dedizione. Oggi non è che manchi l’amore che avevamo un tempo per il libro, ma manca il tempo. Gli impegni del lavoro, la famiglia e il resto del tempo che passa sui social network che ci

rubano ore e minuti preziosi e ci distraggono. Questo accade più o

meno alla nostra generazione, mentre le nuove generazioni sembrano chiaramente non avere quella sensazione che avevamo noi per il libro, poiché sono nate e cresciute nell’era di internet.

Tempo fa, la lettura non era di massa. Era appannaggio delle classi agiate e aristocratiche. Penso quindi che la sete di lettura non si esaurirà mai, ma perderà la sua diffusione di massa e si radicherà in persone speciali che garantiranno la longevità del libro.

Quando ero giovane leggevo molto, ora leggo molto meno, forse per mancanza di tempo, per il lavoro, la famiglia e molte altre piccole

ragioni. Ma l’amore per il libro per me rimane lo stesso.

SCRITTURA E IMMAGINAZIONE

Nella vita non si possono ricordare tutte le cose che vengono dette, altrimenti sarebbero stati scritti chissà quanti libri, e perfino i piani degli scaffali sarebbero saliti fino al cielo. Inoltre, se tutto ciò che viene

detto fosse scritto, quest’ultimo perderebbe il suo significato e diventerebbe qualcosa di banale e meccanico.

In aggiunta a ciò, ogni persona, in

fondo, è un libro a sé. Un libro che deve essere aperto e letto, di tanto in tanto, con la buona volontà di approfondire la conoscenza. Ma non basta mai per esprimere e affermare qualcosa in modo definitivo, perché le capacità di scrittura, per quanto avanzate, non possono competere con la velocità intuitiva della mente e con i suoi cambiamenti immediati. Perché la mente umana è come una macchina da corsa, e cambia marcia o frena in un secondo.

Ma forse è proprio qui che sta la bellezza e l’arte. Che non può mai dire tutto, che lascia sempre qualcosa di nascosto, sospeso nello

spazio… Che la maggior parte dell’iceberg delle parole o degli avvenimenti si dissolve con il tempo che passa, tornando nell’etere.

Mi piace e mi intriga anche quel tipo di letteratura che presenta i sentimenti attraverso i gesti stessi, attraverso le azioni. Senza bisogno di dire con le parole cosa ha provato una mano quando ha sollevato una tazza di caffè, per esempio, o quando accarezza il seno di una donna. Ma attraverso l’osservazione e la descrizione della mano che solleva la tazza o accarezza la donna, attraverso il modo in cui lo fa, scoprire il sentimento. Così anche il lettore ha la possibilità di

immaginare di più. Ha più possibilità di immaginare, secondo la sua fantasia, cosa accade con quella mano, con quella persona che in quel momento sta facendo qualcosa.

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Cultura

Trionfo della cultura al Senato della Repubblica: proclamati i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo”, premi alla carriera per Enrico Beruschi e Margherita Fumero

Proclamati nella Sala Capitolare del Senato a Roma i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, promosso da VerbumlandiArt e presieduto da Regina Resta con Goffredo Palmerini. Premi alla carriera a Enrico Beruschi e Margherita Fumero, tra saggistica d’eccellenza, poesia civile e l’anteprima dell’Inno ufficiale 👇

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a

Città del Galateo

Roma – La solenne e prestigiosa cornice della Sala Capitolare del Senato della Repubblica, nel Complesso monumentale di Palazzo della Minerva a Roma, ha ospitato la cerimonia conclusiva della tredicesima edizione del Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”. Promossa dall’Associazione Culturale Internazionale VerbumlandiArt Aps, presieduta dalla poetessa e scrittrice Regina Resta, la manifestazione si è confermata un crocevia di primissimo piano per il dialogo interculturale, la promozione della legalità e la valorizzazione del merito umano, artistico e scientifico. Una kermesse dal respiro cosmopolita che trae ispirazione dal pensiero umanistico di Antonio De Ferrariis (1444-1517), medico e filosofo salentino celebre per la sua instancabile opera di mediazione tra saperi e civiltà.

Il valore civile della cultura: ponti di dialogo e grandi personalità al Senato

A testimoniare l’altissimo profilo istituzionale dell’edizione 2026 è stata la partecipazione di un parterre eccezionale. L’evento ha goduto dell’Alto Patronato del Cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e della presenza di Suor Rebecca Nazzaro, Superiora Generale delle Missionarie della Divina Rivelazione, in veste di madrina. La presidenza onoraria è stata affidata al professor Francesco Lenoci dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mentre la presidenza di rappresentanza per la cultura ha visto protagonista il professor Hafez Haidar, già candidato al Premio Nobel per la Pace e la Letteratura. A guidare i lavori della giuria è stato il giornalista e saggista Goffredo Palmerini, affiancato dalla vicepresidente Maria Pia Turiello e da un collegio di critici e docenti di fama nazionale e internazionale.

Tra i riconoscimenti più attesi e applauditi della giornata spiccano i Premi alla Carriera conferiti a due autentiche icone dello spettacolo e del teatro italiano: Enrico Beruschi e Margherita Fumero, omaggiati per la loro straordinaria capacità di unire comicità garbata, satira di costume e profonda sensibilità attoriale. Per la sezione sportiva, il plauso è andato al giovane pugile Tiberio Nocadello, campione italiano Junior 70 kg del Gruppo Sportivo Fiamme Oro di Marcianise, premiato per i valori di disciplina e lealtà sportiva.

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I riconoscimenti d’eccellenza a docenti, giuristi e uomini di scienza

Nutrito e altamente qualificato il novero delle personalità insignite per meriti civili, accademici e professionali. Tra i premiati figurano il Gen. Prof. Emilio Errigo (Generale di Brigata della Guardia di Finanza e Commissario Arpacal), i docenti dell’Università della Tuscia Enrico Maria Mosconi e Massimo Ferrari Zumbini, gli imprenditori Giuseppe Mancini e Antonio Pelosi (ideatore dell’Albergo Etico a Roma), il Prof. Giuseppe Colagrosso (La Sapienza) e il Rettore dell’Università Link Carlo Alberto Giusti. Riconoscimenti attribuiti anche a Claudio Francesco Tomasello (ASP Catanzaro), al Prof. Luigi Musco (Università del Salento), al Prof. Emerito Guglielmo Lunardon (Federico II di Napoli), al direttore delle radio digitali e podcast RAI Gianfranco Zinzilli, al regista Adriano Engelbrecht, al giornalista Ennio Bellucci e agli artigiani-studiosi Giuseppe e Caterina Manisco per il Museo Leonardo da Vinci di Galatone.

Di assoluto rilievo la sezione degli autori e delegati internazionali, che ha visto sfilare figure di spicco della diplomazia culturale come Silvana Muço Dogani, Irene Doura-Kavadia (Writers Capital International Foundation e UNESCO Grecia), Elda Keci e il noto giornalista albanese e corrispondente di Radio Radicale Artur Nura.

I vincitori del concorso letterario: dalla poesia civile alla saggistica d’autore

Le sezioni competitive del concorso letterario hanno fatto registrare un livello qualitativo altissimo, valutato con rigore dalle giurie presiedute da Goffredo Palmerini:

Per la Poesia in Lingua Italiana, il primo gradino del podio è stato conquistato da Enza Spagnolo con la toccante opera “Spasimo d’amore”, dedicata alla memoria del Capitano di Fregata Natale De Grazia (Medaglia d’Oro al Merito di Marina); al secondo posto si è classificato Noureddine Lafrindi con “Silenzi color henné”, seguito al terzo da Pietro Catalano con “Era il tempo”. Nella sezione Racconto, vittoria per Nadia Mari (“Destinazione: me stessa”) davanti ad Angela Casalanguida (“La terra al di là del mare”).

Per i Libri di Poesia, il 1° Premio è andato a Marianna Iannarone con “D’amore e d’altra specie” (GPM Edizioni), con premi speciali conferiti ad Annalisa Lucini, Carlo Focarelli e Gabriella Paci. Nella Narrativa Adulti, trionfo della coppia Lorena Silvia Sambruna e Marco Fusi con “Dio creò la coppia” (Family Editore), con premi speciali ad Angelo Avignone, Andreina Moretti, Sara Magnoli e Paolo Miggiano (“Taccuino, di un viaggio in Salento in un certo disordine alfabetico”). Per la sezione giovani, premio speciale della critica a Denise Gjoka (“Anime caduche”).

Ampio spazio è stato riservato alla letteratura per l’Infanzia e Adolescenza, con i riconoscimenti a Rosita D’Esposito, Miriam Colasante, Cinzia Panuccio e alla scrittrice serba Božica Velousis per “Lina e il mare”. Nella prestigiosa sezione Saggistica, spicca il Premio Speciale della Giuria assegnato al giornalista e scrittore aquilano Angelo De Nicola per il saggio “Dante, Silone e la Perdonanza” (One Group Edizioni), affiancato dai riconoscimenti a Stefano Chiesa, Domenico Pisana e Riccardo Tiberi. Nella sezione Autori Stranieri, premi speciali della critica per Houssine e Hassane Yarti (Marocco/Spagna), Igor Trajkovski (Macedonia), Rifat Ismaili (Albania) e Violeta Penić (Serbia).

L’anteprima nazionale dell’Inno al Galateo composto dal M° Giuseppe Papaianni

Uno dei momenti di più intensa suggestione emotiva dell’assise romana è coinciso con l’esecuzione in anteprima nazionale dell’Inno ufficiale ad Antonio De Ferrariis. L’opera, nata dalla sinergia poetica di Regina Resta e impreziosita dalla partitura orchestrale del maestro e compositore Giuseppe Papaianni, ha reso un solenne tributo sonoro al grande umanista salentino. I pregevoli manufatti artistici consegnati ai premiati sono stati creati dall’artista galatonese Tommaso Filieri.

«Dare voce musicale ai versi di Regina Resta e all’eredità di De Ferrariis ha rappresentato una splendida responsabilità», ha sottolineato il M° Papaianni. «Un lavoro condotto con rispetto per la tradizione e con il cuore rivolto alla nostra terra, il Salento, che tanto ha donato alla storia del pensiero». Il Premio “Città del Galateo” si congeda così dalla Sala Capitolare del Senato confermandosi non solo una prestigiosa rassegna letteraria, ma un presidio militante di civiltà, bellezza e fratellanza tra i popoli.

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Cultura

“Riverberazioni dell’anima”, la poesia come luce e salvezza interiore: la silloge di Doina Maria Constantin con la prefazione del candidato al Nobel Hafez Haidar

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Doina Maria Constantin

Padova – In un tempo storico dominato dalla frenesia digitale e dal rumore di fondo della quotidianità, la poesia torna a rivendicare il proprio ruolo ancestrale: farsi rifugio, varco di luce e spazio sacro di meditazione interiore. È questo il sentiero luminoso tracciato da “Riverberazioni dell’anima”, la nuova silloge poetica firmata da Doina Maria Constantin, pubblicata da Aletti Editore all’interno della prestigiosa collana “Le Perle Audiolibri” e disponibile sia in formato e-book sia nella suggestiva versione recitata. Un’opera che condensa una ricerca intima e spirituale maturata nel corso degli anni, ponendosi come un ponte vibrante tra la finitezza dell’esperienza terrena e la sete inestinguibile di infinito che abita ogni essere umano.

Il corpo come dimora temporanea: la visione spirituale di Doina Maria Constantin

Residente a Lissaro di Mestrino, nel padovano, Doina Maria Constantin approda alla scrittura non per assecondare un mero esercizio retorico o estetizzante, ma per dare voce a un’urgenza conoscitiva che affonda le radici nelle tappe più delicate dell’esistenza. Il nucleo concettuale attorno al quale ruotano i componimenti è una consapevolezza limpida e disarmante: il corpo materiale rappresenta unicamente una veste transitoria, la dimora temporanea di un’anima immortale ed eternamente vigile. Nelle liriche della silloge, l’anima assume una fisionomia dinamica, protagonista assoluta capace di assorbire le vibrazioni del creato, generare risonanze interiori e tessere un confronto serrato, a tratti drammatico e fecondo, con le ragioni della mente e gli slanci del cuore.

«Desidero che i miei sentimenti e le mie esperienze persistano come la luce, il suono delicato o il calore del sole che si riflette», confida l’autrice delineando la genesi dei suoi versi. Per la poetessa, infatti, l’ispirazione artistica sfugge a qualsiasi calcolo volontaristico: non si pianifica né si acquista, ma sopraggiunge come una rivelazione epifanica nell’istante esatto in cui l’interiorità entra in contatto con una ferita o una gioia profonda. È la carezza impalpabile di «un’ala di farfalla che si posa sulla tempia», un lampo che trasforma il vissuto individuale in patrimonio universale attraverso un’etica rigorosa della parola scritta.

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La prefazione del professor Hafez Haidar: l’albero della vita e la fecondità del dolore

Ad attestare il peso letterario e la caratura spirituale dell’opera interviene la prestigiosa prefazione firmata dal professor Hafez Haidar, insigne accademico, poeta e più volte candidato al Premio Nobel per la Pace e per la Letteratura. Con acume ermeneutico, Haidar mette a nudo la tensione verso l’assoluto che attraversa l’intera raccolta: «La sua inesauribile sete di luce e di verità la conduce ad abbracciare con pazienza ed umiltà la parola come mezzo di vita e a farsi guidare dall’amore per intraprendere un nuovo cammino di consapevolezza, rischiarato dalla luce».

Tra le metafore più potenti concepite dall’autrice spicca quella dell’albero esistenziale, le cui fronde si protendono verso l’azzurro del cielo mentre le radici affondano nell’humus della memoria. In questo ciclo perenne, persino le foglie che si staccano in autunno – allegoria delle stagioni dolorose, dei lutti e delle speranze infrante – non simboleggiano la fine, ma si decompongono per nutrire la terra e generare gemme ancora più vigorose. La poesia diventa così un formidabile dispositivo di resilienza, un’ancora a cui stringersi quando le intemperie del mondo rischiano di chiudere il cuore nella morsa del cinismo.

Il ponte tra due lingue: l’eredità rumena e la dimensione polifonica dell’audiolibro

Un tratto di eccezionale interesse culturale e linguistico risiede nelle origini dell’autrice. Di madrelingua rumena, Doina Maria Constantin ha scelto di misurarsi con la musicalità della lingua italiana, vivendo il processo di traduzione e riscrittura metrica come una sfida intima ed emozionante. L’incontro tra il temperamento linguistico d’origine e la prosodia italiana infonde ai versi una cadenza peculiare, rarefatta e armoniosa, che trova il proprio compimento naturale nel formato audiolibro.

«Le poesie recitate da un interprete professionista, se comprese a fondo nella loro partitura emotiva, acquisiscono una tridimensionalità acustica straordinaria. È da questa consapevolezza che è nata la volontà di pubblicare la silloge nella collana Le Perle Audiolibri», spiega la Constantin. La voce narrante amplifica le pause, accarezza i ritmi e permette all’ascoltatore di immergersi nell’universo sonoro dei testi, restituendo alla parola poetica la sua primigenia vocazione orale.

Un dono di consolazione ed empatia per l’animo del lettore

In definitiva, “Riverberazioni dell’anima” si offre al lettore non come un monologo intimista ripiegato su se stesso, ma come un autentico atto di donazione e

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Cultura

«Un piccolo gesto, un grande cuore»: la commovente lezione di Menda Vreto sull’ombrello lasciato sotto la pioggia per uno sconosciuto

La scrittrice Menda Vreto racconta l’incontro sotto un violento diluvio con un uomo che lascia il suo ombrello aperto sul marciapiede per uno sconosciuto: «Ho lavorato nei paesi poveri, voglio restituire il bene ricevuto». Una toccante riflessione sulla gratuità del dono e sulla gentilezza silenziosa. Il racconto completo nell’articolo 👇

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MENDA-VRETO

Roma – Esistono istanti minuscoli, all’apparenza invisibili all’interno della frenesia quotidiana delle nostre città, capaci tuttavia di imprimere nell’anima un solco indelebile che l’usura del tempo non riesce a scalfire. In un’epoca segnata da diffidenze reciproche, porte blindate e sguardi che si incrociano raramente per timore dell’altro, il racconto firmato dalla scrittrice Menda Vreto si impone come una folgorazione etica. Una testimonianza reale e toccante che prende le mosse da una mattina di pioggia torrenziale per trasformarsi in una delle più alte parabole contemporanee sulla gratuità del dono, sul senso autentico della solidarietà e sulla bellezza rivoluzionaria di chi sceglie la gentilezza quando nessuno lo guarda.

La scena sotto la pioggia battente: un ombrello e una pietra sul marciapiede

Ieri pioveva a dirotto: non una pioggia leggera e passeggera, ma uno di quei rovesci violenti d’autunno che trasformano i marciapiedi in distese d’acqua e l’asfalto in fiumi insidiosi, rendendo ogni passo una sfida contro il vento e le pozzanghere. Immersa nei propri pensieri mentre si recava al lavoro, l’autrice nota i movimenti insoliti di un uomo che ha appena terminato di scaricare la spesa e chiudere il proprio garage. Anziché correre al caldo per ripararsi, l’uomo indugia sotto il diluvio con lo sguardo attento, come se stesse cercando qualcosa di vitale tra le siepi e l’erba fradicia.

Senza curarsi dei vestiti ormai zuppi e del freddo pungente, l’uomo si china, scava nel fango e solleva una pietra pesante. Poi compie un gesto inaspettato: apre il suo grande ombrello, lo adagia con cura sul bordo del marciapiede e colloca il sasso sulla stoffa tesa, impedendo alle raffiche di vento di ribaltarlo o trascinarlo via. Un riparo lasciato lì, stabile, aperto e pronto all’uso, sul ciglio della strada.

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La confessione dell’uomo: «Restituire il bene ricevuto nei paesi più poveri»

Vinta dalla curiosità e dallo stupore, Menda Vreto si avvicina all’uomo chiedendogli la ragione di quell’azione così bizzarra: «Mi scusi, perché ha lasciato il suo ombrello qui, aperto, sotto questa pioggia battente?». La risposta dello sconosciuto possiede la forza disarmante delle verità primordiali: «Ho lavorato per molti anni in un Paese del mondo estremamente povero. Lì ho ricevuto tantissimo rispetto, educazione e una generosità commovente da persone che non possedevano nulla eppure sapevano donare tutto. Adesso mi chiedo: cosa posso fare io per restituire tutto il bene che ho ricevuto? Cerco di fare del bene finché posso».

Le parole dell’uomo illuminano il marciapiede grigio con una luce inaspettata: «Vedo passare tante persone sotto questo temporale: bambini con gli zaini che vanno a scuola, anziani con le buste della spesa, lavoratori trafelati che cercano di raggiungere la fermata dell’autobus. Forse qualcuno ne avrà bisogno, forse qualcuno lo prenderà per non bagnarsi e arrivare a casa asciutto. Non è un’impresa straordinaria, lo so bene… ma se può servire ad aiutare anche una sola persona, perché mai non dovrei farlo?».

L’etica del dono anonimo: la grandezza di chi fa del bene senza chiedere nulla in cambio

Davanti a quella disarmante semplicità, ogni parola suona superflua. Quanto vale, dal punto di vista economico, un comune ombrello lasciato su un marciapiede? Probabilmente pochi euro. Ma quanto vale l’intenzione morale di chi rinuncia spontaneamente a un proprio bene, bagnandosi fino alle ossa, al solo scopo di rendere meno amara e fredda la giornata di uno sconosciuto di cui non conoscerà mai né il volto né la voce?

È proprio nell’anonimato che risiede la purezza assoluta della bontà. Nella società contemporanea, dove persino la beneficenza rischia spesso di degradarsi in passerella mediatica o in vanitosa ricerca di consensi digitali, donare senza pretendere ringraziamenti rappresenta un atto di altissima rivoluzione spirituale. Quell’uomo non sapeva se ad afferrare quel manico sarebbe stato un ragazzo, una madre stanca o un mendicante infreddolito. Gli bastava la serena certezza che, da qualche parte, un altro essere umano avrebbe provato sollievo sentendosi, anche solo per un attimo, protetto e pensato.

La lezione di Menda Vreto: il mondo non ha bisogno di chi cerca riparo, ma di cuori capaci di esserlo

Nel riprendere il proprio cammino sotto la pioggia che continua incessante, Menda Vreto consegna ai lettori una meditazione che interroga la coscienza di ciascuno: «Non possiamo fermare tutte le tempeste della vita, né abbiamo il potere di proteggere ogni persona dal dolore e dalle intemperie del destino. Ma possiamo scegliere liberamente di essere, almeno per qualcuno, un piccolo e inatteso riparo». La grandezza autentica di una vita umana non si calcola dalle ricchezze materiali accumulate, ma dal numero di pesi che abbiamo saputo alleviare lungo il cammino di chi ci cammina accanto.

Un sasso raccolto dall’erba fradicia, una cupola di stoffa aperta sul cemento e un cuore capace di vedere il bisogno là dove gli altri scorgono soltanto brutto tempo. «Che non ci manchi mai – conclude la scrittrice – la sensibilità di lasciare un ombrello aperto per chi sta attraversando il proprio temporale. Perché il mondo non ha bisogno soltanto di persone che cercano disperatamente un riparo: ha bisogno di cuori che abbiano il coraggio e la generosità di diventarlo».

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