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Salute

BURUNDI – MISTERIOSA MALATTIA PREOCCUPA GLI ESPERTI, L’OMS E’ IN ALLERTA

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Redazione-  Una malattia di origine ancora ignota ha causato la morte di 5 persone e contagiato altre 35 in Burundi, un piccolo Stato dell’Africa orientale. Le autorità sanitarie locali in collaborazione con gli esperti dell’OMS sono al lavoro per determinare le cause della patologia, che si è diffusa nel distretto di Mpanda, nel nord del Paese, e di cui si ha notizia dal 31 marzo 2026.I sintomi della malattia misteriosa includono febbre, vomito, diarrea, sangue nelle urine, affaticamento e dolori addominali. Nei casi più gravi si verificano ittero (una colorazione giallastra della pelle e della parte bianca dell’occhio) e anemia, cioè un numero insufficiente di globuli rossi, che non riesce a soddisfare la richiesta di ossigeno di organi e tessuti.Anche se alcuni sintomi, come la febbre e la perdita di sangue, ricordano quelli di una febbre emorragica, i test eseguiti finora hanno escluso che si tratti di gravi malattie note, come Ebola, malattia da virus Marburg (due febbri emorragiche dai sintomi molto simili), febbre gialla, febbre della Rift Valley (trasmesse dalle zanzare) e febbre Congo-Crimea (trasmessa dalle zecche). Apparentemente, la malattia non presenta sintomi respiratori e quindi non sembra di tipo influenzale. I primi casi riportati hanno riguardato membri di una stessa famiglia o contatti stretti.Le cause ancora non si sanno per certo, ma si parla da i primi esami anche per reazione allergica a delle sostanze alimentari, forze per alterazione degli stessi. Si attendono esami piu’ specifici.

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Salute

COMUNICAZIONE RESPONSABILE NELLA SALUTE E PER LA SALUTE

Presentato in Senato il Manifesto del Gruppo “Scienze della Vita” di FERPI.
Primo passo di un non rinviabile impegno corale

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Redazione-  Un Manifesto per la comunicazione responsabile nella e per la salute. Lo ha presentato ieri, 27 maggio, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, il Gruppo Scienze della Vita di FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, nel corso dell’incontro “Comunicazione responsabile nella salute e per la salute”, promosso su iniziativa della Senatrice Daniela Sbrollini e realizzato in collaborazione con la stessa FERPI.

Il Manifesto “IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE PER UN ECOSISTEMA DELLA SALUTE ETICO E RESPONSABILE” è stato redatto dal Gruppo Scienze della Vita, nato in seno a FERPI nel 2024, che riunisce professionisti della comunicazione provenienti da aziende, istituzioni, università, sanità pubblica e privata, società scientifiche, agenzie e terzo settore e promuove una comunicazione etica, responsabile e trasparente in ambito sanitario e biomedicale, affermandosi come punto di riferimento per chi opera nella complessità del sistema salute.

Un partecipato confronto

Presente a Roma il Presidente della Federazione, Filippo Nani, che ha ringraziato la Senatrice Sbrollini per aver promosso l’incontro e in una sede istituzionale, lanciando un segnale importante, perché parlare di comunicazione della salute significa parlare di responsabilità pubblica, fiducia, qualità dell’informazione e, in ultima istanza, tutela delle persone. E i comunicatori si prendono cura delle persone. “Sono particolarmente orgoglioso – ha detto– del lavoro svolto dal nostro Gruppo Scienze della Vita. Un lavoro serio, competente, appassionato, che nasce da ascolto e confronto con mondi diversi. Il Manifesto arriva in un momento in cui la comunicazione non può più essere considerata una semplice attività di trasmissione di informazioni, ma contribuisce piuttosto a creare cultura, a orientare percezioni, a costruire fiducia. E ancora di più quando parliamo di salute, dove ogni parola può incidere sul modo in cui una persona comprende il proprio percorso di cura, si relaziona con il medico, affronta una diagnosi o valuta una scelta terapeutica FERPI, come organizzazione intermedia, sente una responsabilità particolare: quella di essere uno spazio in cui l’argomentazione conta più della reazione immediata, in cui il confronto anche quando complesso tra stakeholder è possibile, e in cui ricerca della verità viene riconosciuta come valore da costruire e proteggere. Il Gruppo Scienze della Vita ha interpretato al meglio il ruolo della Federazione: promuovere una comunicazione etica, competente, capace di generare fiducia e di servire il bene comune”.

 

L’appuntamento ha visto la presenza trasversale di professionisti della comunicazione, rappresentanti istituzionali, mondo scientifico, associazioni e stakeholder del sistema salute. Un segnale evidente di quanto il tema della comunicazione sanitaria stia assumendo oggi un ruolo sempre più strategico e strutturale. A moderare il confronto Francesco Maria Avitto, in uno slalom tra prospettive differenti tutte confluenti, però, sulla necessità di costruire fiducia attraverso una comunicazione credibile, responsabile e interdisciplinare. Federico Serra (Capo Segreteria Tecnica Intergruppo Parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne), Roberto Grassi per la Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche (FISM), Pasquale Chiarelli per la Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM), Anna Lisa Mandorino per Cittadinanzattiva, Ruben Razzante dell’Università Cattolica di Milano e della LUMSA di Roma su il tema delle regole deontologiche dell’informazione, Nives Murgia per Confindustria Dispositivi Medici, Livio Gigliuto per l’Istituto Piepoli: contributi autorevoli da osservatori diversi che hanno rafforzato la convinzione che molto debba ancora essere fatto. Nell’interesse dei pazienti, degli operatori sanitari e dell’intera società civile.

Il perché di un Manifesto

Ad Alex Dell’Era, in rappresentanza del Gruppo “Scienze della Vita” di Ferpi, il piacere di presentare ufficialmente per la prima volta il Manifesto per una comunicazione responsabile nella e per la salute – “IL RUOLO DELLA COMUNICAZIONE PER UN ECOSISTEMA DELLA SALUTE ETICO E RESPONSABILE” –esito di un percorso di confronto all’interno del Gruppo di studio, che ha coinvolto anch’esso professionalità, sensibilità ed esperienze differenti.

La comunicazione sanitaria – ha detto Dell’Era – non può più oggi essere considerata “un tema accessorio” o una funzione che interviene a valle dei processi decisionali. Al contrario, la comunicazione rappresenta una componente strutturale dell’ecosistema salute, capace di influenzare fiducia, adesione ai percorsi di prevenzione, rapporto con le istituzioni e qualità della relazione tra cittadini e sistema sanitario.

Uno dei punti centrali del Manifesto riguarda proprio il concetto di coralità: nessun attore del sistema salute – istituzioni, professionisti, industria, media, associazioni o cittadini – può affrontare da solo la complessità comunicativa contemporanea. Da qui l’imput a costruire una cultura comune della comunicazione sanitaria, fondata su responsabilità condivisa, dialogo e continuità del confronto.

Il Manifesto individua, inoltre, alcuni principi fondamentali che dovrebbero guidare la comunicazione nel sistema-salute: autenticità, responsabilità, collaborazione e formazione. Principi che non vogliono rappresentare un insieme astratto di regole, ma una proposta concreta per rafforzare la credibilità dell’intero ecosistema comunicativo sanitario.

Il Manifesto, in prospettiva

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle prospettive future del progetto. “Il Manifesto presentato oggi – ha specificato Filippo Naninon è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Una proposta di metodo, di etica professionale e di responsabilità condivisa. Vuole aiutarci a disarmare le parole, sottraendole alla semplificazione, alla polarizzazione, alla paura e alla disinformazione. In un tempo in cui le persone cercano sempre più spesso risposte online, anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale, la qualità della comunicazione diventa parte integrante dell’ecosistema della cura. Per questo dobbiamo garantire informazioni corrette, comprensibili, contestualizzate, senza mai sostituire il valore insostituibile della relazione medico-paziente”.


Tra gli obiettivi emersi, la volontà – cui hanno manifestato una  appassionata adesione tutti i partecipanti al panel – di creare spazi permanenti di confronto tra i diversi attori del sistema-salute, nella consapevolezza che la frammentazione comunicativa – che è una delle criticità individuate nel delicato ambito della salute – non possa essere affrontata con interventi isolati, ma soltanto attraverso relazioni stabili, responsabilità condivise e una cultura interdisciplinare della comunicazione. Il Manifesto nasce proprio con l’ambizione di contribuire alla costruzione di un ecosistema comunicativo più credibile, trasparente e orientato alla fiducia.

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Sport

PADEL E SALUTE: A ROMA TORNA LA VII EDIZIONE TRA SPORT, SCREENING GRATUITI E CULTURA DEL BENESSERE

Sport e prevenzione scendono in campo! Dal 5 al 7 giugno ti aspettiamo al Centro SapienzaSport per la VII edizione di “Padel e Salute”: visite gratuite in 36 specialità, tornei, yoga e musica. La prevenzione è la medicina più efficace, non mancare!
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Redazione-  C’è un luogo dove il colpo di una racchetta incontra l’eccellenza della medicina, dove la competizione sportiva diventa il pretesto per prendersi cura di sé. Dal 5 al 7 giugno, il Centro SapienzaSport di Roma si trasforma nel cuore pulsante della prevenzione con la settima edizione di “Padel e Salute”. Non è solo un torneo, ma un grande evento corale che unisce l’Università Sapienza ai cittadini, promuovendo il binomio inscindibile tra attività fisica e medicina predittiva.

Un Villaggio della Salute nel cuore dello sport

Il fischio d’inizio è fissato per venerdì 5 giugno alle ore 9.00. Accanto ai campi da Padel sorgerà il Villaggio della Salute: oltre 400 mq di stand e gazebo dove eccellenze mediche e chirurgiche offriranno visite e consulenze gratuite in ben 36 specialità. Dalla cardiologia alla ginecologia, dalla neurologia (grande novità di quest’anno) alla senologia, fino alla medicina dello sport e al counseling psicologico: la prevenzione esce dagli ospedali per scendere in campo tra la gente.

L’inaugurazione ufficiale avverrà venerdì alle ore 16.00, alla presenza della rettrice Antonella Polimeni, del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dei vertici della sanità romana, tra cui il Direttore generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, e il Direttore generale del Sant’Andrea, Francesca Milito.

Oltre il campo: formazione, musica e inclusione

Il programma della tre giorni è densissimo. Mentre gli studenti e il personale universitario si sfideranno nelle fasi finali del torneo di Padel, il pubblico potrà rigenerarsi con sessioni di yoga, pilates e risveglio muscolare. Ma “Padel e Salute” è anche un momento di profonda riflessione scientifica. Presso la sala convegni si terranno incontri cruciali come “Benessere e Sapienza: la prevenzione è la medicina più efficace” e un workshop dedicato all’empatia nel rapporto medico-paziente, dal titolo evocativo “Le parole che ti ho detto”.

A dare un tocco di glamour e calore umano sarà la madrina dell’evento, Laura Freddi, mentre le serate di venerdì e sabato si chiuderanno in festa con premiazioni e musica dal vivo a cura di Claudia Hausmann e Lucynant.

Solidarietà e Accessibilità

Il valore sociale dell’iniziativa brilla grazie a collaborazioni storiche. Anche quest’anno, l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) sarà presente per promuovere l’inclusività, dimostrando come lo sport possa abbattere ogni barriera. Non mancherà inoltre l’autoemoteca del Policlinico Umberto I, pronta ad accogliere i donatori di sangue in un gesto di generosità collettiva.

Le parole dei protagonisti

“Padel e Salute rappresenta un modello efficace di medicina preventiva e di dialogo con il territorio,” sottolinea la Rettrice Antonella Polimeni, evidenziando come l’offerta clinica sia stata ulteriormente ampliata per raggiungere ogni fascia d’età. Il Prof. Stefano Arcieri, ideatore dell’evento, pone l’accento sull’aspetto umano: “Fuori dall’ambiente ospedaliero, il paziente si interfaccia con il medico con più fiducia. Per noi specialisti è un’occasione unica per sperimentare l’empatia, determinante per ogni percorso di cura.”

Info utili

Per facilitare la partecipazione, è stato attivato un servizio navetta gratuito che collegherà piazzale Aldo Moro al Centro SapienzaSport ogni 90 minuti. I vincitori dei tornei nei vari circoli romani si sfideranno per il Master finale, in un clima di sana competizione e festa. Il programma completo è consultabile su padelesalute.it.

La prevenzione non è mai stata così dinamica: vi aspettiamo in campo per vincere la partita più importante, quella con la nostra salute.

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Salute

IL CICLO MESTRUALE; IL TABÙ CHE CONTINUA A SPAVENTARE LE RAGAZZE AFGHANE

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Redazione-  In Afghanistan, il ciclo mestruale è ancora considerato da molti una vergogna, non un fenomeno naturale del corpo femminile. Per tante ragazze, la prima mestruazione non arriva con consapevolezza e serenità, ma con paura, vergogna e senso di colpa. Crescono in una società dove parlare del corpo della donna è quasi proibito e dove persino pronunciare la parola “mestruazioni” viene visto come qualcosa di indecente.

Molte ragazze ricordano il loro primo ciclo come uno dei momenti più traumatici della vita. Non perché il dolore fisico sia insopportabile, ma perché nessuno aveva spiegato loro cosa stesse accadendo. Alcune pensano di essere malate, altre credono di aver fatto qualcosa di sbagliato. Tante madri, cresciute a loro volta nel silenzio e nella paura, trasmettono inconsciamente la stessa vergogna alle figlie.

In Afghanistan basta che una donna pubblichi un post sui social parlando del ciclo mestruale perché sotto compaiano insulti, derisioni e accuse di immoralità. Molti uomini considerano ancora il semplice parlare delle mestruazioni una mancanza di pudore. Vogliono che il corpo femminile resti invisibile, silenzioso, nascosto — anche quando soffre.

La parte più triste è che molte ragazze finiscono per sentirsi “sporche” o “impure” durante il ciclo. Imparano sin da piccole a nascondere gli assorbenti, a non parlare del dolore, a vergognarsi del proprio corpo. Alcune non hanno nemmeno il coraggio di chiedere aiuto quando soffrono di dolori forti o problemi ormonali, perché tutto ciò che riguarda il ciclo viene trattato come un segreto.

Le mestruazioni non sono solo un processo biologico. In Afghanistan raccontano anche la storia di migliaia di ragazze cresciute nella paura e nel silenzio. Ragazze che hanno imparato più a vergognarsi del proprio corpo che a comprenderlo.

Una società che non riesce nemmeno a parlare di una funzione naturale del corpo femminile, difficilmente può definirsi davvero consapevole o umana. Finché il ciclo mestruale resterà un tabù, milioni di ragazze afghane continueranno a conoscere il proprio corpo attraverso la vergogna, invece che attraverso la conoscenza.

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